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J.W.Goethe Faust Grandi classici. , Mondadori 1990, Due volumi in buone condizioni. Pagine ingiallite lievemente. Tagli regolari impolverati. Copertina flessibile cartonata con alette informative, sporca lievemente. Buono (Good) . <br> <br> unknown_binding <br> 1122<br>
Mm 140x220 Brossura editoriale con bandelle, pp. 142. Opera in ottime condizioni.
Mm 120x190 Collana "I Libri della Spiga". Volume rilegato in tela, sopracoperta originale con film protettivo, cofanetto editoriale illustrato, lxxxvii-1369 pp. con testo tedesco a fronte. Introduzione di Gert Mattenklott, prefazione di Erich Trunz. Traduzione, note e commenti di Andrea Casalegno. Libro in buone-ottime condizioni ovvero mai letto, spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
Johann Wolfgang Goethe Faust-Urfaust (Vol. 2). , Feltrinelli 1989-01-01, Piatti e dorso segnati dal tempo. Tagli bruniti. Interno brunito, in buono stato. Presenta una firma a penna nella prima pagin Buono (Good) . <br> <br> Copertina flessibile <br> 824<br> 88-07-80501-4
2 vols., 8vo., Mixed Impressions, small label scars on cover of second volume; original printed wrappers, a bright, clean set. Penguin Classics, L12, L93 respectively. The set comprises Vol. I (first impression, 1949); Vol. II (second impression, 1962). The cover roundel of the first volume is by Dorrit C. Wayne, the translator's wife.; that of the second volume by Diana Bloomfield.
Br. ed. in-4, cop. a colori, pp. 52, ill.ni in nero anche a p. e doppia pag. Interventi di Ormezzano, De Filippis, B. Conti, L. Tarantino e altri. Un bel ricordo del Campionissimo. Ottimo.
Roma, 1954, 18 luglio, copertina illustrata a colori in fascicolo originale completo di pp. 24 de “La Tribuna Illustrata".
ill., br. Nel centenario della nascita di Fausto Coppi, Beppe Conti propone una classifica che sarà un'occasione per far discutere e per raccontare le storie, le avventure ed i trionfi dei dieci più grandi ciclisti di tutti i tempi. La scelta tiene conto della grandezza del personaggio prima ancora dei risultati ottenuti, dell'epoca in cui ha gareggiato, delle imprese realizzate più che il numero delle vittorie. E delle emozioni suscitate fra la gente. Nella seconda parte del libro ventitré personaggi che vivono con passione il grande ciclismo rivelano le loro preferenze, creando classifiche più che mai curiose da leggere: giornalisti celebri, da Gianni Mura a Massimo Gramellini e tanti altri, imprenditori come Alfredo Ambrosetti ed Ennio Doris, medici e manager. In chiusura un omaggio fotografico al Campionissimo per rivivere la sua leggenda.
ill., ril. Il libro con le immagini più belle, più intime e in gran parte inedite sull'Airone di Castellania scattate dal fotografo Walter Breveglieri e con i testi di grandi giornalisti sportivi italiani come Orio Vergani, Giulio Crosti, Ruggero Radice "Raro", Luca Liguori, Gian Paolo Ormezzano, Claudio Gregori, Gianfranco Civolani, Paolo Francia, Sergio Neri, Italo Cucci, Claudio Ferretti, Gianni Mura, Salvatore Giannella, Marino Bartoletti. Un volume unico e prezioso, con oltre 350 scatti che colgono il Campionissimo come mai era stato visto prima.
ill., br. Un uomo solo. Non al comando di una tappa alpina, come annunciava la frase entrata nell'epica del ciclismo. Solo nella vita. Solo perché una scelta d'amore, compiuta con entusiasmo quasi adolescenziale, lo aveva proiettato oltre i limiti, assai angusti, dei suoi tempi. Il libro di Moroni ripercorre gli ultimi anni di vita di Fausto Coppi, gli anni del declino atletico, dell'amore terribile, della sofferenza privata e della pubblica gogna, culminata in un processo clamoroso. Lo fa allineando voci, raccogliendo le testimonianze di quanti amarono Coppi e di quanti si accorsero di amarlo soltanto dopo averlo perduto. Amici veri e ruffiani, giudici, carabinieri, preti, corridori, giornalisti, astute servette entrano in questa triste saga popolare, troncata soltanto dalla morte del campione. Una morte assurda e ancora oggi inaccettabile, per una malaria non riconosciuta. La figura di Fausto Coppi esce di scena con la sua dimessa umanità, il suo umile coraggio. Un uomo solo. Ma vero.
ill., br. Il racconto della storia di Fausto Coppi, filtrato da Giorgio Martino, attraverso i ricordi da bambino dei fatti che hanno suscitato particolari emozioni portandolo a una grande passione per il ciclismo e per la professione di radio-telecronista, e che, intanto, costruivano la leggenda del Campionissismo. Una leggenda che, per la morte prematura, ha conservato intatto il volto e il ricordo di un campione eternamente giovane e vincente come in una moderna versione del "Ritratto di Dorian Gray". Seguendo un ordine principalmente cronologico, vengono ripercorsi i momenti e gli episodi più significativi non solo della carriera sportiva, ma anche della vita di colui che ha caratterizzato, con la sua figura e le sue imprese, un'epoca storica contraddittoria del nostro Paese che, mentre si risollevava dalle macerie della guerra, cercando il riscatto anche nello sport con i successi di Coppi, portava ancora i segni di un'arcaica arretratezza di pensiero e di costume di cui proprio Coppi fu vittima esemplare col clamoroso processo per adulterio, autentico trionfo del meschino perbenismo dei tempi.
ill., br. Seconda edizione riveduta e ampliata per racconatre di ortopedia e ciclismo. Dette così parrebbero non avere nulla in comune. Invece la tribolata carriera di Fausto Coppi, costellata di traumi più o meno gravi, fa da comune denominatore e da trait d'union fra esse. Di lui è già stato detto tutto e di più, perché Coppi è il ciclismo, e ancora oggi il 2 gennaio di ogni anno migliaia di persone si recano alla sua tomba a Castellania in omaggio a un ciclismo eterno. Con questo volume l'Autore ha voluto contribuire, con l'occhio del tifoso e di quello dell'ortopedico, a ricordare il Campionissimo, visto da un'angolatura inedita. Ha analizzato la storia dei traumi e delle tecniche di cura e risoluzione adottate dai medici per le varie fratture di Fausto Coppi (un numero veramente incredibile!), la storia della sua struttura ossea, della sua costituzione gracile e al tempo stesso atta a resistere allo sforzo del ciclismo.
IN-8°, PP. 288, TAVV. (FOTOGRAFIE) B.N. N.T., BROSS. EDIT. CON BANDELLE, COP. ILL. B.N., NUOVO (M). 603
Prefazione di Aldo Tortorella. Fausto Gullo appare oggi una figura pressoché sconosciuta. Ignoto ai giovani e obliato dalle generazioni più adulte è la dolente metafora di una Calabria colta, garbata, ma velata anch'essa dal pregiudizio e negletta. Eppure nella catastrofe della guerra è stato tra i costruttori dello Stato Nuovo e della rinascita nazionale. Il suo ritratto inghirlandava le povere case contadine tra le fotografie dei parenti e immaginette sacre ed amato come nessuno, ha in quel tempo goduto d'una immensa popolarità. Ma la memoria s'appanna, svanisce e, al disinganno, sovvengono i celebri versi: "Ahi! sugli estinti / non sorge fiore ove non sia d'umane / lodi onorato e d'amoroso pianto". Ed ancorché ammirato nel clima della guerra fredda non fu più riconosciuto in tutto il suo valore. Scrisse di lui Ferruccio Parri: "Leggevo con interesse studi e articoli suoi recenti, deplorando che la sua intatta capacità di intelligenza e perspicacia non trovasse fruttuose applicazioni. Nella memoria delle mie amicizie conservo per Fausto Gullo l'omaggio più affettuoso". E aspetti della sua personalità e del suo agire politico caddero in ombra, soverchiati dalla sua opera incisiva di ministro dei contadini, presto dissolta nella convulsa trasformazione del Paese. Il muro di Berlino sommerse poi ogni cosa ed oscurò anche chi, come lui, non c'era più ma, forse, in tempo aveva intravisto l'errore. La sua formazione intellettuale e politica; la sua sensibilità sociale, meridionalistica e democratica non avrebbero tuttavia lasciato una traccia tanto significativa se, nella disfatta, non avesse incontrato Togliatti e, dileguata la diffidenza per l'antico sodalizio con Bordiga, non avesse svolto assieme a lui il ruolo "risolutivo" che, con la svolta di Salerno, lo proiettò in una dimensione d'eccezionale rilievo. Una storia mai raccontata, dispersa infine nell'emarginazione che, morto Togliatti, l'apparato gli inflisse senza che lui, signore della parola, replicasse all'accusa grottesca d'essere un notabile che tarpava le ali al partito. In verità lo scotto per la sua libertà di giudizio e l'irriducibile dissenso su questione cattolica e rapporto con la DC, non estranei alla fine del PCI. Autori: Giuseppe Pierino. Prefazione: Aldo Tortorella.
formato 20,5X12,5. Brossura editoriale pagine 138. Con 48 fotografie di Ugo Mulas in B/N. Prima Edizione. Bella copia
In-4 (cm. 29.70), brossura illustrata, con alette, pp. 143, (1), con illustrazioni in bianco e nero e a colori nel testo. In ottimo stato (nice copy).
Mm 280x240 Catalogo della retrospettiva allestita a Busto Arsizio nel 2000. Volume nella sua brossura originale, 224 pagine con illustrazioni in nero e a colori nel testo. Condizioni del libro: nuovo-new. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
In 8, pp. 12 con 9 tavv. f.t. in b/n su carta patinata con riproduzioni di altrettanti dipinti. Alcune sottolineature e annotazioni manoscritte n.t. Br. ed. con ill. a colori al p. ant. Monografia dedicata a Fausto Pirandello, primo numero della collana: 'Pittura. Artisti italiani', edita da Edizioni della Fondazione Premi Roma per le Arti. Con un testo di Fausto Bellonzi e alcune note dello stesso Pirandello (1899-1975), figlio del celebre drammaturgo. Tra la fine degli anni Trenta e i primi Quaranta, con la sua forte vena realista e espressionista, diventa certamente tra le voci piu' ascoltate nel panorama della giovane pittura italiana.
ill., br. Il volume propone un percorso attraverso gli autoritratti di Fausto Pirandello (Roma 1899-1975), artista apprezzato tanto dalla critica del suo tempo quanto dal pubblico di oggi per la straordinaria capacità introspettiva della sua pittura. Nel corso della sua carriera il pittore romano, figlio del premio Nobel per la letteratura Luigi Pirandello, ha realizzato oltre un centinaio di autoritratti, tra dipinti a olio e opere su carta. Essi documentano il passaggio dal segno analitico degli anni della formazione con Sigmund Lipinsky alla scomposizione cubista del dopoguerra, passando dall'espressionismo intriso di valori tonali del periodo della "Scuola romana", fino al ritorno ad una realtà oggettiva - ma esasperata - della maturità. Con il supporto di opere e documenti inediti (tra cui brani tratti dai diari in cui l'artista annotava il progresso del proprio lavoro), il saggio di Manuel Carrera propone una nuova lettura della figurazione di Pirandello, contribuendo al contempo a rivedere e puntualizzare dati fino ad ora ambigui, quali la datazione di alcuni autoritratti, la cronologia di interventi e ritocchi su importanti dipinti e le ragioni della presenza di più versioni di uno stesso quadro. La Fondazione Fausto Pirandello è la prima istituzione dedicata al lascito artistico del pittore romano. È stata istituita il 23 gennaio del 2011 per volontà di Pierluigi Pirandello e Giovanna Carlino, con il fine di tutelare e promuovere l'opera di Fausto Pirandello attraverso pubblicazioni, collaborazioni con istituti di studio e ricerca e l'organizzazione di rassegne espositive in Italia e all'estero.
Mm 230x280 Volume nella sua brossura originale con bandelle, 120 pagine profusamente illustrate a colori. Copia in condizioni di nuovo, brand new in original shrinkwrap. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
In-8 (cm. 24), brossura editoriale illustrata, pp. (54), con illustrazioni in bianco e nero e a colori. Testi in italiano ed inglese. English text. In buono stato di conservazione (good copy).
br. Pirandello ebbe la sua prima educazione artistica nell'allenamento ad uno sguardo oggettivo e crudo, a un segno di realtà insistita e forzata, di lucidità quasi chirurgica nell'indagare gli aspetti anche scarni e brutali della figura umana, tipico di quella tendenza tedesca. In questa scelta forse atipica, comunque rara per l'Italia del tempo certamente ritroviamo un'indicazione del padre, il grande drammaturgo Luigi, nei confronti del giovane figlio: infatti, come è noto, egli ebbe una lunga e determinante fase di studio giovanile di stampo mitteleuropeo, laureandosi a Bonn, e l'indirizzo di Fausto fu certamente determinato dalle sue simpatie e preferenze culturali. Subito dopo Pirandello segue la scuola di pittura di Felice Carena e dalla sua inquieta ricerca, Pirandello assume un senso di plasticità cromatica solida ma non priva di complicazioni intellettuali. Pirandello dipinge allora soggetti contadini e pastorali, arcaizzanti, sul modello del maestro, ma subito vi infonde una carnalità realistica e "sgradevole", contorta e sofferta, che lo proietta ancora giovanissimo in una dimensione autonoma, quasi un inquietante precursore di Lucian Freud. [...]"
Sedicesimo secolo, la Riforma dilaga in Europa, sui roghi bruciano sia eretici protestanti che cattolici, c’è peró chi propugna ideali di tolleranza e non violenza. Tra di essi spicca Fausto Socini. Discendente da una ricca famiglia senese di eretici, professori e alchimisti, a trent’anni Fausto organizzava feste all’università, scriveva poesie e non pensava lontanamente a laurearsi, fino a quando si trovò inaspettatamente a capo della più improbabile setta religiosa mai vista in Europa. Tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo i discepoli di Socini, i Sociniani, dettero scandalo con le loro dottrine non ortodosse, ma furono anche molto amati da scienziati e filosofi come Newton, Locke, Jefferson. Ormai dimenticato, Fausto Socini ha però gettato le basi filosofiche della nostra società contemporanea. Autori: Duccio Fabbri.
br. Sedicesimo secolo, la Riforma dilaga in Europa, sui roghi bruciano sia eretici protestanti che cattolici, c'è peró chi propugna ideali di tolleranza e non violenza. Tra di essi spicca Fausto Socini. Discendente da una ricca famiglia senese di eretici, professori e alchimisti, a trent'anni Fausto organizzava feste all'università, scriveva poesie e non pensava lontanamente a laurearsi, fino a quando si trovò inaspettatamente a capo della più improbabile setta religiosa mai vista in Europa. Tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo i discepoli di Socini, i Sociniani, dettero scandalo con le loro dottrine non ortodosse, ma furono anche molto amati da scienziati e filosofi come Newton, Locke, Jefferson. Ormai dimenticato, Fausto Socini ha però gettato le basi filosofiche della nostra società contemporanea.
In-8 (cm. 25), mezza pelle, titolo oro al dorso, pp. 670, (2), con ritratto all'antiporta. Importante saggio sulla storia dell'eresia sociniana. In buono stato (good copy).