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brossura
br. Anaconda è la regina di tutti i serpenti, presenti e futuri. Guardiana vigile e fatale per chiunque osi invadere il suo territorio. Il pericolo è alle porte e ancora una volta sarà la presenza dell'Uomo a sconvolgere gli equilibri della Natura, costringendo il popolo dei serpenti a una battaglia all'ultimo sangue contro l'invasore... Quiroga narra, attraverso gli occhi di bellissime yararás, l'eterna lotta tra uomo e belva, fra civiltà e natura. La sua è una scrittura di confine, dove non valgono le leggi dell'uomo ma quelle della selva, e dove il limite tra la vita e la morte può essere deciso da un solo, unico momento fatale. Il volume, con la presentazione dello scrittore uruguaiano Mauricio Rosencof, raccoglie i racconti "Anaconda" (1921) e "Il ritorno di Anaconda" (1926).
br. La malattia, quando entra a far parte della nostra vita, si comporta come un animale in cerca di compagnia. A volte capita che persone sole, fragili e malate s'incontrino nelle anticamere degli ospedali, nelle sale di attesa di cure e di speranze. Ed è proprio qui che l'infelicità, le ansie, le paure irrazionali possono scivolare in situazioni quasi felici. I colori degli incontri. I luoghi favorevoli agli incontri sono diversamente colorati, con un "diversamente" assunto nel suo vero significato. Giardini, stradine, saloni dipingono le parole. Nascono le storie. "Ma lo sa che lei ha una bella fantasia? Mi piace ascoltarla. Perché non scrive delle storie?" Non dobbiamo lasciar morire le storie. Questo il senso della pubblicazione.
br. "Le scimmie" è il racconto più noto del messicano José Revueltas, basato sull'esperienza carceraria dell'autore, arrestato nel 1968 con l'accusa di essere istigatore ideologico dei movimenti studenteschi. Ambientato a Lecumberri, un terribile carcere di massima sicurezza, ne ricostruisce l'atmosfera claustrofobica grazie a una lingua incalzante e vorticosa, cruda e gergale. Nelle vicende dei tre detenuti, Albino, Polonio e il Coglione, impegnati nella folle impresa di farsi recapitare della droga direttamente in cella d'isolamento, si rispecchiano tutti gli orrori e le contraddizioni di un mondo capovolto, in cui i confini tra bene e male, tra sorveglianti e sorvegliati, sembrano confondersi e quasi dissolversi; un mondo in cui è lecito - e forse doveroso - chiedersi da quale parte delle sbarre stiano le vere "scimmie" in gabbia. Postfazione di Elena Poniatowska.
br. Nei racconti di Rainer Maria Rilke (1875-1926), pur nei limiti di uno stile letterario ancora in costruzione, non mancano tracce di quello che sarà il Rilke maturo: il distacco e l'ironia nella malinconia, ad esempio. Sono anche già presenti i temi fondamentali della poetica rilkiana: l'amore per gli umili, gli oppressi, i falliti, gli infelici. Lo spettro di una vita non vissuta, di un'esistenza che passa senza lasciare tracce. Insomma questi racconti, pur ripudiati, sono figli di quello stesso sforzo di creare dal nulla, di costruire sul vuoto, da cui nasceranno alcuni anni più tardi, con ben diversa padronanza della parola e con maggior distacco, prima il Malte e poi le Elegie duinesi.
br. "Ho famiglia", che prende il titolo dal noto aforisma di Leo Longanesi, affronta uno dei temi italici per eccellenza e, grazie alla diversità delle penne, lo affronta con diversi pensieri, diverse realtà, diverse emozioni. Quelle che ci narrano gli autori del libro sono storie di immigrazione, di frustrazioni, di opportunismi. C'è chi utilizza l'ironia, attenendosi il più possibile a uno spirito "longanesiano"; c'è chi ricostruisce la violenza dei drammi familiari; chi racconta un po' di se stesso; chi imbastisce una favola; chi ci sbatte in faccia l'indifferenza quotidiana e chi ci commuove con storie di miseria (umana ed economica insieme). Sette modi differenti, insomma, di declinare il classico "tengo famiglia". Il libro è il risultato del concorso letterario Ita(g)liani, prima edizione. I racconti: Marina Sangiorgi, "Tornare a casa"; Francesca Carlucci, "Quelle parole sulla bandiera"; Lucia Baldini, "In Parlamento, ovvero cambio (la) bandiera"; Nello Agusani, "Nonno Andrea"; Stefano Fabbri, "Il sorriso che conoscete"; Mirella Santamato, "Il vestito delle tasse"; Massimo Padua, "Vietato sfamare".
br. Artur Paz Semedo, impiegato di una storica fabbrica d'armi, le Produzioni Bellona SA., e intenditore di film bellici, viene profondamente colpito da alcune commoventi immagini de "L'Espoir", di André Malraux, cui assiste casualmente. La successiva lettura del libro, che pare già provocare un'impercettibile incrinatura nelle sue certezze di amante appassionato delle armi da fuoco, e, poco dopo, il suggerimento della ex moglie Felicia, una pacifista convinta, di investigare negli archivi dell'azienda per scoprire se le Produzioni Bellona SA. abbiano mai venduto armamenti ai fascisti lo avviano verso un'avventura che purtroppo non sapremo, pur potendolo immaginare da fedeli lettori di José Saramago, fin dove lo avrebbe condotto. Con uno scritto di Roberto Saviano e un'illustrazione di Günter Grass.
br. La grande città come trionfo dell'inessenziale sull'essenziale, dell'artificiale sul naturale, del superfluo sul necessario. È il sottile filo che attraversa il libro di Michele Serra, che con questa raccolta esordiva come narratore. Una serie di racconti sugli inganni del "moderno" visto come luogo degli equivoci, come continua sottrazione di senso alla vita quotidiana, che conferma, come ha scritto Tullio De Mauro, "la sua felice capacità di catturare in anteprima quelli che solo molto tempo dopo altri avvertono come intollerabili luoghi comuni".
br. Un racconto lungo, ''Lezione di calligrafia'', e un romanzo, ''Memorie di Larionov'', tenuti insieme dal tema della scrittura. Una magistrale esercitazione allo scrivere e la confessione privata di un anziano possidente, attraverso le quali l'autore ci consegna il ritratto di un paese immutabile, assolutamente attuale: la Russia come metafora dell'impossibilità e del naufragio umano, dell'eterno scontro tra progetto e destino, tra vita e storia. Titolo originale: ''Urok kalligrafii'' (1993).
brossura Questo libro lo puoi leggere e lo puoi anche scrivere! La collana "SocialBook" vuole raccogliere testi capaci di trasmettere emozioni e ispirare. Quindi, prendi penna o matita e lasciati andare!
br. "Nel primo pomeriggio del 2 marzo di tre anni fa persi in un sol colpo due incisivi. Erano quelli che mi servivano per pronunciare il mio nome". Così inizia il nuovo romanzo di Starnone. Il protagonista è un cerebrale, ansioso, innamorato geloso, padre amorevole, con un forte Edipo; quand'era piccolo sua madre lo portava dal dentista, adesso non c'è nessuno che ve l'accompagni. Il luogo è una Roma d'autunno. Il tempo è il nostro, tempo delle nevrosi quotidiane. Una storia di denti, mascelle, labbra e ganasce e di dentisti, odontoiatri e cavadenti. Ma anche una storia di amori, mogli, figli, amanti e rivali.
br. Domenico Stasi è un anziano ex insegnante, uomo colto, sollecito, impegnato e di apparente pacatezza. Quando apprende che Nina, una sua antica allieva, è indagata per partecipazione a banda armata, decide di incontrarla per essere rassicurato della sua innocenza. Ma Nina si proclama colpevole e affida a Stasi un incarico delicato: dovrà recarsi in un appartamento abbandonato, cercare una copia della "Morte di Virgilio" di Hermann Broch, trascrivere una frase sottolineata a pagina 46 e farla avere a un non meglio precisato "contatto". Con leggerezza, quasi per gioco, Stasi esegue gli ordini. Non si tratta affatto di un gioco. Stasi viene convocato dalla polizia, che segue ogni sua mossa; il contatto non si accontenta del messaggio e gli fa recapitare una pistola con la quale dovrà sparare a un importante bersaglio... Un meccanismo inesorabile si è messo in moto. Ma è realmente così? Chi è, realmente, il professor Stasi? È un assassino? È una vittima? È un innocuo zimbello?
brossura E' un libro costituito in apparenza da racconti. Questi testi sono però tenuti insieme da un unico tema, il male. In ogni testo c'è una presenza malefica che suggerisce il male al protagonista e che lo conduce per le sue strade.
In-16 gr., brossura, pp. 21,(3). "Questo articolo - che qui si pubblica in estratto - e' stato scritto dall'A. per la rivista "Il Ponte" e per i giornali di Roma e dell'Italia Meridionale del Gruppo 'Libera Stampa'". Breve resoconto di tre giorni di storia Genovese, 24 - 27 aprile 1945. In buono stato (good copy).
ill., br. "Guerrino Anchioni è un contadino e un bracciante, uno "alla buona". Non è artista o poeta né tantomeno filosofo, eppure si cimenta con Platone, con la Divina Commedia, con la scultura di Michelangelo. Guerrino è 'il Popolo', una figura così affascinante e bizzarra da essere rimasta celebre nei racconti popolari della Valdinievole. Partendo da questo retaggio l'autore dipinge il Popolo nella sua malinconica quotidianità, ritraendolo alle prese con la bicicletta, con la sorella, con Ferragalline e con tutta la colorata popolazione di un paesino toscano dei primi decenni del Novecento. Il caleidoscopio delle sue storie conduce il lettore per uno scenario campestre in cui la dimensione del reale, sfiorando quella del fantastico, evoca il sapore della favola. C'è una vena malinconica in tutto il libro, qua e là increspata dal sorriso, con una sorta di nostalgia per un mondo scomparso. Marco Teglia, poeta e improvvisatore, musicista e cantautore, costruisce il suo libro su un doppio registro sentimentale e comico, passando dall'uno all'altro con facilità e grazia, proprio come nelle sue canzoni." (Adolfo Natalini).
br. Un giovane principe della guardia imperiale di Nicola I improvvisamente lascia tutto per andare in cerca della santità. E ha inizio per lui un confronto avventuroso, travolgente, con un Dio sconosciuto che abita dentro di lui e al tempo stesso in tutto l'universo. La lunga vita del principe-monaco si trasforma in una parabola teologica, nella quale ogni certezza viene via via distrutta e non rimane, alla fine, che un'immensa libertà, conquistata attraverso tempeste di orgoglio, dubbio, sensualità. È la più intensa, la più struggente tra le autobiografie ideali di Lev Tolstoj. La scrisse tra il 1890 e il 1898, al culmine della predicazione del suo personale cristianesimo, integralista, antiecclesiastico, prepotentemente eretico. E non la pubblicò: teneva per sé questo "Padre Sergij", vi si specchiava, ora rabbrividendo per quanto gli assomigliava davvero, ora sforzandosi, disperatamente, tragicamente, di assomigliargli fino alla fine.
br. Queste sono storie di lotta e di amore. Sono cinque movimenti: un padre che per salvare il figlio si annulla nella malattia, la fuga di Bonhoeffer a New York come una tentazione necessaria al martirio, una malattia che scopre all'improvviso la rinascita, una madre alla quale non resta che preparare i fiori per la tomba del figlio, un viaggio in Germania con il peso indicibile di una lettera. Sono incontri legati da una scrittura densa, che vuole far spazio solo alla parola necessaria, che sale all'essenziale, all'identità della storia che racconta. Sono cinque variazioni sul resistere e l'arrendersi, sull'orgoglio e la compassione.
br. Due mesi della vita di un giovane toscano, costretto dalla famiglia a lasciare Firenze e soprattutto l'amata Attilia, per trovare impiego presso la stazione di Pontedera. In questo diario, Leopoldo narra l'amarezza con cui si appresta alla partenza, l'arrivo in un ambiente in cui, suo malgrado, non riesce a farsi accettare, l'ostilità dei colleghi, che non accettano il suo spirito taciturno e la sua indole poco incline a quei divertimenti insulsi e spregiudicati che gli altri condividono. In un crescendo di angoscia e mal di vivere, le uniche consolazioni che il protagonista riesce a trovare nella fredda solitudine che lo circonda sono la bellezza del paesaggio e le lettere scambiate con l'amata. E sarà proprio la malattia di quest'ultima e la nascita dell'ennesima sorellina a permettergli di tornare a casa.
brossura I personaggi dei racconti appartengono al mondo aziendale e la loro vita di dipendenti è sconvolta dallo spietato mondo delle organizzazioni complesse, che tutto tritano e digeriscono, poco accettano, molto sprecano e soprattutto presto dimenticano. Lo zoom mette a fuoco al centro dell'obiettivo figure eroiche, descritte nella loro quotidiana battaglia all'interno di un'organizzazione malata, che mal tollerano e alla quale difficilmente si assoggettano. La loro contrapposizione viene descritta con una vena ironica, aspra, grottesca, in alcuni punti kafkiana. L'organizzazione obbliga a percorrere sentieri già tracciati, difficilmente modificabili, mentre la strenua eroica resistenza dei protagonisti è destinata immancabilmente al fallimento.
br. Pubblicato nel 1909, è l'ultimo racconto scritto da Mark Twain. Vi si narra la lunga traversata cosmica affrontata dal Capitano Stormfield per approdare in paradiso, dove incontra Sandy, agricoltore ed esperto conoscitore del luogo. Il paradiso descritto da Twain è simile a quello della tradizione cristiana, ma con alcune significative varianti. Per esempio, le forme di vita di tutti i pianeti dell'universo giungono in paradiso viaggiando attraverso lo spazio e atterrano dinanzi a un cancello - ce n'è uno diverso per ogni specie. Dopo aver fornito le proprie generalità, i nuovi arrivati entrano nel paradiso vero e proprio: qui molti di loro passeranno l'eternità a esercitare e perfezionare i talenti di cui la natura li aveva dotati alla nascita e che in vita non hanno potuto scoprire e coltivare. La penna spiritosa e irriverente di Mark Twain riserva al lettore un fuoco di fila di sorprese gustose ed esilaranti: l'immagine classica degli angeli è solo un'illusione a beneficio degli esseri umani, si può ottenere tutto ciò che si desidera se non si lede l'altrui libertà e divieti e proibizioni sono ben diversi da quelli in vigore sulla Terra.
br. Una valle severa. In mezzo, il lento andare del fiume. Un uomo tira pietre piatte sull'acqua. Il figlio lo trova assorto, febbricitante, dentro quel paesaggio. è lì che ha cominciato a dipingere, per fare di ogni tela un possibile riscatto, e lì è ritornato ora che il male lo consuma. Ma il male è cominciato molto tempo prima, negli anni settanta, quando il padre-pittore ha abbandonato la sua valle ed è sceso in pianura verso una città estranea, dentro una stanza-cubicolo per dormire, dentro un reparto annebbiato dall'amianto. Fuori dai cancelli della fabbrica si lotta per i turni, per il salario, per ritmi più umani, ma nessuno è ancora veramente consapevole di come il corpo dell'operaio sia esposto alla malattia e alla morte. Lì il padre-pittore ha cominciato a morire. Il figlio ha ereditato un panico che lo inchioda al chiuso, in casa, e dai confini non protetti di quell'esilio spia, a ritroso, il tempo della fabbrica, i sogni che bruciano, l'immaginazione che affonda, il corpo subdolamente offeso di chi ha chiamato "lavoro" quell'inferno. Ci vuole l'incontro con Cesare, operaio e sindacalista, per uscire dalla paura e cominciare a ripercorrere la storia del padre-pittore e di tutti i lavoratori morti di tumore ai polmoni. È allora che il ricordo diventa implacabile e cerca colori, amore, un nuovo destino.
brossura Il romanzo, scritto in forma epistolare, narra la storia di una fanciulla destinata dalla matrigna alla monacazione. Per un breve periodo la giovane lascia il convento e raggiunge la famiglia in campagna, ove conoscerà le gioie della vita ed anche l'amore; ma la felicità dura poco ed una serie di sventure si abbatteranno sulla ragazza. Con quest'opera Verga raggiunse una notevole popolarità, dovuta all'accuratezza con cui egli si documentò sui conventi e sul folklore siciliano, il che testimonia l'interesse per il "vero" che sarà al centro dei romanzi maggiori.
brossura "La cascata di Shelley" è un racconto di Lorenzo Viani estratto da "Il Cipresso e la vite", libro pubblicato da Vallecchi nel 1943. In questo interessante scritto il pittore e scrittore viareggino racconta Bagni di Lucca e la sua gente, i turisti inglesi che la popolavano alla ricerca di cultura e di natura incontaminata.
br. Uno scrittore scorbutico in crisi creativa e un paralitico politicamente scorretto, Davide Yalta: la strana coppia si incontra casualmente in un bar in un giorno di temporale. E comincia una frequentazione a dir poco singolare, punteggiata di situazioni imbarazzanti create dal perverso senso dell'umorismo di Davide. L'uomo in carrozzella non fa sconti a nessuno nella sua sete di rivalsa verso le persone "normali", ma ha una grande debolezza: la passione per la bella vicina Elena, che è deciso a sedurre. E le cose si complicano in un'avventura che intreccia desiderio, amicizia e destino.