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in-4, ff. (56, segn. a-g8), leg. modern m. marocch., dorso a nervetti con tit. oro. Al verso del primo f. figura della sfera astronomica, framezzate al testo 47 belle figure allegoriche delle principali costellazioni, dei pianeti e dei segni zodiacali, per lo più legni in controparte di quelli usati nelle edizioni di Ratdolt del 1482 e 1485; due grandi iniz. e molte altre più piccole ornate su fondo nero, al v. del f. a4 iniz. in inchiostro rosso mano poster., testo in car. rom. Quarta edizione (la prima Ferrara, 1475) di questo testo di mitologia astronomica desunto da fonti greche ed in particolare dai ''Phaenomena'' di Arato, prima raffigurazione delle costellazioni che per oltre un secolo influenzò l'iconografia degli atlanti celesti. Dell'autore (I secolo d.C., detto lgino l'Astronomo per distinguerlo da un altro Igino detto il Bibliotecario) si sa assai poco; egli dedica l'opera ad un certo M. Fabio (forse M. Fabio Marcellino). Ottimo esempl. a pieni margini, in alcuni dei quali si leggono delle chiare postille di mano coeva. ''The woodcuts derive from medieval sources, and depict figures in medieval European costume. these figures were reprinted, and copied in numerous incunable editions, and were the source for the engraved images of Jacon de gheyn and via the latter many of the images in Johannes Bayer.'' Watson, Celestial cartography in book form, 1482-1801.. BMC V ,318. HC 9065. Klebs 527.4. Polain (B) 2041. Proctor 4765. IGI 4961. Essling 287. Sander 3474. Cantamessa I, 2202, note..
Acquaforte e bulino. Serie completa di 10 tavole (cm. 62 x 44) incise da Michele Torres, Giovanni Martino De Boni, Domenico Marchetti, Angelo Testa, Luigi Cunego, eseguita e stampata dalla Calcografia Camerale in Roma tra il 1811 ed il 1812. Folio massimo, legatura editoriale in carta azzurrina con titolo al piatto superiore, fogli integri con margini originali, una piega ben restaurata sul fianco superiore, piccoli restauri. Etching and burin. A complete serie of 10 plates carved by Michele Torres, Giovanni Martino De Boni, Domenico Marchetti, Angelo Testa, Luigi Cunego, printed by the Calcografia Camerale in Rome, between 1811 and 1812. Editorial binding on blue paper with title on front cover, original edges, a well restored warp on the center of plates, minor restaurations.
In -folio, due voll. legati assieme; pp. (68), 504, (4); (40), 334, (2). Legatura in piena pelle alle armi di Felipe Ramirez Nuñez de Guzmán de Medina, nervi e titolo al dorso. Questa di Basilea del ’32 è considerata l’ultima e migliore edizione nel Cinquecento in latino delle Genealogie [...] che si deve all’umanista strasburghese Jakob Moltzer. Notevoli le illustrazioni genealogiche a piena pagina in quest’opera che, in vita, diede fama a Boccaccio, i cui lavori in volgare erano considerati una produzione minore. Rilegato con i Saturnalia e il commentario al Somnium Scipionis, le due maggiori opere di Macrobio nell’edizione di Camerario. Numerose illustrazioni nel testo fra cui l’incisione del planisfero macrobiano, diviso in zone climatiche, che costituì per circa un millennio il modello geografico terrestre: nella prima riproduzione a stampa di questa mappa, del 1483, le linee climatiche erano dritte, qui per la prima volta sono curve e rimandano a un modello di terra sferica e non piatta. This Basilea 1532’s edition is considered the last and the best latin edition in XVI century of “Genealogie”: it’s due to austrian scholar Jakob Moltzer. The full page genealogic illustrations are remarkable; this work gave a reputation to Boccaccio while he was still alive, and whose works in volgare were then considered a less important production. Bound with the “Saturnalia” and commentary to “Somnium Scipionis”, the most important Macrobio’s works in Camerario edition. Many illustrations in text: between them the macrobian world map, divided in climatical areas, that was for about 1000 years the geografic Earth pattern: in the first printed reproduction of this map, from 1483, the climatical lines were straight, while here they are bent and they suggest a spheric Earth model.
In-folio, (32) carte, inclusa antiporta, 560 [i.e. 558] pagine, (30) carte, errori di numerazione. Bellissima antiporta figurata allegorica incisa in rame da Conelis Bloemaert su disegno di Giovanni Angelo Canini, ritratto di Innocenzo X, 1 grande tavola più volte ripiegata, 5 incisioni in rame a piena pagina (di Pietro Miotte), numerose xilografie nel testo, iniziali xilografiche, testo in carattere romano, corsivo, arabo, greco ed ebraico, marca tipografica in fine volume, brunitura su qualche carta, legatura in pergamena coeava, piccoli difetti.
<p>23 cm, in 4°, rilegatura coeva in pergamena morbida a tre nervi, titolo manoscritto al dorso ed al taglio inferiore, p. (1),(48), 648,(1). Antiporta con grande marca tipografica, grande ritratto dell'autore a tutta pagina. Oltre trecento illusrtazioni xilografiche nel testo, sempre addornate da cornice tipografica. Restauro professionale al bordo bianco esterno delle prime 9 carte, alcuni aloni marginali, più evidenti nella parte finale del volume. Piccoli antichi tratti di inchiostro al frontespizio. Titolo esteso: Nova iconologia di Cesare Ripa perugino caualier de ss. Mauritio, & Lazzaro. Nella quale si descriuono diuerse imagini di virtu, vitij, affetti, passioni humane, arti, discipline, humori, elementi, corpi celesti, prouincie d'Italia, fiumi, tutte le parti del mondo, ed' altre infinite materie. Opera vtile ad oratori, predicatori, poeti, pittori, scultori, disegnatori, e ad'ogni studioso per inuentar concetti, emblemi, ed imprese, Per diuisare qualsiuoglia apparrato Nuttiale, Funerale, Trionfale. Per rappresentar Poemi Drammatici, e per figurare co`suoi propij simboli ciò, che può cadere in pensiero humano. Ampliata vltimamente dallo stesso auttore di trecento imagini, e arricchita di molti discorsi pieni di varia eruditione; con nuoui intagli, e con molti indici copiosi. Straordinario apparato iconografico nell'ultima edizione curata dal Ripa. Esemplare in eccellenti condizioni corredato dalle freschissime llustrazioni.</p>
TrÈmois's masterpiece, illustrated with 29 ORIGINAL DRYPOINTS, OFTEN WITH AQUATINT. From a total edition of 225 numbered copies, all printed on fine Rives wove paper, this is ONE OF ONLY TEN (10) COPIES WITH A REMARQUE SUITE ON ANTIQUE JAPANESE PAPER. THIS SUITE, MORE THAN ANY OTHER WORK, DEMONSTRATES TREMOIS'S SKILL AND RANGE AS A GRAPHIC ARTIST. This copy additionally features a lengthy SIGNED PRESENTATION INSCRIPTION from the author to Roger Clavel, dated January 27, 1954. Large folio. Loose as issued in original wraps. FINE AND BRIGHT, WITH NO DEFECTS. In the original (slightly worn) board chemise and board slipcase. AN OUTSTANDING COPY OF A NOTABLE LIVRE DE PEINTRE.
Musei Etrusci Quod Gregorius XVI Pon. Max. In aedibus vaticanis constituit monimenta Linearis picturae exemplis expressa et in utilitatem studiosorum antiquitatum et bonarum artium publici iuris facta Pars prima - altera (opera completa in due volumi) Ex Aedibus Vaticanis, 1842, cm 62,5x45, pp. [6]-16, più, CVII (107) belle tavole incise in b/n (incisioni al tratto), quasi tutte raffiguranti più, figure (volume 1), pp. [4]-18, più, CVII (107) belle tavole incise in b/n (incisioni al tratto), quasi tutte raffiguranti più, figure (volume 2). Bellissima legatura d'epoca in piena pelle alle armi papali, con bei fregi e decorazioni impresse in oro al dorso e al piatto ant., titolo impresso in oro al dorso. Opera completa in due volumi. Frontespizi con timbretto - ex libris del precedente proprietario. Condizioni di conservazione Volumi entrambi ben conservati con tracce d'uso. Coperte con alcuni graffietti e abrasioni, piatti con leggere macchiette e aloni, qualche piccola mancanza ai margini e agli angoli. Interni buoni con alcune leggere bruniture. Monumentale opera in due volumi che raccoglie i reperti etruschi confluiti, per volontà, di Papa Gregorio XVI, nell'allora neonato Museo Etrusco Vaticano. La maggioranza di tali reperti fu rinvenuta durante gli scavi di Vulci. L'opera è, completa di tutte le tavole indicate agli indici. Bellissima la legatura in piena pelle alle armi papali. SETT141.L15944 N
[600 Fig. Mitologia] ( cm. 23 ) Bella piena pergamena originale con tracce di lacci, titolo manoscritto al dorso. --- cc. 22 nn., pp. 614, c. 1 nn., pp. 60. Frontis rosso e nero con 1 tavola ripiegata f.t. e 105 xilografie n.t. La prima edizione apparve nel 1568 senza illustrazioni. Questa è la PRIMA EDIZIONE FIGURATA di grande rarità. L' opera ha influenzato tutta la mithografia dal tardo rinascimento al pieno barocco, ed è stata una fonte di studio per Ronsard, tutta la Pleiade, Chapman e Bacone. Molta iconografia barocca e molte dellecomplicate allegorie del '700 sono trattate da questo lavoro assai influente che è stato ampiamente saccheggiato da vari autori. Esemplare molto bello fresco e nitido con xilografie in ottima tiratura. Manca a moltissima bibliografia consultata. Solo in CHOIX 11811 e BRITISH M. CAT. XVII cent. ITALIAN BOOKS I 256. Esemplare con antico ex libris manoscritto alla sguardia " Ex libris equitis Galeotti Corazzi - Ridolphini" di Cortona. [f82] Libro
Bulino misure: mm 282 x 375, foglio: mm 390 x 530 Incisore francese attivo soprattutto in Italia come incisore di traduzione. Si trasferì a Roma a partire dal 1540 e vi lavorò fino al 1562. Nelle sue prime opere è ben visibile l'influenza di Agostino Veneziano e successivamente di Giorgio Ghisi. Cercò di migliorare la tecnica incisoria mediante un taglio più largo ma non superò mai i suoi maestri. In questa stampa l'artista riprende un disegno di Michelangelo oggi a Londra, Windsor Castle, Royal Library. Tra il 1532 e il 1533 Michelangelo creò una serie di disegni mitologici, di altissima qualità, per il giovane nobile Tommaso de Cavalieri come segno della loro profonda amicizia. Questi disegni a gessetto acquisirono grande fama e subito dopo la loro esecuzione furono molto ambiti dai collezionisti, perciò copiati da diversi incisori. La critica ha associato questo soggetto al Ratto di Ganimede: una sorta di dittico raffigurante le due facce dell’amore. Da un lato l’elevazione dell’anima, naturalmente rappresentata da Ganimede rapito, dall’altro l’eterno tormento, rappresentato da Tizio il cui fegato è incessantemente divorato. Si è inoltre ritenuto che dietro ai due disegni ci possa essere un riferimento autobiografico. Il paesaggio è caratterizzato sullo sfondo da Templi in rovina mentre in prossimità della scena una piccola cascata e l'acqua di un torrente circondano la roccia. Il tratto netto e sottile crea un'atmosfera grigio-argentea. In basso a sinistra "MICH.A.B./INVENT" e a destra l'excudit di Salamanca, al centro oltre l'immagine inciso il titolo. Esemplare nel I/IV stato, prima della comparsa dell'indirizzo di De Rossi e della data "1649" sotto la parola "LACERATUS". Impressione eccellente su carta vergellata con filigrana "losanga entro cerchio sormontato da stella a sei punte" (simile a Woodward, 288). Lievi tracce d'uso e minimi difetti. Un altro esemplare è conservato presso la Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli Bibliografia: Bartsch XV.259.39; Alessia Alberti, Alessandro Rovetta and Claudio Salsi (eds.), 'D'après Michelangelo: La fortuna dei disegni per gli amici nelle arti del Cinquecento', Venice, Marsilio, 2015, vol. 2, p. 131, no. 228 catalogo della mostra tenutasi a Milano presso il Castello Sforzesco, 30 settembre 2015-10 gennaio 2016.
(600 FIG. MITOLOGIA) (cm 22,7) Bella piena pergamena riginale, tracce di laccii e titolo calligrafato al dorso, cc. 21 nn., pp 614, pp 56,+ cc. 2 nn. con l'index + 1 tav.f.t. più volte ripiegata, all'inizio occhietto con titolo abbreviato cui segue il frontis Nel testo oltre 100 xilografie a mezza pagina. L'opera apparve nel 1568 senza illustrazioni. Pregiata edizione figurata di uno dei più importanti commentari sulla mitologia del XVI secolo che ebbe circa 25 edizioni e varie traduzioni. L'opera ha influenzato tutta la mithografia dal tardo Rinascimento al pieno Barocco, e' stata una fonte di studi per Ronsard, Chapman, Bacone e tutta la Pleiade. Molta iconografia barocca e varie complicate allegorie del ?700 sono state tratte da questo lavoro, influente e ampiamente saccheggiato da vari autori, in quanto riprende molta storiografia greca e latina. Un quaderno appena ombrato ma esemplaremoltoi bello fresco e nitido senza gli usuali scarabocchi di censura alle tavole con i nudi. Edizione rara mancante ad Autori del ?600, Michel-Michel, Moranti "Seicentine di Urbino", Graesse, Brunet e Choix 13234 ha un esemplare scompleto. *Bruni-Evans in Cambridge 1584; BM. STC. Italian XVII Cent. I 256.[f82] Libro
in 4° antico (cm 21x15), pp. 32 nn., 576, LXIII, 3 b.; leg. coeva p/pelle, ds. a nervi con tit. e fregi in oro, tagli pennellati, sguardie marmor., grande marca tip. con grande figura simbolita tra due scudi con emblemi araldici. Pubblicato per la prima volta nel 1556 dal diplomatico e studioso di miti Vincenzo Cartari (1531-1569 circa), l'opera ebbe grandissimo successo e venne rapidamente tradotta in varie lingue; l'intento dell'autore era quello di fornire agli artisti figurativi un completo repertorio mitologico-iconografico, ma le fonti di cui si servì furono esclusivamente letterarie. Le illustrazioni in xilografia sono di Cesare Malfatti su lastre di Bolognino Zaltieri, e l'opera ne contiene 2 a doppia pagina e 227 a pagina intera, incorniciate da fregi tipografici e con didascalie, vi sono inoltre testatine, finalini e capil. sempre in xilografia. Nella seconda parte l'antiquario e filologo Lorenzo Pignoria aggiunse divinità messicane e giapponesi, L'opera è in ottimo stato di conservazione salvo qc. splellatura alla leg., rinforzo al verso del front. (a causa di probabili cancellature di antiche firme), mancanza di quasi tutta la sguardia ant. e qc. fior. sopratutto alle cc. dell'indice e alle ultime pp. Ottimo. 128-39
Incisione originale a bulino mm 197x227, monogrammata "A.V" sulla conchiglia che regge Venere, rimandando a Botticelli. Bella prova, nitida con tonalità argentee, I stato di 2, antecedente all'indirizzo del Salamanca, impressa su carta filigrana Ancora nel cerchio con stella, databile intorno ai primi decenni del Cinquecento. Lungo il margine inferiore su due cartigli il testo: "Con tal destrezza Amor trapassa e Arte / Del mar che io spargo il periglioso varco /...Le corde del bell'arco son le sarte....Cosi s'è fatto nel mio largo humore / Tiphi et Jason senza maestro Amore". Esemplare completo dei due riquadri di filetti. Agostino de Musi detto Veneziano (1490 ca. – Roma, 1540 ca.) dopo un periodo trascorso a Firenze si trasferì a Roma, dove conobbe Marcantonio Raimondi che gli fu maestro (Baldinucci, 1686). Il De Musi che generalmente contrassegnò le sue stampe con il monogramma "A. V." (Agostino Veneziano), in quattro intagli firmò per esteso come "Agustino di Musi" (S. Margherita, B. 119; Ilvecchio pastore, B. 409; Gli animali, B. 414; La Vergine dalla scimmia, B. VII, 42) e in un quinto in latino: "Augustinus venetus de Musis ..." (Gli scheletri, B. 424). La sua produzione incisoria - spesso di soggetti inusuali - fu assai vasta, soprattutto se rapportata al breve arco di tempo in cui fu realizzata, all'incirca tra il 1514 e il 1536. Ricevette la sua prima formazione artistica prendendo come modello Campagnola e Dürer. Insieme a Marco Dente da Ravenna, contribuì con grande abilità alla prima vera e propria impresa artistico-commerciale impegnata nella riproduzione di soggetti raffaelleschi. . Bartsch, n. 234; Raphael Invenit, p. 245; Filigrana: Briquet, n. 500.
Incisione originale a bulino mm 197x227, monogrammata "A.V" sulla conchiglia che regge Venere, rimandando a Botticelli. Bella prova, nitida con tonalità argentee, I stato di 2, antecedente all'indirizzo del Salamanca, impressa su carta filigrana Ancora nel cerchio con stella, databile intorno ai primi decenni del Cinquecento. Lungo il margine inferiore su due cartigli il testo: "Con tal destrezza Amor trapassa e Arte / Del mar che io spargo il periglioso varco /...Le corde del bell'arco son le sarte....Cosi s'è fatto nel mio largo humore / Tiphi et Jason senza maestro Amore". Esemplare completo dei due riquadri di filetti. Agostino de Musi detto Veneziano (1490 ca. – Roma, 1540 ca.) dopo un periodo trascorso a Firenze si trasferì a Roma, dove conobbe Marcantonio Raimondi che gli fu maestro (Baldinucci, 1686). Il De Musi che generalmente contrassegnò le sue stampe con il monogramma "A. V." (Agostino Veneziano), in quattro intagli firmò per esteso come "Agustino di Musi" (S. Margherita, B. 119; Ilvecchio pastore, B. 409; Gli animali, B. 414; La Vergine dalla scimmia, B. VII, 42) e in un quinto in latino: "Augustinus venetus de Musis ..." (Gli scheletri, B. 424). La sua produzione incisoria - spesso di soggetti inusuali - fu assai vasta, soprattutto se rapportata al breve arco di tempo in cui fu realizzata, all'incirca tra il 1514 e il 1536. Ricevette la sua prima formazione artistica prendendo come modello Campagnola e Dürer. Insieme a Marco Dente da Ravenna, contribuì con grande abilità alla prima vera e propria impresa artistico-commerciale impegnata nella riproduzione di soggetti raffaelleschi. . Bartsch, n. 234; Raphael Invenit, p. 245; Filigrana: Briquet, n. 500.
foglio mm 283x190, inciso a bulino, nel margine inferiore sinistro è presente il monogramma "SR" , firmata in basso a destra 'Gio. Marco Paluzzi Formis Roma', III stato/III. Le stampe che gli si attribuiscono sono raggruppate sulla base della sigla "SR" - che il Vasari disse essere "il segno di Raffaello", adottato dal Dente come proprio - o della lettera "R" che le contrassegna, come "Scultore Ravennate". La prova, contrastata e nitida, edita nel terzo stato di 3 da Marco Paluzzi, stampatore a Roma attivo a partire dalla seconda metà del XVI secolo (cfr. C.L.E.Whitcombe, 'Print Publishing in sixteenth-century Rome', Turnhout, 2008, pp.370-3), è impresso su carta databile alla metà del Cinquecento. Il soggetto è tratto da un disegno di Raffaello per l'affresco eseguito dall'allievo Giulio Romano intorno al 1516, sulla parete della Stufetta del Cardinal Bibbiena. Esemplare ben conservato con bei margini. . Adam von Bartsch Le Peintre graveur. Vienna, 1803, cat. no. XIV, p. 244. Raphael Invenit: stampe da Raffaello nelle collezioni dell'Istituto Nazionale per la Grafica Exh. cat. Rome, 1985, cat. no. Stufetta II.1, p. 61, ill. Bertelà, n. 219. Antonella Imolesi Pozzi Marco Dente Un incisore ravennate nel segno di Raffaello. .
foglio mm 283x190, inciso a bulino, nel margine inferiore sinistro è presente il monogramma "SR" , firmata in basso a destra 'Gio. Marco Paluzzi Formis Roma', III stato/III. Le stampe che gli si attribuiscono sono raggruppate sulla base della sigla "SR" - che il Vasari disse essere "il segno di Raffaello", adottato dal Dente come proprio - o della lettera "R" che le contrassegna, come "Scultore Ravennate". La prova, contrastata e nitida, edita nel terzo stato di 3 da Marco Paluzzi, stampatore a Roma attivo a partire dalla seconda metà del XVI secolo (cfr. C.L.E.Whitcombe, 'Print Publishing in sixteenth-century Rome', Turnhout, 2008, pp.370-3), è impresso su carta databile alla metà del Cinquecento. Il soggetto è tratto da un disegno di Raffaello per l'affresco eseguito dall'allievo Giulio Romano intorno al 1516, sulla parete della Stufetta del Cardinal Bibbiena. Esemplare ben conservato con bei margini. . Adam von Bartsch Le Peintre graveur. Vienna, 1803, cat. no. XIV, p. 244. Raphael Invenit: stampe da Raffaello nelle collezioni dell'Istituto Nazionale per la Grafica Exh. cat. Rome, 1985, cat. no. Stufetta II.1, p. 61, ill. Bertelà, n. 219. Antonella Imolesi Pozzi Marco Dente Un incisore ravennate nel segno di Raffaello. .
Milano presso Batelli e Fanfani tipografi e calcografi, MDCCCIX - 1827. Otto volumi di cm. 21,5 x 14,3. Mezza pelle coeva restaurata con tasselli con titoli ai dorsi e piatti con carta marmorizzata moderna. Pp. XVIII, (2), 1 c. b, 523(1) con antiporta, 16 tavole non numerate e XLII numerate; 558, (2) d’indice, (8) elenco associati, 14 tavole non numerate e tavole dalla XLIII a LXX; (4), 759(1), (4) elenco associati, 28 tavole non numerate e tavole dalla LXXI a CX; 747(1), (4) elenco associati, 24 tavole non numerate e tavole dalla CXI a CLIV; 714, (6) elenco associati, (2) errata, 22 tavole non numerate e tavole dalla CLV alla CXCIX; 856, (2) errata, 27 tavole non numerate e tavole dalla CC a CCLXXXIV; (2), 607(1), 10 tavole non numerate e tavole dalla CCLXXXV a CCCXL; 660, 50 tavole non numerate e tavole dalla CCXLI alla CCCLXX. Splendido esemplare completa di tutte le 561 tavole, la maggior parte in coloritura coeva. Alcune ripiegate. Bibl: Brunet, IV, 851 - Graesse, V, 429 - Gamba, 2807.
Grande incisione all'aquaforte di mm 475 x 720 su carta vergata spessa. Varie diciture nella stampa relative a celebri trattati filosofici; sotto l'immagine "Felix Boscarati Veronensis Pinxit. Joseph Buffetti delineavit" ed a destra "Christophorus ab Aqua Vicentinus Sculpsit Anno 1776". Il cartiglio sottostante dal titolo centrato "Vita Mundi et Oeconomia" recita "Pan sibi res, se rebus pactus, spiritum infundens Coelo intus inclusum vivificat Mundum: unico concetu choreas Stellis modulatur, ut certa lege ad numerum decurrant: Causarum Nexu in Jovem refluo Vegetabilia, Sensitiva, Naturalia singula inter se harmonice conflictantia sibimet congruenti conciliat Hinc Piscis Pisciculum vorat: Columbi se invicem alliciunt in concubitum: in Brutis hinc Rationis imitamenta. Alexandro surgenti sensus mentis per hieroglyphicas notas effinctos interpretatur Aristoteles" e subito sotto "Tabula Riveriana Quarta, Longitudinis pedum decem, Latitudinis pedum octo, extat Veronae penes Inventorem". Si tratta della quarta tavola delle "Allegorie" , una delle più grandi opere di Cristoforo dall'Acqua, incisore vicentino nato nel 1734. Protetto dalla famiglia Pesaro, iniziò il suo apprendistato presso i Remondini, per poi trasferirsi a Venezia ed entrare nella grande fucina di geni che fu la bottega di Wagner. Il Calabi sostiene che la sua opera si conti in un centinaio di opere, tra composizioni religiose, allegoriche, storiche, ritratti, paesaggi ed illustrazioni di libri. Morì nel 1787.
[44] 764 [24] pp.met gegraveerde voortiel en 29 buitentekstplaten ("kopere-platen" door Jan Luyken), moderne gecart.band, 21cm., lichte vochtplekken op enige pagina's en gravures, OCLC 64779516, goede staat van dit vrij zeldzaam en vroeg naslagwerk over klassieke mythologie, [betreffende illustraties: cfr. Klaverma & Hannema, 'Luyken te boek']
Edizione: Prima edizione (su catalogo Biblioteche italiane è segnata un'opera al 1567 ma solo poiché è stata riportata la data indicata dalla prefazione) . Pagine: 341 Fogli . Illustrazioni: Due marche tipografiche differenti, una posta al frontespizio, l'altra all'ultima pagina. . Formato: 8° . Rilegatura: Cartonato Ottocento con dorso in pelle marrone e scritte incise in oro. Piatti verde-acqua. . Stato: Buono . Caratteristiche: Testo in latino con parti riportate in greco. Testo molto in ordine, privo di difetti particolari. Un classico della letteratura, in RARA PRIMA EDIZIONE. .
In-8 p. (mm. 217x143), 8 volumi (6 di testo + 2 di Supplemento), mz. pelle con ang. coeva, fregi e tit. oro al dorso (lievi abras.). Magnifica opera illustrata da 558 (su 560) tavv. f.t. inc. in rame (inclusa l’antiporta), alc. ripieg., e così suddivise: 188 (su 190) con squisita coloritura d’epoca (alcune sono in b.n.) - 370 (numerate) molte in b.n. ma anche colorate d’epoca, in tutto o in parte. Le tavole rappresentano "le principali divinità e molti soggetti iconologici che si sono presi nei monumenti dell'antichità e nei piu' bei quadri dei grandi Maestri". Il dizionario tratta tutte le mitologie antiche e moderne, dall'Egitto alla Grecia, a Roma, alla Corte dell'Odino degli Scandinavi, al politeismo Indiano; dalla teocrazia dei Messicani e Peruviani ai feticci dell'Africa. Cfr. Brunet,IV,851 - Graesse,V,429 - Gamba,2807. Con qualche lieve alone o fiorit. o tracce d’uso, altrim. esemplare ben conservato.
In-8 p. (mm. 200x145), p. pergamena antica (risg. rifatti), 56 cc.nn., con pregevole frontespizio entro elaborata cornice di Ambrosius Holbein, inc. su legno; al verso dell’ultima carta marca tipografica con la Fortuna nuda; ornato da due belle grandi iniziali figurate a vignetta, pure xilografate. Testo in greco con traduzione latina a fronte. Cfr. Graesse,V, 53 - Brunet,IV, 238: “Edition rare. C’est, pour le texte, une réimpression de celui de Junte, mais la version a été faite sur un bon manuscrit. On la retrouve dans le "Valerius Flaccus" d’Alde, 1523, et dans celui de Burman, 1724” - Adams,II,O-315 - Choix de Olschki,III,3493 - Olschki “Livres à figures des XV et XVI Siècles”, 341: “Texte grec et traduction latine, faite par Leodrisio Crivelli, savant de la cour du Pape Pio II. Edition fort bien imprimée. La bordure montre aux cotés les figures de Lucrèce et de Judith, en bas la Fortune nue, enseigne de Cratander, qui se repète, plus grande et mieux exécutée, au verso du dernier f. Très bel exemplaire”. Leggerm. corto del marg. super., altrimenti fresco esemplare ben conservato.
10 first volumes (of 14), together more than 7.000 pages, text printed in two columns, uniform editor's hardcover bindings in blue cloth, dustwrappers (except for vol.10), protected by editor's cartonnated slipcases (except vol.10), 28cm., unread copy, fine condition, total weight: 15kg., [the last 4 volumes, 11 to 14, are not included but are still available from the editor, at ca. 268 euro for each volume], T92954
[Figurato mitologia-Musica] (cm. 21,6) buona piena pergamena del XVII sec. titolo al dorso.-- cc. 18 nn., pp. 566 + 1 carta bianca. Numerazione errata, saltano le pagine da 17 a 24. Con 89 tavole finemente incise in rame da Bolognino Zaltieri. Con figure mitologiche, mostri, demoni, streghe, divinità ecc. 6 figure con personaggi che suonano strumenti musicali. opera curiosa tradotta in varie lingue. Apparsa nel 1556 e nel 1571 con figure; questa nostra del 1580 è ampliata e corretta rispetto alla precedente e a questa superiore, tanto che servì come base per l' edizione Lionese del 1581 sia per il testo che per le figure da essa copiate. Manca a Mortimer, Caillet e Cicognara. Frontis con vecchio rinforzo al margine alto bianco per un alone a scomparire che interessa il margine di una dozzina di carte all' inizio. Margini sobri e lievi ombreggiature sparse ma buon esemplare ben completo. * Casali "Annali Marcolini" n° 112 con lunga notazione; * Bm. Stc. 152; * Adams C 789; * Choix 4280; * Graesse II 56; * Brunet I 1601.[f46] Libro
in-8, pp. XIII, (1), 224, leg. cartonato rustico coevo. Vignetta al tit., corredato da sei importanti tavole f.t., raffiguranti l'ibis bianco, quello nero, il cranio e le zampe dell'uccello e alcuni disegni tratti da geroglifici, che furono ideate da H.J. Redouté e Barraband, due tra i più grandi illustratori di storia naturale del principio del XIX secolo; trasposte in rame da Bouquet. Prima edizione sulla storia mitologica e ornitologica dell'ibis ad opera del naturalista francese Savigny (1777-1851), che approfondì i due aspetti in modo parallelo, con particolare attenzione ai miti e ai culti legati all'uccello nell'antico Egitto. Buon esempl. (tracce di acidità in alcune carte).. Nissen, Vogelbücher 819. Larousse VI, 215-216..
Patavii, ex Typographia Pauli Frambotti, 1637. In 4to (cm. 22); legatura coeva in piena pergamena; pp. (42), 614, 56, (4). Una xilografia a piena pagina, una tavola fuori testo con una xilografia e centinaia di xilografie nel testo. Alcune pagine un po’ brunite ma bella copia. Axs