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Cph., 1956. 4to. 296 pp. Illustrated.
Tolosa, Establecimiento Tipográfico de Eusebio López, Sucesor de la Viuda de Mendizábal, 1884. 4to.; 795 pp., LXXXVI pp., 8 hs. y 8 estados plegados. Encuadernación original en tela estampada, con el escudo de Navarra en el plano superior.
br. Questo libro è un'analisi di alcuni grandi miti folklorici (il carnevale, la cuccagna, il sabba) nei loro rapporti con le pratiche culinarie, e al tempo stesso una ricerca sulla dimensione alimentare e corporale delle cosmogonie popolari nella loro interazione con la letteratura aristocratica. Piero Camporesi, con la sua capacità di scavare negli anni della cultura alla ricerca «non dell'Italia delle parole, ma quella dei fatti e dei documenti», ci porta attraverso, lo spettro della fame e le delizie della cucina, tra giganti e uomini-gallina, ciarlatani e mendicanti. Vengono così esplorate le varie forme della scrittura, dal teatro di piazza alla poesia di corte. Passando dal Medioevo al Rinascimento, comprendiamo come la vitalità della cultura bassa abbia agito sulle arti più nobili.
br. Santa Maria Maddalena de' Pazzi è preda di visioni in cui implora Gesù crocifisso stillante sangue dalle piaghe di irrorarla con il sacro liquido, in un bagno di «concupiscenzia siziente e saziante» che le avrebbe fatto raggiungere la beatitudine. In Spagna cuochi e pasticcieri non di rado utilizzano le carni degli squartati e i frammenti dei suppliziati per preparare sanguinolenti vol-au-vent. All'assassino del principe d'Orange, atrocemente torturato per quattro giorni prima di spirare dal dolore, il carnefice pratica una laparatomia sulla pubblica piazza, incanalando in catartico teatro di massa l'antico, inestirpabile istinto di Caino. È nel sangue, sul filo rosso fra puro e impuro, che si rappresenta l'inesausto dramma tra sacro e profano, tra storia del divino e storia di quell'umano che dell'umanità vuol disfarsi. Nel "Sugo della vita" Piero Camporesi prende in carico la narrazione di questa storia: con maestria racconta la potente carica metaforica del sangue che, rosso e dolciastro, cola sull'immaginario prescientifico a coagulare simboli ora terrifici ora salvifici, connessi alla dissoluzione e alla morte o alla rigenerazione e alla vita. Così il sangue di Cristo acquista la preziosità taumaturgica di un magico unguento che annichilisce i miasmi della malignità: il più squisito distillato, uscito non dalla bottega di un qualsiasi speziale ma dalla grotta meravigliosa del costato del Protomedico che ha sconfitto la morte. Viceversa, per strada le compagnie dei flagellanti si autopuniscono ferocemente salassandosi a staffilate: carnevali di afflizione, riti di violenza sacra, esorcismi collettivi per neutralizzare l'empietà che irrora il tessuto sociale. Poi l'antico enigma del sangue si è dissolto; la società postindustriale - asettica, anemica, emofobica - effonde solo il sangue altrui, nelle fiumane cruente della guerra.
brossura "La carne impassibile" è un viaggio affascinante e terribile nel territorio della corporalità dal Medioevo alla Controriforma. Oggetto di esorcismi e di mortificazioni, di torture e di cerimoniali terapeutici sacro-profani, affetto da malattie incurabili e da logoramento precoce, il corpo era lo specchio di un universo corruttibile, verminoso, putrescente, centro ossessivo di un immaginario tutto rivolto alla speranza della vita ultraterrena e alla "impassibilità" beata della carne santificata e incorruttibile.
Lisboa, Imprensa Nacional, 1937. 4to.; LV pp., 314 pp. Ejemplar carente de cubierta superior.
80230Louvain, Xaveriana, 1931. 10 x 16, 30 pp., broché, bon état (1 cachet sur la couverture).
21997Paris, Payot 1953, 230x140mm, 345pages, broché. Bon état.
20x13. 422p. Enc. Cart. Ed. sobrecubierta.
Zaragoza, Institución Fernando el Católico, 1982. 4to.; 32 pp. Cubiertas originales.
br. Cosa può succedere se Ken, il fidanzato di Barbie, viene a sapere che la sua amata bambolina è la causa della deforestazione del Borneo? Succede che una campagna pubblicitaria lo denuncia e la casa produttrice è costretta a cambiare la filiera produttiva. Succede cioè che la vita dell'orango della foresta pluviale e quella dei nostri figli in Europa sono legate tra loro molto di più di quanto si pensi. Poi succede anche che un rapper di un quartiere chic di Seul lancia su YouTube il suo Gangnam Style, e la canzone finisce per essere cantata in dialetto trentino, magari dal pronipote di un irredentista antiasburgico; e succede che un senegalese che vive a Firenze vende un souvenir «etrusco» fatto in Cina a una turista americana. Insomma, è ovvio che l'etnologia e l'antropologia sono completamente da ripensare. Nel nostro mondo globalizzato, nello strano «frittatone planetario» nel quale viviamo, barriere, specificità e contorni sono semplicemente saltati. L'antropologo allora si interroga, cerca nei libri gli insegnamenti dei maestri, ma si vede costretto a rileggerli in chiave diversa, proprio come avviene nella copertina di questo volume, che è un misto di hi-tech e di antropologia ottocentesca (un tantino razzista). In pratica l'antropologia esce dall'università e entra nel mondo, si fa «pop», «antropop», perché è questo il mestiere degli antropologi: interpretare i popoli. E i popoli oggi sono un miscuglio inestricabile. Duccio Canestrini si diverte con gli stereotipi: la Venere ottentotta somiglia troppo a Rihanna per non raccontarlo, gli errori di traduzione sono talmente belli che è un peccato non dirli, il positivismo di Lombroso trova nel Django di Tarantino un magnifico contraltare e il piercing dei nostri ragazzi è un'occasione troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. In chiave antropop.
In 8, pp. 1251-1264, con 1 tav. f. t. lit. 'Padova Lit. P. Fracanzani'. Br. ed. muta con indicazioni del titolo manoscritte. Intonso. Estratto dagli Atti del R. Istituto Veneto Tomo VIII Serie V.
Mm 105x155 Collana "Itinerari alpini". Volume nella sua brossura originale, 249 pagine con illustrazioni in nero nel testo e cartina in allegato. Opera in ottime condizioni. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
br. Diversi decenni fa, Clifford Geertz, in un saggio divenuto celebre (Generi confusi), rilevava un grande cambiamento in atto nelle scienze sociali, che finalmente riconoscevano la loro scientificità nella parentela con le scienze umane. Da quel momento iniziò un processo che ha portato a trovare nell'analogia, nella metafora, nella traduzione culturale gli strumenti propri di una disciplina, l'antropologia, che si occupa di soggetti viventi capaci di senso nel loro dire e nelle loro azioni. Il presente studio si pone come un'indagine critica delle linee di ricerca aperte dal paradigma teatrale sorto sulla scorta di Goffman, Turner e Schechner, che ha inaugurato nuove prospettive attingendo dal teatro - inteso come spettacolo e come performance - metafore illuminanti e pratiche di socialità originali per comprendere i processi culturali, in un'ottica di dialogo trasversale tra le discipline, auspicato da più parti ma spesso disatteso.
br. L'immaginario è un dispositivo di gestione del potere e parimenti di esercizio dell'opposizione. Vampiri, fantasmi e zombie non costituiscono mere maschere di un escapismo pilotato, ma sono metafore potenti incorporate in teorie critiche e in pratiche antagoniste. L'immaginario non occupa soltanto uno spazio ristretto del pensare umano, ma riassume in sé in forma attiva/cosciente e passiva/indotta tutte le formulazioni dell'attività intellettuale. Non è tanto l'immaginario a essere politico, quanto il politico a essere immaginario; così come lo sono la letteratura, l'arte, l'economia e perfino le scienze naturali nelle diverse articolazioni paradigmatiche che si sono succedute nel corso della storia. Occorre liberare l'immaginario dal ruolo falsamente sovrastrutturale che gli è affidato nella società dello spettacolo, per affermarne la dialettica appartenenza alla struttura stessa delle società umane e per far sì che tutta la sua potenza diventi strumento di radicale cambiamento dello stato di cose presenti. Quello che il lettore ha tra le mani è un testo antologico sui differenti ruoli e funzioni che l'immaginario può rivestire in ambito culturale, letterario, cinematografico e politico. Non a caso tutti gli autori sono redattori della webzine "Carmilla" il cui logo recita "Letteratura, immaginario e cultura di opposizione": una testata che da anni raccoglie l'attenzione quotidiana di migliaia di lettori, interessati a quella critica dell'esistente di cui si articolano qui alcuni percorsi. Prefazione di Valerio Evangelisti.
br. L'immaginario è un dispositivo di gestione del potere e parimenti di esercizio dell'opposizione. Vampiri, fantasmi e zombie non costituiscono mere maschere di un escapismo pilotato, ma sono metafore potenti incorporate in teorie critiche e in pratiche antagoniste. L'immaginario non occupa soltanto uno spazio ristretto del pensare umano, ma riassume in sé in forma attiva/cosciente e passiva/indotta tutte le formulazioni dell'attività intellettuale. Non è tanto l'immaginario a essere politico, quanto il politico a essere immaginario; così come lo sono la letteratura, l'arte, l'economia e perfino le scienze naturali nelle diverse articolazioni paradigmatiche che si sono succedute nel corso della storia. Occorre liberare l'immaginario dal ruolo falsamente sovrastrutturale che gli è affidato nella società dello spettacolo, per affermarne la dialettica appartenenza alla struttura stessa delle società umane e per far sì che tutta la sua potenza diventi strumento di radicale cambiamento dello stato di cose presenti. Quello che il lettore ha tra le mani è un testo antologico sui differenti ruoli e funzioni che l'immaginario può rivestire in ambito culturale, letterario, cinematografico e politico. Non a caso tutti gli autori sono redattori della webzine "Carmilla" il cui logo recita "Letteratura, immaginario e cultura di opposizione": una testata che da anni raccoglie l'attenzione quotidiana di migliaia di lettori, interessati a quella critica dell'esistente di cui si articolano qui alcuni percorsi. Prefazione di Valerio Evangelisti.
Granada, Biblioteca de la Cultura Andaluza, 1985 4to. menor; 243 pp., 1 h. Cubiertas originales.
191012986Plon-Nourrit et Cie imprimeurs-éditeurs 1910 325 pages in8. 1910. reliure editeur. 325 pages. Le livre relate le journal de voyage du capitaine Cornet officier d'infanterie lors de ses expéditions au Tchad de 1904 à 1907. Il décrit ses expériences difficultés et les tribus rencontrées (Senoussistes Ouaddaïens Kirdis) dans le cadre de la pacification et de l'exploration de la région
28x21. 51p. Ilstr.
br. Si può raccontare una città per frammenti? E se questa città è Torino, già capitale del Capitale, quale spazio esiste realmente per contribuire al dibattito intorno alla città, alle sue dinamiche e alle sue contraddizioni? Torino. Un profilo etnografico risponde a questi interrogativi. Lo fa procedendo in maniera etnografica, attraverso una serie di approfonditi studi di caso dedicati a temi come la riqualificazione dei quartieri centrali, gli spazi della comunità LGTBQ, la condizione liminale dei disoccupati, le politiche locali per le persone senza dimora, le conseguenze di lungo periodo delle migrazioni interne, le pratiche di solidarietà nei mercati rionali, le tensioni sociali nelle periferie meticce, le subculture giovanili, alternative e di strada. La città si ricompone partendo da questi frammenti e la multivocalità diventa un profilo etnografico e polifonico di Torino che, andando anche oltre al caso locale e utilizzando molteplici prospettive antropologiche, sociologiche e storiche, supera le rappresentazioni più comuni e semplificanti.
Volume in 4° legatura editoriale con sopracoperta a colori. 250 pagg. 95 ill a colori, 144 b.n. Legatura salda,pagine bianche.COMPLETO
br. La divinità che cura presenta i risultati di una ricerca etnografica svoltasi nella città di Bahia (Brasile) e focalizza il significato che la malattia acquista in tale contesto nonché il rapporto tra l'individuo, le divinità del candomblé e gli spazi terapeutici. Centrale è la ricostruzione delle reti che collegano tra loro le esperienze personali, la natura organica della malattia, la dimensione spirituale e religiosa connessa al contesto sociale della cultura afro-bahiana. Attraverso l'esame dei miti, della tradizione orale e dei rituali collettivi viene delineata, in particolare, la figura di Omolu, considerato a Bahia come la divinità del candomblé legata a tutte le malattie della pelle, a quelle contagiose, all'epilessia, al tema della morte e quindi agli spiriti degli antenati. È una divinità sempre presente non solo per il suo rapporto diretto con la salute e la malattia ma anche per le sue molteplici dimensioni simboliche, i suoi rapporti analogici, i diversi elementi sincretici, i continui giochi di inversione.
50815aafBrig, Stockalper-Archiv, 1970, in-8vo, 41 S. mit 8 Abb., Original-Broschüre.