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Prima edizione. Ottimo esemplare completo della bellissima sovracoperta illustrata, molto rara, qui in esemplare non restaurato, con piccole mancanze al taglio alto e a testa e piede del dorso, e un distacco fermato alla cerniera anteriore. Il libro è particolarmente noto per la celebre sovracoperta, disegnata da Bernardini in uno stile che anticipa di trent’anni la Pop art. Raccoglie sei piacevoli novelle erotiche e uno dei pochi scritti autobiografici di Marinetti, «Autoritratto», molto compulsato dagli storici d’oggi. Nove belle tavole futuriste di Ivo Pannaggi ornano i testi (oltre al più piccolo ritratto sintetico di Marinetti a p. [5], per un totale di dieci disegni originali): le copertine per i sette testi, la tavola con Marinetti e Vecchi durante la «battaglia di via Mercanti» (p. [17]) e l’«Autocaricatura» (p. [92]). Cammarota, Marinetti, 127
Edizione originale. Ottimo esemplare. Manifesto di cm 23x29, pp. [4] con fotoripr. b.n. Contiene due testi: «Le solenni onoranze nazionali a F.T. Marinetti» e «Primo Congresso Futurista Italiano», suddiviso in «Idee esposte e discusse al congresso» e «Dichiarazioni politiche acclamate al congresso». Testi datati «Milano, 25 Novembre 1924». Contiene poi le fotoriproduzioni di: palcoscenico del teatro Dal Verme; Marinetti e i delegati futuristi in corteo; la più grande bandiera d'Italia ideata da M. Somenzi. Le fotografie, non firmate, sono di Mario Castagneri che è fotografo ufficiale dell’evento (cfr. Lista, Futuristi e la fotografia, 51-52; Diz. Fut., p. 237c). Ottimo esemplare.
Catalogo di mostra, dal 12 ottobre 1995. Testi di Filippo Piazzoni e Saskia Avalle. Con 9 ill. (opere di Koulbine, Zatkova, Depero, Prampolini, Thayaht, Gerardo Dottori, et al.) . 8vo. pp. 28. . Molto buono (Very Good). . . . La mostra esponeva 8 ritratti di Marinetti, ciascuno raffigurante una ''fetta'' di futurismo, dal momento iniziale agli ultimi anni.
Documento originale con firma autografa. Lieve traccia di gora d’acqua che interessa tutto il bifolio, appena percettibile al recto, che non disturba in alcun modo la leggibilità e la conservazione del documento; busta lacerata in testa e sul lato sinistro, con minime perdite all’intestazione e una lacerazione ricomposta; timbro postale leggibile e francobollo conservato; nel complesso, insieme in più che buone condizioni di conservazione. Lettera di fondamentale contenuto per la storia del futurismo, dettata da Marinetti al segretario Decio Cinti nel novembre del 1920, parallelamente al lancio ufficiale dei «club futuristi» su «La Testa di ferro». Indirizzata alla residenza di Jannelli in Castroreale Bagni, provincia di Messina: «Carissimo Jannelli, speravo di ricevere un tuo articolo per Testa di ferro | Avrai letto, in questo giornale, della trasformazione dei fasci futuristi in Club futuristi destinati ad accogliere tutti gl’italiani, anche non artisti, che siano nettamente mondi da ogni spirito reazionario. — Abbiamo scelto la parola Club, perché le solite: Fasci, Circoli, Gruppi, creerebbero confusioni. | Ti prego di comunicare la cosa a tutti gli amici. | Una calda stretta di mano. Tuo | FT Marinetti». -- Il contenuto della lettera aggiunge dettagli fondamentali alla vicenda dei cosiddetti «club futuristi», poco o per nulla nota agli studiosi: promossi per iniziativa di Marinetti e Mario Carli come evoluzione dei fasci futuristi dopo la disfatta elettorale di fine 1919, essi vengono inizialmente implementati sulla falsariga del futurismo politico diciannovista, con la massima apertura «anche a non artisti» (come chiarito nel manifesto «Che cos’è il futurismo», non a caso ristampato proprio nella seconda metà del 1920). La parola «club», frequentemente utilizzata da Marinetti in questo periodo, deriva probabilmente dall’utilizzo che ne andavano facendo i dadaisti a partire dal primissimo dopoguerra. Si hanno testimonianze di un «club futurista milanese» annunciato sulle pagine de «La Testa di ferro» I/38 del 28 novembre 1920 (Salaris, Alla festa della rivoluzione, p. 264 nota 74), di un «club futurista per impulso di Mario Shrapnel» a Catania, annunciato sul secondo fascicolo della rarissima rivista «Haschisch» del marzo 1921 (Parasiliti, All’ombra del vulcano, p. 42), oltre che di un «club futurista bolognese» formato da Tato, Caviglioni, Poli e Ago menzionato su Noi I/2, maggio 1923 (pagina 15). Maria Elena Versari, infine, ha studiato il fenomeno del «club futurista» come implementazione strettamente avanguardista del modello della casa d’arte: «II dettagliato programma che trasforma la Casa d’Arte in un Club Futurista offre un interessante modello del funzionamento di una sorta di microcosmo dell’avanguardia. Ormai ridimensionate le pretese di ricostruire in toto la società a propria immagine avanguardista con il gesto rivoluzionario, il Futurismo cerca di crearsi un luogo, uno spazio autonomo che offra un surrogato complessivo di tutte queste ambizioni ed esperienze. [...] La “Boîte Futuriste” [progettata da Prampolini], così come la nuova Casa d’Arte Bragaglia allestita da Virgilio Marchi e il Cabaret del Diavolo di Gino Gori decorato da Fortunato Depero sono spazi creati e gestiti da artisti che mimano e offrono un surrogato, all’interno delle strutture sociali tradizionali, di quei nuovi modelli di interazione tra artista e pubblico, tra artista e società promessi ma non mantenuti dalla “nuova fede” rivoluzionaria. Conclusasi l’esperienza della guerra, il tradizionale pragmatismo dimostrato da Marinetti nel fondare e dirigere il Futurismo continua a ricercare modelli di azione alternativi al tradizionale sistema artista-gallerista. Il modello economico applicato al Club Futurista si discosta e fornisce un più crudo contraltare all’idealismo dell’attesa di un governo rivoluzionario che agisca come garante dell’arte d’avanguardia sulla base di un’instabile alleanza concettuale tra innovazione sociale e innovazione artistica. Allo stesso tempo, però, questo modello di autonomia commerciale riesce a rispondere alle necessità più volte reiterate dalle associazioni artistiche dell’epoca: l’importanza dell’unione, del rinnovamento del gusto nelle arti applicate, il riavvicinamento tra artisti e società civile, tra arte e popolo» (I rapporti internazionali del futurismo, in: Il futurismo nelle avanguardie, Roma 2010, p. 585-s).
Edizione originale. CON DEDICA Più che buon esemplare (restauri perimetrali alla copertina, particolarmente al dorso; normale lieve brunitura interna), impreziosito dalla dedica autografa dell’autore «all’amico Cavalli con una forte stretta di mano. Cavalli dovrebbe essere il faentino Armando Cavalli, che ebbe un momento futurista nel periodo della prima guerra mondiale. Menzione di «6° migliaio» in copertina. Libro d’artista, notevole raccolta di prose e parolibere (detto «romanzo parolibero») con soluzioni davvero interessanti (brevi frasi articolate su più pagine con un sintagma per pagina) e un disegno parolibero finale (riprodotto anche in copertina). Cammarota, Marinetti, 69; Caffeina dell’Europa, 110 (per il mese di edizione); Fanelli e Godoli, Il futurismo e la grafica, primo inserto a col., p. I img 3
Firma non identificata a penna nera. Timbro a inchiostro blu “Onoranze Nazionali a F. T. Marinetti“. Ottime condizioni. “[...] Per iniziativa di un gruppo di arditi, volontari, combattenti, mutilati, fascisti [...] si è costituito a Milano un Comitato, il quale all’infuori ed al di sopra di ogni preconcetto artistico, politico e di parte, si è prefisso il compito di organizzare una manifestazione nazionale quale valorizzazione dell’opera meravigliosa e altamente patriottica che F. T. Marinetti ha svolta prima durante e dopo la guerra [...]. Sapendo che Ella è un fervido ammiratore dell’Uomo che si vuole onorare, rivolge viva preghiera perché colla propria adesione [...] voglia contribuire a rendere più importante e più degna la cerimonia che si sta organizzando [...]“.
Stampa fotografica vintage. CON DEDICA In ottime condizioni di conservazione. Rarissimo intenso primo piano di Marinetti, con sguardo accigliato e farfallino a pois, virato in seppia e scontornato ad arte dal fotografo, che pure firma in originale la stampa. Tra le tante immagini fotografiche di Marinetti, questa particolare fotografia ci pare davvero inusuale, non ne abbiamo trovato riscontri diretti in letteratura. La stampa è pregiata da una bella dedica autografa in testa al ritratto «al Caro e grande italiano Erminio Vella» ben firmata al piede «l’amico F.T. Marinetti». Erminio Vella era il presidente dell’associazione «Dante Alighieri» in Rio de Janeiro, Brasile, città che fu meta di due soggiorni marinettiani: l’incontro tra Marinetti e Vella in occasione della prima visita, nel maggio del 1926, è testimoniato dalla stampa locale (si veda il libro di De Barros «O pai do futurismo no país do futuro», 2010, pp. 122-123). Ma la fotografia ritrae un Marinetti decisamente più maturo e dunque deve essere stata dedicata in occasione della seconda visita a Rio de Janeiro, nel settembre del 1936: nei «Libroni» di Marinetti conservati sotto forma di microfilm a Yale si trova in effetti un riscontro iconografico abbastanza preciso con il disegno che adorna l’articolo di Cesar Rivelli «Interpretaçao de Marinetti», pubblicato sul numero di settembre 1936 del periodico «Nossa Revista» di Rio De Janeiro.
Edizione originale. Ottimo esemplare. Foglio stampato «in occasione delle fauste nozze delle Loro Altezze Reali Umberto di Savoia e Maria del Belgio». Un discorso all'Italia di Marinetti precede la descrizione del «Corteo dei costumi d'Italia». Echaurren, Futurcollezionismo, pp. 166-169; Cammarota, Marinetti, 143: «rarissimo»
«Caro Lo Duca | Ecco la lettera per Steiner. Non dimenticare le parole in libertà di Spagna Veloce | Con affetto | FTMarinetti”. Lo Duca, di origine italiana, fu scrittore e critico d’arte. Amico di Marinetti per una breve parentesi aderì al movimento futurista.
«Sono lieto dei lavori nuovi che prepari. Ti manderò ciò che può esserti utile e che ti manca. Tanti auguri futuristi [...]». Lo Duca, di origine italiana, fu scrittore e critico d’arte. Amico di Marinetti per una breve parentesi aderì al movimento futurista.
Prima edizione. Ottimo esemplare completo di foglietto bibliografico editoriale. Raccolta aeropoesie epidittiche d'argomento bellico. Uso di stile parolibero e innovazioni tipografiche. -- «[...] esaurita la furia distruttrice dell'avanguardia, anche lo sperimentalismo linguistico si ricompone, ma la poesia di Marinetti conserva intatta lo stesso sentimento cosmico, dandone una espressione ancora pregevole nel volume “Canto eroi e macchine” che, dedicati ai caduti della guerra coloniale, è una sorta di personale “Antologia dello Spoon River”» (Lista). Cammarota, Marinetti, 241 («raro con il foglietto volante»); Lista, Le livre futuriste, p. 10a
Mm 100x180 Collana "Il Sagittario" diretta da Edoardo Sanguineti, 25 - Volume nella sua brossura originale di 308 pagine, a cura di Glauco Viazzi. Copia in ottimo stato. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
Edizione originale. Più che buon esemplare (normale usura marginale alla copertina, mancanze al piede del dorso, angoli arricciati; più che buono l’interno). Molto raro. Saggio brillante in tono autobiografico/narrativo che ebbe notevole successo e l’onore di svariate edizioni italiane e almeno due all’estero (Buenos Aires). Inaugura di fatto un genere — quello della novella piccante — poi molto frequentato da Marinetti. Fotoritratto all’antiporta: «F.T. Marinetti sottotenente bombardiere» e dedicatoria parolibera «Alla granata austriaca», elementi che segnalano come il romanzo sia stato scritto proprio in tempo di guerra. In tutte le copie le pp. 131-6 (chiusa del cap. 8) uscirono in bianco per intervento della censura. Il libro è all’origine della feconda polemica femminista sfociata sulle pagine di «Lacerba» e capeggiata da Enif Angiolini Robert, che ebbe bollare il libro di Marinetti come «... un dilagare di calunnie spaventevoli»; con la Robert poi Marinetti firmerà a due mani «Un ventre di donna», romanzo assai sperimentale. Cammarota, Marinetti, 62
Seconda edizione della traduzione spagnola. Minimi segni del tempo ai bordi della copertina, ma un ottimo esemplare integro senza restauri né mancanze: condizione rarissima per questo libro. Marinetti visitò l’Argentina in due occasioni: tra maggio e giugno 1926 e dieci anni dopo, nel settembre 1936. In occasione di questa seconda visita, l’editore Tor di Buenos Aires (Tor sarebbe diminutivo del proprietario, Juan Carlos Torrendel), specializzato in edizioni popolari che per la maggior parte uscivano senza alcuna data di stampa o edizione o copyright, pensa bene di ripubblicare nella sua serie «Libros de gran exito» la medesima traduzione che — a un controllo cursorio — era apparsa anche, sempre a Buenos Aires, per i tipi della «Colleccion Afrodita»; in quell’edizione non compariva il nome del traduttore, che compare invece qui. Questa edizione è citata nell’antiporta di un altro libro marinettiano uscito per Tor, con le medesime caratteristiche (stessa collana, stesso artista per la copertina illustrata, stessa assenza di data di stampa), ovvero la nuova edizione di «Mafarka», la quale però reca un’introduzione biografica su Marinetti firmata dal futurista parmese Piero Illari, stabilmente in Argentina dal 1924: in questo scritto Illari menziona eventi nella vita di Marinetti fino alle soglie del 1936, e apparentemente non oltre; da questo elemento è possibile trarre con una certa sicurezza la reale data di edizione sia del «Mafarka» che del «Como si seducen» pubblicati da Tor. Salaris, Futurismi nel mondo, p. 29 (con ill.), che corregge le datazioni precedenti (part. Cammarota, Marinetti, 120: «raro»)
Prima (?) edizione in lingua spagnola. Dorso lievemente scurito e con qualche minuto difetto; ma nel complesso un ottimo esemplare. Misteriosa edizione uscita senza nome di editore, né stampatore, né tantomeno data. Viene indicata dai bibliografi come la prima, seguita a stretto giro da una ristampa in un’analoga «Nueva Colleccion Afrodita», entrambe precedenti la poco meno misteriosa edizione Tor. L’ultima Salaris denuncia l’impossibilità di stabilire una data precisa (non sembra trovare riscontri il «[1926]» indicato in Cammarota), ma colloca comunque l’edizione «sulla scia dell’interesse suscitato» dalla prima visita di Marinetti in Argentina (maggio-giugno 1926). A un controllo cursorio, la traduzione in tutte e tre le edizioni sembra essere la medesima, che nel libro edito da Tor è attribuita a «Julio S. Giménez». Salaris, Futurismi nel mondo, p. 25 (ill.) e 28; Cammarota, Marinetti, 118
Proveniente dalla collezione Giampiero Mughini. 290 x 230 mm, un foglio stampato solo recto. Prima edizione in francese, pubblicata in contemporanea all’edizione in italiano. Apparentemente precede l’edizione su Roma futurista II.75 (21 mar. ’20). Al piede del verso lo strillo: «Envoi gratis des Manifestes Futuristes, sur demande». Tonini, I manifesti, 139.2
Prima edizione. Ottimo esemplare. Raccolta di articoli e scritti, alcuni inediti, di fascismo ardentista rivoluzionario. Scritti anche da Volt, P. Buzzi, A. Blangino etc. Cammarota, Marinetti, 71. (che data a settembre[?])
Seconda edizione italiana di questa traduzione. Ottimo esemplare a fogli chiusi. A seguire, la cronaca del processo. Cammarota, Marinetti, 76
Prima edizione in castigliano. Esemplare con restauri alla brossura, per il resto buono. Variante con copertina illustrata da una fotografia dell’autore. Diz. Fut., p. 702a. Cammarota, Marinetti, 31: «raro»
Prima edizione italiana. Disponibile con due copertine: una prima emissione con titoli in cornice tipografica (ottimo esemplare a fogli chiusi); una seconda emissione con copertina bianca s. ind. ed. e indicazione «dal 15° al 25° migliaio» (ottimo esemplare). Versione ridotta di “Poupées électriques”, pubblicata assieme ad altri 15 drammi già editi. In fine compare il manifesto del 'Teatro futurista sintetico. Atecnico - dinamico [...]' a firma Marinetti, Settimelli, Corra. Cammarota, Marinetti, 75
Ottime condizioni. Comunicato stampa originale, contiene il testo del manifesto con le direttive sul nuovo modo futurista di rappresentare il mare. «Con preghiera di pubblicare e mandare copia», e data in calce «Roma 12 Milano 15 Febbraio XIX».
Lettera autografa del 10 Gennaio 1924 indirizzata a “Caro collega” in cui chiede “di pubblicare il qui unito annunzio del teatro Futurista alle Folies Bergère...”. Bella carta intestata con il “Pugno di Boccioni “ di Balla. Direzione del Movimento futurista. Axs
Seconda edizione italiana in questo formato, prima tiratura. Più che buon esemplare, con un sobrio e professionale intervento di restauro alla giuntura del bifolio Seconda edizione del testo integrale (comprensivo di «Prologo» o «Fondazione» seguito dal «Manifesto») nel formato volantino a bifolio, tipico dei manifesti futuristi. Prima edizione sotto l’egida della «Direzione del Movimento Futurista», segue l’edizione stampata dalla Poligrafia italiana tra 1910 e 1911, nello stesso formato, senza indicazioni editoriali (in calce appare solo la firma di Marinetti in qualità di «direttore di “Poesia”»). Il testo è ovviamente datato in sottotitolo 20 febbraio 1909, ma questa edizione fa parte della «ristampa» annunciata da Marinetti a Francesco Balilla Pratella in una lettera datata primo maggio 1913, che vale dunque come “terminus post quem” (nonostante la data «fine 1911 / 1912» indicata nella bibliografia di riferimento compilata da Paolo Tonini). -- Esiste un’ulteriore ristampa non dichiarata da collocare post 1919, che si differenzia da questa stampa solo per: l’assenza del punto fermo a chiudere la riga del sottotitolo; l’indirizzo dello stampatore Taveggia, in piccolissimo al piede dell’ultima pagina, indicato nella ristampa al civico 1 di via Ospedale (si veda Coronelli, Spigolature). Coronelli, The Futurist Manifestos of 1909 (IYFS 10, 2020: 3-34), p. 21-s; Versari, The Letterhead (in Futurism: a Microhistory: 91-115), pp. 99-s e nota 24; Tonini, I manifesti del futurismo italiano, 1.24; Coronelli, Spigolature bibliografiche sui manifesti (ALAI 2, 2016: 59-77), p. 67-s
Seconda edizione italiana in questo formato, seconda tiratura. Ottimo esemplare (normale lieve brunitura perimetrale e minime sfrangiature sul bordo esterno delle pagine). Questa edizione del testo integrale (comprensivo di «Prologo» o «Fondazione» seguito dal «Manifesto) nel formato volantino a bifolio, tipico dei manifesti futuristi, è la prima a uscire sotto l’egida della «Direzione del Movimento Futurista». Segue l’edizione stampata tra 1910 e 1911, nello stesso formato, ma senza indicazioni editoriali (in calce appare solo la firma di Marinetti in qualità di «direttore di “Poesia”»). Ebbe due tirature, la prima stampata a partire dalla primavera del 1913, e questa seconda che ha come “terminus post quem” il 1919, anno nel quale la tipografia di Angelo Taveggia si trasferisce da via Santa Margherita a via Ospedale. La presente seconda tiratura si individua a colpo d’occhio in copertina per l’assenza del punto fermo a chiudere la riga del sottotitolo. Manca a Tonini, I manifesti del futurismo italiano. Coronelli, Spigolature bibliografiche sui manifesti (ALAI 2, 2016: 59-77), p. 67-s; Coronelli, The Futurist Manifestos of 1909 (IYFS 10, 2020: 3-34), p. 21-s
Prima edizione italiana in questo formato. Ottimo esemplare (normali lievi segni del tempo perimetrali, con piccole mancanze sul bordo esterno delle pagine — ben lontane dal testo). Per la prima volta in questo volantino a bifolio — il formato tipico dei manifesti futuristi — appare il testo del «Manifesto del futurismo» completo dell’ampio prologo narrativo che comincia con «Avevamo vegliato tutta la notte — i miei amici ed io — sotto lampade di moschea dalle cupole di ottone traforato…». Il «Manifesto del futurismo» fu pubblicato per la prima volta all’inizio del febbraio 1909, in un depliant / lettera circolare stampato in inchiostro blu che principiava direttamente con il primo dei nove punti del manifesto. Poco dopo veniva stampato invece il testo completo del prologo introduttivo, sulla rivista di Marinetti «Poesia», come introduzione ad alcuni libri delle Edizioni di «Poesia» e sul «Figaro» del 20 febbraio. Parallelamente compariva sul vari quotidiani e riviste non futuristi, e nei mesi successivi del 1909 verrà ristampato molte volte: mai, però, come volantino a bifolio. Le ultime ricerche hanno dimostrato che questo volantino — ovvero il primo a contenere il testo completo nella sua forma definitiva — non fu stampato prima del gennaio 1910: «[…] only the serate of 1910 provided Marinetti with a compelling reason for printing the very first leaflet bearing the full text of “Foundation and Manifesto of Futurism” in Italian, i.e. “Fondazione e Manifesto del Futurismo (pubblicato dal “Figaro” di Parigi il 20 febbraio 1909)”. A new way of distributing leaflets in theatres complemented the traditional mailing system used to distribute manifestos until then. […] In early 1910, Marinetti undertook a fresh attempt at conquering the Italian public by means of a series of serate futuriste. He therefore had the Foundation and Manifesto of Futurism printed as a leaflet in a high print run, all headed “published in Le Figaro on 20 February 1909.” This third launch of Futurism relied heavily on the success of the front-page article in Le Figaro, which from now on was exploited to the full. In the next thirty years, Marinetti never ceased to emphasize, usually in large bold letters, that his foundation manifesto had been heralded to the world in the prestigious French newspaper» (Coronelli, pp. 28-9). Coronelli, The Futurist Manifestos of 1909: Dates and Editions Reconsidered (IYFS 10, 2020: 3-34) fig. 4 p. 23 & passim; Tonini, I manifesti, 1.14 (con data 1909)