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ill., br. È l'estate del 1938. Nissim è un ebreo greco, da pochi anni trasferitosi in Italia. Le sue capacità gli hanno permesso di raggiungere la tranquillità economica. L'apice del suo successo è una casa di mattoni rossi che sorge nella via più elegante di Riccione, di fronte alla spiaggia e, soprattutto, a pochi metri dalla villa dell'uomo più potente dell'epoca: il Duce. Una posizione ambita e invidiata da uomini di potere, fossero gerarchi o industriali. Mentre l'estate prosegue fra feste, ricevimenti, vita di spiaggia, l'atmosfera, per gli ebrei, comincia a farsi pesante. Una vicinanza così evidente di una famiglia di ebrei alla residenza di Mussolini è decisamente inopportuna. Così, sempre più insistenti iniziano le pressioni degli sgherri del regime sul povero Nissim affinché venda la villa. Nissim resiste disperatamente, finché le leggi razziali non cadono come una mannaia anche su di lui. Le minacce di violente ritorsioni costringono la famiglia a cedere per pochi soldi la famosa villa e a cercare di sopravvivere nella condizione di paria in cui la legislazione razziale li ha ridotti. La figlia Camelia ci ha lasciato una preziosa testimonianza di quegli anni: alcune lettere giunte fino a noi in modo fortunoso. L'innocenza dell'adolescenza è più forte della crudeltà del mondo adulto e, pur vivendo in un mondo sconvolto dall'odio e dalle violenze verso la sua "razza", Camelia ci racconta i suoi sogni e i suoi progetti, ma anche il suo tormento per la famiglia...
Mm 140x210 Collana "Biblioteca di storia contemporanea". Brossura originale con bandelle, 211 pagine. Esemplare in perfette condizioni, come nuovo. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
ill., br. Il volume elenca in ordine alfabetico tutti i 458 decorati delle formazioni Waffen-SS divisi in sezioni relative ai diversi gradi della decorazione. Alla fine, una ulteriore sezione riporta i decorati ordinati per unità divisionale nella quale ottennero la concessione della croce di cavaliere. Per ogni decorato viene indicata la data di concessione, il grado, l'unità e il ruolo con i quali la ottennero.
Mm 120x205 Brossura editoriale di pagine 262, un piccolo numero a penna alla prima carta . Esemplare in ottime condizioni. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
Mm 140x210 Collana "Testimonianze fra cronaca e storia". Brossura editoriale con bandelle, 371 pagine. Esemplare in ottime condizioni. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
br. Daniela Padoan raccoglie in questo libro le testimonianze di tre donne - Liliana Segre, Goti Bauer, Giuliana Tedeschi - sopravvissute al campo femminile di Auschwitz-Birkenau. L'autrice conferisce alle conversazioni il ritmo di una lucida, accorata narrazione fatta di rimandi e relazioni perché, come dice Giuliana Tedeschi, "le donne sono maglie, se una si perde, si perdono tutte". Nella storiografia dello sterminio nazista le donne sono pressoché invisibili, la loro presenza è sovrapposta a quella maschile e su questa si appiattisce. Ma, come è scritto nella Postfazione, "senza dimenticare per un solo istante che l'obiettivo dei nazisti era cancellare dal mondo gli ebrei, uomini o donne che fossero, riflettere sulla peculiarità delle sofferenze e sopraffazioni patite dalle donne, così come sul loro modo di opporre resistenza e rendere testimonianza, può servire ad allargare di un poco l'ambito di riflessione".
br. Il 29 ottobre del 1922, mentre le colonne fasciste sfilavano per le strade della capitale, il re Vittorio Emanuele III affidava a Mussolini l'incarico di formare un nuovo governo. Furono in molti allora a pensare che l'esperienza del fascismo al potere non sarebbe durata molto. La realtà sarebbe stata ben diversa. Dal duro colpo assestato alla fragile democrazia liberale al disastro della seconda guerra mondiale il passo sarebbe stato breve, segnando indelebilmente la storia italiana ed europea del Novecento.
ill., br. I Balcani sono considerati il cuore pulsante dell'Europa, nel quale convivono numerosi popoli e civiltà diverse. Una convivenza difficile e per questo motivo è stata nei secoli una terra particolarmente instabile che l'ha resa preda ambita da molte nazioni nel corso della storia. Dall'Ottocento in poi anche l'Italia ha poggiato il proprio sguardo su questa terra, alla quale avrebbe legato il proprio destino negli anni a venire. Sul rapporto con i vicini slavi si sarebbe consumata la crisi dello Stato liberale, e la conquista delle coste dalmate sarebbe stato uno dei cavalli di battaglia della propaganda fascista. Ed è proprio nell'ottica di un'egemonia italiana sulle due sponde dell'Adriatico che furono orientati i rapporti tra il fascismo e gli Ustascia, movimento nazionalista croato sorto negli anni Venti per ottenere l'indipendenza dal nuovo Regno di Jugoslavia, nato dopo la Grande Guerra. Con l'ausilio di un'accurata bibliografia viene qui attentamente seguita l'evoluzione del rapporto tra il fascismo e gli Ustascia, incarnati nelle figure di Mussolini e Pavelic, i leader di questi due movimenti politici, con un'analisi che si rifà anche ad una ricostruzione storica che sempre più va condotta in prospettiva europea.
br. Apparso nel 1922 nel pieno della battaglia politica prima della Marcia su Roma, il pamphlet politico che oggi viene ripubblicato dopo ottantasette anni, costituisce oltre che un'importante testimonianza storica, l'occasione per fare il punto sul famoso "biennio rosso-nero". L'opuscolo - firmato con lo pseudonimo di "Pan" - è stato rinvenuto in una Biblioteca di Modena, dopo lunghe ricerche su tutto il territorio nazionale da parte dei familiari. Francesco Perri fu sempre un irriducibile nemico dei fascisti e lo sarebbe stato di qualsiasi regime che fosse antidemocratico. La presente pubblicazione si avvale della prefazione dell'on. Francesco Nucara, Segretario Nazionale del Partito Repubblicano.
ill., br. Nell'estate del 1942 e nel febbraio del 1943 alcuni studenti della facoltà di medicina di Monaco di Baviera distribuiscono volantini firmati «Rosa Bianca» che incitano alla resistenza contro Hitler e chiedono libertà per il popolo tedesco. Perché rischiano la vita? Che cosa li unisce? Da dove nasce in loro il coraggio e il giudizio? La «Rosa Bianca» non è innanzitutto un gruppo di resistenza, quanto piuttosto un gruppo di persone unite da una profonda amicizia: Alexander Schmorell, Sophie Scholl, Hans Scholl, Willi Graf, Kurt Huber, Christoph Probst, Traute Lafrenz e altri. «Del gruppo che qui ho messo assieme avrai già sentito parlare. Gioiresti di questi volti, se tu li potessi vedere. L'energia che uno dedica a quei rapporti rifluisce tutta intera nel proprio cuore», scrive Hans Scholl. Catalogo della mostra organizzata in occasione della XXVI edizione del Meeting per l'amicizia fra i popoli (Rimini).
Mm140x205 Brossura editoriale con alette, pp. 150. Nuovo. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
br. La governante Cesira Carocci (Gubbio, 1884-1963) è l'unica donna, a parte la moglie Rachele, che abbia vissuto in casa di Mussolini, dal 1923 al 1934. Al contrario di altri collaboratori - dal commesso Navarra all'autista Boratto non ha mai rivelato segreti, né lasciato memoriali. Tra le "donne del duce" è forse la più misteriosa. Raccomandata da Margherita Sarfatti, ribattezzata da D'Annunzio "Suor Salutevole", diventò col tempo interfaccia tra la "società civile" e il dittatore. Confidente, infermiera, "segretaria", entrò in conflitto con donna Rachele. La moglie del duce riteneva che ne coprisse i tradimenti e che lei stessa fosse una delle tante amanti. Nonostante la simpatia della sorella del duce, Edvige - provata da una lettera privata inedita - alla fine fu licenziata.
ill., ril. Una fonte storica poco conosciuta - una rivista coloniale - permette all'autore di seguire da un punto di vista particolare l'avventura coloniale italiana tra indagini scientifiche, prospettive economiche, problemi demografici e velleità politiche, aggiungendo un altro tassello all'analisi storica del fascismo.
ill., br. Le velleitarie ambizioni coloniali del fascismo trovarono nella produzione e nel monopolio commerciale della banana somala l'unico motivo di giustificazione ed esaltazione dell'opera di "civilizzazione" messa in atto dall'Italia nei suoi possedimenti in Africa. La banana della Somalia diventò, dunque, l'unico vero simbolo di un'avventura coloniale tanto enfatizzata dal regime quanto fallimentare nella sua nuda realtà.
Mm 150x230 Brossura editoriale con bandelle, pagine 367. introduzione di Sergio Romano. Opera in ottime condizioni. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE
br. Per sottrarsi alle persecuzioni naziste dopo aver perso i genitori nei campi di concentramento, settantatré giovanissimi ebrei, tra i sei e i diciassette anni, attraversano la Germania e la Slovenia e riescono ad arrivare in Italia, a Nonantola, un paese in provincia di Modena. Qui, a dispetto del fascismo e delle campagne razziali, l'intera popolazione si mobilita per aiutarli, offrendo loro protezione per un anno intero. Ma l'8 settembre del 1943 la situazione precipita: Nonantola viene occupata dai nazisti e i ragazzi devono essere messi in salvo in fretta e tenuti nascosti, con la speranza di farli espatriare in Svizzera. Ripercorrendo la storia rocambolesca dei ragazzini in fuga dal Reich, Mirella Serri riporta alla luce anche il segreto e tenace lavorio di un personaggio poco conosciuto ma centrale nella Shoah: il gran Muftì di Gerusalemme, Amln al-Husaym, esponente dell'islamismo più radicale. Da Berlino, dove si era rifugiato lavorando a fianco di Hitler e di Eichmann, al-Husay-ni cercò in ogni modo di bloccare l'espatrio e la salvezza degli ebrei, inclusi i ragazzi che si rifugiarono a Nonantola, arrivando perfino a costituire una divisione autonoma di SS musulmane nei Balcani per precludere l'ultima via di scampo. Quella dei ragazzi di Nonantola e dei loro salvatori è una storia di eroi dimenticati o trascurati, una storia di ribellione corale alle dittature, una storia tutta italiana e al tempo stesso universale di generosità e di profonda umanità, in una lotta contro il male che si rivela, con altri volti e altri nomi, drammaticamente attuale.
Mm 145x215 Collana "Orientamenti". Prefazione di Franco Bertone. Brossura editoriale di XI-223 pagine. Esemplare in buone condizioni. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
br. Reduce dalla deportazione ad Auschwitz e Ravensbrück, l'undicenne Ceija Stojka giunse nel campo di concentramento di Bergen-Belsen al principio del 1945. Vi sarebbe rimasta - insieme alla madre e ad altri parenti - fino all'aprile dello stesso anno, quando il lager venne liberato dai soldati dell'esercito britannico. Di lì a poco poté intraprendere il lungo viaggio per tornare nella sua città, Vienna. Dopo oltre mezzo secolo, l'ormai settantenne Ceija Stojka ricorda i mesi trascorsi a Bergen-Belsen. Descrive senza enfasi la spaventosa quotidianità - l'onnipresenza della morte, il tormento della fame, le violenze subite, la ferma volontà di sopravvivere - e ce ne restituisce un'immagine vivida. Pur avendo visto di quali crudeltà gli esseri umani sono capaci, le parole di Ceija Stojka non tradiscono odio né amarezza. Da esse traspare piuttosto un ostinato interrogarsi su un aspetto: come hanno potuto, tanti uomini, mettersi così ciecamente nelle mani di un altro uomo, di un regime sanguinario? Il suo racconto non fornisce risposte al riguardo ma trae esplicitamente origine da una impellente necessità: ricordare per combattere la sopraffazione e l'oblio, poiché ciò che è stato può ripetersi.
br. Hitler è tornato. Hitler non se n'è mai andato. Era Silla, era Cesare, era Carlo V, era Luigi XIV e ancora Napoleone. L'Impero dei Romani definito dai suoi ideologi "pace", la Grandeur della Francia, il Destino dei Tedeschi: non esiste differenza e l'atteggiamento sbagliato di sempre è quello di accreditare una presunta eternità a dei caratteri che esistono solo nella retorica dei vincitori di turno. Ecco perché di eterno c'è solo Hitler, cioè l'hitlerismo, inteso come idolo, la brama spasmodica del potere per il potere, l'asservimento alla macchina dello Stato e della produzione: non un'invenzione necessariamente tedesca. Non c'è una riga di questo lucidissimo saggio di Simone Weil che non imponga una scelta a noi uomini, l'unica scelta di sempre, la più drammatica: il culto del potere o la sua critica. Non c'è una riga che non possa essere ritrascritta oggi, pensando alla presunta eterna minaccia dell'Islam, del pericolo cinese, dei popoli minacciati dal terrore e dalle guerre. Questo libro interroga tutti gli europei, gli occidentali, e li costringe a guardare alle loro origini, all'Hitler che è in loro e che proiettano sul nemico.
br. Hitler è tornato. Hitler non se n'è mai andato. Era Silla, era Cesare, era Carlo V, era Luigi XIV e ancora Napoleone. L'Impero dei Romani definito dai suoi ideologi "pace", la Grandeur della Francia, il Destino dei Tedeschi: non esiste differenza e l'atteggiamento sbagliato di sempre è quello di accreditare una presunta eternità a dei caratteri che esistono solo nella retorica dei vincitori di turno. Ecco perché di eterno c'è solo Hitler, cioè l'hitlerismo, inteso come idolo, la brama spasmodica del potere per il potere, l'asservimento alla macchina dello Stato e della produzione: non un'invenzione necessariamente tedesca. Non c'è una riga di questo lucidissimo saggio di Simone Weil che non imponga una scelta a noi uomini, l'unica scelta di sempre, la più drammatica: il culto del potere o la sua critica. Non c'è una riga che non possa essere ritrascritta oggi, pensando alla presunta eterna minaccia dell'Islam, del pericolo cinese, dei popoli minacciati dal terrore e dalle guerre. Questo libro interroga tutti gli europei, gli occidentali, e li costringe a guardare alle loro origini, all'Hitler che è in loro e che proiettano sul nemico.
Mm 155x230 Collana "I Volti Della storia". Volume in copertina rigida con sovraccoperta originale, 252 pagine con illustrazioni in nero nel testo. Opera in ottime condizioni. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.