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8vo, 209pp. In Superman Is Jewish Harry Brod reveals the links between Jews and superheroes in a penetrating investigation of iconic comic book figures. He describes how the role of each hero reflects the evolution of the Jewish place in American culture-an alien in a foreign land, like Superman; a figure plagued by guilt for not having saved his family, like Spider-Man; outsiders persecuted for being different (X-Men); a nice, smart guy afraid people wont like him when hes angry (the Hulk). Brod blends humor and sharp observation as he considers these well-known figures overtly and discreetly Jewish characteristics and talks about how their creators-including Jerry Siegel, Joe Shuster, Stan Lee, and Jack Kirby-integrated their Jewish identities and their creativity. His lively guided tour takes us from the Passover Haggadahs exciting action scenes of Mosess superpowers to acclaimed Pulitzer Prize winners and overseas animators. Brod has written and lectured extensively on this fun and provocative topic and through his expertise explores the deeper story of how one immigrant group can influence the larger culture through entertainment and, in the process, see itself in new, more empowering ways. superman ebreo?
8vo., First Edition thus, with pictorial endpapers; plum cloth, gilt back, backstrip gilt a little faded (but wholly legible), a very good, bright, clean copy. Much-needed reissue of the original edition of 1862, edited by David Smith.
8vo, br. ed. How did the levels of anti-Semitism in the 1930s compare to those of earlier decades? Did anti-Semitism vary in content and intensity across societies? In other words, were Germans more anti-Semitic than their European neighbors, and, if so, why? How does anti-Semitism differ from other forms of religious, racial, and ethnic prejudice? In this 2003 book, William I. Brustein offersa truly systematic comparative and empirical examination of anti-Semitism within Europe before the Holocaust. Brustein proposes that European anti-Semitism flowed from religious, racial, economic, and political roots, which became enflamed by economic distress, rising Jewish immigration, and socialist success. To support his arguments, Brustein draws upon a careful and extensive examination of the annual volumes of the American Jewish Year Books and more than 40 years of newspaper reportage from Europe s major dailies. The findings of this informative book offer a fresh perspective on the roots of society s longest hatred.
8vo, br. ed. pp.129. "La vicinanza a Dio appartiene alle condizioni della natura dell'individuo; questa è perfetta una volta che egli ha trovato il suo archetipo e la sua quiete più alta, la fine di ogni movimento. Tutto ciò che è concreto raggiunge così, in Dio, nella sua perfezione, la quiete. Ogni essere ha la sua linea verso la realizzazione: ma Dio è il punto dove tutte le linee di perfezione si incontrano". La dissertazione dottorale di Martin Buber, dedicata a due grandi figure della mistica e del pensiero rinascimentale come Niccolò Cusano e Jakob Böhme.Il Nuovo Melangolo (24 gennaio 2013)
280. pp cloth in dj as new
8vo, rilegat. ed. sovracoperta, cofanetto. 510pp. «La letteratura dei palazzi, o Hekalot, come si chiamano in ebraico, è antica, misteriosa, difficile. Mette soggezione anche al lettore esperto, abituato a vedersela con i testi astrusi della qabbalah, la sapienza segreta del giudaismo, che si è forgiata tra il XIII e il XVI secolo. Per quanto siano complesse le allegorie dei mistici medievali e della prima età moderna, questi palazzi a perpendicolo su dirupi di luce rimangono una meta proibitiva, quasi irraggiungibile. La letteratura degli Hekalot precede la qabbalah. La precede nel tempo, giacché comincia a costituirsi nei primi secoli dell'età volgare, e la precede nell'ordine mentale e nell'immaginario collettivo. Chi giunge alle dimore divine, e riesce a penetrarvi, entra in un'aristocrazia sapienziale, invidiata e ambita. Il percorso è pericoloso. Alle porte degli edifici superni vigilano guardiani scorbutici e maneschi. Bisogna saperli prendere con le buone, ingraziarseli, oppure aggirarli ricorrendo a qualche aiuto altolocato. Ma non è solo l'itinerario difficile a respingere molti, o forse quasi tutti. Il problema, con cui si scontrava l'adepto in età antica, e che ancora oggi scoraggia più di un lettore, è capire il perché di tanta fatica. Cosa si trova in cielo? Beninteso, non nel cielo volgare dei nostri viaggi intercontinentali. Quello che qui importa è il cielo incontaminato della sapienza primordiale. Il cielo abitato da Dio e dalla sua corte celeste. Il cielo affollato di angeli, protetto da mura altissime di tizzoni accesi, a un tempo percorso da melodie dolcissime e scosso da paurosi boati. Cosa c'è da vedere, cosa c'è da sapere? Questo è l'argomento del nostro libro. Le pagine che seguono sono una risposta alla domanda che, da sempre, s'è fatta a chi torna. Cos'hai visto? Ne valeva la pena? Cosa c'è "là"»? (dall'Introduzione)
8vo, br, ed. Brossura editoriale volume in buone condizioni, 1° edizione, lievi segni di usura sulla copertina, volume 39 della collana "Strumenti" 131 pagine circa
16mo, br. ed. 18,5 cm. pagine (VIII) 120
8vo, br. ed. pp.155. Il volume tratta di una figura tra le più importanti del inondo ebraico italiano ed europeo, Tranquillo Vita Corcos, rabbino e medico attivo a Roma tra fine Seicento e primi decenni del Settecento. Stranamente trascurato dalla storiografia sull'ebraismo, Corcos si muoveva abilmente tra le relazioni intrecciate con membri illustri della politica e della cultura romana e italiana - papi compresi -, e quelle con le comunità ebraiche europee, che si rivolgevano a lui come a una indiscutibile autorità. Il personaggio, la vita e le opere di Corcos rinviano a una serie di tematiche storiografiche che illumina il contesto storico-culturale, non solo ebraico, dell'Italia e dell'Europa tra XVII e XVIII secolo e chiarisce quale fu la natura, essenzialmente negoziale, dei rapporti tra ebrei e cristiani ma anche la loro trasformazione nel tempo. Quella esercitata indefessamente da Corcos, politico avveduto, intellettuale complesso, attratto dalla Kabbalah e dal sabbatianesimo, fu davvero un'"arte della mediazione" pur all'interno di una strenua difesa dell'identità ebraica. Siamo di fronte a un personaggio razionale e aperto e a uno sforzo di dialogo e di conciliazione che non impediva però il ricorso a più dure proteste e denunce rivolte agli stessi pontefici per difendere gli ebrei da preconcetti e accuse, come quella, temibilissima, di omicidio rituale.
pp. 82, br. 6o tavole di illustrazioni a colori, nuovo.
4to, br. ed. pp. xii-148. Indice analitico a cura di Marina Reinisch.
8vo, br. ed. 356pp. Nell'Europa del diciannovesimo e ventesimo secolo gli ebrei vissero in modo contraddittorio - talvolta drammatico - ma anche straordinariamente fecondo il conflitto fra il rispetto della tradizione e le sempre più pressanti esigenze di integrazione poste dall'avvento della società moderna. In questo libro, che chiude idealmente la trilogia composta da "Destini e avventure dell'intellettuale ebreo" e "Passione e tragedia", Riccardo Calimani ricostruisce la tormentata storia della comunità ebraica in due paesi chiave nel panorama culturale del Novecento europeo, la Francia e l'Ungheria, e analizza la personale "inquietudine" e le trame esistenziali dei suoi esponenti più famosi. Con questo libro Calimani completa la mappa dell'intellighenzia ebraica europea, raccontando come ogni suo membro affrontò il problema del rapporto con le proprie origini nel sempre più fosco scenario in cui si stavano creando le premesse della Shoah.
8vo, 449pp. prima edizione
8vo, rilegatura editoriale pp. 373
2 volumes brochés, 362pp 474pp, collection mémoire
16mo, br. ed. 167pp. La violenza inaudita della Shoah, le sfide poste dal dopoguerra e il conflitto in Medio Oriente costringono gli ebrei a fare i conti con un'identità in divenire, combattuti fra il rispetto letterale della tradizione e il desiderio di un rinnovamento spirituale e culturale. Perciò, oggi più che mai, occorre chiedersi: cosa significa essere ebrei? Riccardo Calimani racconta, attraverso i suoi occhi e la sua esperienza, il mondo ebraico rivolgendosi a chi ne sa poco o nulla, declinandolo in tutte le sue sfaccettature: dalla cucina kasher alle feste religiose, dal Bar Mitzvah alla storia delle persecuzioni, dal pensiero geniale di Einstein e Freud al proverbiale umorismo ebraico. Questo libro, serio e dissacrante al tempo stesso, insegna che essere ebrei significa forse essere controcorrente, inquieti, allenarsi ad opporre leggerezza e ironia a pregiudizi, diffidenza e contraddizioni.
8vo, ril. ed. sovracop. 811pp. gli ultimi due secoli di storia della comunità ebraica romana, la più numerosa e antica d'Italia, sono caratterizzati dai profondi - e talvolta drammatici - mutamenti nelle relazioni fra la maggioranza cristiana della Città Eterna e questa piccola minoranza, che, nel volgere di convulsi decenni, ha conosciuto l'emarginazione e l'inclusione, l'integrazione e, in seguito, la discriminazione e lo sterminio. Nella prima metà dell'Ottocento, i timidi segnali di emancipazione degli ebrei visibili nelle società europee più avanzate si manifestano anche a Roma, dove per una breve stagione la repubblica si sostituisce al dominio pontificio. E solo dopo l'unità d'Italia che nella nuova capitale del regno si avverte chiaramente un'impetuosa ondata di cambiamento: gli ebrei iniziano a partecipare con grande passione alla costruzione del Paese che, in virtù del tributo di sangue da essi versato sui campi di battaglia del Risorgimento e della Grande Guerra, considerano a pieno titolo la loro patria. La Chiesa di Roma, tuttavia, sconfitta ma non rassegnata, addebitando l'oltraggio di Porta Pia a un complotto di forze anticattoliche rilancia la propaganda antigiudaica e rinnova contro gli ebrei le tradizionali accuse di deicidio e di omicidio rituale, fornendo argomenti e alibi sia ai ricorrenti episodi di violenza antigiudaica sia all'antisemitismo moderno, che condanna senza appello l'ebreo alla sua presunta identità razziale, negandogli ogni reale possibilità di assimilazione. Esito e culmine di questa martellante campagna d'odio è la pagina nera - vergognosa e incancellabile - delle cosiddette «leggi razziali», promulgate dal regime fascista nel 1938 come atto di adesione all'ideologia del Terzo Reich hitleriano, che sanciscono l'esclusione degli ebrei dal corpo vivo della società italiana. Accolte dapprima con indifferenza e senza un'esplicita protesta della Santa Sede, dopo l'8 settembre 1943 tali leggi spianano la strada alla deportazione ad Auschwitz e alla morte di oltre 2000 ebrei romani. E anche se molti italiani e una parte del clero si riscattano, creando a proprio rischio e pericolo una vasta rete di solidarietà a favore dei perseguitati in fuga, molte ombre continuano a gravare sul silenzio di Pio XII (a cui Riccardo Calimani dedica un'ampia e lucida analisi), che non condannò mai apertamente lo sterminio, pur essendone informato da diversi prelati dei Paesi in cui venne perpetrato. La segreta, ma ferma speranza dell'autore è che questo racconto «sia fonte di ispirazione, affinché tutti i popoli, nessuno escluso, in ogni parte del mondo, sappiano trovare la via della concordia e della giustizia, e possano vivere insieme su questa terra, se non con gioia, almeno in pace fra loro.
8vo, br. ed. pp413. "Ciò che mi spaventa è che pian piano il tempo vada avvolgendo tutto in una polvere sottile che smussa i contorni, spegne i colori. Anche la più fedele delle fotografie ingiallisce e s’accartoccia agli angoli [...]. Dal passato più lontano invece, se sei disposta a scavare nel profondo, puoi far emergere ricordi spezzati, magari a lembi e brandelli ma netti, addirittura vivi. Forse la memoria sa davvero ciò che deve conservare.” Così riflette Frida, che vive in una casa di riposo a Tel Aviv ma non ha nulla della vecchietta stanca e rassegnata: con tenacia e humour scava nel passato per raccontarci il suo viaggio, piccolo tassello della grande storia che ci riguarda tutti. Poco più che bambina, rimasta sola con la sorella Abigail in uno sperduto villaggio dell’Asia centrale, Frida trova salvezza a Bukhara, in casa del ricco mercante Asherov, ebreo come loro. Ma anche nell’Uzbekistan sovietico la sorte si volge contro gli ebrei, e le due sorelle insieme alla loro famiglia acquisita cominciano un’avventurosa e amara aliyah, che attraversa l’Iran, l’Afganistan e l’India, giunge alla Palestina degli anni ’40 per ripartire ancora verso l’Italia. Attingendo a una testimonianza di vita vissuta e mescolandola con una fantasia accesa e nutrita di letture, Franca Cancogni racconta il destino di una famiglia ebrea del Novecento secondo percorsi sorprendenti e ridà vita a un mondo duro eppure ancora aperto a molti futuri possibili. Questo romanzo pieno di giovinezza e di speranze di pace scritto da un’autrice nei suoi novant’anni è come un non, il “pane del ritorno”, posto in Uzbekistan all’ingresso di casa per offrirlo a chi intraprende un lungo viaggio, perché lo assaggi e un giorno torni a mangiarne il resto. Nata a Roma nel 1920, sorella dello scrittore Manlio insieme al quale scrisse nel 1978 il romanzo Adua, Franca Cancogni Violani ha lavorato come sceneggiatrice e firmato decine di traduzioni, tra cui quelle di Joyce, D.H. Lawrence e Conrad per Einaudi.
8vo, br. ed. fascetta ed. conservata
8vo, br., pp. 196, cm 16x20. (Piccoli Saggi. 76).
8vo, ril, ed. sovracoperta pp.390. fasci antiamericanism and antisemitism. in italiano.
8vo, herdcover in dj, 368 pages. During a 1931 trial of four Nazi stormtroopers, known as the Eden Dance Palace trial, Hans Litten grilled Hitler in a brilliant and merciless three-hour cross-examination, forcing him into multiple contradictions and evasions and finally reducing him to helpless and humiliating rage (the transcription of Hitlers full testimony is included. ) At the time, Hitler was still trying to prove his embrace of legal methods, and distancing himself from his stormtroopers. The courageous Litten revealed his true intentions, and in the process, posed a real threat to Nazi ambition. When the Nazis seized power two years after the trial, friends and family urged Litten to flee the country. He stayed and was sent to the concentration camps, where he worked on translations of medieval German poetry, shared the money and food he was sent by his wealthy family, and taught working-class inmates about art and literature. When Jewish prisoners at Dachau were locked in their barracks for weeks at a time, Litten kept them sane by reciting great works from memory. After five years of torture and hard labor-and a daring escape that failed-Litten gave up hope of survival. His story was ultimately tragic but, as Benjamin Hett writes in this gripping narrative, it is also redemptive. It is a story of human nobility in the face of barbarism. The first full-length biography of Litten, the book also explores the turbulent years of the Weimar Republic and the terror of Nazi rule in Germany after 1933
8vo, br. pp. 329, cartes, illustr. en français. la storia di una comunità pugliese convertitasi all'ebraismo. conversion to judaism of an italian village from Puglia.
8vo br. ed. pp. XXVIII-717.