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in 4°, tela edit. con sovrac. ill., lievi tracce d'uso alla tela
bross. edit. con titoli impressi al piatto anteriore, dorso muto
bross. edit. ill., occasionali fioriture
in 8° quadrato, bross. edit. ill., lieve traccia d'umidità alle ultime pagine
In-4 gr., tela editoriale, sovracoperta, astuccio, pp. 310 con numerose illustrazioni in bianco e nero e a colori nel testo. In ottimo stato (fine copy).
br. «Oltre i limiti, che questi due autori evidenziano, c'è senza dubbio in loro la ferma volontà di preservare il profondo patrimonio antropologico e culturale della loro terra da violenze, le quali, oltre che storiche, potevano rivelarsi anche di altra natura. Tra aperture e chiusure ai grandi maestri delle letterature dell'Est europeo, primi fra tutti i russi, essi mirano ad identificare e valorizzare una immagine della propria terra, che non può e deve essere confusa con altre, artificiali iconografie letterarie. Pur nei termini indicati, essi hanno come obiettivo, accanto alla conquista della libertà dallo straniero, la fondazione di un sistema letterario e linguistico, sul quale impostare un nuovo discorso critico e creativo. Ci sono riusciti? Certamente hanno fatto tutto quello che hanno potuto con purezza e profondità di spirito».
ill., br. La Venere dipinta nel 1830 da Hayez è indubitabilmente una dea nuova e 'moderna': una 'diva', appunto, come saranno chiamate un secolo dopo le stelle del cinema. Essa si distingue dalle sue omologhe create negli stessi anni dal pennello di Natale Schiavoni e dallo scalpello di Pompeo Marchesi proprio per il suo carattere contemporaneo e non retrospettivo. Moderno il corpo, moderni i lineamenti del volto e lo sguardo. Originale e riuscita la sintesi tra retaggio stilistico neoclassico, intemperanze romantiche e prime avvisaglie di realismo. Del tutto nuova quella «visione di sessualità e carnalità radiosa» - per usare le parole di Fernando Mazzocca - che l'artista poté creare grazie a un particolare rapporto di complicità col suo committente. In questo senso, il parallelo più appropriato va istituito con la Paolina Borghese di Canova, la Venere vincitrice, che fu moderna sotto ogni aspetto in mezzo al turbine sociale e politico dell'età napoleonica. Quella di Hayez fu invece la Venere della Restaurazione: pronta a uscire dalla tela per incamminarsi disinvolta nelle strade animate di Milano o nei vicoli angusti di Trento.
In-8 (cm. 23.90), brossura illustrata, con alette, pp. 166, (2), con illustrazioni in bianco e nero ed a colori nel testo. In buono stato di conservazione (good copy). Il libro si fonda sul tentativo di comunicare le emozioni della lettura formale dell'opere d'arte. L'autore ha quindi evitato di compilare una semplice cronistoria degli avvenimenti artistici per spiegare invece i cambiamenti e le rivoluzioni che vanno interpretati prima di tutto nelle specifiche invenzioni della pittura. L'analisi di Caroli, che inizia con il Rinascimento visto come punto di rottura con le convenzioni della spazialità "classica", si evolve in quattordici capitoli, ognuno dei quali prende in esame una delle tendenze della pittura contemporanea, in sintonia con le grandi investigazioni dell'uomo sui fondamentali quesiti dell'esistenza.
tela edit. con sovrac.ill., sguardie illustrate
in-8°, 326 pages, broche, couverture illustree rempl.— Ex. s./Alfa Navarre. Tres bel exemplaire, non coupe. [P-19][CA30-4-]
DISPONIBILITÀ GARANTITA AL 99%; SPEDIZIONE ENTRO 12 ORE DALL'ORDINE. RIMANENZA DI MAGAZZINO PARI AL NUOVO. LIEVISSIMI SEGNI DEL TEMPO. Le lettere dall'Italia sono il diario di un'ombra e insieme la trascrizione delle scene, delle invenzioni, delle battute, delle situazioni in cui il nulla Byron venne coinvolto. Sono la storia di un personaggio, una stupenda trovata di un regista, di un autore e di un attore comico. Dettagli del libro Titolo: Lettere italiane Titolo originale: Byron's Letters and Journals Autore: George Gordon Byron Presentazione di: Giorgio Manganelli Traduzione di: Elisabetta Mazzarotto Editore: Napoli: Guida Editori, 1989 Collana: Volume 32 di Archivio del romanzo ISBN/EAN: 8368870429725 9788870429725 Lunghezza: 206 pagine; 22 cm Edizione: 2 Soggetti: Biografie, Diari ed epistolari, Corrispondenza, Viaggi, Letteratura, Classici, Viaggio in Italia, Grand Tour, Romanticismo, Ottocento, Lettere e carteggi, Viaggiatori, Scritti miscellanei inglesi, Poeti britannici, Childe Harold's Pilgrimage, Shelley, John Keats, Silvio Pellico, Monti, Stendhal, Roma, Guerra di Indipendenza, Grecia, Venezia, Alpi, Lerici, Cultura, Intellettuali, Porto Venere, Mazzini, Risorgimento, Patrioti, Letteratura inglese, Memorie, Ricordi, Morte, William Fletcher, Manfred, Contessa Teresa Guiccioli, William John Bankes, Anne Louisa Emily Hardy, John Cam Hobhouse, Goethe, Richard Belgrave Hoppner, Douglas Kinnaird, Augusta Leigh, Anne Isabelle Milbanke, Thomas Moore, John Murray, Sirmione, Catullo, Verona, Libri Vintage, Fuori catalogo, Biographies, Journals and Letters, Correspondence, Travel, Journey, Literature, Classics, Travel in Italy, Romanticism, 19th century, Letters and correspondence, Travelers, English miscellaneous writings, British poets, Rome, War of Independence, Greece, Venice, Alps, Culture, Intellectuals, Patrioti, English literature, Memoirs, Memories, Death, Verona, Books out of print
LIEVI SEGNI DEL TEMPO ALLA SOVRACCOPERTA CARTONATA. PAGINE PERFETTE. MAI SFOGLIATO. Informazioni bibliografiche Titolo: Requiem per una donna romantica. La storia di Auguste Bussmann e Clemens Brentano tramandata da Hans Magnus Enzensberger in base a documenti stampati e manoscritti. Collana: Volume 60 di La diagonale Curatore: Hans Magnus Enzensberger Tradotto da: Ingrid Harbeck Titolo originale: Requiem für eine romantische Frau Editore: Palermo: Sellerio Editore Palermo, 1991 ISBN: 8838907404, 9788838907401 Lunghezza: 220 pagine, 21 cm Soggetti: Biografie e memorie, Letterati, Fonti, Storia, Famiglia Brentano, Ottocento, Letteratura tedesca, Clemens, Achin von Armin, Romanticismo tedesco, Romanzo dell'amore, Sua Maestà la Regina d'Olanda, Friedrich Moritz Bethmann, Fuga, Goethe, Poesia, Monaco, Berlino, Sophie Mereau, Follia, Borghesia, Società, Grimm, Condizionamenti, Lettere e carteggi, Epistolografia tedesca, 1750-1832, autobiografie, Narrativa Tutto ha inizio nel luglio del 1807, a Francoforte. Il ventinovenne Clemens Brentano, rappresentante di primo piano della cosiddetta seconda generazione dei romantici tedeschi e vedovo da nove mesi di Sophie Mereau, anche lei poetessa, si innamora, ricambiato, della sedicenne Auguste Bussmann. Lui è figlio del facoltoso commerciante Anton Peter Brentano, lei è nipote del potente banchiere Friedrich Moritz Bethmann e promessa a un giovane "pare bellissimo","un prode guerriero" aiutante di Sua Maestà la Regina d'Olanda. Il 27 dello stesso mese di luglio, i due innamorati fuggono, di notte, alla volta di Cassel, dove trovano ospitalità presso un cognato di Clemens. Tra imbarazzo e costernazione, le rispettive famiglie si prodigano, non senza qualche affanno, perché lo "sciocco romanzo" di "quegli esseri sventati" riceva il suggello di un matrimonio riparatore. I documenti occorrenti dovranno essere - beninteso con la complicità di conoscenze influenti - capolavori di ambiguità circa luogo e dare del rito che verrà celebrato il 21 agosto. La fuga è sulla bocca di tutti; perfino la Signora Goethe non resiste alla tentazione di commentare per il celebre figlio: "... tutta colpa del caldo - ché se fossero delle cattive persone allora sarebbe tutt'altra cosa, ma son tutte quante anime nobili che cianciano di principii, di doveri, dell'esercizio dei doveri morali verso i genitori parenti et cetera". Al loro interno le famiglie Bethmann e Brentano non si nascondono nulla: "la violenza degli impulsi" "l'asprezza del carattere", l'"egoismo impetuoso, divorante" di Auguste; i "bizzarri sofismi", la smania di viaggiare e "follie" consimili di Clemens, la sua ritrosia ad abbracciare una qualche professione sicura e remunerativa. In breve, la propensione dei due fuggiaschi alla "vita poetica", la loro sordità a qualsiasi consiglio assennato non fanno presagire nulla di buono. Già a metà settembre Auguste rivela le prime incrinature dell'idillio: Clemens "credeva di potermi amare - mi amava - ed ora si sente ingannato in tutte le sue speranze, incatenato a una creatura che non lo capisce". Poco tempo dopo, Clemens "Più d'una volta Auguste m'ha già ridotto alla disperazione col suo carattere. Due volte mi ha picchiato, e finalmente ha fatto sì che una volta le ho conciato la pelle pure io". Le voci al parenti e amici si intrecciano sempre più fitte, cariche di preoccupazione, indignazione e scetticismo circa l'efficacia, sul volubile Clemens, di un eventuale scioglimento del matrimonio: "chi può prevedere come gli apparirà quella donna dopo il divorzio, se egli non le scoprirà mille pregi eccellenti, prendendone una tre volte peggiore per colmar la lacuna". Il ménage si trascina, punteggiato di scenate violente e riconciliazioni, di rare autocritiche di Clemens (ah, l'"eccessiva fede poetica nell'eccelso"!) e di reiterate sue lagnanze per la condotta di Auguste: che civetta ai balli invece di "affliggersi per la mestizia del marito, in quest'ultimo periodo del lutto", che si presenta a tavola "en grande parade, senza foulard", che divora grandi quantità "di cosiddetti terrificanti romanzi dell'orrore", che ha bisogno di "otto talleri di bigodini, non mangia che crostata di mele, va in giro in camicia". E poi, dopo una temporanea, salutare separazione, il nuovo crescendo di zuffe, le fughe di Clemens a Monaco, a Berlino; gli inseguimenti di Auguste con immancabile accompagnamento di pettegolezzi sui suoi falsi tentativi di suicidio, sul suo eccentrico comportamento; la decisione di vivere in case diverse con estenuanti, pedanti trattative affidate a biglietti - essendo cessata ogni possibilità di comunicazione orale -, per la divisione della "roba": i mobili, la biancheria, il vino, le coperte, i "piumini che erano di Sophie". Ormai anche i più restii tra parenti e amici si sono convinti dell'ineluttabilità di un divorzio. Certo, i Bethmann hanno "dalla loro i tribunali locali", ma Clemens può giocare la carta del ricatto, minacciando un pubblico scandalo. "Che ne pensi" scrive all'esperto giurista Savigny suo cognato, "se a Bethmann dichiarassi che serberò il silenzio dopo la citazione e lascerò libero corso al divorzio unicamente alla rigorosa condizione di cavarmela senza spese e senza qualsiasi pubblicità, che tuttavia, appena venissi colpito da qualsivoglia danno o insulto, mi riserverei di dare alle stampe una pubblica giustifica, rendendo ufficiale la mia situazione coniugale al completo e tutto il modo di procedere per il divorzio?" Siamo all'inizio del 1810. La sentenza di divorzio del tribunale ecclesiastico di Ascheffenburg reca la data del 22 dicembre 1814. Auguste, mai perdonata dalla madre, va a vivere a Parigi, e si dedica al giornalismo. Il suo penchant per i bonapartisti liberali è una spina nel fianco dello Zio Bethmann. Si risposa nel 1817 con il ricco avvocato Chrmann, diventato socio dei Bethmann. Quando apprende la notizia, Clemens ammutolisce "intristito" e commenta: "Mia moglie... può sposarsi perché è protestante, e io no, perché sono cattolico!". Cercherà consolazione in amoreggiamenti passeggeri, prima di abbandonarsi a una devozione superstiziosa e morbosa accanto a una monaca che aveva ricevuto le stigmate. A Francoforte, Auguste torna a vivere con tutta la famiglia soltanto nel 1823: ha quattro bambini che ama "visceralmente", ma l'apparente equilibrio della sua esistenza borghese si spezza nove anni dopo. Il 17 aprile 1832 Auguste annega, suicida, nel Meno: "Il marito le aveva detto che se non avesse trattato i bambini con maggior ragionevolezza, egli li avrebbe messi in pensione". Questa storia scaturisce spontanea da brani di lettere, memorie e documenti autentici, in parte anche inediti, raccolti e ordinati da Hans Magnus Enzensberger nel dichiarato - e riuscito - intento di riabilitare Auguste Bussmann, che per i biografi di Brentano è sempre stata "solo una nota a piè di pagina, e nemmeno graziosa... la palla al piede del poeta romantico". L'autore di questo amaro e bellissimo Requiem tace fino alla conclusione della storia perché le sue fonti si commentano da sé. Prende la parola soltanto in un "epilogo" che è una lunga lettera ad Auguste. Egli entra nella vicenda da personaggio, accanto ai Brentano, ai Bethmann, ai fratelli Grimm, ad Arnim, Savigny, e questo ruolo lo esime dal distacco dello studioso consentendogli di esercitare una foga giudicatrice, spontanea quanto quella degli altri comprimari ma sorretta dal senno "di cento-cinquant'anni dopo": la storia di Augute, è diventata "il modello' anzi" il/prototipo di una sterminata letteratura... un fatto quotidiano, piatta, triviale, svilita da milioni di ripetizioni, ma anche fonte di una sofferenza moltiplicata milioni di volte". Il dito accusatore si alza contro Clemens, sublime poeta ma "vecchio egoista autodistruttivo", meschino, esaltato, bizzarro eppure perbenista; contro le due grandi famiglie impiccione e timorose nella loro sicurezza sociale ed economica; contro gli amici, i romantici, prodighi soltanto di pettegolezzi e consigli ai danni di Auguste. La "cara folle" si guadagna invece comprensione e ammirazione per la sua caparbietà nel difendere la propria natura dai condizionamenti del milieu alto-borghese, per la consapevolezza di se "che gli altri riuscivano a spiegarsi solo come superbia, arroganza, simulazione". E l'elogio più bello "Lei non voleva ammettere, a nessun costo, che tra amore e letteratura, vita e arte, utopia e quotidianità borghese ci fosse, come sempre un abisso... Nella cerchia degli Arnim e dei Savigny, dei Grimm e dei Brentano, lei era - oso dirlo - l'unica vera romantica".
Paris, Musées Nationaux, 1930, 18'5 x 14 cm., 342 págs. + 7 h.
157 p., ill.; 30 x 24 cm. Brossura editoriale. Buono
In-8° pp. 96 con alcune ill. n.t. Bross. edit. ill. con abrasione al margine.
Mm 150x210 Brossura editoriale di pp.185, con articoli in italiano, inglese, francese. Buon esemplare. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
Fasano, Schena Editore, 1989, in-8, br. edit., pp. 368, [8].
in-8°, 280 pages, ill. in-t. n., broche, couverture illustree Bel exemplaire. [HI-3/2]
Mm 220x240 Catalogo della mostra della Fondazione Lungarotti, Torgiano, Museo del Vino, 1-30 luglio 1989. Brossura editoriale di 157 pagine, numerose illustrazioni in nero e a colori, sovraccoperta originale. Fioriture alla sovraccoperta e ai tagli, peraltro buona copia. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
Firenze-Torino, Ditta G. B. Paravia, Editori-Librai, 1901, in-8, br., pp. 74, (2). Invio autografo dell'Autrice.
Mm 200x210 Catalogo mostra. Brossura originale, 132 pagine con figure in nero e a colori nel testo in lingua francese - french text. Buona copia, spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
M., 1983, 24 x 16 cm., 176 págs. - 3 h.
p. 281 <BR>ISBN 88-207-1732-8