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in 16° br. dig. (dorso rinf.) pp.399 con ill.ni
Opuscolo di 47 pp con foto dell'autore. Sottolineature a lapis blu e rosso. Copertina con piccola rottura al vertice.
In-8°, pp. 48 con le prime 10 pp. a numerazione romana. Bross. edit. con piccoli guasti d'uso e diffuso ingiallimento del tempo e alone d'umido sui bordi inferiori della bross. e delle pagine interne. Timbro di possesso sul piatto anteriore.
Illustrazioni in bianco e nero Ottimo stato.
Buona copia con normali segni d'uso
br. Alla fine della seconda guerra mondiale, Stalin riuscì a forgiare i regimi comunisti dell'Europa orientale ad immagine e somiglianza dell'Unione Sovietica. Dopo dieci anni di duro stalinismo sovietico, con i cambiamenti introdotti dal XX Congresso del PCUS, le dirigenze di questi partiti comunisti rischiavano di essere rovesciate dalle altre fazioni interne. In Romania, dal 1956, il segretario generale Gheorghe Gheorghiu-Dej convertì il regime in un sistema guidato da romeni, mantenendo la sua struttura stalinista. La ricetta romena per prevenire il cambiamento prevedeva il recupero degli intellettuali e dell'elite nazionale precedentemente ostracizzata. Pur definendosi comunista, il regime usò sempre più il nazionalismo per la creazione del consenso interno in funzione anti-sovietica. Nicolae Ceausescu, giunto al potere nel 1965, continuò e portò all'esasperazione questa strategia, ampliando a dismisura la macchina della propaganda, che inondava incessantemente la vita quotidiana dei romeni. In particolare, fu il discorso sulla storia nazionale ad essere strumentalizzato, falsificato, piegato a mere esigenze politiche, e declinato in ogni tipo di prodotto culturale, tanto nei testi universitari quanto nella letteratura e nelle arti. Questo libro racconta la storia di come la cultura romena fu asservita al mantenimento di un regime politico per oltre quarant'anni e delle conseguenze di questa regimentazione forzata dopo l'abbattimento del muro di Berlino.
Bologna, Abes, 1951, 8vo pp. 47 con 3 ill. f.t.
Bologna, ABES, 1951, 8vo pp. 47 con 3 ill. f.t.
Mm 125x205 Collana "Intersezioni". Brossura editoriale di 133 pagine. Esemplare in perfette condizioni, come nuovo. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
in-16°, pp. 221. Bross. edit.piccolo timbro di app. altrimenti ottimo.
brossura Nel 2000 viene pubblicata la prima edizione di "Empire", opera di Antonio Negri e Michael Hardt destinata a diventare pietra miliare della teoria politica contemporanea e nucleo focale di un'elaborazione che si sviluppa tutt'oggi. Con l'intento di «rinvigorire la teoria comunista, o meglio, di scrivere un nuovo capitolo del Capitale», gli autori si propongono di analizzare il mondo globalizzato aggiornando la «cassetta degli attrezzi» di marxiana memoria, traghettando così Marx oltre Marx e il marxismo novecentesco. "Empire" ha avuto una diffusione planetaria e la sua pubblicazione ha scatenato una discussione amplissima che ha interessato le accademie e i movimenti di tutto il mondo. A distanza di circa vent'anni dalla prima edizione dell'opera, il presente saggio si pone come obiettivo l'analisi critica di questo dibattito e una sua ricostruzione tematica, al fine di mettere a confronto il lavoro di Negri e Hardt con le diverse interpretazioni da essi suscitate e così comprendere compiutamente il loro pensiero.
br. "Spiegatemi perché credere in Dio sarebbe ridicolo, mentre non lo sarebbe credere nell'umanità; credere nel regno dei cieli sarebbe stupido, mentre sarebbe intelligente credere nelle utopie terrene" (Aleksandr Herzen). Il comunismo fu una fede tesa a costruire un mondo più giusto, per assicurare la felicità a tutta l'umanità. Il secolo dei Lumi aveva affermato che l'uomo è buono per natura ed è la società che lo corrompe. Di qui la necessità di rimuovere tutto ciò che opprime l'uomo per realizzare il comunismo, "il momento reale dell'emancipazione e della riconquista dell'Uomo" (Marx). Messi alla prova, gli uomini continuarono ad essere imperfetti e inadeguati rispetto alle esigenze di perfezione della ragione e della dottrina. La fede nella capacità dell'uomo di realizzare "il paradiso in terra" si risolse storicamente in un vero e proprio inferno: invece del "sole dell'avvenire" "buio a mezzogiorno". La storia del comunismo invita a riflettere sull'uomo, sui meccanismi della violenza che spesso lo dominano e sul suo inestinguibile desiderio di compimento, che chiede una ragione liberata dalle secche del razionalismo, disposta ad aprirsi alla vastità del reale.
br. La tesi di "Comunismo queer" è che lo sfruttamento e l'esclusione, all'interno delle società capitalistiche, non hanno solo un carattere universale, ma particolare. Di conseguenza, se vogliamo lottare efficacemente contro il capitalismo, dobbiamo fronteggiare ciascuna delle singole matrici di oppressione da cui trae linfa e sostanza per affermarsi e riprodursi. Nel caso dell'oppressione di genere e sessuale, la sua matrice è l'eterosessualità. Ambire alla sovversione dell'eterosessualità significa lottare contro il capitalismo a partire dalle sue cause, anziché dai suoi effetti più immediati o visibili. In ciò consiste la differenza tra ogni altra forma di anticapitalismo e il comunismo queer.
br. La tesi di "Comunismo queer" è che lo sfruttamento e l'esclusione, all'interno delle società capitalistiche, non hanno solo un carattere universale, ma particolare. Di conseguenza, se vogliamo lottare efficacemente contro il capitalismo, dobbiamo fronteggiare ciascuna delle singole matrici di oppressione da cui trae linfa e sostanza per affermarsi e riprodursi. Nel caso dell'oppressione di genere e sessuale, la sua matrice è l'eterosessualità. Ambire alla sovversione dell'eterosessualità significa lottare contro il capitalismo a partire dalle sue cause, anziché dai suoi effetti più immediati o visibili. In ciò consiste la differenza tra ogni altra forma di anticapitalismo e il comunismo queer.
Firenze, Felice Le Monnier, 1939, in-16, brossura editoriale, pp. 134, [2]. "Biblioteca popolare di Cultura Politica", n. 7. Perfette condizioni di conservazione.
16°, 19 cm, pp. 187, brossura editoriale, titolo al piatto e dorso, esemplare ottimo
PP. 190, CM. 18.5X12, BROSS.
8°, mm 270x230, pp. 300 circa (non numerate), cartonato editoriale illustrato, ottimo stato di conservazione, leggerissimi segni d'uso, prefazione di Renato Zangheri, in gran parte illustrato, illustrazioni in bianco e nero nel testo e a piena pagina, prima edizione.
Edizioni "Il Tripode", 1977. In - 8, brossura, pp. 203, ( timbro alla prima pagina e timbro omaggio all'ultima pagina. In buono stato.
br. Né icona marxista, né frutto della guerra fredda: Fidel Castro, l'ultimo Re cattolico, è il più coerente erede, nell'età contemporanea, della cristianità ispanica in America Latina. Galiziano e cubano, gesuita e comunista, la sua parabola umana e politica è la continuazione ideale dell'eterna lotta della Spagna cattolica contro l'illuminismo prima e la modernità liberale poi, figlie del mondo protestante. La sua biografia, la sua formazione, il suo universo morale, il suo immaginario politico e sociale, il suo regime, esprimono la concezione organica del mondo tipica di quel retaggio; il suo viscerale odio per il liberalismo, la democrazia rappresentativa, le libertà individuali, l'economia di mercato e i paesi occidentali ne sono il naturale corollario. Fidel Castro emerge in questo volume come un leader religioso, più che politico; come Re e Pontefice di un ordine confessionale che fuse ciò che il liberalismo aveva separato: politica e religione, individuo e comunità, Stato e società. La natura totalitaria del suo regime non imitò gli alleati socialisti, ma fu frutto spontaneo della matrice antiliberale del populismo latino: falangismo, peronismo, chavismo sono i suoi più stretti parenti. Il suo Stato fu uno Stato etico dedito a catechizzare i fedeli e convertire gli infedeli con la croce della sua fede e la spada dei suoi eserciti. Il suo comunismo è un'utopia cristiana, culminata nell'invocazione dell'unione di cristiani e musulmani contro il peccato liberale e capitalista. Aveva promesso prosperità, morì intonando lodi alla povertà evangelica: il frutto dei suoi disastri economici.
In 8°, t.t. edit. con sovrac. ill., pp. 138,(6); copia molto buona. (m307)
Original Cloth. 8vo. IV, 438, XXIII pages. 22 cm. First edition. 25te yubileum konvenshon oysgabe. 25th anniversary jubilee convention edition. The History of the Workmens Circle, 1892-1925. Volume one only (of two) . Bound in red cloth with blind-stamped impression of a shirtless proletarian holding a torch up to light the world. The author, Abraham Simchah Sachs (1879-1931) was a contributor to the Yiddish press, and wrote various works on political economy, scientific socialism, and workers struggles. Subjects: Labor and laboring classes - New York. Workmen's Circle (U. S. ) - History. Workmen's Circle/Arbeter Ring. Institutional marks on endpages and backstrip, shaken front hinge, light rubbing to cloth extremities, otherwise clean. Poor condition. (YID-19-55)
Original Cloth. 12mo. 107 pages. 19 cm. First edition. Workmen's Circle; Arbeiter-Ring bibliotek; 6. Political Economy: Foundational Principles. Volume one of a three part primer in marxist political economy, written for socialist workers, by the Yiddish journalist Abraham Sacks. This primer was reprinted in significant numbers by the Bund in interwar Poland for their constituency. Subjects: Economics. Socialism. Workmen's Circle/Arbeter Ring. Hinges shaken, cloth deeply soiled, outer edges soiled; internally clean. Fair condition. (YID-19-56)
Original Paper Wrappers. 4to. issues are 16-20 pages each. 28cm. In Russian. Title translates to English as, "The Banner of Struggle." Published sporadically, and eventually annually, from 1924-1930. CONTENTS: Budet Burya! [A Storm is Coming!] --- V Zaschitu Russkikh Revolyutsionerov [In Defense of Russian Revolutionaries] --- Sotsial-Bessarabtsy [The Social Bessarabians] --- Mezhdunarodnoe Revolyutsionnoe Dvizhenie [International Revolutionary Movement] --- Kultura i Revolyutsiya [Culture and Revolution] --- K Godovschine Iyul'skikh Dney [The Anniversary of the July Days] --- K Desyatiletniyu "Velikoy Voyny" [On the Decade of the "Great War"] --- Krovavyye Maski [Bloody Mask] --- V Godovschinu Dekabr'skoy Boyni 1923 goda [On the Anniversary of the December 1923 Massacre] --- O Veilkom Krizise v Marksizme, Sotsializme, Demokratizme i Rabochem Dvizhenii [The Great Criss in Marxism, Socialism, Democracy and the Labor Movement] --- Vashi Voprosy i Nashi Otvety [Your Questions and Our Answers] --- Golos Revolyutsionerov iz Rossiyskikh Tyurem [The Voice of Revolutionaries from Russian Prisons] --- O Natsional'nykh Men'shinstvakh na Ukraine [On the National Mensheviks in Ukraine] --- Manifest k Trudyaschimsya Goroda I Derevni [Manifest to the Workers of Cities and Villages] --- S'ezd Mezhdunarodnago Byuro Rev.-Sots. Partiy [Congress of the International Bureau of the Rev.-Soc. Party] --- Stalin, Trotskiy ili Revolyutsiya [Stalin, Trotsky or Revolution] --- Nelegal'nye Dokumenty RKP [Illegal Documents of the RCP (Russian Communist Party)] --- Desyat' Let Oktryabr'skoy Revolyutsii [Ten Years From the October Revolution] --- Na Poroge Dvenadtsatogo Goda [On the Eve of the Twelfth Year] --- Osnovnye Prichiny Krizisa Sotsializma [The Main Causes of the Crisis of Socialism] --- Na Poroge Trinadtsatogo Goda [On the Eve of the Thirteenth Year]. The "Union of Socialists-Revolutionaries Maximalists was a political party in the Russian Empire, a radical wing expelled from the Socialist-Revolutionary Party in 1906. The Union united agrarian terrorists, the 'Moscow Opposition' and other radical dissidents from the PSR in an independent party. The Maximalists officially split off from the PSR at its Second Congress in Imatra in 1906. Maximalists played a role in both the Revolution of 1905 and the Revolution of 1917. Many former SR Maximalists eventually joined the Russian Communist Party (Bolshevik) .Maximalists were so called because they demanded the full implementation of the 'maximum programme' in the expected revolution: full socialisation of the land, factories and all other means of production. The orthodox Socialist-Revolutionaries wanted to start with land reform but defer socialisation of other means of production. The Maximalists also rejected the PSR's version of a 'two-stage' revolution, a theory associated with V.M. Chernov. According to Chernov, the coming revolution in Russia would not be purely 'bourgeois-democratic' as the Social-Democrats claimed, but would include social and economic as well as political reforms. It would be a 'popular-democratic' revolution, and would transition into a full-blown 'labour-socialist' revolution later on. The Maximalists rejected this as Social-Democratic 'attentism' and argued that the coming Russian revolution would not be able to stop half-way; it was the two-stage theory, not Maximalism, that was unrealistic if it thought the toiling masses, once liberated, would content themselves with a bourgeois republic and gradual reforms." (Wikipedia, 2012) OCLC lists 9 copies. Publisher's typo on final page of No. 20/21: issue listed as "No. 20-25". Pages darkened but not fragile; some edgewear. Issue no. 24-26 worn with minor closed tears along gutter margin. Issue no. 8 outer wrappers detached but present. No 12/13 with small loss of paper and a few words. Overall, in Very Good Condition, a scarce complete run of this important journal. (RUS-11-37)