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19721162362Hamburg : Lüdke, 1972. IV, 364 S.; 21 cm; kart.
47562Helsinforsiae Typis Frenckellianis, 1872-1874 1872 in 8 (21x13) 2 fascicules brochés, couvertures muettes de papier marbré ancien, 71 pages (in 8 (21x14, petite trace claire dans la marge inférieure), 104 pages et un feuillet non chiffré de corrigenda (in 8 (22x13,5). Karl Fredrik Eneberg, 1841-1876. Rare. Bon exemplaire
8489, Leuven/ Brussel, Instituut voor Naamkunde/ Standaard - Boekhandel, 1958., Originele uitgeversomslag, 16,5x25,5cm, 26pp.
47563Helsinforsiae Ex officina Frenckelliania 1868 in 8 (21x13) 1 fascicule broché, couverture muette de papier marbré ancien, 85 pages, petite auréole claire dans la marge inférieure des 5 derniers feuillets. Rare. Bon exemplaire
In 12° (16,3x9 cm); 130, (2) pp. Legatura coeva editoriale in pieno cartoncino. Segni di tarlo diffusi principalmente nel margine esterno bianco, abilmente restaurati con integrazione di alcune lettere in poche pagine. Esemplare ancora in barbe. Prima rarissima edizione di questa celebre seconda opera del grande filosofo e giurista napoletano, Giambattista Vico (1668 – 1744). In origine, nell’idea dell’autore, il “De antiquissima “ doveva essere formato da tre parti: il Liber metaphysicus (appunto questo), che uscì nel 1710 senza l'appendice riguardante la logica che, nell'intenzione di Vico, avrebbe dovuto avere; il Liber Physicus, che Vico pubblicò sotto forma di opuscolo col titolo De aequilibrio corporis animantis nel 1713, che andò smarrito, ma ampiamente riassunto nella Vita ed infine il Liber moralis, di cui Vico non abbozzò nemmeno il testo. Nel “De antiquissima” Vico inizia ad abbozzare pensieri che poi avrebbe estesamente e compitamente, elaborato nella Scienza Nuova. Partendo da alcuni termini della lingua latina eda analizzandone l’aspetto etimologico, Vico arriva alla conclusione che attraverso alcune parole si possano rintracciare originarie forme di pensiero arrivando a teorizzare, con estrema modernità, il linguaggio come oggettivazione del pensiero. Partendo da queste basi, Vico arriva a tracciare la forma di un antico sapere filosofico appartenuto alle primitive popolazioni italiche. Come dice lo stesso Vico “Latinis "verum" et "factum" reciprocantur, seu , ut scholarum vulgus loquitur, convertuntur”. Semplicando, secondo Vico, in contrasto con Cartesio ed in parte come già fatto dall’occasionalismo e nel metodo baconiano, noi possiamo arrivare a conoscere il pensiero umano che vi è alla base di ogni cosa creata dall’uomo ma non, ad esempio, quello che è alla base della natura in quanto non costrutto umano. La lingua diviene così un tramite fra l’uomo ed il suo passato ed un potente strumento di conoscenza storica e filosofica. Secondo Vico, il cogito cartesiano mi può sicuramente dare certezza della mia esistenza ma non mi può dir nulla di essa, cioè mi da coscienza ma non conoscenza, questa mi è preclusa. Con il metodo di Cartesio noi non possiamo arrivare a conoscere la storia umana perché, appunto, il metodo cartesiano ci accompagna solo alla coscienza. Da qui la necessità di sviluppare un metodo storico che ci possa accompagnare a comprendere profondamente la storia umana della quale il linguaggio, è senza dubbio, uno dei prodotti più complessi ed evoluti. Quella di Cartesio, per Vico, non è scienza ma più che altro un procedimento intuitivo. Come dice il filosofo napoletano “Noi dimostriamo le verità geometriche poiché le facciamo, e se potessimo dimostrare le verità fisiche le potremmo anche fare” e così ad ogni scienza, appartiene un diverso grado di possibilità conoscitive. "I latini... dicevano che la mente è data, immessa negli uomini dagli dei. È dunque ragionevole congetturare che gli autori di queste espressioni abbiano pensato che le idee negli animi umani siano create e risvegliate da Dio [...] La mente umana si manifesta pensando, ma è Dio che in me pensa, dunque in Dio conosco la mia propria mente" (Giambattista Vico, De antiquissima, 6). Per quanto riguarda la conoscenza del creato divino e del creatore stesso all’uomo è preclusa qualsiasi sicura conoscenza ma si può avvicinare a comprendere degli aspetti attraverso quello che Vico chiama “L’Ingegno” che è la facoltà propria del conoscere, per cui l'uomo è capace di contemplare e di imitare le cose. L’ingegno è così strumento di conoscenza ma allo stesso tempo, ha la capacità di dimostrare i limiti della conoscenza umana, fino ad arrivare alla comprensione di una verità divina che si può rivelare anche attraverso l’errore. "Dio mai si allontana dalla nostra presenza, neppure quando erriamo, poiché abbracciamo il falso sotto l'aspetto del vero e i mali sotto l'apparenza dei beni; vediamo le cose finite e ci sentiamo noi stessi finiti, ma ciò dimostra che siamo capaci di pensare l'infinito." (Giambattista Vico, De antiquissima, 6). E’ così che attraverso l’errore umano, Vico, arriva a superare le teorie dello “scetticismo”. "Il chiarore del vero metafisico è pari a quello della luce, che percepiamo soltanto in relazione ai corpi opachi...Tale è lo splendore del vero metafisico non circoscritto da limiti, né di forma discernibile, poiché è il principio infinito di tutte le forme. Le cose fisiche sono quei corpi opachi, cioè formati e limitati, nei quali vediamo la luce del vero metafisico." (Giambattista Vico, De antiquissima, 3). La metafisica diviene cosi la base ed il primo passo verso la conoscenza anche se poi questa è superata e completata da altri tipi di scienza come la matematica e da altre scienze specifiche. Nato in una famiglia di modeste condizioni sociali ed economiche, il padre di Vico era un piccolo libraio, fin dalla giovane età Giambattista dimostrò una natura curiosa ed un’indole vivace ma in seguito ad una caduta intorno ai 9 anni che gli causò una frattura al cranio, gli fu impedito di seguire i normali corsi di studi per tre anni. La caduta fu così rovinosa, che il medico che lo ebbe in cura prospettò alla famiglia che il giovane avrebbe potuto risentire di gravi problemi di intelletto. Ristabilitosi dall’infortunio, pur seguendo a più riprese gli studi presso il Collegio Massimo dei Gesuiti di Napoli, Vico affiancò lo studio istituzionale ad approfondimenti da autodidatta, cosa che del resto fece anche durante gli studi universitari presso la facoltà di Giurisprudenza dell’ateneo napoletano. Questo gli permise di avvicinarsi ad alcuni temi filosofici con un punto di vista del tutto originale. Dal 1686 fu precettore dei figli del Marchese Domenico Rocca nel castello di Vatolla dove, presso la grande biblioteca della famiglia approfondisce la conoscenza dei testi di alcuni scrittori che diverranno poi punti di riferimento del suo pensiero filosofico come Platone ed il platonismo nelle versioni di Ficino, Pico della Mirandola e Patrizi, Sant’Agostino, Botero, Bodin, Tacito, Bacone e Grozio. Tra incarichi universitari, lezioni private e composizioni d’occasione su commissione necessarie a mantenere la sua numerosa famiglia ed il padre ed i fratelli che da lui saranno sempre economicamente dipendenti, nel 1699 Vico inizia ad avere una certa tranquillità economica. Nel 1710 è aggregato all’Accademia dell’Arcadia. In questi anni Vico inizia ad elaborare in forma compiuta la sue idee sulla filosofia della natura che esporrà nel suo Liber physicus, opera oggi andata dispersa ed inizia ad elaborare la sua filosofia della storia abbozzandone le basi nel “De antiquissima italorum sapientia”. Nel 1713 lavora, fra le altre opere, alla biografia del Maresciallo Antonio Carafa che darà poi alla luce nel 1716. L’opera segna la svolta degli interessi vichiani verso uno studio sempre più approfondito del senso stesso della storia e alla comprensione dei problemi giuridici legati alla natura dell’uomo, temi che da lì a poco avrebbero portato il grande filosofo alla composizione della “Scienza Nuova”. Stampata in circa mille copie, l’opera, stampata a spese dello stesso Vico, uscì nel 1725 presso l’editore napoletano Felice Mosca in un formato in dodicesimo e su carta di non eccelsa qualità proprio per contenerne i costi. La versione definitiva ed ampiamente più estesa rispetto alle prime due edizione, verrà pubblicata nel 1744. Prima rarissima edizione contenete per la prima volta il celebre aforisma vichiano "verum esse ipsum factum". Rif. Bibl.: David Walker, The Oxford Companion to Law (Oxford: Clarendon Press, 1980); Lucia M. Palmer, trans., De Antiquissima Italorum Sapientia Ex Linguae Latinae Originibus Eruenda (Cornell: Cornell University Press, 1988).
In 16 (cm 12,5 x 19), pp. 192. Manca una tavola. Brossura rifatta con carta d'epoca. Saggio di studi etimologici intorno al diritto universale con molti riferimenti alla Commedia dantesca. Ferrazzi, Manuale dantesco, II, p. 229.
Introduzione - Libro primo: Capitoli I.-VIII - Libro secondo: Capitoli I.-X - Indice alfabetico delle parole spiegate in quest'opera 1 16x10 cm., legatura in mezza pelle, fregi e titoli in oro sul dorso, piatti marmorizzati, segnalibro, pp. VIII, 368, su carta ben conservata, con leggerissimi segni del tempo su alcune pagine, buon esemplare. Ex libris d'epoca
In 16° (cm. 16,2) legatura '800 in mz.Tela con titolo oro al dorso, pp. VIII, 368. Piccola abrasione al dorso e lesione di 2 cm. alla cerniera ant., altrimenti buon esemplare.
188712434Lyon, Sous l’Enseigne de la Cicogne, 1887 ; in-8, broché ; 29, (6) pp., 1 planche dépliante hors-texte, couverture crème à rabats, imprimée en rouge et noir.
190917541Elwert, Marburg 1909 (Marburger akademische Reden, Nr. 20). 36 S. Brosch. Stärkere Gebrsp. Etwas zerknittert.
19819914Stans, 1981. S. 34-78. Gr. 8° (22,5x15cm), OKart., geheftet.
189120527Bamberg, W. Gärtner's Buchdruckerei, 1891. 68 S. 8°, Orig.- Broschur ohne den vorderen Umschlag.
189787140Hamburg, Verlag der Agentur des Rauhen Hauses, 1897. 39 S. 21,5 cm. Geheftet.
In 8', tela ed. pp. 221, segni d'uso alla cop. , leg. salda, minime fioriture ai tagli, interno ottimo.
14885Paris, Bachelin-Deflorenne, 1869, 1 br. in-8 de 30 pp. ;
70667Saint-Cloud, INALF, P., Klincksieck, 1997, in 8° broché, 307 pages ; couverture illustrée.
br. Da dove vengono le parole che utilizziamo? Perché molte di esse hanno cambiato radicalmente il proprio significato originario? Quali sono i modi in cui le parole si trasformano durante i secoli e a volte durante i millenni della loro evoluzione? Questo "dizionario narrativo" vuole rispondere in modo chiaro a queste e ad altre domande, mettendo a disposizione del lettore, anche non specialista, le acquisizioni, le scoperte e i metodi della ricerca etimologica. Seguendo una periodizzazione che dalla preistoria arriva fino alle parole nate in anni recenti, gli autori ripercorrono le affascinanti e spesso imprevedibili vicende che caratterizzano la storia dei termini del nostro vocabolario, a partire dal riconoscimento delle principali aree di significato che ne hanno propiziato l'origine e l'evoluzione.
99061aafLeipzig, S. Hirzel, 1854-1905, 1911, in-4°, Front. gest. Portr. d. gebrüder Grimm / 4 Bde HLdr. / 10 Bdr z.T. unbeschn. Lieferungen.
1977V27562Birsfelden-Basel (Schibli-Doppler) 1977 (= Lizenzausgabe). 8°, Originalkarton mit Originalumschlag (Hardcover) 352 S., ISBN 3-85883-009-7 1
1977062046Birsfelden-Basel., Verlag Schibli-Doppler., 1977. 352 Seiten. Zustand: Die Ränder des Schutzumschlags sind berieben. 8°. OPappband mit OUmschlag.
1913029481Berlin., Verlag / Druck W. Pormetter., 1913. 40S. Erschien als: Wissenschaftliche Beilage zum Jahresbericht des königl. Luisengynasiums zu Berlin, Ostern 1912. Ohne einband, mit Papierstreifen am Rücken, vordere Einbandkante leicht fleckig. 8°. H OBroschur.
1985146008Frankfurt am Main : Suhrkamp, 1990 [1985]. 2. Aufl.; XVI, 554 S. ; 18 cm; OKart. (Taschenbuch);
1768005451Paris Saillant, Desaint, Durand et Panckoucke 1768 In-8 cuir Bon
1932E1001Paris, P. U. F., 1932 ; in-4, XXVIII-406 pp., reliure pleine toile marron d'amateur (pages de garde à reprendre par collage en fond de charnière). Tome un seul. Bon état.
7980Librairie Ch. Delagrave IN4. Sans date. reliure éditeur demi chagrin dos à nerfs. 2 volume(s). Dictionnaire historique et général de la langue française couvrant son évolution depuis le début du XVIIe siècle. Il vise non seulement à définir les mots et leurs usages mais aussi à expliquer leur origine et leur emploi précédé d'un traité sur la formation de la langue