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In -4°, pp. (20), 82, (2). Marocchino, fregi dorati ai piatti e al dorso. Il conte Enrico Trivelli (1709-1737) fu un turbolento intellettuale e poeta napoletano, con ascendenze abruzzesi. La famiglia era di Vasto, ma trasferitasi temporaneamente a Napoli, dove nacque Enrico, che però compì gli studi nella cittadina abruzzese, dove la famiglia era tornata pochi anni dopo la sua nascita. Tornò a Napoli e poi andò a Roma dove, indebitato e in ristrettezze, si impiegò come copista presso la bottega di Martorello e Martino Dominici. Autore di poesia umoristica, satira, pasquinate, dialoghi irriverenti fra cardinali, sonetti contro la Chiesa cattolica e opere politiche. Si attirò il dispetto delle autorità politiche ed ecclesiastiche, compreso Clemente XII, e fu decapitato davanti a Castel Sant’Angelo, “per composizioni di scritture malediche e sediziose contro il Pontefice della Santa Sede”. Questo trattato è l’unico vero e proprio volume pubblicato dal Trivelli, che nello stesso anno aveva pubblicato anche un opuscolo celebrativo proprio di Clemente XII (la “Canzone del conte Errico Trivelli per l’esaltazione di N.S. Papa Clemente XII”, Firenze, 1732, della quale però non si conoscono copie complete): il trattato in sé è un fitto concentrato di erudizione retorica e letteraria, nel quale spicca l’affollamento di riferimenti, di citazioni e di autori rammentati, sia nell’ambito della composizione in volgare (da Dante, Petrarca, Ariosto, a Castiglione, Sannazzaro, Marino “e i suoi poco giudiziosi seguaci”), della critica (Valla, Muratori), degli autori classici (l’elenco dei citati è impressionante considerata la relativa esiguità del testo; numerose le citazioni composte in caratteri greci). Al di là dell’intento esibitorio condotto nel testo dal giovane Trivelli nei confronti del lettore, sono numerosi gli spunti e i dettagli originali, nell’arco del trattato: un esempio su tutti può essere la segnalazione di un’“improprietà” in un componimento del Sannazzaro (“non condonabile” la definisce T.), la seconda egloga, in cui il poeta pecca di superficialità nel tempo della narrazione, visto che la notte subentra al “mezzo giorno”, secondo Trivelli, “in brevissimo spazio di tempo, in cui appena Montano, ed Uranio avevan potuto far un colloquio di pochi versi”: la parte più originale del libro è proprio quella in cui l’autore, ambizioso e “scapestrato” si dedica a criticare speciosamente alcuni passi di autori, senza risparmiare dalla sua lente Ariosto, Tasso, Ovidio e via dicendo. L’urgenza di ottenere riconoscimento è peraltro confermata dalla collezione di testi che fanno da prefazione alla “Lettera” vera e propria, firmati Matteo Egizio (con lettera e replica dell’autore, a sua volta inclusa nel volume), Tommaso Bugassi, Matteo Piccoli Lettor Celestino. Nobile e letterato di area napoletana, il Francesco Caraffa (sc. Carafa) destinatario della “lettera” aveva pubblicato nel ’30 una poderosa raccolta di “Rime varie… Composte nella sua solitaria dimora nel monte Caprario della baronia di Formicola” (Firenze, 1730). Una nota manoscritta al recto del foglio di guardia anteriore recita “Ad usum Friderici Valignani ex dono Authoris…” Valignani (Chieti, 1700 – Torrevecchia Teatina, 1754) era considerato un letterato piuttosto illustre, che ebbe contatti con molti personaggi importanti dell’epoca (uno su tutti il Muratori, citato moltissime volte nella “Lettera” del Trivelli), e nel 1720 aveva fondato la “Colonia Tegea” dell’Arcadia Romana (accademia nella quale era stato accolto anche Trivelli, a Roma, col nome di Idasio Nivalgo. D’interesse la pagina degli imprimatur, che chiude il volume, e comprende la nota di approvazione del Vico. La nota manoscritta che precede il volume prosegue – da altra mano – “Qui Roma ob satyram in Clementem XII Pont: Max severi percussus fuit frustra ante mortem elegenti carmine eniam petente quam tamen assecutus fuerit a clementis principe si ipsa carmina ad aures opportuno tempore pervenissent.” Count Enrico Trivelli (1709-1737) was a turbulent thinker and poet, from Naples but with ancestry from Abruzzo, in Central Italy. In Rome, where he was living in poverty, emploied himself as a copyst in Dominici Brothers’ typography. Humour and satyric writer, he clashed against Vatican, included pope Clemente XII, and he was beheaded in front of Castel Sant’Angelo because of his “seditious” compositions against the Pope. This work is the only real volume ever published by Trivelli: it’s a dense concentrate of rethorics and erudition, with a large number of captions and mentions of authors from Italian, Latin, Greek and classic tradition. Beyond its meaning to exhibit knowledge, the book contains some original thoughts and interesting details. A manuscript note before the title page: “Ad usum Friderici Valignani ex dono Authoris…” Valignani was a well considered literary man with relations with many contemporary important personalities (as the Muratori, for instance). On “imprimatur” page there’s also the authorization to print by Giovan Battista Vico.
Rivista periodica arte e cultura internazionale con ampie monografie d'artisti 16 ANNATE - 32 VOLUMI 28x20 cm., 400 ca per ciascun volume, Numerose in b/n e a colori - Numerose tavole f.t., Cartone plasticato - Fragi e titoli in oro al dorso, Ed., INGLESE - FRANCESE OTTIME CONDIZIONI
A Cura: Grasolari Jacopo (morto nel 1534) Jacobus Grasolarius, veneziano . Pagine: XXII+260+110 Fogli . Illustrazioni: Marca tipografica con il sole fra le viti sorrette da due cavalli . Formato: 16° . Rilegatura: Cartonato muto coevo con al dorso legatura a vista originale con successione doppia di filo, inserito in due tasselli a pergamena. . Stato: Buono . Caratteristiche: Alla seconda opera manca il frontespizio: nelle note a mano antiche ritrovate all'antiporta si dichiara che questa mancanza è molto antica. Molte note antiche scritte in latino ai margini. Da notare la lettera a pg. 2 della seconda opera, dalla quale si capisce il curatore dell'opera (Jacopo Grasolari), il mecenate (Cristoforo De Prioli) e il maestro del curatore, Giorgio Alessandrino Merula. Edizione rarissima. Prima pagina bianca con molte firme antiche un pochino sciupata. . Note epoca: 1527 anche la seconda opera, stampata assieme
In-folio, pp. (32), 563, leg. settec. p. perg. rigida, tit. ms. al dorso. Grande marca tipogr. sul front., graziose testatine, iniz. e fregi silogr., testo in nitidissimo car. corsivo. Dedica dell'a. al ''Cardinale di Ferrara'' (Ippolito II d'Este). Seconda edizione di quest'opera, ''primo trattato di Rettorica che si avesse in lingua italiana''. L'immediato successo e ''lo spaccio sì pronto'' della prima ediizone costrinsero il Giolito a ristampare l'opera ''che uscì nell'anno stesso..., la quale, per essere corretta ed in più luoghi migliorata dall'autore stesso, è degna d'essere preferita'' (Bongi II, p. 72-76). Il Cavalcanti (Firenze 1503 - Padova 1562) fu letterato ed uomo politico, al servizio di svariati eminenti personaggi dell'epoca. Ottimo esempl. di opera impressa con notevole cura (timbro ed ex-libris ms. sul tit., lievi ingialliture agli ultimi 8 ff.).. BMC 162. Gamba 1307 (terza ediz.)..
[Torun (Polonia), s.n., 1697-1698], manoscritto su carta, in-4, legatura settecentesca in mezza pelle con punte (spellature diffuse) cc. 221 totali, non numerate (specifica dei vari titoli: cc. [74] ultime 5 bianche - [34] - cc. [60], ultime 2 bianche - [8], ultime 2 bianche - [10] - [6], ultima bianca - [8] - [5] - [16]). Steso in chiara grafia, da una sola mano, in lingue latina (in gran parte) e polacca. Interno in condizioni più che buone. Dell'estensore del manoscritto, Giovanni Francesco Pagnini che studiava a Torun nel 1697, non sappiamo nulla, se non che apparteneva ad un ramo della famiglia Pagnini originaria di Prato, che ebbe ramificazioni a Volterra, Lucca e, appunto, in Polonia. Ben più ampie le notizie disponibili sul suo professore, Raczynski, nato a Podlasie nel 1664, e che negli anni 1697-1708 insegnò retorica a Torun, Lublino e Poznan. La sua opera maggiore è l'"Historia naturalis curiosa regni Poloniae, magni ducatus Lituaniae annexarunque provinciarum" edita nel 1721, che, nonostante sia, in buona parte, una raccolta di descrizioni da varie fonti, costituisce una delle maggiori opere di storia naturale polacche del XVIII secolo. Morì nel 1737 a Danzica. Nel volume da noi presentato segnaliamo il secondo titolo che affronta argomenti intorno alla convivialità e alla gastronomia.
[Postincunabolo- Legatura] (cm34) Bella e accattivante legatura originale, in piena pergamena con unghie ( Rinforzate in antico) e tracce di lacci. Nervi in pelle bianca (soatto) in parte esterni, sguardie non incollate che lasciano in vista il dorso frammenti di codice membranaceo del XIII sec. Manoscritti e rubricati a tempera. Titolo manoscritto al dorso e al piatto anteriore. -cc. 8nn., cc.198, c. 1 nn., cc.54 + c.1nn. con l'errata. Registro e al verso la stessa marca tipografica del frontis. Carattere romano, 42 linee, varie parole in greco, capilettera figurati. Edizione originale, curata dal J. Sichardus, veramente rara, di grande bellezza tipografica e ben completa delle due parti con in fine 19 capitoli delle "Declamationes" che pur non essendo di Quintiliano, sono state conservate sotto il suo nome. Dopo l'editio princeps del 1470 in Roma per cura di Joan. Antonii Campani, questo celebre trattato di retorica ebbe molte pubblicazioni e recensioni; è una delle più eccellenti opere che possediamo dell' antichità romana. L'autore ebbe successo e fama ed annovera fra i suoi scolari Plinio il giovane, Alcuni fili di tarlo ben restaurati all'angolo basso bianco, all'interno di alcune carte, ben lontno dal testo, lieve alone all'estremo margine bianco basso, altrimenti esemplare veramente bellissimo, nitido e a grandi margini, impresso su carta grave con tracce di coloritura originale ai tre tagli. * Graesse V 526 con collazione e note; * Biblioteca Panizzi 4847; * Moranti "Cinquecentine di urbino" 2848; * Adams Q 29; * BM:STC. German 721.[f68] Libro
In-12°; seconda e migliore edizione delle opere complete, comprende in prima edizione il secondo volume; pp. (36), 322, (2); 155, (1) tre legni nel testo, al frontespizio e all’ultima pagina marca tipografica, capilettera incisi su legno. 2 tomi in un volume, ciascuno con un proprio frontespizio; legatura in piena pergamena con titolo manoscritto al dorso. Contiene: Discorso in mteria del suo theatro, L’idea del Theatro, Trattato delle materie (sull’eloquenza), Trattato della imitatione, Oration prima al re christianiss. di Francia per il vescovo palavicino, Oratione seconda, Rime, De verbi semplici (in cui parla anche della traduzione e delle figure retoriche), Lettere a Marc’Antonio Flaminio, Pietro Aretino, a una anonima Signora (con una tavola in alfabeto ebraico e una tavola di anagrammi del nome Lucretia); nel secondo: La topica overo dell’elocutione, Discorso sopra l’idee di Hermogene, La Grammatica, Espositione opra il primo e secondo sonetto di Petrarca. Giulio Camillo, detto Delminio, (Friuli nel 1480 circa - 1544) fu umanista, filosofo, letterato e scrittore; si interessò di retorica e oratoria, mnemotecnica e cabala. Tutte le sue opere furono pubblicate postume. Adams S 454; Gamba 1283; Cicognara 754; Young p. 56, Yates p. 174. giolito giulio camillo delminio teatro theatre retorica eloquenza poems poesia traduzione, translation anagrammi grammatica petrarca memoria mnemotecnica memory
In -8° pp. (8), 146, (2); mezza pergamena e carta marmorizzata, con nervi fregi e titolo al dorso; ril. con CARO, Annibal, “Rime”, Manuzio 1569, (8), 103, (9). Due rare prime edizioni: il Nazanzeno manca in Iccu e le rime del Caro sono la prima edizione postuma, curata da G.B. Caro e Paolo Manuzio. Two rare first editions, the Caro is the first edition post mortem.
Edizione originale. In-8°; pp. (16), 498 (la numerazione salta da p. 480 a 485), (52), (1), 2 cc.bb. Legatura in piena pergamena con titolo in oro al dorso. Piccolissimi restauri al margine interno bianco delle prime carte. Il cardinale Sforza Pallavicino (1607-67), storico del Concilio di Trento, entrò nella Compagnia di Gesù nel 1637 a seguito del noviziato con Giampaolo Oliva; insegnò filosofia al Collegio Romano e si distinse per la sua produzione letteraria e la stima dei letterati del tempo. Questo suo Trattato di estetica sulla composizione e lo stile, sulla scorta di Aristotele, affronta i problemi della retorica e della poetica. L’opera è suddivisa in Stile e Dialogo, è considerata un testo cruciale per il pensiero poetico tassiano. C. Scarpati, E. Bellini, Il vero e il falso dei poeti. Tasso Tesauro Pallavicino Muratori, Milano, 1990.
In -4°, cc. (20), carta colorata. Prima edizione della traduzione di Giovanni Cattaneo del Panegirico di Isocrate: questo libro è giudicato come la prima testimonianza della presenza dell’umanista a Roma (v. Dbi, s.v.). Giovanni Maria Cattaneo, umanista nato a Novara verso la metà del XV secolo e morto intorno agli anni Trenta del secolo successivo, trascorse molto tempo a Roma, dove entro in contatto con il mondo culturale e strinse un sodalizio con lo stampatore Mazzocchi: questa traduzione è la sua prima pubblicata dall’editore romano e anche il suo testo in generale più noto. The first edition of Cattaneo’s translation of Isocrates’ Panegyric: this book is considered as the first evidence of the presence of Cattaneo in Rome. Giovanni Maria Cattaneo was a humanist, born in Novara in the second half of XV century and dead around 1530. He spent much time in Rome, where he kept in touch with the contemporary cultural world and got along to the printer Mazzocchi: this translation is his first one published by the Roman editor and, in a wider sense, his better known text.
In-8°; pp. 164, (2), legatura in mezza pergamena con tassello e titolo in oro al dorso. il nome dell’autore, Cesare Beccaria Bonesana (Milano 1738 - 1794) , è in fondo alla dedica a Carlo. La seconda parte dell’opera annunciata nella lettera al lettore uscirà solo nel 1809. L’opera, qui in edizione originale e in forma organica, fu il frutto di alcuni studi e ricerche che Beccaria pubblicò sul la rivista il “Caffè”, e che avevano come oggetto la libertà dello stile dall’autorità della tradizione letteraria. In quest’opera l’autore teorizza il rinnovamento dei generi letterari e la maggiore aderenza delle parole alle cose. Ex libris Avv. Queirolo. Firpo II, p. 512. retorica lingua italiana italian language discorso stile style illuminismo milano critica letteraria linguistica beccaria milano
7 tomi , 26x21,leg. p. pergamena, con nervi , tasselli, fregi e tit. in oro al dorso, tagli col. rosso, pp. I- Quo Rhetorica conrinentur, editio tertia, emendatissima, pp. XXX+656, /II- Philosophicorum, editio tertia, emendatissima, PP. 674/IV- qui orationum primus, editio tertia, emendatissima, PP. 683/V- qui orationum fecundus, editio tertia, emendatissima, PP. 687/VI- qui orationum tertius, editio tertia, emendatissima, PP. 677/VIII- in quo epistolae ad atticum, editio tertia, emendatissima, pp. 364.(2 tomi in unico vol. )IX Indices ciceroniani quatuor, pp.303.firma d'appartenenza all'interno dei piatti su tutti i voll., spaccature della pergamena alla cerniera dei tomi II e VI, e in alcune parti dei dorsi, altrimenti in ottimo stato, buone le legature, ordinari segni del tempo.ATTENTION.If the book is older than 50 years Please contact us BEFORE to order it.In this caseits not immediately available to export and we will send you more information about cost and timing.Luogo di pubblicazione GinevraEditore Fratres CramerAnno pubblicazione 1758Materia/Argomento Filosofia , Retorica
In-8°; pp. 796, mancano le ultime due carte, legatura in mezza pelle con tassello al dorso, più tarda. Con molti legni e diagrammi nel testo. Seconda edizione, la prima del 1538, le Lucubrationes dell’umanista fiammingo rappresentano un’opera “enciclopedica” nel senso che raccolgono trattati nei diversi campi del sapere, di particolare interesse la sezione scientifica dedicata all’ottica, alla prospettiva, astronomia, geometria e matematica, anche per le molte illustrazioni. Sembra le la parola “enciclopedi” si trovi per la prima volta proprio sul frontespizio di quest’opera, sotto la forma di kiklopedia.
Edizione: Prima edizione . Pagine: 572 . Illustrazioni: Vignetta al frontespizio raffigurante il peccato originale con il motto " De Hoc stipite omnes" . Formato: 24° . Rilegatura: Pergamena originale molto allentata. . Stato: Buono . Caratteristiche: Sono presenti le Sententiae di Cicerone ( da pg. 1 a 262), e citate per il resto delle pagine ( 263-569) sentenze di numerosissimi altri autori classici. Frontespizio mancante di 1 cm di carta, senza lesioni sul testo. Scritte antiche sul retro della rilegatur
Bella edizione del 1688 del celebre trattato di retorica dell'allocuzione del drammaturgo storico e letterato Emanuele Tesauro (1592-1675). L'opera è «una pietra miliare sul cammino della storia dell'estetica». In esso il Tesauro, muovendo dal terzo libro della Retorica aristotelica, studiò la natura propria dell'arguzia e le figure del linguaggio, offrendo una trattazione sistematica del concettismo profonda e coerente, superiore a quella, pur celebrata, di Baltasar Gracianche egli certamente conobbe. «la trattazione più completa, anzi più minuziosa e largamente esemplificata di quel canone d'arte che fu il fu il ''concettismo''., vi s'intravede l'aspirazione alla conquista dell'estetica moderna, che è l'autonomia della creazione artistica» (Renda-Operti, Diz. letter. ital., p. 1145-6). In ottime condizioni e completo. Copertina in piena pergamena coeva con titolo manoscritto al dorso in ottime condizioni con lievi usure ai margini e dorso. Legatura in buone condizioni. Pagine in buone condizioni con fioriture. In 8. cm 23x17. Pp. (16)+466.Beautiful edition of 1688 of the famosu treaty of rhetorics of allocution by the dramawriter historian and letterate Emanuele Tesauro (1592-1675). In very good conditions and complete Parchment coeval cover with handwritten title in the spine in very good general conditions lightly worn in the extremities. Binding in good conditions. Pages are in good conditions with foxing. In 8. cm 23x17. Pp. (16)+466.
[32], 666, [4] p. Hardcover Very good condition in full vellum, preliminary leaves starting The author's I furori della giovetú, esercitii rhetorici, translated by G. de Scudéry ("Au lecteur" signed : Scudery). Contents: Au lecteur [par Scudéry] -- Preface du Manzini -- Horace suppliant -- Horace combatu -- Coriolanus fléchy -- Caton genereux -- Cleopatre humiliée -- Les sentimens paternels -- Paris amoureux -- Paris combatu -- Les magnanimes riuaux -- Seleueus pusillanime -- L'amant innocent -- Stesicrate temeraire -- Apelles vindicatif -- L'amour est sans foy -- La faim n'a point de loy -- Les trois riuaux -- Les plaisirs du carneual -- La philosophie d'amour -- Les mensonges des hommes -- La gloire de la nuit -- L'apologie du mariage -- Les funerailles de la beauté.
1 15.9x10 cm., 2 c.b., 2 cc. n.n., 218 pp., 1 cc. n.n., 2 c. b., sul frontespizio marca tipografica, fregio, e timbro d'appartenenza 'Libri del prof. Luigi Marra - Napoli', legatura coeva in piena pergamena muta, due piccoli fregi in testa e in calce al dorso, edizione originale, carte di guardia in carta lucida, unghiatura, tagli blu marmorizzati, le prime 15 cc. sono invertite, le prime 2 cc. e le ultime 10 cc. lievemente brunite, ottimo esemplare, in italiano Prima edizione. Certamente l'opera fu stampata in Italia, probabilmente a Lucca come riporta Graesse. L'opera pi? importante di Adimari Lodovico (Napoli 1644-Firenze 1708), poeta, membro dell'Arcadia, composta da cinque satire, pregevoli per correttezza di disegno e purezza della lingua. Treccani I, 508, Dizionario dei luoghi di stampa falsi e inventati, 1716; Graesse I, 20.
A Cura: Nannini Remigio (1521-1581) . Traduzione: Nannini Remigio (1521-1581) . Prefazione: Nannini Remigio (1521-1581) . Edizione: Prima edizione . Pagine: 1+VIII+483+1 Fogli . Illustrazioni: Marca editoriale al frontespizio (fenisce che esce da urna) e al colophon, fregi, capilettera ornati con scene illustrate. . Formato: 8° . Rilegatura: Pergamena coeva con taglio al dorso, restauro necessario per rilegare i primi 8 fogli uniti alla pergamena ma staccati dal resto del corpo. . Stato: Discreto . Caratteristiche: Dimensioni cm. 21,3*14,5 Alla prima pagina firme d'appartenenza (Gioja Decimo). Due fori in frontespizio, con perdita di due lettere e mezza paola. Altri segni di tarlo nel margine centrale e inferiore in alcune pagine, non inficiante la lettura. Bruniture. Utile l'indice degli autori dele orazioni (Dione, Senofonte, Dioniso di Alicarnasso, Quinto Curzio, Appiano Alessandrino, Tito Livio, Sallustio, Egesippo, Procopio di Cesarea, Sassone Grammatico, Leonardo Aretino, Poggio Fiorentino, Paolo Emilio da Verona, M. Bernardo Corio nobile Milanese, Historie Fiorentine, Monsignore Agostino Giustiniano Genovese, Galeazzo Capella, Monsignor Paolo Govio) .
Rilegato con “De usu antiquae locutionis libri duo” (Anversa, 1606) e con “De operis servorum liber” (Anversa, 1608). In -8°, pp. (4), 336, 158, 107, (3); piena pergamena con titolo manoscritto al dorso. Popma è teorico della sinonimia, fra i più citati nella prima edizione del Dizionario dei sinonimi del Tommaseo (1830), che fa riferimento proprio al “De differentiis verborum”. Popma was a theoric of synonyms, one of the first scholars facing this question.
In 4° (); (40), 679, (1) pp. Legatura in cartoncino molle seicentesco con titolo manoscritto da mano coeva al dorso. Piccola e leggera brunitura al margine basso delle ultime 4 carte. Una ventina di carte leggermente ed uniformemente brunite a causa della qualità della stessa e nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Stemma xilografio di Giolito al frontespizio con fenice tra le fiamme che si sprigionano da un’anfora,con la testa volta al sole con motto “Vivo morte refecta mea; Semper eadem”, la fenice è ripetuta anche all’ultima pagina.Titolo e autore chiosati da mano coeva in elegante grafia ai tagli. Bellissima veste grafica con testatine, finalini e grandi iniziali xilografiche ornate ed animate. Seconda edizione dei Giolito di questo classico latino del grande oratore e maestro di retorica Marco Fabio Quintiliano (latino: Marcus Fabius Quintilianus; Calagurris Iulia Nassica, 35-40 d.C. – Roma, 96 d.C.) nella traduzione dell’umanista Orazio Toscanella celebre volgarizzatore di classici latini. Quintilaino fu autore di diverse opere ma “Il suo capolavoro – dedicato all’amico Vittorio Marcello, funzionario della corte di Domiziano, per l’educazione del figlio Geta – è l’Institutio oratoria (90-96 d.C.), cioè “la formazione dell’oratore” e del futuro uomo politico, che compendia l’esperienza di un insegnamento durato vent’anni (dal 70 al 90 ca). Scopo di quest’opera è fungere da manuale per coloro che vogliano impegnarsi nell’ars oratoria ma la Institutio oratoria è anche un trattato denso di insegnamenti pedagogici e suggerimenti didattici. Qui propone una pedagogia illuminata e innovativa, correggendo il modello tradizionale. Per esempio è contrario alle punizioni corporali, considerandole controproducenti al processo educativo. Poi ha una attenzione particolare nei confronti delle inclinazioni personali e proprie del bambino. La pedagogia si basa su un processo sistematico, che non si sviluppa per “assaggi” o frammenti ma si basa su una programmazione ben precisa e congegnata, per questo definita “enciclopedica”, che punta cioè alla formazione generale dell’allievo. È un metodo graduale, che procede dal più semplice al più complesso, dal generale alla definizione e continuo perché non ha un inizio e una fine ma dovrebbe durare tutta la vita. In questo lavoro interagiscono, oltre che l’educatore, l’alunno stesso, la scuola (che è una sorta di piccola società), la famiglia. Quintiliano riconosce nella figura materna un ruolo fondamentale nella formazione del bambino: la madre, nei primi anni di vita del figlio, deve impegnarsi il più possibile a parlar bene, in modo corretto, per far sì che non si creino lacune a livello linguistico già in tenera età. È concezione rivoluzionaria per certi punti di vista, in quanto la figura della donna era poco considerata, per quanto concerne questi compiti. È definita una pedagogia perfettiva: Quintiliano pensa e crede che ogni bambino possa diventare come Alessandro il Macedone, cioè la perfezione. Una figura da ammirare, per le sue gesta e soprattutto perché fu allievo di Aristotele (uno dei punti di riferimento di Quintiliano). Seneca invece criticò questo aspetto, perché riteneva l’immagine di Alessandro Magno totalmente immorale, spregiudicata, diseducativa, un brutto esempio da seguire in quanto il peggior modello di persona e di condottiero. È una pedagogia della parola: vero che afferma che il bambino possa diventare tutto ciò che desideri, qualsiasi tipo di persona, però l’obbiettivo finale della pedagogia proposta da Quintiliano è quella di formare il perfetto oratore. Il testo integrale dell’opera, conosciuto solo in parte nel Medioevo, si deve alla scoperta di Poggio Bracciolini”. Raro. Cfr.: IT\ICCU\RMLE\001811.
In 24 (cm 9 x 14,5), pp. (16) + 299 (ma 297) per errore di numerazione dell'ultima pagina + 42 + (1 bianca). Legatura settecentesca in piena pergamena. Terza edizione dello stesso anno della prima stampata a Milano, presso Da Ponte (la seconda, di pochi giorni successivi alla prima milanese, e' di Verona). La Rhetorica ecclesiastica di Agostino Valier, vescovo di Verona, fu uno degli scritti teorici piu' importanti per l'elaborazione di un'omiletica - ramo degli studi teologici cristiani che si occupa dell'arte e della teologia della predicazione - borromaica. Si tratta di un manuale di retorica ecclesiastica che conobbe varie ristampe. Valier dedica quasi tutto il secondo dei suoi tre libri di Rhetorica ecclesiastica alla commozione sostenendo, contro le dottrine stoiche, che vi sono passioni buone da stimolare e sostenere. Senza la commozione, l'orazione e' per Valier 'ingrata et exanguis'. L'A. raccomanda inoltre l'unita' tematica nell'omelia.
Rarissima edizione latina del 1698 del celebre trattato di retorica dell'allocuzione del drammaturgo storico e letterato Emanuele Tesauro (1592-1675). L'opera è «una pietra miliare sul cammino della storia dell'estetica». In esso il Tesauro, muovendo dal terzo libro della Retorica aristotelica, studiò la natura propria dell'arguzia e le figure del linguaggio, offrendo una trattazione sistematica del concettismo profonda e coerente, superiore a quella, pur celebrata, di Baltasar Gracian che egli certamente conobbe. «la trattazione più completa, anzi più minuziosa e largamente esemplificata di quel canone d'arte che fu il fu il ''concettismo''., vi s'intravede l'aspirazione alla conquista dell'estetica moderna, che è l'autonomia della creazione artistica» (Renda-Operti, Diz. letter. ital., p. 1145-6). Prefazione firmata dal traduttore Kaspar Corber (m. 1700) con le iniziali S.P.D. Antiche note manoscritte. In buone condizioni e completo. Copertina in piena pelle coeva con titolo manoscritto al dorso in buone condizioni con usure ai margini e dorso. Legatura in buone condizioni. Pagine in buone condizioni con fioriture. Lievissima rottura al frontespizio. In 8. cm 20,5x18. Pp. (24)+734+(18).Very scarce latin edition of 1698 of the famosu treaty of rhetorics of allocution by the dramawriter historian and letterate Emanuele Tesauro (1592-1675). Prefation signed by the translator Kaspar Corber (m. 1700) with initials S.P.D. Antique handwritten notes. In good conditions and complete Leather coeval cover with handwritten title in the spine in good general conditions lightly worn in the extremities. Binding in good conditions. Pages are in good conditions with foxing. Light crack in the title page. In 8. cm 20,5x18. Pp. (24)+734+(18).
In-4°; due tomi in un volume, ogni libro ha il proprio frontespizio con marca tipografica incisa su legno; cc. (12), 284, 1 cb, 131, 1 cb. Legatura coeva in piena pergamena con titolo manoscritto al dorso. Ottimo esemplare. Questa ultima edizione è la più completa e corretta; costituisce una summa dell’arte retorica del tempo, con discorsi di politica, di elogio, gratulatorie; tra gli autori Benedetto Varchi, Pietro Bembo, Pietro Vettori, leonardo Salviati.
Pagine: 4+176+60 fogli . Illustrazioni: Al frontespizio marca editoriale raffigurante una donna con lancia e testa mozzata in sommità della stessa. Motto PARS FORTUNA LABORI . Formato: 16° . Rilegatura: Cartonato rosso moderno in similpelle rossa, con scritte in oro al dorso. Al frontespizio segno nel margine interno di antico restauro, che brunisce un centimetro lungo tutta la pagina, verticalemnte. . Stato: Discreto . Caratteristiche: Esemplare integro nelle pagine, molto rifilato, soprattutto nella parte alta, quasi senza margine. Frontespizio con firma (a penna blu) di un precedente proprietario. Piccolo strappetto nell'indice iniziale, senza mancanza di carta .
Volume in 4° antico, legatura originale in pergamena floscia, titolo calligrafico al dorso, bianche, frontespizio con grande marca silografica, prefazione del Piccolomini, tavola dei capitoli, (16) 292 (2) pp.. Ottima, importante traduzione in volgare dei libri della Retorica del grande stagirita, giudicata fra le più attente e chiarificatrici, ad opera del Piccolomini, emerito filosofo dell'Università di Padova ed anche scrittore ed astronomo di gran fama. Bella edizione ottimamente stampata dal De Franceschi su carta forte e croccante, ed ornata da capilettera e testatine xilografici. La copia lamenta una traccia di tarlo al margine bianco superiore di alcune pagine centrali, che solo raramente lede qualche lettera di testo; ed alcuni punti di legatura anteriore hanno ceduto lasciando libere le due prime carte bianche, per il resto volume integro e ben legato, interno fresco e pulito. Edizione rara ed importante.