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Paris, Les Editions du Cerf, [1939], in-8, br. editoriale, pp. 48. Collana "Qu'en pensez-vous?". Qualche sgualcitura.
8°, BROSSURA CON FOTO B.N. (GRAFICA RENZO GIUST), PG. 282 (6), 32 TAVOLE F.T. CON NUMEROSE FOTO B.N.. PRIMA EDIZIONE.
Spinosa Antonio Mussolini : il fascino di un dittatore. Milano, A. Mondadori 1995, Copertina cartonata. Pagine e tagli lievemente ingialliti. Collana:"Oscar storia". Buono (Good) . <br> <br> <br> 1000<br> 8804419784
In 8°, cop. edit. con sovrac. ill., pp. 388,(8); prima ed., firma di possesso a penna al primo risguardo, per il resto copia molto buona. (m301)
Spinosa, Antonio Mussolini : il fascino di un dittatore. Milano, A. Mondadori 1996, 515 p. ; 20 cm. Buono (Good) . <br> <br> <br> 513<br> 8804419784
In 8°, cart. edit. con sovrac. ill., (lievi tracce d'uso), pp. 356,(4); copia molto buona. (CA020) (la spedizione standard è SEMPRE tracciata con raccomandata-piego di libri, eventuale FATTURA da richiedere all'ordine)
Mm 140x210 Brossura editoriale di 238 pagine, illustrazioni in nero nel testo, etichetta di biblioteca privata dismessa in apertura, piccolissime fioriture ai tagli. Ottimo stato. Spedizione entro 24 ore dalla conferma dell'ordine.
Mm 120x195 Collana "Cultura libera", nn. 13-14. Opera in due tomi. Volumi cartonati di 706 pagine, numerazione continua, sovraccoperta con segni di ingiallimento al dorso, per il resto esemplare in buono stato. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
In-8°, pp. 215, tela editoriale con sovraccop. fig. a colori. Alla carta bianca dedeca autografa dell'autore
(Caleidoscopio). 16°gr., pp. 174 (4)+ 10 tavv.f.t. T.cart. edt. con sovrac. ill.
Copertina illustrata a colori in fascicolo originale completo de "La Domenica del Corriere" del 21/11/1967
In 8°, br. edit. ill., pp. 173,(3); firma di possesso all'occhietto, prima ed., lieve brunitura del bordo delle pp. ma copia molto buona. (CA060) (la spedizione standard è SEMPRE tracciata con raccomandata-piego di libri, eventuale FATTURA da richiedere all'ordine)
1^ ediz., in 8°, pp. 253, bross. edit. ill., con 16 tavv. b/n f.t. 546/23
in 8°, pp. 752, leg. edit. ill. con sovracop. ill. Collana: Frammenti di storia, con m. ill. b/n 287/fc
br. Mussolini e Trump: li divide un secolo e l'atomica, la Guerra fredda e due conflitti mondiali, un centinaio di milioni di morti e la globalizzazione. Eppure il secondo pare essere l'imitatore dei vezzi e dei vizi del primo. Analoghe le strategie che li conducono al potere: un insolito talento nel controllare e usare i mass media e la comunicazione scritta e verbale, di cui sono anche imprenditori, lo spregiudicato ricorso agli slogan e i modi di creazione del consenso. Perfino alcuni tratti della loro personalità sono simili, inclusi i rapporti con le donne. Mussolini alle soglie della società di massa, Trump a quella dei social network, di cui entrambi individuano i rispettivi punti di forza. L'oratoria, il gesto, il corpo sono utilizzati come armi indirizzate verso obiettivi spesso lontani dal bene comune e da quello del Paese, al fine di imporre il proprio carisma sulle folle. Eppure, ricevono consensi. L'attività politica di Mussolini si colloca dopo la Grande Guerra e l'epidemia di spagnola, quella di Trump dopo la crisi del 2008, il sopravvento economico della Cina e durante la pandemia di coronavirus. Mussolini stabilizzò il proprio potere con un regime: accadrà lo stesso per l'America di Trump, nel caso venga rieletto?
In-8 p., tela editoriale, sovracoperta (leggere tracce d’uso), pp. X,600. In buono stato (good copy).
br. Scritto all'indomani della fine della Seconda Guerra Mondiale, "Mussolini l'uomo l'avventuriero il criminale" è uno dei primi tentativi di ricostruzione del ventennio fascista pubblicati nell'Italia repubblicana. Gian Dàuli vi lavorò negli ultimi tre mesi della sua vita, spendendo ogni energia residua nell'intento di fornire agli Italiani un vaccino contro la tentazione di rimpiangere o riabilitare quello che l'autore definiva "un commediante assetato di teatralità". Più un pamphlet che un saggio, più un'invettiva che una biografia, "non opera d'arte, ma opera di bene" (per usare le parole del suo prefatore), viene oggi riproposto per la prima volta dal 1946.
Chi ordinò la fucilazione di Mussolini, l'assassinio di Claretta Petacci e le sedici uccisioni di Dongo? Come fu possibile definire "gerarchi fascisti" un capitano d'aviazione come Pietro Calistri e un impiegato ministeriale come Mario Nudi? Quale organo giudiziario emise quelle sentenze di morte? Nessuno. A 65 anni dai fatti che determinarono l'esordio dell'Italia postfascista, è forse arrivato il momento di conoscere la verità. Vi si impegnano, con questo libro, Franco Servello e Luciano Garibaldi. Pezzo forte del libro è la riscoperta delle coraggiose e, per molti versi, sensazionali inchieste pubblicate sul "Meridiano d'Italia" tra le quali quella sull'oro di Dongo: la sua consistenza (pari a 600 milioni di euro odierni), chi se ne impossessò, chi assassinò il "capitano Neri", la partigiana "Gianna" e tutti gli altri che si opponevano alla grande rapina. Fu quell'inchiesta a segnare la sorte di Franco De Agazio, assassinato a Milano dalla "Volante Rossa". Il libro è arricchito da un testo fondamentale, fino a oggi ignorato: le dodici puntate-scoop scritte per il "Meridiano" da uno di coloro che avrebbero dovuto essere fucilati a Dongo e che riuscì invece a sfuggire alla morte, pur assistendo, nascosto tra la folla, all'atto di nascita - tra l'oro e il sangue - della Prima Repubblica. Prefazione di Aldo Di Lello. Autori: Franco Servello, Luciano Garibaldi.
br. Sulla morte di Benito Mussolini e di Claretta Petacci restano ancora solo nuvole nere. Che cosa accadde veramente tra Dongo e Bonzanigo nella giornata del 28 aprile 1945? Chi ha materialmente premuto il grilletto? Chi fu l'effettivo mandante? Questo libro fa il punto sulla «vulgata» ufficiale, evidenziandone le contraddizioni sia nelle argomentazioni sia negli stessi fatti. Gli unici elementi certi sono che insieme con Mussolini scompaiono l'ingente tesoro e i documenti riservati che portava con sé; e che chiunque abbia abbozzato un tentativo di intervento a salvaguardia o recupero dell'uno o degli altri ha pagato nel sangue. Su tutti il valoroso «capitano Neri», capo di stato maggiore della brigata che arrestò Mussolini, e la «Gianna», sua inseparabile compagna d'armi. Fu a lei che toccò di catalogare il cosiddetto «oro di Dongo» al seguito del convoglio fascista, che autorevoli fonti finora sottaciute attribuiscono alla proprietà degli ebrei, spogliati dalla polizia prima della deportazione in Germania. Un patrimonio che, nell'ipotesi suggestiva dell'autore, suffragata da una molteplicità di testimonianze convergenti in un'unica logica ricostruzione, potrebbe essere finito nelle casse dell'allora Pci; col tacito benestare dei servizi segreti inglesi, ma in cambio della documentazione sui contatti se-greti che il capo del fascismo intrattenne con Winston Churchill fino a poco prima della fine. Un'ipotesi che ha affascinato Massimo Caprara, segretario per vent'anni di Palmiro Togliatti, il quale nel saggio conclusivo La pista inglese vista da Botteghe Oscure consegna importanti rivelazioni.
ill., br. In occasione del centenario della rivoluzione d'ottobre, Emilio Gentile rovescia i giudizi correnti nella storiografia italiana e straniera sui rapporti fra Lenin e Mussolini e getta nuova luce sui due primi capi rivoluzionari del ventesimo secolo, artefici dei primi regimi totalitari, l'un contro l'altro armati per imprimere il proprio modello sulla civiltà moderna. I due regimi non furono fratelli-nemici: il primogenito comunista non insegnò al secondogenito fascista, divenuto suo rivale, il metodo per distruggere la democrazia e istituire il regime a partito unico. Mai Mussolini considerò Lenin, la sua rivoluzione, il suo regime come esempi da imitare. Al contrario. Fin dal 1920 Mussolini condannò il regime di Lenin come una dittatura di fanatici intellettuali imposta col terrore sul proletariato, considerò fallito l'esperimento comunista, giudicò liquidata la minaccia bolscevica in Europa. E un anno prima della conquista fascista del potere, il duce dichiarò pubblicamente che in Italia non c'era nessun pericolo di rivoluzione bolscevica. Ricostruendo l'attitudine e l'atteggiamento di Mussolini nei confronti di Lenin, la rivoluzione bolscevica e il regime comunista, emerge una nuova e originale lettura di due uomini che hanno fatto la nostra storia.
br. A marzo del 1912, il ventinovenne Benito Mussolini è solo un marxista di provincia. Appena quattro mesi dopo irrompe sulla scena nazionale, a capo della corrente rivoluzionaria che conquista la guida del partito socialista. Nei mesi successivi, come direttore del-l'«Avanti!», è idolatrato dalle masse. Ma nell'autunno del 1914 sostiene l'intervento nella Grande Guerra: allora, in pochi giorni, perde ogni sostegno e viene bollato col marchio del traditore. Quando fonda i Fasci di combattimento, nel marzo del 1919, raduna poche centinaia di affiliati: quel fascismo è un movimento rumoroso ma marginale. Nelle elezioni politiche di novembre, infatti, Mussolini prende meno di cinquemila voti, e ha la tentazione di abbandonare la politica. Emilio Gentile racconta la storia di un Mussolini per molti aspetti sconosciuto: non rivoluzionario, non anticapitalista, e neppure «duce»: un politico isolato, che si autodefinisce «avventuriero di tutte le strade». E con spregiudicatezza è pronto a rinnegarsi pur di conquistare il potere.
br. Quinto Navarra è stato il cameriere di Mussolini per ventitré anni: ha visto passare dall'anticamera del Duce migliaia di persone, ha ricevuto le confidenze dei gerarchi del fascismo, di Claretta Petacci e delle altre donne. Le Memorie del cameriere di Mussolini nacquero da un'idea di Leo Longanesi che nel 1946 andava fondando la sua casa editrice. Il libro fu dettato da Navarra, ma venne materialmente scritto da Indro Montanelli e Leo Longanesi. La parabola del Ventennio viene così raccontata con un piglio narrativo d'eccezione e in presa diretta, da chi ebbe il privilegio di conoscerne anche i più reconditi segreti.
br. Una biografia fondamentale, un autorevole sguardo non italiano sulla vita di Benito Mussolini. Denis Mack Smith ripercorre la scalata al potere del Duce, indagandone la personalità e mostrandoci come le sue peculiarità caratteriali siano state un fattore cruciale sia dei successi sia dei fallimenti del fascismo. Dall'adolescenza alla militanza socialista, dalla creazione del movimento dei Fasci alla conquista del potere, fino alla guerra e alla decadenza, il libro disegna la parabola del dittatore con sguardo da osservatore "esterno" e uno stile asciutto e senza fronzoli, raccontando un personaggio in grado di trascinare con ardore tutta una nazione in un'avventura più grande di lui, ma anche capace di diventare - per sua stessa ammissione - l'uomo più odiato d'Italia. Una biografia di luci e ombre, con la combinazione di ironia e severità che hanno fatto dello storico inglese uno dei critici più autorevoli (e discussi) della recente storia italiana.
ill., br. Una guerra autonoma, parallela a quella della Germania, con l'ambizioso obiettivo di assicurare all'Italia una "finestra" sull'Oceano. Il Mediterraneo doveva, comunque, rimanere precluso ai Tedeschi. Questo figurava nei disegni di Mussolini, al momento di sfoderare la spada. Non se ne fece niente e prevalse, a dispetto di Hitler, l'idea di andare a cogliere allori militari attaccando la Grecia; con i risultati ben noti. Delusioni sul mare, prima che gli Inglesi con una sventagliata di siluri, dimezzassero in porto metà della nostra flotta da battaglia. Infine il collasso della 10a Armata in Libia. Sconfitte incompatibili con le risorse finanziarie devolute, in quegli anni, per le forze armate, pari a oltre il 34% del bilancio dello Stato.