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Mm 145x200 Brossura editoriale di pagine 239. Opera in ottime condizioni. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
Milano, dall'Oglio editore, 1962, in-8, legatura in tela editoriale con sovraccoperta (questa con piccolo strappetto, senza perdite), pp. 619, [6]. Con illustrazioni su tavole f.t.
DISPONIBILITÀ GARANTITA AL 99%; SPEDIZIONE ENTRO 12 ORE DALL'ORDINE. LIEVI SEGNI DEL TEMPO. La polemica leniniana contro il populismo in uno scritto che è divenuto un classico della letteratura marxista. Che cosa sono gli "amici del popolo" e come lottano contro i socialdemocratici è una delle opere politiche di Lenin. Il saggio breve venne scritto nel 1894 in risposta ad un articolo critico nei confronti dei marxisti apparso sulla rivista Russkoe bogatstvo. Lenin attacca i cosiddetti "populisti", e tratta delle problematiche inerenti il materialismo dialettico e storico, l'economia politica e il socialismo scientifico. Il saggio venne illegalmente stampato e distribuito in clandestinità e in forma anonima all'inizio dell'ottobre 1894 a Mosca. Informazioni bibliografiche Titolo: Che cosa sono gli «Amici del popolo»? Collana: Volume 70 di Cultura politica Autore: Lenin, Vladimir Ilʹič Editore: Roma: La nuova sinistra: Samonà e Savelli, 1970 Traduzione di: Cto takoe druzʹja naroda? Lunghezza: 84 pagine; 19 cm Soggetti: Marxismo, Comunismo, Filosofia politica, Leninismo, Socialismo marxista, Russkoe Bogatstvo, Intellettuali, Teorie, URSS, Unione Sovietica, Michajlovskij, polemica, Krivenko, Russia, Sviluppo economico, NEP, Marx, Capitale, Kautsky, Economia, Hegel, Rapporti produzione, Dialettica, concezione materialistica della storia, Opere, Stato e rivoluzione, Internazionale, Nuova politica economica, Trotsky, Stalin, Imperialismo, Novecento, Ideologie, Manifesto del Partito Comunista, positivismo, metafisica, dialettica idealista, economia politica borghese, Materialismo storico
EDITORI RIUNITI 1966 TRADUZIONE DI GIUSEPPE GARRITANO. PICCOLISSIMI STRAPPI AL MARGINE SUPERIORE DELLA SOVRACOPERTA, PER IL RESTO PERFETTO, CON ANCORA PAGINE IN FOLIO E NON TAGLIATE.
268pp., dans la série "Ames et visages", br.orig., 20cm., cachet, bon état, F42286
Mosca - Leningrado, 1953, in-4 piccolo, legatura editoriale in mezza tela con ritratto di Lenin adolescente sulla copertina anteriore, pp. 38, [2]. Con ritratto di Lenin bambino in antiporta e numerose altre illustrazioni n.t. Testo in caratteri cirillici. Ottime condizioni.
LICINIO CAPPELLI 1953 390 PP. SEGNI DEL TEMPO, FIORITURE E DUE MACCHIOLINE ALLA QUARTA DI COPERTINA, PER IL RESTO BUONE CONDIZIONI CONSIDERATI GLI OLTRE 60 ANNI DEL VOLUME.
pp. v, 54. Photo illustrations. 8vo. Original full printed wraps. As issued. Nice copy. Coldwar/Economics 8
Mm 110x180 Collana Biblioteca Universale Rizzoli (BUR). Brossura di pp. 287,16 tavole nel testo. Libro in ottime condizioni, spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
Milano, Società editrice Avanti, 1919, in-16, br. editoriale con emblema della Repubblica Socialista Federale dei Soviet di Russia impresso a due colori sulla copertina anteriore, pp. 93, [3]. "Documenti della Rivoluzione", n. 2. Prima edizione italiana. Buon esemplare.
Mm 120x185 Collana "Universale". Edizione a cura di Ernesto Ragionieri. Brossura editoriale di XVI-222 pagine. Esemplare in buone condizioni, lieve ingiallimento al dorso. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
In 8°, cop. edit., pp. XXVIII,435,(1), il volume contiene i testi delle trasmissioni di Togliatti da Radio Milano-Libertà del periodo luglio 1941 - gennaio 1944; ed. fuori comm., lievi fioriture sparse ma buon es.. (m310/d) (spedizione standard SEMPRE tracciata con raccomandata-piego di libri, eventuale FATTURA da richiedere all'ordine)
Mm 130x200 Volume nella sua brossura originale, 286 pagine. Opera in buone condizioni, presenta una piccola etichetta di biblioteca dismessa alla prima carta. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
prefazione di Lelio La Porta La Città del Sole 2005 311 PP. FONDO DI MAGAZZINO: PERFETTO, PARI AL NUOVO. Filosofo autonomo evoca il titolo del saggio di Tibor Szabó: «filosofia originale e autonoma» ricorda l’autore a più riprese in corso d’opera, affidando all’ipotesi di un tertium datur l'incoatività di un percorso teorico che miria una «ricostruzione scientifica e disinteressata» di quanto, in un continuo-discontinuo, l’impresa filosofica e vissuta di György Lukács ha lasciato in eredità al secolo ‘globale’. Un tertium datur che, entro e oltre l’indiscussa vis polemica attraverso la quale gli scritti e il personaggio di Lukács hanno impresso sul trascorso selciato filosofico, estetico e politico la loro contraddittoria pregnanza, permetta di rileggere e di riconsiderare in «totalità» la figura del pensatore ungherese, restituendo al dibattito intellettuale i lineamenti storico-teorici dell’evoluzione della riflessione lukácciana. Una «vita complessa, multiforme, non rettilinea, non omogenea ma autonoma», sottolinea l’autore, fornendo tra numerosi aneddoti biografici, un’articolata ricostruzione dell’itinerario scientifico del pensatore Lukács. In ciò metaforicamente ‘fedele’ al principio lukácciano secondo cui giusto compito è «ristabilire nella vita stessa l’uomo ‘totale’, l’uomo completo… oltre ogni deformazione e frantumazione», lo studio di Szabó lascia scorgere in toto, attraverso un ricorso serrato alle fonti e in un puntuale confronto con l’ermeneutica critica lukácciana, l’equilibro instabile sul quale giacciono i nuclei teorici essenziali del pensiero di Lukács. Senza indulgenza verso gli spettri più inquietanti della personalità e della prassi di pensiero lukácciana, misurando inoltre l’immagine ufficiale e stereotipata del filosofo con i tentativi altrettanto strumentali di depoliticizzarne gli intenti, l’autore non rinuncia a verificare di volta in volta l’irriducibilità del contributo lukácciano a un primo o a un secondo momento della sua speculazione. Né il «mito ideologico del giovane Lukács», né una sopravvalutazione della riflessione matura del filosofo sono atti a rendere la complessità del profilo dottrinale dell’opera lukácciana la quale, benché non si presti neppure ad un’operazione di riduzione sintetica unitaria, registra al suo interno una peculiare costante. Peculiare, in quanto costante e ‘peculiare costante’ in quanto in sé ambivalente: è in simile orizzonte che il saggio di Szabó rintraccia la componente originale delle considerazioni e della personalità di Lukács. È in questione qui una singolare tensione etica che, accompagnando per intero a mo’ di ragione interna l’opera del filosofo, costituisce senza soluzione di continuità e non senza apparente incongruenza la ‘ragione’ stessa dei tournants e delle scelte più eticamente discutibili dell’operato di György Lukács. ‘Tattica e etica‘, «fermezza e flessibilità», per l’appunto; diade contraddittoria che, se al cospetto della «coerenza, verità intransigenza e responsabilità» dell’esempio gramsciano fa di Lukács il «grande sopravvissuto», costituisce allo stesso tempo l’asse portante dell’ ontologia, dell’estetica e dell’antropologia luckácciana. Più simile alla soluzione etica aristotelica (Aristotele, ricorda l’autore, «fuggì da Atene dopo essere stato accusato») che alla scelta morale socratico-gramsciana, la condotta lukácciana, afferma Szabó, ricorda in immagine e contro il modello di Giordano Bruno, la politica di ritrattazione operata da un altro grande del Rinascimento, Galileo Galilei: «per sopravvivere nelle situazioni di crisi, Lukács riconobbe la necessità del cambiamento di atteggiamento[...] si sente assolto dalla colpa in quanto “esistono delle situazioni – tragiche situazioni – nelle quali è impossibile agire senza attirare su di sé una colpa[…] e se Iddio avesse posto il peccato tra me e l’azione che mi è stata imposta, chi sono io che possa sottrarmi ad essa?”». I presupposti e gli esiti di simile ‘ragione’ etica si riscontrano – in un tentativo mai raggiunto di edificare un'etica sociale «scientifica» fondata ontologicamente – nell'elaborazione conclusiva di una antropologia filosofica la quale, come interrogazione sull'essenza e sul ruolo sociale dell’uomo a contatto con la necessità storica, convoglia in sé le tesi più proficue dell’intera produzione del filosofo. Non è un caso, infatti, che la soluzione luckácciana rintracci il proprio nucleo tematico esattamente a ridosso di quel concetto di Totalità, categoria-cardine del suo progetto filosofico e ideologico. Unità nella Totalità che – tertium datur – ‘si dà’ , si impone a titolo di superamento d’ogni dualismo giacente al di sotto della coppia antinomica per eccellenza dell’universale-singolare e dell’oggettivo-soggettivo. E’ in tale sede, difatti, che Tibor Szabó rintraccia, ricostruendo l’«originale» operazione di commistione sintetica attraverso la quale Lukács procede alla formulazione della propria teoria (ricorrendo anche a tesi in precedenza severamente criticate) gli apporti più significativi della sua riflessione. Non senza rilevarne opportunamente l’andamento ideologico, l’ingenuità valutativa e il grado di astrattezza, è al tenore delle considerazioni lukácciane sulle nozioni di democrazia, di manipolazione e di critica al totalitarismo, che l’autore riconosce il valore d’insegnamento e un accento contemporaneo. Ne raccoglie l’eco, il Testamento Politico di György Lukács, in appendice al saggio: da «ideologo», non da politico («non mi considero un politico», precisa Lukács) il filosofo - pronunciandosi in merito alla situazione ungherese allora attuale - appronta, con uno sguardo retrospettivo sul trascorso storico stalinista, una esquisse per una teoria e per una auspicata realizzazione di una triplice dinamica di democratizzazione della vita quotidiana, di corretta politica per un lavoro qualitativamente ben fatto e di progressiva opera di culturalizzazione. E’ qui che Lukács lascia scorgere, contro ogni «estetizzazione del passato» e oltre i toni astratti dell’Ontologia, una diversificata e avvertita concettualizzazione del fenomeno lavoro, di una «qualità del lavoro» e di una «cultura di qualità» che, uniche, dovrebbero - desideratum -rivestire il campo della necessità per la libertà umana e assurgere a conditio sine qua non di un’autentica consapevolezza democratica.
Madrid, Biblioteca Nueva, [c. 1920], in-16, br. editoriale, pp. 240, [6]. Lievi mancanze esterne.
in-16°, pp. 124-(1) con una ill. in antiporta. Bross. edit. Leggere tracce del tempo sui piatti, buono l'interno.
(Leninismo) Stalin. I principi del leninismo. Roma, 1944. In-8°, pp. 80.
(Leninismo) Stalin. Il leninismo. S.l., (1950 ca.) In-16°, pp. 96.
Mm 130x210 Edizione originale inglese / Original English edition - Brossura editoriale di v-667 pagine. Un pezzetto di carta con tracce di colla al piatto, fioriture ai fogli di guardia, peraltro buon esemplare con interno fresco e fruibile.
Roma, Edizioni dell'Unità, 1944, in-8, br. editoriale, pp. 78, [2]. "Piccola Biblioteca Marxista", n. 1.
[S.l.], S.T.A.L.I.N. Società Tipografica Anonima Libraria Italia Nuova, [anni 40 del '900], in-16, br. editoriale, pp. 96. Edizione non comune.
(Leninismo) Stalin I. V. Principi del Leninismo. Napoli, (1924). In-16°, pp. 132.
Roma, L'Unità, 1945, 16mo brossura originale, pp. 99 (tracce di etichetta al dorso).
Mendrisio : Tipografia Marazzi, 1945. 'Partito Operaio e Contadino Ticinese : Pubblicazione N. 2'. 8vo (cm. 20,5), cucito editorialmente con tre punti metallici in piano, brossura a stampa; p. 102 (2). Lievi tracce d'uso alla brossura (qualche sgualcitura, in particolare alle punte; tenui macchioline in prima di copertina; uno strappetto ai capi del dorso); sgualcita la punta inferiore delle pagine; tuttavia, nel complesso, buona copia. Conferenze fatte all'Università Sverdlov al principio d'aprile 1924.
In 16, pp. 102 + (1) + (1b). Br. ed. Pubblicazione n. 2 curata dal Partito Operaio e Contadino Ticinese.