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basane brune, tit. doré sur pc. bordeaux, dos à 5 nerfs orné de fleurons, dentelles et filets dorés, double filets sur les coupes, (coiffes émoussés, plats et dos frottés avec qq. épidermures, coins et coupes émoussés avec des mq.) Patru demeure célèbre comme le premier avocat reçu à l’Académie française, en 1640 et un des fondateurs de l’éloquence classique française, très proche de Vaugelas qui souligna à maintes reprises la qualité de cet auteur. De fait. les plaidoyers et factums présentés sont très représentatifs de ce grand style classique. Il faut par ailleurs souligner que Patru fut au XVIIème siècle un des avocats privilégiés de la noblesse, plaidant pour le duc de Rohan, le duc de la Trémoille, le prince de Conti ou encore dans des causes favorables à l’autorité ou aux prérogatives royales (v. en particulier le plaidoyer pour l’université de Paris). 0n notera un amusant plan d’une partie de la ville de Clamart pour tenter de débrouiller une affaire d’héritage (t. I, P. 187).
br., non massicoté, portrait hors-texte de l’auteur, (couv. et dos défraichis, mq. 2ème de couv., qq. mouillures au t. I, taches et mouillures importantes au t. II), ouvrage de travail Le Baron de Cormenin, célèbre pour ses ouvrages de droit administratif qui en font un des fondateurs de la matière, était également un redoutable pamphlétaire sous le nom de Timon, doté d’une plume étincelante. Le présent exemplaire constitue l’édition définitive d’un de ses ouvrages les plus connus consacré à l’art oratoire et, spécialement à l’art oratoire parlementaire. Il débute par un traité de l’éloquence parlementaire, puis dans les autres genres (éloquence de la presse, didactique du pamphlet, éloquence du Barreau et du Parquet) parmi lesquels il faut particulièrement relever un chapitre que l’on ne retrouve dans aucun autre traité d’art oratoire : de l’Éloquence Délibérative du Conseil d’État du Premier Empire (dont l’auteur a fait partie). La suite de l’ouvrage est constituée d’une série de portraits des parlementaires les plus en vogue pendant la première partie du XIXème siècle (Benjamin Constant, Royer-Collard, Villêle, Ledru-Rollin, Lafayette, Odilon-Barrot, Arago, Lamartine, Thiers etc.). On y trouve en outre un certain nombre de petits pamphlets qui n’avaient pas été réédités jusqu’alors parmi lesquels on notera tout particulièrement “Statut du Nouvel Ordre Égalitaire” qui est une parodie de la doctrine fourriériste.
Berlin und Leipzig, Verlag von Walter de Gruyter & Co., in-8, br. ed. Voce estratta da “Handwörterbuch der Rechtswissenschaft”.
br., en partie non coupé, (couv. lég. fanée et bloc texte lég. gondolé)
fascicules cousus sans couv. [provenant d’un ouvrage délité], (rares rousseurs)
Hamburg, Hanseatische Berlagsanstalt, in-8, estratto nato privo di copertina. Estratto.
ZOOM n° 92 Luglio/Agosto 1989Cover: Lou BlitzAll'interno: Naresh Singh, Harrif Gaffin, Benoit Barbier, Patrice Reumont, Kamel Dridiin ottimo stato (490 g)E8274
Tübingen, 1980, in-8, cart. editoriale.
Book has lightly bumped corners, a little edge wear at bottom, spine ends; otherwise clean and neat with no other blemishes: no marking of any kind to text/interior, spine is straight, 256 pages with many b&w photos, documents. Signed on title page by author. Dust jacket is heavily sun faded at spine, small tears at spine ends and corners with chipping, 1" closed tear from bottom front.
in-8°, 374 pages, ill. hors texte N&B, notes, index, broche, couverture illustree plast. Bel exemplaire. [CA-9]
Mm 140x200 Collana "Il viale dei salici". Brossura editoriale di 120 pagine, alcuni disegni in nero, sovraccoperta originale. Firma d'appartenenza alla carta di guardia, rare sottolineature a matita, peraltro buona copia. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
FELICE LE MONNIER 1941 SECONDA EDIZIONE XI-146 PP. SEGNI DEL TEMPO, MARGINALI STRAPPETTI ALLE BARBE DI COPERTINA, TUTTA LA PAGINAZIONE INTONSA: CHIUSA E DA APRIRE. Ugo Enrico Paoli Firenze 1884-1963. Filologo e studioso dell'antichità, è stato docente di Antichità greche e romane e di Letteratura latina. Insignito di numerose onorificenze per i suoi meriti culturali, ha pubblicato quasi duecento titoli tra i quali Uomini e cose del mondo antico (1947) e La donna greca nell'antichità (1953).
In 16 (cm 14 x 20,5). Bella dedica autografa manoscritta firmata dell'Autore alla prima carta bianca. Brossura editoriale con qualche taglietto e mancanza ai piatti. Rara prima edizione di questa operetta che Berlinguer ristampera' poi a Roma, presso Mondadori, con il titolo leggermente diverso di "In assise. Ricordi di vita giudiziaria sarda". Mario Berlinguer, padre di Enrico, avvocato penalista, si interroga qui sulla giustizia in Sardegna da un lato chiedendosi per quale motivo in Italia viga ancora la reputazione di una Sardegna "criminale", dall'altro affermando che "il processo sardo ha lineamenti inconfondibili che mettono alla tortura la perspicacia dei giudici piu' esperti".
In-16 (cm. 18.70), tela editoriale, sovracoperta editoriale illustrata, sovracoperta editoriale trasparente, custodia illustrata, pp. XIX, (1), 954, (4), con due illustrazioni seppiate fuori testo. Seconda edizione. Coordinatore Umberto Colombo. Collaboratori Attilio Agnoletto, Enrico Cattaneo, Giuseppe Farinelli, etc. Mancanze alla sovracoperta trasparente ed evidenti tracce d’uso alla custodia. Volume in buono stato.
TRADUZIONE DI ANNA MARTINI LICHTNER GARZANTI 1986 158 PP. SEGNI DEL TEMPO, LIEVI FIORITURE AI TAGLI, VOLUME PROBABILMENTE MAI SFOGLIATO
Flammarion 2004. In-8 broché de 254 pages. Très bon état
ill., br. "Il caso è insolito in quanto tutti gli imputati sono accusati di reati commessi in nome della legge. Questi uomini, insieme ai loro defunti o latitanti colleghi, rappresentano ciò che veniva gabellato per giustizia durante il Terzo Reich. Gli imputati operavano da giudici durante il periodo del Terzo Reich. Pertanto voi, signori giudici, sedete in questo tribunale per giudicare altri giudici che siedono al banco degli imputati. Ed è giusto che sia così poiché solo un giudice sa quanto un tribunale sia più dell'aula in cui egli siede. Sia in prassi che in spirito è la Casa della Legge. Gli imputati sapevano tutto questo, conoscevano le aule di tribunale, sedevano nelle loro toghe nere, distorcevano, prevaricavano, distruggendo la giustizia e la legge della Germania. Questo è di per se stesso indubbiamente un grave crimine, ma la pubblica accusa non chiama gli imputati a rispondere di violazione delle garanzie costituzionali, né di intralcio alla dovuta prassi legale. La pubblica accusa li chiama a rispondere di omicidi, brutalità, torture, atrocità. Essi condividono con tutti i capi del Terzo Reich, la responsabilità dei più feroci, dei più calcolati, dei più disastrosi crimini nella storia dell'umanità. Ed essi sono forse più colpevoli di molti altri poiché erano uomini maturi molto prima che Hitler arrivasse al potere. Le loro menti non erano distorte in gioventù dalla dottrina nazista. Essi abbracciarono l'ideologia del Terzo Reich quando erano già adulti e consapevoli, quando più di ogni altra cosa, dovevano venerare la giustizia. E qui essi riceveranno quella giustizia che negarono ad altri. Saranno giudicati secondo le prove presentate in questo tribunale, l'accusa non chiede nulla di più". (Dichiarazione di apertura del colonnello Tad Lawson)
br. Il volume raccoglie una serie di studi in vario modo connessi con il tema della giustizia della decisione giudiziaria. In particolare evidenza sono i problemi della verità dei fatti, della prova e della sua valutazione, e del giudizio conclusivo formulato dal giudice. Vengono trattati numerosi aspetti relativi al diritto comparato, alla teoria del diritto e al diritto processuale, seguendo un ordine che va dall'origine del problema della decisione sino ad alcune conclusioni sulla giustizia della stessa, soprattutto dal punto di vista della ricostruzione dei fatti.
br. Ha ancora senso cercare la verità nel processo? Ha ancora senso in un processo penale quale il nostro, basato sul principio del contraddittorio e connotato da regole di esclusione probatoria che appaiono talvolta impeditive di un autentico accertamento dei fatti di causa? Ma soprattutto, ammesso che continui a svolgere un ruolo nel contesto forense, di quale verità stiamo parlando? E di quale concezione della verità avremmo bisogno? Riconsiderata per rispondere a queste domande, la dottrina tommasiana dell'adaequatio si mostra in grado di apportare un significativo contributo all'epistemologia giudiziaria, in quanto, in combinazione con la riflessione dell'Aquinate sulla certitudo probabilis delle testimonianze, permette di coniugare la consapevolezza che nell'amministrazione della giustizia, come in ogni materia variabile e contingente, non possiamo raggiungere certezze assolute, con la convinzione di poter nondimeno conoscere ciò che con più probabilità si è effettivamente verificato. La dialettica disputativa praticata dal maestro domenicano nella ricerca dell'adaequatio fornisce poi un supporto logico e metodologico che appare particolarmente idoneo alla selezione e al controllo delle ipotesi decisorie formulate nel corso del giudizio, consentendo di individuare quella, tra le alternative disponibili, che più probabilmente "corrisponde" alla realtà dei fatti di causa, e addirittura, come deve essere nel caso del processo penale, di appurare se l'affermazione di colpevolezza vi corrisponda "al di là di ogni ragionevole dubbio".
Le document consigne les sentences des différents procès du 20 août 1947 au 31 Juillet 1948: procès des médecins, des juges, des industriels tels que Flick et Krupp et des Einsatzgruppe. Les chefs d'accusation sont "conspiration, crime contre l'humanité, crime de guerre, appartenance à la SS, spoliation, aryanisation, esclavagisme, meurtres de masse, crimes contre la paix".
ril. "A dispetto del lunghissimo, ormai quasi secolare, impegno interpretativo, la norma che incrimina il falso ideologico in atto pubblico consegna ancora spunti ineludibili di riflessione. Uno dei più interessanti - ci sembra - è costituito, nel quadro della problematica rilevanza dei giudizi di valore, dall'opinione, cui giunge oggi la giurisprudenza, secondo cui alla falsa attestazione di fatti dovrebbe equipararsi almeno la "falsa" valutazione per l'inosservanza di parametri predeterminati. Questo indirizzo, che rappresenta l'oggetto specifico della presente indagine, matura in un contesto nel quale il tema degli enunciati valutativi viene affrontato secondo prospettive del tutto peculiari. Sì che, sotto questo profilo, le questioni dí fondo, ad avviso di chi scrive, non troverebbero risposte adeguate facendo leva su approcci tradizionali o su impostazioni - potremmo dir così - 'riduzionistiche'." (dall'Introduzione)
In discrete condizioni
Saggi 218 - Traduzione di Carlo Fruttero 1 21x15 cm. in brossura, senza sopraccoperta, pp. 421 (9), prima edizione, buone condizioni. Allegata scheda editoriale ...per merito suo abbiamo capito per la prima volta le contraddizioni economiche in cui si dibattono quelle societ? nuove, vorrei dire che la sua pi? rara qualit? ? l'obbietivit?...il suo libro mi sembra oggi particolarmente prezioso: esso informa e perci? avvicina. In quest'epoca torbida di menzogne e di violenza, ci? di cui soprattutto abbiamo bisogno ? quel che lei ci d? sull'Ungheria: la verit?
PARIS, Les amis des presses universitaires de France - Sans date - In-8 - Broché - 72 pages - Propre Brochure contenant les plaidoiries de Maîtres Justin GodarT et Lyon-Caen, ainsi que les conclusions du Ministère public.
br., (couv. fanée, qq. rousseurs)