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122380aafPeter Lang, 1994, in-8vo, 227 S., Original-Broschüre.
In 8°, pp. 161. Bross. edit.
In 16°, pp. 105. Bross. edit. ill. a col. Ottimo stato.
In-16° gr. pp. 161, bross. edit. Coll. il liberalismo nel mondo.
30 cm, rilegatura in cartone ricoperto, titolo al piatto; pp. xix, 346 pagine ciclostilate stampate solo sul recto
br. Il libro di Carlo Gambescia non ha la pretesa di essere una storia dettagliata né tantomeno un'enciclopedia del pensiero liberale. In realtà, l'importanza dello studio risiede altrove: nel suo essere un saggio, e nel senso più autentico del termine, quello di verificare, come si usa in campo chimico o fisico, la natura, la qualità, il valore di un certa sostanza. La sostanza esaminata è il liberalismo, e in particolare un certo tipo di liberalismo, che l'autore definisce triste, un liberalismo consapevole delle durezze della realtà politica, un liberalismo non ridens, perché non confida in alcuna provvidenziale armonia, né del mercato, né di altro genere, ma assolutamente cosciente di un fatto fondamentale: che si comanda alla politica ubbidendo alle sue leggi.
C'è una storia del pensiero liberale che è diversa, almeno in parte, da quella comunemente raccontata qui in Italia. È una storia in cui, per fare solo qualche esempio, Montesquieu è importante quanto e più di Locke; Humboldt ha un posto che non ha nulla da invidiare a quello di Stuart Mill, che d'altronde ha ispirato; Tocqueville assume un ruolo centrale; Berlin, piuttosto che Hayek o Rawls, è l'autore più significativo dell'ultimo dopoguerra. Questo volume propone un liberalismo che non rincorre teorie o risposte definitive, ma si ridefinisce ogni volta a seconda delle situazioni e dei problemi storici. Più che il liberalismo per l'autore esiste la continua lotta degli uomini per conquistare sempre nuovi e diversi e più ampi spazi di libertà. Leggere la storia del pensiero liberale dal punto di vista qui sviluppato porta ad insistere su termini-concetto come dubbio, spirito critico, pluralismo, piuttosto che su individuo, mercato, diritti. Autori: Corrado Ocone.
Fu soltanto nel “Handwoerterbuch der Sozialwissenschaften” - la prima imponente opera collettiva in 12 tomi progettata e realizzata in Germania negli anni 1956-1965 dopo la catastrofe del regime nazionalsocialista - che i due grandi esuli della scuola marginalista austriaca, von Hayek e von Mises, introdussero per la prima volta in una Enciclopedia di scienze economico-sociali tedesca le due voci, distinte ma organicamente interconnesse, di “liberalismo politico” e “liberalismo economico”, restituendo loro quella piena autonomia concettuale ed espositiva che una lunga tradizione enciclopedica di impostazione social-storicista aveva negato omettendone persino i termini, sostituiti con quelli riduttivi di “dottrina libero-scambista” e “scuola manchesteriana”, oppure ricondotti nell’alveo dei concetti generali di “individualismo” e “interesse personale”. A integrazione necessaria delle due voci magistrali mai tradotte in italiano, sono state qui aggiunte le voci altrettanto illuminanti “Scuola di Vienna” di von Hayek, e “mercato” di von Mises. I testi sono accompagnati dai saggi dei due curatori. Nei primi due viene esposto in maniera essenziale l’itinerario intellettuale dei due autori; nel terzo si pone l’attenzione sul continuativo - e poco esplorato - rapporto degli esponenti della scuola marginalista austriaca con le enciclopedie delle scienze economico-sociali. Autori: Friedrich A. von Hayek, Ludwig von Mises. Curatori: Dario Antiseri, Enzo Grillo.
br. La pubblicazione nel 1970 di "Una teoria della giustizia" di John Rawls segnò la rinascita della filosofia politica in una forma adeguata alla complessità del mondo contemporaneo e apri un appassionato dibattito. Dopo oltre vent'anni Rawls tornò in campo con "Liberalismo politico", che non costituì solo la risposta alle innumerevoli osservazioni suscitate dal suo lavoro ma rappresentò anche un originale mutamento di rotta. Nel nuovo saggio l'idea della giustizia come equità viene radicalmente riformulata. Quella che Rawls chiama "una società bene ordinata", stabile, relativamente omogenea nelle sue convinzioni morali di fondo, viene ripensata alla luce dell'effettiva realtà delle moderne società democratiche entro cui coesistono una pluralità di dottrine inconciliabili tra loro. Come è possibile che una società di cittadini liberi ed eguali permanga a lungo concorde, pur essendo profondamente divisa per la coesistenza di dottrine incompatibili tra loro? Non si tratta più di una società unita nelle sue convinzioni morali ma nella sua concezione politica della giustizia: questa giustizia è al centro di "un consenso per intersezione di dottrine comprensive ragionevoli". Questa nuova edizione, conformemente alla recente edizione in lingua inglese, propone una nuova introduzione dell'autore e due nuovi capitoli: uno è la risposta ad alcune obiezioni mossegli da Habermas; l'altro è uno degli ultimi saggi, in cui Rawls raffina e mette a punto alcune idee contenute nel libro.
In-8°, pp. 199, brossura editoriale
ril. Evocato con insistenza dalle più diverse e contrapposte parti politiche, il liberalismo italiano non è mai riuscito a trovare una sua coerente e chiara messa in pratica. Sulle ceneri del Ventennio fascista, l'Italia del dopoguerra si era dotata di istituzioni e di una costituzione di ispirazione democratica e liberale, ma la scena politica era stata occupata da democristiani e comunisti. Il crollo della Prima repubblica ha visto poi l'ascesa di due personaggi di orientamento politico opposto: un leader ex comunista come Massimo D'Alema e un imprenditore come Silvio Berlusconi. Ma, trascorsi vari anni, possiamo dire che quella rivoluzione è rimasta nel cassetto. Forte è dunque l'esigenza di domandarsi se esista e dove si fondi la tradizione del liberalismo italiano. Spunti per una risposta si trovano in queste acute pagine di Massimo L. Salvadori, dedicate ad alcune tra le più eminenti figure di politici e intellettuali liberali del nostro paese. Nella loro opera si rispecchiano vicende e caratteristiche di un liberalismo fatto di istituzioni liberali dapprima segnate dall'impossibilità di giungere a maturità, poi soppresse dal fascismo e infine rinate in veste democratica. Un liberalismo mai compiuto, a causa del perpetuarsi di sistemi politici "bloccati", che ne hanno sacrificato l'anima stessa: un confronto dialettico tra forze di governo e forze di opposizione capace di dar vita a "normali" alternative di governo.
Firenze, Sansoni, 1965, 8vo brossura editoriale, pp. 275.
In 8o, pp. 275, br. Prima edizione. Ottimo (2219/ POLITICA - LIBERALISMO - MALAGODI)
In 8°, br. edit., pp. 275,(5); copia molto buona. (x021) (la spedizione standard è SEMPRE tracciata con raccomandata-piego di libri, eventuale FATTURA da richiedere all'ordine)
In 16o, pagg. 276, bross. Prima edizione. Un' analisi del liberalismo in Italia, Germania, Inghilterra, Francia tra gli anni 1962-1965, con accenni a Sun Tzu, Togliatti, Krusciov. (12/ LIBERALISMO - STORIA CONTEMPORANEA)
8°, pp.291 (1), br. ed. Contiene: 'Rivoluzione liberale' e minoranze borghesi, da Gioberti a Rosselli; Nodi del liberalismo; Antifascismo e postfascismo; Gramsci tra antifascismo e leninismo; Polemiche sul liberalismo; Cultura italiana e anni '60: momenti positivi e antinomie; Costituione e suoi problemi; Coscienza laica e cattolica nel Risorgimento; Gentile e l'ultimo decennio dell' '800.
8°, br., pp.16.
Negli ultimi decenni le espressioni liberalismo e intervento pubblico sono state considerate antitetiche. Eppure entrambe hanno contribuito ad alimentare un unico filone del pensiero economico italiano che ha orientato il Paese negli anni del boom economico e che è stato poi abbandonato. Uno degli interpreti più lucidi di questo orientamento fu Giuseppe Di Nardi, che operò per trasformare la teoria economica nelle politiche di intervento pubblico alle quali lui stesso contribuì. I saggi di Piero Barucci, Leandro Conte, Francersco Dandolo, Giovanni Farese, Antonio Marzano, Simone Misiani, Luigi Paganetto, Gaetano Rasi, Gaetano Sabatini, Giovanni Sabatini e Marco Zaganella approfondiscono l'attualità del pensiero di Di Nardi, la formazione, l'impegno meridionalista, l'attività scientifica e accademica, anche alla luce di alcuni scritti inediti, tratti dall'archivio personale conservato presso la Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice, pubblicati nel volume. Curatori: G. Sabatini, M. Zaganella.
Liberalismo, insieme di principii politici ed economici fondati su un'idea individualistica della società e tesi a tutelare l'autonomia di iniziativa e di competizione del cittadino e delle élites; democrazia, governo fondato sulla partecipazione popolare, su un'idea comunitaria della vita civile e su principii di solidarietà sociale. Due modelli di regimi di libertà, che la storia ha portato, pur nella distinzione delle rispettive forze promotrici, a una reciproca integrazione e al trionfo su tutti gli altri sistemi e forze del mondo moderno. Autori: Giuseppe Galasso.
Autori: Immanuel Wallerstein.
Mm 140x210 Brossura editoriale di pp. 150, in buono stato, lievi fioriture al piatto anteriore. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
br. Cos'è il liberalismo? Difesa della libertà personale, della libertà privata, anti-statalismo, concorrenza, bene comune, tolleranza, sussidiarietà? Niente di tutto questo. Il liberalismo è una ribellione nei confronti della legge naturale, in particolare delle sue declinazioni morali e religiose. Durante la Guerra Fredda l'ideologia liberale e il cattolicesimo hanno avviato un processo di avvicinamento in funzione anti-sovietica. Ora, a trent'anni dalla caduta del muro di Berlino, questa alleanza ha ancora senso? Cattolicesimo e liberalismo sono compatibili? È possibile essere contemporaneamente cattolici e liberali? Quali sono i punti di contatto, e quali le differenze tra queste due filosofie? L'ideologia che ha vinto il confronto con il comunismo e che, dopo la caduta della «cortina di ferro» sembrava destinata a governare il mondo, pare aver perso gran parte del suo fascino. Liberato da quello che sembrava essere il suo antagonista, il comunismo marxista, il liberalismo ha mostrato ai popoli un volto meno amichevole e invitante, sempre più simile a quello dell'antico avversario. Quale, quindi, può essere il giudizio della Chiesa sul liberalismo e sulla sua versione economica, il liberismo? Che rapporto può intercorrere tra i cattolici e il liberalismo? La risposta è nella definizione di liberalismo che lo psicologo Roberto Marchesini fornisce con questo suo lavoro approfondito e documentato, tuttavia semplice e accessibile a chiunque. Una Introduzione di Stefano Fontana, direttore dell'Osservatorio Internazionale Cardinale van Thuân, impreziosisce il volume.
1997921748Rom: Ediesse, 1997. 127 S. Broschiert.
Milano, "Lo Stato Moderno", 1948, in-8 piccolo, br. editoriale, pp. 15.