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br. Il racconto teso e vibrante di una "quotidiana" tragedia familiare. Sullo sfondo la Torino dei quartieri operai che operai non sono più. L'arrivo e la difficoltà di convivenza con gli extracomunitari. La mancanza di lavoro. La totale assenza di prospettive di vita di "qualità": la pensione, la difficoltà di sbarcare il lunario quando non si è più produttivi. L'essere consumatori, comprare per essere vivi. L'assenza di strumenti culturali per opporsi allo squallore dell'esistenza. La tv modello e unico sbocco e sfogo. Lo stato che non è più in grado di garantire diritti e servizi cosicché le contraddizioni esplodono all'interno della famiglia.
ill., br. Una novella esemplare di splendida fattura, dove il destino di un'innocente è redento dal dolce inganno di una lettera, e un esilarante scambio epistolare che vede al suo centro Sancio Panza, eletto governatore della fantomatica isola di Barattaria: la collana dei "Pacchetti" celebra con questi gioielli, nella lingua sopraffina dei primi traduttori di Cervantes, il quarto centenario dell'autore del "Chisciotte".
brossura
br. Marlowe riceve l'incarico di sostituire un capitano fluviale ucciso dagli indigeni nell'Africa centrale. Si imbarca su una nave francese e, giunto alla stazione della compagnia, vede come gli indigeni muoiano di stenti e di sfruttamento. Dopo un lungo viaggio di duecento miglia sul fiume rintraccia Kurtz, un leggendario agente capace di procurare più avorio di ogni altro. In realtà Kurtz, uomo solo e ormai folle, è quasi morente. Viene convinto a partire, ma muore sul battello che lo trasporta, dopo aver pronunciato un discorso che non può nascondere "la tenebra del suo cuore".
br. Il Conte protagonista di questo racconto è un anziano nobile innamorato della città di Napoli. Ogni anno, vi passa alcune settimane, per godersi la sua magnifica atmosfera, l'arte, l'architettura, il paesaggio. Finché, un giorno, non si ritrova vittima di una rapina perpetrata da un esponente della Camorra. L'esperienza, umiliante e inaspettata, lo spingerà ad abbandonare Napoli per sempre.
ill., br. Nei primi anni Quaranta, quando l'autore è ancora un fanciullo, la zona delle Cure conta poche case, e la via Faentina è una strada bianca e sterrata. Lo scenario è quello di un quartiere di periferia, terreno ideale per i giochi di un gruppo di ragazzini scatenati che, nonostante la guerra, mettono a segno le loro birbonate. A interrompere questi giorni di vita spensierata arriveranno anche le bombe, la fame e i soprusi, ma il vero cuore pulsante del libro resta quella quotidianità lontana raccontata con freschezza, originalità e un profondo senso di partecipazione.
ill., br. Una biblioteca con i libri nuovi può sembrare poco utile. Nonostante i tentativi del suo devoto bibliotecario le cose si mettono male, ma l'arrivo di un unico lettore può cambiare le cose. La breve storia di una Biblioteca, dei suoi libri, di un bibliotecario, di un lettore e delle opportunità che la Vita ci sussurra. "Una Voce che tutti i bibliotecari devono ascoltare. Un'ispirazione indispensabile a tutti coloro che amano i libri".
br. Al centro di questo racconto c'è il viaggio, compiuto da "un naufrago preoccupato della propria sopravvivenza", alla volta di una Realtà Altra, in un certo senso sempre posseduta, ma per qualche motivo lontana e apparentemente irraggiungibile. Un viaggio, potremmo dire senza forzature, iniziatico, tramite il quale il protagonista acquisisce consapevolezza del fatto che la realtà in cui si trova a vivere tutti i giorni non è l'unica, né, a ben vedere, la più importante. Ma dove si trova questa realtà? Come vi si accede?, si chiede il giovane. Ebbene, al pari dell'Aleph di J.L. Borges, si può trovare in ogni dove - in un sottoscala, ma anche tra i cocci di vetro di una spiaggia.
br. Dieci straordinarie novelle di Grazia Deledda unite dal riferimento, più o meno marcato, al Natale. Pubblicate in sei diversi volumi usciti tra il 1905 e il 1930, contengono tutto il mondo umano e poetico (il bene, il male, il sentimento religioso, il peccato, il senso di colpa, il paesaggio mitizzato) della grande scrittrice sarda, seconda donna - dopo la svedese Selma Lagerlöf - a vincere nel 1926 il premio Nobel per la letteratura. In questi racconti è possibile scorgere quel lirismo e quella tensione etica che caratterizzano i romanzi più famosi e che indussero un importante critico come Attilio Momigliano a definire la Deledda "un grande poeta del travaglio morale".
br. Si può vendere la propria esistenza, con tutto quel che c'è dentro? Quando scopre la storia di un ventenne australiano che mette in vendita la sua vita su eBay per seimila dollari, Lucien decide di fare altrettanto. Sente che le sue giornate gli vanno strette e prova perciò a liberarsene. Le offre a Filippo, incontrato per caso: raduna fotografie e ricordi, segnala abitudini, presenta nemici e amici, compresa la Signorina F., che ancora gli ronza in testa. Lucien se ne va, portando con sé solo un quaderno dalla copertina nera. Filippo comincia a vivere la vita dell'altro, a farla sua, con disinvoltura e imprudenza, fino al punto di innamorarsi della Signorina F. Le cose si complicano, Lucien e Filippo vengono travolti dalle conseguenze del loro stesso azzardo. Il vecchio "proprietario" della vita in vendita, da lontano, si accorge di non avere dato il prezzo a troppe cose: a certe mattine di domenica, a una neve arrivata all'improvviso, a una storia d'amore che non è stata. Alla donna che lo ha messo al mondo, a cui non ha mai potuto chiedere della notte in cui è nato. Una storia sulla forza oscura delle radici, sul patto profondo che ci lega a noi stessi.
br. All'imbocco di una galleria ferroviaria lavora un umile segnalatore, con un grande problema: già due volte davanti all'uomo è apparso uno spettro, che gli ha annunciato un pericolo terribile e imminente, ma senza specificare di che cosa si trattasse o come prevenirlo. In entrambe le occasioni, subito dopo si è verificato un incidente fatale. E quando il protagonista di questa storia incontra il segnalatore, lo spettro si è appena manifestato una terza volta...
br. Al centro delle "Notti bianche", racconto pubblicato per la prima volta nel 1848, c'è un sognatore, un giovane che vive una vita tutta sua, avulsa dalla realtà, fatta di chimere, fantasticherie, impalpabili emozioni. Nelle calde notti senza tramonto di una Pietroburgo estiva e deserta, il timido e notturno protagonista, triste vittima della vita urbana, vagabonda senza meta per la città fra palazzi e canali, e sogna a occhi aperti. Proverà a inseguire l'amore: quello della bella e appassionata Nasten'ka, che però ama, desidera, attende un altro. Così, dopo quattro notti di esaltata eccitazione, l'ultimo mattino porta con sé un amaro risveglio: il disincanto di un addio. Introduzione di Fausto Malcovati.
br. "Si prospettava una notte incantevole, una di quelle che solo quando si è giovani si rendono possibili, caro lettore. Il cielo era così stellato, così luminoso che, osservandolo, risultava inevitabile chiedersi: è mai possibile che sotto una volta celeste di queste proporzioni esistano persone irritate e riottose?". Così inizia "Le notti bianche", pubblicato per la prima volta nel 1848 e ispiratore dell'omonimo film di Luchino Visconti (1957) con Marcello Mastroianni e Maria Schell. Il protagonista, che parla in prima persona senza mai pronunciare il suo nome, è un uomo che vive ai margini della società, con l'unica compagnia dei propri sogni. Quattro notti basteranno a sconvolgere completamente il suo animo. "Quando si è infelici, avvertiamo più intensamente la sofferenza altrui e il sentimento non si frantuma, ma si concentra (...) ". Durante una passeggiata notturna e solitaria, avviene un incontro fatale con una ragazza, Nasten'ka, la quale accenderà nel protagonista la speranza di poter coronare un nuovo sogno: l'amore. Un romanzo sentimentale, breve ma intenso, in cui emerge il dissidio interiore fra il desiderio di vivere e l'alienazione dalle cose terrene.
br. Per la serie dei "Delitti celebri" Alexandre Dumas padre utilizzava cronache e documenti antichi, contemporanei agli eventi narrati. In questo "Murat", invece, che appartiene alla raccolta in maniera un po' anomala, si basò sulla propria memoria e le testimonianze. L'ultima avventura di un re avventuroso. Gioacchino Murat, messo sul trono di Napoli da Napoleone Bonaparte, ma ribelle anche al suo padrone e fedele agli interessi dei suoi sudditi acquisiti, finì fucilato nell'impresa disperata di tornare al regno sollevando la popolazione meridionale con la sua sola presenza, com'era riuscito all'imperatore dei francesi dopo l'esilio dell'Elba. Dumas racconta la vicenda di un malinconico ritorno come il volo verso la morte di un inquieto re repubblicano.
br. Durante un viaggio in Italia il giovane poeta Florio conosce il cantante Fortunato e il mefistofelico cavaliere Donati. Una notte Florio si reca nel giardino della sua dimora e scopre una statua marmorea di Venere, che lo affascina fortemente. Durante una festa mascherata Fortunato gli presenta la giovane Bianka, che porta la maschera di Venere. Ma qui incontra anche la sosia di quella Venere del giardino a cui va tutta la sua passione e che gli fa dimenticare Bianka. Allettato da Donati, Florio arriva nel palazzo della sconosciuta e solo il canto di Fortunato, che risuona in lontananza, lo distoglie appena in tempo dalla malia demoniaca. Il pio canto di Fortunato quale forza esorcizzante trasforma l'immagine di Venere di nuovo in pietra senza vita e spiega contemporaneamente a Florio gli avvenimenti della notte. Svegliato dalla sua incoscienza da sonnambulo, Florio si appresta a continuare il suo viaggio in compagnia di Bianka.
brossura Esopo. Nome avvolto nei veli della leggenda. La più antica testimonianza, quella di Erodoto, il primo grande storiografo della Grecia (V secolo a.C.), parla di Esopo (Histor. n, 134) scrittore di favole, compagno di schiavitù di Rodope, la bellissima e celebratissima cortigiana vissuta sotto il regno di Amasis (570-526), e perito a Delfi di morte violenta. La favola esopica ebbe facile accoglienza nella letteratura di Roma. Colui che assicurò a essa un posto tra i generi letterari fu Fedro, un macedone, che venne a Roma liberto di Augusto e scrisse sotto Tiberio cinque libri di favole in senari giambici. Inserite in questa raccolta sono pure favole di Aviano, autore di quarantadue apologhi esopiani in metro elegiaco, vissuto probabilmente nel IV secolo dell'era volgare; e di Arnobio, nato a Sicca Veneria nella Numidia, uno degli ultimi apologisti cristiani.
ill., br. Un deforme schiavo frigio costruisce con parole di favola un democratico palcoscenico di provincia. Calcano la scena gli eroi di una nuova letteratura: la volpe e l'agnello, il cervo e il leone, l'asino e il cavallo, la cicala e la formica, il pastore e il lupo. Duemila anni dopo, il lettore moderno coglie nell'eternità dei ruoli che essi rappresentano uno dei frutti più fecondi della fantasia greca e sorride dinanzi all'immutabilità della natura umana. Introduzione di Giorgio Manganelli. Nota di Giovanni Mardersteig. Con le xilografie veneziane del 1491.
br. Imparare l'inglese può risultare semplice e divertente attraverso la lettura in lingua dei classici della letteratura anglosassone o americana. Consigliato a chi ha già una certa dimestichezza con la lingua, il libro è corredato di un glossario con le parole "più difficili" che si trovano nel testo. Considerato tra i grandi romanzi del Novecento, "The Great Gatsby" è un ritratto dell'America degli anni Venti che ha fatto innamorare milioni di lettori in tutto il mondo. Ambientato tra New York and Long Island, il romanzo descrive un mondo vivace e scintillante, che nasconde dietro la superficie una realtà dura e spietata. L'affascinante Daisy, l'eccentrico milionario Jay Gatsby e Nick Carraway, il narratore, simbolo dei sogni e delle passioni giovanili, sono i protagonisti indimenticabili di questo capolavoro della letteratura.
brossura
br. «Si chiamava Gesù, Gesù il Nazareno, e fu crocifisso non so bene per quale crimine. Ponzio, ti ricordi di quell'uomo?». Ponzio Pilato aggrottò le sopracciglia e si portò la mano alla fronte come chi cerca qualcosa nella propria memoria. Poi, dopo qualche istante di silenzio, mormorò: «Gesù? Gesù il Nazareno? No, non mi ricordo». Nei Campi Flegrei, dove soggiornano per ristorare corpo e spirito, un Pilato ormai vecchio e acciaccato ricorda, insieme all'amico Elio Lama, i suoi trascorsi in Giudea, parentesi turbolenta di un'onorata carriera. Quando la conversazione si sposta sul Nazareno morto in croce, Pilato rivela una spiazzante dimenticanza: non ha memoria di lui. L'amico, al contrario, ricorda con nostalgia quella terra e, in particolare, una bellissima danzatrice ebrea, scomparsa all'improvviso per seguire i discepoli di un giovane taumaturgo.
brossura