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Autori: Roberto Tissoni.
169 p.
Fascicolo in 8° grande, brossura editoriale, titolo al piatto, frontespizio, 18 pp, bianca. Interessante, poco comune, perfetto. Dedica manoscritta dell'Autore.
br. «Voluntates mee fluctuant et desideria discordare et discordando me lacerant» {Fam., II 9, 17). Attraverso queste parole, scritte in risposta a un'epistola "giocosa" di Giacomo Colonna -, lettera, forse, fittizia, senz'altro, se vera, quanto mai impertinente (perché indagatrice dell'animo e di tutte le figurazioni di sé create dal poeta, ma anche filosofo e storico) - Francesco Petrarca consegna un'immagine di sé unica, ideale, che diventerà il vessillo della sua esistenza terrena e letteraria. Un'esistenza condotta cercando di combattere, di convivere, di tesaurizzare - per quanto possibile - l'eterno male dell'uomo: la tragica fluctuatio dell'animo. L'intento di questo volume è attraversare la produzione letteraria di Petrarca cercando di seguire il fil rouge rappresentato dalle immagini afferenti alla pervasiva tematica relativa al concetto (tre le figure principali esaminate: altercatio, navigatio e peregrinalo, a cui si aggiunge la Visio). Si tratta di un campo frequentato dalla critica, ma di cui mancano studi di natura sistematica. Dall'indagine ne emerge un Petrarca impegnato, stante gli insegnamenti della filosofia classica e cristiana, a contrastare quel malevole sentito, che è di fatto la macchina creatrice della poesia di ogni tempo.
In 8° piccolo , pp. 63. Brossura editoriale originale. Dedica manoscritta dell'autore all'antiporta.
br. Di nessun altro uomo vissuto prima di Petrarca abbiamo una così vasta messe di informazioni biografiche, diceva Ernest H. Wilkins. Ma precisava che tali informazioni si fondano per lo più su lettere e altri scritti petrarcheschi. Bisognerà allora chiedersi: che cosa sappiamo di lui con certezza? La verità è che ogni scrittore mira a diventare, per usare le parole di Ortegay Gasset, "romanziere di se stesso, originale o plagiario". E, come dimostra l'affascinante indagine di Francisco Rico, Petrarca non sfugge alla regola: anzi, la incarna in sommo grado. Il che significa non solo che l'autoritratto che egli va componendo nel tempo è ispirato a exempla illustri, ma che nulla di quanto ci dice è letterale e innocente. Dietro ogni data, dietro la semplice menzione di un giorno della settimana (il venerdì, ad esempio, giorno marcato per eccellenza), si cela una fitta rete di rispondenze, una raffinata simbologia e un audace disegno: trasformare i momenti vissuti o immaginati in frammenti di un racconto unitario capace di sottrarli alla corrosione del tempo. Ma Petrarca si spinge ancora più in là nella costruzione di un'esistenza ideale: grazie a Rico, lo vediamo infatti applicare la 'dispositio' persino alla vita non scritta, modellarla come un testo, mettendo in atto ciò che non scrive - o, se vogliamo, facendo letteratura con le proprie azioni.
pp. 237, cm 25x18, brossura, a cura di Monica Bertè, collana Storia e Letteratura, 203. Nuovo.
214 pp.; 24,5 cm. Bross. edit. Molto buono. Traduzione a cura di Giuliana Toso Rodinis, prefazione di Diego Valeri
Mm 140x220 Brossura editoriale di pp. 360, in stato di nuovo. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
Il libro nasce dal convincimento che non sia possibile proporre un'interpretazione plausibile di qualsivoglia testo, massime se si tratta di opere dei primi secoli, se non tramite un corpo a corpo con le sfide offerte dalla sua lettera, e con un esauriente chiarimento di essa. Ciò non significa indugiare esclusivamente su tale aspetto (che pure, per un autore medioevale, è primario); piuttosto quella premessa è la sola che, implicando in ogni sua stazione argomentativa un quadro necessariamente più ampio, permette a ognuno dei due movimenti di irrobustirsi vicendevolmente. I tre grandi protagonisti della letteratura trecentesca sono qui oggetto tanto di analisi ravvicinate, quanto di indagini di più ampia portata, quanto infine di questioni di metodo (commento ai testi, problemi testuali). Autori: Renzo Bragantini.
In-8° gr. pp. 268 con 12 tav. f.t. Bross. edit.
In 8, pp. 76 + (4). P. ant. orig. P. post. e d. rifatti con carta d'epoca.
2 volumi in uno, 20 cm, ril. recente in pelle, conserva le brossure originali; p. 209; 224
Fermo, Tipografia degli Eredi Paccasassi, 1874, in-8 grande, br. editoriale, pp. [2], XXXXVI, [2]. Ottime condizioni.
CL 20-0215-9 p.412
Il saggio di PULLINI occupa 21 pagine, sui canaglieschi, spesso fortemente osceni e talora truci racconti del GRAZZINI e dello STRAPAROLA. Il saggio di KRISTELLER (docente alla Normale di Pisa, grande studioso dell'Umanesimo) occupa 12 pagine, inclusa un'appendice di 5 pagine di fitti TESTI LATINI. Il fascicolo in-8° (cm. 24,8x17), cartoncino leggero editoriale, ombre in cop., ma intonso, è completo delle sue 113 pagine e contiene inoltre: 1) Antonio PIROMALLI, Storia interna delle MYRICAE [di Giovanni PASCOLI], 27 pagine di acuta anlisi..
in-16, pp. VIII, 114, (8), brossura originale. Inusuale raccolta alfabetica dei nomi propri che sono nella "Divina Commedia" dantesca e nel "Canzoniere" di Petrarca con indicazione del passo in cui si trovano e cenni biografici dei personaggi. In fine indice del Canzoniere. Estratto dalla "Biblioteca degli studenti n°239-240". In perfetto stato.. .
Mm 135x210 Collana "Storia e Società" . Volume con copertina rigida e sovraccoperta originale, xv-580 pagine. Opera in ottime condizioni. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
brossura Questo studio considera il tema della solitudine in Petrarca e Spinoza. Nei suoi versi Petrarca cantò l'amore umano, con la parola della poesia che incanta; Spinoza, invece è il filosofo dell'amore divino e universale tra gli uomini, attraverso il percorso rigoroso e impersonale delle idee chiare e distinte. Il Dio di Spinoza è il Deus sive Natura, cioè il logos necessario della realtà, mentre il Dio di Petrarca è il Dio padre, trascendente e personale. Spinoza possedeva nella biblioteca che lasciò alla sua morte il piccolo libro di Petrarca "De vita solitaria" e sia Petrarca che Spinoza cercarono nella loro vita la solitudine. Ma negli scritti di Petrarca la solitudine è ricerca ascetica di Dio nella lontananza dagli uomini ed emergono la sua fede cristiana e la dicotomia tra cielo e terra; l'amore umano è contrario all'amore divino, ed egli soffre per un amore terreno. In Spinoza, invece, vediamo il suo distacco dalla religione e la solitudine è soddisfazione di sé nella propria autonomia razionale che però non comporta la lontananza dagli uomini, ma l'amore per il prossimo; il cielo è qui, su questa terra, ma si va oltre l'amore personale, nella prospettiva morale e universale dell'homo homini deus.
br. Carlo Leoni, nobile letterato e mecenate padovano vissuto nel XIX secolo, è il ladro del cranio di Francesco Petrarca, la cui salma è custodita nella tomba del poeta ad Arquà Petrarca sui Colli Euganei. La sottrazione del teschio, sostituito con quello di una donna vissuta un secolo prima del poeta, è stata documentata da un anatomopatologo dell'Università di Padova nel 2004 in occasione della riapertura della celebre tomba a fini scientifici. Lo storico Claudio Povolo sedici anni dopo ricostruisce le vicende di questo giallo con documentata precisione.
In 16o, pp. 89 br. Con prefazione e per cura di Rocco Munari. Vol. num. 6 della Collezione di Opuscoli Danteschi inediti o rari diretta da G. L. Passerini. Ottimo (2047/ DANTE - DIVINA COMMEDIA - OPUSCOLI DANTESCHI - PETRARCA)
br. Pochi sanno che Mario Pomilio negli anni giovanili intraprese la carriera accademica. Allievo della Normale di Pisa, dove si era laureato con una tesi su Pirandello, fu borsista a Bruxelles e a Parigi, dove tra il 1950 e il 1952 si dedicò a un'ambiziosa ricerca sull'estetica del furor e sulla natura divina dell'ispirazione poetica dal Medioevo all'età moderna. All'interno di questo vasto progetto nacque lo studio su Petrarca che qui si pubblica: non del tutto rifinito, ma ampio e solido, raggiunse la misura di una robusta monografia. Negli scritti latini Petrarca realizzò un'originale sintesi di valori classici e cristiani, conciliando Cicerone con Lattanzio: la poesia, prima riduttivamente intesa come ornamentazione retorica, diventava così strumento privilegiato per svelare la verità e accedere a una superiore sapienza. Polemizzando con lo scientismo tomista e la cultura monastica, che attribuivano alle lettere una funzione ancillare, Petrarca proclamava la dignità etica e la potenza speculativa della poesia, inaugurando precocemente la luminosa stagione dell'umanesimo cristiano. Il saggio rimase inedito, ma la riflessione sull'estetica petrarchesca, e più in generale sul senso della letteratura e sulla sua intrinseca serietà, fu determinante nella "conversione" di Pomilio: fu anche in virtù di questa esperienza che egli riconobbe la propria vocazione, nascendo a se stesso come scrittore senza dismettere mai l'abito dello studioso e del pensatore.
In 8? (cm 24), Brossura, pagg.184 con un ritratto fotografico b.n. dell'Autore, dedica e firma autografa del Polimanti, segni del tempo e strappetti ai margini e alla cop., buon es. Prima ed unica ed. Domenico Polimanti, insegnante elementare e poeta vernacolare, era originario di Monsampietro Morico
In 8? (cm 24), Brossura, pagg.184 con un ritratto fotografico b.n. dell'Autore, dedica e firma autografa del Polimanti, segni del tempo e strappetti ai margini e alla cop., buon es. Prima ed unica ed. Domenico Polimanti, insegnante elementare e poeta vernacolare, era originario di Monsampietro Morico