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<p>Incisione su acciaio, impronta 27 x 19, su foglio 31,5 x 23,5. Due figure genuflesse in preghiera davanti alla tomba del Conte Luigi de Brézé nella Cattedrale di Rouen. Tratto da "Picturesque Europe" 1875-1879. Minime bruniture. </p>
bross. edit. ill. con bandelle, residuo di etichetta in quarta di cop. - prima edizione it. - trad. di Nicoletta Poo - illustrazioni in b.n. nel testo
in inglese in 8° quadrato, bross. edit. ill.
Presentazione di Stefano Zecchi <BR>ISBN 978-88-95538-00-6 <BR>p. 113
Albin Michel 1953, In-8 broché, 484 pages non coupée. Bon état
Paris, Plon, 1930. Un volume broché de format in 8° de 318 pp. Bon état.
in inglese in 8° grande, bross. edit. ill., lievi segni di piega in cop.
IN BUONO STATO, PRESENTI ALCUNE SOTTOLINEATURE A MATITA
Oeuvres Completes - Intrduction - Almansor - William Ratcliff - Le Retour - Nouveau printemps - Le Rabbin de Bacharach - Le Romantisme 1 17,5x11 cm., legatura in piena tela, sigillo in oro al piatto, titoli in oro sul dorso, pp. 390 (1), margine di pag.82 con barbe, leggero allentamento interno dorso, in lingua francese, piccoli segni d'uso all'esterno, buon esemplare.
in 4°, tela edit. con titoli al dorso, cofanetto muto
Apparati critici e filologici di Sergio Coradeschi. Con LXIV tavole a colori e illustrazioni in bianco e nero . 4to. pp. 116. . Ottimo (Fine). . Prima edizione (First Edition). .
bross. edit. ill. con bandelle, lievi tracce d'uso in cop. - trad. di Maria Nadotti - illustrazioni in b.n. e a colori fuori testo
Boston, D.C. Heath & Co., 1907, in-16, tela editoriale con titolo in oro sul piatto anteriore e sul dorso, pp. IX, [1], 274. Con ritratto dell'autore in antiporta e illustrazioni n.t. Testo in tedesco.
Milano,Rizzoli,1950. In 16°pp.164n. bross.edit.
in 4°, bross. edit. ill. con bandelle, fioriture all'occhietto e all'ultima bianca, lievi tracce d'uso in cop. - trad. di Lucia Borro - riccamente illustrato in b.n. e a colori nel testo
LIEVI SEGNI DEL TEMPO ALLA SOVRACCOPERTA CARTONATA. PAGINE PERFETTE. MAI SFOGLIATO. Informazioni bibliografiche Titolo: Requiem per una donna romantica. La storia di Auguste Bussmann e Clemens Brentano tramandata da Hans Magnus Enzensberger in base a documenti stampati e manoscritti. Collana: Volume 60 di La diagonale Curatore: Hans Magnus Enzensberger Tradotto da: Ingrid Harbeck Titolo originale: Requiem für eine romantische Frau Editore: Palermo: Sellerio Editore Palermo, 1991 ISBN: 8838907404, 9788838907401 Lunghezza: 220 pagine, 21 cm Soggetti: Biografie e memorie, Letterati, Fonti, Storia, Famiglia Brentano, Ottocento, Letteratura tedesca, Clemens, Achin von Armin, Romanticismo tedesco, Romanzo dell'amore, Sua Maestà la Regina d'Olanda, Friedrich Moritz Bethmann, Fuga, Goethe, Poesia, Monaco, Berlino, Sophie Mereau, Follia, Borghesia, Società, Grimm, Condizionamenti, Lettere e carteggi, Epistolografia tedesca, 1750-1832, autobiografie, Narrativa Tutto ha inizio nel luglio del 1807, a Francoforte. Il ventinovenne Clemens Brentano, rappresentante di primo piano della cosiddetta seconda generazione dei romantici tedeschi e vedovo da nove mesi di Sophie Mereau, anche lei poetessa, si innamora, ricambiato, della sedicenne Auguste Bussmann. Lui è figlio del facoltoso commerciante Anton Peter Brentano, lei è nipote del potente banchiere Friedrich Moritz Bethmann e promessa a un giovane "pare bellissimo","un prode guerriero" aiutante di Sua Maestà la Regina d'Olanda. Il 27 dello stesso mese di luglio, i due innamorati fuggono, di notte, alla volta di Cassel, dove trovano ospitalità presso un cognato di Clemens. Tra imbarazzo e costernazione, le rispettive famiglie si prodigano, non senza qualche affanno, perché lo "sciocco romanzo" di "quegli esseri sventati" riceva il suggello di un matrimonio riparatore. I documenti occorrenti dovranno essere - beninteso con la complicità di conoscenze influenti - capolavori di ambiguità circa luogo e dare del rito che verrà celebrato il 21 agosto. La fuga è sulla bocca di tutti; perfino la Signora Goethe non resiste alla tentazione di commentare per il celebre figlio: "... tutta colpa del caldo - ché se fossero delle cattive persone allora sarebbe tutt'altra cosa, ma son tutte quante anime nobili che cianciano di principii, di doveri, dell'esercizio dei doveri morali verso i genitori parenti et cetera". Al loro interno le famiglie Bethmann e Brentano non si nascondono nulla: "la violenza degli impulsi" "l'asprezza del carattere", l'"egoismo impetuoso, divorante" di Auguste; i "bizzarri sofismi", la smania di viaggiare e "follie" consimili di Clemens, la sua ritrosia ad abbracciare una qualche professione sicura e remunerativa. In breve, la propensione dei due fuggiaschi alla "vita poetica", la loro sordità a qualsiasi consiglio assennato non fanno presagire nulla di buono. Già a metà settembre Auguste rivela le prime incrinature dell'idillio: Clemens "credeva di potermi amare - mi amava - ed ora si sente ingannato in tutte le sue speranze, incatenato a una creatura che non lo capisce". Poco tempo dopo, Clemens "Più d'una volta Auguste m'ha già ridotto alla disperazione col suo carattere. Due volte mi ha picchiato, e finalmente ha fatto sì che una volta le ho conciato la pelle pure io". Le voci al parenti e amici si intrecciano sempre più fitte, cariche di preoccupazione, indignazione e scetticismo circa l'efficacia, sul volubile Clemens, di un eventuale scioglimento del matrimonio: "chi può prevedere come gli apparirà quella donna dopo il divorzio, se egli non le scoprirà mille pregi eccellenti, prendendone una tre volte peggiore per colmar la lacuna". Il ménage si trascina, punteggiato di scenate violente e riconciliazioni, di rare autocritiche di Clemens (ah, l'"eccessiva fede poetica nell'eccelso"!) e di reiterate sue lagnanze per la condotta di Auguste: che civetta ai balli invece di "affliggersi per la mestizia del marito, in quest'ultimo periodo del lutto", che si presenta a tavola "en grande parade, senza foulard", che divora grandi quantità "di cosiddetti terrificanti romanzi dell'orrore", che ha bisogno di "otto talleri di bigodini, non mangia che crostata di mele, va in giro in camicia". E poi, dopo una temporanea, salutare separazione, il nuovo crescendo di zuffe, le fughe di Clemens a Monaco, a Berlino; gli inseguimenti di Auguste con immancabile accompagnamento di pettegolezzi sui suoi falsi tentativi di suicidio, sul suo eccentrico comportamento; la decisione di vivere in case diverse con estenuanti, pedanti trattative affidate a biglietti - essendo cessata ogni possibilità di comunicazione orale -, per la divisione della "roba": i mobili, la biancheria, il vino, le coperte, i "piumini che erano di Sophie". Ormai anche i più restii tra parenti e amici si sono convinti dell'ineluttabilità di un divorzio. Certo, i Bethmann hanno "dalla loro i tribunali locali", ma Clemens può giocare la carta del ricatto, minacciando un pubblico scandalo. "Che ne pensi" scrive all'esperto giurista Savigny suo cognato, "se a Bethmann dichiarassi che serberò il silenzio dopo la citazione e lascerò libero corso al divorzio unicamente alla rigorosa condizione di cavarmela senza spese e senza qualsiasi pubblicità, che tuttavia, appena venissi colpito da qualsivoglia danno o insulto, mi riserverei di dare alle stampe una pubblica giustifica, rendendo ufficiale la mia situazione coniugale al completo e tutto il modo di procedere per il divorzio?" Siamo all'inizio del 1810. La sentenza di divorzio del tribunale ecclesiastico di Ascheffenburg reca la data del 22 dicembre 1814. Auguste, mai perdonata dalla madre, va a vivere a Parigi, e si dedica al giornalismo. Il suo penchant per i bonapartisti liberali è una spina nel fianco dello Zio Bethmann. Si risposa nel 1817 con il ricco avvocato Chrmann, diventato socio dei Bethmann. Quando apprende la notizia, Clemens ammutolisce "intristito" e commenta: "Mia moglie... può sposarsi perché è protestante, e io no, perché sono cattolico!". Cercherà consolazione in amoreggiamenti passeggeri, prima di abbandonarsi a una devozione superstiziosa e morbosa accanto a una monaca che aveva ricevuto le stigmate. A Francoforte, Auguste torna a vivere con tutta la famiglia soltanto nel 1823: ha quattro bambini che ama "visceralmente", ma l'apparente equilibrio della sua esistenza borghese si spezza nove anni dopo. Il 17 aprile 1832 Auguste annega, suicida, nel Meno: "Il marito le aveva detto che se non avesse trattato i bambini con maggior ragionevolezza, egli li avrebbe messi in pensione". Questa storia scaturisce spontanea da brani di lettere, memorie e documenti autentici, in parte anche inediti, raccolti e ordinati da Hans Magnus Enzensberger nel dichiarato - e riuscito - intento di riabilitare Auguste Bussmann, che per i biografi di Brentano è sempre stata "solo una nota a piè di pagina, e nemmeno graziosa... la palla al piede del poeta romantico". L'autore di questo amaro e bellissimo Requiem tace fino alla conclusione della storia perché le sue fonti si commentano da sé. Prende la parola soltanto in un "epilogo" che è una lunga lettera ad Auguste. Egli entra nella vicenda da personaggio, accanto ai Brentano, ai Bethmann, ai fratelli Grimm, ad Arnim, Savigny, e questo ruolo lo esime dal distacco dello studioso consentendogli di esercitare una foga giudicatrice, spontanea quanto quella degli altri comprimari ma sorretta dal senno "di cento-cinquant'anni dopo": la storia di Augute, è diventata "il modello' anzi" il/prototipo di una sterminata letteratura... un fatto quotidiano, piatta, triviale, svilita da milioni di ripetizioni, ma anche fonte di una sofferenza moltiplicata milioni di volte". Il dito accusatore si alza contro Clemens, sublime poeta ma "vecchio egoista autodistruttivo", meschino, esaltato, bizzarro eppure perbenista; contro le due grandi famiglie impiccione e timorose nella loro sicurezza sociale ed economica; contro gli amici, i romantici, prodighi soltanto di pettegolezzi e consigli ai danni di Auguste. La "cara folle" si guadagna invece comprensione e ammirazione per la sua caparbietà nel difendere la propria natura dai condizionamenti del milieu alto-borghese, per la consapevolezza di se "che gli altri riuscivano a spiegarsi solo come superbia, arroganza, simulazione". E l'elogio più bello "Lei non voleva ammettere, a nessun costo, che tra amore e letteratura, vita e arte, utopia e quotidianità borghese ci fosse, come sempre un abisso... Nella cerchia degli Arnim e dei Savigny, dei Grimm e dei Brentano, lei era - oso dirlo - l'unica vera romantica".
<p>Incisione su acciao, impronta 27 x 19 cm, su foglio 31,5 x 23,5 cm. Un imponente scoglio si erge alto lungo la costiera occidentale irlandese. L'immagine è animata da uno stormo di uccelli marini che volano attorno alla roccia. Tratto da "Picturesque Europe" 1875-1876. Esemplare molto ben conservato. </p>
n. 19 cartone ondulato edit. con titoli
in 16°, bross. edit. ill. con bandelle, fioriture ai tagli
In-8, LI-253p. Avec une introduction de Henri Bremond. A l'état de neuf.
Mm 140x240 Brossura originale, 199 pagine. Ottima copia, spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
Guido Davico Bonino, a cura di Capolavori della poesia romantica. Milano, A. Mondadori 1991 italian, 489 CR.24Brossura editoriale,introduzione di S. Zecchi, volume come nuovo, copertina e interno in condizioni eccellenti, legatura salda489 pagine circaCopertina come da foto
Mm 160x245 Collana "Biblioteca di musica". Volume rilegato in tela con titolo impresso in oro al dorso, sovraccoperta figurata a colori, 864 pagine con illustrazioni in nero nel testo. Ottima copia interessata solo da tenui fiorituyre ai tagli; spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
<p>12 cm, rilegatura coeva in mezza pelle con titolo su tassello e fregi impressi in oro al dorso, piatti marmorizzati, segnalibro in tessuto colorato, p. 222, (1).Una tavola incisa all'antiporta e frontespizio calcografico inciso da Fumagalli. Incisione xilografica con il profilo di Dante all'ultima carta. Graziosa e rara raccolta di scritti romantici.</p>
un vol. in 16 cm. 14,4x9 pp. 108 Legatura tutta tela (finto marocchino verde) dorso liscio a scomparti in oro con titolo ed autore in oro. Esemplare ben conservato solo piccole macchie della carta alle ultime carte. Terza edizione della celbre novella di Tommaso Grossi (1791-1853)