252 résultats
"In-4°; cc. (28), 162, (1), 1 cb. Il frontespizio è entro cornice xilografica a grottesche, sul verso del frontespizio una vignetta incisa su legno raffigura l’autore che consegna il libro al dedicatario dell’opera; prima del ricchissimo Indice degi argomenti, un editto editoriale in cornice alle armi del cardinale Francesco di Chiaromonte; la stessa cornice si ripete nel testo con lo stemma della città di Avignone e la dedica dell’autore che precede la “prefatiuncula”. Inizia poi lo “Iuridicus de peste tractatus editus per excellente iureconsultum Io. franciscum de Sanctonazario cognominatum De Ripa civem papiensem...”. Alcune note manoscritte ai margini. Legatura in piena pergamena coeva, tagli in rosso. prima edizione, con ancora aldina al colophon. De Channey è considerato uno tra i più celebri tipografi avignonesi; la sua marca tipografica riprende esattamente quella di Aldo. De Channey per proteggere il proprio lavoro include, come detto, un privilegio del cardinale legato di Avignone, in cui si prevede la multa di 100 monete d’oro in difesa della non riproducibilità del testo, assieme con la confisca delle copie e la scomunica; il libro fu immediatamente ristampato da Vincent de Portonariis a Lione, il tipografo tentò di perseguire questa violazione ma non vi riuscì perché in Francia il privilegio con la sola autorità papale non era riconosciuto completamente valido (E. Armstrong, Before copyright, the French book privilege system). Edizione originale, dello stesso anno ma precedente quella di Lione, di quello che può essere considerato il primo trattato giuridico sull’igiene pubblica e la prevenzione. L’autore dichiara che spiegare le cause della peste è una questione fisica, e che lui intende esprimersi, da giureconsulto, sulla materia legale relativa alla gestione dello stato di calamità e della prevenzione. Si riconosce che la peste insorge da acque putride, dall’aria insalubre, dall’immondizia delle cloache; la trattazione riguarda quindi l’aspetto legislativo relativo alla gestione del contagio, i rimedi relativi alla salute pubblica in particolare appunto rispetto agli acquedotti e alle cloache pubbliche e private. I risvolti sociali e economici di uno stato di calamità si evidenziano qui numerosi, con le relative indicazioni su come affrontarli: si parla ad esempio della funzione della carità, del ruolo dei dottori, del comportamento che devono tenere i malati e di quello dei “rustici”o, della necessità di costruire ospedali fuori dalle mura della città, sull’uso dei bollettini per informare i cittadini, sull’uso benefico dei giochi per combattere la depressione, da evitare però in tempo di peste per non affaticare il corpo. Francesco Riva di San Nazzaro (1480-1535) fu giureconsulto illustre nato appunto a Rivanazzano, nel pavese; dal 1518 fu professore all’Università di Avignone e dal 1533 a Pavia. Harvard French, 461. In-4 °; cc. (28), 162, (1), 1 cb. First edition with aldine anchor at the colophon.The title page is within a grotesque woodcut frame, on the back of the title page a vignette engraved on wood depicts the author delivering the book to the dedicatee of the work; before the very rich Index of topics, an editorial edict with the coat of arms of Cardinal Francesco di Chiaromonte; the same frame is repeated in the text with the coat of arms of the city of Avignon and the dedication of the author preceding the ""prefatiuncula"". Then begins the “Iuridicus de peste tractatus editus per excellente iureconsultum Io. franciscum de Sanctonazario cognominatum De Ripa civem papiensem ... "". Some handwritten notes in the margins. Full contemporary vellum binding, red edges. De Channey is considered one of the most famous Avignon printers; its typographic brand exactly matches Aldo's. De Channey to protect his work includes, as mentioned, a privilege of the cardinal legate of Avignon, which provides for the fine of 100 gold coins in defense of the non-reproducibility of the text, together with the confiscation of copies and excommunication; the book was immediately reprinted by Vincent de Portonariis in Lyon, the printer tried to prosecute this violation but failed because in France the privilege with the Papal authority alone was not recognized completely valid (E. Armstrong, Before copyright, the French book privilege system). Original edition, from the same year but preceding that of Lyon, of what can be considered the first legal treaty on public hygiene and prevention. The author declares that explaining the causes of the plague is a physical matter, and that he intends to express himself, as a jurist, on the legal matter relating to the management of the state of calamity and prevention. It is recognized that the plague arises from putrid waters, from unhealthy air, from the garbage of the sewers; the discussion therefore concerns the legislative aspect relating to the management of the contagion, the remedies relating to public health, in particular precisely with respect to aqueducts and public and private sewers. The social and economic implications of a state of calamity are highlighted here numerous, with the relative indications on how to deal with them: for example, the function of charity, the role of doctors, the behavior that the sick must have and that of ""rustic ”Or, of the need to build hospitals outside the city walls, on the use of bulletins to inform citizens, on the beneficial use of games to combat depression, to be avoided in times of plague so as not to tire the body. Francesco Riva di San Nazzaro (1480-1535) was an illustrious jurist born in Rivanazzano, in the Pavia area; from 1518 he was professor at the University of Avignon and from 1533 in Pavia. Harvard French, 461. "
in 4, pp. (6), 312, (38), 205, (14), leg. poster. m.perg. e ang. Illustr. da 3 tav. inc. in rame, una f.t. raffig. l'autore che offre il volume a Filippo d'Austria e 2 n.t. raffig. il lazzareto di Palermo; al titolo grande silografia da 4 legni raffig. rimedi contro la peste, ripetuta fra la seconda e la terza parte, impresa dello stampatore al colophon. Uno dei più celebri trattati sulla peste del Cinquecento, importante nella storia della medicina per la posizione di rifiuto da parte dell'Autore della teoria della peste ''manufatta''. Il fenomeno della peste viene analizzato con grande rigore scientifico da quattro angolazioni (corrispondenti ad altrettante parti dell'opera): che cosa sia la peste e la sua sintomatologia, le norme di igiene e di organizzazione sanitaria per i malati, la prevenzione per la popolazione della città non ancora contagiata, la prassi terapeutica per gli appestati. G. F. Ingrassia, dopo essersi laureato a Padova, dove era stato allievo di Falloppio e Vesalio, si stabilì a Napoli. Era protomedico in Sicilia - incarico che aveva ricevuto da Filippo II nel 1563- durante il contagio di peste nel 1575; il suo contributo fu allora importante e il suo rifiuto di ipotesi fantasiose di peste manufatta segnò un passo avanti determinante nell'epidemiologia. Nel 1577 fu pubblicata una ''Parte quinta'' dallo stesso stampatore. Il capitolo 3. della quarta parte fu tradotto in latino ed inserito in una raccolta di scritti curata da J. Camerarius (Synopsis commenatriorum de peste, Norimberga 1583). Rarissima cinquecentina palermitana illustrata, di notevole interesse medico. Buon esempl., con rari aloni.. Adams I-120. BMC p. 339. Castiglioni, Storia della medicina, pp. 428-429. Durling, 2547. Mortimer, Harvard, I, 241. Mira III, 202: ''La quinta parte di quest'opera fu riprodotta nel 1624, quando la peste devastò quest'isola''. Bird, Medical Edinburgh 1314-15..
In-4°; antiporta calcografica incisa da Thiboust su disegno di Peuget (leggermente rifilata al margine inferiore), e pp. (16), 134, 1 cb, pp. (4); pp. 128, (7), un legno al frontespizio, nel testo capilettera e legni tipografici. legatura in pergamena coeva con dorso in cartonato. timbro a inchiostro all’occhiello. Sebbene apparentemente tradotto dal francese, come si legge al frontespizio, è la prima edizione di quest’opera del padre cappuccino Maurice de Toulon sui metodi di utilizzo dei profumi per allontanare la peste, una pratica che era assai comune fina dai tempi antichi, come si pensava anche che i profumi proteggessero dall’inalazione delle particelle infette presenti nell’aria. L’opera è basata sull’esperienza di Maurice de Toulon durante la peste a Genova nel 1656-57. La prima edizione francese appare un anno più tardi nel 1662, con un altro titolo. Krivatsy 7587.
1 épreuve gélatino argentique [120 x 172 mm] contrecollée sur carton fort de l'époque , , in-8, 1 épreuve gélatino argentique [120 x 172 mm] contrecollée sur carton fort de l'époque, , Portrait de Louis Pasteur sur son lit mortuaire. Étant donné son cadrage et sa proximité, ce portrait mortuaire a sans doute été effectué par un proche de Pasteur; il ne s'agit pas d'une prise de vue officielle. Louis Pasteur, né le 27 décembre 1822, meurt le 28 septembre 1895 à 16h40 à Villeneuve-l'Étang, dans l'annexe dite « de Garches » de l'Institut Pasteur, où il s'installait souvent l'été. Sa chambre y est toujours conservée. Des funérailles nationales lui sont réservées le 5 octobre suivant, au cours desquelles son corps, préalablement embaumé, est déposé dans la crypte de Notre-Dame de Paris. En 1896, à la demande de son épouse, son corps fut placé dans la crypte de l'Institut où il repose au milieu de ses disciples. Un masque mortuaire est visible dans la crypte. Un négatif sur plaque de verre montrant la chambre mortuaire prise en 1926 est conservé au Département Estampes et photographie à la BnF (8/5/26, la chambre mortuaire de Pasteur à Garches : photographie de presse / Agence Rol.) Un cliché mortuaire montrant Pasteur sur son lit de mort en présence de ses petits enfants a été publié en 1956 par sa petite-fille Camille: Pasteur Vallery-Radot, Images de la vie et de l'oeuvre, p. 158 (document photographique provenant de la collection Pasteur Vallery-Radot). Le carton sur lequel est contrecollé le portrait de Pasteur porte un fin liseret rouge d'encadrement, le bord supérieur du tirage est accidenté. Documents annexes joints : 1 tirage argentique contrecollé sur carton [165 x 110 mm] légendé : Portrait de Pasteur avec sa petite-fille Camille Vallery-Radot par Léon Bonnat (1886) / 4 tirages argentiques [170 x 220 mm] de portraits réalisés aux pastels par le jeune Louis Pasteur entre 1835 et 1842 : portrait de sa mère, de Claudine Benoiste Parpandet dite soeur Constance, portrait d'une jeune fille et portrait de son père / 1 gravure du XIXe siècle : portrait âgé de Louis Pasteur par Roussel
Cm. 33,5 x 23,5, piena pergamena orig., pag. (58) 792 (76) (1 c.b.) più splendido antiporta architettonico ed allegorico inciso da Federico Agnelli su invenzione di J. C. Storer. Importante trattato di storia e di economia milanese. Un restauro antico al piatto posteriore, segni di usura ma nel complesso ottimo esemplare. Nel nostro esemplare la quartina "c" è presente due volte. Cfr. Cat. Piantanida,II,1093: “Non si conoscono altre edizioni di quest’opera notevole e sconosciuta alle principali bibliografie. Importanti i capitoli sulle spese della peste e per il mantenimento delle milizie”; Einaudi, 966; Cat. Hoepli, Milano nei suoi libri..., 627; Predari, p. 57; Argelati,I, p.I, 408.
In-8 p. (mm. 211x150), mz. pergamena con ang., titolo ms. al dorso, pp. (8),151. Nell'opera: "aggiontovi un breve compendio delle più segnalate specie di peste in diversi tempi occorse. Diviso in due parti: Dalla creazione del Mondo fino alla nascita del Signore - Et da N.S. fino alli presenti tempi. Con diversi antidoti". "Edizione originale" di quest’opera che, assieme al "De peste" del Ripamonti, servì da fonte di ispirazione al Manzoni per la sua descrizione della peste nei "Promessi Sposi". Cfr. Predari, p. 297 - Cat. Hoepli,945 - De Renzi “Storia della Medicina in Italia",IV, p. 473. “Il milanese Alessandro Tadini (1580-1661) fu protomedico di Milano nel periodo della famosa peste del 1630, sulla quale ha lasciato questa importante opera”, così Diz. Treccani,XI, p. 893. Restauro al frontesp. e all’ultima carta, peraltro esemplare ben conservato.
In-8 p. (mm. 216x159), mz. pergamena con ang. coeva (risg. rifatti), pp. 139, marca xilografata al frontespizio. Rara "edizione originale" di questo importante studio sulla peste. “Francesco Pona (1594-1655), fu un medico e poligrafo veronese. Membro dell’Accademia degli Incogniti, scrisse romanzi, tragedie, commedie.. Non certo eroica fu la sua condotta durante la pestilenza, giunta a Verona tra il 1630 e il 1631. Incluso nella seconda leva dei medici precettati per far fronte ai bisogni della città e del lazzaretto, egli riuscì a essere esentato dal Provveditore. Al servizio della patria mise però la sua penna, sia in veste nosografica che storiografica. Dopo due opuscoli di carattere tecnico sulla peste, entrambi del 1630, l’anno successivo Pona pubblicherà "Il Gran Contagio di Verona", una delle sue opere più celebri. Oltre a un approccio razionalistico alle origini della pestilenza, di cui vengono ricostruite le cause storiche, geografiche e ambientali, il ‘Contagio’ si segnala per l’icastico, spesso tragico resoconto degli orribili sconvolgimenti vitali portati dall’epidemia nella città. Lo scritto, che fonde suggestioni classiche e mimesi dei fatti, farà da modello a molti resoconti posteriori della peste nell’Italia settentrionale, ispirando forse anche Manzoni”. Così Diz. Biograf. Italiani, Vol. LXXXIV. Cfr. Michel,VI, p. 138 - Cat. Piantanida,II, 2103 per la seconda ediz. del 1727. Con lievi aloni margin., ma certamente un buon esemplare.
in-4, pp. (28), 454, (2), 1 cb, bella leg. m. pelle settecentesca con tass. e tit. oro al d., piatti in cart. dec. Tagli rossi. Gr. marca tipogr. in legno dei Giolito al front. e ripetuta al colophon. Iniziali animate, testa. e fregi tutti xilogr. Rara prima ediz. di importante testo sulle norme e istruzioni da osservare in occasione della peste in Milano del 1576, ristampato solo nel 1630 dopo la famosa peste manzoniana. Sono descritti i rimedi, le prescrizioni e i medicamenti per preservarsi dal contagio. Da pag.167 a apg.182 elenco delle parrocchie milanesi con i nomi dei sentori e cavalieri preposti al controllo del contagio. Il testo può considerarsi la cronaca di quanto avvenne nella città di Milano in quei tragici giorni. Manca a Brunet e Olschki, Choix. Predari 284. Hoepli 628: "E' la raccolta di tutti gli ordini pubblicati in Milano in occasione della peste detta di S. Carlo". Errori di impaginazione nelle pagine preliminari che risultano mal poste ma tutte presenti. Errore nella numerazione delle pagine da 93 a 96 ma completo. Picc. fori di tarlo al d. Qualche lieviss. gora marginale ma ottimo esempl. [188]
In 2° (34,4x22 cm); due tomi in un volume: XXXVI, 260 pp. e una carta geografica più volte ripiegata, XII, 265, (27), (3) pp. e 10 c. di tav. fuori testo più una carta geografica più volte ripiegata. Completo. Legatura coeva in piena pergamena molle. Qualche lieve foxing al margine esterno di poche pagine, ininfluenti e nel complesso esemplare in buone condizioni di conservazione. Xilografia ai frontespizi. Primo frontespizio stampato in rosso e nero. Testane e finalini xilografici. dsc_0378_clipped_rev_1Prima edizione dell’opera “varia” del grande medico romano Giovanni Maria Lancisi (Roma, 26 ottobre 1654 – Roma, 20 gennaio 1720). Anatomista, fisiologo, botanico, fu anche un valente studioso di letteratura e conoscitore di antiquariato. In campo anatomico descrisse per le strie longitudinali mediali del corpo calloso, i così detti “nervi di Lancisi”, al “segno di Lancisi”, ed un particolare tipo di pulsazione nel polso giugulare, presente in casi di attacco cardiaco. A lui si deve l’intuizione della trasmissione della malaria attraverso il morso delle zanzare ed il consiglio di bonificare le paludi dell’Agro Pontino. Intuì che la malaria era un vera e propria forma di “pestem”, un’infezione che veniva trasmessa attraverso il contagio, scontrandosi così con i fautori dell’antico umoralismo. Arrivò ad ipotizzare che gli insetti depositassero organismi nei cibi che poi venivano assunti dagli uomini o che gli insetti iniettassero direttamente nelle ferite la loro saliva che secondo Lancisi, conteeva un “venifico liquido”.Tra le opere di medicina di Lancisi si ricordano il De subitaneis mortibus (1707), la Dissertatio de recta medicorum studiorum ratione instituenda (1715), e il postumo De motu cordis et aneurysmatibus (1728), con il quale contribuì allo sviluppo della fisiopatologia cardiocircolatoria. Fra le opere qui contenute: Dissertatio historica de Bovilla Peste; De recta studio rum Medicorum; De subitaneis morti bus; Dissertatio de nativis; De Noxiis Paludum Effluviis Libri (nella quale si preoccupò di problemi legati alla salute pubblica); Humani Corporis Anatomica Synopsis; De humorum secretionibus in genere; An acidum ex sanguine extrahi; De triplici interstinorum Polypo; De Physiognomia; De ortu, vegetaztioneac textura fungo rum; De Plinianae Viallae Ruderibus; De motu cordis & aneurysmatibus. "Lancisi, great Italian clinician, was the first to describe cardiac syphilis; he was also notable as an epidemiologist, with a clear insight into the theory of contagion. He was physician to Pope Clement XI, who turned over to him the forgotten copper plates executed by Eustachius in 1552. Lancisi published these with his own notes in 1714. [...] Lancisi's posthumous De aneurysmatibus published in 1728 appears only in later collected editions" (Garrison Morton). Opera non comune da reperirsi completa, nella sua legatura coeva ed in buone condizioni di conservazione.
2 parti in 1 volume in-4 (mm 203x147), ciascuna con proprio frontespizio con impresse armi papali, pp. (8), 92, legatura coeva in pergamena floscia, titolo manoscritto lungo il dorso e il piede, capitelli passanti, al piatto anteriore indicazione manoscritta "Doppio". Al titolo armi di Papa Sisto V, cui è dedicata l'opera. Prima edizione di questo raro trattato sulla peste del medico e filosofo di Fossano, attivo nella seconda metà del XVI secolo. L'opera è divisa in due libri e tratta nel primo i modi per preservarsi dal contagio, nel secondo della cura dei bubboni. Leveroni fu autore anche di aforismi editi a Mondovì nel 1565. Buon esemplare, lievi arrossature della carta, al titolo nota ms. di mano del XVIII secolo "Di Carlo Francesco di Lucerna" . Durling, 2805. Carbonelli, 169. .
In 16°, legatura settecentesca da collezione tutta pelle con ricchissimi fregi impressi a secco ed in oro ai piatti, piccoli difetti al dorso. Prima edizione di interessante testo curato e forse anche scritto da Marco Gonzaga vescovo di Mantova, ma sopratutto una delle pochissime copie conosciute uscita dai torchi del tipografo maceratese Marcellini. Edizione mancante a quasi tutte le biblioteche del mondo. Cc. 86 di cui 80 num. (pp 168) e tre nn.
Cm. 19; cc. (4), 18. Legatura fine ottocento in mezza tela con punte, etichetta con titolo al dorso. Timbro di biblioteca con annullo. Firma di possesso al frontespizio di Martin Fogel Medico di Amburgo (1634-1675). Prima edizione rara. Donzellini Girolamo, nato a Orzinuovi (Bs) nel 1513, laureato in medicina a Padova, si trasferì a Roma, Venezia e Verona, accusato di eresia venne condannato all'affogamento, sentenza eseguita a Venezia nel 1587. (Eresia, Peste, Medicina, Haeresy, medecine) 1432/P
In-16 p. (mm. 156x106), p. pergamena antica, tit. ms. al dorso, pp. (8),120,(16), marca tipografica xilografata al frontespizio (giglio fiorentino con ai lati seduti due putti alati), ornato da grandi iniziali figurate a vignetta, pure inc. su legno. “Aggiuntovi di nuovo una Epistola dell’Eccellente Giovanni Mainardi da Ferrara & uno Consiglio di Niccolò de’ Rainaldi da Sulmona, non più stampati. Con due Tavole”. Cfr. Camerini “Annali dei Giunti di Firenze”,II,58: “Il "Consiglio" del Mainardi era stato composto in occasione della peste di Venezia del 145. E’ qui tradotto dal Lorenzini”. Tutti gli altri componimenti erano a stampa da molto tempo”. Solo qualche lieve fiorit. e traccia d’uso, altrimenti esemplare ben conservato. Molto raro.
IIn 4° (mm 200x145), pagg. (8), 114, (14) con marca tipografica silogr. al frontespizio, grandi capilettera istoriati e testatine incise in legno. Legatura moderna in mezza pergamena, carta decorata e tassello al dorso. Prima edizione delle lezioni tenute dall’Autore a Padova e raccolte in capitoli da Gerolamo Zaccho, medico e filosofo patavino. Il Mercuriale si sofferma sulla natura della peste e del suo contagio riportando anche rimedi consigliati da Galeno e indicazioni per una salubre alimentazione. Ottimo esemplare. Durling, p. 396; Wellcome 4237.
Horum: Primus, De morbis muliebribus in quatuor libros dispositus - Secundus, De puerorum morbis, cum Tralliani de lumbricis epistola ab eodem Auctore in Latinum versa, & de venenosis, ac venenis opuscolo - Tertius, De peste, praesertim de Veneta & Patavina - Quartus, demum, De morbis cutaneis, in tres libros digestus: Atque hi omnes hac novissimaEditione suis propriis vel peculiaribus Indicibus studiosissim? conlustrati. 1 (4 parti) 24,5x16,5 cm., legatura in piena pergamena morbida, titolo manoscritto al dorso, legacci non completi, pagg. (6) 175 (19); (4) 188 (12) 70 (6); (8) 62 (6); (8) 168 (12); marca in frontespizio, testatine, capilettera e finalini, testo in latino con la versione in greco dell?Epistola, diverse annotazioni calligrafiche ai margini, qualche pagina brunita, piccoli segni di tarlo, qualche errore di numerazione e di impaginazione nelle pagine dell'Epistola, ma opera ben conservata e molto interessante, rara. Significativo ex libris Docteur P. A. Creange.
In-8 p. (mm. 207x147), p. pelle coeva (lievi abras.), dorso a cordoni con tit. oro, tagli rossi, 12 cc.nn., 380 pp. num.; bella grande vignetta incisa in rame al frontespizio, ornato da grandi capilettera figurati inc. su legno. “Con molti Avvedimenti utili, e necessari à tutte le Città d’Europa, che cadessero in simili infortunij, e calamità”. Cfr. Predari, p. 284 - Cat. Hoepli,629: “La presente ristampa dell'opera del Centorio venne eseguita in occasione della famosa peste del 1630, quella dei "Promessi Sposi", che rimise in vigore le prescrizioni adottate nelle pestilenze precedenti.” - Argelati,1,1, 410. Esemplare corto dei margini; restauro al frontesp. per manc. ang. infer., ex-libris applicato al verso dell’ultima carta, altrimenti ben conservato.
In folio (mm 280x190); pagg. (16), 131. Stemma inciso in rame al frontespizio e diverse iniziali istoriate silografiche. Nota manoscritta alla sguardia superiore: “Donato dall’autore a me Art.o Richiadei in Venetia, 1632, li 10 ottobre”. Piena pergamena coeva all’olandese. Edizione originale di questo non comune trattato sulla peste di Troilo Lancetta, medico veneziano del Seicento, il quale “scrive dell’origine del contagio di Venezia del 1630” (Cicognara, 5526). Trattato di medicina sulla peste, le cause e le modalità della diffusione del contagio, le manifestazioni della malattia e le cure.. Sebbene al frontespizio vi sia scritto “Seconda impressione”, non risulta nessun’altra edizione precedente. Buon esemplare, molto marginoso, con leggero alone di umidità al margine inferiore delle prime sei carte e delle ultime dodici. Leggere grinze alla legatura che presenta alcune macchie. Krivatsy 6627, Cicognara, Bibliogr. Veneziana, 5526. Non in Walzer e Osler.
In 4° cc. (10), (4). Ai frontespizi marca tipografica incisa su legno e le pagine in entrambi hanno il testo racchiuso entro una cornice xilografica decorata. Legatura in cartonato semplice. Leggerissimi fori di tarlo alle prime carte.
In 8° (mm 195x133), pagg. (8), 124 con marca tipografica silogr. al frontespizio, grandi capilettera istoriati e fregi incisi in legno. Legatura coeva in piena pergamena, titolo manoscritto al dorso. Verso della marca tipografica ricalcato a mano. Trattato, dedicato al Reverendo Sisto Todeschi, che narra le vicende del contagio di peste che colpì Bologna nel 1630 fornendo anche le ricette per alcuni medicamenti. Il Piantanida riporta: “tratta da una relazione di Giacomo Michelori, canonico d’Urbino, è interessante per l’efficace descrizione della peste in Bologna e i nomi dei medici che curarono gl’infermi”; egli cita un esemplare con una tavola fuori testo raffigurante una pianta del lazzaretto di cui non si fa menzione nell’esemplare ICCU. Legatura con piccole mancanze al dorso e segni d’uso, alcune carte con bruniture, tipiche della carta del tempo. Manca forse la tav. f. t. che raffigura la pianta del lazzaretto. Piantanida, 2098 “Rara ediz. orig.”; Frati, 777; Lozzi, 741: “Raro”.
In 4° (mm 210x150). Carte non num. 8, carte num. da 5 -142, carte non num. 8 (di indice). Marca editoriale al frontespizio in silografia. Capilettera istoriati, malnumerazione dalla carta 129 alla 132, vi è una ripetizione numerica. Conclude l’opera gli 11 capitoli del “De putredine scribendi occasio, & propositum” di Marcus Oddi, figlio di Oddo Oddi. Pergamena floscia coeva con titolo manoscritto al dorso. Prima edizione. Bell’esemplare che presenta lievi aloni saltuari. Presente tracce di tarlo restaurate. Tracce d’uso alla pergamena, esigue tracce di legacci. Manca a Vicaire; Durling, 3385; Adams, II, O-51. Presenti 11 esemplare nell’ICCU.
In-4°; pp. (16), 131, stemma con motto inciso su rame al frontespizio, capilettera figurti incisi su legno. Legatura in piena pergamena con titolo manoscritto al dorso e al piatto superiore iscrizione manoscritta “offitii sanitatis Anconae. 1632”. Trattato di medicina sulla peste, le cause e le modalità della diffusione del contagio, le manifestazioni della malattia e le cure..
In-4° (cm. 20,8), legatura coeva in p. pergamena (strappo al capitello di testa); pp. [8], 179, [1] in buono stato, stemma del dedicatario papa Urbano VIII al front., capilettera e finalini xilografici; lievi bruniture e fioriture sparse, tracce di tarlo al margine interno di alcune carte senza fastidio al testo, firme seicentesche di possesso e un timbro coevo di biblioteca dismessa al front., piccoli segni d'uso. Edizione originale. Medico dei papi Gregorio XV e Urbano VIII, Alsario (o Alsari) venne allontanato da Roma perché «bisbetico, litigioso, millantatore soverchio e poco prudente» [Gerini 1829, p. 287]. Libro assai interessante e raro di un medico inascoltato: «Temendosi di peste l'anno 1630 vi pubblicò in lingua italiana un discorso pratico a preservarsi dal contagio; né avendo punto giovato questo suo lavoro, stampò l'anno seguente un consiglio in lingua latina sopra la peste che di già incrudeliva» [Storia letteraria della Liguria III, 256]. Es. più che discreto. (SE1)
In 8, pp. (20) + 560) + (32). Piccola manc. al mar. int. delle prime cc. P. pg. coeva con danni rip. al d. Ed. originale ed unica di questo testo molto considerato tra quelli dedicati alla cura e governo delle pestilenze. Nel 1657 l'Italia e la Liguria in particolare, venne colpita da un'epidemia di peste da piu' gravi di quegli anni. L'opera dell'Antero (al secolo Filippo Micone 1620 - 1686) esamina l'oganizzazione della sanita' pubblica a Genova e in Liguria descrivendo i lazzaretti di Savona, Pontedecimo, S. Pier d'Arena, Voltri, Pegli, Recco, Chiavari, Voltaggio, Novi, Montobbio, Savignone. Antero si dilunga nel descrivere nascita e sviluppo del contagio a Genova. In fine l'autore si dilunga nel descrivere struttura e personale del lazzaretto: il medico, lo speziale, l'infermiere, il provveditore, il dispensiere, i chirurgi, il cuoco, balie, lavandaie ecc. Krivatsy, 336.
Edizione originale di notevole rarità di questo ampio trattato sulla peste
In 4° (mm 225x155), pagg. (8), 137, (6). Marca tipografica silogr. al frontespizio, iniziale ornata incisa in legno. Legatura in piena pergamena coeva, titolo manoscritto al dorso, tracce di lacci. Edizione originale composta dal lucchese Simoni (1532-1602), medico dell’Elettore di Sassonia, che fu accusato di pratiche eretiche e di ateismo. Nota di possesso cassata al frontespizio, nota manoscritta alla guardia anteriore, prime e ultime carte con mancanze alla parte esterna del margine causati dall’umidità. Durling, 4217; Welcome, 5981.