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Broché. 217 pages.
cm. 22, br. edit. pp. xviii, 590; qualche brunitura, ma esemplare molto buono
QWA-20792Editions sociales, 1980, in-8 br. (13,5 x 21,5), 717 p., coll. "Terrains", couverture à rabats, bon état.
1982110314Gallimard, Le Seuil, coll. « Hautes Etudes » 1982 In-8 broché 23,7 cm sur 15,4. 428 pages. Couverture légèrement passée. Bon état d’occasion.
OTTIME CONDIZIONI
13.5x21.5 cm. viii+152 pages. Softcover. In good condition.
206 pages. "Compiled from lists prepared by more than 180 librarians around the US." - from Introduction. Usual library markings. Front free endpaper removed. Tight and square with moderate wear. A quality working copy. Book
in-8°, 349 pages, illustrations. Hardcover, no dj. Good. [EN-7]
LIEVE SCREPOLATURA DELL'ANGOLO INFERIORE DX DELLA COPERTINA; PER IL RESTO PERFETTO, MAI SFOGLIATO. Sinjavskij, scrittore russo con lo pseudonimo di Abram Terz, fu arrestato nel settembre 1965 e internato nei gulag sovietici, per aver pubblicato all'estero le proprie opere con lo pseudonimo di Abram Terz e accusato di propaganda reazionaria contro lo stato sovietico. Scelse l'Occidente ma con Gorbaciov si riavvicinò al comunismo. Grande avversario di Solzenicyn, confessò di aver collaborato con il KGB. Il libro fu scritto in diversi lager della Mordovia, dove l'autore ha scontato oltre 5 anni di condanna per i libri da lui scritti. È questa la prima opera (difficile definirla: romanzo, diario, saggio?) pubblicata da Sinjavskij in Occidente dopo aver scelto la via dell'esilio. A ogni parte de! libro (tranne l'ultima, che racconta dell'angoscioso inserimento nella vita «libera») corrisponde un anno di reclusione in lager. Una voce dal coro, infatti, è nata giorno dopo giorno da appunti, note di diario, lettere spedite e non spedite, e registra, in contrappunto con le dense riflessioni esistenziali, religiose e letterarie dell'autore, gli «involontari» interventi di innumerevoli e anonimi compagni di prigionia. Ne risulta una struttura arditamente polifonica, dove la raffinata e meditatissima scrittura di Sinjavskij si pone in rapporto dialettico — quasi un'infinita interrogazione sulle sorgenti stesse dell'espressività — con il parlato ingenuo e brutale, sgrammaticato e immaginifico dell'immenso coro dell'universo concentrazionario. Testimonianza originalissima sull'uomo recluso, Una voce dal coro è anche una nuova, straziata condanna di chiunque attenti alla libertà dell'uomo e dell'artista, ma al tempo stesso partecipa la scoperta di un'«altra» libertà: la paradossale e insopprimibile libertà dell'emarginato. Informazioni bibliografiche Autore principale: Sinjavskij, Andrej Donatʹevič Titolo: Una voce dal coro Titolo originale: Golos iz Chora Traduzione dal russo di: Riccardo Gluckner Editore: Milano : Garzanti, 1975 Descrizione fisica: 325 pagine; 21 cm Collana: Narratori moderni Lingua: ITALIANO Soggetti: Comunismo, Unione Sovietica, URSS, Gulag Sovietici, Campi di internamento, Gulag, Russia, Siberia, Biografie, Memorie, Saggi, Letteratura, Lager, Esilio, Prigionia, Solzenicyn, Jurij Daniel, Lavori forzati, Dissidenti, Politica, Storia, Novecento, '900, KGB, Maximov, Plioutch, Nissen, Heller, Perestrojka, Gorbaciov, Stalin, Breznev, Puskin, Communism, Soviet Union, USSR, Soviet Gulag, Internment camps, Gulag, Russia, Siberia, Biographies, Memoirs, Essays, Literature, Lager, Exile, Captivity, Solzenicyn, Jurij Daniel, Forced Labor, Politics, History, Twentieth Century, '900, KGB, Maximov, Plioutch, Nissen, Heller, Perestroika, Gorbachev, Stalin, Brezhnev, Pushkin, Dissidents
br. "Sono nata sotto il segno felice del disordine." È l'incipit di una vita, quella di Miriam Mafai, che avrebbe conosciuto molti colpi di scena, in decenni tormentati della storia europea: le persecuzioni razziali, la guerra mondiale, la Resistenza, la parabola grandiosa e tragica del comunismo fino allo sgretolarsi di quella potente illusione. Miriam era nata in una famiglia di artisti: pittore il padre, Mario Mafai, pittrice e scultrice la madre, Antonietta Raphaël, ebrea fuggita dai pogrom della Lituania e giunta in Italia dall'Inghilterra. Visse gli anni terribili dei bombardamenti a Genova e dell'occupazione nazista a Roma, durante la quale assieme alla sorella distribuiva clandestinamente "l'Unità". Nel dopoguerra la passione fortissima prima civile e solo in un secondo tempo politica che ispirò molti della sua generazione la portò a proseguire la militanza come funzionaria del Pci in Abruzzo e assessore comunale a Pescara. Poi gli eventi del 1956, le rivelazioni del XX Congresso del Pcus, l'invasione dell'Ungheria, e il suo trasferimento a Parigi, per cominciare una nuova pagina della sua esistenza. Purtroppo, questo appassionante racconto di una donna e di un secolo si interrompe qui. L'autobiografia che per anni Miriam si era rifiutata di scrivere, e a cui aveva messo mano solo negli ultimi tempi, con impegno crescente e incalzata dalla malattia, non sarà mai terminata. La morte le ha impedito di narrarci la sua seconda vita, quella da giornalista.
DISPONIBILITÀ GARANTITA AL 99%; SPEDIZIONE ENTRO 12 ORE DALL'ORDINE. OTTIME CONDIZIONI, MAI SFOGLIATO, SEGNI DEL TEMPO ALLA COPERTINA. Una vita operaia non è certo un libro nuovo e nemmeno si può dire sia stato un bestseller anche se vendette parecchie copie. È però un libro importante e persino attuale. Giuseppe Granelli, classe 1923, operaio colto dell'acciaieria Falck di Sesto San Giovanni, è il protagonista di questo libro-inchiesta di Giorgio Manzini. Cresciuto nel villaggio Falck divenne, grazie a Una vita operaia, emblema della condizione dei lavoratori metalmeccanici nell'Italia del secondo dopoguerra. Manzini, giornalista e redattore di Paese Sera, intervistò a lungo Granelli, scelto tra decine di migliaia di operai di Sesto San Giovanni perché era conosciuto come un sindacalista di fabbrica che non ha mai sgarrato e perché era una persona libera e intelligente. Una vita come tante, chiusa in un giro ristretto, ma anche investita dai bagliori dei grandi avvenimenti politici: la Resistenza, le illusioni del '45, le difficoltà economiche del dopoguerra, la rottura del fronte operaio, la restaurazione, la caduta del mito di Stalin, la lenta riscossa sindacale. Questo libro, saggio, inchiesta, romanzo vero, oggi assume un significato ancora più profondo perché racconta di un uomo – Giuseppe Granelli, il protagonista in carne e ossa – che per quarant'anni ha lavorato alla Falck di Sesto San Giovanni. La sua esistenza è stata quella della città dove ha vissuto, dagli stabilimenti dell'acciaieria al villaggio operaio al Rondò da dove partivano le grandi marce solidali. Storie che sono diventate una parte della nostra storia nazionale: un simbolo altalenante di conquiste, di sconfitte, di risalite, di cadute, un microcosmo che può rispecchiare la vita dell’intero Paese. La fabbrica amata e odiata – il pane, la fatica, il conflitto – non c'è più. I resti, certi resti, dei vecchi capannoni (Concordia, Unione, Vittoria: si chiamavano così i vecchi stabilimenti della Falck), le fonderie, i laboratori, il forno sono come ombre e fantasmi di un passato. Resta la memoria di una vita operaia, di quel Giuseppe Granelli che, una volta andato in pensione, diventò la voce degli operai e raccolse le biografie di quasi 490 sindacalisti della Fiom, militanti, semplici operai che avevano speso la vita in fabbriche come l'Alfa Romeo, la Falck, l'Innocenti, la Breda, la Pirelli, la Richard Ginori, la Magneti Marelli e tante altre di cui non ci si ricorda nemmeno più il nome. Un lavoro prezioso, certosino, cosciente che quelle sue vite, raccolte con la consueta pazienza, catalogate nell'Archivio del lavoro di Sesto, erano la sua eredità, la medaglie al valore che nessuno gli ha mai messo sul petto. Il padre di Granelli, Tone, aveva lavorato anche lui alla Falck Concordia per quarant'anni, manutentore al laminatoio. Giuseppe (detto Giuse, Tumìn, Granel) cominciò a faticare, ragazzo di fabbrica, a 14 anni, per 84 centesimi l'ora a portar l'olio, scopare i trucioli di ferro, allungare gli stracci ai compagni alla macchina. Manzini seppe fare di Granelli il simbolo di milioni di uomini di un passato ora morto e sepolto. Questo libro appartiene, come ha scritto Corrado Stajano, alla letteratura industriale, quella dei Carlo Bernari, Ottiero Ottieri, Paolo Volponi, Primo Levi, Vittorio Sereni. Granelli, nel portafoglio, conservò per anni una fotografia di Stalin, per lui l'uomo della guerra patriottica, il vincitore delle armate naziste. Il XX Congresso del Pcus fu un trauma, la rivolta di Budapest un colpo al cuore. Granelli tenne sempre fede ai suoi principi di giustizia sociale: tolse dal portafoglio la foto di Stalin e non ne rimise altre. Amava il dubbio, il confronto. Aveva un grande rispetto per il sapere, era curioso, frequentò a Milano la Casa della Cultura diretta da Rossana Rossanda, era attratto dal fascino di Cesare Musatti e lesse i grandi libri della storia e della letteratura. Il libro di Manzini lo rese felice. Gli fece capire che una vita come la sua, simile a quella di infiniti altri, poteva e doveva essere ricordata. Le ultime tre righe del libro raccontano la sua pazienza, la sua tenacia e la saggezza di quest'operaio che sapeva fare i baffi alle mosche: L'importante è continuare il rammendo, sostiene Granel, e avere fiducia. Se non si avesse fiducia si starebbe qui a diventar matti tutti i giorni? Manzini è morto da quasi venticinque anni. Anche Granelli non c'è più: è sepolto nel silenzio del cimitero del paese dei suoi genitori, a Moio De' Calvi, nella bergamasca. Mill worker caught 1923 class, Falck is the protagonist of this book inquiry by Giorgio Manzini. Grew up in the Village Falck became, thanks to working life, State emblem of Metalworkers in Italy after World War II. Giorgio Manzini (Mantova, 1930, 30 luglio 1991) è stato un giornalista e scrittore italiano. Fu per oltre trent'anni responsabile della redazione milanese di Paese sera. Esponente di "una linea consapevole di giornalismo impegnato che in alcune fasi ha fronteggiato corruzione, mafie, terrorismo", fu anche autore di fortunati "libri inchiesta" pubblicati nella collana Gli struzzi di Einaudi. Una vita operaia, Torino, Einaudi, 1976; nuova edizione con introduzione di Corrado Stajano, Milano, Unicopli, 2015; Indagine su un brigatista rosso: la storia di Walter Alasia, Torino, Einaudi, 1978; Una famiglia italiana, Torino, Einaudi, 1980; Padroni e contadini: il primo processo politico dell'Italia unita, Milano, Mondadori, 1983; Avventure e morte di Felice Orsini, Milano, Camunia, 1991. Descrizione bibliografica Titolo: Una vita operaia Autore: Giorgio Manzini Editore: Torino: Giulio Einaudi, 2 Ottobre 1976 Lunghezza: 148 pagine; 21 cm ISBN: 8806470434, 9788806470432; 8806486942, 9788806486945 Collana: Volume 4 di Gli Struzzi Società Soggetti: Letteratura industriale, Biografie, Memorie, Testimonianze, Classe operaia, Operai, Fabbriche, Dopoguerra, Sociologia, Lavoro, Industria, Sindacato, Narrativa, Acciaierie Lombarde, Brianza, Comunismo, Lotta di classe, Proletariato, Marxismo, Ideologie politiche, Sindacalismo, Diritti sociali, Lotte politiche, Storie vere, Interviste, Diari, Fascismo, Antifascismo, Padroni, Patronato, Sindacalisti, Leghe, De Gasperi, Scelba, Democrazia Cristiana, Partito Comunista, Iscritti, Compagni, Tessere, CGIL, Giulio Pastore, Franco Mariani, Disordini, Manifestazioni, Scioperi, Licenziamenti, Morandi, Di Vittorio, Inflazione, Salario, Busta paga, Cottimo, Stati Uniti, Truman, Walter Audisio, Mussolini, Anni Quaranta, Anni Cinquanta, Piano Marshall, Confindustria, Angelo Costa, Contrattazione collettiva, Piazza Fontana, Kruscev, Palmiro Togliatti, Unione Sovietica, Stalin, l'Unità, Libri Vintage Fuori catalogo, Industrial literature, Biographies, Memories, Testimonies, Working class, Workers, Factories, Postwar period, Sociology, Work, Industry, Trade union, Narrative, Steelworks, Communism, Class struggle, Proletariat, Political ideologies, Trade unionism, Social rights, Political struggles, Stories Real, Interviews, Diaries, Fascism, Antifascism, Masters, Patronage, Trade Unionists, Leagues, Christian Democracy, Communist Party, Members, Comrades, Cards, Riots, Demonstrations, Strikes, Layoffs, Inflation, Salary, Paycheck, Cottimo, United States, The forties, the fifties, Collective bargaining, Khrushchev, Books out of print
16°, mm 195x120, pp. 148 (2), brossura editoriale, buono stato di conservazione, generali segni d'usura alla copertina, interno intonso, piccola sigla di precedente catalogazione apposta in pennarello all'angolo del contropiatto anteriore. Collana "Einaudi Società ", a cura di Corrado Stajano, n. 4.
ill., br. Qual è il filo rosso che, dalle piazze del '77, si dipana unendo in un'unica storia di amicizia e di lotta il Nicaragua della rivoluzione sandinista e la Palestina? Qual è stata la spinta che ha portato un gruppo di operai a imbracciare chitarre e microfoni con la Banda Bassotti e a portare la solidarietà concreta della Carovana Antifascista ai ribelli del Donbass? David Cacchione, tra i fondatori della stessa Banda Bassotti, non ha dubbi e risponde tirando in ballo la determinazione - innata nella classe operaia - e la forza del collettivo: protagonisti assoluti di un libro in cui, mettendo nero su bianco le memorie di un operaio internazionalista, David dà voce alla straordinaria esperienza di un pugno di amici che, partendo dai cantieri romani, sale sui palchi di tutto il mondo, raccogliendo ovunque la voce dei lavoratori, dei precari e dei disoccupati e restituendo il senso di una storia al tempo stesso personale e collettiva. Postfazione di Marino Severini.
traduzione di Lucia Corradini SAGGI BLU GARZANTI 1995 155 PP. PRIMA EDIZIONE. LIEVI SEGNI DEL TEMPO, LIEVI FIORITURE AI TAGLI, VOLUME PRESSOCHé PERFETTO Con il ritmo incalzante di una tragedia classica, Todorov ha ricostruito minuziosamente un episodio di guerra civile: una pagina trascurata dalla storiografia ufficiale e tuttavia simile a mille altre vicende, anche italiane. Il tempo è l'estate del '44, pochi giorni prima dello sbarco alleato in Normandia. Il luogo, una cittadina della Francia centrale. Resistenti, popolazione civile, miliziani e tedeschi sono i personaggi del dramma. La liberazione sembra ormai vicina, e i partigiani decidono di anticiparla occupando Saint-Armand-Montrond. La reazione del governo di Vichy e dei tedeschi è immediata. Si innesca così il meccanismo implacabile della cattura di ostaggi, delle trattative inconcludenti e delle rappresaglie: un tragico braccio di ferro di cui fanno le spese soprattutto i civili, una lotta fratricida che avrà un esito catastrofico. Da tale successione di azioni e reazioni, narrata con assoluta verità documentaria, Todorov fa emergere una inquietante esemplarità. Nell'idealismo e nell'assolutismo dei fratelli nemici c'è un medesimo «stile», dettato da un'«etica della convinzione anziché da un'«etica della responsabilità», da una «morale del sacrificio» e non dalla «morale del rischio». Quest'ultima, semmai, è assunta da alcuni civili che si fanno mediatori tra le parti avverse, più preoccupati delle sofferenze e della sorte delle persone reali e concrete che non dei principi astratti. Alla fine, il senso profondo della messinscena allestita da Todorov non è quello dei fatti, ma quello delle posizioni etiche assunte, nelle convulsioni della storia, dagli esseri umani: vittime e carnefici, testimoni e protagonisti, eroi e vigliacchi.
(Codice SW/1363) In 8º (21 cm) 144 pp. Prima e unica edizione. Brossura editoriale, copertina lievemente usata. Buon volume. ~~~ SPEDIZIONE IN ITALIA SEMPRE TRACCIATA
(Codice LO/5923) In 8º (24 cm) 54 pp. Rievocazione storica di Adriana Lay con documenti e cronologia. Brossura editoriale, ottimo. ~~~ SPEDIZIONE IN ITALIA SEMPRE TRACCIATA
Cossutta Armando Una storia comunista. Milano, Rizzoli 2004 italian, 284 SC227D Copertina rigida, volume in discrete condizioni, segni di usura causati dal fattore tempo sulla sovraccoperta, numerose sottolineature all'interno, fotografie in b\n 284 pagine circaCopertina come da foto
La storia della Resistenza nel Parmense è raccontata, in queste pagine, nel più generale quadro della Seconda guerra mondiale, dalla crisi della dittatura fascista all’immediato dopoguerra. Ciò che emerge è dunque una narrazione dell’opposizione al fascismo e al nazismo anche nei suoi aspetti più dissonanti e complessi: dal 25 luglio all’8 settembre, dalle prime bande alle formazioni più strutturate, dal movimento clandestino in città ai tanti atti di lotta non armata, dall’azione dei partiti antifascisti alle spontanee mobilitazioni di piazza, fino ai giorni dell’aprile 1945 e alle elezioni libere di un anno dopo. Un racconto che mostra anche tutte le contraddizioni di un movimento fatto di uomini e donne reali − non di oleografiche figure eroicizzate − con paure e coraggio, errori e virtù, amori e rancori. Una storia, infine, in cui trovano posto − insieme a partigiani e partigiane − i diversi soggetti che animarono quella guerra totale: gli occupanti nazisti, i fascisti di Salò, i deportati nei lager, i soldati della Rsi, gli ufficiali delle missioni alleate e, soprattutto, le popolazioni di città, campagne e valli montane. Testi di Margherita Becchetti, William Gambetta, Massimo Giuffredi, Ilaria La Fata, Guido Pisi.
MAI SFOGLIATO; LIEVI MACCHIETTE/FIORITURE ALLA COPERTINA, LIEVI SEGNI DEL TEMPO. Il volume comprende i discorsi pronunciati dal Segretario generale del P.C.I. Enrico Berlinguer e dal Segretario generale del P.C. spagnolo Santiago Carrillo in occasione della manifestazione antifranchista svoltasi a Livorno nel luglio scorso. L’analisi sviluppata dai due uomini politici risente dell’occasione per cui è stata composta; una manifestazione pubblica, di massa, non è l’occasione migliore per un approfondimento teorico o per una analisi che puntualizzi le posizioni politiche dell’oratore. Ciò tuttavia non basta a spiegare perché nessuno dei due oratori abbia affrontato a fondo il problema delle «cause internazionali» della dittatura spagnola. Informazioni bibliografiche Titolo: Una Spagna libera in un'Europa democratica [il testo dei discorsi pronunciati alla grande manifestazione di Livorno dell'11 luglio 1975 e la dichiarazione comune del PCI e del PCS sulla politica dei comunisti nell'Europa occidentale] Collana: Volume 119 di Il Punto Autori: Enrico Berlinguer, Santiago Carrillo Prefazione di: Sergio Segre Editore: Roma: Editori riuniti, 1975 Lunghezza: 65 pagine; 19 cm Soggetti: COMUNISMO, MARXISMO-LENINISMO, PCI, Partito comunista, Franco, Franchismo, Spagna, Dittatura, Democrazia, Libertà, Discorsi, Internazionalismo, Luciano Bussotti, Resistenza, Liberazione, Lotta politica, Fascismo, Anti-fascismo, Politica, Sinistra, Internazionale, Dibattiti, Anni settanta, Novecento, Storia contemporanea, Penisola Iberica, Eurocomunismo, Europa, Libri rari, Vintage Il problema è tanto importante che è stato scelto come titolo del volume: «una Spagna libera in un’Europa democratica», ma nessuno degli oratori ha spiegato con chiarezza cosa significhi questa affermazione. Berlinguer si è limitato ad una frase generica e in ultima analisi ambigua: «la riconquista della democrazia in Spagna, lo sviluppo democratico in Italia, possono assicurare all'Europa occidentale… nuovo slancio nella soluzione dei problemi con i quali è chiamata a confrontarsi, in una prospettiva di libertà di democrazia, di progresso e di pace». Altrettanto vale per il discorso di Carrillo. Il fatto è che le posizioni tenute da Berlinguer e Carrillo a Livorno rappresentano una conferma della situazione delicata in cui si trovano oggi il partito comunista italiano e spagnolo. In entrambi i casi stiamo assistendo ad una profonda trasformazione, cioè al tentativo di questi due partiti di ottenere una più ampia autonomia d’azione nei confronti del partito comunista sovietico e di assumere la fisionomia di partiti popolari e democratici in grado di svolgere un ruolo di primo piano e di assumere responsabilità di governo nell'ambito di sistemi politici a democrazia rappresentativa. Questa evoluzione è stata agevolata e incentivata dalla natura dei problemi che si pongono alla classe politica dei due paesi. Per la Spagna, il passaggio dal franchismo alla democrazia è un’operazione di carattere costituzionale che richiede l’impegno unitario di tutte le forze democratiche. Per l’Italia, la crisi in cui versano il paese e le istituzioni repubblicane risulta tanto grave che solo una fase politica con natura costituente potrebbe offrire una soluzione ad essa. In entrambi i paesi i partiti comunisti hanno dovuto porsi il problema di compartecipare alla gestione del potere, nella coscienza che solo il concorso di tutte le forze politiche può permettere la mobilitazione delle energie necessarie a superare i problemi sul tappeto. Elemento cruciale perché questo coraggioso tentativo riesca è la scelta europea, non a caso compiuta dal partito comunista italiano e spagnolo e rifiutata dallo stalinista Cunhal e da Marchais. La nascita di un polo europeo autonomo spezzerebbe l’equilibrio bipolare che ancora oggi regge i rapporti internazionali e che, riflettendosi sugli equilibri interni dei sistemi politici nazionali, rappresenta l’ostacolo principale alla partecipazione al governo dei partiti comunisti nell'area occidentale. Se questa è la scelta che è stata compiuta dal P.C.I. e dal P.C. spagnolo, va posto tuttavia in luce che essa non ha la possibilità di esprimersi compiutamente fino a quando l’Europa sarà solo un’opzione e non una realtà politica. È evidente che, fino a quando l’Europa non sarà una realtà politica, i partiti comunisti europei continueranno ad essere tenuti a rispettare la leadership di Mosca, anche se potranno fruire di un certo grado di autonomia. Fino a quando l’equilibrio internazionale sarà bipolare, i partiti europei potranno scegliere soltanto fra la subordinazione agli Stati Uniti o all'Unione Sovietica; in questo quadro, non si vede come potrebbe (e perché dovrebbe) un partito comunista optare per la leadership statunitense. In questa fase storica si comprende pertanto come i dirigenti comunisti parlino sempre più spesso di «Europa democratica» e possano giungere ad accettare il principio dell’elezione europea, ma debbano mantenersi prudenti quando precisano le implicazioni della propria opzione europea, per non suscitare reazioni nette da parte dei dirigenti sovietici ancora autorevoli agli occhi della base del partito e comunque alleati oggi indispensabili. Il fatto essenziale che questo volume conferma è la disponibilità dei partiti comunisti italiano e spagnolo ad impegnarsi, nei limiti ad essi possibili, nella lotta per la democrazia europea. Spetta a tutte le forze democratiche far sì che questi fermenti nel P.C.I. e nel P.C. spagnolo non muoiano, soffocati dalla reazione stalinista. Lo strumento è l’elezione europea, che cancellerebbe dal quadro politico europeo ogni disegno stalinista ed eversivo.
In-8 (cm. 22), brossura originale, pp. 356. In buono stato di conservazione (good copy).
Torino, 1981, 8vo stralcio con copertina posticcia muta, pp. 417/460. - !! ATTENZIONE !!: Con il termine estratto (o stralcio) intendiamo riferirci ad un fascicolo contenente un articolo, completo in se, sia che esso sia stato stampato a parte utilizzando la stessa composizione sia che provenga direttamente da una rivista. Le pagine sono indicate come "da/a", ad esempio: 229/231 significa che il testo è composto da tre pagine. Quando la rivista di provenienza non viene indicata é perché ci è sconosciuta. - !! ATTENTION !!: : NOT A BOOK : “extract” or “excerpt” means simply a few pages, original nonetheless, printed in a magazine. Pages are indicated as in "from” “to", for example: 229/231 means the text comprises three pages (229, 230 and 231). If the magazine that contained the pages is not mentioned, it is because it is unknown to us.
DISPONIBILITÀ GARANTITA AL 99%; SPEDIZIONE ENTRO 12 ORE DALL'ORDINE. BUONE/OTTIME CONDIZIONI GENERALI, BRUNITURA E SEGNI DEL TEMPO. Descrizione bibliografica Titolo: Una settimana come un'altra Titolo originale: Une semaine comme une autre (Nedelja kak nedelja) Autore: Natalija Baranskaja Traduzione dal francese di: Gianni Carullo Editore: Roma: Editori riuniti, 1977 Lunghezza: 112 pagine; 21 cm ISBN: 883593382X, 8835911621, 9788835933823 Collana: Volume 8 di La questione femminile Soggetti: Letteratura russa, Narrativa contemporanea, Donne e politica, Russia, Realismo, Vita quotidiana, Unione Sovietica, URSS, Romanzi, Romanzo sociale, Memorie, Comunismo, Libri vintage, Fuori catalogo, Russische Literaturgeschichte, Nathalie Baranskaia, Just another week, A week like any other: novellas and stories, Russian Studies, Russian Texts, Novyi Mir, Disgelo sovietico, Tardovskij, Anni Sessanta, Novecento, Genere, Russian Literature, Contemporary Fiction, Women and Politics, Realism, Daily Life, Soviet Union, USSR, Novels, Social Romance, Memories, Communism, Vintage Books, Out of print, Soviet Thaw, Sixties, Twentieth Century, Genre
in 16°, bross. edit. ill., tracce d'uso e lievi abrasioni in cop.