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15070BBo.J. tempel
67571Winterthur, Cartographia Winterthur S. A. 240x160mm, Bon état.
13888BBo.J. grossbritannien
In-8 (cm. 24), brossura, titolo al dorso, pp. 190, con illustrazioni in bianco e nero e a colori. Num. 3 della rivista semestrale Inoltre In buono stato di conservazione (good copy).
193612630ABDresden, Cigaretten-Bilderdienst, 1936. Quer-4° (25 x 34,5 cm). 72 Seiten. Mit Frontispiz ("Kolonial-Ehrentafel" mit 11 Porträtfotographien von Friedrich Wilhelm bis Lettow-Vorbeck) + 270 farbigen Klebebildern, zahlreichen Textillustrationen und Hintergrundzeichnungen. Orig.-Broschur mit Blind- und Goldgprägung und montiertem Farbdeckelbild., 12630ab|12630ab 2 [2 Warenabbildungen] Einband etw. lichtrandig, minimal angestaubt und gebräunt, sonst wohlerhaltenes, sauberes Exemplar.
189012465BBBregenz, Wagner'sche Buch-, Musikalien- und Kunsthandlung., ohne Jahr (ca. 1890). 13,2 x 8,1 cm. Olivgrüner blind- und goldgeprägter Orig.-Leinenband.
500359616DELAGRAVE Sans date.
ill., br. "«Viviamo tutti nel mondo di Putin», ha scritto il politologo Ivan Krastev all'indomani dell'invasione dell'Ucraina. Dopo tanto strologare e sentenziare sul fatto che l'autocrate russo vivesse in un «altro mondo» (Angela Merkel), abitasse «sul lato sbagliato della storia» (Barack Obama), in un attimo fatale e tremendo tutti ci siamo resi conto che Putin non era segregato in una realtà parallela: il suo mondo, fatto di rapporti di forza, apocalissi identitarie, mire espansionistiche e pretese violente, è anche il nostro mondo. Ha ridefinito il perimetro dello spazio geopolitico russo, ha stravolto i rapporti di forza con l'Europa, gli Stati Uniti e la Cina, ha modificato anche il modo in cui si intendono i conflitti nel ventunesimo secolo. In questo volume gli esperti di Scenari discutono l'impatto della guerra avviata da Mosca sugli equilibri globali, che non saranno mai più gli stessi. Le voci più autorevoli del dibattito italiano e internazionale ripercorrono la storia e ci permettono di capire l'attualità, offrendo chiavi di lettura per interpretare i cambiamenti che ci attendono." (Mattia Ferraresi, curatore di Scenari). Con l'inserto finale Mappe, 16 pagine a colori.
In 8°, pp. 169. Brossura editoriale figurata. Copia in buono stato.
196812515ABProgress Verlag, ohne Jahr (ca. 1968). 10 cm x 15 cm 29 (von 32) farbige Postkarten im Original-Klappheft., 12515ab|12515ab 2 [2 Warenabbildungen] Heft etwas berieben und nur gering bestoßen.
189011896ABOhne Ort, ohne Verlag, ohne Jahr (ca. 1890). 5 x 9 cm (ca. 57 x 9 cm), 11896ab
19539412BBKobenhavn, Geodaetisk Institut, 1953. 59 x 50 cm. Mehrfach gefaltete, mehrfarbige Karte. Beidseitig bedruckt., 9412bb|9412bb 2 [2 Warenabbildungen]
182915082BBca. 1829. eglise
500309467Hemmx Sans date. Un attentat terroriste dévastateur contre le Capitole américain déclenche une crise mondiale. Jack Ryan doit contrer les plans d'un dictateur islamiste déterminé à unifier le monde musulman et à mener une guerre totale contre l'Occident. Le récit combine une documentation rigoureuse une vraisemblance géopolitique et un suspense maîtrisé
41386Budapest, S. A. Victor Hornyanszky 1929, 255x210mm, 17pages, broché. Bon état.
br. Limes indaga la tempesta che agita gli Stati Uniti. Partendo dalle ultime elezioni presidenziali, ne scava le convulsioni interne, ne illustra le faglie. A determinare rabbia e incomprensioni è la condizione imperiale, sfruttata da alcuni Stati, subìta da altri, respinta da altri ancora. Cui si somma la diffidenza esistente tra la popolazione profonda e gli apparati federali. Per immaginare come la bufera potrà rovesciarsi sul pianeta. Nella prima parte "Americani vs Americani" approfondiamo le differenze tra le principali regioni della superpotenza. Ovvero le coste, post-storiche e massime beneficiarie dello status egemonico; il Sud, orgoglioso dell'impero e rabbioso verso il resto del paese che ne misconosce l'alterità; il Midwest, stretto tra l'istinto di estinguere l'impero e la voglia di custodirne la gloria. Quindi analizziamo la dimensione demografica, economica, elettorale dell'America attuale e futura. Nella seconda parte "Stati emersi vs Stati profondi" ci dedichiamo allo scontro tra l'amministrazione politica e gli apparati, tra il potere centrale e gli Stati federati, tra i complottisti e i media. Con passaggi sulla crisi della tecnocrazia e dell'università. Nella terza e ultima parte "La tempesta nel mondo" proviamo a stabilire il grado di maturità dell'impero, la distanza tra la superpotenza e gli alleati, le possibili conseguenze sul mondo del malessere statunitense. Descrivendo quale sarà l'approccio americano alla Cina, alla Russia, alla Germania, all'Anglosfera, all'America Latina. Limes si basa sull'incrocio di competenze e approcci molto diversi. Ad essa collaborano infatti studiosi (storici, geografi, sociologi, politologi, giuristi, antropologi eccetera) ma anche decisori (politici, diplomatici, militari, imprenditori, manager eccetera), in uno scambio aperto di opinioni e in una feconda contaminazione di approcci. Salvo le opinioni apertamente razziste, in quanto tali avverse a un dibattito aperto e paritario, tutte le idee politiche e geopolitiche hanno pieno accesso alla rivista. Essa si fonda infatti sul confronto contrastivo di rappresentazioni e progetti geopolitici diversi o anche opposti. L'essenziale è che essi siano riconducibili a conflitti di potere nello spazio (terrestre, marittimo, aereo), e che siano quindi cartografabili. L'uso di cartine geopolitiche è quindi essenziale per sviluppare il confronto, e su Limes infatti la cartografia abbonda.
br. Scindere ecologia e geopolitica si può. Il risultato è però un esperimento in vitro che mal si presta a illustrare e interpretare la realtà. Da questa convinzione prende le mosse l'ultimo numero di Limes del 2020, Il clima del virus, il cui impianto contesta la visione "globalizzante" delle problematiche - cambiamento climatico, Covid-19 - che oggi più di altre dominano il nostro orizzonte strategico. Non perché esse non sussistano, o non abbiano carattere internazionale. Ma perché il loro impatto finisce inevitabilmente per declinarsi in modo più o meno locale, a seconda dell'intensità e degli effetti di breve-medio termine che producono. Così il cambiamento climatico: minaccia esistenziale per alcuni, potenziale beneficio per altri. Così il virus, la cui variabile incidenza ha già prodotto uno sfasamento psicologico e strategico, visibile in particolare nel confronto Cina-Occidenti (al plurale).Il filo logico è sviluppato nelle tre parti del volume: la prima dedicata al collegamento funzionale e filosofico tra "Ambientalismo e viralismo"; la seconda ai diversi esiti socioeconomici e geostrategici del coronavirus ("Virus lag, il Covid-19 non è uguale per tutti"); la terza alle differenti visioni e declinazioni della problematica ambientale ("L'ambiente come arma"). Il punto d'approdo del ragionamento non è negazionista. È il suo esatto contrario. Prendere atto che i catastrofismi distopici, al pari delle utopie palingenetiche, servono a poco per mobilitare individui e società in un'azione convergente. Meglio riconoscere che, a tal fine, l'agente mobilitante di gran lunga più efficace resta la nazione-Stato. A partire da interessi diretti e immediati (il benessere e la protezione della sua popolazione), lo Stato può dar vita a forme di collaborazione internazionale - negli ambiti scientifico, economico, tecnologico, politico-strategico - capaci di prospettare soluzioni a problemi che eccedono le sue dimensioni e capacità. Ma che non per questo sono percepiti in modo unanime, uniforme e concorde. "Globale", nel gergo corrente. In appendice, due articoli scritti da una prospettiva francese fanno il punto sull'impostazione strategica della "guerra al terrorismo". Mettendone in dubbio, dati alla mano, l'efficacia e il rapporto costi-benefici. Limes si basa sull'incrocio di competenze e approcci molto diversi. Ad essa collaborano infatti studiosi (storici, geografi, sociologi, politologi, giuristi, antropologi eccetera) ma anche decisori (politici, diplomatici, militari, imprenditori, manager eccetera), in uno scambio aperto di opinioni e in una feconda contaminazione di approcci. Salvo le opinioni apertamente razziste, in quanto tali avverse a un dibattito aperto e paritario, tutte le idee politiche e geopolitiche hanno pieno accesso alla rivista. Essa si fonda infatti sul confronto contrastivo di rappresentazioni e progetti geopolitici diversi o anche opposti. L'essenziale è che essi siano riconducibili a conflitti di potere nello spazio (terrestre, marittimo, aereo), e che siano quindi cartografabili. L'uso di cartine geopolitiche è quindi essenziale per sviluppare il confronto, e su Limes infatti la cartografia abbonda.
br. Ogni comunità che aspiri ad assumere un ruolo centrale sullo scacchiere geopolitico mondiale plasma la propria identità secondo una precisa idea di se stessa, un determinato racconto. A tal fine, le collettività adattano le proprie tradizioni, saldandole nella memoria, organizzando e razionalizzandone il culto. Le maggiori potenze sono tali perché curano il fondamento mitico della loro identità per farsi soggetti geopolitici. Creano il mito per trarne il proprio scopo, la propria strategia. Usano la storia per proiettarvisi dentro. L'autolegittimazione del proprio credo diviene così metro per misurarne il progresso o il declino. Questi i temi del numero, affrontati in tre diverse sezioni. La prima parte - Miti fondanti - passa in rassegna alcuni tra i miti più rilevanti dei principali attori mondiali: Stati Uniti, Russia, Cina, Iran, Francia e Gran Bretagna (più l'Italia, la Turchia, il Giappone e la Polonia). A partire da quello di Roma, pietra angolare della mitologia imperiale. La seconda parte - Miti infondati - ritrae invece i miti solo presunti, privi di fondamento nella realtà. La terza parte - Mitopoietiche - è incentrata sui linguaggi che producono miti: dalle bandiere agli inni nazionali fino a concetti quali la fine della storia. Limes si basa sull'incrocio di competenze e approcci molto diversi. A essa collaborano infatti studiosi (storici, geografi, sociologi, politologi, giuristi, antropologi eccetera) ma anche decisori (politici, diplomatici, militari, imprenditori, manager eccetera), in uno scambio aperto di opinioni e in una feconda contaminazione di approcci. Salvo le opinioni apertamente razziste, in quanto tali avverse a un dibattito aperto e paritario, tutte le idee politiche e geopolitiche hanno pieno accesso alla rivista. Essa si fonda infatti sul confronto contrastivo di rappresentazioni e progetti geopolitici diversi o anche opposti. L'essenziale è che essi siano riconducibili a conflitti di potere nello spazio (terrestre, marittimo, aereo), e che siano quindi cartografabili. L'uso di cartine geopolitiche è quindi essenziale per sviluppare il confronto, e su Limes infatti la cartografia abbonda.