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br. La Grande Guerra fu una questione di vita o di morte per la classe politica liberale. Sia al momento dell'ingresso dell'Italia nel conflitto, sia dopo Caporetto il 'mondo liberale' si divise, ma la spaccatura tra giolittismo e antigiolittismo non è sovrapponibile a quella tra neutralismo e interventismo: quest'ultimo rappresentò un nuovo cleavage che passò non solo all'interno della classe politica, ma nell'intera società italiana. La guerra, inoltre, portò per la prima volta a una nazionalizzazione delle masse, contribuì a innescare un processo di 'emancipazione' delle donne, un grande take over industriale e un significativo progresso tecnologico e realizzò quell'unità territoriale che era un'aspirazione dei padri fondatori del Risorgimento. Furono risultati che ebbero tuttavia un prezzo molto alto. Le fratture dell'unità nazionale, che già durante la guerra si erano manifestate, deflagrarono subito dopo, prendendo forma sociale, politica ed istituzionale. E mutati erano anche i rapporti di forza internazionali. Solo alcuni settori minoritari della classe dirigente liberale avevano presagito questi esiti, ma una consapevolezza dei problemi da affrontare non era maturata. Cosicché, attraverso un complesso processo storico, già avviato dalle vicende della guerra, che sono oggetto delle pagine di questo libro, invece del passaggio dallo Stato liberale alla democrazia liberale, si ebbe l'avvento del fascismo.
br. Come raccontano le testimonianze e la documentazione biografica raccolte in questo volume, Vittorio Sora è stato un amministratore pubblico preparatissimo e apprezzato. Aveva competenze economiche, studi raffinati di economia politica, buone letture di filosofia, di teologia, di urbanistica, di programmazione territoriale. Appassionato della politica, concepita come il dovere di un servizio alla vita in comune, era un abile organizzatore, un fedele costruttore di amicizie, un catalizzatore di energie, un collante di gruppo. Aveva il carattere di chi guarda al futuro, mai rassegnato. Insegnava che c'è sempre qualcosa di buono, qualcosa di meglio. Basta lasciarsi scaldare il cuore. Era fedele ai principi di universalità cristiana, di laicità dello Stato, di responsabilità individuale del cattolicesimo democratico. Credeva nelle utopie che danno speranza agli uomini. Non fu mai avaro di sé stesso. La vita non gli risparmiò durezze e fatiche, ma gli donò il respiro leggero di un uomo probo che continua a vivere nelle storie della Bassa, nelle memorie di una stagione politica quasi esemplare perché non si allontanò troppo dalla vita.
34950Antwerpen, Nederlandsche Boekhandel, 1924 Ingenaaid, originele papieren uitgeversomslag, frontispice in z/w, 21.4x15.5 cm., 94 pp. + 3.
Bologna, Zanichelli, 1924, in-8, brossura editoriale. Con invio autografo dell'autore al prof. Gino Arias.
Il volume è suddiviso in tre capitoli, intitolati a giustizia e legalità, autorità indipendenti e conflitto di interessi, federalismo e riforme. Come illustrato nel saggio introduttivo del curatore, nel trittico si ricompone una concezione delle istituzioni che si aggrega intorno ad alcuni punti fermi: il primato della Costituzione; la tutela dei diritti individuali nel bilanciamento con le libertà collettive; l'apertura alle grandi trasformazioni che il nuovo secolo ha portato con sé; il coraggio riformista di adeguare la Repubblica alle sfide della modernità. Autori: Vincenzo Caianiello. Curatori: F. Cintioli.
Mm 160x220 Brossura editoriale di pagine 241, bruniture alle carte ma buona copia. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
br. Questo libro rivaluta la grande esperienza del "centrismo" degasperiano, che non fu (come la maggior parte della storiografia sostiene) un periodo di conservazione, bensì di forte impegno riformatore. Esso pose le premesse del "miracolo economico", che fece dell'Italia una grande nazione industriale. Il "centro-sinistra" fu del tutto inadeguato a sostenere questo sviluppo e a correggerne gli squilibri. Tale inadeguatezza pose le premesse del lungo Sessantotto e dell'"autunno caldo" del 1969, che ebbe influssi assai negativi sull'economia e che destabilizzò la società civile. Di qui un successo sempre più grande del PCI, il quale però non riuscì mai a diventare un partito democratico, nel senso occidentale della parola. La democrazia italiana è rimasta quindi sempre, nella "prima Repubblica", una democrazia "bloccata", priva di alternanza fra schieramenti politici diversi. Tale "blocco" ha impedito qualunque rinnovamento della società e ha determinato una profonda degenerazione della politica.
br. Questo libro si può considerare la prima completa biografia politica di Alcide De Gasperi, la prima a tener conto, oltre che dei tanti contributi parziali e della memorialistica, di una ricchissima documentazione inedita degli archivi pubblici e dell'archivio privato di De Gasperi, solo in parte fino a oggi esplorato. Il resoconto copre tutto l'arco della vita di De Gasperi, iniziando dalla giovinezza nel Trentino austriaco, dalla formazione universitaria a Vienna, e dalla prima esperienza politica nel Parlamento austriaco. Seguono le pagine sulla Grande Guerra e sull'ingresso di De Gasperi nella vita politica italiana, che lo vedrà succedere a Sturzo alla guida del Partito Popolare. Dopo l'esilio vaticano nel Ventennio, con il dopoguerra la vita di De Gasperi si intreccia strettamente alla storia del paese. Divenuto presidente del Consiglio nel dicembre 1945, egli terrà costantemente quella carica fino al luglio del 1953. Sono gli anni in cui l'Italia fonda la nuova democrazia repubblicana, compie la sua ricostruzione, avvia un processo di riforme socio-economiche, getta le basi del suo sviluppo industriale, si inserisce nella rete delle alleanze atlantiche ed europee. Di questo processo De Gasperi è la figura direttiva centrale; Craveri ne analizza l'opera in tutti i suoi aspetti facendone emergere sia i successi sia le inevitabili contraddizioni.
br. "Ciò che più ci può risarcire e parzialmente compensare della privazione di una persona insostituibile come Aldo Moro, è Moro stesso. Sono le sue lettere, il suo stile, la sua scrittura, le sue frasi, le sue argomentazioni, le sue perorazioni, i suoi ragionamenti, i suoi distinguo, le sue intuizioni, le sue raccomandazioni... E ci pare di averlo trovato, e anche in una forma inedita, che non conoscevamo. Un Moro vivo, combattivo, che urla la sua speranza, che lancia in mare il suo messaggio nella bottiglia [...]. L'urlo di Moro, i suoi messaggi di aiuto, per tantissimi anni, non vengono uditi. Lo statista, il grande politico è un uomo solo, abbandonato da tutti, dunque, ma non dalle cinque persone, umili e valorose, che hanno sacrificato la vita per tentare di proteggerlo. Gli indimenticabili uomini della sua scorta: Raffaele Iozzino, Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera e Francesco Zizzi. Un Moro disarmato, inerme, abbandonato, sospinto di giorno in giorno, di ora in ora, verso le tenebre di una fine disperata, tragica, ma solenne." (dall'introduzione)
br. «In questo libro si ritrova nella sua interezza una figura singolare e rilevante di protagonista della vita pubblica italiana e, insieme, una rappresentazione genuina, coraggiosa, non scontata, di due decenni cruciali, quelli nei quali si avviò a conclusione e si chiuse una intera fase storica dell'Italia repubblicana». Così, il 4 ottobre 2011, Giorgio Napolitano scriveva sulle pagine del Corriere della sera. Un mese dopo la scomparsa di Mino Martinazzoli l'allora presidente della Repubblica tratteggiava, attraverso le parole della prima edizione di questo volume, la figura dell'uomo che cercò di salvare la storia della Democrazia cristiana insieme con una concezione della politica a servizio del bene comune e dello sviluppo del Paese. Il rapporto con Aldo Moro, lo scandalo Lockheed, il giallo di Ustica e la morte di Sindona. Il maxi processo alla mafia e i rapporti con Giovanni Falcone, la contestazione della legge Mammì sugli assetti radiotelevisivi culminate nelle dimissioni di cinque ministri compresi Martinazzoli e Sergio Mattarella, la fine della Dc, i rapporti con la Lega e con Berlusconi. A dieci anni dalla sua morte riproponiamo, arricchite dalle testimonianze dei politici di ieri e di oggi e dalle sue stesse parole che la prima stesura non aveva incluso, i ricordi di un politico atipico che tentò di cambiare le sorti del nostro Paese e la degenerazione di una politica sempre più asservita al culto della personalità. Con la sua ironia, a tratti irriverente, Martinazzoli disegna l'Italia che fu, che è e che forse sarà. Il quadro complesso di una Repubblica sempre in bilico fra ascesi e dannazione.
Nel 1926 Keynes scrisse il saggio The end of laissez-faire nel quale sosteneva che il capitalismo senza regole doveva essere considerato finito e, tra il 1944 e il 1946, propose con Beveridge di dare vita al welfare e alle politiche di piena occupazione. Nell'arco di vent'anni la convivenza civile registrò un netto miglioramento delle rilevanti conquiste liberali raggiunte nei secoli precedenti. La tesi di questo lavoro è che il liberalismo, entrato in concorrenza con le forze culturali e politiche che si sono avvalse delle sue proposte propugnando istanze più avanzate in termini di benessere, ha subito a opera della giustizia sociale un'attrazione che si è mostrata fatale e ha condotto alla fine della liberaldemocrazia. Da questi eccessi non sono restate immuni neanche le correnti di pensiero politico alternative che hanno accolto, senza saperle controllare, le spinte crescenti provenienti dalla domanda di assistenza; il combinato effetto di aumenti salariali eccedenti la produttività e di un'azione pubblica sulla redistribuzione del reddito, unita alla negazione dell'utilità del mercato nel contribuire alla crescita e alla giustizia sociale, hanno creato inflazione prima e deflazione poi. Dopo quasi mezzo secolo di conquiste, l'orologio della storia è tornato indietro e ha consentito il ritorno di politiche conservatrici propiziate dall'avvento del processo di globalizzazione, caratterizzato da grandi oligopoli e dall'esplosione di una finanza incontrollata. Autori: Paolo Savona.
19703375154Neustadt/Aisch, Schmidt, 1970. VIII, 282 S. Mit Porträt. OLwd.
Mm 170x240 "Bullettino della Deputazione Abruzzese di Storia Patria" - Brossura originale di 289 pagine. Contributi di Giuseppe Are, Luigi Dal Pane, Giorgio Di Giovanni, Gaetano Falzone, Emilia Morelli, Ruggero Moscati, Marco Tangheroni, Cinzio Violante, Luigi Volpicelli, Adam Wandruszka e Massimo Miozzi. In appendice un ampia bibliografia ragionata delle opere di Gioacchino Volpe. Minime bruniture alla copertina, ottima copia. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
In 8°, br. edit., pp. 111,(1); coll. "Atti e documenti del partito liberale italiano XI"; "bozze di stampa", copia molto buona. (x058) (la spedizione standard è SEMPRE tracciata con raccomandata-piego di libri, eventuale FATTURA da richiedere all'ordine)
in-8, 236 pp., broche, couv. ill.- 9782226142207 Excellent etat. [NV-34]
8vo, 22.2cm. Pp. 158, refs., notes, index of subj. and pers. names. - " Papers delivered to the Twelfth Anglo-Dutch Historical Conference, Rotterdam, 1994."
2003177584L'Harmattan L'Harmattan, 2003. In-8 broché de 223 pages. Bon état
In 8°, br. edit., pp. 275,(5); copia molto buona. (x021) (la spedizione standard è SEMPRE tracciata con raccomandata-piego di libri, eventuale FATTURA da richiedere all'ordine)
1 Vol. In-16 pag. 255 PROG 8972 CATT_ATT 43
DISPONIBILITÀ GARANTITA AL 99%; SPEDIZIONE ENTRO 12 ORE DALL'ORDINE. FONDO DI MAGAZZINO PARI AL NUOVO, LIEVISSIMI SEGNI DEL TEMPO. Le esemplari vicende della stampa inglese, nel suo sviluppo storico dalle prime battaglie per la libertà d'espressione e di critica sino agli attuali processi di concentrazione, non sono state sinora oggetto di analisi soddisfacenti da parte di studiosi italiani, né ciò deve meravigliare, visto che anche in Inghilterra l'interesse degli storici «accademici» si è rivolto solo tardivamente alla storia della stampa, nel suo intreccio con la problematica economica e sociale. L'ampio ed approfondito studio di Adriano Bruttini, condotto sulla scorta di una completa rassegna delle fonti e di un ricco materiale di prima mano, pur incentrandosi soprattutto sull'ultimo periodo (dalla «rivoluzione» di Northcliffe alle tre inchieste della Monopolies Commission), rende conto anche dei precedenti che consentono di comprenderlo a fondo: stampa, censura, Parlamento, Corona, pubblicità, nel loro dialettico rapporto, sono seguiti sin dai grandi esempi di Milton, Steele, Addison, Defoe. Il presente volume costituisce un inevitabile punto di riferimento per ogni discussione sui processi di concentrazione delle testate e sul problema della libertà di stampa anche nel nostro paese, oltre che un insostituibile strumento di consultazione per gli specialisti. Adriano Bruttini è nato e vive a Siena ove ha un incarico di lingua inglese alla Facoltà di Scienze Economiche e Bancarie sin dalla sua fondazione. Dopo la laurea ha soggiornato per tre anni negli Stati Uniti ove ha ottenuto un M.A. in giornalismo alla Pennsylvania State University con una tesi sulla stampa comunista in Italia, e due incarichi di insegnamento. Per molti anni è stato il corrispondente dagli Stati Uniti e dall'Inghilterra, ove ha risieduto per lunghi periodi, per giornali e riviste italiane. Adriano Bruttini ha pubblicato un lavoro su Hemingway un suo saggio sulle origini del giornalismo inglese in Inghilterra è apparso nella rivista jugoslava «jdeje» ed uno sulla stampa comunista in Italia nella rivista americana Pennstater. La sua attività scientifica attuale verte specialmente sui legami fra stampa, economia, pubblicità in Gran Bretagna, Stati Uniti, Paesi socialisti e Italia, analizzati mediante una metodologia comparativa. Bruttini è membro della K.T.A. americana. Indice CAPITOLO I: Lo sviluppo della stampa quotidiana CAPITOLO II: La rivoluzione di Northcliffe CAPITOLO III: Il consolidamento delle «catene» tra le due guerre CAPITOLO IV: La prima inchiesta parlamentare CAPITOLO V: La seconda «Commissione Reale per la Stampa» CAPITOLO VI: Gli sviluppi recenti: monopoli e fusioni CAPITOLO VII: La stampa inglese oggi CAPITOLO VIII: Pubblicità ed economia dell'impresa giornalistica CAPITOLO IX: Conclusioni Appendice Nota bibliografica Bibliografia Indice dei nomi Indice delle tabelle nel testo Indice dei documenti e delle tabelle in appendice Informazioni bibliografiche Titolo: La stampa inglese: Monopoli e fusioni. 1890-1972 Collana: Volume 4 di Studi e ricerche sul giornalismo Autore: Adriano Bruttini Editore: Parma: Ugo Guanda, 1973 Lunghezza: 265 pagine; 22 cm Soggetti: Stampa inglese, Storia del giornalismo, Editoria, Gran Bretagna, Inghilterra, Cultura, Società, Titoli, Quotidiani, Giornali, Periodici, Liberalismo, Ottocento, Novecento, Rivoluzione, Herald Tribune, Daily Mail, Sviluppo, Tassa, Cultura Anglosassone, Censura, Corona, Pubblicità, Parlamento, Opinione pubblica, Milton, Steele, Addison, Defoe, Libertà, Espressione, Comunicazione, Grandi giornalisti, Testate giornalistiche, Fonti storiche, Bibliografia, Riferimento, Consultazione, Propaganda, Inchieste, Dossier, Articoli, Elzeviri, Prime pagine, Potere, Monopolio, Critica, Examiner, Spectator, Commissione reale, Economia, Capitalismo, Finanza, Alfred Charles William Harmsworth, Lord, Scandalistica, English press, History of journalism, Publishing, Great Britain, England, Culture, Society, Headlines, Newspapers, Newspapers, Periodicals, Liberalism, Nineteenth century, Twentieth century, Revolution, Development, Tax, Anglo-Saxon Culture, Censorship, Crown, Advertising, Parliament, Opinion public, Freedom, Expression, Communication, Great journalists, Newspapers, Historical sources, Bibliography, Reference, Consultation, Inquiries, Articles, Elzeviri, Front pages, Power, Monopoly, Criticism, Royal Commission, Economy, Capitalism, Finance, Reportage, Scandalism Parole e frasi comuni Advertising Alfred Harmsworth Associated Newspapers aumento azioni Beaver brook Newspapers Berry catene classe controllo Daily Express Herald Daily Mail Mirror group Daily News Sketch Daily Telegraph Worker diminuzione Dispatch domenicali nazionali entrate pubblicitarie Financial Times finanziaria fusioni Gazette giornali nazionali giornali provinciali giornali settimanali Gran Bretagna Guardian Harmsworth Hulton imprese forti inserzionisti interessi Kemsley Express laburista lettori Limited Londra Lord Rothermere Manchester milioni copie sterline monopolio Morning Star nazionali mattino Newspapers Ltd notizie numero giornali Odhams Press People percentuale periodo politica popolari posizione prezzo profitti provinciali qualitativi quota quotidiani nazionali quotidiano raggiungere rapporto serali londinesi società stampa inglese sterline Sunday Express Graphic Pictorial Sunday Telegraph Sunday Times sviluppo tasse tendenza Thomson totale Trust United vendita Williams World
CAROCCI 1999 236 PP. FONDO DI MAGAZZINO: LIEVI SEGNI DEL TEMPO, VOLUME INTONSO, MAI SFOGLIATO. L'intera storia delle istituzioni umane è piena di società discriminatorie, che davano e danno di volta in volta per scontato che gli schiavi, gli stranieri, le donne e ogni altro genere di "diversi" non siano soggetti morali e giuridici nella loro pienezza. Ma se - seguendo Kant - il soggetto morale è libero, e se la libertà non può essere descritta, chi sia il soggetto morale non solo non è ovvio, ma non può mai esserlo. Se il soggetto dell'etica e della politica deve essere pensato come un soggetto libero, una filosofia pratica così impostata non sa e non può "vedere" coloro di cui parla. Ci troviamo di fronte alla questione della "giustizia degli invisibili": è possibile costruire un'etica e una politica che assumano la soggettività morale come un problema e non come un dato di fatto' Svolgendo un argomentato confronto con Kant e con un mondo pluralistico e gerarchico come quello della filosofia greca antica - e in particolare con Platone - l'autrice mostra che possiamo scegliere, per dominare la questione, due itinerari alternativi: a) assumere come data un'immagine e una gerarchia particolare di soggetti morali (come nella metafisica di Aristotele) e trattare etica e politica come qualcosa di valido per loro, e solo per loro: oppure b) assumere come postulato la libertà del soggetto morale, e cercare di costruire le leggi etiche basandoci il meno possibile sulla descrizione delle creature cui siamo abituati a riconoscere dignità etica. Il primo itinerario si rivela un vicolo cieco, appena si mette a confronto con la storia, la quale ci mostra che l'inclusione e l'esclusione dalle comunità morali non sono così ovvie come appaiono al metafisico; il secondo si caratterizza perché tiene aperto un problema - quello dell'"invisibilità" del soggetto morale - che si rifiuta di risolvere. Parte prima. Kant, il soggetto e la libertà/Il tribunale della ragione: un´introduzione teoretica/Ragione contemplante o ragione giudicante'/La deduzione nell´opera di Kant/I confini della ragione pratica/La ragione come canone critico/La libertà come chiave dei moralisti critici/I confini della ragione pratica: il sentiero liberale/I confini della ragione pratica: la via cosmopolita/Una provvisoria conclusione/Parte seconda. Termini di confronto: la pluralità dei soggetti morali nel mondo greco/Il problema del soggetto in un universo morale esclusivo/La delimitazione del soggetto morale nel mondo greco/Lisistrata e l´emarginazione femminile/Platone e il problema del soggetto morale/Il dilemma di Eutifrone/La giustizia degli invisibili/Aristotelismo: comunità ed esclusione/ Aristotelismo e neoaristotelismo: la comunità politica e la misura del valore/Un primo esempio di riabilitazione: le tesi di MacIntyre/ Un secondo esempio di riabilitazione: John Finnis e l´evidenza del bene/Parte terza. Termini di confronto: liberalismi fra menzogna e utopia/Menzogna e utopia' Il problema del soggetto in due liberalismi contemporanei/ Introduzione: liberals e communitarians/Una interpretazione di alcune posizioni liberali contemporanee alla luce del problema del soggetto/Le promesse non mantenute di John Rawls/Rawls e il problema del soggetto/Una pietra di paragone: Rawls e le comunità non contrattuali/La libertà in Rawls e in Kant/Neutralità e liberalismo/Liberalismo e libertà come valore/ La libertà come valore: il paradosso del Grande Inquisitore/Fantasmi della libertà/Peter Singer: un Grande Inquisitore utilitarista/Concetti descrittivi di libertà: la libertà come diversità
DISPONIBILITÀ GARANTITA AL 99%; SPEDIZIONE ENTRO 12 ORE DALL'ORDINE. RIMANENZA DI MAGAZZINO PARI AL NUOVO. L'interpretazione del pensiero di Locke e che viene proposta in questo libro prende le mosse dagli anni della prima formazione del filosofo inglese, un tempo di vicende drammatiche, che vide lo scoppio della guerra civile e della rivoluzione puritana, ed approdò poi alla restaurazione Stuart. Fu un periodo di radicale incertezza e di disorientamento intellettuale per tutta l'Inghilterra, un periodo nel quale, come ha scritto Christopher Hill, tutto sembrava possibile". Viste in quel contesto, le vicende personali del giovane Locke, i suoi interessi culturali e politici, le sue stesse scelte di vita, acquistano un più preciso significato: in particolare, il suo essere vissuto in una fase di profonda crisi di certezze può aiutare a comprendere meglio l'istanza di orientamento morale che percorrerà, da allora in poi, tutte le sue opere. Ciò rende particolarmente interessante lo studio dei primi scritti di Locke, e del modo in cui egli visse quel periodo di violenta transizione ideologica: non solo per l'interesse in sé delle sue prime opere filosofiche, ma anche per la possibilità che questa indagine offre, quella di studiare il formarsi dell'agenda filosofica di un grande pensatore. Raffaele Russo è stato dottore di ricerca in Filosofia della religione presso l'Università degli Studi di Perugia ed ha ottenuto una borsa post-dottorato dalla Facoltà di Scienze della formazione dell'Università di Trieste, con la quale tuttora collabora. I suoi interessi e i suoi studi si incentrano sulla storia e filosofia delle religioni. Tra i suoi saggi più recenti possono essere ricordati i seguenti: Ragione e ascolto: l'ermeneutica di John Locke (2001); Islam: storie e dottrine (2001), e Locke and the Jews: From Toleration to the "Destruction of the Temple" (Locke Studies, 2002). Descrizione bibliografica Titolo: Virtù difficili: John Locke e gli antichi maestri Autore: Raffaele Russo Editore: Napoli: Guida Editori, Aprile 2003 Lunghezza: 151 pagine; 21 cm ISBN: 8871886674, 9788871886671 Collana: Etica pratica Soggetti: Filosofia, Società, Scienze sociali, Etica, Morale, Lord Shaftesbury, Politica, Whig, Inghilterra, Gran Bretagna, Intellettuali, Oppositori politici, Guerra civile inglese, Seicento, Illuminismo, Criticismo, Liberalismo, Esperienza, Pensiero filosofico, Formazione giovanile, Empirismo, Saggio sull'intelletto umano, Potere, Innatismo, Tolleranza Religiosa, Pedagogia, Opere generali, Saggi, Libri Vintage fuori catalogo, Esistenza di Dio, Lord Ashley, Cancelliere, Cartesio, Gassendi, Libertini, Carlo II, Paesi Bassi, 1689, Exclusion Bill, Giacomo, Gloriosa rivoluzione, Guglielmo d'Orange, Epistola al lettore, Oxford, Nayler, Sette religiose, Commonwealth, Restaurazione, Antinomismo, Antichi maestri, Two Tracts on Government, Leggi di natura, Problema etico, Proprietà, Bibliografia, First Tract, Primo trattato sul governo, Robert Filmer, Giusnaturalismo, Thomas Hobbes, Critica, Idee, Philosophy, Society, Social Sciences, Ethics, Morals, Politics, England, Great Britain, Intellectuals, Political Opponents, English Civil War, 17th Century, Enlightenment, Criticism, Liberalism, Experience, Philosophical Thinking, Youth Education, Empiricism, Essay on Human Intellect, Power, Innatism, Religious Tolerance, Pedagogy, General works, Essays, Books out of print, Existence of God, Chancellor, Descartes, Libertines, Charles II, Netherlands, James, Glorious revolution, William of Orange, Epistle to the reader, Seven religious, Restoration, Antinomianism, Ancient masters, Laws of nature, Ethical problem, Property, Bibliography, First treatise on government, Natural law, Criticism, Ideas Parole e frasi comuni accademico antichi argomento autori base bene caso causa chiaro chiesa Cicerone classi classica comportamento comune contesto corso critica culto cultura divino dottrina effetti English esempio filosofia fondamento forma gentry governo grande guerra civile HILL idee importante Inghilterra inglese intellettuale interpretazioni John Locke legge di natura lettera libro Livellatori lockiana momento monarchia mondo morale movimento natura naturale nessuna opere Oxford paese Parlamento passo pensiero periodo politica popolo portato posizione possibile potere Press principi profonda punto di vista puritani Quaccheri Questions radicali ragione religione religiosa Revolution riferimento riflessione riforma rivoluzione scritti seguito sette sistema situazione sociale sostenere storia storico studi successivi tema teologia termine testo Tracts tradizione umana università vero world
PERFETTO, MAI SFOGLIATO; LIEVISSIMA ABRASIONE ALLA SOVRACCOPERTA. Informazioni bibliografiche Titolo: La stampa italiana dall'unità al fascismo Prefazione di: Guido Quazza Collana: Storia e società Autore: Valerio Castronovo Editore: Bari, Roma: Laterza, 1970 Lunghezza: 467 pagine; 22 cm Soggetti: Fascismo, Editoria, Stampa, Quotidiani, Giornalismo, Opinione pubblica, Propaganda, Testate, Storia d'Italia, ILVA, ANSALDO, FIAT, Industria, Corporazioni, Sonzogno, Sommaruga, Politica, Ideologie, Destra, Sinistra, Socialismo, Comunismo, Liberalismo, L'Avanti, l'Unità, Corriere della Sera, Resto del Carlino, Secolo, Messaggero, Gazzetta, Cavour, Finanza, Depretis, Ottocento, Novecento, scandalo Oblieght, Mezzogiorno, Meridionalismo, Colonialismo, Editoriali, Resistenza, Opposizione, Finanziamenti, Albertini, Mussolini, Modigliani, Naldi, STATUTO ALBERTINO, LEGGI FASCISTE, Mass media in generale. Telecomunicazioni, Tecnologia delle comunicazioni Parole e frasi comuni Affari generali ambienti amministrazione Augusto Turati azioni Banca Benito Mussolini borghesia busta capitale carta Castronovo Commerciale confronti Consiglio controllo copie Corriere della Sera crisi democratico Depretis deputato Destra storica direttore Direzione generale economica editoriale esponenti fascista finanziamento finanziaria fogli fondo Frassati Gazzetta del Popolo pubblica generali riservati gerente gestione Giolitti giolittiana Giornale giornalistica governo gruppo guerra Idea Nazionale industriali iniziativa interessi liberale lire locali lombardo Luigi Albertini Mattino milanese Milano milioni Ministero dell'Interno moderata Mussolini Napoli opinione pubblica organi organizzazioni Paese parlamentare Duce periodo Perrone piemontese politica Popolo posizioni prefetto presidente programma pubblicistica quotidiani rapporti regime Resto del Carlino Salandra Scarfoglio Secolo siderurgici Sinistra situazione socialista società editrice stampa cattolica sviluppo tiratura torinese Torino Tribuna vecchio
ill., ril. È sopravvissuto a due guerre mondiali, sette papi, la monarchia, il fascismo, la Prima Repubblica e la Seconda. E a sei processi per mafia e omicidio. Giulio Andreotti è stato un esemplare unico del potere in Italia per longevità, sopravvivenza agli scandali, dimestichezza con gli apparati dello Stato e del Vaticano, consuetudine con le classi dirigenti mondiali del passato. È stato unico perfino nell'aspetto fisico, che ha nutrito generazioni di vignettisti. A cento anni dalla nascita, il 14 gennaio del 1919, ripercorrere la sua vita e la sua epoca significa fare i conti con la distanza siderale tra la sua Italia e quella di oggi. Dopo essere stato incombente per mezzo secolo come uomo di governo e come enigma dell'Italia democristiana, Andreotti non c'è più. E non solo perché è morto, il 6 maggio del 2013. Non esistono più la sua politica, la sua cultura, il suo Vaticano. Rimane solo l'eco lontana e controversa del «processo del secolo», che doveva chiarire le sue responsabilità e che invece si è concluso nel modo più andreottiano: con una verità sfuggente. Nel suo libro, ampiamente rivisto e aggiornato per questa nuova edizione, Massimo Franco racconta e analizza Andreotti e il suo mondo: gli alleati, i nemici, il suo alone intatto di mistero, ma anche la famiglia invisibile per decenni, e sorprendente nella sua stranissima normalità. Attraverso la silhouette curva del «Divo Giulio», aiuta a capire che cosa siamo stati e non siamo più. In un'Italia che cambiava o fingeva di cambiare, Andreotti rimase sempre se stesso: nel bene e nel male. Emblema e garante dello status quo nell'era della guerra fredda, ha rappresentato l'«uomo del Purgatorio» per antonomasia, in una nazione in bilico tra Paradiso occidentale e Inferno comunista. Ha permesso a un'Italia di specchiarsi per mezzo secolo in lui, di sentirsi migliore, o forse solo di auto-assolversi. Le ha fornito la bussola: un pessimismo di fondo sulla natura umana, alleviato dall'ironia.
Il lemma democrazia liberale designa un idealtipo concettuale dietro il quale si ritrova la storia dell'incontro tra due principi a lungo reciprocamente ostili. Democrazia e liberalismo, infatti, giungono con fatica a un sodalizio che in Europa trova compimento nelle costituzioni del secondo dopoguerra. Questo libro rintraccia le diverse correnti politiche e culturali che, tra il XIX e il XX secolo, hanno osteggiato "dall'esterno" il compiersi di un modello fondato sull'incontro tra governo democratico ed economia di mercato. Fin dalla rivoluzione francese, critici della democrazia liberale sono stati i reazionari ma anche molti moderati, e poi conservatori, anarchici, socialisti. La caduta del muro di Berlino ha consacrato la democrazia liberale come modello universale. In realtà, nuovi nemici e preoccupanti debolezze mostrano, oggi più che mai, quanto tale modello sia fragile e instabile. Curatori: Carmelo Calabrò, Mauro Lenci.