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20141051556Wiesbaden : Marix, 2014. 768 S. Fadengehefteter Originalpappband mit Schutzumschlag.
1956ROD0019967Larousse. 1956. In-12. Cartonnage d'éditeurs. Bon état, Couv. convenable, Dos satisfaisant, Intérieur frais. 435 pages de texte sur deux colonnes. 2ème plat sali vers le dos.. . . . Classification Dewey : 442-Etymologie du français
16753455Fredericum Leonard, Typographum Regis, 1675. In-folio (37,5 x 25,5 cm), 632 pp., 23 ff. d'index et errata (texte en Latin), reliure d'époque veau brun, dos à nerfs orné (quelques défauts d'usage mais très bon état intérieur, sans rousseurs). Edition originale. Cet ouvrage rare est l'une des meilleures sources pour l'histoire de l'ancienne Gaule, rédigé sous forme de dictionnaire, il n'a pas même été remplacé par le célèbre d'Anville.
28994Lyon Imprimerie d'Aimé Vingtrinier, 1860. Grand in-8 relié (25,7 x 17 cm) reliure de pleine toile bise, 92 pages, enrichi de trois cartes hors-texte.- Les Burgondes (en allemand Burgunden/Burgunder) sont un peuple germanique appartenant au rameau ostique, probablement originaire de l'île de Bornholm dans la mer Baltique. Pline l'Ancien cite pour la première fois le nom de ce peuple au I er siècle. Cet écrivain romain le localise sur l'Oder, dans l'actuelle Pologne.- 360g.L. - Très bon état
pagine in b/n, 17x24 cm, nuovo
187932545ABLeipzig, F.A.Brockhaus, 1879. 8° (22x15), VIII, 276 S., schlichte Kart (Brosch) mit mont DSchild (dieses etwas angeschmutzt), unbeschnitten, teils dünne Bleistiftmarkierungen,
1948100153104ATHENA 1948 in8. 1948. Broché.
1895KULT0470Lpz., Hirzel 1895. 4°, VIII(I), 138 S., HLn. d. Zt. m. Buntpapierbezug, berieben, leichte Kratzspuren, Papierreste auf Vorderdeckel, größere Rasurspur am Rückendeckel, Ecken bestoß., vord. Gelenk beschäd., Vortit. u. Innentit. mit Flüssigkeitsrändern, etliche Knickspuren und Eselsohren, einige schwache Anstr., durchgeh. gebr. Preisschrift gekrönt und herausgegeben von der Fürstlich Jablonowski'schen Gesellschaft zu Leipzig.
Leipizi, Druck und Verlag von B.G. Teubner, 1874, in-8, leg. coeva in mezza pelle, pp. VIII, 256. Prima edizione.
187774009Leipzig : B. G. Teubner, 1877. 1294 S. (22 cm) priv. marmorierter Halbledereinband / gebundene Ausgabe
1992M1627661992 P, Maisonneuve Larose, 1992 , in8 broché, 449pp .
1893GITe394Le Caire Imprimerie Nationale 1893. In-8 broché 1 feuillet non chiffré 4-29pp. Exemples de hiéroglyphes et d'écriture arabe dans le texte. Bel exemplaire en bon état et complet. Rare.
In-8° (cm. 22,2x15), pp. 80. Bross. edit. con bollino numerato in cop. In ordine alfabetico, dotte trattazioni storico-filologiche su vocaboli e modi di dire e sul loro corretto uso. DEDICA AUTOGRAFA firmata dell'Autore a Paolo Vimercati. Ecco i lemmi: Abitudine. Accusatoriamente. Affittare. Alla impensata. ALPINIsMO, ALPINISTA. Amaricatissimo. Angolare. Annegamento. Antipensatamente. Apprendizio. Aprimento. Assannato. Belligerante. Clata. Calzarone. Collimare. Confino. Connettere, Contabilizzato. Crudo. Dimissione. Elongazione. Ereditabilità. Fazioncella. Gorgia. Forzoso. Forzato. Forzuto. Gnocco. Ladrincelleria. Malandrinaggio. Ecc. ecc. Simpatica rarità.
1983qv900Belin Le Français retrouvé Broché 1983 In-8 (11,5 x 18,5 cm.), broché, couverture illustrée, 319 pages, illustrations noir et blanc in-texte ; quelques plis aux plats jaunis, dos plissé, coiffes et coins à peine frottés, intérieur frais, assez bon état. Livraison a domicile (La Poste) ou en Mondial Relay sur simple demande.
1883GITc733Paris Auguste Ghio 1883. In-12 broché XXXIV 294pp. Petit manque au bas du dos.
In 12° (16,3x9 cm); 130, (2) pp. Legatura coeva editoriale in pieno cartoncino. Segni di tarlo diffusi principalmente nel margine esterno bianco, abilmente restaurati con integrazione di alcune lettere in poche pagine. Esemplare ancora in barbe. Prima rarissima edizione di questa celebre seconda opera del grande filosofo e giurista napoletano, Giambattista Vico (1668 – 1744). In origine, nell’idea dell’autore, il “De antiquissima “ doveva essere formato da tre parti: il Liber metaphysicus (appunto questo), che uscì nel 1710 senza l'appendice riguardante la logica che, nell'intenzione di Vico, avrebbe dovuto avere; il Liber Physicus, che Vico pubblicò sotto forma di opuscolo col titolo De aequilibrio corporis animantis nel 1713, che andò smarrito, ma ampiamente riassunto nella Vita ed infine il Liber moralis, di cui Vico non abbozzò nemmeno il testo. Nel “De antiquissima” Vico inizia ad abbozzare pensieri che poi avrebbe estesamente e compitamente, elaborato nella Scienza Nuova. Partendo da alcuni termini della lingua latina eda analizzandone l’aspetto etimologico, Vico arriva alla conclusione che attraverso alcune parole si possano rintracciare originarie forme di pensiero arrivando a teorizzare, con estrema modernità, il linguaggio come oggettivazione del pensiero. Partendo da queste basi, Vico arriva a tracciare la forma di un antico sapere filosofico appartenuto alle primitive popolazioni italiche. Come dice lo stesso Vico “Latinis "verum" et "factum" reciprocantur, seu , ut scholarum vulgus loquitur, convertuntur”. Semplicando, secondo Vico, in contrasto con Cartesio ed in parte come già fatto dall’occasionalismo e nel metodo baconiano, noi possiamo arrivare a conoscere il pensiero umano che vi è alla base di ogni cosa creata dall’uomo ma non, ad esempio, quello che è alla base della natura in quanto non costrutto umano. La lingua diviene così un tramite fra l’uomo ed il suo passato ed un potente strumento di conoscenza storica e filosofica. Secondo Vico, il cogito cartesiano mi può sicuramente dare certezza della mia esistenza ma non mi può dir nulla di essa, cioè mi da coscienza ma non conoscenza, questa mi è preclusa. Con il metodo di Cartesio noi non possiamo arrivare a conoscere la storia umana perché, appunto, il metodo cartesiano ci accompagna solo alla coscienza. Da qui la necessità di sviluppare un metodo storico che ci possa accompagnare a comprendere profondamente la storia umana della quale il linguaggio, è senza dubbio, uno dei prodotti più complessi ed evoluti. Quella di Cartesio, per Vico, non è scienza ma più che altro un procedimento intuitivo. Come dice il filosofo napoletano “Noi dimostriamo le verità geometriche poiché le facciamo, e se potessimo dimostrare le verità fisiche le potremmo anche fare” e così ad ogni scienza, appartiene un diverso grado di possibilità conoscitive. "I latini... dicevano che la mente è data, immessa negli uomini dagli dei. È dunque ragionevole congetturare che gli autori di queste espressioni abbiano pensato che le idee negli animi umani siano create e risvegliate da Dio [...] La mente umana si manifesta pensando, ma è Dio che in me pensa, dunque in Dio conosco la mia propria mente" (Giambattista Vico, De antiquissima, 6). Per quanto riguarda la conoscenza del creato divino e del creatore stesso all’uomo è preclusa qualsiasi sicura conoscenza ma si può avvicinare a comprendere degli aspetti attraverso quello che Vico chiama “L’Ingegno” che è la facoltà propria del conoscere, per cui l'uomo è capace di contemplare e di imitare le cose. L’ingegno è così strumento di conoscenza ma allo stesso tempo, ha la capacità di dimostrare i limiti della conoscenza umana, fino ad arrivare alla comprensione di una verità divina che si può rivelare anche attraverso l’errore. "Dio mai si allontana dalla nostra presenza, neppure quando erriamo, poiché abbracciamo il falso sotto l'aspetto del vero e i mali sotto l'apparenza dei beni; vediamo le cose finite e ci sentiamo noi stessi finiti, ma ciò dimostra che siamo capaci di pensare l'infinito." (Giambattista Vico, De antiquissima, 6). E’ così che attraverso l’errore umano, Vico, arriva a superare le teorie dello “scetticismo”. "Il chiarore del vero metafisico è pari a quello della luce, che percepiamo soltanto in relazione ai corpi opachi...Tale è lo splendore del vero metafisico non circoscritto da limiti, né di forma discernibile, poiché è il principio infinito di tutte le forme. Le cose fisiche sono quei corpi opachi, cioè formati e limitati, nei quali vediamo la luce del vero metafisico." (Giambattista Vico, De antiquissima, 3). La metafisica diviene cosi la base ed il primo passo verso la conoscenza anche se poi questa è superata e completata da altri tipi di scienza come la matematica e da altre scienze specifiche. Nato in una famiglia di modeste condizioni sociali ed economiche, il padre di Vico era un piccolo libraio, fin dalla giovane età Giambattista dimostrò una natura curiosa ed un’indole vivace ma in seguito ad una caduta intorno ai 9 anni che gli causò una frattura al cranio, gli fu impedito di seguire i normali corsi di studi per tre anni. La caduta fu così rovinosa, che il medico che lo ebbe in cura prospettò alla famiglia che il giovane avrebbe potuto risentire di gravi problemi di intelletto. Ristabilitosi dall’infortunio, pur seguendo a più riprese gli studi presso il Collegio Massimo dei Gesuiti di Napoli, Vico affiancò lo studio istituzionale ad approfondimenti da autodidatta, cosa che del resto fece anche durante gli studi universitari presso la facoltà di Giurisprudenza dell’ateneo napoletano. Questo gli permise di avvicinarsi ad alcuni temi filosofici con un punto di vista del tutto originale. Dal 1686 fu precettore dei figli del Marchese Domenico Rocca nel castello di Vatolla dove, presso la grande biblioteca della famiglia approfondisce la conoscenza dei testi di alcuni scrittori che diverranno poi punti di riferimento del suo pensiero filosofico come Platone ed il platonismo nelle versioni di Ficino, Pico della Mirandola e Patrizi, Sant’Agostino, Botero, Bodin, Tacito, Bacone e Grozio. Tra incarichi universitari, lezioni private e composizioni d’occasione su commissione necessarie a mantenere la sua numerosa famiglia ed il padre ed i fratelli che da lui saranno sempre economicamente dipendenti, nel 1699 Vico inizia ad avere una certa tranquillità economica. Nel 1710 è aggregato all’Accademia dell’Arcadia. In questi anni Vico inizia ad elaborare in forma compiuta la sue idee sulla filosofia della natura che esporrà nel suo Liber physicus, opera oggi andata dispersa ed inizia ad elaborare la sua filosofia della storia abbozzandone le basi nel “De antiquissima italorum sapientia”. Nel 1713 lavora, fra le altre opere, alla biografia del Maresciallo Antonio Carafa che darà poi alla luce nel 1716. L’opera segna la svolta degli interessi vichiani verso uno studio sempre più approfondito del senso stesso della storia e alla comprensione dei problemi giuridici legati alla natura dell’uomo, temi che da lì a poco avrebbero portato il grande filosofo alla composizione della “Scienza Nuova”. Stampata in circa mille copie, l’opera, stampata a spese dello stesso Vico, uscì nel 1725 presso l’editore napoletano Felice Mosca in un formato in dodicesimo e su carta di non eccelsa qualità proprio per contenerne i costi. La versione definitiva ed ampiamente più estesa rispetto alle prime due edizione, verrà pubblicata nel 1744. Prima rarissima edizione contenete per la prima volta il celebre aforisma vichiano "verum esse ipsum factum". Rif. Bibl.: David Walker, The Oxford Companion to Law (Oxford: Clarendon Press, 1980); Lucia M. Palmer, trans., De Antiquissima Italorum Sapientia Ex Linguae Latinae Originibus Eruenda (Cornell: Cornell University Press, 1988).
105.098Paris, Librairie Plon, 1987. 14 x 23, 498 pp., broché, couverture à rabats, très bon état.
<p>24 cm, brossura editoriale illustrata in nero con risguardie, p. 124. Con 30 fotografie in nero f.t. alcune anche a piena pagina. Dedica autografa dell'autore alla prima c.b.</p>
119687Paris, Editions de l’Epure 2005, 240x160mm, 272pages, broché. Couverture à rabats. Bel exemplaire.
190917541Elwert, Marburg 1909 (Marburger akademische Reden, Nr. 20). 36 S. Brosch. Stärkere Gebrsp. Etwas zerknittert.
In 8 (21x14,5) Brossura, pp.100, Ottimo
1664024234Paris Sumptibus IOANNIS GREGOIRE, in vico Mercatorio sub signo Famae 1664 un volume in folio, [3] ff. 44 pp. (De Literarum Permutatione), 606 pp. Reliure en basane fauve, dos à nerfs orné du titre or et de caissons fleuronnés dorés, petites armes sur les plats (reliure de l'époque). (volume un peu frotté avec perte de cuir sur les plats, à un coin et sur 3 coupes, coiffe supérieure absente, manque à la coiffe inférieure, fente de 10cm à la charnière au second plat, cerne claire en début d'ouvrage sur la bordure supérieure d'une quinzaine de feuillets avec atteinte au texte, rousseurs, deux erreurs de pagination : marqué " 462 " au lieu de " 362 ", " 569 " au lieu de " 596 "). Titre en rouge et en noir illustré d'une magnifique gravure non signée. Texte sur deux colonnes. Gérard Jean Vossius universitaire néerlandais du XVIIe siècle, qui enseigna l'histoire, la philosophie, la théologie et le grec et publia divers ouvrages sur l'histoire, la rhétorique, la grammaire, ainsi qu'un dictionnaire étymologique. RARE.
105.100Paris, Editions Universitaires, 1973. 16 x 25, 744 pp., reliure d'édition carton imprimé, bon état.
1967G87478Bruxelles, Editions de la Librairie Encyclopédique 1967 495pp., 24cm., br.orig., bon état, G87478
1967193488Picard Paris, Picard, 1967. Fort In-8 broché de 495 pages. Édition originale. Première grande étude de synthèse comparée à l'échelle mondiale sur les systèmes anthroponymiques, analysant l'évolution historique, religieuse et linguistique des noms de famille et prénoms à travers toutes les grandes civilisations de la Terre. Un outil de travail unique et non remplacé pour les historiens, sociologues et généalogistes. Bon état