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Mm 125x190 Prima edizione. Collana "Nuova Biblioteca Italiana" - Brossura editoriale con sovraccoperta, 297 pagine. Qualche fioritura e segno d'uso, nel complesso ottima copia. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
In 8°, br. edit. con titoli anche al dorso e sovracop., pp. 299,(3); coll. "Nuova biblioteca italiana. Diretta da Arnaldo Bocelli. 18"; copia in buono stato. (Libreria, D/7 ) (La spedizione standard è SEMPRE tracciata con raccomandata - piego di libri, eventuale FATTURA da richiedere all'ordine) (Libreria, D/7 )
16°, pp.30 (2), br. ed. con lievi macchie. Invio autogr. dell'Aut.
Mm 125x190 Brossura editoriale di XIV-316 pagine. Lacuna alla testa del dorso, peraltro buona copia. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
COPERTINA IN PARTE MANCANTE
In 16, pp. 64. Br. ed. ill. Severino Ferrari fu poeta ed erudito italiano, discepolo del Carducci del quale fu coadiutore nell ' insegnamento universitario. Gli si devono liriche ispirate ed armoniose. Fu anche valente critico e filologo. Citiamo di lui: Il Mago , poemetto, Bordatini , Versi , ecc.
4°migliaio.<BR>8°gr., pp.158 (2). Ottima mz.pelle rossa recente, con angoli e tit. oro al dorso, conserva la br. edit. con minimi difetti. Fogli chiusi. Antica etichetta di libreria.
pp. 158, cm 24x17, rileg. in mezza tela con tassello e scritte in oro al dorso, buonn esemplare
Saggi raccolti da Franco Antonicelli <BR>Saggi Einaudi XIV
Saggi raccolti da Franco Antonicelli <BR>Saggi Einaudi <BR>Prima edizione
Mm 130x190 Volume di pp. 89, legatura in tela. Opera in buone condizioni.
Cm. 18,5, pp. 89 (3). Solida leg. edit. in piena tela con titoli al piatto. Esemplare in ottimo stato di conservazione. Ex libris.
cm. 17 x 24, x-210 pp. Biblioteca di ?Lettere italiane? - Studi e testi Il volume esamina sia la lingua e lo stile del Carducci poeta e prosatore ? finora oggetto di indagini solo rapsodiche e non propriamente storico-linguistiche o linguistico-testuali ?, sia le idee linguistiche di Carducci quali esse si manifestano in numerosi saggi, interventi, studi critici e pamphlets con i quali l?autore dette un contributo fondamentale (pur se a lungo ignorato) al dibattito sulla questione della lingua negli anni che seguirono l?Unit? d?Italia. This volume examines both Carducci?s style and language as a poet and prose writer ? which so far had never been studied systematically or from a strictly historical-linguistic or linguistic-textual approach ? and his linguistic ideas as they appear in numerous essays, comments, critical studies and pamphlets that were the author?s fundamental, yet long-neglected, contribution to the question of language in post-unification Italy. 410 gr. x-210 p.
In 16°, tutta tela editoriale con sovracoperta illustrata (discreta, tracce d'uso, strappetti e alcune piccole mancanze), pp. 142, (10), lievi bruniture al bordo delle pp. ma volume in buono stato. (spedizione standard SEMPRE tracciata con raccomandata-piego di libri, eventuale FATTURA da richiedere all'ordine)
In buono stato 4 pag. fac-simile di lettera
Mm 135x200 Brossura editoriale di 121 pagine. Esemplare in buone condizioni, intonso. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
Cm. 19, pp. 121 (3). Bross. edit. con rinforzo al dorso.
Mm 130x195 Brossura editoriale di pagine 405, macchie alla copertina, firma di precedente proprietario. Opera in buone condizioni, solo dorso brunito. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
In-8 (cm. 24), brossura illustrata, sovracoperta editoriale illustrata (macchioline), pp. 349, (3), con tavole a colori fuori testo ed illustrazioni in bianco e nero nel testo. In ottimo stato (nice copy).
Copertina illustrata a colori in fascicolo originale completo de "La Domenica del Corriere" del 3/03/1957
Fascicolo in 8°, brossura editoriale, titolo al piatto, con a margine la dedica autografa dell'autore all'amico Carlo Giordano, frontespizio, 13 pp., bianche finali. Rara edizione di un Ode politica inedita di Giosuè Carducci, pubblicata col gentile permesso della famiglia di lui, dal titolo "Grido di Guerra", seguita dalla descrizione e dal commento di Stiavelli che ne spiega la provenienza e l'origine ispirata da un disegno di Gherardi in memoria di Cesare Taruffi, giovane caduto nella battaglia di Curtatone. Pubblicazione assai poco comune, impreziosita dall'autografo di Giacinto Stiavelli, lodato autore di tanti studi preziosi sul nostro Risorgimento politico.
ill., br. La storia d'amore tra Giosue Carducci e Lina Cristofori, moglie del generale Domenico Piva, ha sempre esercitato un notevole fascino sull'autore nei suoi molti anni di studi carducciani: personaggi divenuti così familiari da "costringerlo" a raccontare la loro storia in un libro che potrebbe collocarsi nella categoria manzoniana dei «componimenti misti di storia e d'invenzione». Il "corpus storico" è rappresentato dalle lettere rimaste, quasi seicento di Carducci e una settantina di Lina, e dalle poesie dedicate all'amata. L'invenzione colma i tasselli, spesso volutamente eliminati, di un legame scomodo, di cui si parlava con imbarazzata reticenza: basti pensare che nell'Edizione Nazionale dell'epistolario, tutte le lettere a Lina figurano indirizzate all'immaginaria Lidia delle poesie carducciane. Al centro della storia c'è naturalmente Carducci con la sua personalità vigorosa e passionale, espressa sia negli slanci d'amore più ardente, sia nelle esplosioni di gelosia frenetica, ma sua degna compagna è Lina, per Giosue la «donnissima», signora raffinata e colta che, pur avendo avuto certamente anche altri amori passeggeri, amò davvero soltanto il poeta. Molta attenzione è riservata anche al marito generale, Domenico Piva, persona non di eccelsa levatura che non riuscì mai a farsi amare dalla moglie, ma che seppe mostrarsi nobile e magnanimo, accettando questo legame per amore di lei, per lui degna solo di un amore sublime. Sullo sfondo della vicenda amorosa si intravede poi quell'Italia del secondo Ottocento che si avviava a diventare "umbertina", di cui Carducci sarebbe diventato il cantore riconosciuto e osannato: emergono soprattutto gli ambienti politici e militari con i quali il poeta si trovò ad avere frequenti contatti, specialmente durante la sua storia con Lina.
br. Nel libro sono raccolti nove studi carducciani, dei quali per la verità solo uno è inedito, mentre gli altri otto sono apparsi su riviste negli anni tra il 2008 e il 2019. Ma in realtà anche sugli articoli già pubblicati l'autore è intervenuto su varianti e aggiunte talvolta anche rilevanti, cosicché egli pensa di poter onestamente affermare che anche i saggi "vecchi" contengono novità. Marco Sterpos è anche convinto che questi studi, sia pur scaglionati nell'arco di dodici anni, non costituiscano una mera somma di saggi, ma sviluppino un discorso coerente e organico. Il primo capitolo è dedicato alle idee del Carducci giovanissimo, tra gli anni 1854 e 1857, come educatore e promotore dell'educazione popolare. Il secondo tratta invece del giudizio morale nella poesia carducciana, che si esprime nell'opposizione tra gli aggettivi «pio» e «reo». Nel terzo l'autore mette a confronto le «rime aspre e chiocce» di Dante con il verso che Carducci scelse per la sua poesia satirica e battagliera, che egli chiamò «roggio», concludendo che nel forgiare questo verso Giosue ebbe ben presente la lezione di quelle «rime» dantesche. Il quarto capitolo tratta delle teorie linguistiche di Carducci e della sua aspra polemica col «manzonismo de gli stenterelli», rappresentato da personaggi come il Bonghi e il Broglio, ma anche con lo stesso Manzoni. Seguono poi due capitoli dedicati a lettere scritte a Carducci da persone a lui vicine o vicinissime e riemerse negli anni più recenti: quelle rimaste dell'amata Lina (capitolo V) ed una del marito di lei il generale Domenico Piva (capitolo VI). Nel capitolo VII l'autore tratta dei «grandi comunicatori» nella poesia carducciana, cioè di personaggi, tra storici e leggendari, che Carducci fa parlare attribuendo loro grandi doti oratorie capaci di affascinare gli uditori. L'ottavo capitolo è dedicato alla storia e alla geografia del Piemonte in Carducci e intende mostrare l'immagine che il poeta (ma anche il prosatore) ha della regione nei suoi aspetti geografico paesaggistici e nella sua storia, e il ruolo di grande protagonista che egli riconosce al Piemonte come patria di Alfieri e stato attorno a cui si è potuta realizzare l'unità d'Italia. Infine il nono capitolo è dedicato alla raccolta dei dodici sonetti del "Ça ira" nella quale Carducci maturo e ormai tornato all'ovile monarchico torna a sacrificare alle "muse della barricata" e al mito della "grande rivoluzione", con una "rappresentazione epica" degli storici avvenimenti del grande e terribile mese di settembre 1792 che fece nascere la repubblica francese.
Mm 135x210 Brossura editoriale con bandelle, 318 pagine. Piccolo strappo (2 cm) restaurato al piatto anteriore, peraltro buona copia. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.