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1994ABE-1546260700027VERSION FRANCAISE-292 PAGES-22,5 CM X 29,5 CM-EN COUVERTURE CHRISTY TURLINGTON AVEC MINI-PULL EN ANGORA CHRISTIAN DIOR, PHOTO SCAVULLO-PIERRE CARDIN, 4P-FAISONS UN REVE, GUITRY, 4 PHOTOS-CERRUTI, 4P-SIMONE GALLIMARD ET LES 100 ANS DU MERCURE DE FRANCE, 2P, PHOTO-YVES SAINT LAURENT, 4P-JEAN-CLAUDE JITROIS, 11P-GUY LAROCHE, 4P-JEAN-LOUIS SCHERRER, 5P-LAPIDUS, 3P-AZZARO, 2P-DAVID MOLHO, 4P-NINA RICCI, 4P-LOUIS FERAUD, 16P-BALMAIN, 2P-BUCOL AU FIL DE LA MODE, SCHERRER, LACROIX, SAINT LAURENT, GUY LAROCHE, GIVENCHY, DIOR-LILIANE ROMI, 14P-L'ALBUM DES COLLECTIONS, RITZ, KAREN MULDER EN JEAN-LOUIS SCHERRER, LA MARIEE CHEZ BALMAIN-LE BLOND ET LE COURT, COIFFURE, 6P-PREMIER BAL-L'AUTRE SISSI LA VRAIE, PAR LAURENT DISPOT, 2P, 3 ILL-MAX MARA, 4P-TOM WESSELMANN ABECEDAIRE DU CORPS FEMININ, PAR FRANCE HUSER, 4P-ANGELE PARLANGE, 4P-PLIURE A 2 PAGES
1987gu2958Privat Broché 1987 In-8 (15,7 x 24 cm), broché, 315 pages ; bords des plats frottés, quelques traces et marques d'usage sur les plats, assez bon état. Livraison a domicile (La Poste) ou en Mondial Relay sur simple demande.
Mm 140x215 Collana "Saggi". Brossura originale, 446 pagine con 8 tavole in nero non comprese nel testo. Esemplare in perfette condizioni, come nuovo. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
22600Paris, Hachette 1950, 225x150mm, 316pages, broché.
1950R260110939HACHETTE. 1950. In-8. Relié. Bon état, Couv. convenable, Dos fané, Intérieur frais. 316 pages. Dos toilé vert foncé, titres dorés. Papier vert et noir. Bords et coins frottés. Tampon sur le plat conservé.. . . . Classification Dewey : 848-Ecrits divers, citations, journaux intimes, souvenirs, mémoires
19503491950 P., Hachette, 1950, in 8 broché, 316 pages.
19506118Hachette, 1950, in-8°, 316 pp, traduit de l'italien par B. de Saint-Marceaux, broché, bon état
M14675P, Hachette , 1951 , in8 br , 316 pp . Langue: Français
1496S.l. (Paris), Hachette, s.d. (1951). Grd in-8°, broché.
20481950 Hachette broché, 316p. Très bon état.
19504001202931950 1950. JE LES AI BIEN CONNUS Souvenirs d'Ambassades Elisabeth Cerruti 1950 Hachette
1950134851950 Paris hachette, 1950 in_8, reliure demi basane fauve dos a nerfs titre et fleurons dorés couerturec onserée 320 pp
195148111951 Paris, Hachette, 1951, In huit, 316 pp, broché, couverture un peu détachée,
45206Hachette "Récits et souvenirs" 1950, in-8 broché, 316 p. (petite fente sans gravité au bas du dos, plats de couverture légèrement poussiéreux, sinon bon état) Première édition française. Femme de diplomate italien, l'auteur cotoya de nombreuses personnalités à Pékin, à Moscou, à Berlin (de 1932 à 1935), à Paris et à Rome, d'où une galerie de portraits très riche ; notons, en passant, l'éloge de la lucidité de François-Poncet.
2020__9027205418John Benjamins Pub Co 2020. Hardcover. New. 258 pages. 9.50x6.50x0.75 inches. John Benjamins Pub Co hardcover
1023921855.Ghardcover. Good. Access codes and supplements are not guaranteed with used items. May be an ex-library book. hardcover
50646436like new. unknown
1148283412.Gpaperback. Good. Access codes and supplements are not guaranteed with used items. May be an ex-library book. paperback
1390137422.Ghardcover. Good. Access codes and supplements are not guaranteed with used items. May be an ex-library book. hardcover
1961008520Instituto Geografico De Agostini Reliure Toile Claire à Dorure Novara 1961 278 pages en format grand -8 - Edda Gabler en frontispice - Nombreuses photos en N/B
0483343099.Gpaperback. Good. Access codes and supplements are not guaranteed with used items. May be an ex-library book. paperback
0483353345.Ghardcover. Good. Access codes and supplements are not guaranteed with used items. May be an ex-library book. hardcover
In-8 (cm. 21.80), tela editoriale, sovracoperta editoriale illustrata, pp. 142, (2), con numerose illustrazioni a colori nel testo. Prima edizione. Firma d’appartenenza. In buono stato (good copy).
1986100086964Cariplo 1986 in4. 1986. Cartonné jaquette. abondante iconographie
prefazione di Lelio La Porta La Città del Sole 2005 311 PP. FONDO DI MAGAZZINO: PERFETTO, PARI AL NUOVO. Filosofo autonomo evoca il titolo del saggio di Tibor Szabó: «filosofia originale e autonoma» ricorda l’autore a più riprese in corso d’opera, affidando all’ipotesi di un tertium datur l'incoatività di un percorso teorico che miria una «ricostruzione scientifica e disinteressata» di quanto, in un continuo-discontinuo, l’impresa filosofica e vissuta di György Lukács ha lasciato in eredità al secolo ‘globale’. Un tertium datur che, entro e oltre l’indiscussa vis polemica attraverso la quale gli scritti e il personaggio di Lukács hanno impresso sul trascorso selciato filosofico, estetico e politico la loro contraddittoria pregnanza, permetta di rileggere e di riconsiderare in «totalità» la figura del pensatore ungherese, restituendo al dibattito intellettuale i lineamenti storico-teorici dell’evoluzione della riflessione lukácciana. Una «vita complessa, multiforme, non rettilinea, non omogenea ma autonoma», sottolinea l’autore, fornendo tra numerosi aneddoti biografici, un’articolata ricostruzione dell’itinerario scientifico del pensatore Lukács. In ciò metaforicamente ‘fedele’ al principio lukácciano secondo cui giusto compito è «ristabilire nella vita stessa l’uomo ‘totale’, l’uomo completo… oltre ogni deformazione e frantumazione», lo studio di Szabó lascia scorgere in toto, attraverso un ricorso serrato alle fonti e in un puntuale confronto con l’ermeneutica critica lukácciana, l’equilibro instabile sul quale giacciono i nuclei teorici essenziali del pensiero di Lukács. Senza indulgenza verso gli spettri più inquietanti della personalità e della prassi di pensiero lukácciana, misurando inoltre l’immagine ufficiale e stereotipata del filosofo con i tentativi altrettanto strumentali di depoliticizzarne gli intenti, l’autore non rinuncia a verificare di volta in volta l’irriducibilità del contributo lukácciano a un primo o a un secondo momento della sua speculazione. Né il «mito ideologico del giovane Lukács», né una sopravvalutazione della riflessione matura del filosofo sono atti a rendere la complessità del profilo dottrinale dell’opera lukácciana la quale, benché non si presti neppure ad un’operazione di riduzione sintetica unitaria, registra al suo interno una peculiare costante. Peculiare, in quanto costante e ‘peculiare costante’ in quanto in sé ambivalente: è in simile orizzonte che il saggio di Szabó rintraccia la componente originale delle considerazioni e della personalità di Lukács. È in questione qui una singolare tensione etica che, accompagnando per intero a mo’ di ragione interna l’opera del filosofo, costituisce senza soluzione di continuità e non senza apparente incongruenza la ‘ragione’ stessa dei tournants e delle scelte più eticamente discutibili dell’operato di György Lukács. ‘Tattica e etica‘, «fermezza e flessibilità», per l’appunto; diade contraddittoria che, se al cospetto della «coerenza, verità intransigenza e responsabilità» dell’esempio gramsciano fa di Lukács il «grande sopravvissuto», costituisce allo stesso tempo l’asse portante dell’ ontologia, dell’estetica e dell’antropologia luckácciana. Più simile alla soluzione etica aristotelica (Aristotele, ricorda l’autore, «fuggì da Atene dopo essere stato accusato») che alla scelta morale socratico-gramsciana, la condotta lukácciana, afferma Szabó, ricorda in immagine e contro il modello di Giordano Bruno, la politica di ritrattazione operata da un altro grande del Rinascimento, Galileo Galilei: «per sopravvivere nelle situazioni di crisi, Lukács riconobbe la necessità del cambiamento di atteggiamento[...] si sente assolto dalla colpa in quanto “esistono delle situazioni – tragiche situazioni – nelle quali è impossibile agire senza attirare su di sé una colpa[…] e se Iddio avesse posto il peccato tra me e l’azione che mi è stata imposta, chi sono io che possa sottrarmi ad essa?”». I presupposti e gli esiti di simile ‘ragione’ etica si riscontrano – in un tentativo mai raggiunto di edificare un'etica sociale «scientifica» fondata ontologicamente – nell'elaborazione conclusiva di una antropologia filosofica la quale, come interrogazione sull'essenza e sul ruolo sociale dell’uomo a contatto con la necessità storica, convoglia in sé le tesi più proficue dell’intera produzione del filosofo. Non è un caso, infatti, che la soluzione luckácciana rintracci il proprio nucleo tematico esattamente a ridosso di quel concetto di Totalità, categoria-cardine del suo progetto filosofico e ideologico. Unità nella Totalità che – tertium datur – ‘si dà’ , si impone a titolo di superamento d’ogni dualismo giacente al di sotto della coppia antinomica per eccellenza dell’universale-singolare e dell’oggettivo-soggettivo. E’ in tale sede, difatti, che Tibor Szabó rintraccia, ricostruendo l’«originale» operazione di commistione sintetica attraverso la quale Lukács procede alla formulazione della propria teoria (ricorrendo anche a tesi in precedenza severamente criticate) gli apporti più significativi della sua riflessione. Non senza rilevarne opportunamente l’andamento ideologico, l’ingenuità valutativa e il grado di astrattezza, è al tenore delle considerazioni lukácciane sulle nozioni di democrazia, di manipolazione e di critica al totalitarismo, che l’autore riconosce il valore d’insegnamento e un accento contemporaneo. Ne raccoglie l’eco, il Testamento Politico di György Lukács, in appendice al saggio: da «ideologo», non da politico («non mi considero un politico», precisa Lukács) il filosofo - pronunciandosi in merito alla situazione ungherese allora attuale - appronta, con uno sguardo retrospettivo sul trascorso storico stalinista, una esquisse per una teoria e per una auspicata realizzazione di una triplice dinamica di democratizzazione della vita quotidiana, di corretta politica per un lavoro qualitativamente ben fatto e di progressiva opera di culturalizzazione. E’ qui che Lukács lascia scorgere, contro ogni «estetizzazione del passato» e oltre i toni astratti dell’Ontologia, una diversificata e avvertita concettualizzazione del fenomeno lavoro, di una «qualità del lavoro» e di una «cultura di qualità» che, uniche, dovrebbero - desideratum -rivestire il campo della necessità per la libertà umana e assurgere a conditio sine qua non di un’autentica consapevolezza democratica.