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Very Good English Paperback. Pbo. Roy. 8vo. (24 x 17 cm). In Turkish. 237-251 pp., 4 maps. Türkiye köy adlari üzerine bir deneme. [Separatum]. An essay on Turkish village names: A study on onomastics.
New English Paperback. Pbo. Oblong large 8vo. (22 x 22 cm). In Turkish. 324 p., color ills. Geçmisten bugüne isim isim Ankara.
<p>19 cm, brossura editoriale originale, p. 211. Segni del tempo alle copertine, interni molto buoni.</p>
Cm. 19, br. edit., pag. VI, 218. Biblioteca Linguistica n° 2. Sottolineature a matita ma ottimo esemplare.
leggeri segni del tempo
CM. 20,5, mezza pergamena con tassello al dorso, pag. XC, 1440 colonne (due colonne per pagina). Prima edizione di questo interessante vocabolario. Ottimo esemplare in solida legatura coeva.
Mm 150x220 Brossura editoriale di pagine XI-315 (630 colonne), copertina brunita e con una piccola abrasione al piatto posteriore, carte ingiallite. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
pp. xxii, 364, [Author's publications]. Booksellers label on front paste down. 12mo. Original full blue cloth binding. Spine slightly faded. Hardbound. Very good. Reprint of the second edition, July 1917. GENEALOGY 2
4 voll. In-8° (23x14,5), pp. 507, (1), 16; pp. IV, 567, (5).; pp. (2), 366; pp. 367-571, (1). Tela originale finemente lavorata a rilievo, tit. oro ds. (1 cern. rotta, usure a qc. cuffia e cern., ma bello e compatto, interno pulito e fresco. Segna un balzo in avanti della teoria del linguaggio (principio di imitazione, illustrato nella dottissima affascinante introduzione), supera di gran lunga Todd, Richardson, Webster, Horne Tooke; ed è il primo dizionario esclusivamente e specificamente etimologico; fondato su un impressionante ventaglio di lingue antiche e recenti (incluso il PIEMONTESE!) e su tutti i grandi dizionari precedenti, puntualmente e continuamente citati; ampie esaurienti spiegazioni; preziose frequenti citazioni di testi. Si trova solo reprint o print on demand, ma rarissimo completo in questa ediz. orig.
ISBN : 2033409090. LAROUSSE. 1998. In-8 Carré. Broché. Bon état. Couv. convenable. Dos satisfaisant. Intérieur frais. 427 pages. EXPRESSION.
Paris chez Rémont 1819, trés fort In-8 relié pleine basane blonde, dos lisse trés orné, piéce de titre. 936 pages. Trés bon exemplaire.
495pp., 24cm., br.orig., bon état, G87478
In 8 (21x14,5) Brossura, pp.100, Ottimo
<p>24 cm, brossura editoriale illustrata in nero con risguardie, p. 124. Con 30 fotografie in nero f.t. alcune anche a piena pagina. Dedica autografa dell'autore alla prima c.b.</p>
In 12° (16,3x9 cm); 130, (2) pp. Legatura coeva editoriale in pieno cartoncino. Segni di tarlo diffusi principalmente nel margine esterno bianco, abilmente restaurati con integrazione di alcune lettere in poche pagine. Esemplare ancora in barbe. Prima rarissima edizione di questa celebre seconda opera del grande filosofo e giurista napoletano, Giambattista Vico (1668 – 1744). In origine, nell’idea dell’autore, il “De antiquissima “ doveva essere formato da tre parti: il Liber metaphysicus (appunto questo), che uscì nel 1710 senza l'appendice riguardante la logica che, nell'intenzione di Vico, avrebbe dovuto avere; il Liber Physicus, che Vico pubblicò sotto forma di opuscolo col titolo De aequilibrio corporis animantis nel 1713, che andò smarrito, ma ampiamente riassunto nella Vita ed infine il Liber moralis, di cui Vico non abbozzò nemmeno il testo. Nel “De antiquissima” Vico inizia ad abbozzare pensieri che poi avrebbe estesamente e compitamente, elaborato nella Scienza Nuova. Partendo da alcuni termini della lingua latina eda analizzandone l’aspetto etimologico, Vico arriva alla conclusione che attraverso alcune parole si possano rintracciare originarie forme di pensiero arrivando a teorizzare, con estrema modernità, il linguaggio come oggettivazione del pensiero. Partendo da queste basi, Vico arriva a tracciare la forma di un antico sapere filosofico appartenuto alle primitive popolazioni italiche. Come dice lo stesso Vico “Latinis "verum" et "factum" reciprocantur, seu , ut scholarum vulgus loquitur, convertuntur”. Semplicando, secondo Vico, in contrasto con Cartesio ed in parte come già fatto dall’occasionalismo e nel metodo baconiano, noi possiamo arrivare a conoscere il pensiero umano che vi è alla base di ogni cosa creata dall’uomo ma non, ad esempio, quello che è alla base della natura in quanto non costrutto umano. La lingua diviene così un tramite fra l’uomo ed il suo passato ed un potente strumento di conoscenza storica e filosofica. Secondo Vico, il cogito cartesiano mi può sicuramente dare certezza della mia esistenza ma non mi può dir nulla di essa, cioè mi da coscienza ma non conoscenza, questa mi è preclusa. Con il metodo di Cartesio noi non possiamo arrivare a conoscere la storia umana perché, appunto, il metodo cartesiano ci accompagna solo alla coscienza. Da qui la necessità di sviluppare un metodo storico che ci possa accompagnare a comprendere profondamente la storia umana della quale il linguaggio, è senza dubbio, uno dei prodotti più complessi ed evoluti. Quella di Cartesio, per Vico, non è scienza ma più che altro un procedimento intuitivo. Come dice il filosofo napoletano “Noi dimostriamo le verità geometriche poiché le facciamo, e se potessimo dimostrare le verità fisiche le potremmo anche fare” e così ad ogni scienza, appartiene un diverso grado di possibilità conoscitive. "I latini... dicevano che la mente è data, immessa negli uomini dagli dei. È dunque ragionevole congetturare che gli autori di queste espressioni abbiano pensato che le idee negli animi umani siano create e risvegliate da Dio [...] La mente umana si manifesta pensando, ma è Dio che in me pensa, dunque in Dio conosco la mia propria mente" (Giambattista Vico, De antiquissima, 6). Per quanto riguarda la conoscenza del creato divino e del creatore stesso all’uomo è preclusa qualsiasi sicura conoscenza ma si può avvicinare a comprendere degli aspetti attraverso quello che Vico chiama “L’Ingegno” che è la facoltà propria del conoscere, per cui l'uomo è capace di contemplare e di imitare le cose. L’ingegno è così strumento di conoscenza ma allo stesso tempo, ha la capacità di dimostrare i limiti della conoscenza umana, fino ad arrivare alla comprensione di una verità divina che si può rivelare anche attraverso l’errore. "Dio mai si allontana dalla nostra presenza, neppure quando erriamo, poiché abbracciamo il falso sotto l'aspetto del vero e i mali sotto l'apparenza dei beni; vediamo le cose finite e ci sentiamo noi stessi finiti, ma ciò dimostra che siamo capaci di pensare l'infinito." (Giambattista Vico, De antiquissima, 6). E’ così che attraverso l’errore umano, Vico, arriva a superare le teorie dello “scetticismo”. "Il chiarore del vero metafisico è pari a quello della luce, che percepiamo soltanto in relazione ai corpi opachi...Tale è lo splendore del vero metafisico non circoscritto da limiti, né di forma discernibile, poiché è il principio infinito di tutte le forme. Le cose fisiche sono quei corpi opachi, cioè formati e limitati, nei quali vediamo la luce del vero metafisico." (Giambattista Vico, De antiquissima, 3). La metafisica diviene cosi la base ed il primo passo verso la conoscenza anche se poi questa è superata e completata da altri tipi di scienza come la matematica e da altre scienze specifiche. Nato in una famiglia di modeste condizioni sociali ed economiche, il padre di Vico era un piccolo libraio, fin dalla giovane età Giambattista dimostrò una natura curiosa ed un’indole vivace ma in seguito ad una caduta intorno ai 9 anni che gli causò una frattura al cranio, gli fu impedito di seguire i normali corsi di studi per tre anni. La caduta fu così rovinosa, che il medico che lo ebbe in cura prospettò alla famiglia che il giovane avrebbe potuto risentire di gravi problemi di intelletto. Ristabilitosi dall’infortunio, pur seguendo a più riprese gli studi presso il Collegio Massimo dei Gesuiti di Napoli, Vico affiancò lo studio istituzionale ad approfondimenti da autodidatta, cosa che del resto fece anche durante gli studi universitari presso la facoltà di Giurisprudenza dell’ateneo napoletano. Questo gli permise di avvicinarsi ad alcuni temi filosofici con un punto di vista del tutto originale. Dal 1686 fu precettore dei figli del Marchese Domenico Rocca nel castello di Vatolla dove, presso la grande biblioteca della famiglia approfondisce la conoscenza dei testi di alcuni scrittori che diverranno poi punti di riferimento del suo pensiero filosofico come Platone ed il platonismo nelle versioni di Ficino, Pico della Mirandola e Patrizi, Sant’Agostino, Botero, Bodin, Tacito, Bacone e Grozio. Tra incarichi universitari, lezioni private e composizioni d’occasione su commissione necessarie a mantenere la sua numerosa famiglia ed il padre ed i fratelli che da lui saranno sempre economicamente dipendenti, nel 1699 Vico inizia ad avere una certa tranquillità economica. Nel 1710 è aggregato all’Accademia dell’Arcadia. In questi anni Vico inizia ad elaborare in forma compiuta la sue idee sulla filosofia della natura che esporrà nel suo Liber physicus, opera oggi andata dispersa ed inizia ad elaborare la sua filosofia della storia abbozzandone le basi nel “De antiquissima italorum sapientia”. Nel 1713 lavora, fra le altre opere, alla biografia del Maresciallo Antonio Carafa che darà poi alla luce nel 1716. L’opera segna la svolta degli interessi vichiani verso uno studio sempre più approfondito del senso stesso della storia e alla comprensione dei problemi giuridici legati alla natura dell’uomo, temi che da lì a poco avrebbero portato il grande filosofo alla composizione della “Scienza Nuova”. Stampata in circa mille copie, l’opera, stampata a spese dello stesso Vico, uscì nel 1725 presso l’editore napoletano Felice Mosca in un formato in dodicesimo e su carta di non eccelsa qualità proprio per contenerne i costi. La versione definitiva ed ampiamente più estesa rispetto alle prime due edizione, verrà pubblicata nel 1744. Prima rarissima edizione contenete per la prima volta il celebre aforisma vichiano "verum esse ipsum factum". Rif. Bibl.: David Walker, The Oxford Companion to Law (Oxford: Clarendon Press, 1980); Lucia M. Palmer, trans., De Antiquissima Italorum Sapientia Ex Linguae Latinae Originibus Eruenda (Cornell: Cornell University Press, 1988).
In-8° (cm. 22,2x15), pp. 80. Bross. edit. con bollino numerato in cop. In ordine alfabetico, dotte trattazioni storico-filologiche su vocaboli e modi di dire e sul loro corretto uso. DEDICA AUTOGRAFA firmata dell'Autore a Paolo Vimercati. Ecco i lemmi: Abitudine. Accusatoriamente. Affittare. Alla impensata. ALPINIsMO, ALPINISTA. Amaricatissimo. Angolare. Annegamento. Antipensatamente. Apprendizio. Aprimento. Assannato. Belligerante. Clata. Calzarone. Collimare. Confino. Connettere, Contabilizzato. Crudo. Dimissione. Elongazione. Ereditabilità. Fazioncella. Gorgia. Forzoso. Forzato. Forzuto. Gnocco. Ladrincelleria. Malandrinaggio. Ecc. ecc. Simpatica rarità.
Leipizi, Druck und Verlag von B.G. Teubner, 1874, in-8, leg. coeva in mezza pelle, pp. VIII, 256. Prima edizione.
pagine in b/n, 17x24 cm, nuovo
Naaml. Venn. 1918, In-12 demi toile verte , XV + 112 pages. Bon état.
In-8° cm. 20x13), pp. LXXIII, 271. Br. ed., copp. sporche, con traccia di etich. dell'A. sui dati editoriali. Aureo e prezioso studio, corredato di strumenti critici ed apparati, edito nelle valli Valdesi, tradizionalmente collegate, anche per affinità religiose, col mondo anglofono. Raro, censito da ICCU in 10 bibl.
ca. 24cm x 15,5cm. XV, 775 p. (Re)-bound in modern boards (hardcover) with gilt-stamped title to spine. Boards in very good condition, top edge with some staining. Half-title and title page restored by bookbinder with strips of paper, following two pages smaller and with scratches, final few pages with missing corner. Inside with minimal browning, clean and in good condition. ACHTUNG! Dieses Buch kann wegen seines Gewichts oder seiner Größe nur als PAKET verschickt werden. Innerhalb Deutschlands 5,80 Euro. (Portokosten ins Ausland bitte erfragen.) / ATTENTION! Due to its weight or size this book can only be sent as a PARCEL. Within Germany 5,80 Euro (For shipment abroad please ask).
Two volumes. pp. xxxiv, (6), 498 + Frontis engraving, dated 1798, of Mercury, seated; (6), 590, (2). Offsetting from frontis, as usual. Foxed. 8vo. 235 mm. The original paper boards binding has perished and should be sometimereplaced. John Horne (1736-1812), later known as John Horne Tooke began his celebrity when he became an enthusiastic partisan of Wilkes in 1768. They made a good pair. Horne loved battles of wits and legal maneuvering, and he sympathized with every cause for liberty, including the French Revolution, and the independence of the American Colonies. Wilkes and Horne later came to bitter disagreement and fought a war of 'Letters'. The redoubtable Junius entered the controversy on Wilkes's side. Horne retorted vigorously, and proved the most successful critic of that famous agitator. A friend of Horne's, William Tooke, lived in the charming town of Purley, and it was he who persuaded John Horne, by then a famous political agitator, to add the name of Tooke to his (as a mutual honor after Horne had successfully fought an Enclosure Act which would have adversely affected Tooke's Purley property). After John Horne Tooke wrote 'The Diversions of Purley' it was apparent that he wanted to be heir to at least half of his Tooke's fortune; but thiswas not to be. This edition of discursive and eccentric linguistic essays,edited and printed by Richard Taylor (1781-1858), is considered the best version of 'The Diversions of Purley'. W151 R
37 pp.; 19 cm. Bross. edit. Cop. e carta ingiallite, picole mancanze al dorso. Dedica autografa dell'autore alla prima p. bianca
Einband berieben, leicht bestoßen, Buchrücken leicht ausgeblichen, Kopfschnitt angegraut, Bleistifteintrag auf Vorsatz, sonst guter Zustand. - LECTORI S. D- FRID. GVIL. STVRZIVS JVTirum est, Orionis Etymologicon, quanquam ab Etymologici Magni auctore, a Suida et Phauorino aliisque laudatum, tamen a nullo Criticorum diligentissimorum, qui saeculo XVI. floruere, ne ab Henrico Stephano quidem aut Friderico Sylburgio, neque consultum neque editum fuisse. Etiam praestantissimis saeculi XVII. Philologis, vt Claudio Salmasio et Isaaco Casaubono, ignotam vel saltem non memoratam fuisse Orionis praestantiam, mirum, est. Nam viris doctis, qui istud saeculum ornabant, omnino non cognitum fuisse hoc Orionis Etymologicon, nullo modo mihi persuadeo. Certe Martinus Brunnerus, Professor Graecae linguae Vpsaliensis , et Johau-nis Schefferi socer, in animo habuit, illud Thomae Magistro et Moeridi Alticistae adiicere, et eruditus Siculus, Martinus la Farina, integrum Orionis Etymologicum cx MSto Bibliothecae S. Laurentii seu Scorialiensis in Hispania incepit edere1). Sed Georgii Matthiae Koenigii, Graecae linguae eodem saeculo in Academia Altorfina Professoris, inscitia non miranda sed stupenda aeque ac ridenda videatur, qui Lexico Phauorini, inter alias notas, marginibus editionis Basileensis in exemplo quod Bibliotheca Paulina Lipsiensis seruat adscriptas, p. 54, 7. vbi Phauorinus recte scripserat [...] , alleuerit haec: „an est Horapollo?“ Viris eruditis saeculi superioris, inprimis Dauidi Ruhrikenio, qui Lutetiae Parisiorum versans Orionis Etymologicon iu vsum suum descripserat, deinde autem nonnulla ex eo aliis quoque impertiuerat, fere vnice hoc deberi existimandum est, vt non solum vtilitas Orionis perspecta fuerit, sed etiam Lutetiae vnum saltem Codicem MStum, qui illius opus contineret, reperiri apparuerit. Sunt vero ibi plures, e quibus Gottlieb Chriftophorus Harlesius Codices MMDCLIII. et MMDCX. indicauit. Vtrum quidem horum Ruhnkenius descripserit, non compertum habebam. Vix tamen dubium est, quin ille non minus quam Larcherus descripserit priorem, quo totum Orionis Etymologicon contineri dicitur, quum alter, vt Codex CCCCLXIV., tantum Excerpta habeat. Nostra aetate Orionis Lexi-con etymologicum praecipue per Fridericum lacobum Bastium innotuit, qui parlim in Epistolae criticae appendice, partim in Notis ad Gregorli Corinthii de Dialectis libellum a Schaefero editum passirn Glossas inde attulit, vel emendauit. Verum ne ille quidem, quo potissimum Codice vsus sit, indicandum putauit, atque interdum ita de eo loquitur, vt non nisi vnus, qui Orionis Etymologicon contineat, in Begia Bibliotheca Parisiensi extare videri queat. Coniicere tamen possumus, eum locos, quos ex Orione attulit, ex eodem Codice, quem Larcherus sibi, describendum, surnsit, hausisse. Saltem vtrumque, cuius vsus mihi fuit, Larcheri apographon valde vitiose scriptum est: quae quidem vitiositas non Larcheri negligentiae tribui debet, sed librario, qui Codicem Parisinum descripserat. Hoc ipsum vero Bastius de eo, qui ipsi ad manus fuit, Codice pas-sim praedicat’). Ruhnkenius autem, nisi correctiorem Codicem inuenit, id quod mihi non est verisimile, vbi locos ex eo attulit ipse statim emendasse vitia manifestiora putandus est, qua de re plus semel in uo iulis meis monui. ISBN 9783487045399