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In 8°, br. edit. con titoli anche al dorso, pp. LXXX,132,(8); ottima copia, intonsa (Ya9/d) (La spedizione standard è SEMPRE tracciata con raccomandata - piego di libri, eventuale FATTURA da richiedere all'ordine) (Ya9/d)
Mm 150x210 Collana "Saggi" - Brossura editoriale, 311 pagine. Alcune sottolineature e postille ai margini alle prime 50 pagine, peraltro buona copia. Testo a cura di Simonetta Salvestroni. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE
br. Charles Sanders Peirce (1839-1914) è il massimo filosofo americano. Inventore di tre termini cruciali, pragmatismo, semiosi, abduzione. Peirce è al contempo il padre della semiotica e l'autore di una originale interpretazione del mondo. Gli scritti di questo volume nascono da seminari e convegni tenuti a Milano nel centenario della morte, sotto l'egida del Club Psòmega, dell'Università Statale e del Politecnico. È un volume che rappresenta tutte le correnti degli studi peirceani in Italia: dagli aspetti e problemi teorici e ontologici, alle relazioni e influenze di Peirce su filosofi e semiotici contemporanei, sino alle applicazioni e reinterpretazioni della sua riflessione alla realtà odierna. Il libro si apre con tre introduzioni alla discussione e considerazione complessiva di Peirce: tre visioni d'insieme su questioni centrali - una ricognizione sulla "semiosi progettuale" nel progresso della ricerca peirceana, di Massimo Bonfantini; la difesa della fondamentalità dell'icona, ovvero dell'"iconismo primario", da parte di Umberto Eco; e una "nuova antropologia pragmatica", che si ispira a Peirce, ma non solo di Rossella Fabbrichesi.
br. Il volume raccoglie contributi sul discorso pubblicitario esaminato secondo un approccio linguistico-comunicativo e semiotico, rispettando quindi la peculiare natura segnica verbo-visiva propria dell'advertising. I saggi offrono un ventaglio di prospettive e di analisi e propongono un corpus significativo, senza mai trascurare la complessità delle diverse pratiche persuasive e manipolative pubblicitarie, spesso raffinate e strategicamente mirate al target group che i messaggi e le immagini intendono catturare. Partendo dal testo pionieristico di R. Barthes "Rhétorique de l'image" del 1964, considerato il fondamento degli studi sulla semiotica della pubblicità, e tenendo conto della rilevante incidenza sociale dell'advertising, vengono esaminate le forme di comunicazione della pubblicità dell'abbigliamento femminile dominanti nel corso degli anni. Sono pure sottoposti ad analisi semiotica alcuni spot corrispondenti a cinque modelli di auto monovolume specchio della rappresentazione valoriale della famiglia. Viene indagata anche la retorica di un genere particolare come quello del linguaggio pubblicitario del calcio carico di contenuti ideologici e viene inoltre dimostrata la potenzialità interlinguistica e cross-culturale dei testi pubblicitari nella didattica delle lingue straniere. Conclude questa sìlloge un'analisi dei tipi di citazione di famose locuzioni latine negli annunci, quali efficaci manifestazioni linguistiche della valenza intertestuale e della forza persuasiva delle sentenze antiche nel discorso pubblicitario.
ill., ril. "Sulle spalle dei giganti" rappresenta per i lettori di Eco un evento festoso. Lontano dalle aule universitarie, dai congressi accademici, dalle cerimonie onorarie, Eco scrive questi testi, nel corso di tre lustri, per intrattenere gli spettatori (che ogni volta per lui accorrono a frotte) della Milanesiana, il festival ideato e diretto da Elisabetta Sgarbi. Testi che il più delle volte traggono spunto dal tema stesso che ogni anno la Milanesiana si dà, per poi scorrere lungo rivoli di un repertorio che attinge alla filosofia quanto alla letteratura, all'estetica, all'etica e ai mass media. Come dire: la quintessenza dell'universo echiano, raccontato con un linguaggio affabile, intriso di ironia, talora giocoso, affilato quando necessario. Le radici della nostra civiltà, i canoni mutevoli della bellezza, il falso che si invera e modifica il corso della storia, l'ossessione del complotto, gli eroi emblematici della grande narrativa, le forme dell'arte, aforismi e parodie sono alcuni degli spunti di attrazione di un libro arricchito dalle immagini che l'autore usava proiettare nel corso del suo dire.
br. La cultura digitale obbliga a ripensare il rapporto fra corpo e immagine. Il visivo è sempre meno un fatto di occhi e sguardi e sempre più di dita, mani, gesti. Compiamo un gran numero di gesti per attivare anche il più banale dispositivo di visualizzazione, e sempre più spesso sono le nuove tecnologie a saper leggere i nostri movimenti e a dotarli di senso. Il percorso dei cosiddetti media ottici si è interrotto o ha subito una radicale deviazione? In realtà il corpo è sempre stato al centro delle immagini tecniche, soprattutto del cinema, che non solo ha esaltato la capacità espressiva e manipolativa dell'uomo, arricchendola di infinite sfumature, ma in quanto macchina è nato da un gesto molto speciale, via via automatizzato e nascosto nello strumento. Ma che cos'è un gesto e perché il suo legame con il filmico è così stretto? Fra posa e flusso, azione e passione, tecnica e istinto: nelle teorie moderne - da Darwin a Warburg, da Mauss a Plessner - gesto e immagine in movimento sembrano determinare un unico luogo del senso. Quasi come un anticorpo alle forme di controllo inaugurate dalla cronofotografia, e oggi riemerse nelle politiche del database e della recognition, il cinema ci ha insegnato che in un gesto c'è sempre una componente di magia: un effetto inspiegabile, un sentire intraducibile a parole, una combinazione di funzionalità ed espressione. Un pensiero del corpo che scarta la ragione. Quali figure del corpo emergono nei film? Perché le immagini nel palmo della mano sono all'origine e non alla fine della storia del cinema? In che modo i film rovesciano le gerarchie di visibilità dei gesti, ad esempio fra maschile e femminile? Il volume insegue le radici del presente per riscoprire come il cinema ci ha insegnato a guardare l'uomo, e non semplicemente a captarlo, mapparlo e archiviarlo.
br. La cultura digitale obbliga a ripensare il rapporto fra corpo e immagine. Il visivo è sempre meno un fatto di occhi e sguardi e sempre più di dita, mani, gesti. Compiamo un gran numero di gesti per attivare anche il più banale dispositivo di visualizzazione, e sempre più spesso sono le nuove tecnologie a saper leggere i nostri movimenti e a dotarli di senso. Il percorso dei cosiddetti media ottici si è interrotto o ha subito una radicale deviazione? In realtà il corpo è sempre stato al centro delle immagini tecniche, soprattutto del cinema, che non solo ha esaltato la capacità espressiva e manipolativa dell'uomo, arricchendola di infinite sfumature, ma in quanto macchina è nato da un gesto molto speciale, via via automatizzato e nascosto nello strumento. Ma che cos'è un gesto e perché il suo legame con il filmico è così stretto? Fra posa e flusso, azione e passione, tecnica e istinto: nelle teorie moderne - da Darwin a Warburg, da Mauss a Plessner - gesto e immagine in movimento sembrano determinare un unico luogo del senso. Quasi come un anticorpo alle forme di controllo inaugurate dalla cronofotografia, e oggi riemerse nelle politiche del database e della recognition, il cinema ci ha insegnato che in un gesto c'è sempre una componente di magia: un effetto inspiegabile, un sentire intraducibile a parole, una combinazione di funzionalità ed espressione. Un pensiero del corpo che scarta la ragione. Quali figure del corpo emergono nei film? Perché le immagini nel palmo della mano sono all'origine e non alla fine della storia del cinema? In che modo i film rovesciano le gerarchie di visibilità dei gesti, ad esempio fra maschile e femminile? Il volume insegue le radici del presente per riscoprire come il cinema ci ha insegnato a guardare l'uomo, e non semplicemente a captarlo, mapparlo e archiviarlo.
brossura Il Lessico di Iconografia Cristiana ha goduto di una favorevole accoglienza in Germania. Il testo si caratterizza non solo per la notorietà dell'autore Gerd Heinz-Mohr ma anche per la ricchezza di notizie ivi contenute, per la preziosità di certi riferimenti, per il numero stesso delle voci, che sono quattrocentosessantasette ordinate alfabeticamente in modo da rendere agevole la consultazione. Il volume prende in considerazione numerosi personaggi biblici e mitologici, figure allegoriche, i più svariati strumenti e oggetti, simboli figurati e astratti, specie animali reali e fantastiche, concetti, dogmi. Le citazioni spaziano nei campi dell'Antico e del Nuovo Testamento, con comuni riferimenti al mondo classico e a quello extraeuropeo soprattutto orientale; gli esempi figurativi gettano più di uno sguardo sulle manifestazioni artistiche dell'intera Europa attraverso i secoli. Esso dunque fornisce ampia materia per lo studio della storia dell'arte, per la trasmissione di tipologie e iconografia, per la conoscenza e l'interpretazione dei simboli e per la semiologia. Secondo l'autore infatti il Lessico intende avere un'utilità pratica, aiutando a dischiudere un mondo affascinante. Esso vuole aprire la strada a una penetrazione di quelle opere figurative oggi esteriormente accessibili con maggiore facilità e in maggiore misura che un tempo. Nelle attuali tendenze culturali e storiografiche più sensibili all'interdisciplinarità, per cui l'iconografia e il simbolo presenti in ogni manifestazione artistica diventano validi strumenti ausiliari o addirittura essenziali per la comprensione di determinati momenti della nostra civiltà, che è stata, fino ai nostri giorni, religiosa, siamo convinti che il Lessico del Mohr offra più di una informazione occasionale e permetta invece di riacquistare conoscenze storiche che si erano perdute, rafforzando così la capacità di vedere, di giudicare e di riconoscere.
ill., br. L'unico libro di Gunther Kress a oggi tradotto in Italia, rappresenta un compendio e un punto di arrivo in tema di multimodalità da parte dello studioso che ha fondato e continua a giocare un ruolo decisivo nell'elaborazione del campo degli studi multimodali. Scritto in maniera accessibile e fornito di una ricca gamma di foto e illustrazioni a supporto, esemplificazione e dimostrazione delle questioni trattate, il testo si prefigge esplicitamente di trattare la comunicazione in quanto fatto quotidiano, coprendo così temi e questioni raramente discusse in saggi di questo tipo, dalle bustine del sale e del pepe, ai disegni dei bambini, dalle foto e i timbri sui passaporti ai più moderni cellulari, dalle mappe concettuali agli utensili domestici, dai segnali stradali ai libri di testo e alle pagine web. Gunther Kress presenta un approccio alla comunicazione estremamente contemporaneo e applicabile a molteplici campi della comunicazione. Fornisce il quadro di riferimento necessario per comprendere gli studi multimodali e le basi nonché i motivi della necessità di una prospettiva teorica unificata alle diverse tipologie di testo contemporaneo.
brossura Dinanzi alle crescenti trasformazioni dei processi comunicativi che ridisegnano di continuo gli scenari sociali e i loro attori, si avverte da più parti l'esigenza di un rinnovamento degli studi sul linguaggio e sulla società, ma anche la necessità di una loro reciproca integrazione. Da qui la nascita e la diffusione della sociosemiotica, affascinante avventura intellettuale di cui questo libro ricostruisce i fondamenti teorici e i modelli d'analisi. La moda, la televisione, il giornalismo, la pubblicità, la politica e la spazialità vengono interpretati come discorsi e come testi che circolano nella cultura di massa, intrecciandosi e confondendosi tra loro. Da queste riflessioni si ricava un'immagine della società contemporanea.
br. Nell'ambito della parola anonima della storia, le digressioni della pratica del raccontare, attraverso differenti generi di discorso, offrono spazio per la riflessione, il ripensamento critico, l'ascolto, il dialogo, l'incontro, l'accoglienza reciproca. Prima parte "Racconti dal tempo del sogno" - Seconda parte "Tra emigrazione e migrazione" - Terza parte "Raccontare del differire" - Quarta parte "Discorrendo al tempo dell'indifferenza globalizzata".
br. Nell'ambito della parola anonima della storia, le digressioni della pratica del raccontare, attraverso differenti generi di discorso, offrono spazio per la riflessione, il ripensamento critico, l'ascolto, il dialogo, l'incontro, l'accoglienza reciproca. Prima parte "Racconti dal tempo del sogno" - Seconda parte "Tra emigrazione e migrazione" - Terza parte "Raccontare del differire" - Quarta parte "Discorrendo al tempo dell'indifferenza globalizzata".
br. La semiotica si interroga sul modo in cui gli esseri umani tentano di dare senso al mondo. L'ipotesi di fondo è che il nostro rapporto con la realtà non sia diretto, ma sia filtrato attraverso rappresentazioni (segni, testi, narrazioni) di vario tipo. Interpretando segni ci costruiamo una "mappa mentale" dell'ambiente in cui siamo calati e ci equipaggiamo degli strumenti cognitivi necessari per interagire con esso. Quali sono i meccanismi tramite i quali selezioniamo, ritagliamo e riempiamo di significato gli stimoli sconnessi che colpiscono i nostri sensi? Quali processi inferenziali vengono attivati ai fini della comprensione di un testo? Come sono strutturate le rappresentazioni con cui diamo forma intelligibile all'esperienza? Come vengono registrate e organizzate nella memoria e come vengono trasmesse da un individuo all'altro? Quale ruolo gioca il linguaggio verbale all'interno di questo processo di trasmissione culturale? Cosa succede quando due o più persone comunicano tra loro? Tali sono le domande che vengono affrontate in questo manuale, rivolto a un pubblico di studenti e di lettori curiosi che per la prima volta si accostano al campo delle discipline semiotiche.
Book shows light wear to covers, occasional check marks in margin of text. 242 pages Binding is solid and square with b&w photos throughout.
Marco Vimercati Simboli le forma della Forza. , Le Mani 2010, Ottimo (Fine) . <br> <br> Copertina flessibile <br> 155<br> 9788880125693
237pp., softcover, VG
br. Il problema del rapporto tra musica e parola e tra parola e suono è una questione fondamentale per tutte le discipline che si occupano della musica: la filosofia della musica, l'estetica musicale, la letteratura musicale, la trattatistica musicale, la storia della musica. In termini moderni, tale problema ha assunto il nome, e conseguentemente le categorie, del rapporto tra linguaggio verbale e ciò che solo in tempi molto vicini al nostro si è chiamato linguaggio musicale: rapporto che è apparso di prossimità, di distanza, di contrasto, di fusione, di dissociazione, di imitazione, ma anche segnato da un dislivello costitutivo tra i due ambiti, e da differenze di principio. Nel corso dei secoli, dall'Antichità classica ai tempi moderni, il rapporto tra parola, musica e suono non ha cessato di configurarsi come problematico, tale da generare ancora altri problemi correlati e altri binomi obbligati. La riflessione che ne è scaturita ha contribuito a conferire uno slancio estremo allo stesso quesito relativo al senso della musica, quesito dibattuto con eguale intensità dalla filosofia quanto dalla poetica musicale. La posizione di tale problema ha determinato la questione, strettamente connessa, della valutazione estetica di quella che noi moderni abbiamo chiamato a volte "musica pura": questione anch'essa affascinante per le diverse significazioni di cui la musica strumentale è stata considerata portatrice. I saggi compresi in questo volume fissano l'attenzione su alcuni tempi forti di tale complesso dibattito, trattando, in particolare, di Platone, il medio evo, Dante, Marsilio Ficino, il Seicento, Rousseau, Kant, il Romanticismo musicale, Adorno.
br. Tra filosofia e animalità c'è un rapporto intrinseco, perché per capire che cos'è l'essere umano occorre avere un termine di confronto. L'animale, appunto. Parlare degli animali significa occuparsi dell'umano, e viceversa, fin da quando, per definire quest'ultimo, Aristotele spiegò che l'umano è quel vivente che ha il linguaggio e che, di conseguenza, l'animale (non umano) è quel vivente che non ha il linguaggio. Non importa tanto se questa definizione sia vera o falsa (dipende da come, a sua volta, si definisce il linguaggio, operazione piena di difficoltà), quanto che la definizione dell'umano sia possibile solo sullo sfondo di quella dell'animale, e viceversa. Muovendo da tale ipotesi, questo libro ricostruisce alcune delle tappe fondamentali della riflessione filosofica sull'animalità, dal mondo greco, al Rinascimento, fino all'arte contemporanea. Un percorso che mostra come, progressivamente, quel confine così tenacemente difeso sia sempre più labile, sempre meno sicuro.
br. Tra filosofia e animalità c'è un rapporto intrinseco, perché per capire che cos'è l'essere umano occorre avere un termine di confronto. L'animale, appunto. Parlare degli animali significa occuparsi dell'umano, e viceversa, fin da quando, per definire quest'ultimo, Aristotele spiegò che l'umano è quel vivente che ha il linguaggio e che, di conseguenza, l'animale (non umano) è quel vivente che non ha il linguaggio. Non importa tanto se questa definizione sia vera o falsa (dipende da come, a sua volta, si definisce il linguaggio, operazione piena di difficoltà), quanto che la definizione dell'umano sia possibile solo sullo sfondo di quella dell'animale, e viceversa. Muovendo da tale ipotesi, questo libro ricostruisce alcune delle tappe fondamentali della riflessione filosofica sull'animalità, dal mondo greco, al Rinascimento, fino all'arte contemporanea. Un percorso che mostra come, progressivamente, quel confine così tenacemente difeso sia sempre più labile, sempre meno sicuro.
ill., br. Questo volume scaturisce da un progetto che è stato al tempo stesso didattico, di ricerca e infine editoriale e si è sviluppato nell'arco degli ultimi dieci anni. Assume, giungendo a compimento, anche un coté o un intento intellettuale e, per certi versi, politico. "Le verità del velo" vuole significare due cose: da una parte riconoscere a un oggetto - il velo che copre e dissimula le identità dei volti, dei corpi, degli individui - una certa unità di funzione, quale che ne sia la specifica declinazione spazio-temporale e culturale; dall'altra accettare, appunto, che tale oggetto sostanzialmente univoco abbia di fatto una varietà di espressioni, ricezioni, interpretazioni che lo rendono polisemico. Non solo, dunque, in contesti diversi può essere prodotto, commercializzato, indossato, rappresentato, descritto e interpretato in maniere diverse, tutte vere, a seconda dei punti di vista, ma esso anche nel medesimo contesto, anche nella stessa realtà circoscritta, anche nella stessa specifica oggettualità può avere più significati e conseguentemente ottemperare a esigenze di produzione di valore simbolico o di verità in maniera massimamente soggettiva. Contemporaneamente è un oggetto che produce discussione, dibattito, agonismi: ciascuno può cercare di dire la sua rispetto ai motivi per cui è indossato, per cui è imposto, per cui è scelto; ma anche rispetto ai motivi per cui è tolto, per cui è sottratto, per cui è abbandonato. Le stesse persone possono farne usi diversi in contesti diversi, attribuirgli un significato diverso a seconda delle situazioni, sfruttarlo, financo, in base a istanze e aspettative variabili. Dunque non esiste solo la verità di chi lo indossa, ma anche di chi lo fa indossare; ed esistono le verità di chi interpreta questo atto e lo considera ora simbolo di emarginazione e sottomissione, ora di emancipazione e libertà.
br. Come i flaubertiani Bouvard e Pécuchet, i "Due amici" di Guy de Maupassant si incontrano su un boulevard parigino, innaffiano con assenzio la loro nostalgia per i tempi di pace e decidono l'azzardo: tornare a pesca, malgrado Parigi sia assediata, "affamata e rantolante", nel pieno della guerra franco-prussiana. È il racconto scabro e tragico che nel 1959 avrebbe ispirato a Mario Monicelli il film La grande guerra. Ma è anche l'opera che il semiologo Greimas scelse per compiere l'impresa di cui questo libro è, a sua volta, il resoconto: quella di far emergere dalla lettura di un solo testo un'intera teoria semiotica, per comprendere come il testo dice quel che ha da dire. Non tanto "il testo di Maupassant", né "il testo in quanto letterario" e neppure "il testo in quanto linguistico": il testo in quanto Testo. Da questo capolavoro di acume teorico la semiotica ha appreso fra l'altro come voci, pensieri e passioni costruiscono una storia al pari delle azioni. Ma in un orizzonte ancor più generale ha compreso che della sua analisi il testo non è solo l'oggetto primario: ne è anche il motore.
brossura Contributi (in lingua italiana, inglese e tedesca) di: Giulio A. Lucchetta, Giorgio Grimaldi, Viola Carofalo, Vinzia Fiorino, Ernesto Sferrazza Papa, Pier Luigi Crovetto, Rossella Bonito Oliva, Iain Chambers, Gunter Scholtz, Achille Zarlenga, Matteo Giangrande, Edoardo Raimondi, Emiliano Alessandroni, Valerio Marconi, Adamas Fiucci, Annunziata Di Nardo.
br. Rileggendo le "Ricerche filosofiche" con gli occhi dei teorici della complessità, posso affermare che Wittgenstein si concentra su una idea di gioco che nel suo svolgersi prevede sviluppi creativi, innovazioni che non possono essere previste prima che il gioco abbia luogo. Prendendo a prestito parole dai teorici della complessità, ho chiamato questa idea giocare sull'orlo del caos, per evidenziare il concetto che giocare significa costruire collettivamente, secondo regole flessibili, una trama semantica che deve essere costantemente mantenuta viva con l'aiuto della tecnica, del talento e delle capacità dei giocatori; altrimenti, se ciò non avviene, il gioco rischia di crollare verso il disordine semantico. Il gioco diventa, così, quello spazio regolato che al suo interno lascia spazio alla creatività. Esso sviluppa creatività, cioè la possibilità di creare innovazione, la possibilità di cucire un ricamo semantico che si differenzia sempre e sempre più. Frutto di processi creativi, l'innovazione diventa quel processo che si sviluppa all'interno di una ecologia semantica regolata; solamente all'interno di una tradizione ereditata prendono l'avvio processi innovativi che provano a modificare, trasformare e rivoluzionare del tutto lo sfondo semantico ereditato.