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8°, con molte ill. su tavv. f. t., leg. ed. similpelle con sovracc. col.
<p>25 cm, rilegatura editoriale in piena tela rossa, sovracoperta editoriale illustrata a colori, p. 238. Numerose foto in nero e a colori anche a piena pagina.</p>
In-4 (cm. 28.70), cartonato editoriale, sovracoperta editoriale illustrata (macchioline), pp. 126, (2), con illustrazioni in bianco e nero e a colori nel testo. In buono stato di conservazione (good copy).
Minimal ex - library stamps in the usual places, protective laminate layer over the dust jacket. Clean, bright and tight. Ex Library
ill., br. "Nel dicembre del 1930 una voce alla radio scosse le coscienze degli italiani: 'Abbasso la pastasciutta!', tuonò Filippo Tommaso Marinetti, il fondatore del futurismo. Nel 1913 con il 'Manifesto della cucina futurista' Marinetti, assieme allo chef Jules Maincave, si pose l'obiettivo di rivoluzionare la gastronomia in nome della sperimentazione non convenzionale delle vivande volendo creare una cucina rallegrante, ottimista, dinamica e agilizzante. L'obiettivo dei cuochi futuristi era far dimenticare l'avido mangiatore di pastasciutta perorando l'avvento delle vivande sintetiche e la diffusione per mezzo della radio di 'onde nutrienti'. I piatti e le vivande si trasformarono in tavolozze di colori, e le forchette furono abolite per favorire 'degustazioni e piaceri tattili prelabiali'. Il ristorante futurista Taverna Santopalato aveva le pareti ricoperte di lastre di alluminio e l'ambiente era intriso con acqua di Colonia spruzzata da camerieri armati di vaporizzatori, mentre il rombo del motore a scoppio di un aeroplano fungeva da sottofondo musicale. Chi partecipava agli aerobanchetti dell'avanguardia futurista diventava l'elemento vitale di un momento unico e sorprendente, mai vissuto prima. Così Marinetti e i cuochi del movimento futurista dimostrarono come la cucina fosse uno spettacolare laboratorio di partecipazione attiva ed emotiva alla fusione creativa dell'Arte con la vita." (Guido Andrea Pautasso)
Note: In 8°, br. edit . (lievi tracce d'uso), pp. 178,(6), con ill. b.n. f.t.; buon es.. Editore: Impronta - Milano. 1959
Roma, Edizioni Sigma-Tau, 1963, in-4 quadrato, br. editoriale (piccole mancanze restaurate al dorso), copertina anteriore illustrata con parole in libertà, pp. [44]. Con 160 riproduzioni in b.n. di piccolo formato di opere di Boccioni e Balla. In appendice le didascalie descrittive. Apre il volume il "Manifesto dei pittori futuristi". Il titolo è desunto dal dorso.
Roma, 1953, un fascicolo in-8, br. edit., pp. numerate da 19 a 23. Numero dedicato a Gino Severini, con una sua illustrazione in copertina e una tavola f.t., allegata sciolta, che riproduce un suo disegno.
Firenze, Libreria della Voce, 1916, un fascicolo in-8, br. editoriale, pp. numerate da 65 a 127, [1]. Dall'indice: G. Papini "I gioveni", A. Savinio "La realtà dorata", G. Prezzolini "Pennadoro (Scipio Slataper)", A. Onofri "Myricae", P. Pancrazi "D'Annunzio senza coraggio", A. Soffici "Principi d'una estetica futurista". Lievi tracce d'uso.
Cortina d'Ampezzo, Galleria Falsetti, 1975, in-8, br. pp. 31. Con 29 tavole e bibliografia.
Torino, Galleria d'Arte Narciso, 1976, in-16, br. edit., pp. [34] + 44 ill. su tavv. f.t. "Omaggio al poeta F.T. Marinetti".
In bross. edit. Premessa di Francesco Flora - I futuristi - Prisma di Buzzi (Bay Bielli Bonardi Casati Colantuoni Dolci Fiumi Gallini Guicciardi Mariano Medici Momigliano Morini Nebbia Ramperti Ravasio Titta Rosa Vergani Viganò Villaroel Viviani) e Testimonianze di scrittori, critici, pittori, musicisti, poeti contamporanei. In occasione del secondo anniversario della morte. Milano XVIII febbraio 1958. Questa edizione è curata da alcuni amici milanesi di Paolo Buzzi, e da essi affidata per la stampa a Terenzio Grandi dell'Impronta. numero pagine: 179 formato: 15.5x21 stato conservazione: Buono, rare fioriture
Seconda edizione. Un volume in 16mo di 175 pagine. Brossura editoriale. Ottime condizioni. La proposta bibliografica di Falqui viene divisa in sei capitoli: uno di questi è dedicato al Futurismo.
Marinetti, Filippo Tommaso Taccuini : 1915-1921. Bologna, Il Mulino 1987 italian, 635 CLL33Copertina rigida,a cura di A. Bertoni, volume in ottime condizioni, copertina in condizioni eccellenti, interno come nuovo,635 pagine circacopertina come da foto
Casatenovo Brianza, Vismara Terapeutici, 1960, in-4, cartonatura edit. con ill. a colori applicata sulla copertina anteriore, pp. [8], 26. Con illustrazioni a colori applicate su tavole f.t.
Buenos Aires, "Ars" - Revista de Arte, 1948 (Ano VII - N° 38), in-4, br., pp. (7 su 24 complessive). Con 7 tavole in b.n. applicate e 1 a colori in copertina.
Verzuolo, Cartiere Burgo, [c. 1938], quaderno in-8 piccolo, br. edit., cop. ant. illustrata con una scena religiosa, pp. [12]. Il quaderno è compilato con appunti di geometria piana. Buone condizioni.
Verzuolo, Cartiere Burgo, [c. 1938], quaderno in-8 piccolo, br. edit., cop. ant. illustrata con una scena religiosa, pp. [56]. Il quaderno è compilato con appunti di matematica. Buone condizioni.
Milano, 1966, in-4, br., pp. 55. Con 28 fra ill. e tavv. a col., 30 in b.n., biografia e bibliografia.
br. "Nel dicembre del 1930 una voce alla radio scosse le coscienze degli italiani: 'Abbasso la pastasciutta!', tuonò Filippo Tommaso Marinetti, il fondatore del futurismo. Nel 1913 con il 'Manifesto della cucina futurista' Marinetti, assieme allo chef Jules Maincave, si pose l'obiettivo di rivoluzionare la gastronomia in nome della sperimentazione non convenzionale delle vivande volendo creare una cucina rallegrante, ottimista, dinamica e agilizzante. L'obiettivo dei cuochi futuristi era far dimenticare l'avido mangiatore di pastasciutta perorando l'avvento delle vivande sintetiche e la diffusione per mezzo della radio di 'onde nutrienti'. I piatti e le vivande si trasformarono in tavolozze di colori, e le forchette furono abolite per favorire 'degustazioni e piaceri tattili prelabiali'. Il ristorante futurista Taverna Santopalato aveva le pareti ricoperte di lastre di alluminio e l'ambiente era intriso con acqua di Colonia spruzzata da camerieri armati di vaporizzatori, mentre il rombo del motore a scoppio di un aeroplano fungeva da sottofondo musicale. Chi partecipava agli aerobanchetti dell'avanguardia futurista diventava l'elemento vitale di un momento unico e sorprendente, mai vissuto prima. Così Marinetti e i cuochi del movimento futurista dimostrarono come la cucina fosse uno spettacolare laboratorio di partecipazione attiva ed emotiva alla fusione creativa dell'Arte con la vita." (Guido Andrea Pautasso)
In 8° quadro, legatura t.tela edit., sovracop. fig. col., pp. 167 con tavv. f.t. Manca il disco con la lettura di Ernesto Calindri di 8 poesie. Piccoli segni d'uso alla sovr.
br. "È questo un testo capitale nella storia delle avanguardie artistiche del Novecento. È un testo che si pone con una propria fisionomia accanto a quelli di Kandinsky, Malevi?, Mondrian. Il senso generale che se ne può enucleare è quello, nello sfacelo dei valori ottocenteschi degenerati, alla cui rovina Boccioni stesso collaborò come ogni altro artista d'avanguardia, di un artista che ha saputo intuire il pericolo del frammentismo impressionistico da una parte e dell'arabesco della pittura pura dall'altra. Per questo il suo sforzo creativo e teorico ha coinciso con la ricerca di un centro che sostituisse il crollo dei vecchi valori con una concezione unitaria che rinsanguasse con un contenuto nuovo il puro plasticismo. Nel suo pensiero lo «stato d'animo plastico», rimedio al rischio di «perdersi nell'astrazione», doveva essere proprio questo centro: «Il riassunto definitivo di tutte le ricerche plastiche ed espressionistiche». Non solo quindi una sintesi dei valori formali divisionisti e cubisti, ma anche dei valori emozionali: «È l'emozione» egli scrive «che dà la misura, frena l'analisi, legittima l'arbitrio e crea il dinamismo». Come si vede siamo assai lontani da quell'«estetica della macchina» ch'era stata enunciata da Marinetti. La tendenza di Boccioni era più ricca e complessa. L'elemento alogico, intuizionistico di Boccioni, nelle sue opere più tipiche, si rivela come una sorta di ebbrezza drammatica che rompe i limiti angusti di una concezione positivistica, pur mantenendo un corposo rapporto con la realtà. Oltre le sue contraddizioni, in Boccioni era soprattutto viva l'urgenza di essere un artista presente nell'ansioso dramma della vita moderna, non in maniera esterna, estemporanea, ma come un lievito attivo. Questo era il modo per essere dentro la realtà in atto, un modo che poneva nuovi e più ardui problemi d'espressione. Ma questo, caduta ogni altra circostanza negativa, è appunto il nucleo più autentico e fruttuoso del primo Futurismo, che in Boccioni ha avuto senz'altro il suo esponente più alto." (Dallo scritto di Mario De Micheli)
br. "«Moda futurista» non si limita ad una ricostruzione storica della moda del futurismo, a raccontare o descrivere avvenimenti ed episodi collegati alle ardite creazioni sartoriali dell'avanguardia marinettiana. Attraverso la collazione a livello cronologico di manifesti teorici, di proclami, delle stroncature e di testi anche erotici e pruriginosi legati al vestiario futurista, affronta l'analisi del linguaggio letterario e comportamentale fondato su modelli e prototipi di abiti creati esclusivamente da stilisti e da artisti futuristi prestati al mondo della moda. Questa ricerca non verte né sull'aspetto decorativo dell'abito futurista, né sul suo linguaggio, e quindi sulle tendenze dello stile futurista, bensì sulla traduzione dell'uno nell'altro e viceversa, con il riconoscimento del fenomeno della moda del futurismo quale efficace sistema di significazione: un sistema di senso entro cui si producono le raffigurazioni culturali ed estetiche del corpo rivestito secondo i princìpi creativi del futurismo. L'abito futurista è descritto nei suoi dettagli artistici, tecnici e sartoriali, analizzato nel suo contesto e studiato per il suo potere di significazione simbolica, sociale, ideologica, creativa e al tempo stesso erotica. Per questo il vestito futurista è letto e interpretato in qualità di eccezionale strumento di comunicazione, di habitus, di dress code e di objet d'art diventato, al tempo stesso, uno speciale oggetto d'uso quotidiano." (Guido Andrea Pautasso)