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In 8° (19,7x12,2 cm); (32), 368, (16) pp. e una c. di tav. con ritratto di Ernesto Augusto I di Sassonia-Weimar (Weimar, 19 aprile 1688 – Eisenach, 19 gennaio 1748). Legatura coeva in piena pergamena con titolo impresso in oro al dorso. Tagli leggermente spruzzati. Alcune pagine leggermente ed uniformemente brunite a causa della qualità della carta utilizzata perIMG_5578_clipped_rev_1 l'edizione e come tipico della carta olandese. Grande stemma di Ernesto Augusto di Sassonia alla dedicatoria. Esemplare in buone condizioni di conservazione. Prima non comune edizione francese di questo importante scritto del celebre filosofo e teologo luterano tedesco, Johann Franz Buddeus or Budde (sometimes Johannes Franciscus Buddeus; 25 June 1667 – 19 November 1729). Esperto di lingue classiche ed orientali, l'autore si iscrisse all'Università di Wittenberg nel 1685, dove nel 1687, subito dopo la laurea fu nominato professore aggiunto di filosofia. Qui rimase fino al 1689 quando passò all'università di Jena. Nel 1692 ottenne la cattedra di greco e latino a Coburgo. Qui rimase un solo anno perché l'anno seguente si trasferì all'Università di Halle dove gli era stata offerta la cattedra di filosofia morale. Nel 1705 è a Jena come secondo professore di teologia. E' a Jena che si ferma definitivamente divenendo anche rettore e direttore del dipartimento di teologia e del consiglio ecclesiastico. Considerato il maggior teologo tedesco del suo tempo, fu anche però, un ammiratore di Cartesio mentre fu molto critico verso Spinoza ed il suo ateismo sulla stessa strada già tracciata dai sostenitori della “Legge Naturale” quali Ugo Grozio, Samuel Pufendorf e Christian Thomasius. L'opera qui presentata è una delle sue principali e rappresenta una dottissima disquisizione filosofica sulla storia e le ragioni dell'ateismo. Rif. Bibl.: IT\ICCU\TO0E\049979.
In 8° (17,5x11 cm); 3 tomi in un volume: (12), 280 pp., (8), 248, (2 b. ) pp., (2), 202, (2 b.) pp. Bella legatura coeva in piena pergamena rigida con titolo impresso in oro al dorso. Antico timbretto di appartenenza privata al frontespizio. Tagli spruzzati. Qualche macchiolina di foxing in poche pagine dovute alla qualità della carta napoletana utilizzata per la stampa. Prima edizione italiana, completa, stampata a Napoli dallo stampatore partenopeo Giovanni di Simone, di questo scritto del noto filosofo e frate gesuita, Rodolphe du Tertre. L'opera, qui in prima edizione italiana si presenta nella traduzione nella traduzione di un "Duca napoletano". L'opera è una delle più celebri dissertazioni contro gli illuministi e le loro teorie ateiste. Composta sotto forma di dialogo nella prima parte si tratta di Dio e dell'anima degli uomini contro gli atei, nella seconda parte della divinità del cristianesimo contro i deisti, pagani, giudei, maomettani e tutte le false religioni. La storia di Du Tertre e delle sue opere è del tutto particolare. Appartenete all'ordine dei gesuiti, fu nella sua giovinezza un appassionato "Malebranchista" ed "occasionalista" (le cause naturali non sono altro che mere "occasioni" in cui si manifesta la volontà divina). Du Tertre, alla condanna della filosofia di Malebranche da parte dell'Ordine dei Gesuiti, cambiò completamente direzione nei suoi scritti, arrivando a condannare la "nuova filosofia" del Malebranche che tanta parte aveva avuto nello sviluppo di parte delle teorie dell'Illuminismo. Attraverso una condanna della filosofia dell'ex maestro, Du Tertre attacca in verità l'Illuminismo stesso ma anche le altri grandi religioni monoteiste come quella ebraica e quella mussulmana, citandole e richiamandole più volte nell'opera come esempi negativi. Fra i capitoli, particolarmente interessanti sono quelli che rielaborano e confutano il concetto di miracolo e profezia di Malebranche, portando questi due avvenimenti ad esser base stessa della dimostrazione della correttezza e verità della religione cattolica: Della natura del miracolo e delle regole per difendere il vero dal falso; Dimostrazioni regolari della Divinità del Cristianesimo per mezzo de' Miracoli; Delle altre Testimonianze che Dio ha rese alla Divinità del Cristianesimo per mezzo delle Profezie. Opera assai rara ed in prima edizione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\BA1E\000917.
br. La nozione religiosa di numinoso è un abile escamotage teologico che definisce il divino come "completamente altro" rispetto a questo mondo, sottraendolo così a ogni indagine razionale, a ogni verifica empirica. Una ontologia del divino dimostra che siamo di fronte a una assurdità logica e a un'impossibilità esistenziale, a una proiezione della nostra mente (Feuerbach), a una costruzione illusoria del nostro desiderio (Freud), a un progetto umano fallito (Sartre).
Mm 125x190 Brossura originale, copertina con piccole lacune e piccoli strappi ai margini, 67 pagine. Interno con leggere fioriture. Spedizione in 24 ore dalla conferra dell'ordine.m
Un fort volume in-12, demi-toile beige à la Bradel, pièce de titre de maroquin, dos daté en pied, couvertures conservées, tranches mouchetées, (10), xxiii, 575 p. Edition originale publiée dans les "Cahiers de la quinzaine". Comptes rendus et résultats de la grande enquête sur la séparation de l'Eglise et de l'Etat, importante source sur la question. Pasteur et théologien protestant, Raoul Allier milita activement dans le journal 'Le Siècle' et auprès des parlementaires, pour une séparation complète et définitive des Eglises et de l'Etat. Bon exemplaire, bien relié.
Roma, Stampa Alternativa, 1995, 12° pp. 66 cop. ill. ("Millelire")
Ed. du Chalet 1965, In-8 broché, 237 pages. Bon état.
in-8, 235 pages, broche, couv. illustree.- 9782930418544 Bel exemplaire [NV-39]
br. L'ateismo di oggi non sembra aver molto in comune con quello, tragico, dei grandi pensatori atei dell'Ottocento (si pensi per tutti a Nietzsche) o dello stesso Novecento (si pensi per tutti a Camus), ben consapevoli che la "morte di Dio" avrebbe comportato una terribile rivoluzione e per di più dagli esiti incerti e comunque inquietanti nel modo di vivere e di pensare dell'umanità. Le forme dell'ateismo odierno sembrano invece poter essere ben rappresentate dal pensiero di personaggi quali Vito Mancuso, Corrado Augias o Piergiorgio Odifreddi, i quali ritengono, sia pure con accenti diversi, che in fondo rinunciare al Dio personale e creatore di tutte le cose come instancabilmente proposto dalla Chiesa, costante destinataria dei loro corrosivi attacchi sia necessario o per lo meno opportuno. Un ateismo, dunque, ingenuo e del tutto incapace di autofondarsi, a volte perfino patetico nel vano tentativo di costruirsi delle ragioni che invece gli sfuggono senza neppure che i suoi alfieri se ne rendano conto.