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12729Pékin, Imprimerie de la Politique de Pékin, 1917. 1 volume in-8, oblong, 139 pp., ouvrage broché à la chinoise, impression en pages doubles, très bon exemplaire. Un 2e exemplaire au papier un peu bruni, aux couvertures usagées, bon état intérieur, est vendu 480 euros.
1984ZB393105World Policy Institute 1984. Volumes 1 4 5 7 11-18 1984-2001 partly bound library markings textually clean & tight price is for the lot. - If you are reading this this item is actually physically in our stock and ready for shipment once ordered. We are not bookjackers. Buyer is responsible for any additional duties taxes or fees required by recipient's country. Photos available upon request. World Policy Institute unknown
Fotografia autografa (due firme), Edoardo VIII del Regno Unito (Richmond Upon Thames 1894 - Parigi 1972) Fotografia originale scattata a Venezia, con due firme autografe: una di Edoardo VIII, una della moglie Wallis Warfield (firma Wallis Windsor) Anni '50 del Novecento S.d. (ma anni '50 del Novecento), fotografia originale in b/n con due firme autografe a penna blu: una di Edoardo VIII del Regno Unito, una della moglie Wallis Warfield (firma Wallis Windsor), retro con una breve annotazione a matita del precedente collezionista. Cm 18x14. Accluso uno schedino dattiloscritto del precedente collezionista che contiene una breve biografia di Edoardo VIII e una descrizione dell'autografo (vedi foto). Condizioni di conservazione Esemplare ben conservato con tracce d'uso, lievemente ondulato ai margini, retro con alcuni vecchi segnetti a penna blu, minime tracce di sporco e qualche piccola leggera abrasione / traccia di precedente applicazione dell'esemplare in album (vedi foto). Autografo molto raro. Per ulteriori informazioni vedi foto schedino. SC03.D12977 N
1917100133019W. Girardet / Essen Düsseldorf Berlin 1917 in4. 1917. Agrafé. 51 volume(s).
43727A Aix Chez Jean-Baptiste Girard 1731 in 12 (16x10) 1 fort volume reliure muette velin teinté vert de l'époque, dos à nerfs,.frontispice gravé, 172 pages (texte des 2 premières harangues), avec une planche gravée. Suivi de: 1°/ Troisième harangue des habitants (---) au sujet des miracles. A Aix chez Jean-Baptiste Girard. 1732 (56 pages). 2°/ Compliment inespéré des Sarcellois à M. Vent***. Au sujet de leur pélerinage à Saint Médard (24 pages). 3°/ Les très-humbles et très-respectueuses remontrances des habitans du village de Sarcelles, au roy, au sujet des affaires présentes du Parlement de Paris. Rotterdam, Richard sans peur, 1732 (69 pages). 4°/ Harangue des habitants de Sarcelles au Roy (Chez Jean-Baptiste Girard, 1783), 76 pages. 5°/ Les très-humbles remerciements des habitans Sarcelles au roi, au sujet du retour du Parlement de Paris (A Sarcelle Claude Fetu, 1783), 36 pages. 6°/ Les nouveaux appellanss ou la bibliotheques des damnez; nouvelles de l'autre monde (35 pages). 7°/ Histoire véritable 1731 (47 pages. 8°/ Choregraphus ou la rejouissance infernale, Poeme , avec un recueil de Pièces Fugitives, au sujet des Matieres du Tems (A Constitutionionople, de l'imprimerie calotine 1732), 32 pages. 9°/ Mandement de Monseigneur l'Archevêque d'Arles, Pour implorer sur le Pontificat de Notre Saint Pere le Pape Clement XII, la continuation du secours de dieu afin de bien gouverner la Sainte Eglise Catholique. Avec des Notes critiques (1732), 46 pages. Rare recueil. Bon exemplaire
17640053411764 Varsovie [Paris], Imprimerie de Psombka, Et se vend à la Science [A.-C. Briasson], 1764. In-12 (113 X 167 mm) veau fauve marbré, dos lisse cloisonné et orné, pièce de titre maroquin rouge, coiffes et coupes filetées, tranches rouges (Reliure de l'époque) ; (2) ff. de faux-titre et titre, 240 pages. Mention manuscrite au verso du premier feuillet de garde : « [1?] 4 Briasson ».
In-8° (cm. 17,5), brossura settecentesca floreale, tagli spruzzati; pp. 278, [2] in buono stato; frontespizio con qualche fioritura e con un antico Ex libris a timbro, una lieve gora marginale in fine, segni d'uso sparsi. Unica versione italiana di un libro molto raro che espone un'arguta comparazione politica tra gli imperi commerciali fenici, ateniesi, cartaginesi e l'amministrazione britannica nel Nord America. Curioso l'escamotage del falso luogo di stampa in epoca di fermento indipendentista statunitense. Non in Einaudi: per la prima francese cfr. Cioranescu III, 59312; Kress B229. Esemplare più che discreto.
Prima edizione ufficiale della «Carta del Carnaro». Ottimo esemplare, normalmente brunito. «La Reggenza Itaiana del Carnaro» rappresentò la costituzione dello stato libero di Fiume italiana, documento-simbolo di quella sorprendente avventura rivoluzionaria cominciata il 12 settembre 1919 con la marcia dei legionari da Ronchi (oggi appunto Ronchi dei legionari, Gorizia) e conclusasi nel «Natale di sangue» del 1920. I bibliografi ritengono che essa sia stata stampata per la prima volta in una rarissima placchetta in sole 110 copie fuori commercio, con data 27 agosto 1920 (effettiva promulgazione dell’ordinamento) e con due refusi nel testo laddove negli articoli 18 e 35 compariva ancora il termine «repubblica», altrove sistematicamente sostituito con reggenza. In questa prima edizione ufficiale, a cui è dedicato invece il trentunesimo «Bollettino ufficiale del Comando di Fiume d’Italia», l’errore è per la prima volta sanato. -- La carta fu elaborata in gran parte da Alceste De Ambris, dal gennaio 1920 capo di gabinetto del comandante di Fiume d’Italia (sotto la sua guida si intensificarono le attività più avanzate in termini di propaganda rivoluzionaria), il quale consegnò la bozza il 18 marzo 1920, come «Costituzione della Repubblica italiana del Carnaro». Il 12 agosto, al Teatro Fenice di Fiume D’Annunzio pronuncia il discorso «Domando alla città di vita un atto di vita», nel quale si riferisce del lavoro sulla carta e della prossima scadenza fissata al 12 settembre per la promulgazione dello «Stato libero del Carnaro» — «la nostra nuova vita». Da questo momento fino al 27 agosto si colloca l’intenso lavoro di revisione e integrazione: «L’editing dannunziano consiste nella trasposizione dello scritto in prosa d’arte, con il sistematico uso, per indicare istituti e varie magistrature, di termini arcaici tratti dal linguaggio degli antichi statuti comunali e corporativi, e nella sostituzione della parola repubblica con reggenza. Da poeta, D’Annunzio trova perfino una giustificazione estetica, dicendo che “reggenza italiana del Carnaro” è un endecasillabo: “Il ritmo ha sempre ragione”» (Salaris, p. 86)
Edizione originale. Tutto il pubblicato dal maggio 1944 all’agosto del 1945 (numeri 1, 2 - 3, 4, 5 - 6) dei «Nuovi quaderni di Giustizia e Libertà» nell’edizione stampata a Milano da “La Fiaccola”. Esemplari in ottimo stato, presenti solo leggere tracce del tempo alle brossure. Tutto il pubblicato del 1944 e del 1945 (dal numero 1 del maggio-giugno 1944 al numero 5 - 6 del gennaio-agosto 1945) dei “Nuovi quaderni di Giustizia e Libertà” nella serie stampata dalla casa editrice milanese “La Fiaccola”. Fondata dai membri del Partito d’Azione Mario Dal Pra, Fermo Sobri e Italo Romanelli, “La Fiaccola” - che richiamava nel nome il simbolo di «Giustizia e Libertà» - si occupò di stampare e diffondere i “Nuovi quaderni”, inizialmente realizzati nella storica tipografia clandestina dell’antifascismo piemontese “L’Alpina”. Riprendendo l’eredità dei primi quaderni di Giustizia e Libertà - quelli voluti da un gruppo di esuli antifascisti guidati da Carlo Rosselli ed Emilio Lussu e stampati a Parigi tra il 1932 e il 1935 - questa nuova serie si propose, a partire dal maggio del 1944, come spazio di discussione alta dei problemi e delle soluzioni legati non soltanto all’ancora opprimente tempo presente, ma anche a quello futuro. Come si legge nelle toccanti pagine introduttive del primo numero infatti: «Le condizioni di lavoro dei superstiti redattori e dei giovani che ad essi si sono associati sono notevolmente più difficili, più pericolose di quelle esistenti dieci o dodici anni fa. La loro maggiore forza è data dalla speranza che ci si trovi ormai avviati verso la sconfitta del nostro nemico più immediato: il fascismo e il nazismo. Ma la sconfitta del nemico non significa ancora necessariamente - e guai a farsi illusioni su questo punto - la vittoria della causa nostra [...]. Bisogna insomma avere il coraggio di dare delle soluzioni che implichino una rottura non solo col fascismo, non solo coi Savoia, non solo col grande capitale parassita, ma con tutto il modo di pensare dell’epoca che finisce».
Edizione originale stampata nella tipografia clandestina “L’Alpina” di Torre Pellice. Tutto il pubblicato del 1944 dei “Nuovi quaderni di Giustizia e Libertà” (numeri 1, 2 - 3, 4). Quaderni 2 - 3 e 4 in ottimo stato, con normali segni d’usura alle brossure. Quaderno 1 con distacco fermato dei piatti della brossura e dorso con estese mancanze, ma carte in ottimo stato. Tutto il pubblicato del 1944 dei “Nuovi quaderni di Giustizia e Libertà” stampati nella tipografia “L’Alpina” di Torre Pellice, luogo simbolo delle pubblicazioni clandestine antifasciste piemontesi in cui coraggiosamente nasceva e da cui coraggiosamente veniva diffuso il materiale partigiano. Questi “Nuovi quaderni” ripresero l’eredità dei primi quaderni di Giustizia e Libertà - quelli voluti da un gruppo di esuli antifascisti guidati da Carlo Rosselli ed Emilio Lussu e stampati a Parigi tra il 1932 e il 1935 - proponendosi, a partire dal maggio del 1944, come spazio di discussione alta dei problemi e delle soluzioni legati non soltanto all’ancora opprimente tempo presente, ma anche a quello futuro. Come si legge nelle toccanti pagine introduttive del primo numero infatti: «Le condizioni di lavoro dei superstiti redattori e dei giovani che ad essi si sono associati sono notevolmente più difficili, più pericolose di quelle esistenti dieci o dodici anni fa. La loro maggiore forza è data dalla speranza che ci si trovi ormai avviati verso la sconfitta del nostro nemico più immediato: il fascismo e il nazismo. Ma la sconfitta del nemico non significa ancora necessariamente - e guai a farsi illusioni su questo punto - la vittoria della causa nostra [...]. Bisogna insomma avere il coraggio di dare delle soluzioni che implichino una rottura non solo col fascismo, non solo coi Savoia, non solo col grande capitale parassita, ma con tutto il modo di pensare dell’epoca che finisce».
Edizione originale. 14 fascicoli di «Gli uomini del giorno» con biografie dedicate a Trilussa (n. 3), Amalia Guglielminetti (n. 7), Antonio Gandusio (n. 10), Giovanni Giolitti (n. 12), Amerigo Guasti (n. 13), Mario Mariani (n. 15), Alfredo Testoni (n. 16), Gabriele D’Annunzio (n. 18), Salvator Gotta (n. 23), Ada Negri (n. 24), Tina Di Lorenzo (n. 26), Papini (n. 31), Matilde Serao (n. 37), Roberto Bracco (n. 39). Esemplari con normali segni del tempo ma complessivamente in stato più che buono/ottimo (da segnalare distacco della brossura al numero 7 e al numero 39 e parte mancante all’ultima pagina del numero 31) conservati in astuccio e cofanetto protettivi rossi con tassello con titoli oro al dorso. Collana del 1919 della storica casa editrice milanese Modernissima dedicata a biografie - non sempre lusinghiere - degli uomini e delle donne del momento del mondo culturale e politico (tra cui D’Annunzio, Ada Negri, Trilussa, Giolitti, Mussolini), affidate di volta in volta ad autori diversi con le illustrazioni di Bazzi, Crespi, Camerini, Ventura e altri. Come dichiarato nelle note di apertura a ogni volume: «I volumi della collezione risolveranno esaurientemente le più o meno legittime curiosità del pubblico intorno a ciascuna “personalità” [...]. L’Autore di ogni profilo, conoscendo bene il “suo uomo”, lo porterà alle stelle o lo rovescerà giù dal trono di cartapesta, lo trarrà dall’ombra dell’immeritata misconoscenza e lo risospingerà nella folla delle orpellate mediocrità. Quindi, elogi, stroncatura, rivelazioni, esecuzioni sommarie: ma ogni biografia sarà un’opera d’audacia e di probità, in cui gli aneddoti si alterneranno alle indiscrezioni, i tratti di spiriti alle notizie intime».
Prima ed unica edizione. Leggermente sfascicolato ma complessivamente in buono stato. Raccoglie discorsi e conferenze di: J. Tsur, L. Eshkol, N. Goldman, M. Sharett, Zvi Lurie, E. Neumann. Prezioso documento, rarissimo: siamo stati in grado di rintracciare solo la copia custodita dalla biblioteca della Fondazione CDEC (Centro di documentazione ebraica contemporanea).
3459612 pages in8 - En tête: "Ministre d'Etat et de la Maison de l'Empereur" - bon état -
HIS386M1684 / 467 pages. Relié. In-4 Editions Claude Barbin.
1832182111832 Paris, Aubert,Galerie Vero-Dodat,1832,IN FOLIO broche,couverture imprimée illustree,texte jauni,paginé par colonnes ,soit 4 pages + (planche) gravure double en lithographie sur blanc volantes,192/193 DAUMIER : LA COUR DU ROI PETAUD, Delteil 49 (III),double planche coloriée fraiche.LA COUR DU ROI PETAUD. Premiers Valets Giraud tête de Veau, Le dernier des vilains manoirs. Un hérault de ville. Le Ministre de l'injustice Madi..monte-haut. Le Prince de Tricanule. Le petit Duc de Charivari. Nasico d'Egout. Le Maréchal Sou.. Atala Aide de Camp de Mademoiselle. Deux héros de ville.
Piacenza (poi Milano), 1968-1984: prima serie: nn. 33 (febbraio 1968)-74 (aprile 1980); nuova serie: nn. 1 (1981)-15 (1984). Quarantasette (57) fascicoli totali, ben rilegati in 11 volumi in-8vo, mezza tela nera, piatti in vinilpelle a due colori, titoli e greche in oro su tasselli in pelle rossa ai dorsi, con indicazione dell’anno e del numero di fascicolo, brossure originali conservate all’interno. Quaderni Piacenti, di stampo marxista, giocò un ruolo importante nel dibattito della cosiddetta nuova sinistra, specie extraparlamentare, negli anni Sessanta e Settanta. Tra i collaboratori più o meno assidui della rivista, ricordiamo per lo meno alcune figure di primo piano come C. Cases, F. Fortini, G. Giudici, A. Berardinelli, G. Jervis, E. Masi, S. Bologna, G. Fofi, G. Majorino, G. Marramao, L. Amodio, R. Roversi, M. Isnenghi, A. Asor Rosa, R. Solmi, S. Timpanaro, G. Viale e F. Moretti. Bella e ampia collezione in eccellente stato di conservazione.
3 volumes in-4, plein veau moucheté de l'époque, dos à 5 nerfs soulignés de filets dorés, pièces de titre et de tomaison de maroquin noir et rouge, roulette dorée sur les coupes, tranches rouges, (6), 383 p. ; vii, 456 p. et (6), 573, (49) p., 25 planches de portraits gravés hors texte. Thomas Blackwell (1701-1757) was a classical scholar, historian and "one of the major figures in the Scottish Enlightenment. "Memoirs of the Court of Augustus" established him as one of the premier figures. After Blackwell's death, John Mills continued and completed the third volume, which was published in 1763". "This work contains fine impressions of heads of great personages from genuine antiques. It had a good reception. It was praised by Samuel Johnson as being 'full of events displayed with accuracy and related with vivacity'" (DNB). Vol. 1 have imprint: London: Printed for A. Millar, 1760. Vol.2: Edinburgh: Printed by Hamilton, Balfour and Neill, 1755. Vol. 3: London: Printed for A. Millar, 1763. "Continued and completed from the original papers of the late Thomas Blackwell (...) by John Mills, esq.". Large paper issue. Index to all three volumes. Contemporary engraved armorial bookplate of Joseph Pickford Esqr, with motto "Si vincula gero non vincor" on the 3 volumes. Some minor worm damage without affecting the text. Joints and hinges a little worn. Some scattered browning. A good copy well bound at the time.
Edizione originale. Ottimo esemplare, fresco e pulito, a fogli chiusi. Secondo intervento pubblico di Andrè Breton in reazione alla bizzarra accusa rivolta a Luis Aragon nel gennaio 1932, quando il suo componimento «Front rouge» fu denunciato per sobillazione militare, istigazione all’omicidio e propaganda anarchica. La proposta di Breton a difesa di Aragon, in realtà, si collocava entro un dibattito molto più ampio incentrato sulle qualità politiche “attive” della letteratura, laddove la proposta bretoniana di una “immunità letteraria” sembrò piuttosto sostanziare la linea di un surrealismo apolitico. «On aurait tort de considérer comme anecdotique la querelle entre Breton et Aragon. Ce sont deux conceptions antagonistes de la littérature qui s’affrontent cette année-là. Dans un premier temps, Breton et le groupe surréaliste vont prendre la défense de Louis Aragon dans un tract [«L’Affaire Aragon»]: ils en appellent, dans les grandes lignes, à l’immunité pour le poète. “L’Humanité”, dans un contexte déjà conflictuel avec le surréalisme, va précisément s’opposer à cette immunité. Et toute la question de la responsabilité et de l’engagement se pose déjà. Pour l’organe du PCF, Breton et les surréalistes seraient coupables de ne pas assumer leur vocation révolutionnaire. Dans un second temps, Breton écrit alors “Misère de la poésie”; la référence à Marx est claire et son objectif aussi: réussir à conserver l’intégrité du projet surréaliste, en toute indépendance, tout en restant fidèle au marxisme et au matérialisme historique. Dans les grandes lignes, il condamne, encore à demi-mot, l’orientation esthético-politique de Louis Aragon; corollairement, il définit l’orientation du surréalisme à partir des années 30» (Th. Boixière, «Front rouge», articolo online su «The Conversation, 19 feb. 2018).
Torino, Firenze, Roma, 1863-72, volumi 11, in-4, br. Quattro volumi con dorso diviso. Manca il solo volume di Indici. Ex libris Caproni.
<p>4 volumi, 16 cm, rilegatura coeva in piena pergamena marezzata, titolo in oro su tassello al dorso, tagli colorati; p. 1 cb, xxiv, 444, 1 cb.; 1 cb, 516, 1 cb.; 1 cb, 408, 1 cb; 1 cb 432, 1 cb. Completo delle 66 belle e nitide tavole più volte ripiegate che raffigurano carte astronomiche, geografiche e storiche, genealogie, scene militari e marine . Più 1 incisione allegorica in antiporta del primo volume incisa da suor. Isabella Piccini. Ex libris privato con incisione in rame, all'inizio e alla fine di ogni volume. Antica firma di possesso al frontespizio del primo volume.</p>
"Edizione: Prima edizione . Pagine: 608+630+448+564+528+532+620+ 620+480 . Formato: 8° . Rilegatura: Cartonato telato azzurro con scritte oro al dorso i primi sette volumi, l'ottavo telato grigio e scritte rosse . Stato: Buono . Caratteristiche: Nel primo ,secondo, quarto, quinto,sesto, settimo volume dedica dell'autore. Bruniture. Opera fondamentale,in otto volumi , per la conoscenza della vita parlamentare dal primo Risorgimento fino al termine della prima guerra mondiale. Leggere bruniture e segni a matite in alcuni volumi. . Autografo: Dediche con autografo"Saverio" e "Saverio Cilibrizzi" nel settimo volume . Note epoca: I°vol - 1925 II° vol -1934 III° e IV° vol. - 1939 V° vol. -1943 VI° vol. - VII°senza data -"
Documento autografo originale. In ottime condizioni (leggeri segni d’usura perimetrale e traccia della piegatura orizzontale; nota di altra mano verso, che appunta probabilmente la data di ricezione). Breve biglietto datato dal palazzo dei De Bosis in via Due Macelli a Roma. Per conto della madre, la statunitense Lilian Vernon, Lauro invia al suo corrispondente una fotografia e un autografo delle liriche di Shelley del padre. Adolfo De Bosis morì nell’agosto del 1924: è questo elemento che ci fa dubitare della data del presente biglietto, laddove la breve asta della data «11 Luglio ’21» potrebbe essere in realtà anche un «7» vergato male; confermerebbe questa interpretazione l’appunto di altra mano al verso del biglietto, che recita «B. | 15.8.927» (molto probabilmente una nota del destinatario che appunta la data di ricezione). Molto rari gli autografi dell’eroe antifascista Lauro De Bosis. -- «Illustre e gentilissimo Signor Bonetti | per incarico di mia madre ho l’onore di mandarle qui accluse una fotografia di mio padre (dal Ritratto del pittore Carlo Siviero) e un autografo di una delle sue traduzioni delle liriche di Shelley. Spero che siano soddisfacenti. | Sono assai dolente che Ella le riceva con questo ritardo veramente imperdonabili, ma mia madre è stata in viaggio per un mese e io stesso son tornato a Roma da Parigi l’altro giorno. | Voglia gradire i miei migliori ossequi | Suo dev.mo Lauro De Bosis».
Terza edizione. Più che buon buon esemplare (leggere abrasioni alla legatura, leggere fioriture alle carte). Edizione che segue le prime due del 1851 e del 1852. Importante e assai ampia raccolta (con facsimili suggestivi) di manifesti murali, volantini, interventi e in generale di proteste nel burrascoso quarantotto. L’insieme è il frutto di un minuzioso appassionato lavoro di ricerca svolto da Alfred Delvau (1825 - 1867), giornalista e scrittore di successo; l’autore aveva partecipato, insieme agli amici Watripon e Poulet-Malassis (primo editore delle «Fleurs du mal» di Baudelaire) ai moti insurrezionali parigini, combattendo nelle barricate di Rue des Mathurin. La prima edizione uscì nel 1851, data della prefazione; questa è la definitiva, rivista da Delvau stesso. Alla fine si legge «Fin du tome premier», ma in realtà si tratta dell’opera completa. 2 voll. in uno
3 volumes in-12, plein veau marbré de l'époque, dos à 5 nerfs ornés de compartiments fleuronnés et cloisonnés, pièces de titre de maroquin bordeaux, tranches jaspées, lxviij, 272 p.; (4), 444 p. et (4), 352 p., carte de la Grèce gravée sur double page au tome I. Edition originale, de la première production éditée de Diderot, traduction de l'anglais qu'il donna sur commande pour Briasson, l'un des futurs éditeurs de l'Encyclopédie. Peu familier avec l'anglais, Diderot eut recours, pour cette tâche, à un dictionnaire anglais/latin. Le nom de Diderot apparaît, pour la première fois, dans l'approbation (III, p. 549): "Traduit de l'anglois par M. Diderot". Cette histoire de Grèce, qui s'étend des origines à la mort de Philippe de Macédoine, demeura un ouvrage de référence sur le sujet pendant une partie du XVIIIe siècle. A l'instar d'historiens plus réputés (Montesquieu ou Rousseau), Stanyan fait l'éloge de Sparte, État fort et stable et condamne la constitution démocratique de l'Athènes classique, soumise selon lui à l'action nocive des factions et des troubles politiques. (Adams HA1: "Cette première production de Diderot est de celles qui furent le moins souvent réimprimées" (p.174). Tchemerzine-Scheler, II, 915). Dos et mors légèrement frottés. Quelques épidermures. Bon exemplaire, bien relié à l'époque.
Distinta in tre parti, aggiuntovi un trattato della Educazione del Principe [con frontespizio e numerazione propria]. Seconda edizione dall’autore ricor-retta, ed accresciuta. In Augusta appresso Daniello Höpper 1710. In 8°; pp. [8] + 434 + [2] + [4] + 93 + [3]; leg. tutta pergamena coeva con titt. manoscritto al dorso [manca la tavola allegorica all’antiporta, piccole asportazioni al piatto post. e al dorso, lievi fioriture e bruniture]. Il filosofo Paolo Mattia Doria genovese di nascita, ma napoletano d’adozione - grande amico di Giambattista Vico che gli dedicherà il suo libro «De Antiquissima Italiorum Sapientia» - nel 1709 [Francoforte [sic] s.d. (ma Napoli)] pubblicò questo trattato della Vita civile e l’educazione del principe, che a parere del più accurato radiografo dell’opera del Montesquieu, Robert Shackleton, sarebbe una delle fonti dell’Esprit des lois. In ogni caso, anticipa senza dubbio alcune delle tesi fondamentali dell’opera francese, apparsa - si sa - nel 1748. Nell’opera, qui in seconda edizione appena un anno dopo la prima, sostiene, con chiara derivazione platonica, la necessità che a condurre gli Stati siano i filosofi e delinea la figura di un principe virtuoso e saggio, trattando in particolare di argomenti come la corretta gestione di uno stato, le forme di governo, le leggi, i magistrati, il commercio, l’applicazione di premi e sanzioni, l’intervento della diplomazia, dell’esercito e il suo uso, infine, sottolineando, un’analisi puntuale e accurata delle origini del sottosviluppo del sud Italia.