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8vo gr. pp. XXVIII-656, con 124 illustrazioni fotografiche su tavv. f. testo Tela editoriale, sovrac. illustrata, acetato trasp., fascetta editoriale Importante testo di storiografia spagnola. Prima edizione italiana
8vo, hardcover in dj. A magisterial, myth-dispelling history of Islamic Spain spanning the millennium between the founding of Islam in the seventh century and the final expulsion of Spain's Muslims in the seventeenth. In Kingdoms of Faith, award-winning historian Brian A. Catlos rewrites the history of Islamic Spain from the ground up, evoking the cultural splendor of al-Andalus, while offering an authoritative new interpretation of the forces that shaped it. Prior accounts have portrayed Islamic Spain as a paradise of enlightened tolerance or the site where civilizations clashed. Catlos taps a wide array of primary sources to paint a more complex portrait, showing how Muslims, Christians, and Jews together built a sophisticated civilization that transformed the Western world, even as they waged relentless war against each other and their coreligionists. Religion was often the language of conflict, but seldom its cause-a lesson we would do well to learn in our own time.
8vo. pp. 228. . Ottimo (Fine). . Prima edizione
8vo, br. ed. senz indicazione di luogo e data, ma Milano 1991. raro.
8vo, hardcover in dj. Lauded as a “great Jew,” excoriated by antisemites, and one of Britain’s most renowned prime ministers, Benjamin Disraeli has been widely celebrated for his role in Jewish history. But is the perception of him as a Jewish hero accurate? In what ways did he contribute to Jewish causes? In this groundbreaking, lucid investigation of Disraeli’s life and accomplishments, David Cesarani draws a new portrait of one of Europe’s leading nineteenth-century statesmen, a complicated, driven, opportunistic man. While acknowledging that Disraeli never denied his Jewish lineage, boasted of Jewish achievements, and argued for Jewish civil rights while serving as MP, Cesarani challenges the assumption that Disraeli truly cared about Jewish issues. Instead, his driving personal ambition required him to confront his Jewishness at the same time as he acted opportunistically. By creating a myth of aristocratic Jewish origins for himself, and by arguing that Jews were a superior race, Disraeli boosted his own career but also contributed to the consolidation of some of the most fundamental stereotypes of modern antisemitism. Book Description: In this groundbreaking, vivid look at Disraeli’s life and accomplishments, David Cesarani draws a new portrait of one of Europe’s leading nineteenth-century statesmen, a complicated, driven, opportunistic man. While acknowledging that Disraeli never denied his Jewish lineage, boasted of Jewish achievements, and argued for Jewish civil rights while serving as MP, Cesarani challenges the assumption that Disraeli truly cared about Jewish issues.
large 8vo, br. 233 x 153 mm. Language: English . Brand New Book. The Holocaust has never been so widely commemorated, but our understanding of the accepted narrative has rarely, if ever, been questioned. David Cesarani s sweeping reappraisal challenges accepted explanations for the anti-Jewish politics of Nazi Germany and the inevitability of the Final Solution . The persecution of the Jews was not always the Nazis central preoccupation, nor was it an inevitable process. Cesarani also reveals that in German-occupied countries it unfolded erratically, often due to local initiatives. Ghettos were improvised while the mass shooting of Jews during the invasion of Russia owed as much to the security situation as to anti-semitism. In this new interpretation, war is critical to the Jewish fate. Military failure denied the Germans opportunities to expel Jews into a distant territory and created a crisis of resources that led to starvation of the ghettos and intensified anti-Jewish measures. It was global war that eventually triggered genocide in Europe. Cesarani disputes the iconic role of railways, deportation trains and even Auschwitz, and reveals that plunder was more a cause of anti-Jewish feeling than a consequence of it. Using diaries and reports written in ghettos and camps, he exposes the extent of sexual violence and abuse of Jewish women by the Germans, their collaborators and, shockingly, by Jews themselves. But Cesarani also reveals the courage and ingenuity of those who struggled to evade capture and fought back wherever they could. And unlike previous histories, he follows the Jews journey to the Displaced Persons camps; camps which have so often been merely a footnote in the story but where Jews languished behind barbed wire for years after liberation . This moving and dramatic account captures the fate of the Jews, the horror and the heroism, in their own words. Resting on decades of scholarship it is compelling, authoritative, and profoundly disturbing.
8vo br. ed. p.246. Come si potrebbe giungere con le proprie forze al Bene o a Dio se essi non avessero un legame incancellabile con il sé umano? Fin dall'antichità greca e biblica si è meditato su questo interrogativo per riflettere sulla conversione. Nel cuore della storia del XX secolo, malgrado l'impotenza del Dio biblico a manifestarsi, i pensatori presi in esame in questo libro hanno continuato a vegliare su questo legame. Convertirsi, in quelle circostanze, fu la loro maniera di resistere alla fatalità del male. Sia che il loro percorso sia stato filosofico (Henri Bergson), sia che sia stato accompagnato dalla meditazione dei libri ebraici (Franz Rosenzweig) e cristiani (Simone Weil, Thomas Merton) o di ambedue (Etty Hillesum), essi a poco a poco percepirono come il più profondo - l'anima o il sé umano - sia abitato dal "più alto".
16mo, br. ed. 2- 75 pagine. Sara, Rebecca, Lea, Rachele - le madri di Israele, le quattro matriarche appaiono, attraverso le righe di Catherine Chalier, nella loro verità biblica: nella loro antichità che è anche viva presenza, nella loro grandezza che è anche estrema prossimità di persone, nel loro mistero che è anche sfavillio e grazia. Mai divengono figure mitologiche, mai si irrigidiscono nei tratti di personaggi, mai si limitano a un particolarismo etnico. Le parole di queste donne, con i loro atti, i loro gesti, i loro passi, dischiudono le dimensioni e il senso dell'umano. Si producono come ancora inattese, come per la prima volta. (dalla prefazione di E. Lévinas)
in-8, 372 p., cartes et tabl. coul. h.t., annexes, br., couv. ill. plast.
8vo, br., pp. 284, cm 15x21. (I Libri di Viella. 154). Russia, seconda metà dell'Ottocento. La questione ebraica diviene argomento di dibattito pubblico sulle pagine di giornali e riviste. Brafman pubblica "Il libro del kahal", e scatena le fantasie più pericolose dei giudeofobi russi. Kahal, da termine indicante la forma di autogoverno delle comunità ebraiche dell'Europa orientale, acquisisce ora il significato di potenza occulta che, attraverso una cospirazione planetaria, attua il programma di dominazione del mondo, dirige la mano armata del nichilismo nel suo attacco all'Europa, e realizza il progetto di disgregazione fisica e morale dell'Impero russo. A che punto si diffonde in Russia l'idea dell'esistenza di questo kahal segreto? Perché diviene una vera e propria fissazione per un numero crescente d'intellettuali, di letterati, di funzionari, di personalità di governo dell'Impero? In che modo, dunque, la giudeofobia, da sottotesto narrativo, diviene un'accusa reale capace di scatenare terribili pogrom antiebraici? Nel presente saggio l'autore risponde a queste così come ad altre domande esaminando la preistoria dei Protocolli dei Savi di Sion, quel testo che, come scriveva Rollin nel 1939, sarebbe divenuto il più diffuso nel mondo dopo la Bibbia. "L'ombra del kahal" si scosta dai lavori più noti sull'argomento, concentrandosi sulle opere in cui la menzogna diventa realtà e fomenta violenza, disprezzo, politiche antiebraiche, e agisce duramente sul corso delle vite di milioni di sudditi russi di fede mosaica.
8vo. Ril sovracoperta cm 14,5x22,5 pp 273. Raccolta di saggi ebraici e islamici dello prolifico ed eclettiico scrittore. Una ricerca delle scintille divine nella storia dei popoli dl libro
8vo, br. ed. bandelle, pp.pp. XX-202, ill. b/n. Giochà è l’eroe, o l’antieroe, di una serie di storie popolari fiorite nel bacino del Mediterraneo e diffuse in particolare nella diaspora giudeo-spagnola e orientale: se le più antiche testimonianze risalgono infatti a racconti arabi anonimi del IX secolo, è nelle famiglie ebraiche di Turchia, Grecia, Jugoslavia, Bulgaria, Israele e Marocco, che si tramandano oralmente, di generazione in generazione, le gesta eroicomiche di questa figura popolare. Giochà è un ragazzo – ma è anche un adulto – che è tutto e il contrario di tutto: intelligente e stupido, furbo e credulone, onesto e disonesto, triste e allegro, povero e ricco, credente e miscredente. Lo si ritrova in ogni situazione possibile: realistica, fantastica, assurda. Non sa comprare nemmeno un pomodoro, ma sa vendere una pecora brutta e magra a un prezzo favoloso. È figlio di un ricco, ma non ha neppure una camicia. Non ha da mangiare, ma nutre gli affamati. Insomma è un saggio, ma di una saggezza che non si riconosce a prima vista. La raccolta di questi racconti, fedelmente trascritti da fonti orali giudeo-spagnole e tradotti in italiano con la cura di conservarne il particolare registro linguistico, ricostruisce il rapporto, tutto speciale, del narratore che parla al suo pubblico, dentificandosi, insieme con lui, nello stesso gruppo, nella stessa etnia, condividendone usi, valori, norme di comportamento.La comicità di queste «storie», spesso basata su fraintendimenti semantici, sull’esecuzione di ordini ricevuti, intesi, scioccamente, nel loro significato letterale, è, a volte, davvero esilarante. Ma Giochà incarna anche il ribelle alle convenzioni sociali, il burlone che si fa gioco di tutto e di tutti, che irride l’autorità, la paura, la morte stessa; e in questa sua incontenibile, clownesca provocazione sta forse l’effetto catartico che contagia il lettore e lo induce a sorridere.
8vo, 271pp . good and evil in religions, Egypt, Mesopotamia and India, through Iranian and Jewish prophets, to early Christian beliefs.
University of Illinois Press, United States, 2008. Paperback. Condition: New. Language: English. Brand new Book. This is the first published edition of the diary of Abraham Plotkin, an American labor leader of immigrant Jewish origin who lived in Berlin between November 1932 and May 1933. A firsthand account of the Weimar Republic's final months and the early rise of Nazi power in Germany, Plotkin's diary focuses on the German working class, the labor movement, and the plight of German Jews. Plotkin investigated Berlin's social conditions with the help of German Social-Democratic leaders whose analyses of the situation he records alongside his own.Most accounts of Hitler's rise to power emphasize political institutions by focusing on the Nazi party's clashes with other political forces. In contrast, Plotkin is especially attentive to socioeconomic factors, providing an alternative view from the left that stems from his access to key German labor and socialist leaders. Chronologically, the diary reports on the moment when Hitler's seizure of power was not yet inevitable and when leaders on the left still believed in a different outcome of the crisis, but it also includes Plotkin's account of the complete destruction of German labor in May 1933.
8vo, br. ed. pp132
264p. Profusely illustrated, some in color. Pictorial end papers. Last page slightly foxed. Small 4to. Original full red cloth binding decorated and lettered in gold. Original priced dust jacket worn at extremities. Hardbound. Very good+. RELIGION BOX 6
8vo, altezza: 20,5 cm. ip. XV+340. Legat. edit. t. tela, sovracop. ill. con alette, segnalibro. Riproduzione del frontesp. originale in antiporta
8vo, cloth in dj. Translated by Leon J. Weinberger with Dena Ordan This slender anonymous work, spanning 1389 to 1611, presents the priorities and concerns of a Jewish community straddling the late medieval and early modern periods. Ample footnotes and explanations provide the lay reader with sufficient background to understand the references to historical events and figures, to ideologies and to institutions. A comprehensive introduction presents the realities of Prague and Bohemia, as well as offering a helpful discussion of the chronicle and other contemporary Jewish accounts. Conservative Jewish Quarterly In about 1615 an anonymous Jew from Prague composed a short Hebrew chronicle to recount 'the expulsions, miracles, and other occurrences befalling [the Jews] in Prague and the other lands of our long exile.' Abraham David discovered the manuscript [and] added glosses, historical notes, and an introduction. . . . The chronicle, with its brief annual entries, is not a continuous narrative, but does give a feeling of immediacy, like a newspaper. Polin: Studies in Polish Jewry.
8vo, br. ed. 367pp. Perché Martin Heidegger ascrive agli ebrei l'oblio dell'Essere? Qual è allora il rapporto tra l'Essere e l'Ebreo? In che senso viene imputata agli ebrei la colpa più grave, da cui dipende il destino dell'Occidente? E perché questa accusa viene mossa negli anni trenta, dopo le leggi di Norimberga (1935), mentre inizia la guerra planetaria che dovrebbe condurre la Germania nazionalsocialista al dominio del mondo? "I Quaderni neri" di Heidegger oltre a dischiudere un'inedita prospettiva sul pensiero del filosofo, hanno suscitato un nuovo, intenso dibattito. L'antisemitismo metafisico solleva inquietanti interrogativi e rinvia alla responsabilità della filosofia nello sterminio. A un anno dalla prima edizione di questo libro, già più volte ristampato, Donatella Di Cesare prende in considerazione gli ultimi "Quaderni neri", che giungono fino al 1948, interpretando i passi e gli aforismi sulla Shoah e sull'immediato dopoguerra.
8vo, br. ed. 243pp. Circa un milione e mezzo di bambini furono assassinati nella Shoah; pochissimi si salvarono sopravvivendo nascosti, in fuga, alla non vita dei ghetti est-europei e dei lager. Per lungo tempo nessuno si interessò alla loro vicenda, e i sopravvissuti si chiusero nel silenzio. La storia e la memoria dell'infanzia ebraica perseguitata dal nazifascismo ricevettero scarsa attenzione, partendo dallo stereotipo in base al quale i bambini sono troppo piccoli per avere ricordi. Ma che cosa accadde ai bambini durante la Shoah? Quali tipi di esperienze attraversarono, e come essi stessi le percepirono e le vissero? Come cercarono, pur piccoli, di testimoniare quanto stava loro accadendo, consapevoli della necessità di lasciare traccia? Quanti decisero invece di tacere per decenni per cercare di lenire il dolore, e quale sguardo proiettano oggi i testimoni, a distanza di tempo, sulle vicende persecutorie della loro infanzia? E soprattutto che cosa accadde dopo, quando per la maggior parte di loro, nati già durante la persecuzione, la fine della guerra non significò ritornare alla vita ma dover iniziare a vivere un'infanzia che era stata loro preclusa? Con la ricostruzione della storia e della prospettiva dei bambini nella Shoah, l'autrice restituisce dignità di ascolto ai bambini di allora, e al contempo mostra come non solo la percezione di quanto accadeva ma anche le modalità stesse in cui lo sterminio dei bambini fu concepito furono uniche e troppo a lungo trascurate nella storiografia della Shoah.
in-8°, 258 pp., illustrations photographiques en noir hors texte, broche, couv. illustree a rabats. Bel exemplaire. [109B-8] Hebreux - Assyriens - Babel - Sumer - Temples bouddiques - Chine.
16mo, br., ed. pp.141. Il volume pubblicato in esilio nel novembre del 1933, offre un'analisi lucida della situazione politica e sociale dell'ebraismo e delle sue prospettive di rinnovamento alla luce della cesura storica costituita dall'avvento del nazismo. Tramontata l'illusione di un'assimilazione nella cultura tedesca, gli ebrei devono, secondo l'autore, ricostituire un'identità non solo culturale, ma di popolo, e rivendicare così i loro diritti e doveri in quanto minoranza. La nuova forma di identità collettiva auspicata dall'autore comprende dunque la sfera politica, economica e culturale. Riconoscendo l'importanza di un'azione pratica che accompagni la riflessione teorica sul problema dell'ebraismo, il saggio rivendica la necessità di un territorio in cui gli ebrei possano insediarsi.