618 résultats
Un volume (23 cm) di 555 pagine, con 32 illustrazioni nel testo e 11 fuori testo. Brossura editoriale con foto di Dreyfus applicata; usure ai margini e al dorso, ma buon esemplare.
Milano, Feltrinelli, 1960, in-8, cart. edit. con sovracc., pp. 438, [2].
Milano, UE Feltrinelli, 1976, in-16, br., pp. 306. Con glossario.
Mm 120x170 Collana "i centenari". Brossura originale con copertina figurata, 207 pagine con un testo a fare da introduzione di Indro Montanelli. Opera in perfette condizioni di nuovo, spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
16°, mm 190x130, pp. 346 (6), cartonato editoriale con sovracoperta illustrata, una piccolissima macchia al margine inferiore del dorso e un taglietto minuscolo alla cuffia superiore, nel complesso il volume appare come nuovo. Collan "La Gaja Scienza", n. 276, traduzione di Bruno Oddera, conservati articoli di giornale all'interno. Edizione originale in italiano. Opera prima narrativa dell'autore, ebreo polacco sopravvissuto agli orrori nazisti e staliniani, emigrato negli Stati Uniti nel 1957.
Mm 140x210 Collana "I Draghi" - Brossura originale, 282 pagine. Copia ottima, mai letta. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
In-8° (23 x 16,5 cm). XXX, 238, (5) pp. Brossura editoriale. Introduzione di J. Evola, che, come noto, sul testo ebbe una posizione controversa,accentandone la falsità, e sostenendo, però, che il piano di dominio descritto nel libro si stesse attuando nel mondo. La rivista di Preziosi, dal 1937 curò la pubblicazione del libro che divenne strumento di propaganda in occasione della promulgazione delle leggi razziali.
in-16 (poche), 175 pages, broche, couv. illustree. Tres bel exemplaire, tres frais [FM-1]
Desclée de Brouwer, 1994. In-8 broché, couverture à rabats. 220 pages. Très bon état.
Paris, P.-V. Stock, 1901, in-16, copertina fittizia azzurra con dorso in carta decorata, pp. (4), 364. Edizione originale: opera in cui l'avvocato e giornalista di estrema destra, nazionalista ed antisemita Saint-Auban analizza il teatro come mezzo di propaganda. Definito da J. Ajalbert "l'avocat de la pensée", fu difensore sia dell'anarchico Jean Grave, che dell'antisemita algerino di origini italiane Max Régis (Massimiliano Milano), e dei militanti Ustascia accusati d'aver progettato l'assassinio di Re Alessandro I a Marsiglia...
br. Ebrei uccisi o costretti a lasciare la Francia, zone in cui non sono «graditi» in Germania, simboli ebraici che scompaiono in Olanda e in Belgio, bombe molotov contro le scuole ebraiche in Svezia... È la triste realtà di un antisemitismo che è tornato a infuriare, frutto dell'islamizzazione e di altri estremismi nati dall'odio che serpeggia nel Vecchio Continente. Gli ebrei hanno ancora un futuro in quell'Europa che tanto deve loro, ma che fu anche teatro della Shoah? Giulio Meotti ha cercato di rispondere a questo interrogativo realizzando un'inchiesta in cui alla cronaca si affiancano interviste esclusive allo storico Georges Bensoussan, al fondatore dell'Ufficio di vigilanza contro l'antisemitismo di Parigi Sammy Ghozlan, allo scrittore olandese Leon de Winter, al sociologo Danny Trom, al semiologo Ugo Volli, all'attivista svedese Annika Hernroth-Rothstein, alla studiosa tedesca Elvira Groezinger e altri. Una cosa è certa: senza gli ebrei, l'Europa che conosciamo sarà finita. Prefazione di Robert Redeker.
In-8° (20 x 15 cm). 327 pp. Brossura editoriale. Dedica coeva all'occhiello. Il libro fu pubblicato per la prima volta nell'originale inglese con il titolo The International Jew, the World''s Foremost Problem nel 1920. L'industriale americano Henry Ford raccolse in volume questi contributi apparsi inizialmente sul settimanale The Indipendent Dearbor, contributi scritti aderendo alle false tesi del libro I Protocoli dei Savi di Sion. Il libro fu particolarmente apprezzato da Hitler, e fu tradotto in quattro lingue. In Italia fu tradotto dallo scrittore Enzo Gemignani (n. nel 1887), e stampato per la prima volta nel 1938 nel clima delle leggi razziali.
Cm. 23,2, br. edit. con sovracop., pag. (4) 220 (6). Con 158 illustrazioni anche a piena pagina. Conservata la fascetta editoriale "Il piu' giovane e presuntuoso dei Continenti". Interessante resoconto assolutamente di regime, con due capitoli antisemiti (L'assalto degli ebrei in Australia e Propaganda ebraica in Australia) e altrettanti sugli italiani emigrati e protagonisti della "colonizzazione". Ottimo esemplare.
Paris, 1953, 24° pp. (32) con ill. ("Défendre la verité" Boll. hebdomadaire du Mouvement Paix et Liberté).
In-16° gr. pp. 152, bross. edit. ill.
Cm. 19,3, cart. edit., pag. 127. Con numerose ill.ni nel testo. Ottimo esemplare.
P. SORLIN L'antisemitismo tedesco. Torino, Mursia 1970 italian, 129 SC688Brossura editorialevolume in discrete condizioni,segni da scaffalatura agli angoli della copertina, abrasioni sul dorso, interno in buono stato129 pagine circaCopertina come da foto
(Collana : Problemi di storia - n. 9).
br. Perché Hitler odiava gli ebrei? Quando è nato l'antisemitismo ? Che cosa sono I Protocolli dei Savi di Sion? Esiste un "business della Shoah"? Abbiamo il diritto di criticare lo stato di Israele? E l'antisionismo si può considerare una forma di antisemitismo? Il breve libro non esita a fare le domande più scomode smontando, con chiarezza e semplicità, malintesi, trappole e teorie del complotto. Una guida per capire le radici dell'odio antiebraico e uscire dalla logica del pregiudizio e della violenza.
In-8° pp. 136, bross. edit. Buono stato.
Bologna, Cappelli, (anni '60),16mo cart. edit. pp. 228
L'opera si presenta in ottimo stato di conservazione. Conserva la brochure per evnetuali ordini alla casa editrice. Prima edizione
Universale Cappelli 93
br. «L'Affaire Dreyfus aveva cambiato il modo di vedere di Lazare - scrive Stefano Levi Della Torre -, e un effetto analogo aveva avuto su Theodor Herzl, giornalista e scrittore ben inserito nella società viennese, ebreo quasi dimentico ormai di essere tale. Di fronte al massiccio fenomeno antidreyfusardo, entrambi, Herzl e Lazare, scoprivano che, contrariamente alle loro aspettative, l'assimilazione, la normalizzazione degli ebrei nelle società europee era una prospettiva precaria se non illusoria. Herzl concepì un'altra strada e un altro tipo di normalizzazione: il popolo ebraico disperso in ogni paese, senza terra propria ed esposto alla persecuzione avrebbe normalizzato se stesso e i propri rapporti con gli altri popoli se avesse costituito un proprio Stato su una propria terra... Lazare convenne in un primo tempo con Herzl: la questione ebraica era un problema di riscatto nazionale. In una conferenza agli studenti russi del 1898, Lazare aveva spiegato la sua concezione della questione nazionale ebraica. Che cosa c'è di comune tra gli ebrei del mondo? Non la religione: ci sono ebrei credenti e non credenti, panteisti alla maniera di Filone di Alessandria o a quella di Spinoza, ci sono dei positivisti, dei materialisti e degli atei. Non la razza... Ciò che unisce gli ebrei è soprattutto la storia, che comporta tradizioni e costumi comuni. "Noi guardiamo le cose sotto una visuale che ci è comune". Gli antisemiti hanno ragione quando sostengono che l'essere ebrei non si riassume nel fatto religioso, "certo non sanno perché, ed è semplicemente il loro odio a conferire a essi una Confusa chiaroveggenza"; che li fa più vicini alla verità che non i giornali che difendono l'ortodossia religiosa come elemento principale dell'appartenenza ebraica. Lazare registrava la resistenza degli stessi ebrei ad accettare una prospettiva nazionale... Ma vedeva "qualche milione di esseri umani che sono stati sottoposti per secoli alle stesse leggi interne ed esterne, che hanno vissuto in conformità agli stessi codici, che hanno le stesse concezioni e gli stessi costumi: essi chiamano ancora se stessi con il loro medesimo nome di ebrei e hanno la coscienza di appartenere a uno stesso gruppo; Che cosa posso ragionevolmente concludere? Che questi milioni di individui formano una nazione"».