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- RARISSIMO PRIMO STATO DI SEI, dalla PRIMA EDIZIONE delle CARCERI - Acquaforte, bulino, tinta allo zolfo e bruniture, firmata in lastra in basso a destra. Tavola della PRIMA edizione delle 'Carceri'. Esemplare nel primo stato di sei secondo Robison. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana "cerchio e giglio, margini di circa 8 mm, in ottimo stato di conservazione.Le 'Carceriì in prima edizione sono di eccezionale rarità. Secondo un censimento fatta da Andrew Robison, solo 16 esemplari completi dell'opera in prima tiratura sono noti nelle raccolte pubbliche di tutto il mondo.Senza dubbio la serie più nota e celebrata fra le opere del Piranesi. La serie è databile intorno al 1745, e comprendeva quattordici tavole, includendo il frontespizio che portava il titolo di Invenzioni Capric di Carceri all’acquaforte datte in luce da Giovanni Buzard in Roma, mercante al Corso. Una seconda stesura delle stesse, subito successiva, recava il titolo con il nome dell’editore giustamente corretto in Bouchard. E’ fuori di dubbio che l’idea, assolutamente innovativa, per la realizzazione di questa opera nasce da un collegamento molto stretto con la serie denominata Prima Parte di Architetture non solo per la vicinanza di tempo che intercorre tra i due lavori, ma proprio per il preciso intendimento ideologico che l’artista aveva in quel periodo in fatto di architettura. La serie venne ripubblicata dopo ben quindici anni, nel 1761, ampiamente riveduta e corretta. Il Piranesi non era nuovo a ripensamenti e variazioni sulle proprie opere, ma molto interessante è analizzare il motivo che lo indusse a riproporre, cambiandolo nella forma, questo importante lavoro. Le esperienze archeologiche condotte nello studio che porterà alle Antichità Romane (1756), le polemiche con architetti e le loro teorie del periodo, la consapevolezza di aver affinato ancora la propria tecnica stilistica, e il variato concetto architettonico lo indussero a mettere mano alle Carceri. E’ con questa nuova ed arricchita sapienza incisoria che l’artista va a ripescare le vecchie lastre, e dopo la rielaborazione, le ripresenta nel pieno della figura polemica e della lotta ideologica in fatto di architettura che in quegli anni conduceva. La riproposizione della serie rappresenta per il Piranesi un aspetto ben preciso, ovvero ripresentare, rinforzandolo, il messaggio polemico e di polemica architettonica già affrontato quindi anni prima. Lo scardinamento degli spazi e della prospettiva, della logica e di tutti i principi comuni affermati nei trattati, rottura totale con le leggi tradizionali e gli insegnamenti accademici dell’architettura. Due sono le tavole aggiunte nella seconda edizione, che quindi comprende il frontespizio e quindici lastre. Notevoli le differenze stilistiche tra il corpus dell’opera e le due nuove lastre, dove notevoli sono la complessità di struttura e di composizione architettonica, che dimostrano il cambiamento avvenuto in seguito allo studio archeologico dei grandi monumenti romani.Di diverso aspetto l’effetto emotivo che suscita la visione delle singole opere che compongono la serie, che con il loro aspetto malinconico costituiscono un elemento di perenne richiamo, di inesausta vitalità, e di estrema modernità. I ponti sospesi, le reti, i ballatoi, le scale e quanto altro presente nelle Carceri sono stati esame di numerosi studi, che una copiosa letteratura ha colto sin dal romanticismo, dando loro una grande popolarità, esaltandone le molteplici reazioni emozionali che le stesse conferivano. - THE VERY RARE FIRST STATE, from the FIRST EDITION of CARCERI -Etching, engraving, sulphur tint and burnishing, 1750, signed at lower right. From the Carceri set, from the first edition, first issue. Example in the first state of six described by Robison, from the contemporary roman edition.A magnific impression, printed with black ink on contemporary laid paper with "encircled fleur de lys" watermark, with small margins (about 8 mm), very good condition.The first edition of 'Carceri' is absolutely rare. According with Andrew Robison, there are only 16th complete set of the first edition and first issue preserverd in the libraries.Undoubtedly these is the best known and most celebrated series among the works by Piranesi. The series, datable around 1745, consisted of fourteen plates, with the title page bearing the title Invenzioni Capric di Carceri all’acquaforte datte in luce da Giovanni Buzard in Roma, mercante al Corso. In the second issue, immediately subsequent, the title presents the publisher’s name rightly corrected in Bouchard. There is no doubt that the innovative idea of this work comes from a very close connection with the series titled Prima Parte di Architetture not only for the proximity of the dates, but also because both the series reflect the Piranesi’s precise ideology on architecture.The series was re-published fifteen years later , in 1761. Robison 38 I/VI, Hind 12, Focillon 35.
In-folio; 2 tomi in 1 volume; [2], 62, 21, [14]; 212, [30] carte. Marca tipografica ai 2 frontespizi, 64 carte geografiche incise in rame da Girolamo Porro e impresse su mezza pagina, delle quali 33 carte geografiche dedicate all’Europa, 20 all’Asia, 6 all’Africa e una all’America, oltre a 4 mappamondi (primo frontespizio e ultima carta restaurati, sporadiche bruniture.) Legatura coeva in pergamena con titolo dorato al dorso, tagli verdi.
In 4° (234 x 163 mm), 3 parti in 1 volume.; [8], 358, [2] pagine; [28] carte; 47, [49] pagine, 64 carte geografiche a doppia pagina delle quali 27 raffiguranti il mondo antico e 37 raffiguranti il mondo moderno con la descrizione al retro, 12 xilografie e diagrammi nel testo, marche tipografiche (alcuni difetti.). Solida legatura coeva in pergamena con unghie (sguardie nuove).
12 Litografie originali a colori di Arnaldo Badodi (Oggi è una giornata grigia), Renato Birolli (Figura), Bruno Cassinari (Figure), Sandro Cherchi (Figure), Lucio Fontana (Concetto spaziale), Renato Guttuso (Pensando al futuro), Giuseppe Migneco (La sposa), Ennio Morlotti (Corrente controcorrente), Aligi Sassu (La terre est bleu comme une orange), Ernesto Treccani (Autoritratto), Italo Valenti (Oleggio), Emilio Vedova (Scontro di situazioni) ciascuna contenuta in quartino riproducente in litografia testi autografi e disegni degli Artisti (cm 48x35; 48x70). Testo autografo di Raffaele De Grada riprodotto in litografia (Milano, novembre 1967). Alle sguardie della custodia sono applicate due riproduzioni anastatiche di un fascicolo di ''Corrente'' del 31 Maggio 1940 Opera interamente tirata in litografia sui torchi della Grafica ST dal maestro Giuseppe De Bellis. Carta a mano Ventura intonsa con filigrana. Copia 126/150. Folio (cm 50x38). . . Ottimo (Fine). . Edizione originale di 150 es. numerati. . L'opera intendeva celebrare i maggiori artefici di Corrente a distanza di 30 anni. Per Badodi, non essendosi rinvenute matrici originali, si è litografato a mano un disegno di proprietà di De Grada. Lo scritto è tratto da una lettera alla madre dal fronte russo dove Badodi morì l'11 dicembre del 1942. La lito è firmata dalla signora Gardenia Badodi. Per Renato Birolli è stata doperata una delle matrici originali su carta lucida da riporto messa a disposizione dalla famiglia. La lito è stata firmata da Zeno Birolli. Lo scritto è tratto dal taccuino autografo del 16 aprile 1945.
Dal 15 ottobre 1952 al 31 maggio 1953 / 8 fascicoli. Riproduzione dei testi che hanno accompagnato le mostre più importanti di M.A.C. fra il 15 ottobre 1952 e il 31 maggio 1953. Tra questi Gianni Monet ("Prima mostra antologica dell'opera di Soldati"), Gillo Dorfles ("Forma-colore senza metafora"), Albino Galvano ("Mostra di pittori concreti di Milano e Torino alla Saletta Gissi"), Franco Passoni ("Spazialismo"), Filippo Scroppo et al. Tra i manifesti riprodotti su tavole ripiegate: "Manifesto del Macchinismo", "Manifesto dell'Arte Totale", "Manifesto dell'Arte Organica", "Manifesto del Disintegrismo". Opere originali a collage e tavole grafiche di Gianni Monnet, Atanasio Soldati, Giannattasio, Antonio Franchini, Renè Charles Acht, Adriano Parisot, Pino Serpi, Michele Provinciale, Mario Nigro, Bruno Munari, Alberto Moretti, Garau, Gillo Dorfles, Filippo Scroppo et al. Sommario dei contenuti di ogni singolo fascicolo In copertina pittura di Monnet in un appartamento a Milano arredato dallo Studio B24. Impaginazione di Bruno Munari (tranne quelle dei numeri 13 e 15 che è di Michele Provinciali e delle pagine di Torino che è di Adriano Parisot). Le copertine del N. 10 sono formate da 4 fogli trasparenti diversamente stampati. 16mo (Cm 17 x 17). pp. 142. . Ottimo (Fine). . Prima edizione (First Edition). . Il decennio 1948-1958, che convenzionalmente circoscrive le vicende M.A.C., è segnato puntualmente da uno scandito percorso editoriale: le raccolte degli inviti delle esposizioni "Arte Concreta" che documentano i primi due anni di attività e poi i quindici bollettini "Movimento Arta Concreta" pubblicati con cadenza pressoché mensile e caratterizzati dal formato quadrato. A questi seguono i bollettini "Sintesi delle Arti" ed i quattro volumi "Documenti d'Arte d'Oggi" a cadenza annuale dal 1954 al 1958. Per l'intero svolgersi del cammino del Movimento, alle pubblicazioni si affianca una cartella di grafica che, pur nella povertà dei mezzi espressivi, documenta le caratteristiche artistiche del gruppo e dei singoli protagonisti. In queste tappe si svelano tutte le intenzioni e le potenzialità inventive, la loro forte ed originale caratterizzazione grafica che a prescindere dalla statura artistica del Movimento e dalle qualità dei singoli artisti, pongono queste opere nel novero delle più interessanti pubblicazioni d'arte del secolo (Giorgio Maffei, M.A.C. Movimento Arte Concreta).Dal "Manifesto del Macchinismo":'Il mondo, oggi, è delle macchine. Noi viviamo in mezzo alle macchine, esse ci aiutano a fare ogni cosa, a lavorare e a svagarsi. Ma cosa sappiamo noi dei loro umori, della loro natura, dei loro difetti animali, se non attraverso cognizioni tecniche, aride e pedanti?Le macchine si moltiplicano molto più rapidamente degli uomini, quasi come gli insetti più prolifici; già ci costringono ad ocuparci di loro, a perdere molto tempo per le loro cure, ci hanno viziati, dobbiamo tenerle pulite, dar loro da mangiare e da riposare, visitarle continuamente, non far loro mai mancar nulla. Fra pochi anni saremo i loro piccoli schiavi.Gli artisti sono i soli che possono salvare l'umanità da questo pericolo. Gli artisti devono interessarsi delle macchine, abbandonare i romantici pennelli, la polverosa tavolozza, la tela e il telaio; devono cominciare a conoscere l'anatomia meccanica, il linguaggio meccanico, capire la natura delle macchine, con i loro stessi mezzi. Non più colori a olio ma fiamma ossidrica, reagenti chimici, cromature, ruggine, colorazioni anodiche, alterazioni termiche. Non più tela e telaio ma metalli, materie plastiche, gomme e resine sintetiche.Forme, colori, movimenti, rumori del mondo meccanico non più visti dal di fuori e rifatti a freddo, ma composti armonicamente. La macchina di oggi è un mostro!La macchina deve diventare un'opera d'arte!Noi scopriremo l'arte delle macchine!'
Folio; frontespizio inciso su rame da G. De Lairesse (1640-1711), e tavole 98 + 12. Il frontespizio è una celebrazione di Reynst, e della sua opera tesa a salvare dal tempo l'arte. Legatura in piena pergamena con tassello, titolo e fregi in oro al dorso. Timbro a secco in alcune tavole. Splendida copia molto marginosa che contiene le traduzioni in incisione dei pezzi di scultura classica di quella che fu la più importante collezione olandese di statuaria antica, pittura italiana, naturalia, fossili e monete: il cabinet di Gerard Reynst. Il carattere tutto italiano di questa collezione la rende particolarmente inusuale per l'Olanda di quel tempo. Gerard, uno dei sette direttori in carica della Compagnia delle Indie Orientali, mise insieme questa raccolta a Vienna assieme al fratello Jan, e quando, alla morte di quest'ultimo, si decise a venderla, ne fece realizzare un catalogo inciso. Una parte della collezione fu venduta allo Staten van Holland en West Friesland, e nel 1673 la maggior parte dei pezzi erano ormai venduti. Timmers pp. 128-131; Hollstein X, p. 16-21. Folio; copper engraved title page by G. De Lairesse (1640-1711), and plates 98 + 12. The title page is a celebration of Reynst, and of his work aimed at saving art from time. Full vellum binding with label, gilt title and friezes on the spine. Blind stamp on some plates. Splendid copy with large margins that contains the engraved translations of the classical sculpture pieces of what was the most important Dutch collection of ancient statuary, Italian painting, naturalia, fossils and coins: the cabinet of Gerard Reynst. The all-Italian character of this collection makes it particularly unusual for Holland at that time. Gerard, one of the seven directors in charge of the East India Company, put this collection together in Vienna with his brother Jan, and when, on the latter's death, he decided to sell it, he had an engraved catalog made. Part of the collection was sold to Staten van Holland in West Friesland, and by 1673 most of the pieces had been sold. Timmers pp. 128-131; Hollstein X, p. 16-21.
cm. 21 x 30. La collezione completa dei voll. I-XLIII pi? due voll. di indici, rilegata. Fondato nel 1894, cessato con l'anno 1940 (vol. XLIII). Diretto da Giuseppe Lando Passerini e successivamente da Luigi Pietrobono e Guido Vitaletti.
In -8°, pp, 88, cartonato, tagli rossi. Sul verso del frontespizio altro titolo: “Lettera del padre Diego di Pantogia della Compagnia di Giesù al Padre Luigi di Guzman Provinciale nella Provincia di Toledo. Scritta in Pachino corte del Rè della Chiana a di 9 di Marzo, dell’anno 1602. Pubblicata originariamente in spagnolo nel 1605 questa lunga lettera, qui nella sua prima versione italiana, si distingue per la chiarezza argomentativa del testo, quasi giornalistica nel riportare dettagli della vita politica, economica, sociale e religiosa cinese. Il libro è valutato nodale anche come testimonianza circa i rapporti fra religione cattolica e Islam: “This is a very early source written by Christian on Muslims in China proper. The almost non-judgmental treatment of Islam is particularly interesting, although it must be noted that the text was written befor the Jesuit-Muslim conflicts fo the later part of the 16th century, so it must be possible to assume that relations at this time were fairly amicable. [...] The descriptions of Muslim life in China are fairly extensive in comparison with other texts of the early 17th century although, like its counterparts, the text focuses more on other religions such as Buddhism, Taoism, Confucianism and Judaism”. (Thomas Davies, John Chesworth, “Christian-Muslim Relations. A Bibliographical History”, 2012, vol. 11, p. 294. Diego de Pantoja o Diego Pantoja (Valdemoro 1571 – Macao 1618) era un gesuita e missionario portoghese in Cina, noto per aver accompagnato Matteo Ricci a Pechino, dove Diego avrebbe lavorato come astronomo, geografo e musicista. Nel 1617 fu processato come nemico degli astronomi cinesi (aveva apportato alcune correzioni al calendario) ed espulso dalla Cina. Published before in Spanish, this long letter, here in its first Italian edition, is valued as remarkable not only about early contacts between Christian Europe and China, but also about the relationship between Catholic religion and Muslim one: “This is a very early source written by Christian on Muslims in China proper. The almost non-judgmental treatment of Islam is particularly interesting, although it must be noted that the text was written befor the Jesuit-Muslim conflicts fo the later part of the 16th century, so it must be possible to assume that relations at this time were fairly amicable. [...] The descriptions of Muslim life in China are fairly extensive in comparison with other texts of the early 17th century although, like its counterparts, the text focuses more on other religions such as Buddhism, Taoism, Confucianism and Judaism”. (Thomas Davies, John Chesworth, “Christian-Muslim Relations. A Bibliographical History”, 2012, vol. 11, p. 294. Diego De Pantoja (1571-1618) was a portuguese jesuit and missionary in China, known for getting along Matteo Ricci to Beijing, where Diego was an astronomer, a geographer and a musician. He purpoused some changes to Chinese calendar, and in 1617 was prosecuted and banished from China.
Manifesto originale realizzato in occasione della personale Lo Zodiaco di Gino de Dominicis presso la Galleria L'Attico di Roma, 4-8 aprile 1970. Da una fotografia di Claudio Abate . Cm 66x100. . . Ottimo (Fine). . . . Alla sua seconda personale a L'Attico nell'aprile del 1970 De Dominicis presenta per cinque giorni Lo Zodiaco, una sorta di tableau vivant. I segni zodiacali, rappresentati tutti da esseri umani o animali vivi ad eccezione dei Pesci, sono disposti a semicerchio e presentati al pubblico, immobili, per i cinque giorni della mostra. Le dodici figure dell'oroscopo dismettono così la loro bidimensionalità da almanacco illustrato per acquisire rilievo, spessore, plasticità. Ogni significato simbolico viene deliberatamente annullato a favore d'una esatta corrispondenza tra parola ed immagine. (Alessandro Rugnone).De Dominicis creerà successivamente un manifesto della mostra, a partire da una foto a colori di Claudio Abate, che presenterà in galleria a dicembre, nell'ambito della collettiva "Fine dell'Alchimia".
Two decorated wooden panels, painted in polychrome tempera, gold gilt, and gesso, with a leather spine. 330 x 250 mm. Elaborately decorated on one board with four armorial shields, surrounded by incised stamps on gilt fields and gilt floral sprays on a blue field. The text below the shields reads: "INVENTARIO DELLE COSE DEL LA SAGRESTIA DEL DUOMO EDE LALTRE COSE MOBILI DELU OPARA RIFATTO LASICO DA VOLTA AL TENPO DEL UENE RABILE UOMO FRANCESCHO DI PAOLO TADDEI ANNO D. 1475." [Roughly translated: Inventory of the things in the sacristy of the Duomo Ede. Taken from the last by the incomparable Frances Taddei in the year 1475. The front board has a lovely Rennaisance Madonna and Child, with "Samis de Petris" below. This de may have been an attempt to attribute the painting to the artist Sano di Pietro. Beveled edges. Brass bosses at each corner. Very good. RARE. A contemporary of the famed "Spanish Forger", Icilio Federico Joni (1866-1946) was born in Siena. As a young man he worked in the shop of a gilder and art restorer. He began, as a sideline, to produce imitations of fifteenth century Sienese painted wooden panel book covers. He based these tempera painted wooden panels on the Tavolette in the Archivio di Stato, which he probably never saw in person. It is quite clear from his autobiography (1932) that he was proud of his skill and his brilliant imitations of the ancient art of Siena. He considered them original art rather than 'forgeries'. There are probably no more than twenty examples of his work extant today. From the Bridwell Library, SMU: "A skilled producer of imitation "Gothic" altarpieces, he received a commission c. 1890 to create a book cover in imitation of those found on Siena's Tavole di Biccherna, the elaborately gilt and painted fourteenth-century tax registers. Without ever seeing a real Biccherna, he established a lucrative business of faking Biccherna covers. Joni later boasted of incidents in which the local police were alerted to books purportedly stolen from Siena Cathedral or the state archives, only to discover that they were by Joni. A number of book collectors were deceived by Joni's creations, and several of his works were published as Gothic originals. Today, Joni's forgeries are highly valued in their own right. In his autobiography Joni discussed his methods for antiquing the covers by mixing soot, turmeric, chrome yellow, and gilding gesso with gum arabic to produce the patina on the gold. The bosses were bathed in ammonia and the clasp plates were dipped in iodine, "which rusted them in just the right way." Note that Joni's boards are simply glued onto a rough leather spine; he apparently did not know how to replicate a fifteenth-century sewing structure." Research in America has clarified Joni's role as a restorer in such works as Piermatteo d'Amelia's Annunciation (Gardner Museum) and the half-length figures in Fra Angelico's Annunciation (Mrs E. Ford Collection). **PRICE JUST REDUCED! Front Case 1/R
AN OUTSTANDING COPY of the rarest and best illustrated edition of Lazarillo de Tormes, WITH TWO ORIGINAL DRAWINGS BY ALIGI SASSU, one of which is signed. From a total edition of 115 numbered copies, this is one of only nine copies numbered from I to IX containing two suites of the 21 full-page woodcuts by Aligi Sassu (one suite printed in black, one suite printed in bistre and mounted); two suites of the 21 studies (one in black, one in brown); and TWO ORIGINAL DRAWINGS BY SASSU, INCLUDING THE ORIGINAL DESIGN FOR THE WOODCUT RIGHT BEFORE PAGE 1, APPARENTLY THE ONLY PRELIMINARY DRAWING FOR THIS BOOK SIGNED BY THE ARTIST. The book is additionally signed by Sassu, Gian Galeazzo Severi (the translator), and Giampiero Giani (the designer). 4to. Bound in publisher's half morocco and marbled boards, housed in a morocco-lined slipcase. FINE AND BRIGHT, WITH NO DEFECTS. One of the great 20th-century Italian illustrated books, in perfect condition.
Acquaforte e punta secca, 1939. Misure della lastra, 260x 185 mm misure del foglio 283x203 mm. Esemplare unico, come da iscrizione a matita “p. e. u” (prova esemplare unico) in basso. Variante dell’opera I guerrieri dello stesso anno (Marino, 866, Ficacci, 85), con numerose modifiche e su una lastra di dimensioni diverse. Firma e data incise sulla lastra in basso a sinistra, firma e titolo a matita in basso “I guerrieri P. e. u Luigi Bartolini”. Luigi Bartolini è considerato uno dei maggiori incisori italiani del Novecento, insieme a Giorgio Morandi e Giuseppe Viviani. Oltre ad essere un prolifico incisore (al suo attivo oltre mille acqueforti), fu anche pittore e scrittore. Partecipò sia come pittore che come incisore a diverse edizioni della Biennale di Venezia dal 1928 al 1962. Presente a varie manifestazioni artistiche, sviluppò diverse maniere definite: ‘maniera bionda’, ‘lineare’ e ‘nera’. Ricordiamo soprattutto le acqueforti della serie Marche e della serie Sicilia. Iniziò la sua produzione grafica nel 1914 e il suo stile si rifà alla tradizione naturalistica dell’Ottocento. Molte sue incisioni si possono ricollegare ad alcune opere del Goya, di Telemaco Signorini e di Giovanni Fattori. Eccellente nella rappresentazione della natura morta e del paesaggio, spesso il Bartolini rappresentò dolcemente le cose e gli oggetti più umili, i soggetti di natura più dimessi. In essi ritroviamo il sentimento che diviene immagine e la forma che si sviluppa in espressione. Con Bartolini l’incisione torna ad essere un mezzo di espressione poetica libera dal simbolismo e dal vedutismo allora in voga presso le accademie. Nelle sue acqueforti prevale ora un tratteggio leggero (genere biondo), ora una ricerca del chiaroscuro alla Rembrandt (genere nero). Bibliografia C. Barsanti, Catalogo ragionato dell’opera grafica di Luigi Bartolini, Galleria Marino Roma (1972), n. 866; Ficacci, Luigi Bartolini alla Calcografia, n. 85. Etching and drypoint, 1939. Plate size, 260x 185 mm sheet size 283x203 mm. A unique example, as per pencil inscription "p. e. u" at bottom. Variant of the work I guerrieri of the same year (Marino, 866, Ficacci, 85), with numerous changes and engraved on a plate of different size. Signature and date engraved on the plate at lower left, and signature and title in pencil at bottom "I guerrieri P. e. u Luigi Bartolini". Born in Cupramontana near Ancona, Luigi Bartolini was the twentieth century Italian etcher, who came closest to the stature of his great rival, Morandi. As a teenager, he saw the collection of etchings, including work by Callot, owned by the Corradi family in Iesi. From 1907 to 1910 Bartolini studied at the Istituto di Belle Arti in Siena, and started to etch c. 1909. He moved to Rome in 1910, where until 1912 he frequented the Accademia di Belle Arti, while also attending lectures on literature and the history of art, and courses on anatomy at the University in Rome. Bartolini studied the etchings of Goya and took lessons on drawing at the Accademia di Spagna. From there, he went to Florence in 1913, where he attended the Scuola del nudo. Bartolini continued his anatomical research, as well as studying architecture, making himself the most assiduous student of all Italian twentieth century printmakers. He also visited the Uffizi and Florentine print dealers to look at the etchings of Rembrandt and Fattori. Bartolini painted his first oils just before the outbreak of the First World War. Although he painted pictures throughout the rest of his career, and was awarded the Premio Marzotto for them in 1956, they have been far eclipsed in fame by his etchings and writings. During the First World War, Bartolini published his first collection of poetry. A very prolific and accomplished writer, in this field he is best known today as the author of the novel, 'Ladri di biciclette' (Bicycle thieves), of 1946, which was quickly turned into a celebrated film by Vittorio de Sica and Cesar Zavattini. After the First World War, Bartolini held a series of minor teaching posts in Macerata, Sassari, Avezzano, Pola, and Caltagirone, while he continued to etch, and started a long career as a polemical journalist and critic of art and architecture. From 1923 to 1929, he wrote for the Naples periodical, 'Cimento', but he also contributed to 'Il Selvaggio', 'Quadrivio', 'Italia letteraria', and 'L'Ambrosiana'. Bartolini's 1924 exhibition of etchings at the Casa d'Arte Bragaglia in Rome was a great success, and later that year he showed 70 etched landscapes of the Marches at the Casa Palazzo di Roma. The following year he visited Paris, where he paid particular attention to the paintings of Van Gogh. Bartolini's political convictions led him to being assaulted by Fascists and hospitalised in 1928. Two years later, he won a prize at the Venice Biennale, where he had exhibited a portfolio of etchings. In 1930, the Turin publisher, Buratti, began to issue a series of portfolios of etchings by contemporary Italian artists under the editorship of Cipriano Oppi, selecting Bartolini for the first album. The following year, Buratti published 'Le carte parlanti', a portfolio of 10 of Bartolini's etchings, which was published in an edition of 20. In 1932, Bartolini shared the first prize at the Prima mostra dell'incisione moderna at the Uffizi with Morandi and Boccioni. His close friend, the leading anti-Fascist art historian, Lionello Venturi, acted as his agent selling his etchings in Paris. Bartolini's correspondence with his compatriots in exile led to his imprisonment, from which he was released on Mussolini's personal intervention. He was then placed under political surveillance. From 1933 to 1938, Bartolini taught in Merano, where he painted and etched in the open air, finding subjects on the banks of the fast flowing Adige. Despite being under political suspicion, he was given a one - man show of 50 etchings at the second Rome Quadri...
Acquaforte, 1740 circa, monogrammato in lastra in basso al centro A.C. Esemplare nel secondo stato finale, dopo le aggiunte e con la sigla in basso al centro. Della serie Vedute altre prese da i Luoghi altri ideate. In basso a sinistra in primo piano, la continuazione della barca e del ponte parzialmente visti nell'acquaforte Il carro che passa sopra un ponte. Sulla riva lontana del fiume il monumento, incorniciato da un albero e dal fogliame. In lontananza, oltre una zona collinare, vista di una città con torri, campanile, cupole e una piramide. Originariamente questa stampa e Il carro che passa sopra un ponte formavano una lastra unica che venne tagliata forse per un difetto di morsura verificatosi nella zona dell’albero sovrastante il piccolo monumento. Per tale ragione la parte destra della lastra subì una riduzione di circa 25 mm in altezza. Non si conoscono impressioni prima del taglio del rame che venne operato dallo stesso artista, come dimostra l’apposizione – nel secondo stato – della sigla A.C. sul margine inferiore della lastrina con Il Piccolo Monumento. L’elemento decorativo posto alla sommità dell’edificio, forse un leone, è assai prossimo alla scultura, pure enigmatica, che compare sulla colonna ionica del dipinto Capriccio con tempio e colonna. L’opera appartiene alle Vedute altre prese da i luoghi altre ideate… serie delle acqueforti dedicate al console ed amico Joseph Smith, la cui esecuzione va dal 1740 al 1744 circa. Si inserisce nello sviluppo artistico del Canaletto non come parentesi marginale, ma come un momento essenziale di alcuni problemi stilistici, che troveranno la loro piena realizzazione nei primi capolavori eseguiti nel soggiorno inglese. La serie raggruppa fogli che evocano un itinerario che partendo dalla laguna, cioè da Marghera, passando per Mestre, risale il corso del Brenta fino a Padova, non solo inscenata nel cosmorama del Prà della Valle ma in una veduta che segna il passaggio tra la realtà dei luoghi e la fantasia del capriccio. Se il Portico con la lanterna, indubbiamente una delle prove più alte dell’arte incisoria del Canaletto, è una veduta di piena fantasia, l’acquaforte con la cosiddetta Casa del 1741, ricongiunta con la Casa del colonnato, è l’evocazione di una città, che se pur manca di precisi riferimenti topografici, è intrisa di atmosfera veneziana. Giovanni Antonio Canal detto Canaletto (Venezia 17 ottobre 1697 – Venezia 19 aprile 1768)) fu il più illustre protagonista del vedutismo veneziano del Settecento. Grazie a contatti con amatori e collezionisti inglesi in viaggio a Venezia o residenti nella città lagunare, Canaletto beneficia di grande notorietà in Inghilterra presso la più alta aristocrazia e perfino la famiglia reale. Attorno al 1730 suo agente esclusivo è un inglese, il console Joseph Smith: divenuto mercante di quadri, questi si adopera con abilità e tenacia per introdurre il suo protetto nel mercato britannico delle opere d’arte, il più florido al tempo. Titolare di una grande bottega e affiancato da innumerevoli assistenti, Canaletto è artista e abile imprenditore. Nelle opere del Canaletto la città lagunare era raffigurata con grande oggettività: le sue composizioni erano sempre rigorosamente studiate attraverso numerosi disegni preparatori, tratti direttamente dal vero. La “veduta” fu uno dei generi più caratteristici della pittura del Settecento. Si differenzia dal paesaggio (altro genere molto diffuso nel XVIII secolo) per la rappresentazione oggettiva di luoghi e architetture, realizzata attraverso una prospettiva ben studiata. Venezia fu il centro di maggior produzione di “vedute”, con alcune personalità di grande spicco. Al verso, timbro di collezione di James Henry Lockhart (Pittsburgh 1912-Rotonda West 2002) - Lugt 4387. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva, con margini, in ottimo stato di conservazione. Bibliografia Bromberg, n. 33 p. 169; Succi, I, p... Etching, 1740 circa, signed with monogram bottom centre: A. C. Second final state, with the signature added and other additions. From the series: Vedute alter prese da i Luoghi altri ideate - In the lower left foreground, the continuation of the boat and bridge partially seen on the etching The Waggon Passing over a Bridge. On the far bank of the river the monument, framed by a tree and foliage. In the distance beyond a hilly area, view of a town with towers, campanile, domes and a pyramid. Originally this print and The Waggon Passing over a Bridge formed a single plate that was cut perhaps because of a morsure defect occurred in the area of the tree above the small monument. For this reason, the right side of the plate was reduced in height by about 25 mm. There are no known impressions before the cutting of the copper, which was done by the artist himself, as shown by the affixing - in the second state - of the initials A.C. on the lower margin of the plate with The Little Monument. The work belongs to the Vedute altre prese da i luoghi altre ideate... series of etchings dedicated to the consul and friend Joseph Smith, whose execution goes from about 1740 to 1744. It is part of the artistic development of Canaletto not as a marginal parenthesis, but as an essential moment of some stylistic problems, which will find their full realization in the first masterpieces executed in his English stay. The series groups together sheets that evoke an itinerary that starting from the lagoon, that is from Marghera, passing through Mestre, goes up the course of the Brenta to Padua, not only staged in the cosmorama of Prà della Valle but in a view that marks the passage between the reality of places and the fantasy of caprice. If the Portico with the lantern, undoubtedly one of the highest proofs of Canaletto's engraving art, is a view of full fantasy, the etching with the so-called House of 1741, rejoined with the House of the colonnade, is the evocation of a city, which even though it lacks precise topographical references, is imbued with Venetian atmosphere. Giovanni Antonio Canal called Canaletto (Venice 17 October 1697 - Venice 19 April 1768)) was the most illustrious protagonist of the Venetian vedutismo of the eighteenth century. Thanks to his contacts with English amateurs and collectors travelling to Venice or living in the lagoon city, Canaletto enjoyed great notoriety in England among the highest aristocracy and even the royal family. Around 1730 his exclusive agent was an Englishman, the consul Joseph Smith: having become a picture dealer, he worked with skill and tenacity to introduce his protégé into the British market of works of art, the most flourishing at the time. Owner of a large workshop and flanked by countless assistants, Canaletto is an artist and a skilled entrepreneur. In Canaletto's works the lagoon city was depicted with great objectivity: his compositions were always rigorously studied through numerous preparatory drawings, taken directly from life. The "veduta" was one of the most characteristic genres of eighteenth-century painting. It differs from landscape (another genre widespread in the eighteenth century) for the objective representation of places and architecture, achieved through a well-studied perspective. Venice was the center of greater production of "views", with some very important personalities. On verso, collection mark of James Henry Lockhart (Pittsburgh 1912-Rotonda West 2002)- Lugt 4387. A fine impression, printed on contemporary laid paper, good condition. Bibliografia Bromberg, n. 33 p. 169; Succi, I, p. 278, n. 7.
Two volumes, complete. A WONDERFUL SET OF THE RARE PRIVATELY-PRINTED CATALOGUE OF ONE OF THE GREAT PRIVATE COLLECTIONS OF BOOKS AND MANUSCRIPTS. 590; 8, 616 pp. Extensively indexed. Beautifully printed on fine wove paper, with ample margins. Horace de Landau (1824-1903) was the extremely successful representative of the House of Rothschild in Constantinople, Turin, and Florence, and amassed a library of about 90,000 volumes. This catalogue describes, thoroughly and with great precision, thousands of the most important. 4to. Beautifully bound in contemporary half morocco and marbled boards (volume I) and recent quarter vellum and marbled boards (volume II). ENTIRELY UNCUT. Light wear to extremities of volume I, else FINE AND BRIGHT. A rare and beautiful catalogue.
Abundant black and white illustrations and reproductions of photos. Features: Two Men's Madness - six lives and a fine ship, the Frank N. Thayer, are lost through the unaccountable frenzy of two Indians; In Wildest Ireland - A.W. Cutler describes and photographs "unspoilt" regions of the Emerald Isle - with many fascinating photos; The Guardian of the Line - the ordeal undergone by a humble railway-crossing keeper's wife in Lithuania on the Russian Front; In Search of the Unknown Land - The tragic story of the Stefansson Arctic Exploration Expedition, twelve-page article including many photos; The Tales of Golab Khan - some amusing stories of Indian life; The Airman's Escape - two British aviators raid a Bulgarian town, then one is shot down and must be rescued by his companion; From Job To Job Around the World - part VI - Two American wanderers make there way through the Holy Land to Constantinople - with photos; The Trouble at Crib No. 2 - a tug-boat fireman recounts an exciting story of a winter rescue on the Great Lakes; Australia's Water Miracle - article and photos describe how the Government of New South Wales has created a miracle of irrigation; The Story of Count Seilern - A Tragedy of the Hapsburgs; Alpine Acrobats - A vivid account, illustrated by some very remarkable photographs, of the first ascent of the needle-like "Cigar Rock" in the Italian Alps; Lovely one-page illustrated ad by Canada Steamship Lines promotes their Niagara to the Sea all-water route; and more. pp. 4 [ads], [3], 290-385, 7-32 [ads]. Unmarked with moderate wear. Soiling to back cover. Covers beginning to loosen, otherwise a sound vintage copy of this exceptional issue.. Book
Manifesto dell'allestimento di Eliseo Mattiacci presso la Galleria L'Attico di Fabio Sargentini nel giugno del 1970 . Cm 65x100. . . Molto buono (Very Good). . . .
Manifesto dell'"Azione con rullo compressore" di Eliseo Mattiacci presso la Galleria L'Attico di Fabio Sargentini, Roma 1° Marzo 1969. Fotografia di Claudio Abate . Cm 60x100. . . Molto buono (Very Good). . . . L'azione prevedeva l'ingresso dell'Artista nello spazio diretto da Sargentini con un rullo compressore giallo con il quale veniva disegnato un percorso schiacciando un cumulo di sabbia e creando una scia che dall'ingresso si estendeva fin dentro la galleria.
1st edition. Full gorgeous period vellum binding with leather label on spine. 8vo, 256 pages + 7 full plate color illustrations throughout. In Latin. Engraved frontispiece and engraved illustrated title page. Frontispiece, title page, and plates done in green, ochre, and blue. Engraved initials done in red. Brunet V:427. Created by the Grand Ducal Printing House of Florence with great typographical luxury. A beautifully printed work by the Florentine Carmelite Soldini, who expounded the theory that animals possess souls, which was somewhat counter to Church teaching at the time. Soldini discusses a pre-Darwinian idea of evolution, exploring the connections between different kinds of animals, some of which are strikingly illustrated in the colourful plates. The plates depict animals and pastoral scenes featuring prehistoric beasts, shellfish invading the land from the sea, animals and birds, including an ape, and sea creatures. Soldini also wrote a history of the Reformation and a study of Florentine philosophy. The author mentions all those authors who in ancient times claimed the presence in animals of a reflexive soul. "Soldini's publication undermines the belief in the cognitive superiority of man over animals.The eight engraved plates that enrich the edition portray marine animals, in particular crustaceans, as they colonize the earth. This representation is inspired by the theory of the French Benoit de Maillet (1656-1738) who, in his work Telliamed (the title repeats his name written in the opposite sense) reports his Neptunian theory of the earth: the globe would have been covered with water in ancient times which would be gradually retreating. And life would have originated in water through tiny seeds that would have generated all the aquatic forms from which all the terrestrial ones and then the winged ones should come up. Every plant or animal, including man, would essentially have a corresponding aquatic form Unexplored treasures. The exhibition of the Medici-Laurenziana Library). Copies sold at Christies in 2001 and 2006 for well over $3000.00. Subjects: Animal intelligence. Animal behavior. Evolution -- Early works to 1800. Psychology, Comparative. Engravings -- Color. Etchings -- Color. A la poupée prints. OCLC: 53019892. Faint blindstamp on final page of index and blank rear endpaper. Very Good Condition. An outstanding copy, much nicer than generally offered. (AC-21-21)
A Cura: Giovanni Antonio Liberati . Prefazione: Lettera dedicatoria al Cardinale Odoardo Farnese scritta da Scipione Perini (09 Novembre 1603), primo degli Accademici . Edizione: Prima rarissima edizione . Pagine: 254 . Illustrazioni: Incisione al frontespizio raffigurante un falco ghermente uccello con motto NATURA IUBENTE ET ARTE EXEQUENTE. Capilettera incisi riccamente. . Formato: 24° . Ex libris: Firma di appartenenza antica GIOVANNI TANCREDI . Rilegatura: Cartonato coevo grigio muto . Stato: Deteriorato . Caratteristiche: Esemplare da studio molto importante per il valore storico.Mancano le ultime 22 pagine finali, sottolineando però che dell'opera principale (INTRICHI) manca solo una pagina. Strappo a pg 99 angolo basso con perdita di una sola parola.La prima rappresentazione dell'opera si svolse a Palazzo Farnese a Caprarola il primo settembre del 1599 (posticipata rispetto alla previsione del 1598). L'attribuzione al Tasso è combattuta e fonte di scontro fra critici letterari. A rafforzare la paternità tassiana dell'opera esiste una lettera del Tasso scritta nel 1586 nella quale il Tasso affermò che stesse per iniziare la scrittura di una commedia dedicata a Virgiania De' Medici. Ritornando agli studi critici, è indubbio il lavoro di revisione di Antonio Liberati (autore del prologo e degli intermezzi) e in generale dei venti Accademici di Caprarola, in primis anche lo stesso Scipione Perini, finanziatore dell'opera stampata e probabilmente ideatore del titolo. Egli stesso infatti, pur nativo di Caprarola, si trasferì a Viterbo nel 1603 e in quello stesso anno prese la decisione di curare la stampa e commissionarla allo stampatore, Girolamo Discepolo. Fonti articolo di Fabiano Fagliari Zeni Buchicchio. Disponibile il testo mancante. . Note epoca: MDCIII
"In-4°; cc. (12), 118, (9), grande marca tipografica incisa su legno al frontespizio; nel testo testatine e capilettera incisi su legno. Legatura in piena pelle, con cornice a fregi dorati ai piatti, tassello e titolo in oro al dorso con fregi. Bella edizione del poema epico di Torquato Tasso (1544-1595), che fu tra le edizioni autorizzate dall’autore, completa dei venti canti. Scritta in pieno spirito controriformista, elaborando una materia che fonde l’epica classica con la cultura cristiana, l’opera ebbe una prima stesura nel ’75 e fu poi oggetto di rimaneggiamenti successivi, lasciando adito in questo lasso di tempo alla circolazione e alla stampa di versioni incomplete, non corrette e non autorizzate dal Tasso. Nella presente edizione Celio Malaspina firma la dedica a Giovanni Donato, senatore Veneto, dichiarando che per buona sorte era entrato in possesso della maggior parte del poema del Tasso, e che ora “havendo io con molta mia fatica procurato haverlo, e havutolo tutto intiero, tanto più pronta e allegramente pur lo facci vedere da ogn’uno”. Segue il “Discorso del sig, Filippo Pigafeta, mandato al Signor Celio Malespina in materia dei i due titoli di questo poema”. Tassiana 159, Gamba 945. In-4 °; cc. (12), 118, (9), large woodcut printer’s mark on the title page; woodcut letterheads and initials. Very nice full calf binding, with gilt frame on the plates, label and gilt title on the back with decorations. Beautiful edition of the epic poem by Torquato Tasso (1544-1595), which was among the editions authorized by the author, complete with twenty chants. Written in full Counter-Reformation spirit, elaborating a material that blends the classical epic with Christian culture, the work had a first draft in 1575 and was then subject to subsequent alterations, leaving room for circulation and printing in this period of time of incomplete, incorrect and unauthorized versions by the author. In the present edition, Celio Malaspina signs the dedication to Giovanni Donato, Senator of Veneto, declaring that by good luck he had come into possession of most of Tasso's poem, and that now ""I have, with great effort, obtained it, and I had it in its entirety"". There follows the “Discorso del sig, Filippo Pigafeta, mandato al Signor Celio Malespina in materia dei i due titoli di questo poema”. Tassiana 159, Gamba 945. "
1861-1862: Prima due annate rilegate in legatura coeva in mezza pelle con titolo al dorso. 30 numeri, tutto il pubblicato, dal 6 giugno al 24 dicembre, tutti i numeri presentano 8 pagine a parte due numeri che ne contiene 12. Prima della raccolta presenti una brossura rosa illustrata, una carta con titolo e annata entro cornice ed una carta (con strappo ma senza perdita di carta) con il titolo illustrata. Seguono (rinforzo al margine esterno bianco della prima ed ultima carta del primo numero e al centro di un numero per ridurre uno strappo). L’annata si chiude con una brossura rossa satirica illustrata.1862 Tutto il pubblicato. Brossura verde illustrata, seguono, dal primo numero della seconda annata uscito il 4 gennaio all’ottantaduesimo ed ultimo numero uscito il 24 dicembre. Tutti i numeri sono formati da 8 pagine a parte tre numeri che presentano 12 pagine. 1863-1864: Terza e quarta annata, rilegate in mezza pelle con titolo e fregi in oro al dorso. 1863, Anno III, n. 1 (1 gennaio 1863) – n. 135 (31 dicembre 1863) compreso supplemento al 122 e al 124, 1864 Anno IV, n. 136 (7 gennaio 1864) – n. 187 (29 dicembre 1864). L'ultimo numero del 1864 presenta uno strappo con perdita di carta alla terza carta dell'ultimo numero, il 187. Due annate complete1868 Tutto il pubblicato. Dal primo numero dell’annata, il 344 del 2 gennaio all’ultimo numero dell’anno, il 396 uscito il 31 dicembre. Legatura in mezza tela con piatti foderati da carta marmorizzata coeva (qualche difetto ai piatti). All’interno in ottime condizioni di conservazione. Tutti i numeri sono formati da 8 pagine. Alla fine del volume sono raccolte tutte le brossure editoriali di ogni numero di colore paglierino e arancione. 1869 Tutto il pubblicato. Dal primo numero dell’annata, il 397 del 6 gennaio all’ultimo numero dell’anno, il 448 uscito il 30 dicembre. Legatura in mezza tela con piatti foderati da carta marmorizzata coeva (qualche difetto ai piatti). All’interno in ottime condizioni di conservazione. Tutti i numeri sono formati da 8 pagine.1870 Tutto il pubblicato (a parte 5 numeri, il 469, il 483, il 485, il 487, il 498 mai aggiunti in questa collezione). Dal primo numero dell’annata, il 449 del 6 gennaio all’ultimo numero dell’anno, il 500 uscito il 29 dicembre. Legatura in mezza tela con piatti foderati da carta marmorizzata coeva. All’interno in ottime condizioni di conservazione.1872 Tutto il pubblicato a parte i numeri 580 e 603. Dal primo numero dell’annata, il 553 del 4 gennaio all’ultimo numero dell’anno, il 604 uscito il 26 dicembre. Due strappetti alle prime tre carte dell’ultimo numero, restaurati, senza perdita di carta. Legatura in mezza tela con piatti foderati da carta marmorizzata coeva (qualche difetto ai piatti). All’interno in ottime condizioni di conservazione. Tutti i numeri sono formati da 8 pagine, a parte un numero che è composto di 4 pagine.1873 Tutto il pubblicato a parte i numeri 622, 623, 629, . Dal primo numero dell’annata, il 605 del 2 gennaio all’ultimo numero dell’anno, il 656 uscito il 25 dicembre. Due strappetti alla prima pagina del primo numero senza perdita di carta. Legatura in mezza tela con piatti foderati da carta marmorizzata coeva (qualche difetto ai piatti). All’interno in ottime condizioni di conservazione. Tutti i numeri sono formati da 8 pagine, a parte un numero che è composto di 4 pagine.<BR>1874 Tutto il pubblicato. Dal primo numero dell’annata, il 657 del 1 gennaio all’ultimo numero dell’anno, il 709 uscito il 31 dicembre. Legatura in mezza tela con piatti foderati da carta marmorizzata coeva (qualche difetto ai piatti). All’interno in ottime condizioni di conservazione. Tutti i numeri sono formati da 8.<BR>1875 tutto il pubblicato. Entro carpetta con lacci. Dal primo numero dell’annata, il 710 del 7 gennaio all’ultimo numero dell’anno, il 761 uscito il 30 dicembre. Tutti i numeri presentano 12 pagine la prima e l’ultima carta sono alcuni di brossura arancione, alcuni rosa e gli altri gialli). Varie tavole a colori, numerosi numeri ancora a fogli chiusi. I numeri si presentano ancora a fogli chiusi.1876 tutto il pubblicato. Entro carpetta con lacci. Dal primo numero dell’annata, il 762 del 6 gennaio all’ultimo numero dell’anno, il 813 uscito il 28 dicembre. Tutti i numeri presentano 12 pagine (la prima e l’ultima carta sono in brossura paglierina). Varie tavole a colori, numerosi numeri ancora a fogli chiusi. Varie tavole a piena pagina in cromolitografia a colori (qui compare anche il primo ritratto della “Galleria Cromolitografica dello Spirito Folletto”). I numeri si presentano ancora a fogli chiusi.1877 tutto il pubblicato. Entro carpetta con lacci. Dal primo numero dell’annata, il 814 del 4 gennaio all’ultimo numero dell’anno, il 865 uscito il 27 dicembre. Tutti i numeri presentano 12 pagine (la prima e l’ultima carta sono alcuni di brossura arancione e gli altri gialli). Varie tavole a colori, numerosi numeri ancora a fogli chiusi. 1878 tutto il pubblicato. Entro carpetta con lacci. Dal primo numero dell’annata, il 866 del 3 gennaio all’ultimo numero dell’anno, il 917 uscito il 26 dicembre. Tutti i numeri presentano 12 pagine (la prima e l’ultima carta sono alcuni di brossura arancione e gli altri gialli). 1879 tutto il pubblicato. Entro carpetta con lacci. Dal primo numero dell’annata, il 970 del 1 gennaio all’ultimo numero dell’anno, il 969 uscito il 25 dicembre. Tutti i numeri presentano 12 pagine (la prima e l’ultima carta sono di brossura marroncino). 1880 tutto il pubblicato. Entro carpetta con lacci. Dal primo numero dell’annata, il 918 del 2 gennaio all’ultimo numero dell’anno, il 1022 uscito il 30 dicembre. Tutti i numeri presentano 12 pagine (la prima e l’ultima carta sono di brossura paglierina). Quasi tutti i numeri sono a fogli chiusi e presentano una grande tavola a colori. 1881 tutto il pubblicato. Entro carpetta con lacci. Dal primo numero dell’annata, il 1023 del 6 gennaio all’ultimo numero dell’anno, il 1074 uscito il 29 dicembre. Tutti i numeri presentano 12 pagine (la prima e l’ultima carta sono di brossura azzurrina). Lo Spirito Folletto fu una delle riviste umoristiche milanesi, più celebri dell'ottocento e rappresenta anche la prima impresa editoriale del celebre editore italiano, Edoardo Sonzogno (Milano, 21 aprile 1836 – Milano, 14 marzo 1920) subentrato da pochissimo al padre Lorenzo, nella guida dell'azienda di famiglia. Il giornale uscì per la prima volta nel 1861 con il titolo “Lo Spirito Folletto, giornale umoristico-illustrato” riprendendo il titolo del primo famoso giornale satirico lombardo, uscito per un solo anno, nel turbolento 1848 con il titolo “Lo Spirito folletto, Giornale diabolico, politico, umoristico, comico, critico, satirico, pittoresco.”. Nel 1863 Sonzogno acquista la testata satirica de “L'Uomo di Pietra” che viene poi assorbito dallo Spirito Folletto. Il giornale si avvaleva all'inizio della preziosa opera di Vespa e Camillo, al secolo Vespasiano Bignami e Camillo Marietti ma pochi dopo pochi numeri la collaborazione si allarga ad alcuni dei più importanti illustratori dell'ottocento come Francesco Gonin ed il figlio Guido, Francesco Fontana, Taccani, Giuseppe Galli, Giulio Gorra, Camillo Cima (Don Pacifico Pinzo), Iacopo Parera (Don Sancio), Casimiro Teja (Jetta), Carlo Gallina, Sebastiano De Albertis, ed il bergamasco, Luigi Borgomainerio fra i più attivi rappresentanti della Scapigliatura. Nel 1881, il giornale venne poi acquistato dal Secolo d'Italia e la parte grafica venne poi affidata a grande illustratore fioretino Mata, Adolfo Martinelli (1832 – 1887), che si era creato grande fama di acuto caricaturista politico sulle testate fiorentine quali “Il lampione”, “La Lanterna di Diogene” e “L'Arlecchino”. A partire dal 1880 il giornale iniziò anche a pubblicare tavole a colori ma la sua esperienza editoriale stava andando verso la conclusione che avvenne nel 1884 quando divenne un mensile e ridusse il suo formato. Nel corso della sua vita, fu uno dei giornali milanesi più celebri e seguiti dove la satira era solo una scusa per fornire informazioni politiche e di costume su Milano e l'Italia. Raro a reperirsi un insieme così congruo di annate, in buone-ottime condizioni di conservazione.
First and only edition, folio (640 x 460), [4]pp., followed by 6 engraved plates (lightly foxed), this being the special issue with proofs on india paper, loosely inserted is a proof before letter and final working of the last plate, Lake Cosmo, inscribed in pencil to the dedicatee, orig. printed boards, calf spine, with minor wear. The subjects of the etchings and views of the following: 1. The Lago Maggiore. 2. The Lake of Lugano. 3. The Romantic Shores of Sorrento. 4. The Town of of Luvino and Lago Maggiore. 5. The Grand Approach to Sion. 6. The Town and Lake of Como. William Cowen (18 June 1791 ? 29 January 1864) was an English landscape painter. His work includes views of towns in Yorkshire, Italy, France, Ireland and particularly Corsica. Cowen was born in Rotherham in 1791 and worked teaching drawing in nearby Sheffield in 1811. Cowen was lucky enough to obtain William Fitzwilliam, 4th Earl Fitzwilliam as a patron, who paid for him to visit Italy via France and Switzerland in 1819 and 1822, after which he published this work, which includes his own engravings from his continental tours. Very rare; Copac and OCLC give a single location at the Victoria & Albert Museum.; Not in Abbey.
Vol 1. Anno I°, N. 1 (15 novembre 1856) – N. 59 (26 dicembre 1957). Annata completa. Vol. 2. Anno II°, N. 1 (2 gennaio 1858) – (presente anche il Supplemento al numero 17, speciale del 1 maggio del 1858) – N. 52 (24 dicembre 1858). Annata completa. Vol. 3. Anno III°, N. 1 (1 gennaio 1859) – N. 83 (31 dicembre 1859). Annata completa. Vol. 4. Anno IV, N. 1 (3 gennaio 1860) – N. 155 (29 dicembre 1860). Annata completa.Vol. 5. Anno V. n. 1 (1 gennaio 1861) – N. 156 del 31 dicembre 1861. In questo volume, il numero 1 è lacunoso della prima pagina, il numero 40 è lacunoso di una pagina e manca il numero 41, al numero 43 manca la seconda pagina, al numero 46 manca la seconda pagina). Il volume presenta il piatto posteriore della legatura ma non il dorso ed il piatto anteriore, pur essendo i numeri legati. All'interno si presenta, in genere in buone-ottime condizioni di conservazione.In folio (35,5x26,8 cm) primi 4 volumi con le prime 5 annate complete (compresi i numeri della primissima annata usciti nel 1856 e fatti rientrare nell'annata seguente del 1857) rilegate in belle legature coeve in mezza pelle verde scuro con titolo, numero del volume ed annata, oltre a fregi, in oro al dorso e piatti foderati con carta verde coeva. I primi quattro volumi si presentano, all'interno in ottime condizioni di conservazione. Il quinto volume, a parte i difetti sopra descritti, si pr esenta in buone condizioni di conservazione. Ogni numero è composto da un numero variabile da 16 a 4 pagine in quanto il giornale cambiò forma e periodicità durante la sua esistenza. Quella qui presentata è probabilmente, la collezione più ampia e completa di questa celeberrima e rarissima pubblicazione risorgimentale milanese. Quest'opera è rarissima a reperirsi completa e praticamente è di mitica rarità l'annata completa dell'anno cruciale per l'unificazione italiana del 1860. Ricchissimo di disegni satirici opera di alcuni dei più grandi disegnatori dell'epoca come ad esempio Giulio Gorra, Camillo Cima (Don Pacifico Pinzo), Iacopo Parera (Don Sancio), Casimiro Teja (Jetta), Carlo Gallina, Sebastiano De Albertis e Luigi Borgomainerio, il giornale presentava sempre al centro del giornale una grande vignetta satirica a tutta pagina (a volte divisa in due pagine). Fondato dai letterati Cletto Arrighi, Camillo Cima e Gottardo Cattaneo, all'int erno del fervente mondo della “scapigliatura” milanese, esso era rivolto in modo particolare a sbeffeggiare l'allora governante austriaco del Lombardo-Veneto, tanto che lo stesso Arrighi, sulle pagine del giornale dice di voler “far con la penna un po' di guerra all'Austria”. Camillo Cima e Cletto Arrighi, forti sostenitori dell'identità lombarda, utilizzarono a volte anche il dialetto milanese. Il giornale che divenne presto celebre si avvalse della collaborazione di alcuni dei più importanti intellettuali dell'epoca come ad esempio il romanziere Giuseppe Rovani, i poeti Giovanni Rajberti, Anastasio Buonsenso e Antonio Piccozzi, il critico musicale e librettista Antonio Ghislanzoni, gli scrittori e uomini politici Ottavio Tasca e Ippolito Nievo, che si firmava con lo pseudonimo Todero ed anche Emilio Treves con lo pseudonimo Il Piovano, tutti assidui frequentatori del Caffè Martini. L'anno 1860 è particolarmente raro, tanto che diversi studi non lo citano e sostengono che il giornale cessò la pubblicazione nell'aprile del 1859 perchè molti suoi collaboratori si arruolarono per prendere parte alla Seconda Guerra d'Indipendenza italiana. Il titolo del giornale richiama direttamente alla sua origine milanese. Infatti L'Uomo di pietra o Scior Carera al quale si riferirono i suoi fondatori era una scultura di epoca romana, posta sotto i portici di Corso Vittorio Emanuele II che sul finire del settecento, come il Pasquino romano, divenne una “statua parlante” perché i cittadini erano soliti usarlo per affiggere poesie e satire politiche. Si legge ad esempio nel Cosmorama Pittorico del 1839 a proposito di questa statua "Quando fu rifabbricata la casa ove egli trovavasi collocato si credé giustamente di metterlo in luogo più alto onde essendo egualmente in vista del pubblico non fosse facile avvicinarsi a chi avea d'uso attaccarvi satire ed epigrammi, che intaccavano la personalità individuale, e che oramai era divenuto un abuso pressoché giornaliero". Non a caso l'immagine de “L'Uomo di Pietra” compare nel frontespizio di ogni numero. Questa rivista milanese, dopo aver cessatola sua pubblicazione sul finire del 1861 e aver subito alcuni tentativi di riapertura, finì per essere acquistata da Edoardo Sonzogno che la fece confluire in un'altra celeberrima rivista “Lo spirito folletto”. Rarissima collezione completa delle prime cinque annate (considerando anche i numeri del 1856) e con la sesta (o quinta annata secondo la lettura che vede i numeri del 1856 come facenti parte dell'annata del 1857) in buona parte completa. Rarità bibliografica. Rif. Bibl.: Fondopaolomoretti.it, ricerca “L'Uomo di Pietra” per le annate 1856-1857, 1858, 1859.
"In-4°, (12pp), 330, (29cc), legatura in piena pergamena coeva con titolo manoscritto al dorso. Ariosto usava l'allegoria con l'esplicito scopo di dare varietà alla sua opera, così come usava i miti classici, le narrazioni medievali, le storie pie o piccanti, e molto altro ancora. La prova di questa predilezione si trova nelle Bellezze del Furioso di Orazio Toscanella, pubblicate nel 1574. In questo commento canto per canto ai punti salienti stilistici del poema, Toscanella propone che uno dei notevoli attributi artistici di Ariosto fosse quello di ""molto variare"". La capacità del poeta di variare lo stesso argomento o situazione è ben illustrata nelle descrizioni dei duelli e, in diverse occasioni, analizza le tecniche di variazione che Ariosto usa nel raccontare questi incontri. La dilatazione e l'abbreviazione, vengono esaminati per primi. Ma ancor più impressionante, secondo Toscanella, è la capacità del poeta di variare gli elementi che costituiscono la descrizione di un combattimento cavalleresco per evitare la noia che potrebbe produrre la ripetizione di tali combattimenti. L'analisi di Toscanella è piuttosto specifica. Ad esempio, mentre commenta i colpi che Marfisa, Bradamante e Ruggiero infliggono agli uomini di Marganorre nel canto 37, Toscanella classifica i mezzi per realizzare tale diversificazione: distinguendo le cavalcature, le armature, le armi o gli usi delle armi; differenziando i tipi di colpi, ferite, cadute o morti subite; concentrandosi sui diversi arti colpiti dai colpi. E Toscanella illustra come l'Ariosto modifichi questi particolari. La sua attenta analisi rende consapevoli di quanto i lettori moderni siano diventati disattenti a queste sottili alterazioni. I loro occhi tendono ad appannarsi quando incontrano questo tipo di ripetizione, nonostante le notevoli variazioni individuate da Toscanella. Eppure la capacità illimitata di Ariosto di scoprire mezzi per alterare le componenti di azioni o eventi ricorrenti potrebbe essere stata il segno distintivo della sua arte per i suoi primi lettori. A parte i duelli, tali azioni ed eventi includevano giostre formali, combattimenti su larga scala, assedi, morti, funerali e gli altri avvenimenti che segnarono la vita dei cavalieri erranti: prove di abilità, salvataggi di sfortunate vittime, viaggi, prigioni. Si ripetono, inoltre, situazioni e motivi relativi alle 'donne e amori': descrizioni di bellezze femminili, di corteggiamenti, di amanti traditi; i lamenti degli innamorati abbandonati; e così via. Daniel Javitch, The poetics of Variatio in Orlando Furioso; Francesco Sberlati, Il genere e la disputa. La poetica tra Ariosto e Tasso. In-4°, (12pp), 330, (29cc), contemporary vellum binding, with manuscript title at the spine. Ariosto used allegory with the explicit aim of giving variety to his work, much in the same way as he used classical myths, medieval narrations, pious or spicy stories, and so much more. Evidence of this predilection is found in Orazio Toscanella’s Bellezze del Furioso, published in 1574. In this canto-by-canto commentary on the poem’s stylistic highlights, Toscanella proposes that one of Ariosto’s notable artistic attributes were to ‘far variare’. He finds that the poet’s capacity to vary the same subject or situation is well illustrated in the descriptions of duels, and on several occasion, he analyzes the techniques of variation that Ariosto uses when recounting these encounters. Dilation and abbreviation, other standard school exercises, are brought up first. But even more impressive, according to Toscanella, is the poet’s ability to vary the elements that constitute the description of a knightly combat so as to avoid the boredom that the repetition of such combats could produce. Toscanella’s analysis is quite specific. For example, while commenting on the blows that Marfisa, Bradamante, and Ruggiero inflict on Marganorre’s men in canto 37, Toscanella categorizes the means to achieve such diversification: by distinguishing the mounts, armors, weapons, or uses of the weapons; by differentiating the types of blows, wounds, falls, or deaths suffered; by focusing on the different limbs struck with blows. And Toscanella illustrates how Ariosto alters these particulars. His close analysis makes one aware how inattentive modern reader have become to these subtle alterations. Their eyes tend to glaze over when they encounter this kind of repetition, despite the remarkable variations Toscanella singles out. Yet Ariosto’s limitless ability to discover means of altering the components of recurring actions or events may well have been the hallmark of his artistry for his early readers. Aside from duels, such actions and events included formal jousts, large-scale combats, sieges, deaths, funerals, and the other happenings that marked the lives of knights errant: tests of prowess, rescues of hapless victims, voyages, imprisonments. Moreover, there were repeated situations and motifs relating to ‘donne e amori’: descriptions of feminine beauty, of courtships, of lovers betrayed; the laments of abandoned lovers; and so on. Daniel Javitch, The poetics of Variatio in Orlando Furioso; Francesco Sberlati, Il genere e la disputa. La poetica tra Ariosto e Tasso. "