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br. Partendo dal discorso in Senato, in cui nega la fiducia al governo Conte, Matteo Richetti ripercorre le tappe del suo dissenso politico, iniziato con il ritiro dalle primarie del Partito Democratico, fino alla nuova alleanza con Carlo Calenda che ha dato vita al partito Azione. L'autore dettaglia ragioni e retroscena alla base di queste scelte, raccontando il fallimento della politica opportunista e dei partiti ridotti a giochi di nomine, l'incoerenza dei leader, l'inconsistenza delle parole e degli impegni assunti. Racconta dei cittadini «senza risposta», che hanno intrapreso iniziative personali e collettive per sollevare le proprie sorti, senza attendere uno Stato spesso assente: dai giovani che provano ad accedere a una professione senza clientele e sotterfugi, dai cittadini truffati, alle imprese che lasciano l'Italia, al volontariato che non riceve nemmeno il riconoscimento della propria funzione vitale. Attraverso un viaggio nelle realtà più coraggiose ed evocative del Paese, l'autore descrive le proposte politiche e programmatiche per non rassegnarsi all'idea che «in Italia funziona così», ponendo le basi per la chiamata a una nuova stagione di impegno politico e sociale, capace di unire i bisogni dei più deboli e la ripresa economica italiana. Prefazione di don Antonio Mazzi.
brossura L'esistenza di partiti politici nella polis greca è oggetto di un vivace dibattito tra gli studiosi. Alcuni sostengono l'impossibilità di parlare di partiti politici nel contesto di una democrazia diretta quale quella greca. Essi infatti dovrebbero essere guidati da un leader, essere sostenuti da una consistente schiera di seguaci e avere un certo grado di organizzazione e stabilità. Usare il temine "partito" a proposito del mondo greco sarebbe quindi solo la conseguenza anacronistica di un "topos modernizzante". Il presente volume, al contrario, vuole riconsiderare la questione senza idee preconcette e mettere in luce, accanto ai tanti sottolineati elementi di differenziazione tra mondo antico e mondo moderno, anche le analogie. Attraverso l'analisi di alcuni contesti cittadini quali Atene, Sparta, Siracusa e altre corti ellenistiche, il problema dei partiti nella realtà greca viene dunque rivisto in una prospettiva più possibilista, volta a sottolineare l'idea che, nel nostro rapporto con il mondo antico, continuità e discontinuità non possono escludersi reciprocamente.
brossura «Noi figli di Roma», aveva proclamato Mussolini ai fascisti milanesi nel 1922, con parole anticipatrici e programmatiche di una politica culturale che sul mito e sul culto di Roma antica avrebbe costruito i propri codici narrativi e le proprie ritualità, attingendone motivi iconografici e simboli estetici. Il centenario dalla marcia su Roma offre l'occasione a un gruppo di studiosi di diversa provenienza disciplinare di riflettere criticamente sul rapporto tra fascismo e romanità, e di tentare una sintesi dei risultati raggiunti dall'ampia storiografia che negli ultimi decenni si è depositata sul tema. Privilegiando linee di ricerca finora sviluppate solo marginalmente o parzialmente, i saggi raccolti nel volume esplorano la presenza e l'incidenza del mito di Roma in diversi ambiti e profili della vita pubblica italiana, individuando i diversi elementi che concorsero a costruirlo e valutando l'uso propagandistico che ne fece il regime.
br. «Ma se io volessi diventare una fascista intelligente, perché mai la scuola e lo Stato dovrebbero impedirmelo?». Claudio Giunta se l'è sentito chiedere da una studentessa alla fine di una lezione in un liceo. Una domanda niente affatto banale - anzi, acuta e attualissima - che avrebbe meritato una risposta chiara e articolata, se un insegnante non l'avesse subito bollata come «provocazione», troncando ogni possibilità di dialogo. Questo libro nasce anche dal desiderio di dare una risposta sensata al quesito che la studentessa ha posto con ovvio intento polemico: «Lo Stato e la scuola» osserva Giunta «non dovrebbero impedirle di diventare una fascista intelligente, ma dovrebbero agire in modo tale da non fargliene venire la voglia, e prima della voglia l'idea». Per raggiungere questo obiettivo le prediche non servono, anche perché rischiano di sollecitare negli studenti o un assenso puramente formale, non meditato né sentito, o un'altrettanta irriflessa reazione di antagonismo. Ecco perché bisognerebbe ripensare in particolare all'educazione civica, una materia che nel corso degli ultimi decenni ha faticato a trovare spazio e senso nel curriculum scolastico, nonostante l'impegno degli insegnanti e le buone intenzioni della «pedagogia ministeriale», e che anche ora - dopo la legge 92 del 2019 che la reintroduce in tutte le scuole - rischia di disperdersi «in una nuvola di retorica» e di contribuire a produrre non «cittadini consapevoli ma credenti ed eretici». Agile, ironico, allo stesso tempo equilibrato e tagliente, ma soprattutto profondamente antimanicheo, questo libro riflette con intelligenza sugli spazi, i tempi, i metodi e i contenuti di un approccio alla scuola che non sembra più in grado di intercettare i veri bisogni educativi dei ragazzi italiani, e osserva secondo una prospettiva nuova un insegnamento cruciale che fin qui è stato affrontato in maniera sconclusionata, retorica e persino controproducente.
brossura
ill., br. «Lei la pagherà cara»: è questo il sinistro avvertimento di Kissinger a Moro durante la sua visita negli Stati Uniti del 1974. La politica di avvicinamento al Pci e il recupero parziale di indipendenza da parte dell'Italia, pur sotto l'ombrello NATO e occidentale, sono cose che non s'han da fare... La mente del giocoliere (Federico Umberto D'Amato dixit) - quel "lucido superpotere" (Pecorelli) che porterà al sequestro e all'assassinio di Aldo Moro - è già al lavoro da tempo: essa dispone dei grandi mezzi degli arcana imperii made in USA (la rete della loro Intelligente Community, CIA in testa), dell'attiva complicità del Vaticano, dell'obbedienza cieca dei loro funzionari in loco (i servizi segreti italiani) e della manovalanza fabbricata ad arte (i brigatisti). Se a questo si aggiungono la fedeltà atlantica e la subalternità collaborante dei principali partiti politici (Dc, Pci, PSI), vediamo come nulla sia stato lasciato al caso nell'affare che più di tutte le altre stragi ha impresso il suo marchio funesto sulla storia del nostro paese... Emerge da queste pagine un mosaico di verità indicibili che anche l'ultima commissione parlamentare di inchiesta, pur avendole in qualche modo abbordate, non ha avuto la volontà e la "forza" di rendere pubbliche. Perché il caso Moro, lungi dall'essere passato, continua a vivere nel nostro presente e ci racconta lo stesso inganno divenuto ormai da tempo l'ordine del mondo contemporaneo.
in 16°, bross. edit. ill. con bandelle
brossura Olympe de Gouges (1748-1793) è stata a lungo trascurata dalla letteratura critica; tuttavia, il suo contributo alla discussione delle questioni che stanno alla base della rivoluzione francese e dei suoi rivolgimenti nonché il suo costante impegno per i diritti delle donne e degli oppressi ne fanno una figura di notevole rilievo che merita di essere conosciuta così come meritano di essere letti e studiati i suoi scritti. "Figlia" dell'Illuminismo, ne sa cogliere lo spirito, richiamandosi alle idee di natura, di ragione e di pace che lo caratterizzano, criticando i pregiudizi e le disparità sociali e di genere, proponendo riforme legislative e difendendo la Costituzione del 1791. Nel suo scritto più noto, la Déclaration sui diritti della donna e della cittadina (pubblicato in versione integrale in Appendice al volume), questi temi sono sviluppati con grande lucidità; vi si può leggere un incitamento alla partecipazione attiva delle cittadine e dei cittadini a un radicale mutamento morale, economico, sociale, politico. Non va dimenticato, infine, che per tutta la sua breve e intensa vita, de Gouges mantenne un atteggiamento coerente e coraggioso e che, per amore della libertà e della giustizia, affrontò la ghigliottina, cui la condannarono i leader della rivoluzione giacobina. Postfazione di Thomas Casadei.
brossura Trump e Stati Uniti, ma anche molta Italia nelle parole di Steve Bannon. In questo volume l'intervista di Alessandro Nardone all'ex Chief Strategist alla Casa Bianca nell'amministrazione Trump.
Noventa, Giacomo «Il Castogallo» e altri scritti (1922-1959). Venezia, 1991, cm 22 512 CXCIII, 314 p. ; 22 cm. (0000000059850)
brossura «I have a dream» è un'ideale autobiografia del più importante e carismatico sostenitore della lotta al razzismo negli Stati Uniti. In queste pagine Martin Luther King Jr rivive attraverso i suoi più importanti scritti pubblici e privati. Passando per episodi commoventi ed esaltanti, si descrivono l'infanzia e la famiglia d'origine, l'educazione ricevuta e le discriminazioni subite, la vocazione religiosa, il rapporto con la moglie Coretta e con i quattro figli. E soprattutto si racconta il crescente impegno politico, che portò King anche in carcere e ne fece il principale punto di riferimento della battaglia per l'emancipazione dei neri d'America. Un'opera che ci fa riscoprire una delle pagine più drammatiche e ricche di speranza della storia del ventesimo secolo.
Cont, Stefano «Gè politiké». Manuale di introduzione alla geopolitica. , Laurus Robuffo 1905-07-08, Il libro è in due copie. Si presenta in buono stato le pagine sono lievemente ingiallite. Buono (Good) . <br> <br> Copertina flessibile <br> 181<br> 9788880877097
Cont, Stefano «Gè politiké». Manuale di introduzione alla geopolitica. , Laurus Robuffo 2016, Molto buono (Very Good) . <br> <br> Copertina flessibile <br> 181<br> 9788880877097
Stefano Cont «Gè politiké». Manuale di introduzione alla analisi geopolitica. , Laurus Robuffo 2016, Copertina flessibile, con segni d'uso ai margini; Pagine ingiallite lievemente. Buono (Good) . <br> <br> Copertina flessibile <br> 181<br> 9788880877097
Bozza manoscritta (sembrano intervenire due mani differenti). Qualche leggera fioritura, ma in ottime condizioni. Luigi Sormani Moretti (1834-1908), deputato e senatore, traccia qui la scaletta di quello che sembra un discorso apologetico incentrato sulla biografia di Giuseppe Garibaldi, che si conclude con toni di grande entusiasmo: «Onore, gloria e gratitudine il popolo italiano promette e darà a chiunque e a tutti coloro, nazionali o stranieri, principi o popolani, che contribuiranno a compire l'unico voto attuale del loro cuore, la riconquista di quel diritto di Nazionalità che da natura [? illeg.], se fu misconosciuto dalla politica, ha però le valide sue fondamenta nel diritto delle Genti».
tela edit. con titoli al dorso e sovrac. ill., lieve brunitura della carta - prima edizione it. - illustrazioni a colori fuori testo, cartine alle sguardie
Cantini Federico a cura di «Costruire lo sviluppo». La crescita di città e campagna tra espansione urbana e nuove fondazioni (XII-prima metà XIII secolo). Nuova edizione. Firenze, All'Insegna del Giglio 2019, In 8, pp. 156. Brossura. Illustrazioni nel testo Perfetto (Mint) . <br> <br> 156<br> 978-8878148772
Buon esemplare per lo più intonso, bruniture sparse.
"Cari compagni... fraterni saluti" sono le parole che aprivano e chiudevano ogni lettera del PCI-PDS-DS. L'autore le ha scelte per il titolo di questo libro in cui racconta mezzo secolo di vita a sinistra. Da Roma a Firenze, dal VII Congresso del PCI del 1956 al IV Congresso dei DS del 2006 sino alle primarie del Partito democratico. Cinquantanni di impegno nella politica, nel lavoro giornalistico, nell'amministrazione di un Comune e di una Provincia, nel governo di una Regione, l'Umbria, sino alle battaglie parlamentari nella lunga notte della Prima Repubblica e della fine dei partiti che hanno scritto la Costituzione. Le storie vissute e i personaggi incontrati: dirigenti politici, intellettuali, giornalisti, artisti, industriali, artigiani, operai. Il racconto di un viaggio lungo nel tempo, di una storia collettiva. Autori: Alberto Provantini.
br. Il nuovo inquilino della Casa Bianca Joe Biden il 5 febbraio nella sua prima riunione al Dipartimento di Stato ha scandito: "America is back!". "L'America è tornata!". E lo ha ribadito il 20 gennaio, con la significativa aggiunta che "È tornata anche la NATO", ai premier dell'Unione Europea impegnati nella Conferenza sulla Sicurezza. Annunci confermati di persona a giugno nei summit in Europa del G-7, della UE e della NATO. Quella NATO ex anti URSS che Biden fa tornare in funzione oltre che anti-russa anche soprattutto anti-cinese. Il 6 giugno il presidente USA prima di partire per gli incontri in Europa ha dichiarato che "Gli Stati Uniti devono guidare il mondo da una posizione di forza". Affermazione molto simile a quella fatta da Donald Trump nel marzo 2014: "L'America è il Paese che porterà, coraggiosamente, il mondo nel futuro". Per "guidare il mondo" da una miglior "posizione di forza" Biden ha messo in piedi in gran segreto, e in soli sette mesi, il nuovo patto militare AUKUS, tra Australia, Inghilterra e USA. Biden ha ereditato problemi spinosi, e pericolosi, che riguardano più di mezzo mondo. Compresa la decisione di Trump del ritiro dall'Afghanistan, realizzato nel modo infelice che ha rischiato di renderlo "un'anatra zoppa". Negli USA il buon livello dell'occupazione e il conseguente stile di vita e benessere, realtà che Biden ha già detto di voler difendere, dipendono fin dalla Seconda Guerra Mondiale anche da quello che il presidente Dwight Eisenhower, un ex militare arrivato ai massimi gradi, quando il 17 gennaio 1961 ha lasciato la Casa Bianca ha definito "il complesso militar-industriale", invitando la nazione a tenerlo sotto controllo. Complesso che per poter funzionare a regime ha bisogno permanente di tensioni e crisi politico-militari internazionali. Gli USA hanno cioè le mani legate dall'eterno bisogno del "nemico necessario", senza il quale il livello dell'occupazione e del benessere calerebbe. Biden le mani saprà slegarsele?
RIMANENZA DI MAGAZZINO PARI AL NUOVO. Il volume raccoglie e propone alcuni dei saggi dedicati dal compianto Mario Agrimi, attento e accurato conoscitore della tradizione filosofica meridionale, all'opera di G.B. Vico sia nei suoi rapporti con la filosofia europea, non solo a lui contemporanea ma anche a lui precedente, e sia con quelli della sua ricezione. Tali rapporti, che non sempre si danno in forma manifesta nell'accidentata testualità vichiana, vengono spesso qui reperiti da un lavoro che è di approfondimento filologico oltre che di accurata e acuta esegesi testuale. Il Vico che emerge da questi Saggi è tutt'altro che un pensatore ‘solitario’ o ‘isolato’ nel suo tempo, bensì un Autore che, pur scontando significative resistenze e/o ripetuti fraintendimenti, le une come gli altri connessi alle spesso non occasionali ‘oscurità’ del suo testo, dialoga a livelli alti con le diverse e molteplici tradizioni della cultura meridionale ed europea. Il filo conduttore che attraversa la lettura di questo dialogo vichiano è quello di un suo moderno ‘platonismo’ (o ‘neoplatonismo’), che cerca in un nuovo e forse spregiudicato argine offerto dalla ‘religiosità’ uno dei motivi costanti per contrastare quella che a lui si offre come la ‘barbarie della riflessione’, e che viene ben esemplato fra altri dal seguente passaggio: «È la religio al centro dell’attenzione del filosofo napoletano, perché l’atto dell’originaria e fondante certezza ‘umana’, deve per Vico essere ad un tempo atto di accertamento del ‘divino’, per opporsi vittoriosamente al miscredente scetticismo libertino, contro cui si era vanamente misurato il cogito di Descartes». Informazioni bibliografiche Titolo: "Alle cose insensate dare senso e passione": studi vichiani Collana: Volume 43 di Saggi; Quaderni del dipartimento di filosofia e politica dell'università degli studi di Napoli " l'Orientale" Autore: Mario Agrimi Curatore: Arturo Martone Postfazione di: Maria Donzelli Editore: Napoli: Liguori, 2012 ISBN: 8820757133, 9788820757137 Lunghezza: 343 pagine, 22 cm Soggetti: Giambattista Vico, Filosofia politica, Storia, Storiografia, «Et ‘factum´ et ‘verum´ cum ‘verbo´ convertuntur». Lingua divina e «primi parlari» delle nazioni, Malebranche, Cartesio, Hegel e lo storicismo, Herder, Leibniz, Prudentia civile, ratio e phronesis, tradizione platonica, «La filosofia dell'umanità e la storia universale delle nazioni, Gherardo Degli Angioli, Bibliografia, Studi, Opere, Benedetto Croce, Nicolini, Gentile, Napoli, Vero, Lettere
br. 26 luglio 1947-26 luglio 2017. A settant'anni dalla sua istituzione, la Central Intellingence Agency (tutt'altro che intenzionata ad andare in pensione) può dirsi una delle hollywood stories più romanzate d'America. Tanti sono gli onori (quanti forse gli orrori) dipinti e raccontati dalla penna di scrittori internazionali, dietro la cinepresa dei migliori registi, e sulle prime pagine dei quotidiani mondiali un giorno sì, e l'altro pure. Ora vanto delle istituzioni nordamericane, in occasione dei successi del lavoro d'intelligence dell'agenzia di spionaggio più importante al mondo, ora vergogna, quand'ecco che emergono gli effetti, per così dire, collaterali della medicina ad uso prolungato che risponde al nome di covert operation. Ma come è arrivata la CIA al giro di boa delle settanta candeline? Quando Harry Truman, con la firma posta sul National Security Act, dava i natali alla nuova creatura emersa dalle ceneri dell'OSS (Office of Strategic Service), auspicava a creare un servizio che coordinasse e indirizzasse le informazioni, al fine di orientare le scelte di politica estera degli Stati Uniti e proteggere i cittadini dalle minacce.