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2 volumi (384; 458 pp.); 22,5 cm. Brossura editoriale. Ottimi
2 volumi (384; 458 p.); 22,5 cm. Brossura editoriale. Come nuovi
IN-16°, PP. 379 (5), BROSS. EDIT. CON BANDELLE, COP. ILL. B.N. (LIEVISSIME TRACCE D'USO), LEGGERISSIME BRUNITURE AI MARGINI DELLE CARTE, OTTIMO STATO (F), (I CLASSICI DELL'EROTISMO).<BR>PRIMA EDIZIONE SONZOGNO. 1199 1
CXXXIV, 524 pp.; 20,5 cm. Leg. in tela edit. con cofanetto. Titolo al dorso sbiadito, taglio blu. Buono
In 8°, Br, edit, a stampa, pp. 326 con 8 tavv. f.t. su carta lucida. Frontespizio in rosso e nero. Ottimo esemplare, parzialmente intonso.
In 16° br edit nera pp 224. A cura di Vincenzo Barba Coll. Interpretazioni 9
ril. Justine e Juliette, figlie adolescenti di un ricco banchiere parigino, educate in collegio, si trovano improvvisamente sole, in seguito alla rovina finanziaria della famiglia e alla morte dei genitori. Justine, fedele ai principi morali dell'educazione ricevuta, dovrà affrontare un terribile viaggio nell'inferno della Francia dell'ancien régime, tra giudici corrotti e frati libertini, aristocratici viziosi e borghesi delinquenti. Vittima di violenze e umiliazioni inaudite, la sventurata è destinata a una fine agghiacciante, mentre la sorella si è conquistata, attraverso l'accettazione del vizio, un'esistenza libera, ricca e serena. Saggio introduttivo di Gianni Nicoletti.
br. Justine e Juliette, figlie adolescenti di un agiato banchiere parigino, restano improvvisamente orfane e senza un soldo. Juliette decide allora di prostituirsi e raggiunge presto successo e fortuna, mentre Justine, fedele ai saldi principi morali in base ai quali è stata educata, rimane vittima delle peggiori atrocità e delle violenze più inaudite. Ultima delle tre versioni pubblicate della storia di Justine, questa è la più vasta, un gigantesco affresco, il capolavoro di Sade romanziere. Scritta negli anni tempestosi della Repubblica, vide la luce nel 1797. Qui la parola si mette al servizio di una immaginazione impegnata in una pratica di supremo eccesso: il mondo, nella "Nuova Justine", è un immenso carcere dove vittime e carnefici si riconoscono in un inesauribile gioco di distruzione e di oltraggi.
br. Iniziare una quindicenne appena uscita dal convento ai piaceri e al crimine, conducendola di buon passo lungo la strada della depravazione, della blasfemia e della scelleratezza. È il piano messo a punto da tre libertini di lungo corso che attirano nel loro covo la giovane Eugénie per impartirle lezioni teoriche e pratiche di immoralità. Pubblicato anonimo nel 1795, il romanzo, subito violentemente osteggiato, piega la vocazione pedagogica del dialogo filosofico agli scopi del progetto libertino: nella reclusione del boudoir, i personaggi sadiani mettono in scena il rovesciamento della morale comune, in una tensione costante tra il passato che sovvertono e il nuovo ordine che aspirano a creare. Una tensione che si rispecchia nella sorte di Sade stesso, condannato alla galera dall'ancien régime e al manicomio dalla Rivoluzione, salutato ora come l'ultimo dei classici ora come il primo dei moderni.
br. Barricati per alcuni mesi in un remoto castello nella Foresta Nera, quattro libertini incalliti si fanno intrattenere dalle storie autobiografiche di quattro esperte prostitute e ruffiane, per poi tradurre in pratica il contenuto dei racconti su un gruppo di giovani vittime di ambo i sessi. È in questa cornice che Sade inscrive il microcosmo libertino delle 120 giornate, un mondo in miniatura che replica convenzioni e regole della società per ribaltarle in un'orgia di torture e sevizie di ogni genere. Questo romanzo, la cui perdita durante la presa della Bastiglia fece versare al Marchese "lacrime di sangue", come scrisse lui stesso, è una satira estrema sulla convenzionalità della vita sociale, un trionfo di humour nero e pornografia asfissiante che celebra il potere della parola.
br. Nella cornice di un boudoir aristocratico, l'inesperta Eugénie, appena quindicenne, viene iniziata ai segreti della vita libertina dalla navigata Madame de Saint-Ange, aiutata da tre comprimari: il cavaliere di Mirvel, suo fratello, l'amico Dolmancé e il giardiniere Augustin. In un gioco perverso di seduzioni fisiche e intellettuali, la scoperta della verità sulla condizione dell'uomo si accompagna alla liberazione dei corpi dai vincoli di una morale repressiva, e il vizio e la crudeltà sono esaltati come forme di energia vitale proprie di una natura umana non ancora addomesticata dalla civiltà. Grandioso congegno narrativo e ideologico in cui convivono la didattica del piacere, la dissertazione filosofica e l'invettiva civile, "La filosofia nel boudoir" (1795) rappresenta il manifesto più compiuto ed estremo del pensiero di Sade
br. Specchio di virtù e di devozione religiosa, Justine racconta alla sorella Juliette, dopo una lunga separazione, le proprie disavventure. La narrazione si trasforma in un vertiginoso viaggio tra frati licenziosi, impenitenti falsari, losche mezzane, aristocratici viziosi: un percorso iniziatico attraverso l'esperienza del libertinaggio, che si snoda circolarmente in discorsi, classificazioni ed enumerazioni. Pubblicato anonimo nel 1791 e subito dichiarato fuorilegge, Justine fu sottratto all'oblio cui lo destinava l"'inferno" della Biblioteca Nazionale di Parigi negli anni Trenta e consegnato alla tradizione letteraria del Novecento.
br. "Quando, il 14 luglio 1789, la serratura della Bastiglia cedette e la sommossa liberatrice riempì i corridoi di folla, la cella di Sade era vuota. Alcuni giorni prima, il 4 luglio, il governatore aveva chiesto il trasferimento di questo personaggio, il cui umore andava tanto d'accordo con gli avvenimenti. Il disordine di allora ebbe questa conseguenza: i manoscritti del marchese, dispersi, andarono smarriti, scomparve il manoscritto delle 'Cent Vingt Journées'. E questo libro domina, in un certo senso, tutti i libri, poiché contiene la verità di quello scatenamento che l'uomo è nella sua essenza, ma che è obbligato a frenare ed a tacere: eppure, di questo libro che significa da solo, o almeno significò per primo, tutto l'orrore della libertà, la sommossa della Bastiglia fece smarrire il manoscritto invece di liberarne l'autore. Il 14 luglio fu veramente un giorno liberatore, ma alla maniera sfuggente di un sogno. Più tardi, il manoscritto fu ritrovato (nel 1900, presso un libraio tedesco, ed è stato pubblicato solo ai nostri giorni), ma il marchese ne rimase privo: lo credette definitivamente perduto, e questa certezza lo accasciò: era «la più grande disgrazia» scrive «che il cielo avesse potuto riservarmi ». Morì senza poter sapere che in realtà quel libro, che egli immaginava perduto, doveva collocarsi più tardi fra i «monumenti imperituri del passato»." (Georges Bataille)
br. "Quando, il 14 luglio 1789, la serratura della Bastiglia cedette e la sommossa liberatrice riempì i corridoi della folla, la cella di Sade era vuota. Alcuni giorni prima, il 4 luglio, il governatore aveva chiesto il trasferimento di questo personaggio, il cui umore andava tanto d'accordo con gli avvenimenti. Il disordine di allora ebbe questa conseguenza: i manoscritti del marchese, dispersi, andarono smarriti, scomparve il manoscritto delle Centoventi giornate. E questo libro domina, in un certo senso, tutti i libri, poiché contiene la verità di quello scatenamento che l'uomo è nella sua essenza, ma che è obbligato a frenare e a tacere. [...] Più tardi, il manoscritto fu ritrovato, ma il marchese ne rimase privo: lo credette definitivamente perduto e questa certezza lo accasciò: era 'la più grande disgrazia che il cielo avesse potuto riservargli'. Morì senza poter sapere che in realtà quel libro, che egli immaginava perduto, doveva collocarsi più tardi fra i 'monumenti imperituri del passato." (Georges Bataille)
br. Quando manca la virtù, il vizio che si comporta con decenza e con riguardo può servire da modello: non è forse piacevole quanto saggio peccare senza scandalizzare il prossimo e, a ben guardare, che pericolo può costituire il male quando non è conosciuto?" In queste poche righe - irriverenti fino alla provocazione - è racchiuso molto dello spirito che anima i racconti riuniti in questo volume, in cui De Sade dichiara ancora una volta guerra alla serietà artificiosa, al moralismo, all'ipocrisia. L'ironia corrosiva, l'irriverenza, la leggerezza di un'impareggiabile sapienza narrativa, sono le armi che rivolge contro i costumi di una società borghese che curiosamente si rivela non troppo dissimile dalla nostra. Leggere questi brevi e scintillanti testi è come immergersi in un bagno di salutare realismo, da cui si esce forse disincantati, ma certamente molto divertiti e un po' fortificati. Prefazione di Gérard-Geoges Lemaire.
Il primo tradotto da Mario Praz a cura di Claudio Rendina, il secondo a cura di Riccardo Reim. Saggio introduttivo di Gianni Nicoletti
manca di cofanetto editoriale
Milano, Epoca!, 1986, in-16, br. editoriale illustrata, pp. 200, [4]. "I libri del punto esclamativo".
Paris, Garnier-Flammarion, 1969, in-16, br. editoriale, pp. 186, [2].
In-4, tutta tela, titolo oro al dorso, pagine 400 interamente illustrato nel testo con riproduz. di antiche stampe e con fotografie a colori che ricostruiscono con l'ausilio di attori le scede del romanzo. Testo su due colonne, in francese e italiano. In buono stato (good copy).
Roma, 1991, 16mo brossura con copertina illustrata a colori, pp. 88
Milano, Studio Editoriale, 1986, in-16, br. edit., pp. 200, (4).
Paris, Pauvert, 1968/1969, quattro volumi in 16mo tutta pelle, pp. 340 + 342 + 409 + 372
Roma, L’Arcadia, 1968, 8vo (cm. 21 x 13) brossura, pp. 534 (I classici dell’erotismo, 1). Manca la sovraccoperta. Tracce d’uso e marche di pennarello alla brossura.
Bologna, Sampietro, 1967, 8vo (cm. 20 x 10) brossura, pp. 206.