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Complete set bar one, (Vol.3,1981). 186 volumes in very good condition. Published in three parts annually to 1990, four parts thereafter. The earliest publications (pre 1995) show more distinct age-related wear; some discolouration of boards and spines, bumped corners and similar. There is a varied selection of attractive library plates to pastedowns and FEP's throughout the collection, and many previous owners, including QC's, have penned prior ownership. Discreet library stamps and bar codes are also present on a number of volumes. Internally, pages are well bound; several of the later volumes in 'as unread' condition. Older volumes have the occasional loose leaf, and there is marginalia within some volumes. Additional photographs on request. CN Used
Inscribed by author to his daughter Alice, signed "from her father, Xmas 1910" upon front free endpaper. [Documentation supporting this provenance will be provided.] xiii, [1], 375 pages. Index of Subjects. List of Authorities. Complete with 82 black and white plates, several of which fold out. Gilt lettering and decoration upon olive cloth. Top edge gilt. "Explains where we fall short, and suggests how the true remedies for individual, anti-social and collective misconduct or communal misunderstandings may be best applied". - Introductory Preface. Chapters include: Humanity, Normal and Abnormal; The Degenerate; The Criminal; How Criminals are Made; Responsibility; Sin and Crime; British Methods and Results; The Relations of Physiology to Justice; Development and Its Dangers; The Physiology of the Brain; Where is Mind?; The Physical Basis of Mind and Personality; Social Hygiene in Holland; The Treatment of Vagabonds and Crime in Belgium; Treatment; The Way Out - General William Booth of the Salvation Army offers a message for England. Wilson was "A genius before his time. The blatant truths of his observations are staggering. Political correctness was in the long distant future so he told it like it was. Open this book at random and you will find yourself drawn into the narrative, without fail." - online review. Light foxing. Unmarked with average wear. Binding intact. A special copy of this landmark study. Book
In Fiorenza, nella Stamperia di Zanobi Pignoni, 1643, volume unico, in-4, legatura settecentesca che riutilizza due pergamene più antiche (probabilmente smontate da rilegature di libri di formato inferiore), con dorso rinforzato in carta decorata antica e titolo calligrafato su tassello in carta, pp. 610, [2]. Frontespizio stampato in rosso e nero con stemma mediceo, 23 incisioni xilografiche nel testo (fra cui forme geometriche, la pianta di un passaggio segreto, mobili a doppio fondo, teschi e ossa umane) e una tavola allegorica in rame fuori testo (che quasi mai si trova) raffigurante un liuto senza una corda su cui si poggia una cicala e con motto latino "Ut suppleat" - simbologie per la stonatura delle perversioni del genere umano, sostenuta però dall'intelletto personificato dall'apollinea cicala -. Rara opera seicentesca sul diritto criminale scritta da Antonio Maria Cospi, giudice in varie sedi dello Stato toscano fra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento, ed edita postuma dal nipote Ottaviano. Si tratta di un testo di pratica giudiziaria che tenta di organizzare i ricordi e le conoscenze professionali dell'autore. Si spazia infatti dalla trattazione scientifica alla spicciola quotidianità del criminalista, passando per la superstizione e l'aneddotica. Il Cospi si sofferma nella prima parte sulla deontologia del giudice, indicando la lussuria e quindi - in una visione fortemente antifemminile - la donna come "ianua diabuli". Nella seconda parte tratta gli ambiti della criminalità, soprattutto quelli fra reato e peccato, quali la magia, la divinazione, l'eresia, la stregoneria. Nella terza, oltre che su negromanzia, avvelenamenti, stupri, aborti, ladri, zingari e bari (alle carte o ai dadi), si sofferma a lungo sull'importanza della ricognizione del cadavere e del luogo del suo ritrovamento. Ci troviamo di fronte a un quasi manuale per "la scena del crimine", con tanto di descrizioni dettagliate e illustrazioni. L'autore sostiene proprio che il giudice necessiti di conoscenze scientifiche, anatomiche, chimiche e di disegno, oltre a quelle prettamente giuridiche e morali, per poter analizzare al meglio e mettere a verbale ogni caso in modo critico. Altro concetto innovativo e fondamentale è quello della testimonianza, intesa come interrogatorio al fine di trarre indizi dall'esame del reo e vista come unica via laddove la scienza non può arrivare. Dalle bibliografie a nostra disposizione (Piantanida/Diotallevi/Livraghi 1948, Michel 1970 e la rivista "Le Carte e la Storia" edita da Il Mulino 2002) questa del 1643 risulterebbe come prima edizione, anche se, probabilmente in tempi successivi, ne sarebbe stato censito un unico esemplare, alla Biblioteca Nazionale di Firenze, datato invece 1638. Più probabilmente però, secondo la nostra interpretazione, si tratterebbe di un errore tipografico sulla data di quest'ultimo esemplare: MDCXXXVIII (1638) invece di MDCXXXXIII (1643). La carta Oo presenta uno strappo con perdita di qualche carattere; minuto camminamento di tarlo alle 6 carte da Vv3 a Xx4, solamente marginale; alcuni fascicoli leggermente bruniti per la fattura della carta. Comunque un bell'esemplare.
Manoscritto (cm 22 x 34), pp. (24) con allegata lettera di 2 pp. mss. a firma Macarel, nella quale veniva richiesto questo parere a nome del ministro degli interni. Il parere di Monsieur Guillo verte essenzialmente su tre questioni: quale dovesse essere la disposizione e la dimensione delle celle in base al lavoro assegnato al carcerato, e se occorresse, per alcuni lavori, adibire delle officine al di fuori delle celle; che tipo di industrie ritenesse piu' opportuno impiantare negli stabilimenti cellulari con indicazione degli spazi necessari, sempre considerando una popolazione carceraria di 500 persone; quale potesse essere la paga per giornata di lavoro data all'amministrazione, specialmente per le case di Melun, Poissy, Gaillon e Fontrevrault, nella doppia ipotesi di avere un contratto a forfait oppure un costo fisso al pezzo con un ribasso del 20% rispetto al prezzo di mercato. Nell'introduzione l'A. premette che i suoi pareri valgono solamente nel caso venga avviato un regime cellulare e non nel caso si conservi il sistema di lavoro attuale delle "maison centrales". Infatti, egli, essendo ancora attivo come imprenditore presso alcuni stabilimenti, ravviserebbe un palese conflitto di interessi. Per quanto riguarda la prima domanda, Guillo stabilisce in tre metri quadri la misura delle celle, dotate di gabinetto con sifone, riscaldate e con accesso ad un "promenoir" ed a un corridoio di servizio. Per quanto riguarda la seconda domanda, l'A. si rivela essere un sostenitore del sistema Filadelfia, (come descritto da Tocquevile e Beaumont), afferma infatti che con l?isolamento totale in uno stabilimento possano coesistere da 12 a 1500 persone mentre con il sistema di Aubrun (isolamento notturno e lavoro in comune di giorno), non possano coesistere piu' di 3- 400 individui. Chiara e' la maggior convenienza di un carcere per 1000 piuttosto che per 500, sia per le spese di costruzione sia per quelle di gestione. Inoltre Guillo approva l'idea che a cominciare l?esperimento del carcere cellulare siano i condannati ai ferri e i recidivi visto che, in attesa della costruzione delle carceri cellulari, si potra' continuare l'esperienza del regime del lavoro in silenzio gia' attivo nel carcere di Gaillon. Non solo, il governo deve resistere ai filantropi che demonizzano il carcere cellulare, e chiedono una riduzione delle pene, perche' questi non conoscono la vera natura dei condannati. Per poter ben giudicare questo nuovo sistema di carcerazione occorrera' provarlo e in attesa l?amministrazione non potra' certo ridurre le pene. Nella relazione sono poi presi in esame i vari tipi di lavori che possono essere insegnati ai carcerati, con particolare riferimento a quelle occupazioni che possono essere esercitate dagli ex carcerati una volta divenuti liberi, magari proprio presso le loro case e con l'aiuto dei familiari. Le attivita' sono la tessitura, la "bonnetterie", l?arte del calzolaio e del tagliatore d'abiti. Queste dovranno essere le quattro arti da esercitarsi in carcere, anche perche' il salario giornaliero dovra' essere omogeneo. L'Amministrazione dovra' solo vigilare che a livello locale nessuno abbia iniziative o introduca lavori diversi da questi. Per quanto riguarda poi il modello di impresa da utilizzare, Guillo rigetta l?idea di una amministrazione imprenditrice. Sostiene invece che l?Amministrazione debba "laisser les travaux des prisonniers dans l?industrie libre" e organizzare il lavoro dei detenuti in collaborazione con questa. In particolare egli pensa ad una impresa generale con dei forti capitali che gestisca il lavoro nelle carceri, in grado di offrire maggiore solidita' nei momenti di difficolta'. Purtroppo - dice sempre Guillo - sino a quel momento non e' stato possibile far vincere la ripugnanza di una tale intrapresa agli industriali piu' strutturati e facoltosi e, di conseguenza, le carceri sono divenute preda di industriali senza capitali incapaci di offrire opportune garanzie: ecco la necessita' di una impresa generale.
In-8° (cm. 20.6x15,3), carte (68).non num., 416 cc. num. (= pp. 968), legatura tutta pergamena floscia, al dorso e presso le cerniere piccole mancanze di pergamena professionalmente risarcite, superba marca tipografica (FONTANA di 12 zampilli da un vaso e dal putti gaiamente orinanti, che lo sorreggono), 32 RITRATTI incisi (cm. 4x5, ma uno di cm. 9,8x6, il Placentinus con scolari) di giureconsulti, molti capilettera ornati, gran titolo calligrafico coevo al taglio inferiore, testo nitido e fittissimo su due colonne. Eccellente, solido e perlopiù immacolato esemplare, pur con lievi fioriture, gore e macchioline a varie pagine, Alla sguardia nome d'appart. anticam. cancellato e davvero sibillina strofa calligrafica coeva in 4 versi latini, firmata "Salvator Manaceus Lucensis" (cioè di LUCCA) alludente alla tormentata vicenda di Lucio III (che non nomina) nato a Lucca (1097), vescovo di Ostia, papa a Roma ma esiliato, morto a Verona; al front. altra firma di appartenenza anticam. cancellata. Ricco repertorio cinquecentesco contenente una raccolta di TRATTATI di 32 autori raccolti ed emendati da ZILETTI famoso giureconsulto veneto: de accusationibus, de crimine laese maiestatis, de persecutionibus, Giov. Franc. PONZIO da Parma: de LAMIIS (= STREGHE, 39 fitte colonne, in cui saggiamente nega il sabba diabolico), Paolo GHIRLANDO, de SORTILEGIIS (118 colonne), de HAERETICIS eorumque POENIS (4 trattati, 204 colonne), de fuga, de carceribus, de indiciis et TORTURA, de quaestionibus et tormentis (116 col.), de BANNITIS (cioè esiliati) di Iacopus De Arena (178 colonne), de modo procedendi contra APOSTATAS, COITUS contra naturam ecc. ecc. A richiesta, titoli ed Autori dei vari TRATTATI. Cimelio tipografico del grande COMINO da TRINO nel MONFERRATO. Raro e prezioso di sterminati contenuti, non solo giuridici!.
Hardcover without jacket. Fully bound in grey linen with burgandy lettering to front and to spine. Minor shelf and edgewear to boards, faint marks to page block and to front board. Previous owner's name penned to FEP. Contents otherwise clean and unmarked. AD Used
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2 voll. in 8, pp. XXXIV + 440; (4) + 502 con 4 tavv. in lit. piu' volte rip. f.t. Alcune cc. si presentano brunite. Br. ed. con lievi danni. Importante e raro saggio che anticipa di due anni quello di Beaumont et Tocqueville. La traduzione francese parte dal presupposto che la Francia sia ancora arretrata per cio' che riguarda il miglioramento delle condizioni dei detenuti durante la loro redenzione. Julius parla della nascita della 'societa' disciplinare', laddove la disciplina non si identifica con una specifica istituzione o apparato, ma rappresenta un tipo di potere che puo' essere esercitato attraverso vari strumenti (penitenziari, case di correzione, istituti di educazione, ospedali). In una societa' in cui gli elementi principali non sono piu' la comunita' e la vita pubblica, ma lo Stato da una parte e il singolo individuo dall'altra, quest'ultimo esercita di giorno in giorno un'influenza sempre crescente, costruendo e organizzando quegli edifici destinati a sorvegliare la moltitudine degli uomini. 'Il lavoro, alternandosi al pasto accompagna il detenuto fini alla preghiera della sera [...] e' cosi' che si succedono le settimane i mesi gli anni; cosi' il prigioniero che al suo arrivo era un uomo incostante [...] diviene a poco a poco [...] cosi' familiarizzato col lavoro [...] che potra' esserte esposto con maggior confidenza alle tentazioni cui il recupero della liberta' lo sottoporra''. Per Julius si trattava di un processo storico gia' compiuto, mentre Bentham nel suo Panopticon lo aveva descritto come un programma tecnico. Inoltre Julius, parlando del principio panoptico, diceva che vi era in esso ben piu' di una ingegnosita' architettonica: era un avvenimento nella storia dello spirito umano. L?antichita' era stata una civilta' di spettacolo. L?eta' moderna pone il problema inverso: procurare ad un piccolo numero o persino ad uno solo la vista istantanea di una grande moltitudine. Cfr. Foucault, Sorvegliare e punire, pp. 262 e 236.Du systeme penitentiaire aux Etats-Unis et de son application en France.
in-8, (mm 215x140), pp. (16), 483, legatura settecentesca in piena pergamena rigida con unghie e tagli blu, titolo e tipografo elegantemente calligrafati al dorso. Prima edizione di questa raccolta di orazioni di storici latini, greci ed italiani curata da Remigio Nannini. Precede il testo la dedica all'illustre Reverendo S. AntonMaria Salviati. Impresa tipografica al titolo, finalini, testatine e capilettera ornati n.t. Contiene tra le altre le orazioni di: Dione, Senofonte, Quinto Curtio, Appiano Alessandrino, Tito Livio, Crispo Salustio, Egesipio, Procopio Cesariense, Leonardo Aretino, Poggio Fiorentino ed altri. Remigio Nannini o Nanni, conosciuto più comunemente come Remigio Fiorentino (Firenze 1521-1581) visse quasi sempre a Venezia, fu frate domenicano, uomo di profonda cultura, poeta, editore, scrittore politico e traduttore (tra l'altro tradusse i ''Rimedi dell'una e dell'altra fortuna'' di Petrarca e la ''Storia de' costumi de' popoli settentrionali'' di Olao Magno). Esemplare in perfetto stato di conservazione. Al contropiatto anteriore ex-libris inciso tardo settecentesco - con stemma marchionale della panoplia con lo scudo con al centro una stella - della famiglia Dionisi, tra le più antiche della nobiltà di Verona: il marchese Gabriele (1719-1808) fu l'artefice della ristrutturazione della villa a Ca' del lago di Cerea nonché del riordino e aggiornamento della biblioteca. La famiglia Dionisi aveva destinato al piano nobile la funzione di libreria e sala di lettura, precoce esempio di centro culturale dove si riunivano artisti e letterati. Dopo la dispersione delle migliaia di volumi del fondo antico, conserva ora i libri sul mobile d'arte contemporaneo della Fondazione Aldo Morelato.. Bongi, Annali di Gabriel Giolito de' Ferrari, II, pp.125-126. Adams, O-242. STC Italian Books, p. 460. Gamba p. 452. Negri, Scrittori Fiorentini, p. 481. .
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In 16, pp. (8b) + 39 + (9b). Fr. nero e rosso. Bella vignetta inc. all'acq. al fr. raff. San Giovanni Decollato. Testo stampato in nero e rosso. Capilettera figg. Tarletto alle prime 5 cc. Antica cart. rustica. Rarissima raccolta di salmi, litanie e preghiere in lingua latina utilizzati dai membri della confraternita romana della Misericordia per accompagnare i condannati a morte nel momento estremo. Questa confraternita nacque a Firenze alla fine del 1400 con il nome di 'Confraternita di San Giovanni Decollato dei Fiorentini' con lo scopo di confortare i condannati a morte durante gli ultimi istanti di vita, e, una volta giustiziati, di dar loro dignitosa sepoltura. Nel 1490, Papa Innocenzo VIII canonizzo' la loro opera umanitaria con una Bolla Pontificia. La Confraternita divento' quindi 'Privilegia Venerabilis Arciconfraternitas Sancti Joannis Decollati', detta della 'Misericordia della Nazione Fiorentina in Roma'. Il Papa concesse alla confraternita come sede l'antichissima chiesa di S. Maria de Fovea. Alla vigilia di un'esecuzione, i Confratelli uscivano da una porticina della casa dell'Arciconfraternita nei loro sai e mantelli neri, dirigendosi verso le carceri di Tor di Nona o di Corte Savella, al lume di candela, e accompagnati dal suono di una campanella, per annunciare al popolo l'esecuzione dell'indomani. Dopo la lunga veglia notturna, scortavano il condannato, confortandolo fino alla fine. Quindi lo seppellivano nel chiostro della Confraternita, attraverso sette botole i cui coperchi di marmo portano ancora la scritta 'Domine, cum veneris judicare, noli me condemnare'.
In 16, pp. (4) + 164; 284; 4 (ripiegate). Ex libris del bibliofilo Moriz Grolig di Vienna e sue annotazioni mmss. alla sguardia. P. pl. coeva con piccole mancanze alla cuffia e danni alle cerniere. Riedizione contemporanea agli originali pubblicati ad Aix (J. David) e a Parigi (Gissey & Bordelet) delle memorie di questo celebre processo mistico-erotico-gesuitico che fu spunto per il romanzo pornografico The're'se philosophe, attribuito a J. B. de Boyer Marquis d?Argens. I fatti sono anche ampiamente narrati da J. Michelet in La Sorciere. J. B. Girard, gesuita, rettore del Seminario Reale della Marina di Tolone, divenuto confessore della diciannovenne Catherine Cadiere, giovane malaticcia e dedita ad incessanti pratiche religiose, inizio' a circuirla, facendola cadere in uno stato di prostrazione tra visioni, crisi mistiche, stimmate, punizioni e violenze sessuali. La giovane, rimasta incinta, venne fatta abortire. In seguito fu messa da Girard in un convento retto da una badessa compiacente, ma anche li' la Cadiere continuava a manifestare uno stato di esaltazione mistica a cui la situazione l?aveva condotta. Girard, nonostante gli appoggi gesuitici e la capacita' di affabulazione sulla giovane, inizio' a temere il crollo del suo castello di menzogne (peraltro egli aveva creato un vero harem di donne a lui devote e succubi in un vortice di gravidanze e aborti), crollo che arrivo' nel momento in cui il Vescovo di Tolone riusci' a sottrarla al convento e li', raccogliendo le sue ingenue confessioni, si convinse che la ragazza era stata stregata e lo stregone fosse Girard. La protezione del vescovo duro' poco, i gesuiti lo minacciarono nel caso Girard fosse finito sotto processo, e lui cedette. Ma ormai troppo grossa era diventata la questione, si avvio' un processo dove, prima, la poveretta venne obbligata a ritrattare le accuse a Girard, poi si arrivo' a minacciarla del rogo ma, infine, il popolo indignato si sollevo' e obbligo' il senato a una soluzione di compromesso. Girard assolto dall'accusa di stregoneria e la Cadiere salva ma trattata da calunniatrice. La storia di questa ragazza di ventun anni si chiude con la sua scomparsa: ripresa dalla famiglia, ma forse internata in qualche convento, in nome delle lotte che opposero in Francia nel XVIII secolo Giansenisti e Gesuiti.
In 8, pp. 14 + (2b). Br. rifatta. Decisione del Conseil de prises relativamente ad uno dei fatti piu' noti della guerra di corsa francese durante il periodo napoleonico. La presa di due navi da guerra inglesi da parte di Giuseppe Bavastro, all'epoca gia' notissimo per le sue azioni in occasione del blocco di Genova, venne propagandata dalla Repubblica, in realta' debole sui mari, per sostenere l'idea di un inesistente primato. Bavastro, nato a Sampierdarena e vissuto a Nizza, divenne il corsaro per eccellenza sino alla restaurazione e le sue imprese ebbero grande rinomanza. La cattura dell'Astrea e della Mary Stevens fu l'apoteosi di cio'. Meno noto e' il risvolto che sta dietro questa Decision: Bavastro, presa l'Astrea, l'affido' ad alcuni suoi uomini mentre continuava la caccia alla Mary Stevens. Nel frattempo sopraggiungeva la nave corsara francese Esperante con a bordo il capitano Martin. Questi, approfittando dell'inferiorita' numerica degli uomini di Bavastro sull?Astrea, attacco' la nave pur essendo in mano a dei francesi. Nonostante le ragioni, il Conseil de prise attribui' la presa interamente a Bavastro, coprendo d'ignominia il capitano Martin e il suo armatore. Cfr. A. Jaeger Gerard, Grandeur et mise're du corsaire Joseph Bavastro: 1760-1833.
In 8° grande. 22 volumi. Legatura originale in mz tela con titoli al dorso. Collezione completa di 21 anni della famosa rivista di diritto penale guidata da firme autorevoli come quelle di Raffaele Garofalo
In 16°, piena perg. floscia coeva, tit. calligrafato al dorso, (32nn)-272-(16nn)-383-(65nn)-174-(26nn)-112. Alcune pagine uniformemente arrossate. Molto raro.
Sesta edizione completamente mutata - Con 26 tavole e 23 figure nel testo. XXXII-714 pagine - In fine, ripiegate, le tavole incise (25, perché la n. 12 è in realtà nella relativa pagina di testo) e 23 figure. Mezza pelle del tempo (minime usure ai margini). Uno dei libri più importanti della sociologia positivistica di cui Lombroso fu caposcuola.
5 voll. in 8, pp. 500; 476; 496; 478; 676 + (2) con 60 tavv. f.t. inc. all?acquatinta. Timbro di possesso all?occhietto. M. pl. coeva con molte mancanze ai dorsi. Testo di grande completezza e ricchezza di informazioni, anche in riferimento ad argomenti di ordine penale. La parte iconografica e' invece caratterizzata da un certo compiacimento gotico nell?illustrare i piu' efferati martiri. Tutte le voci sono corredate di riferimenti storici ed esempi. Si tratta di uno dei piu' completi cataloghi delle efferatezze compiute dall?uomo sull'uomo, qui descritte con il maniacale dettaglio del sadico, giustificato dal rigore delle leggi.
In 8, pp. 315 + (1b) + (2) con 6 tavv. in lit. f.t. con prospetti architettonici e piante di famosi edifici carcerari di Gand, Pittsburg, New York e Filadelfia. Bruniture sparse. Br. ed. Seconda ed. (la prima usci' nel 1837) di questo importante trattato del maggior riformatore delle carceri del Regno delle Due Sicilie. Volpicella, sociologo, venne incaricato da Ferdinando II di prendere informazioni sul sistema carcerario in Europa e nel mondo. Volpicella utilizzo' come fonte principale le opere di John Howard, che, alla fine del Settecento, intraprese un vero e proprio viaggio alla scoperta dei maggiori luoghi di detenzione europei. Nella prima parte del trattato l'A. passa in rassegna le prigioni dei principali paesi (Inghilterra, Scozia, Irlanda, Svezia, Danimarca, Prussia, Polonia, Olanda, Francia, Svizzera, Spagna, Portogallo). Secondo l'A., che segue la cosiddetta 'teoria dell'intimidazione', il modo piu' efficace per tenere gli uomini lontani da questi luoghi, e quindi prevenire la criminalita', e' l'associare al carcere l'immagine di posto spaventoso e orribile. A tal fine devono essere costruiti in luoghi isolati e quasi inaccessibili, le 'mura nere e massicce, le porte ferrate e chiuse, niuna finestra e poche feritoie di fuori', anche se dentro 'siano comode e sanissime'. Al prigioniero deve essere assolutamente vietato l'incontro con parenti e amici. Tuttavia, per non recidere completamente i legami con la famiglia, al detenuto si possono dare notizie dei parenti 'ma non troppo frequentemente e per modo che una simile licenza possa talvolta parer un favore conceduto a quelli che nella loro prigionia danno buoni segni di ravvedimento'. Prevale l'ottica che vede nell'istituzione carceraria un luogo 'di purgazione e di emenda' in cui 'un ragionato soffrire dee attuar i malvagi pensieri e le inconsiderate voglie, e i costumi emendare'. L'A. spiega quindi i metodi con cui si puo' aiutare il detenuto a pentirsi: in primo luogo non gli devono essere continuamente rammentate le sue colpe passate, anzi 'fa d'uopo aver cura attentissima di niente fare o dire che le cause possa ricordar loro di quella infermita' o l'infermita' stessa e i suoi miserabili effetti'. Utile sarebbe anche istituire delle funzioni religiose all'entrata e all'uscita del carcerato per cominciare ad 'implorare l'aiuto divino' per chi entra e come forma di ringraziamento per chi esce. Anche il lavoro puo' diventare un efficace strumento di redenzione, poiche' insegna l'ordine e la disciplina, allontanando dall'ozio quanti potrebbero peggiorare ulteriormente trascorrendo una vita inerte e inoperosa. Per quanto riguarda le punizioni da sottoporre ai carcerati, i Direttori 'come veri padri di famiglia' sono in diritto di comminarle. La punizione deve domare gli spiriti irrequieti ma non nuocere alla sanita' del corpo ne' avvilire l'anima. A seconda del tipo di infrazione commessa, Volpicella individua una punizione adatta: chi disobeddisce puo' essere tenuto in camere buie per qualche giorno o ricevere solo pane e acqua; chi e' pigro al lavoro puo' essere obbligato a girare la ruota del mulino; a colui che non osserva il silenzio puo' essere lasciato in bocca per qualche ora un pezzo di legno; l'atto di violenza deve essere punito con il corpetto di forza o con la 'repressione verticale', che consiste nel legare il prigioniero al muro impedendogli i movimenti. Saggio di grande interesse, che testimonia la particolare anomalia italiana in campo carcerario, legata alla sua arretratezza in campo industriale. In Italia, infatti, e' venuta a mancare quella fase storica in cui l?istituzione penitenziaria ha svolto una funzione di addestramento al lavoro di fabbrica e di controllo del mercato della forza lavoro. In Italia, il carcere, si e' immediatamente adeguato alla funzione deterrente e terroristica. Cfr. Neppi Modona, La scienza e la colpa, p. 58.
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Hardcover. Very good condition. No jacket as intended. Some minor bumps to the leading board edges. All text is clear with sound binding. CM Used
In 8, pp. (4). Stemma xilogr. al fr. Capolettera fig. xilogr. Ordinanza in base alla quale si stabilisce che le pene pecuniarie o le confische sancite su citta' e province per reati commessi non si applicano alle suddette comunita' ma alla Camera Apostolica 'e si debbono riscuotere per gli officiali, o essecutori, da deputarsi sopra cio' da essa Camera quelle pene, che per negligentia, o per troppo perdono per fin qui non fossero state riscosse'.
In 8, pp. XXIII + 486 con tavv. sinottiche n.t., 2 grandi tavv. sinottiche f.t. piu' volte rip. e 1 tav. in lit. acquerellata a mano all'antip. Nota manoscritta coeva a p. VII. D. rifatto. Qualche alone ai p. Br. ed. Saggio relativo alle abitudini di vita dei condannati ai lavori forzati presso i bagni marittimi negli Stati Sardi. In particolare, l'A. cita l'impiego dei condannati al porto di Genova nei lavori alla darsena e all'arsenale. Oltre a coloro incaricati dello spurgo del porto, ci sono magazzinieri, imbianchini, fabbri, ferrai, falegnami, cordai, maestri d'ascia, stagnai, calderai, bottai. Ad essi il Governo forniva il vitto giornaliero che consisteva in una razione di "trentadue oncie di pane, piu' quattr'oncie di fave per la minestra [...]. Una giubba rossa di molettone, una berretta rossa in lana, e pantaloni di tela, una camicia e scarpe, componevano il loro vestiario". Non tutti i condannati erano incatenati a due a due; alcuni erano liberi, altri portavano al piede una grossa palla di cannone. Successivamente, nel 1848, vennero apportate modifiche al regolamento che disciplinava i lavori forzati nei bagni degli Stati sardi: in particolare i condannati venivano suddivisi in categorie a seconda della durata della pena e dal tipo di reato commesso. L'A. si sofferma poi sulla pena della "berlina", che consisteva nel far passare il prigioniero in mezzo alle vie della citta' mentre veniva sottoposto al pubblico insulto e ludibrio. Massone si scaglia contro questa sanzione ritenendola inutile e dannosa perche' non faceva che accrescere l'astio del detenuto nei confronti della societa'. Si stabili' inoltre, nei nuovi regolamenti, una paga giornaliera per i prigionieri, liberi di utilizzare il compenso come preferivano, purche' lo usassero sempre per migliorare il vitto giornaliero. Alcuni lavoratori speciali, detti "di grazia", erano totalmente liberi dai ferri e potevano uscire in citta' senza scorta. Praticamente anche qui si denota la divisione in addetti alla "grande fatigue" (non pagati e addetti ai lavori peggiori) e alla "petite fatigue" (retribuiti e addetti a lavori specializzati) da tempo in atto nei bagni francesi. Secondo Massone, la vita ai lavori forzati presso i bagni era preferibile rispetto a quella nel carcere a causa della vista del mare, dell'aria libera, del sole, e della possibilita' di stringere amicizia con i compagni. La prigione, invece, "uccide il corpo, altera l'intelligenza e pone l'animo in uno stato di tale letargo, che neutralizza la facolta' di agire a seconda del proprio intimo volere". In realta' i bagni penali furono quanto rimase nel momento in cui le galere vennero a perdere la loro funzione bellica e cominciarono a marcire nei porti. Scomparivano le galere ma rimanevano i galeotti. La pena della galera rimase sempre presente negli ordinamenti e i galeotti vennero quindi destinati ai molti lavori necessari alla gestione di una flotta militare e dei suoi porti. Gran parte della massa dei prigionieri era composta da frotte di poveracci, piu' che da criminali veri e propri, da vagabondi, pitocchi, eretici e contrabbandieri i quali, molte volte senza subire alcun processo, venivano d'ufficio inviati al bagno penale.
Very good hardcover, Vols I-III, from the library of Jesus College, Oxford. Bookplate on front pastedown and library scanning card, FEP, present on all three volumes. Slight blemishes on page block of vol I consistent with light shelfwear and use. Obsolete security label on all three rear pastedowns. Excellent condition. CN Used
In 8, pp. (2) + 160. Qualche tarletto a poche pp. con minima lesione del testo. Br. rifatta. Manuale di pratica criminale che bene evidenzia come nello Stato Pontificio trent'anni dopo la pubblicazione dell'opera del Beccaria la prassi criminale fosse la stessa di due secoli prima: l'atroce si oppone ancora all'atroce all'insegna di una simmetria della vendetta. Napoleone e' ormai in Italia, i grandi riformatori hanno scritto le loro opere maggiormente significative, il diritto di punire e' stato spostato dalla vendetta del sovrano alla difesa della societa' (cfr. Foucault, Sorvegliare e punire, p. 98), eppure le voci tortura e tormento occupano gran parte del sommario e i riferimenti giuridici sono Farinacei, Pellegrini.