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Firenze, Tip. P. Faverio e Comp., 1870, in-8, br. edit., pp. 31, [1]. Lievi tracce di vecchia umidità. Due soli esemplari di questa edizione censiti in ICCU.
Ginevra [ma: Firenze], presso la Libreria Filosofica di N. Ghisletty [ma: E. Carlo Usigli], 1868-73, voll. 5, in-8, per il primo volume legatura di poco successiva in mezzo marocchino, titolo in oro al dorso, conservate le coperte della brossura editoriale, per gli altri br. editoriale (difetti ai dorsi), pp. 503, VIII, CLII - [4], 338 - [4], da 339 a 711, CLII, XL - da [5], da 610 a 941, [1], XIV - [5], da 506 a 571, DLXI, 6. Vera e propria miniera di argomentazioni anticlericali: messo all'Indice dei libri proibiti con decreto del Sant'Uffizio del 27 gennaio 1869. Mancano i volumi terzo parte prima (veglie da XVI a XXI) e il volume IV parte prima (veglie da XXIV alla prima parte della XXX).
33 cm, brossura illustrata; pp. 238, numerose illustrazioni satiriche
4°, pp. 12. Scritti di Umberto Cipollone, Fabio Luzzatto, Tommaso Fiore, Domenico Saudino, ed altri.
In-folio, pp. 16 (da pag. 225 a 240), indirizzo coevo a penna con francobollo da 2 centesimi a p. 225. Con due illustrazioni a colori a piena pagina, una in prima e una in sedicesima pagina, raffiguranti “Le Musmè davanti alla caserma giapponese a Seul” (in prima pagina) e “Una fiera dimostrazione a Morlupo contro il vescovo di Sutri” (in sedicesima pagina). All'interno gli scritti e gli articoli: Da una settimana all'altra: "Periodi di attesa e di preparazione - Odi fra clericali e socialisti"; "Intorno alla guerra russo-giapponese", con tre illustrazioni fotografiche raffiguranti "Un generale coreano in uniforme di gala", "Una famiglia mancese in toilette da visita" e "L'incrociatore russo Variag sommerso nella rada di Cemulpo"; "Tradizioni religiose del Mezzogiorno - La Madonna dell'Arco", il cui santuario sorge fra Cercola e S. Anastasia, vicino a Napoli; "Un combattimento navale di cento anni fa", con due incisioni raffiguranti "La Confiance attacca il Kent (7 agosto 1800)" e "Il bombardamento di Port Arthur (disegno di un artista giapponese)"; "Francesco Spano", con un ritratto fotografico; "Un vescovo minacciato a Morlupo", monsignor Giuseppe Doebbimg, vescovo di Nepi e Sutri, duramente contestato dai contadini "I poeti cantori dell'esercito russo"; "Il carosello volante di Sir Hiram Maxim"; Varietà e curiosità: "Usi ... diversi - Premi pericolosi - La fine dei ladri - Attività spaventosa"; "Conflitto fra clericali e socialisti a Cagliari", con una incisione raffigurante "La processione del martedì santo turbata dai socialisti a Cagliari"; "Un ottimo mezzo per sopprimere la malaria"; "Il varo del Caprera", con due illustrazioni fotografiche raffiguranti "Il Caprera prima del varo" e "Il varo"; "Busse igieniche per le giovinette incurvate"; "Il terremoto nella Marsica", con due illustrazioni fotografiche raffiguranti alcune abitazioni danneggiate a Magliano dei Marsi; "L'imperatore Guglielmo II e la principessa ereditaria di Svezia e Norvegia a Capri", con una illustrazione fotografica; Corriere agrario: "La potatura razionale degli olivi - La conservazione dei fieni". A pag. 234 tavola umoristica di Scarpelli. Le illustrazioni fotografiche e le incisioni ospitate nelle pagine interne sono in bianco e nero. Segni di vecchia piegatura centrale. Fascicolo completo proveniente da rilegatura.
Milano, F. Gareffi Tipografo-Editore, 1872, annata completa in 38 fascicoli raccolti in un volume unico, in-8, legatura coeva in mezza pelle verde con titolo e filettature oro al dorso, pp. 624, (2). Margine inferiore rifilato alle prime pagine, minima mancanza all'ultima carta bianca. Il giornale, per voce dei collaboratori: D. Benelli, M. Macchi, A. Mazzoleni, B. Cairoli, Q. Filopanti, N. Condorelli, Maria Serafini, Ernesta Margarita, ecc., si dichiara d'idee repubblicane (d'ascendenza sia mazziniana che confederalista); anticlericale (per la separazione fra chiesa e stato e per la libertà di coscienza); ha simpatie per l'Internazionale socialista e si occupa di pacifismo, emancipazione femminile animalismo, cremazione, ecc.
8°gr., mz. pelle coeva, pp. 588 + 74 tavole incise da vari litografi (Perrin, Iunck, Vergnano, Verginio). Antiporta seppiata a colori. Opera pubblicata anonima e quasi sicuramente scritta da Felice Govean e Alessandro Borella, massoni e fondatori nel 1848 della “Gazzetta del Popolo”. I "misteri" del libro sono eminentemente "misteri politici", infarciti di notazioni antigesuite derivate dal giobertiano Gesuita Moderno (i Gesuiti sono individuati come i principali responsabili dei mali della società subalpina) e di accenti di viva simpatia per la sinistra radicale. Dopo un preambolo di cui è protagonista Santorre di Santarosa a Sfacteria, le vicende vanno dal settembre 1847 alla battaglia di Custoza del luglio 1848, con un accenno alla definitiva sconfitta del marzo seguente a Novara e all'esilio di Carlo Alberto ad Oporto. Narrazione romanzata ma molto aderente alla realtà storica. Le litografie sono pregevoli per accortezza descrittiva e documentaria. Cfr. P. M. Prosio in Bibliofilia Subalpina, Quaderno 2000, pp. 43-50.
Ginevra, 1862, in-8 piccolo, br. edit., pp. 107, [3]. Pubblicazione anticlericale.
In-8° (cm. 22), brossura editoriale a stampa, pp. 12 in ottimo stato.
In 16, pp. 43 + (1b). Br. rifatta con carta d'epoca. Libello anticlericale pubblicato anonimo, traduzione italiana dell'originale francese 'Tiare (Plus de)! Par un catholique' attribuito a Louis Allemand e a Felicite' R. Lamennais e messo in seguito all'indice.
(cm. 20,0) 7 voll. leg. coeva in Mz. Tela con titoli oro al dorso, pp. 503(1), VIII; 714 (le due parti a num. continua), 942, IV; 571(1), DLXI(1),6. Leggere abrasioni ai piatti. Rara raccolta completa delle XXX veglie che furono pubblicate nel corso di sei anni. L'opera fu messa all'indice dalla chiesa e sequestrata dal governo austriaco di Milano. Si tratta di un'opera monumentale ed erudita, ma nello stesso tempo di tono satirico e scherzoso. Non siamo riusciti a conoscere il nome dell'autore - manca al Barbier ed al Melzi nonchè al Parenti "Falsi luoghi".
(Milano) Kaos, 2005, 8vo brossura con copertina illustrata a colori, pp. 195 (firma di possesso).
Genova, 1950 circa,foglietto a stampa, cm. 23 x 12 su carta azzurro/grigia, riproduce da volume del 1933 un testamento fortissimamente antireligioso.
In 8, pp. 7 + (1b). Br. ed. Ed. orig. di questo discorso tenuto nel circolo del 'Genio Democratico' negli anni del governo giacobino a Bologna, sotto la Repubblica Cisalpina. I frequentatori potevano esprimere idee e punti di vista negli incontri domenicali presso la Sala della Scuola delle Arti nel Palazzo dell'Archiginnasio. In questo discorso, venato da un forte spirito anticlericale, l'autore si scaglia contro la religione equiparata alla superstizione ed esalta il solo valore della ragione.
77, [3] p.; 14,5 cm. Brossura editoriale. Antica firma di possesso al frontespizio, piccola etichetta in copertina, abrasioni al dorso. Buono. Opuscolo contro il potere temporale
In-8, broché, papier vert d'époque, (2) f., 161, (3) p. Edition originale. (INED, 1068). Exemplaire à l'état de parution, entièrement non rogné.
2 volumes in-12 (167 x 97 mm), plein veau blond marbré de l'époque, dos à nerfs ornés de compartiments fleuronnés et cloisonnés, pièces de titre et de tomaison de maroquin bordeaux, armes frappées au centre des plats, filet doré sur les coupes, tranches rouges, xxiv, 265 p. et (4), 292 p. Une des deux éditions à la date de l'originale. "L'exposé systématique de la doctrine sensualiste de Condillac. Il prépare pour les écrivains de l'époque des Lumières, un cadre philosophique dans lequel pourront être incluses les solutions les plus radicalement opposées au spiritualisme traditionnel ; il fournit aux scientifiques une méthode, aux idéologues une doctrine qui restera à la base de la philosophie française, jusqu'à la contre-révolution et au triomphe de Kant" (J.-P. Faye). Selon Rousseau, dans les 'Confessions', c'est Diderot qui engagea le libraire Durand à prendre le manuscrit. (J. Sgard, 'Corpus Condillac', 02, p. 175). Bel exemplaire aux armes d'Alexandre de La Rochefoucauld (1690-1762), homme de culture, officier puis Grand-Maître de la Garde-Robe du Roi, il fut disgracié en 1744 et s'exila sur ses terres de La Roche-Guyon. Il avait réuni une belle et très importante bibliothèque (Olivier, 710).
In-8, broché, manque de papier en coin de la couverture, 30 p.
In-8 (164 x 105 mm), plein veau acajou moucheté de l'époque (164 x 105 mm), dos à 5 nerfs richement orné de compartiments fleuronnés et cloisonnés, pièce de titre de maroquin bordeaux, filet à froid en encadrement des plats, filet doré sur les coupes, tranches rouges, xxx, 297 p., (1) bl., (9) p. de table et errata, (1) p. bl., (1) f. bl., 2 planches gravées hors texte, bandeaux gravés. Edition originale du premier essai philosophique du jeune Diderot, illustrée de 2 planches gravées hors texte, 1 fleuron et 2 vignettes de Durand gravés par Fessard. "Cet exercice auquel se livra Diderot sur un original anglais fut davantage une paraphrase qu'une traduction. C'est un travail fort important pour saisir l'évolution de sa pensée. Il s'agissait de 'An Inquiry concerning Virtue and Merit de Lord Shaftesbury' (...). Il y avait quelque danger à présenter au public français, un ouvrage qui affirmait aussi franchement l'existence d'une morale naturelle, indépendant des sanctions d'une religion ou d'une Eglise données" (Wilson, ‘Diderot’, p. 44). Sur cet ouvrage capital "pour saisir l'évolution de la pensée de Diderot", cf. A. Wilson, p. 43 sq. et Venturi, 'La jeunesse de Diderot', passim. (Adams, PY1. Cohen, 306. Tchemerzine-Scheler, II, 916). Quelques petites rousseurs. Petit ex-libris effacé au titre. Bel exemplaire, très frais, grand de marges (164 x 105 mm), dans sa première reliure de veau moucheté.
In-8 (164 x 105 mm), cartonnage à la Bradel de papier marbré ancien de réemploi, pièce de titre de maroquin bordeaux, tranches rouges (rel. Goy), xxx, 297 p., (1) bl., (5 sur 9) p. de table et errata, (1) p. bl., 2 planches gravées hors texte, bandeaux gravés. Edition originale du premier essai philosophique du jeune Diderot, illustrée de 2 planches gravées hors texte, 1 fleuron et 2 vignettes de Durand gravés par Fessard. "Cet exercice auquel se livra Diderot sur un original anglais fut davantage une paraphrase qu'une traduction. C'est un travail fort important pour saisir l'évolution de sa pensée. Il s'agissait de 'An Inquiry concerning Virtue and Merit de Lord Shaftesbury' (...). Il y avait quelque danger à présenter au public français, un ouvrage qui affirmait aussi franchement l'existence d'une morale naturelle, indépendant des sanctions d'une religion ou d'une Eglise données" (Wilson, ‘Diderot’, p. 44). Sur cet ouvrage capital "pour saisir l'évolution de la pensée de Diderot", cf. A. Wilson, p. 43 sq. et Venturi, 'La jeunesse de Diderot', passim. 2 feuillets de table manquent en fin. Quelques petites rousseurs et auréoles claires. (Adams, PY1. Cohen, 306. Tchemerzine-Scheler, II, 916). Très bon exemplaire, grand de marges (164 x 105 mm), bien relié.
In-16 (105 x 72 mm), plein veau porphyre de l'époque, dos lisse richement orné de compartiments fleuronnés et cloisonnés, coiffes filetées, triples filets d'encadrement sur les plats, pièce de titre de maroquin bordeaux, coupes filetées, filet ondulé intérieur, tranches dorées, (4), viij, 85, (11) p., planche frontispice gravée. Première et unique édition sous ce titre, possédant faux-titre et titre: "Etrennes des esprits forts", un second titre: "Pensées philosophiques" à la même adresse, ainsi que la planche frontispice gravée en taille-douce de l'édition originale de 1746: "La vérité arrache le masque à la superstition" dans une version inversée en miroir. L'auteur des textes placés en introduction et en postface ("A Messieurs les esprits forts. Épître philosophique" et "Épître philosophique à un philosophe") n'a jamais été identifié. Ces textes n'ont été reproduits que dans l'édition des "Oeuvres philosophiques" de 1772. Cette édition serait imprimée en France selon David Adams et Jeroom Vercruysse qui se réfèrent à un arrêt de la cour du Parlement du 23 janvier 1759 condamnant l'ouvrage, et non en Hollande comme il avait été supposé jusqu'alors. "Ce livre mérite d'être considéré, vu les polémiques et les échos qu'il suscita, comme l'un des plus importants du XVIIIe siècle" (Wilson, 'Diderot', p. 47). (Adams, 'Diderot', II, PD10. Niklaus, 'Pensées philosophiques', Droz, 1965, Et, p. 53. Tchemerzine-Scheler, II, p. 920. Vercruysse, 'Recherches bibliographiques sur les "Pensées Philosophiques" de Diderot', "18e siècle", 1972/4, p. 374-378). Le Catalogue Collectif en France ne recense que trois exemplaires de cette édition: BM Rouen, Versailles et Biblio. Mazarine. Elle manque à la BnF. Bel exemplaire, grand de marges, très frais, très bien relié à l'époque.
In-12, broché, couverture d'attente grise, 150 p. (titre inclus), (1) f. blanc, 6 figures gravées hors texte, entièrement non rogné. Rare édition à la date de l'originale, illustrée de 6 figures. Elle a été rajoutée par L. Scheler, dans ses addenda à Tchemerzine (I, 925), pour signaler que cette édition est "fort rare". Selon A. Gerits ('A short Contribution', p. 293), cette édition aurait été imprimée à Amsterdam chez Marc-Michel Rey. Ce texte qui devait provoquer l'arrestation et l'incarcération de Diderot au Donjon de Vincennes, marque une étape décisive dans la pensée du philosophe, la rupture avec le néo-spinozisme de ses débuts et son évolution vers des positions matérialistes et athées. (Adams, LG4. Niklaus, L3. Tchemerzine-Scheler, I, 925 note rajoutée). Papier bruni et roussi par endroit. Bon exemplaire entièrement non rogné.
In-12 (154 x 87 mm), plein veau havane de l'époque, dos à 5 nerfs fleuronnés et cloisonnés, pièce de titre de maroquin bordeaux, plats encadrés de triples filets dorés, tranches dorées, x, 400 p., (12) p. d'errata et de table, 5 figures sur 4 planches gravées hors texte dont une dépliante, exemplaire imprimé sur papier fort. Edition originale de quatrième émission qui fournit le "stade ultime du texte". Elle est augmentée, sans interruption à partir de la p. 242, des ajouts donnés par Diderot et son éditeur aux cahiers de premier tirage. Elle possède une page de titre recomposée pour l’occasion, 400 pages suivies d'une page d'errata et de 11 pages de table. 5 figures disposées sur 4 planches. 2 figures sont regroupées sur une même planche dépliante (vers de "Lucrèce / Virgile" ensemble avec "Trois mesures de musique"). Les feuillets A2, D4, et L5 sont cartonnés. Le livre a été publié, au moins en partie, par Jean-Baptiste Bauche fils, sans nom d’éditeur mais avec la permission tacite du nouveau et libéral directeur de la librairie, Malesherbes bien que l'auteur soit sous le coup d’une lettre de cachet, emprisonné à Vincennes. Diderot y expose ses conceptions novatrices sur la formation du langage et annonce plusieurs de ses théories esthétiques notamment "le modèle idéal", "le sublime" ou "le spectateur de sang-froid", théories qu’il reprendra par la suite dans ses "Salons" ou dans le 'Paradoxe sur le comédien'. (Adams, LH4. Tchemerzine-Scheler, II, 929 notes de L. Scheler). Très bel exemplaire, très frais, grand de marges, imprimé sur papier fort, très bien relié à l'époque.
In-12 (159 x 92 mm), cartonnage à la Bradel de papier dominoté XVIIIe s., pièce de titre de maroquin bordeaux fileté or, tranches rouges (rel. moderne signée de Goy & Vilaine), (2), 136 p., (12) p. de table, planche frontispice gravée. Edition originale de premier tirage selon Tchemerzine-Scheler et Niklaus, de troisième tirage selon Adams qui émet l'hypothèse que le texte en aurait été entièrement recomposé. Planche gravée en frontispice: "La vérité arrache le masque à la superstition". (Roland Mortier, in 'Recherches sur Diderot et sur l'Encyclopédie', n°25, 1998). Dans ce volume scandaleux, Diderot s’attache, par aphorismes, à explorer les voies d’une morale fondée sur la raison, la réhabilitation des passions et la libre pensée, affranchie du joug de la religion. "La pensée qu'il n’y a point de Dieu n'a jamais effrayé personne; mais bien celle qu’il y en a un, tel que celui qu’on me peint" (Aphorisme n°IX, p. 13). "Ce livre mérite d'être considéré, vu les polémiques et les échos qu'il suscita, comme l'un des plus importants du XVIIIe siècle" (Wilson, ‘Diderot’, p. 47). (Adams, PD3. R. Niklaus, 'Pensées philosophiques', Droz, 1950, P1, p. 50: "premier tirage rare". Tchemerzine-Scheler, II, 919). Bel exemplaire, frais, très grand de marges, dans une fine et très décorative reliure de papier dominoté du XVIIIe siècle.
In-12 (169 x 97 mm), maroquin rouge vermillon, dos à 5 nerfs guillochés or, orné de compartiments garnis aux petits fers et cloisonnés de doubles filets dorés, triple filet d'encadrement sur les plats, daté en pied, tranches dorées sur témoins, charnières intérieures du même maroquin, large dentelle intérieure dorée (rel. moderne dans le goût de l'époque), (2), 136 p., (12) p. de table, planche frontispice gravée. Edition originale de premier tirage selon Tchemerzine-Scheler et Niklaus, de troisième tirage selon Adams. Planche gravée en frontispice: "La vérité arrache le masque à la superstition". "Le premier pas philosophique de Diderot, qui lui ouvrit brillamment la carrière de celui qui allait devenir un des plus grands philosophes du siècle des Lumières". Dans ce volume qui fit scandale, Diderot s’attache, par aphorismes, à explorer les voies d’une morale fondée sur la raison, la réhabilitation des passions et la libre pensée, affranchie du joug de la religion. "Ce livre mérite d'être considéré, vu les polémiques et les échos qu'il suscita, comme l'un des plus importants du XVIIIe siècle" (Wilson, ‘Diderot’, p. 47). L'ouvrage fut immédiatement condamné par un arrêt du Parlement de Paris. L’arrêt reprochait notamment de présenter "aux esprits inquiets & téméraires le venin des opinions les plus criminelles & les plus absurdes dont la dépravation de la raison humaine soit capable ; & par une incertitude affectée, place toutes les Religions presque au même rang, pour finir par n’en reconnaître aucune". (Adams, PD3. Selon R. Niklaus, 'Pensées philosophiques', Droz, 1950, P1, p. 50: "premier tirage rare". Tchemerzine-Scheler, II, 919). Petite signature ex-libris ancienne sur le titre "Perard". Très bel exemplaire, de marges exceptionnellement grandes, non rogné, dans une éclatante et fine reliure de maroquin rouge de maître.