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198112946ABTokyo, Toppan [Druck], 1981. 26 cm. 67, (3) S. Mit zahlr. teils farb. Abb. Illustrierte Originalbroschur (Softcover). Tadelloses frisches Exemplar.
19894895ABLeipzig, Bibliographisches Inst., 1989. 22 cm. 289 (2) S.Mit 180 Textabb. und 27 Tab., 48 Farbtafeln mit 79 Fotos. Original Leinen (Hardcover). 1.Aufl. Tadelloses frisches Exemplar. BI-Lexikon.
19904614ABLeipzig, Bibliographisches Inst., 1990. 22 cm. 289 (3) S.Mit 180 Textabb. und 27 Tab., 48 Farbtafeln mit 79 Fotos. Original Leinen (Hardcover). 2. Aufl. Neuwertiges Exemplar. BI-Lexikon.
19753961ABStuttgart Hamburg München, Deutscher Bücherbund, 1975. 27 cm. 167, (1) S. mit zahlreichen Farbtafeln und Tuschezeichnungen im Text. Original Leinen (Hardcover), Klebebindung. Tadelloses gepflegtes Exemplar.
197112664ABTübingen und Basel, Erdmann/shofunotomo, 1971. 15 x 21 cm. 20 Farbkarten mit erläuterndem Text. Illustrierter Originalkarton (Softcover). Tadellose gepflegte Karten.
196212865ABFrankfurt a.Main, Insel-Verlag, 1962. 18 cm. (36) S. Illustrierter Pappband (Hardcover). Rücken am Kopf minimal bestoßen, sonst tadelloses gepflegtes Exemplar. Insel-Bücherei ; 745.
br. «Un Re, dovendo decidere chi nominare Primo Ministro, scelse tra i suoi sudditi i tre dotati di maggiori capacità e intelligenza e stabilì di metterli alla prova rinchiudendoli in una stanza dotata di una complicata serratura. Due dei tre sudditi iniziarono una lunga e complessa discussione sulle tecniche necessarie per aprire la serratura, elaborando pensieri su pensieri. Il terzo rimase seduto per qualche istante, poi si alzò e aprì la porta la cui serratura non era mai stata chiusa». Le azioni e non i pensieri cambiano la vita delle persone. Mettere «a dieta» la propria mente, imparare a osservare i propri pensieri e i propri comportamenti e a vivere esclusivamente il momento presente. Comprendere ciò che accade dentro la mente, ma soprattutto oltrepassare i limiti che essa ci impone. Insomma, raggiungere la libertà interiore, quel tipo di libertà che nessuno ci potrà mai togliere: ecco di cosa parla questo libro.
br. "Il mio discorso è silenzio, il mio silenzio è discorso." Raccolta di aforismi di Yongjia Xuanjue, monaco della scuola buddhista Chán (Zen) o della "Improvvisa Illuminazione''. La scuola si edifica sulla nozione di non-dualità: nessun individuo e nessun Buddha, nessun bene e nessun male, nessun peccato e nessun merito, nessun progresso sulla via graduale del risveglio davvero esiste. La vera essenza di tutto ciò che esiste è la coscienza non duale: la dualità è solo una contaminazione della mente, un ostacolo alla rivelazione della vera natura della realtà. L'Essenza di tutti i Buddha è in me stesso.
br. La nostra esistenza è come una mano. Ogni dito è indipendente, ha un'unica forma e un'unica funzione, eppure opera sempre insieme alle altre dita. È lo stesso per gli esseri umani in quanto individui: possiamo essere un dito solo in relazione ad altre dita che operano come un'unica mano. Sebbene questa sia la realtà della vita umana, ne siamo inconsapevoli e siamo convinti di essere il centro dell'universo. Dobbiamo ritornare alla realtà che precede l'egocentrismo. Shòhaku Okumura róshi esplora in questo libro la ricca tradizione zen della liturgia cantata, dimostrando quanto sia efficace sia nel sostenere la meditazione, sia nell'esprimere e al tempo stesso incoraggiare il voto di condurre una vita improntata alla ricerca della libertà e alla compassione. La salmodia di questi versi è anzi, secondo Okumura, l'espressione stessa di tale realtà di reciproca compenetrazione con tutti gli esseri. Maestro e profondo studioso di buddhismo zen, Okumura attinge alla sua esperienza per illustrare il significato, le implicazioni e l'importanza pratica dei sutra e dei canti. La sua vasta conoscenza della letteratura gli consente di mettere in luce la complessa rete di influssi culturali e storici che permeano questi testi. Vengono commentati testi fondamentali della tradizione zen: i Quattro voti del bodhisattva, la strofa del pentimento, la strofa dei Tre rifugi, la salmodia della vestizione, le salmodie del pasto, il Sùtra del cuore, il Sandòkai.
In-8 (cm. 22.20), brossura illustrata, con alette, pp. 172, (4). Introduzione e commento del Maestro Taisen Deshimaru. Traduzione di Lucia Corradini. Minime tracce d’uso ai tagli; peraltro, volume in buono stato di conservazione (good copy).
1658180973Venice: Bartolomeo Federici 1658. One of the earliest horse brand books Rare first edition illustrating and describing over 100 early horse brands in use in the Veneto Lombardia and Romagna regions of northern Italy. This copy finely bound for Count Pierre de Mornay was exhibited at the Grolier Club in January 1895. We have traced only one copy of this edition in auction records in over 60 years and fewer than 10 copies in libraries worldwide. Brand books intended as registers of brands used to identify livestock originated in Renaissance Italy to record horse markings. They were typically printed in small pocket-size format to be used in the field and with one single illustration per page to facilitate consultation. The earliest example known is Libro de marchi di cavalli Venice 1569. Giovanni Battista Nani 1616-1678 was a Venetian historian and politician. In the address to the reader he explains that he composed the book as a guide to the best breeds of northern Italy as he could not find many described in the only source he had: Francesco Liberati's La perfettione del Cavallo 1639. The brands consist of initials within circles clover leaves crowns and shields often simplified versions of family symbols and coats of arms. Each is accompanied by a note indicating the owner or breeder and which part of the horse the brand is applied to. Page 63 shows the brand of the Medici family in Florence. On page 69 is Nani's family brand the same appearing on the hind leg of the newly branded horse on the frontispiece suggesting that the man holding it is the author himself or his patron. This copy features the printed note "ad instanza di Bartolomeo Federici" at foot of the title page and the initials "B.F." on a8r absent in some copies. This variant is possibly the earliest issue see Dejager. Provenance: Stephen C. Massey. Sextodecimo 110 x 70 mm pp. xvi 112 lacking leaf of text F8. Woodcut frontispiece and 105 illustrations text within ruled border tailpieces. Nineteenth-century blue crushed morocco by Hardy-Mennil spine with raised bands compartments decorated in gilt covers ruled in gilt with armorial centrepieces of Count Pierre de Mornay-Soult de Dalmatie Olivier 706 board edges and turn-ins tooled in gilt marbled endpapers edges gilt yellow red and green silk bookmarker. From the military library of Pierre count of Mornay-Soult de Dalmatie and marquis of Mornay-Monchevreuil 1837-1905 which was auctioned in Paris on 25 February 1874. Tiny chip at head of spine contents slightly toned a handsome copy. Dejager 224; Huth p. 21; Podeschi 28. Grolier Club The Catalogue of Books from the Libraries or Collections of Celebrated Bibliophiles and Illustrious Persons of the Past with Arms or Devices Upon the Bindings 1895 no 244 armorial stamp misattributed to Jules-Auguste-Joseph-Christophe marquis de Mornay-Montchevreuil. hardcover
Mm 150x215 Collana Civiltà dell'Oriente - Copertina flessibile con sovraccoperta, 172 pagine. Libro in condizioni pari al nuovo, spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
br. Un antico proverbio orientale dice che quando il saggio indica la luna, lo sciocco guarda il dito. Ma luna e dito appartengono a due dimensioni diverse, a due mondi differenti: è questo il cuore dell'insegnamento del buddhismo zen del maestro Ejo Takata che nei tardi anni Cinquanta ha fondato in Messico una scuola frequentata, tra gli altri, dal grande psicoanalista Erich Fromm. Nel 1961 anche Alejandro Jodorowsky ha seguito le lezioni di Takata e ha annotato nei suoi taccuini gli aneddoti e le storielle che questi raccontava. In queste pagine Jodorowsky raccoglie sessanta di quei racconti, li commenta e svela il significato nascosto in ciascuno di essi, apparentemente insensati e così lontani dalla nostra tradizione filosofica basata sulla logica e il ragionamento. Si tratta di haiku e koan della più classica tradizione zen che sorprendono e invitano il lettore a guardare oltre il dito per ammirare la bellezza della luna.
ill., br. Per più di dieci anni l'attore premio Oscar Jeff Bridges e il suo maestro buddhista, il celebre Bernie Glassman, sono stati amici intimi: un legame cresciuto attraverso ore di spumeggianti, profonde conversazioni. Questo libro cattura il vero spirito del loro rapporto, restituendoci dialoghi frizzanti, intensi, colmi di un umanesimo totale. Divertente e ricco di ispirazione, "Il Drugo e il maestro Zen" ci ricorda costantemente l'importanza di fare del bene in un mondo difficile.
CAROCCI 1998 219 PP. FONDO DI MAGAZZINO: SEGNI DEL TEMPO ALLA COPERTINA, CENNO DI PIEGA AL MARGINE ANGOLARE SUPERIORE (COME DA FOTO), VOLUME INTONSO, MAI SFOGLIATO. Per lunga tradizione la scuola ha da sempre privilegiato il passato, mostrando invece scarso interesse ad occuparsi in modo critico del futuro e delle conseguenze delle nostre azioni sulle generazioni che seguiranno. Il progetto di educazione ambientale presentato in questo libro affronta il complesso problema della vita futura sul pianeta Terra, ma non si propone di infondere nei bambini un generico "rispetto per la natura". Il punto di vista scelto è quello dell'uomo che decide come sarà la vita degli altri uomini e, di conseguenza, come sarà il loro ambiente fisico e sociale. Il racconto - che combina felicemente la forma diaristica con l'apprendimento teorico- accompagna una classe nell'arco di due anni scolastici, durante i quali l'esperienza quotidiana degli alunni è stata messa in costante rapporto con i grandi problemi che affliggono la nostra società, come degrado ambientale, la distruzione incontrollata delle risorse, il divario di ricchezza tra Nord e Sud. Parte prima / Educazione ambientale come educazione al futuro / Il luogo dell´esperienza: il Centro Educativo Italo Svizzero (CEIS) / L´inizio del lavoro / La dimensione temporale nell´educazione ambientale: dal passato al futuro / Ci addentriamo nel futuro / Parte seconda / Un´avventura a Badia Prataglia / Organizziamo un giornale per raccontare le nostre esperienze / Costruire un ecosistema in classe / Scopriamo i giornali "dei grandi" / Un ecosistema in movimento / Uomo e natura / La scuola in festa / Conclusioni
br. Uscire all'aria aperta, imbracciare una zappa e affondare le mani nella terra, per piantare e strappare erbacce: per la gioia di compiere questi gesti, Geri Larkin ha lasciato un'avviata carriera come consulente di direzione, iniziando a lavorare in un vivaio di Seattle. E adesso, forte di anni di dura pratica, ha deciso di raccontare la sua esaltante esperienza tra alberi e arbusti d'ogni genere, dispensando ai suoi lettori utili consigli su come prendersi cura di un giardino o anche semplicemente di un vaso fiorito, certa che ne trarranno un profondo arricchimento personale. Strutturando il testo come un percorso a tappe che comincia dall'individuazione del terreno più adatto alla raccolta dei frutti del proprio lavoro - passando per la scelta delle piante, l'uso del fertilizzante, le innaffiature e l'attenta e accurata eliminazione delle erbacce - l'autrice applica i principi zen e ci invita a guardare la vita come un giardino di cui occuparsi: bastano piccoli gesti quotidiani, infatti, per vederla sbocciare, sperimentando così che la felicità e la serenità sono molto più a portata di mano di quanto non si pensi.
brossura
brossura
ill., ril. Il libro del tè (1906) di Okakura Kakuzo (1862-1913) è divenuto negli anni un classico dell'incontro tra Oriente e Occidente ed è stato molte volte tradotto. Nonostante il titolo, il libro non va considerato un manuale sul tè. È piuttosto un inno alla cultura, all'estetica, allo spirito del tè quale simbolo, paradigma, vessillo dell'anima asiatica. Venne scritto da un appassionato ricercatore giapponese, lo scopo della cui esistenza fu di rinnovare e diffondere i valori dell'Oriente nel momento in cui il suo stesso paese sembrava volerli rinnegare per quelli occidentali. Questa nuova edizione contiene un ricchissimo apparato di note che spiegano i contenuti del libro che l'autore aveva omesso di illustrare, e che le varie edizioni internazionali hanno solo limitatamente trattato. Inoltre contiene una postfazione in cui viene ricostruita l'esistenza di Okakura in riferimento alla sua missione interculturale e allo sviluppo della spiritualità universale attraverso l'estetica e la pratica del tè come stile di vita. Okakura visse in Giappone in un periodo di grandi idealità e di radicali trasformazioni individuali e sociali tra lo sbigottimento per la forza dell'Occidente e l'ansia d'imitazione. Scrisse Il libro del tè al culmine degli opposti movimenti dell'occidentalizzazione del suo paese e della diffusione in Occidente dello spirito orientale, con la sua arte e i suoi valori religioso-filosofici. È chiaro che per resistere alle complessità di un compito come questo e alle forze in gioco erano richieste una genialità fuori del comune e una profonda conoscenza di entrambi gli universi culturali, ma soprattutto un amore senza condizioni per il sapere e per lo sviluppo dell'individuo e della società. Nel caso di Okakura questo amore prese la forma dell'arte e fece di lui una figura eccezionale nella storia dell'incontro-scontro tra Oriente e Occidente all'epoca delle trasformazioni moderne di entrambi. A considerarla retrospettivamente, la formazione di Okakura sembra essere stata un percorso programmato passo per passo per rispondere allo scopo che sarebbe divenuto quello della sua esistenza. Il libro del tè è anche il fil rouge che lega una vita esemplare al proprio destino interiore: una suggestione archetipica per ciascuno di noi, oggi e sempre.
br. La cerimonia del tè, nella sua sacra ed estetizzante immutabilità, è una delle tradizioni giapponesi - e in generale orientali - che più affascinano l'Occidente. In questo libro, scritto in inglese per un pubblico occidentale nel 1906, l'autore ricostruisce minuziosamente e con gusto moderno un rituale il cui valore simbolico è secondo soltanto all'importanza che riveste nel conservare una tradizione secolare. Ed è il miglior viatico per rivolgere uno sguardo d'insieme alla filosofia, alla storia, alla cultura orientale e alla sua ricezione in Occidente. Un classico moderno, in cui la storia del tè - dai miti connessi alla sua coltivazione fino alle rigide norme della sua preparazione - si tramuta in cammino spirituale alla scoperta dei preziosi tesori della saggezza orientale.
br. Molto più che un manuale sul tè: l'opera di Kakuz? è un inno alla cultura, all'estetica, allo spirito di questa bevanda quale simbolo dell'anima asiatica, in un periodo in cui l'Oriente si stava aprendo, spesso a scapito delle proprie tradizioni, alle influenze occidentali. Il reiterarsi sempre identico della Cerimonia del tè, infatti, racchiude tutta la riverenza del popolo giapponese verso gli antenati, oltre a essere un rimando allo stile di vita semplice che da secoli si conduce in quelle terre. Per non soccombere alla complessità di un compito come questo erano richieste genialità fuori dal comune e profonda conoscenza di entrambi gli universi culturali: l'autore è riuscito egregiamente nell'impresa, consegnandoci un testo divenuto ormai un classico in tutto il mondo.
br. Nel corso del quindicesimo secolo, l'Oriente e il Giappone in particolare elevarono una bevanda, il tè, al rango di una vera e propria religione estetica: il teismo. Il teismo è un culto fondato sull'adorazione del bello. La sua cerimonia, che ne regola il culto, è il mezzo con il quale coloro che vi partecipano tentano di raggiungere il possibile in mezzo a quell'impossibile che chiamiamo vita. Nello spirito dell'esperienza Zen, questo libro, oltre alla descrizione di una delle più affascinanti tradizioni orientali, la cerimonia del tè, delinea un cammino spirituale e filosofico della persona verso quella vera saggezza che l'Occidente ha in parte perduto e che solo oggi si sforza di recuperare. Il testo contiene un'appendice sui maestri del tè e nove poesie giapponesi sulla cerimonia del tè, per la prima volta tradotte in italiano.
ill., br. Ai piedi del monte 'Porta delle nuvole' (Yunmen-shan), nella Cina meridionale, sorge un monastero fondato più di mille anni fa dal monaco chan Yunmen, che divenne famoso come 'il maestro del monte Yunmen'. Yunmen Wenyan (864-949 circa) visse durante la tarda epoca Tang, il periodo classico dello zen cinese: un'epoca in cui avvenne un importante cambiamento nel rapporto tra maestro e discepolo. Invece di limitarsi a ripetere e commentare le parole del Buddha, i maestri stessi cominciarono a parlare, dimostrando l'insegnamento con l'azione: scherzando, raccontando aneddoti e parlando in gergo, senza farsi scrupolo di utilizzare il bastone e imprecare, in quello che diverrà lo stile tipico dello zen. Si dice che Yunmen avesse una memoria straordinaria e che fin da bambino fosse capace di ricordare interi testi buddhisti avendoli letti solo una volta. Dopo aver preso i precetti studiò con Muzhou e con Xuefeng, e insegnò a sua volta per trent'anni: nel 923 diede il via alla costruzione del monastero presso il monte Yunmen. Rimangono oggi due lastre di pietra dell'originaria struttura, le cui iscrizioni sono la fonte più importante per la biografia del maestro. I detti di Yunmen sono stati e sono tuttora fonte di ispirazione per generazioni di studenti dello zen cinese, giapponese e coreano. Urs App offre qui un'ampia selezione dai suoi discorsi e dialoghi, traducendoli per la prima volta a partire dalla "Raccolta di Yunmen", redatta nel corso di diversi secoli sulla base delle note dei suoi studenti; la raccolta fa parte di una più vasta antologia intitolata "Raccolta dei detti dei saggi antichi", del 1267. Arricchisce la selezione una lunga parte introduttiva, in cui App non solo illustra la vita e l'insegnamento di Yunmen, ma fornisce al lettore un quadro estremamente chiaro e approfondito del chan, progenitore cinese dello zen.