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Mm 140x215 Brossura editoriale di 44 pagine. Copertina un poco scolorita ai margini, peraltro ottimo esemplare. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
Mm 140x210 Collana "Saggi filosofici" - Seconda edizione riveduta. Brossura editoriale, VIII-398 pagine. Esemplare in ottime condizioni. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
DISPONIBILITÀ GARANTITA AL 99%; SPEDIZIONE ENTRO 12 ORE DALL'ORDINE. RIMANENZA DI MAGAZZINO PARI AL NUOVO. L'intreccio fra capitalismo e democrazia ha fatto guadagnare alla fine di questo secolo un enorme successo al liberalismo. La sua conquista si può dire "globale" nel campo economico grazie ai mercati aperti, alla libera concorrenza, mentre in campo politico, con la separazione dei poteri, il decentramento delle istituzioni, inizia a far sentire i suoi effetti. Nei cinque saggi che compongono il volume viene preso in esame il liberalismo di filosofi quali Croce, Carlo Antoni, Guido De Ruggiero, Hannah Arendt e Isaia Berlin. "La ricostruzione della mappa intellettuale del liberalismo si può formare seguendo tracciati diversi. Il presunto eclettismo del pensiero liberale non è un punto debole, semmai è una ragione di forza". Così Valerio Zanone nella presentazione al volume "Critica della ragion liberale", che si richiama, evidentemente, alla Critica kantiana come simbolo del tentativo di rileggere senza pregiudizi la teoria liberale per affermarne la validità. La ricchezza del liberalismo a cui si riferisce Zanone consiste nell'aver presentato diverse dottrine riferibili, in ultima istanza, a diverse concezioni filosofiche del mondo. Il liberalismo tradizionale si rifà, com'è noto, all'empirismo lockiano, al razionalismo e, in senso lato, all'Illuminismo. Ed è qui che si situa l'originalità del volume, sintetizzabile nell'interrogativo che si pone Paolozzi nell'Introduzione: "E' possibile - si domanda - una filosofia liberale non illuminista? O meglio, è possibile pensare una filosofia della libertà fondata sulla ragione dialettica, senza con ciò pregiudicare le acquisizioni teoriche fondamentali dell'Illuminismo e del liberalismo tradizionale?". A questa domanda i cinque autori del volume rispondono sostanzialmente di sì. L'idea di fondo, che rende unitario il percorso compiuto dagli autori, consiste infatti nel porre in relazione il liberalismo politico con lo storicismo e con la filosofia del giudizio della grande studiosa ebrea la quale, non a caso, si richiama frequentemente a Kant e a Tocqueville. Sappiamo che Berlin è tributario della filosofia di Giambattista Vico, dello stesso croce e del grande storico inglese, di origine crociana, Collingwood. Sappiamo che Guido De Ruggiero si formò filosoficamente fra Gentile e Croce e sappiamo, com'è ovvio, che Croce è il primo grande filosofo che cerca, attraverso una profonda riforma della dialettica hegeliana e dello storicismo ottocentesco, di coniugare la filosofia trascendentale con il liberalismo moderno. Descrizione bibliografica Titolo: Critica della ragion liberale Autore: AA.VV. (Autori Vari) Curatore: Ernesto Paolozzi Presentazione di: Valerio Zanone Editore: Napoli: Alfredo Guida, 2000 Lunghezza: 109 pagine; 20 cm ISBN: 8871883349, 9788871883342 Collana: Volume 5 di Quaderni della Fondazione Einaudi: Saggi Soggetti: Filosofia politica, Storia contemporanea, Ideologie, Partiti, Masse, Scienze politiche, Sociali, Political Science, General, Collected essays, Liberalism, Social sciences, Philosophy, History, 20th century, Critics, Idealismo, Cicerone, Machiavelli, Storiografia, Universalismo, Empirismo, Ermeneutica, Marxismo, Modernità, Libertà, Novecento, Correnti Parole e frasi comuni arendtiana astratta attività Benedetto Croce Carlo Antoni classica comune comunitarismo concetto concezione concreto condizione confronti Critica della ragion crociana culturale agire individuo democrazia diritti visita dottrina economico empirista Etica etico-politico filosofia forme giusnaturalismo Guido De Ruggiero Hannah Arendt Hegel ideale idee ideologia individuali intrinseca Isaiah Berlin Kant kantiana legno storto liberalismo politico sociale negativa positiva libertà-per logica Matteucci mente metafisica moderna mondo morale natura nazismo nozione pensatore pensiero politico personalità pluralismo polemica pratica principio Prodromo pubblico ragion Rawls razionalità repubblicanesimo riflessione ritorno rivoluzione scienza sfera società specifica spersonalizzazione spirito storia storicismo storicistici teoretico teoria giudizio teorico totalitarismo tradizionale tradizione trascendentale umana universale uomini valore Viroli
268pp., 19cm., br., non-coupé, E68538
10919P., Société Française d'Imprimerie et de Librairie, 1903, in 12 broché, XVIII-340 pages ; couverture défraichie.
2000etb6813,5 cm X 21,5 cm, 391 pp, couverture souple et illustrée. Broché.
Il lemma democrazia liberale designa un idealtipo concettuale dietro il quale si ritrova la storia dell'incontro tra due principi a lungo reciprocamente ostili. Democrazia e liberalismo, infatti, giungono con fatica a un sodalizio che in Europa trova compimento nelle costituzioni del secondo dopoguerra. Questo libro rintraccia le diverse correnti politiche e culturali che, tra il XIX e il XX secolo, hanno osteggiato "dall'esterno" il compiersi di un modello fondato sull'incontro tra governo democratico ed economia di mercato. Fin dalla rivoluzione francese, critici della democrazia liberale sono stati i reazionari ma anche molti moderati, e poi conservatori, anarchici, socialisti. La caduta del muro di Berlino ha consacrato la democrazia liberale come modello universale. In realtà, nuovi nemici e preoccupanti debolezze mostrano, oggi più che mai, quanto tale modello sia fragile e instabile. Curatori: Carmelo Calabrò, Mauro Lenci.
Negli ultimi decenni le espressioni liberalismo e intervento pubblico sono state considerate antitetiche. Eppure entrambe hanno contribuito ad alimentare un unico filone del pensiero economico italiano che ha orientato il Paese negli anni del boom economico e che è stato poi abbandonato. Uno degli interpreti più lucidi di questo orientamento fu Giuseppe Di Nardi, che operò per trasformare la teoria economica nelle politiche di intervento pubblico alle quali lui stesso contribuì. I saggi di Piero Barucci, Leandro Conte, Francersco Dandolo, Giovanni Farese, Antonio Marzano, Simone Misiani, Luigi Paganetto, Gaetano Rasi, Gaetano Sabatini, Giovanni Sabatini e Marco Zaganella approfondiscono l'attualità del pensiero di Di Nardi, la formazione, l'impegno meridionalista, l'attività scientifica e accademica, anche alla luce di alcuni scritti inediti, tratti dall'archivio personale conservato presso la Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice, pubblicati nel volume. Curatori: G. Sabatini, M. Zaganella.
ill., br. Gli anni Sessanta segnano una trasformazione della società italiana senza precedenti, con un rapido sviluppo economico e i primi effetti della cosiddetta società dei consumi. Il decennio è denso di eventi di grande rilevanza religiosa, culturale e diplomatico-militare, e vede mutare linguaggi, argomenti e riflessioni di una generazione. Questo saggio si concentra sui rapporti tra la classe politica democristiana e il mondo della cultura cattolica, analizzando i grandi temi del dibattito culturale e sociale: dalla musica alla tecnologia, dalle migrazioni interne allo sviluppo industriale, dal "benessere" al nuovo ruolo che sta assumendo la famiglia, dalla protesta alla "violenza". Basata su un'ampia documentazione d'archivio, in gran parte inedita o poco conosciuta, la ricerca di Cioncolini si sofferma sulle difficoltà culturali e pastorali del pensiero cattolico nel decifrare i grandi cambiamenti di quegli anni, facendo emergere nuove letture delle principali ideologie del Novecento e ampliando la riflessione su alcuni protagonisti di quell'epoca come Giorgio La Pira, Amintore Fanfani, Corrado Corghi e monsignor Giuseppe D'Avack.
Il Novecento è stato, per il pensiero liberale, il secolo delle sfide più drammatiche e dagli esiti più tragici. Il pensiero liberale ha dovuto vedersela, nel corso di pochi decenni, con i grandi movimenti totalitari di massa, di destra come di sinistra. È stato il secolo della politica e della militarizzazione delle coscienze, dell'ideologia, della teoria che ha voluto farsi immediatamente prassi, dell'intellettuale militante e "impegnato". E anche della critica e della crisi dei valori "borghesi", del parlamentarismo, della divisione dei poteri e della rappresentanza. Tutti questi elementi sono entrati in violenta frizione con la cultura e la prassi liberale. Che la sfida si sia infine conclusa con una vittoria ideale, e anche pratica, del liberalismo non era affatto, nel corso della lotta, un esito scontato. Anche perché gli intellettuali che non hanno "tradito", cioè che non hanno assecondato le pretese del pensiero illiberale, sono stati veramente pochissimi. Qui se ne individuano cinque, i più importanti, di cui si ricostruisce in modo originale il pensiero: Benedetto Croce, Michael Oakeshott, Karl Raimund Popper, Friedrich von Hayek, Isaiah Berlin. Si tratta di pensatori liberali di enorme statura intellettuale ma molto diversi fra loro per linguaggio, impostazione metodologica e risultati dell'analisi. A conferma della concezione liberale in esso delineata, il volume contiene anche una serie di saggi su vari aspetti del pensiero crociano. Autori: Corrado Ocone.
E' ancora possibile comprendere e valutare la legittimità delle scelte politiche e istituzionali assumendo il pensiero liberale come riferimento normativo ed empirico? Per mettere in rilievo le ragioni per le quali il liberalismo continua ad avere pertinenza nell'analisi dei processi sociali e rilevanza normativa nella ricerca della legittimità degli ordini politici, l'autrice ricostruisce i tratti comuni che sono alla base di alcuni pensatori liberali (Adam Smith, Alexis de Tocqueville, Friedrich von Hayek). Nei loro schemi esplicativi un ruolo cruciale viene attribuito alla conoscenza e alle idee. Autori: Daniela Piana.
br. La nostra Repubblica è fondata sul lavoro. E proprio nel lavoro le diverse culture politiche hanno trovato il punto di caduta più simbolico della Costituzione. Questo riferimento a un laburismo di ispirazione cattolica conserva tutta la sua attualità perché continua a essere il fondamento di una cultura politica popolare, di una comunità internazionale ispirata ai valori dell'interdipendenza e della solidarietà, nella quale sia impossibile il ricorso alla guerra in quanto strumento impraticabile e anacronistico. Un lavoro plurale e dalle conclusioni aperte, caratterizzato dalla consapevolezza che un contrasto fra idee non è mai un dramma, bensì un'opportunità.
brossura
Il "Ritorno alla ragione" di Guido de Ruggiero del 1946 racchiude buona parte degli articoli che il grande storico del liberalismo europeo pubblicò nel settimanale «La Nuova Europa», diretto da Luigi Salvatorelli. È suddiviso in tre parti: nella prima, de Ruggiero analizza le premesse speculative dello storicismo crociano; nella seconda, denuncia in particolar modo, e con toni illuministi, le derive irrazionalistiche del pensiero tedesco; nella terza parte sono presenti alcuni studi sul liberalismo, sulla democrazia, sul nazionalismo, sul pensiero socialista e sul rapporto dialettico fra destra e sinistra: in breve, verte sugli orientamenti politici maturati dalla Rivoluzione francese fino al secondo immediato dopoguerra. Autori: Guido De Ruggiero. Curatori: Francesco Mancuso, Francesco Postorino.
br. Perché soffermarsi, ancora nel 2021, sull'annoso dibattito sull'idea di Europa inseguita dalla classe politica democristiana dell'Italia del secondo dopoguerra? Quale rilevanza ha il mito del mare nostrum, riletto in chiave cristiana da Giorgio La Pira, nell'odierna dialettica politica? E quale relazione lega la tensione europeista alla direttrice neoatlantista della politica estera italiana tra la fine della Seconda guerra mondiale e i primi anni '60? Il saggio percorre un sentiero di ricerca decisamente meno battuto delle ricostruzioni storiche che insistono sulle ragioni politiche, economiche e strategiche che guidano la politica estera italiana nel secondo dopoguerra. Al cuore dell'analisi proposta si collocano le matrici culturali della proiezione estera del nostro Paese, che alimentarono la dialettica politica e influirono sulla conduzione delle relazioni internazionali in due fasi storiche di indubbio interesse: la "fase degasperiana" (1945-1954) e quella "post-degasperiana" (1954-1962).
br. Sindaco di Trieste dal 1978 al 1983, scrittore, giurista, reduce di guerra, membro della Lista per Trieste, rotariano, libero muratore e parlamentare europeo, Manlio Cecovini (1914-2010) è stato un personaggio di spicco sotto molti punti di vista. Il volume ne ripercorre per la prima volta il profilo biografico in modo critico, lontano da atteggiamenti celebrativi e all'interno di un panorama nazionale e internazionale, offrendo insieme uno spaccato sulle vicende culturali e politiche della penisola e del continente nel secolo scorso. Il libro ricostruisce a tutto tondo l'immagine di Cecovini, indagandone il ruolo in una pluralità di contesti differenti. Con scritti di Luca G. Manenti, Ravel Kodri?, Andrea Dessardo, Luigi Milazzi, Aldo A. Mola, Jadranka Cergol, Roberto Norbedo, Fulvio Senardi.
br. Cos'è il liberalismo? Difesa della libertà personale, della libertà privata, anti-statalismo, concorrenza, bene comune, tolleranza, sussidiarietà? Niente di tutto questo. Il liberalismo è una ribellione nei confronti della legge naturale, in particolare delle sue declinazioni morali e religiose. Durante la Guerra Fredda l'ideologia liberale e il cattolicesimo hanno avviato un processo di avvicinamento in funzione anti-sovietica. Ora, a trent'anni dalla caduta del muro di Berlino, questa alleanza ha ancora senso? Cattolicesimo e liberalismo sono compatibili? È possibile essere contemporaneamente cattolici e liberali? Quali sono i punti di contatto, e quali le differenze tra queste due filosofie? L'ideologia che ha vinto il confronto con il comunismo e che, dopo la caduta della «cortina di ferro» sembrava destinata a governare il mondo, pare aver perso gran parte del suo fascino. Liberato da quello che sembrava essere il suo antagonista, il comunismo marxista, il liberalismo ha mostrato ai popoli un volto meno amichevole e invitante, sempre più simile a quello dell'antico avversario. Quale, quindi, può essere il giudizio della Chiesa sul liberalismo e sulla sua versione economica, il liberismo? Che rapporto può intercorrere tra i cattolici e il liberalismo? La risposta è nella definizione di liberalismo che lo psicologo Roberto Marchesini fornisce con questo suo lavoro approfondito e documentato, tuttavia semplice e accessibile a chiunque. Una Introduzione di Stefano Fontana, direttore dell'Osservatorio Internazionale Cardinale van Thuân, impreziosisce il volume.
br. Una rilettura della vicenda politica dello statista trentino nell'intreccio fra il pensiero e l'azione, in controtendenza nel secolo delle ideologie, nello spirito della weberiana «etica della responsabilità». Un'esperienza che esalta il contenuto etico della politica, la responsabile autonomia delle analisi e delle scelte, la coerenza della «visione» con i valori di riferimento, gli obiettivi definiti, la strategia per raggiungerli. La vicenda umana del politico trentino inizia in territorio austro-ungarico; attraverso il carcere fascista e il CLN, De Gasperi giunge a guidare il paese, umiliato e sconfitto, a farlo rinascere al tempo della guerra fredda; a misurarsi con ostacoli e opportunità internazionali e con la necessità di superare lo storico steccato fra Papato e Stato laico, a rispondere alla sfida dell'integrazione politica europea. Una lezione politica che, dalle vicende drammatiche della prima metà del secolo breve, induce a riflettere sulle sfide del XXI secolo. Prefazione di Enrico Letta.
ill., br. Al civico 14 di via della Chiosa Nuova, a due passi da piazza Navona e da Montecitorio, c'è un elefante palazzo con le persiane in legno laccato e un portoncino a volta. In apparenza, uno dei tanti edifici del centro storico di Roma; in realtà, luogo di ritrovo di uno dei più straordinari cenacoli del dopoguerra: la Comunità del porcellino. Tra fine anni quaranta e inizi anni cinquanta, il periodo delle grandi speranze della neonata Repubblica italiana, alcuni fra i massimi rappresentanti del cattolicesimo politico italiano trovarono in quel palazzo la calorosa accoglienza delle sorelle Portoghesi. Nella Comunità del porcellino transitarono molti protagonisti dell'irripetibile stagione dell'Assemblea costituente: da Giuseppe Dossetti a Giorgio La Pira, da Laura Bianchini ad Amintore Fanfani, che nella casa di via della Chiesa Nuova viveva con moglie e figli. Nella Comunità del porcellino si poteva passare per mangiare un piatto di pasta e fagioli, essere ospitati a lungo, discutere, programmare, dissentire, proporre. E fare la Costituzione. Il libro è il ricordo appassionato - e privato - di quella singolare comunità, il ritratto degli uomini che ne fecero parte e il resoconto di una delle esperienze più influenti e meno conosciute della nostra storia politica. Attraverso ricordi, testimonianze, lettere e foto d'epoca, Telemaco Portoghesi Tuzi, nipote delle sorelle Pia e Laura Portoghesi, rievoca insieme alla figlia Grazia quegli anni straordinari.
br. Alcide De Gasperi fu lo statista politico italiano che, profondamente legato alla fede cattolica, consacrò la sua vita politica all'affermazione della giustizia sociale, all'elevazione morale, culturale ed economica dei lavoratori, alla ricerca di una diffusa solidarietà fra classi sociali. Non è tuttavia possibile comprendere le ragioni profonde che lo spinsero a tale intensa azione senza fare un preciso riferimento alla religiosità e spiritualità che lo contraddistinsero e senza illustrare i grandi avvenimenti politico-economici che in quel periodo sconvolsero tutto il mondo e, in modo particolare, Stati Uniti ed Europa: la "Grande Guerra", le crisi economiche degli anni '20 e '29, il New Deal, il corporativismo, il secondo conflitto mondiale, la fine del fascismo, la ricostruzione italiana e la nascita dell'Unione europea.
brossura
br. In tutta Europa è in atto una vera e propria contro-rivoluzione che attacca i fondamenti liberali del continente. Alcuni dei 'controrivoluzionari' sono neofascisti, altri sono neocomunisti; alcuni sono contro l'austerità, altri contro i musulmani; alcuni sono secessionisti, altri nazionalisti; alcuni sono moderati, altri estremisti. Ma tutti hanno una cosa in comune: sono contrari all'ordine liberale e ai suoi progetti chiave come l'integrazione europea, il liberalismo costituzionale e l'economia liberista. In tutta l'Europa il sistema liberale pare sgretolarsi. Non solo a Varsavia o Budapest, ma anche a Londra, Roma, Atene e Parigi. I cittadini europei si sentono arrabbiati e in pericolo. La violenza politica è in aumento. Come è possibile che un continente prospero e pacifico stia andando in pezzi? Jan Zielonka, liberale di lungo corso, riflette in modo critico e autocritico sulla caduta del liberalismo e sulla nascita di movimenti populisti in tutto il continente partendo da un dato: i populisti guadagnano voti perché i liberali hanno completamente screditato il loro nobile progetto. La lista delle colpe dei liberali dal 1989 è lunga: le diseguaglianze sono drammaticamente cresciute, l'evasione fiscale si è diffusa, i tagli alla spesa sociale sono ben noti. I liberali non hanno davanti una strada facile: quanto prima capiranno il senso di quel che sta accadendo, tanto maggiori saranno per loro le possibilità di rendere di nuovo credibile il loro progetto.
ill., ril. È sopravvissuto a due guerre mondiali, sette papi, la monarchia, il fascismo, la Prima Repubblica e la Seconda. E a sei processi per mafia e omicidio. Giulio Andreotti è stato un esemplare unico del potere in Italia per longevità, sopravvivenza agli scandali, dimestichezza con gli apparati dello Stato e del Vaticano, consuetudine con le classi dirigenti mondiali del passato. È stato unico perfino nell'aspetto fisico, che ha nutrito generazioni di vignettisti. A cento anni dalla nascita, il 14 gennaio del 1919, ripercorrere la sua vita e la sua epoca significa fare i conti con la distanza siderale tra la sua Italia e quella di oggi. Dopo essere stato incombente per mezzo secolo come uomo di governo e come enigma dell'Italia democristiana, Andreotti non c'è più. E non solo perché è morto, il 6 maggio del 2013. Non esistono più la sua politica, la sua cultura, il suo Vaticano. Rimane solo l'eco lontana e controversa del «processo del secolo», che doveva chiarire le sue responsabilità e che invece si è concluso nel modo più andreottiano: con una verità sfuggente. Nel suo libro, ampiamente rivisto e aggiornato per questa nuova edizione, Massimo Franco racconta e analizza Andreotti e il suo mondo: gli alleati, i nemici, il suo alone intatto di mistero, ma anche la famiglia invisibile per decenni, e sorprendente nella sua stranissima normalità. Attraverso la silhouette curva del «Divo Giulio», aiuta a capire che cosa siamo stati e non siamo più. In un'Italia che cambiava o fingeva di cambiare, Andreotti rimase sempre se stesso: nel bene e nel male. Emblema e garante dello status quo nell'era della guerra fredda, ha rappresentato l'«uomo del Purgatorio» per antonomasia, in una nazione in bilico tra Paradiso occidentale e Inferno comunista. Ha permesso a un'Italia di specchiarsi per mezzo secolo in lui, di sentirsi migliore, o forse solo di auto-assolversi. Le ha fornito la bussola: un pessimismo di fondo sulla natura umana, alleviato dall'ironia.