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Copertina illustrata a colori in fascicolo originale completo de "La Domenica del Corriere" del 12/06/1910
Copertina illustrata a colori in fascicolo originale completo de "La Domenica del Corriere" del 6/06/1909
Copertina illustrata a colori in fascicolo originale completo de "La Domenica del Corriere" del 23/05/1909
Copertina illustrata a colori in fascicolo originale completo de "La Domenica del Corriere" del 31/05/1925
Copertina illustrata a colori in fascicolo originale completo de "La Domenica del Corriere" del 21/05/1933
Copertina illustrata a colori in fascicolo originale completo de "La Domenica del Corriere" del 21/05/1911
Copertina illustrata a colori in fascicolo originale completo de "La Domenica del Corriere" del 3/08/1924
Copertina illustrata a colori in fascicolo originale completo de "La Domenica del Corriere" del 11/07/1967
Copertina illustrata a colori in fascicolo originale completo de "La Domenica del Corriere" del 27/06/1967
Copertina illustrata a colori in fascicolo originale completo de "La Domenica del Corriere" del 6/06/1920
4/06/1905 - La sola tavola descritta, senza fascicolo.
Copertina illustrata a colori in fascicolo originale completo de "La Domenica del Corriere" del 4/06/1905
Copertina illustrata a colori in fascicolo originale completo de "La Domenica del Corriere" del 5/06/1932
Milano, 5/06/1932, la sola copertina illustrata a colori, senza il fascicolo, della Domenica del Corriere.
ill., br. Omar Beltran, preparatore e motivatore di molti importanti atleti professionisti, porta avanti il progetto "pane e acqua", che rifiuta il doping e punta sulle potenzialità della mente: «Ho un ideale e una missione: dimostrare che si può correre in bici ad altissimi livelli senza prendere nulla. Voglio che il ciclismo e lo sport cambino».
In 8ø (cm. 23 x 15); pagg. 179; con numerose illustraz. fotograf. su 16 tavole a colori f.t.; leggera cartonatura originale a colori. VG+. ** "Rosalie Scevroletti non Š una donna, ma una berlina Chevrolet cos? battezzata dai giovani proprietari che l'avevano ricevuta come dono di nozze... I due sposi non avevano esperienza di viaggi tanto lunghi, ma attraverso venticinque paesi dell'Africa, in cinque mesi e con una spericolata attraversata del Sahara nigeriano e algerino, percorsero 35.000 chilometri con un numero enorme di riparazioni alle gomme, nuove balestre, un nuovo cambio... grazie a intraprendenza, coraggio, salute di ferro e una perfetta intesa." Volume della collana "Le Tracce", 61.
Tela c/sovr., cm14.5x19.5,pp 237 (3); ill. a colori e in nero nt e ft.
Paris,Edition de l'Auteur,1930 - Iin-12 - Broché,couverture illustrée - Portrait photographique de l'auteur en frontispice.- 271 pages - Très propre Roman sportif et policier qui parut d'abord en feuilleton dans "L'Auto". Dans le milieu du cyclisme.
Milano, 1946, 8vo brossura originale, pp. 125 con num. dis. n.t.
In 4°, cop. edit. con ali ill., pp. 255,(1), riccamente ill. a col. e b.n. nel t., ottimo es.. (x088) (spedizione standard SEMPRE tracciata con raccomandata-piego di libri, eventuale FATTURA da richiedere all'ordine)
"18 maggio 1909 primo giro D'Italia". In ottimo stato interamente illustrato con immagini fotografiche b.n.
cartonato con sovraccoperta. Usato in eccellente stato di conservazione. Ib1
ill., br. "Alle Colonne d'Ercole", non è solo un libro, ma la realizzazione di un sogno. Tullio Berlenghi è un appassionato di bici, di ambiente, di bellezza, di fotografia, di viaggi e forse della vita stessa, la cui quotidianità regala solo frammenti - attimi da dedicare all'evasione - che difficilmente si riescono a mettere insieme per potersi lanciare in un inedito progetto. Il caso vuole che, di colpo, l'autore si ritrovi per un mese libero da qualsiasi impegno: un'intera pagina bianca da colorare, da progettare, da riempire con un viaggio dell'anima e del corpo. Tullio, su questo foglio, disegna un puntino sulla destra e ci scrive "Genova". Poi, un po' più in basso rispetto al primo, a sinistra del foglio scrive "Colonne d'Ercole" e li unisce con una sgangherata linea che attraversa sette stati, due catene montuose, valli, boschi, laghi, paludi, paesi e zone industriali... fino allo stretto di Gibilterra, dove una volta finiva il mondo conosciuto. 2300 chilometri da percorrere, da solo, con la sua vecchia e inseparabile mountain bike del 1994. Berlenghi racconta la sua esperienza in cui mescola emozioni, fatica, incontri, paesaggi, pensieri liberi e in fuga solitaria per ben 23 tappe.
br. Che cosa hanno in comune, a parte la loro tragica fine, Socrate, il filosofo ateniese che insegnava con il dialogo a "tirar fuori" le idee, e Marco Pantani, il Pirata romagnolo, che andava più forte degli altri in salita per accorciare l'agonia? E che cosa rende le fatiche di Gino Bartali simili all'ascesi di un mistico medievale e quelle di Fausto Coppi, al contrario, così prossime al meccanicismo cartesiano? Lo scoprirete seguendo la ruota e leggendo le pagine di Walter Bernardi, filosofo e professore universitario, appassionato cicloamatore e, in ragione di questa decennale pratica ciclofilosofica, convinto assertore della tesi che "la filosofia va in bicicletta". Con la leggerezza di uno scalatore, con la potenza di un finisseur, con l'agilità di uno scattista, Bernardi percorre un suo personalissimo "Giro d'Italia" filosofico andando in fuga con Fiorenzo Magni e Steve Jobs, piroettando in equilibrio con Albert Einstein e Margherita Hack, facendo un surplace con Diogene e Nietzsche, ragionando infine di massimi sistemi con Alfredo Martini. Alla cui reverenda saggezza bisognerà pur dare retta quando dice, lui che al ciclismo ha dedicato la vita e conquistato tanti allori, che in bicicletta più si pedala e più si pensa.
br. "Il corridore è un asceta", un tempo si ricordava a ogni aspirante campione ciclista. Disciplina, rigore, sobrietà nel cibo e soprattutto nei divertimenti: Bacco, Tabacco e Venere erano severamente banditi dalle corse. Per la gente i corridori erano angeli che volavano sulle biciclette. Ma, si sa, anche gli angeli possono cadere in tentazione! E infatti, rovistando tra i ricordi di campioni e gregari, si scopre che nelle camere d'albergo, tra un autografo e un massaggio, si consumavano incredibili storie a luci rosse. Dopo aver fatto "montare in sella" la filosofia, il professor Bernardi ora si diverte a "smontare il mito" del casto ciclista. Nelle pagine di "Sex and the Bici" si narrano le gesta erotiche dei corridori, dagli anni epici di Girardengo e Binda fino all'epoca d'oro del ciclismo quando, accanto a Gino Bartali, Fiorenzo Magni e Alfredo Martini tutti "casa e bici", Fausto Coppi faceva parlare di sé non solo per lo Stelvio e il Galibier, ma ancora di più per la scandalosa relazione con la Dama Bianca. E quando le tappe del Giro e del Tour talvolta assomigliavano a un inesauribile Decameron di piccanti novelle.