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brossura
br. Scritto a ridosso di eventi tragici che sconvolsero l'Europa, "Candido" è una ironica meditazione sul destino umano, sul senso della storia e sulla ricerca della felicità, diventato fin dal suo primo apparire, nel 1759, uno di quei libri - come il "Don Chisciotte" o i "Saggi di Montaigne"- su cui si è formata la coscienza moderna. Sintesi di un'acutissima intelligenza critica e di una consumata maestria stilistica, "Candido" riesce a mantenersi in miracoloso equilibrio tra l'avventura e la parabola, tra il mito e il pamphlet, tra il ritmo frenetico della comica e l'elegante grazia rococò, tra la risata liberatoria e l'amaro sarcasmo della disperazione. Con un saggio di Roland Barthes.
ill., ril. Molti sono stati candidi senza saperlo. E molti continuano a credere di vivere nel migliore dei mondi possibili. Anche se le ragioni per pensarlo sembrano sempre meno. Con questo racconto morale Voltaire ha sparato a zero contro l'ordine costituito, il fanatismo religioso, l'intolleranza e l'avidità umana, perché nel 1759 il mondo era un luogo «davvero pazzo e abominevole». Sotto molti aspetti, lo è ancora. E sotto altri, lo è ancora di più. Candido è un classico da leggere e da riscoprire. Più moderno e sovversivo che mai, necessario come sempre. Introduzione di Italo Calvino. Postfazione di Julian Barnes.
br. Nel boccaccesco racconto "Così-Sancta" (1746), testo fintamente mutuato da "La Città di Dio" di Sant'Agostino, la protagonista si troverà, suo malgrado, a tradire suo marito per ben tre volte, nonostante le sue intenzioni siano sempre state virtuose. "Così-Sancta" dovrà svelare un arcano, rispondendo a un quesito alquanto singolare: può da un piccolo male derivare un grande bene? Ne "Il sogno di Platone" (1756), Voltaire immagina che il filosofo ateniese abbia avuto un sogno, nel quale fantastica di una ipotetica diatriba scaturita tra i geni che hanno creato i vari pianeti. Uno di questi deride con malizia Demogorgone, il creatore della Terra, rinfacciandogli di aver plasmato un pianeta imperfetto. La sentenza del grande Demiurgo, nondimeno, risulta essere una lezione piuttosto pungente, accompagnata da una scarsa dose di modestia. Nella "Avventura indiana" (1766), il filosofo parigino ci racconta di un Pitagora sventurato il quale, trovandosi in India, assiste al supplizio di due giovani indiani condannati al rogo per aver dubitato della sostanza di due divinità indù. Tuttavia, egli riuscirà a salvarli anche se, per uno scherzo del fato, non riuscirà a salvare se stesso. Non a caso, la lapidaria chiosa finale porta con sé un'amara ironia: "Si salvi chi può!".
brossura
br. Una ragazza piccola e fragile viveva in un piccolo paesino del Sud. Sognava sempre di andare via dal paese, in cerca di lavoro. Per poter andare via dal suo paese, però, doveva sposarsi: così voleva suo padre. E cosi sposò un ragazzo che veniva da una grande città. Rita pensava che avrebbe trovato l'amore e il lavoro. Ma non fu cosi...
brossura Alfredo è uno dei tanti giovani costretti a lasciare la propria terra per cercare fortuna al nord. Dall'Abruzzo si trasferisce a Genova, dove con l'aiuto di un parente trova un impiego. Si sente realizzato, finché un suo collega non lo raggira, facendogli perdere il posto. Quella esperienza lo segna in modo indelebile: da persona docile e spontanea diventa diffidente nei confronti di tutti. Considera la gente capace solo di giudicare e condannare senza appello. Un giorno incontra per caso Antonella, una ragazza con cui stava ai tempi della scuola, e che non ha mai dimenticato. Nonostante lei sia sposata, intrecciano un'intensa e torbida relazione sentimentale. Alfredo ritrova la fiducia in se stesso, e torna a vivere e ad amare. Ma con Antonella nulla è come sembra, e il viaggio che ha intrapreso con lei lo farà precipitare nel più profondo degli abissi... "Il male minore" è stato scritto mettendo insieme le tante tessere di un mosaico, che piano piano prende forma e avvince. I temi indagati attraverso continue incursioni nella vita quotidiana dei personaggi sono: solitudine, fragilità, denaro, ricordo, tradimento, aridità, tempo, speranza.
br. "Volponi non ha mai pubblicato un libro di racconti, ma ne ha scritti in diverse fasi della sua vita. Questo volume li raccoglie tutti. Da Annibale Rama, centrato sulla messa a punto di un personal computer (nel 1965!) ad Accingersi all'impresa, la storia di un antiquario ossessionato dalla ricerca delle lastre di rame originali di alcune incisioni del Canaletto; da La fonte, il racconto di un mondo più violento e feroce che mai durante la peste a Siena nel 1348, a Iride, splendido ritratto di donna, una sindacalista che vive da sola in un quartiere popolare di Milano. E poi favole crudeli, apologhi politico-filosofici, e i racconti giovanili. "In Talete, come in altri racconti, si rende apprezzabile il tema volponiano della speranza utopica: si istituisce, infatti, una solidarietà fra l'utopia espressa sul piano dei significati (il saggio morente e sconfitto, toccato dalla luce, così come il tordo, il grifone, la suora degli altri racconti) e l'utopia espressa sul piano dei significanti, dove la lingua dei colori e dei corpi e le scaglie di luce, in prossimità della morte dei personaggi, parlano sempre del futuro, del non-ancora-esistente, riproponendo intatta l'unità di violenza e di grazia che sostiene l'intera scrittura di Volponi." (dalla prefazione di Emanuele Zinato)
ill.
brossura Fra avventure d'amore, traffici e speculazioni, in un tumulto di eventi veri o fantastici, su cui domina un incombente disfacimento, quel terrore atomico che gli fa progettare un solitario rifugio appenninico, il protagonista di questo romanzo è l'Ulisse senza ritorno di un'Oiissea del vivere d'oggi.
brossura
brossura Prigioniero in Germania nell'ultima fase della Seconda guerra mondiale, vittima in prigionia di tubercolosi polmonare e tormentato fin dall'infanzia dalla inguaribile malattia della solitudine, quando viene assunto da una grande fabbrica del Nord, Albino Saluggia si illude di poter cambiare vita e finalmente di guarire da tutti i suoi mali. Ma l'ingresso nel mondo del lavoro si rivela per lui ben presto un guaio peggiore della disoccupazione e da questo momento l'esistenza di Saluggia si complica diventando un nodo di inestricabile follia. "Memoriale" (1962) è il capolavoro che sbaragliò le discussioni degli anni Sessanta sui rapporti tra letteratura e industria. La storia dell'operaio Saluggia si sottrae a qualsiasi modello ideologico e diventa, a distanza di anni, un capitolo della nostra storia.
brossura "I merli dal becco giallo" è il racconto di un amore diverso e impossibile proprio perché a portata di mano, è la storia privata di due donne in cui risuona l'intera storia collettiva del Paese: le sue ancestrali radici contadine, il boom economico, la contestazione, il femminismo, il riflusso, narrati da una voce di mirabile, eretico, acume lirico.
br. Considero un piccolo miracolo esser riuscita, in qualche modo, nell'intento di scrivere un libro a due voci con mio fratello, anche se lui non è più qui a consigliarmi, a divertirmi e qualche volta scoraggiarmi con la sua ironia. Ci sono molte importanti storie e persone che non figurano in queste pagine, a cominciare dalla storia d'amore di Franco con la moglie Daniela, per arrivare agli amici, un'infinità di amici che hanno condiviso con lui percorsi e avventure musicali. Per non parlare delle persone di famiglia, nipoti e così via. Anche se appare evidente nel contesto, è ovviamente mio fratello l'autore dei numerosi testi che si intrecciano alla narrazione e che si distinguono per il diverso carattere di stampa. Ed è ancora, ovviamente, Franco Volpi l'autore dei testi, oltre che della musica, delle canzoni o brani di esse riportati nel testo, tratti dai due CD da lui prodotti e citati nella prefazione.
br. 8 dicembre 2005, Città del Messico. La polizia federale arresta Israel Vallarta e Florence Cassez perché accusati di rapimento e di appartenere all'organizzazione criminale La Banda dello Zodiaco. La mattina dopo le emittenti televisive Televisa e TV Azteca trasmettono in diretta l'incursione degli agenti federali nel rancho Las Chinitas, la liberazione di tre ostaggi e l'arresto di Israel e Florence. Nei giorni seguenti, i detenuti vengono torturati e vengono loro negati i diritti fondamentali. Quando gli avvocati difensori sottolineano le incongruenze tra i rapporti di arresto, i video e la versione degli imputati, inizia una corsa contro il tempo per scoprire uno dei più grandi casi di insabbiamento nella storia del Messico.
br. Questo libro nasce da un gioco di parole. Il suo titolo non evoca soltanto l'argomento principale - il plagio - oggetto di una riflessione che parte più da lontano, ma accoglie l'intuizione di un confine diverso e forse meno riconosciuto. Nel suo "Piccolo libro del plagio", un punto di partenza indispensabile, Richard A. Posner individua più che un termine un territorio: se la definizione furto letterario è imprecisa - perché si può plagiare senza sottrarre - è comunque quella che più si avvicina alla percezione comune. Il plagio è forse qualcosa di più complicato - una frode intellettuale che consiste in una copia non autorizzata spacciata per originale - ma l'espressione furto letterario si attaglia alla maggior parte delle opere di finzione - letterarie e cinematografiche - che lo raccontano. Altre trame, però, ci parlano di qualcosa che si colloca un po' ai margini di questo perimetro: storie di ghost writer, di autori nell'ombra, magari pentiti e desiderosi di riappropriarsi del loro destino. Fraudolente o meno, queste sottrazioni condividono qualcosa. Se queste storie ci parlano dunque di plagio e dintorni, il denominatore comune è il vizio di firma: c'è sempre qualcuno che mette il suo nome sull'opera di un altro. Quelli raccolti in questo libro di Sandro Volpe sono dunque plagi raccontati, chiusi prudentemente dentro la finzione narrativa, non quelli che ci consegna la cronaca o che la storia ha scoperchiato nel tempo. Equivoco che va disinnescato in anticipo: il plagio reale, nella sua casistica e nella sua millenaria antologia, è un argomento ben diverso che richiede altre competenze e si rivolge a un altro pubblico. Chiude il volume un lessico del plagio: dieci voci che riprendono altrettanti motivi che si ripetono con presenze e declinazioni variabili in queste storie.
brossura
brossura Beta, la tartaruga più sbadata dell'Isola di Palmacocco ha un problema, in una delle tante giornate di vento dell'Isola ha perso l'indirizzo di suo cugino e solo il piccolo James sembra in grado di poterla aiutare. Per ritrovare l'indirizzo perso da Beta affronta diverse avventure, incontra strani animali parlanti che lo mettono alla prova. Riuscirà il nostro eroe a riportare la pace sull'Isola?
ill., br. L'umanità è pressoché scomparsa. Solo una donnina è rimasta ad aggirarsi in mezzo a capanne vuote nella speranza di farsi ingravidare da qualcuno di passaggio. Quanto agli altri superstiti, chissà. Al loro posto una vegetazione a tratti lussureggiante e una sequela di animali, fantastici e non, che entrano ed escono da sogni di sogni in una realtà onirica o comunque surreale. Cinque intrarcane e due Shaggàs compongono questo pastiche letterario, bizzarro, giocoso, immerso in un'atmosfera apocalittica, da fine della Storia, dove l'umorismo del disastro si mescola a una malinconica, smagata rassegnazione.
br. Due amanti in procinto di separarsi si ritrovano a Lisbona per passare insieme gli ultimi momenti. Lei è una terrorista rossa, lui un agente della polizia tedesca che, per salvarla, le ha organizzato una fuga sicura in Estremo Oriente. I due non potranno più avere contatti per molti anni, forse per sempre. Ingrid però non vuole sparire dal suo mondo senza lasciare nessuna traccia di sé. Progetta quindi di scrivere un libro in cui racconterà, in un linguaggio criptato e incomprensibile ai suoi nemici, la sua esperienza della lotta armata. Così, all'interno di questa cornice, si inserisce un secondo libro che contiene a sua volta altri scritti, altri narratori e altri personaggi, «una sorta di antologia commentata di testi risalenti a un'epoca immaginaria, il Rinascimento», segnata dalla guerra e dalla dittatura. L'identità del narratore si frammenta in una pluralità di individui e di nomi, secondo quella pratica dell'eteronimia tanto cara a Volodine (non a caso il romanzo si apre nella Lisbona di Pessoa), che permette uno sguardo più ampio e profondo sulla storia, la politica e la letteratura. "Lisbona ultima frontiera" è al tempo stesso una storia d'amore e un'amara riflessione sull'uomo e sulla società, che tuttavia, pur delineando il più cupo degli orizzonti, riafferma ancora una volta la forza e la bellezza della libertà umana.
br. Un romanzo che finge di essere un saggio sulla figura dello scrittore, per distruggerla e (forse) ricrearla. Lo scrittore non è né un alcolizzato geniale né un gigante del pensiero, né un romantico torturato o un mondano adulato dai media. Lo scrittore si dibatte tra il silenzio e la malattia, rischia la vita per mano propria o per mano di chi è recluso insieme a lui nel carcere mentale e fisico del pensiero. Spesso è analfabeta, come Kurilin che evoca il terrore stalinano a delle bambole di ferro che sembrano ascoltarlo, a volte è gia morto, come Maria Trecentotredici, che fa una conferenza sulla scrittura nell'oscurità totale che segue il suo decesso. Oppure è in trance, come Linda Woo, che dall'interno della sua cella grida una definizione degli scrittori: "La loro memoria è diventata una raccolta di sogni. S'inventano dei mondi in cui il fallimento è sistematico e cocente come in quello che voi chiamate mondo reale".
br. Steppa sconfinata. Bianco nitore d'inverno. E d'estate le erbe, mutanti, che ondeggiano accarezzate dal vento. Un mondo contaminato, reso invivibile dalle esplosioni di reattori nucleari impazziti, orgoglio di una Seconda Unione Sovietica sull'orlo dell'abisso. Unica eccezione a questo vuoto dominato dalla natura è Terminus radioso, un kolchoz dove la vita continua a scorrere intorno a una pila atomica sprofondata nel terreno. Laggiù Nonna Udgul, a cui le radiazioni hanno regalato una sorta di immortalità, gestisce le operazioni di smaltimento dei rifiuti radioattivi, e Soloviei, il presidente, guida con i suoi poteri sovrannaturali i pochi superstiti in un'atmosfera di sogno che ha i contorni dell'incubo. E poi passano i secoli, i superstiti si disperdono, il viaggio del treno che correva lungo i binari alla ricerca di un campo di lavoro si è concluso chissà quanti anni prima. Finché un giorno migliaia di corvi si alzano in volo. E poi tutto continua, ancora, nella realtà parallela del Bardo, dentro una trappola di Soloviei, in una fine infinita, ma che importa. In questo universo - singolare, visionario, violento - tempo e spazio sono dimensioni liquide dove vivi, morti e simil tali vagano in un immenso, eterno futuro. Un universo allucinato, percorso dall'umorismo del disastro. L'universo di Antoine Volodine.
br. Il protagonista di questo libro è Nico. Ventotto anni, un lavoro di deejay radiofonico, un discreto successo con le donne, Nico vive una vita felice, ma si sente profondamente immaturo, un adolescente intrappolato nel corpo di un uomo e senza alcuna volontà di crescere. Come un bambino, del tutto privo di pudori e inibizioni, Fabio Volo ci accompagna in un divertente viaggio nell'universo giovanile, il proprio corpo come unica bussola. Parlando di sesso, canne, musica e amicizia. Verità, aneddoti divertenti, rivelazioni e tanta sincerità.
br. Sveglia, caffè, tram, ufficio, palestra, pizza-cine-letto. Giornate sempre uguali, scandite da appuntamenti che, alla fine, si assomigliano tutti, persi nel cielo grigio di una metropoli che non sa più sorridere. È la vita di Giacomo, uno che non si è mai fatto troppe domande, che è andato incontro agli avvenimenti rimanendo sempre in superficie. Un giorno, però, Giacomo incontra sul tram una sconosciuta, e se la ritrova davanti il giorno dopo, e quello dopo ancora. Per mesi. E così, quelle tre fermate lungo il tragitto per andare in ufficio diventano un appuntamento importante della giornata. O meglio, diventano "l'appuntamento". Ma la sconosciuta ha un destino che la porterà lontano, in un'altra città. E Giacomo? Lui per la prima volta nella vita decide di non rimanere in superficie, di prendersi anche il rischio di diventare ridicolo, e parte all'inseguimento di un sogno. È l'inizio di un gioco, incredibile e coinvolgente, che improvvisamente sarà interrotto, e che porterà i due fino a un punto di non ritorno, per scoprire se vale la pena, nella vita, di giocare fino in fondo.
br. "I'll trade all my tomorrows for a single yesterday: cambierei tutti i miei domani per un solo ieri, come canta Janis Joplin." È forse proprio questo il tempo che vorrei. Lorenzo non sa amare, o semplicemente non sa dimostrarlo. Per questo motivo si trova di fronte a due amori difficili da riconquistare, da ricostruire: con un padre che forse non c'è mai stato e con una lei che se n'è andata. Forse diventare grandi significa imparare ad amare e a perdonare, fare un lungo viaggio alla ricerca del tempo che abbiamo perso e che non abbiamo più. È il percorso che compie Lorenzo, un viaggio alla ricerca di se stesso e dei suoi sentimenti, quelli più autentici, quelli più profondi. Il nuovo libro di Fabio Volo è anche il più sentito, il più vero, e la forza di questa sincerità viene fuori in ogni pagina. Ci si ritrova spesso a ridere in momenti di travolgente ironia. Ma soprattutto ci si ritrova emozionati, magari commossi, e stupiti di quanto la vita di Lorenzo assomigli a quella di ciascuno di noi.