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br. Come si istruisce il rapporto tra iniziazione cristiana e Comunità? È ancora possibile fare iniziazione cristiana nel contesto post moderno? E se sì, secondo quali modelli va ricompresa? Quali attenzioni sono dovute oggi per l'elaborazione di un progetto di iniziazione cristiana rivolto ai ragazzi? Quali i soggetti e le esperienze che lo debbono comporre? Queste domande istruiscono la ricerca di alcuni «elementi criteriologici», ricavati dai contributi di teologi, liturgisti e catecheti presenti nel panorama italiano che, mentre aiutano ad evidenziare la complessità dell'iniziazione cristiana, divengono un utile riferimento per attuare una verifica sul campo.
brossura Non è semplice trascorrere 23 anni sulla croce ma credo in Dio. Lo amo intensamente e Lo ringrazio per avermi donato la vita, perché ogni nuovo giorno che mi offre è un'occasione in più che ho per amarlo e servirlo". (Daniela Zanetta)
In 8, pp.18. Br. ed. Con documenti in latino. Padre Francesco Sanson fu consigliere di Federico III, insegno' filosofia e teologia a Siena, Brescia gli fu larga di ogni concessione e lo raccomando' al Doge perche' gli ottenesse la porpora, ed entrambe le citta' si contesero il vanto di avergli dato i natali. Visse nel XV secolo, ma non si e' mai saputo con esattezza dove nascesse e quale ne fosse il casato.
106549Spoleto, Centro Italiano di Studi sullAlto Medioevo 1995, 240x170mm, XXXII- 244pagine, in brossura. Copia in ottime condizioni.
br. La prima volta che Nadia mette piede in Giappone, nell'estate del 2013, si sente stranamente a casa. Il Sol Levante è sempre stato nel suo cuore, sin da quando era bambina. Non può certo immaginare che quel viaggio diventerà un tassello fondamentale per il suo incontro con Dio. Nadia è una giovane fashion designer con due grandi amori: Pietro e il Giappone. Un primo viaggio, regalo di laurea, le fa scoprire un Paese e una cultura che l'affascinano, fino a pensare di avviare un'attività che la porterebbe a trasferirsi là per diversi anni. Lo sbocciare di quell'amore accade mentre il rapporto con Pietro sembra giunto al capolinea. E comunque una scelta sembra inevitabile. Nadia non è battezzata, non crede all'esistenza di Dio. La rottura e il successivo riavvicinamento con Pietro fanno sorgere in lei inquietudini che la aprono a nuovi incontri e le destano la domanda su Dio. Fino a quella sera in cui ne sente improvvisamente l'abbraccio «come un'onda potente e io ne fui totalmente avvolta. Sentii finalmente il mio cuore a casa, aveva dimora. Stavo bene, qualcosa dentro di me non era più come prima». Prefazione di Gianluigi Cottarelli. Introduzione di Giuliva Di Berardino.
200467219Köln, Kiepenheuer und Witsch, 2004.
200456958Köln : Kiepenheuer und Witsch 2004. 226 S. : Ill. ; 22 cm, mit Schutzumschlag Originalverschweißt, Top Zustand, Pp., gebundene Ausgabe, Hardcover/Pappeinband
200787229BBGütersloh:, Gütersloher Verl.-Haus, 2007. 8°. 191 S., Pappband 1. Aufl. (Buchblock leicht verzogen; sonst gut erhalten)
199788660BBDüsseldorf:, Patmos, 1997. 8°. 159 S., Pappband 1. Aufl. (gut erhalten)
1849194430Rostock, Hirsch, 1849. 90 S., 1 Bl. OU. St. u. Sign. a. Umschl. Dieser auch etwas angeschmutzt.
viii + 166pp., 1st edition, 27cm., original stiff wrappers, text in English, published in the series Mededelingen en verhandelingen van het Vooraziatisch-Egyptisch Genootschap Ex Oriente Lux" vol.19, good condition, C104164
2666460EEBO Editions. NEW. 2010. Large Trade paperback. Originally published 1599. 442pp. Zanchi or Zanchius 1516-1590 was an Italian Protestant Reformer clergyman and educator who influenced the development of Reformed theology in Italy during the years following John Calvin's death. EEBO Editions paperback
In-8° pp. XIV-185. Leg. edit. con sovrac. ill. a col.
br. L'inatteso evento della risurrezione del Signore, qualunque siano state le forme con cui i discepoli ne hanno goduto, sta all'origine sia "della Scrittura", come memoria dei fatti concernenti la vicenda di Gesù, sia "della liturgia", come sistema rituale destinato a rendere quella memoria esperienza di una presenza vivente. Questo comune fondamento della Scrittura e della liturgia negli eventi della risurrezione trova la sua principale testimonianza nei "racconti di apparizione" che costellano le parti finali dei quattro Vangeli, in particolare nel Vangelo di Luca e nel Vangelo di Giovanni.
br. Il Discorso della montagna ci parla di una giustizia più grande. Essa in ultima istanza riguarda Dio, poiché solo Dio è veramente giusto. Questa giustizia più grande però non viene presentata come una cosa diversa e altra rispetto alla piccola giustizia delle cose quotidiane. Al contrario, la sollecita e la permette. Alimenta il senso di quella giustizia di cui va in cerca l'esistenza personale di ciascuno di noi. Bisogna partire da qui per comprendere il Discorso della montagna. Quello della «giustizia» è anzitutto un bisogno che appartiene in profondità al desiderio che anima la nostra vita. Ogni gesto, ogni decisione, ogni parola sono animati, seppure quasi sempre in modo implicito, dal bisogno di sentirsi «giusti». Assumere la mitezza, la misericordia, la pace, la tenacia e la povertà come forma della vita e verità delle sue affezioni non significa solo mostrare il profilo della giustizia più grande che anima il regno di Dio, ma realizzarne la sostanza già in questo tempo, come segno della sua credibilità.
In-8 (cm 21x14,5), pp. 125, brossura edit. (con alette) ill. a col., ill. a colori nel testo. Collana tra Arte e Teologia. Minimi segni d'uso, ottimo.
br. Questo breve volume, pensato per chi si affaccia per la prima volta sulle questioni trattate dalla teologia cristiana, non cerca la completezza dell'esposizione, ma si limita a esporre alcuni temi di fondo, i primi e quelli essenziali che consentono di farsi un'idea di ciò che la teologia vuole essere, in quanto disciplina in cui il credere, che resta un'esperienza, cerca di qualificarsi nella forma di un sapere. Nel cristianesimo parlare di Dio resta una pretesa insormontabile se non si dà credito all'evento storico determinato dalla storia umana di Gesù Cristo. Non si parla di Dio, senza credere in Gesù. Tutto questo deve fare i conti con le forme che il sentimento religioso ha assunto nella nostra civiltà postsecolare e con il pregiudizio che continua a circondare il credere come atto alternativo alla ragione. Intrecci molto stimolanti, in cui si finisce sempre per chiedersi che cosa sia l'essere umano. Si potrà scoprire così quanto i discorsi della teologia attraversino continuamente le questioni più vitali per l'esperienza di ognuno.
br. Che ci troviamo di fronte a una svolta epocale nella civiltà umana, tutti lo avvertiamo, più o meno lucidamente. Una sorta di mutazione antropologica sta cambiando le strutture profonde dell'umano, esito sempre più appariscente della postmodernità. Di fronte a questo sogno estremo di emancipazione, la coscienza cristiana si sente profondamente turbata. Essa oscilla tra un rifiuto arroccato sulle vestigia di un passato glorioso e una resa spesso inconsapevole allo spirito del tempo. La grande bussola del Concilio Vaticano II, che negli anni Sessanta aveva restituito slancio e idealità a un cattolicesimo alle prese con le sfide moderne, sembra aver perso le sue capacità magnetiche. Eppure il credente sa di non poter restare umano separandosi dalla storia. Semplicemente perché il Dio di Gesù Cristo ad essa si è legato per sempre. I discepoli pertanto accompagneranno queste "prove tecniche di manutenzione umana" con una cordialità non acritica, mettendo in gioco la propria antica sapienza a proposito dell'umano: "La presenza cristiana", ci ricorda Zanchi, "è chiamata, proprio mentre la civiltà sembra impegnata in un lungo esodo verso mete ancora incerte, a riaffermare la sua irrinunciabile affezione per una forma comunitaria della vita evangelica impiantata nel cuore dell'esistenza comune, umilmente a fianco della costruzione umana collettiva, decisa a scegliere sempre per propria dimora il luogo dove gli umani hanno le loro case, la loro vita, le loro speranze".
br. Come ha efficacemente sintetizzato papa Francesco, non ci troviamo in un'epoca di cambiamento, ma in un cambiamento d'epoca. Un intero scenario di paradigmi e valori, nel quale la cultura cristiana ha potuto radicare le proprie forme pastorali, sembra di colpo svanito. Lo stato d'animo di molti credenti è esposto ai rischi dello smarrimento, dell'accidia o dell'attaccamento risentito al passato. Ma i cristiani, almeno in Occidente, sono come rimessi in viaggio sulle strade di una storia nella quale testimoniare, senza acrimonia e senza pigrizia, il Dio di Gesù in compagnia di questa umanità irrequieta. Anche oggi, come in ogni tempo, il cristianesimo è possibile. Il complesso panorama di questo passaggio storico esige però lucida consapevolezza e acuto discernimento, condizioni per essere all'altezza del compito pastorale che lo Spirito chiede alle Chiese. Le linee maestre e le prospettive spirituali tracciate dal Concilio si stanno rivelando ancor più preziose, e attendono di essere compiutamente acquisite nella mentalità comune dei credenti. Le concrete pratiche della cura pastorale hanno bisogno di essere creativamente riprese e ripensate attorno ad alcuni nuclei essenziali: la liturgia, la parola, la carità, la trasmissione, la responsabilità. In ognuno di questi ambiti si può immaginare come, passo dopo passo, senza fughe in avanti e senza volgersi indietro, si può stare accanto agli uomini di oggi perché siano toccati dal mistero della grazia di Gesù.
br. La lunga vicenda del legame tra storia cristiana e il potere delle immagini non si lascia facilmente rinchiudere dentro la comoda definizione di «arte sacra». Essa riguarda quel segmento di produzione artistica a soggetto religioso che ha trovato la sua più compatta codificazione dottrinale nei secoli della controriforma cattolica. Un diffuso riflesso mentale della cultura credente ha elevato questo specifico momento storico a forma permanente e quasi immutabile del secolare legame tra arte e fede. Per questo il suo declino moderno viene vissuto come un lutto che ha qualcosa di irreparabile. Nella storia cristiana il rapporto fra la vita credente e il potere delle immagini non si è dato in un modo univoco e secondo modalità immutabili, ma sempre in modo dinamico e secondo modelli diversi. A lungo il cristianesimo si è tenuto lontano dalla seduzione idolatrica delle immagini per poi assegnare loro un potere molto vicino a quello del sacramento. In altre stagioni esse sono state separate da un potere che appariva eccessivo per essere ricondotte a un compito di rappresentazione del sacro. Nel nostro tempo le immagini sono a servizio di una potente cultura visiva che rende difficile il loro rapporto coi tradizionali bisogni dell'esperienza credente. Insomma, quella tra il potere delle immagini e la vita cristiana è da sempre un'amicizia inquieta. Una reciproca attrazione fatale che deve continuamente trovare i suoi punti di equilibrio.
brossura Giuseppe Zanardini, salesiano, missionario, antropologo si interessa della cultura e di tutto ciò che riguarda la convivenza e la struttura di una società, a partire dall'osservazione della vita e degli avvenimenti. Da qui ha imparato, per fare un esempio, che l'indigeno "arandú" (il saggio), personificato nel romanzo dallo sciamano Nyben, sa scoprire "nel sussurro delle foglie della foresta, nel volo e nel canto degli uccelli", il senso della vita e la ragione della propria esistenza. Il romanzo biografico è ambientato nella foresta del Paraguay e prende in analisi vari aspetti: dimensione ecologica, teologica, socio-politica, femminile, e la trasformazione personale del protagonista, Raul, alias dell'Autore Giuseppe Zanardini. Giuseppe Zanardini, bresciano di nascita, dopo la laurea in Ingegneria chimica al Politecnico di Milano nel 1970, si trasferì a Roma per studiare filosofia e teologia: venne ordinato sacerdote salesiano nel 1975. Nel 1978 partì per il lontano Paraguay, nel cuore dell'America Latina con l'intenzione di vivere a stretto contatto con le popolazioni della selva nell'esteso territorio del Chaco. Si immerse nel mondo indigeno condividendo le gioie, le speranze e anche le delusioni della gente. Per comprendere meglio e affinare la metodologia di lavoro con i popoli originari, si perfezionò in Antropologia Sociale all'Università di Londra. Ritornato tra gli indigeni, con gli sciamani e i "cacichi" (i leader), diede inizio a un tipo di educazione interculturale che favorisse le lingue e le culture di quei popoli e nello stesso tempo preparasse i giovani indigeni al dialogo con le culture circostanti, essendo ormai impossibile vivere isolati senza avere contatti con gli altri. Grazie al suo impegno, nel 1992, si arrivò per la prima volta nella storia del Paraguay indipendente, all'approvazione nella nuova Costituzione di un capitolo dedicato ai diritti collettivi dei popoli indigeni. Prefazione José Rubio. Postfazione Arnaldo Nesti.
brossura "Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce" (Gv 18,37). Nel celebre dialogo tra Gesù e Pilato, il procuratore romano di fronte a questa affermazione rimane sbigottito e rimanda: "Che cosa è la verità?". Che cosa succede nell'animo e nel cuore di questo romano? Perché intuisce l'innocenza del Cristo e poco dopo decreta la sentenza di morte? È entrata in scena l'opinione pubblica, la forza della massa, la pressione del mondo, che non può sopportare di ricevere leggi e istruzioni dalla Verità. Il male si lancia sul bene e lo sbrana, trovando in Pilato un complice perfetto. Niente di nuovo sotto il sole: questa battaglia oggi è in atto più che mai. Occorre smascherare quel Pilato che è in noi e attorno a noi e arrendersi con fiducia alla verità, che continua a passare per le nostre vie, confortando, amando, perdonando, unificando, indicando la via del Bene, con una pazienza infinita, in modo da poter scoprire la liberta che deriva dall'essere Figli dell'unico Padre.
1959206483BBKonstanz, Christl. Verl.- Anst., (1959). 11. Ts. Mit Taf.- Abb. 287 S. OLwd. 11
33345Paris, P. Lethielleux 1903, 180x115mm, XXVIII - 344pages, broché. Cachet de bibliothèque.
br. Alla tredicesima settimana di gravidanza Vanna rompe le acque a seguito di un esame invasivo. Il destino della piccola Amanda, che porta in grembo, parrebbe segnato. La perdita di liquido amniotico, secondo le conoscenze mediche, induce l'aborto. E se pure la bambina dovesse nascere, presenterebbe gravissime patologie perché tali condizioni impedirebbero il corretto sviluppo degli organi vitali. Questa presa di coscienza è molto dura da digerire per Vanna, che è un'infermiera e nutre grande fiducia nella Medicina. Ma dopo aver girato quattro ospedali e accusato il precoce fallimento della terapia di amnioinfusione, quando tutto sembra perduto, la giovane mamma e suo marito Alberto non esitano a riporre per la prima volta la propria confidenza in Dio. Ciò avviene grazie a un medico e a un' infermiera che, di fronte alla resa sul piano umano, suggeriscono a Vanna e ad Alberto di chiedere un aiuto soprannaturale al beato Paolo VI, al secolo Giovanni Montini (1897-1978), oggi ricordato come il Papa che, attraverso l'enciclica Humanae Vitae, più di ogni altro ha sottolineato il valore della vita umana come dono di Dio da rispettare e amare fin dal concepimento. I due sposi accolgono con fiducia l'invito e loro attorno si forma con tempestiva naturalezza una rete di parenti e amici che pregano a sostegno della gravidanza di Vanna, per l'intercessione di papa Montini. E Amanda nasce, prematura di tre mesi, ma perfettamente sana, la notte di Natale 2014. La natura miracolosa di questo evento, riconosciuta dalla Chiesa - queste pagine riportano anche le valutazioni dei periti che hanno studiato il caso -, ha permesso la canonizzazione di Paolo VI .