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Udine, 1969, 8vo stralcio con copertina posticcia muta, pp. 31/65 con 9 carte e 16 illustrazioni (14 a piena pagina) . - !! ATTENZIONE !!: Con il termine estratto (o stralcio) intendiamo riferirci ad un fascicolo contenente un articolo, completo in se, sia che esso sia stato stampato a parte utilizzando la stessa composizione sia che provenga direttamente da una rivista. Le pagine sono indicate come "da/a", ad esempio: 229/231 significa che il testo è composto da tre pagine. Quando la rivista di provenienza non viene indicata é perché ci è sconosciuta. - !! ATTENTION !!: : NOT A BOOK : “extract” or “excerpt” means simply a few pages, original nonetheless, printed in a magazine. Pages are indicated as in "from” “to", for example: 229/231 means the text comprises three pages (229, 230 and 231). If the magazine that contained the pages is not mentioned, it is because it is unknown to us.
ill., br. Questo saggio è il frutto di una ricerca che l'autore ha svolto negli ultimi dieci anni, conciliando la passione per le tradizioni con il lavoro di insegnante ITP presso gli istituti alberghieri di Stato. Attraverso i vari metodi di cottura le materie prime si trasformano in cibo e in manufatti culturali, simboli distintivi capaci di attribuire una specifica e precisa identità culturale. Per le comunità delle regioni del bacino del Mediterraneo la coltivazione cerealicola ha rivestito, e riveste ancora oggi, un ruolo fondamentale nell'identificazione di appartenenza alla propria cultura; le storie curiose raccolte nella prima parte di questo volume ne sono la dimostrazione tangibile. Nella seconda parte del lavoro l'autore ha voluto raccogliere alcune ricette "povere" per farle riscoprire ai lettori, ricette che hanno in comune l'utilizzazione come ingrediente base della semola o dei legumi, ingredienti che per secoli hanno sfamato intere generazioni, hanno aiutato quei lavoratori che affrontavano impavidi le fatiche del quotidiano per guadagnarsi quel tanto ambito "pezzo di pane".
[ Cm. 21 x 15,5 ], pp. 271-(8), bross. edit., nuovo (M), (La grande, 1)<BR>ISBN: 8846920007<BR><BR>Dall'indice: <BR>PORTI<BR>ORIZZONTI<BR>MEMORIE DEL CORPO<BR>MITI RICREATI<BR>CONTRO I GATTOPARDI<BR>AL TERMINE DEL PERIPLO<BR><BR>"Ventiquattro incontri con scrittrici e scrittori tra i più rappresentativi - anche se non sempre tra i più noti in Italia - del composito paesaggio mediterraneo. Ventiquattro dialoghi sullo scrivere, raccontare, vivere oggi l'appartenenza plurima alle lingue, al tempo, alla memoria, alla terra, al mare." (Dalla quarta di cop.)<BR><BR>Dialoghi con:<BR>Fregni, Mina, Maggiani, Ghachem, Mokkedem, Theodoropoulos, Friggieri, Thiers, Barakat, De Luca, Berrada, Baino, Gursel, al-Shaykh, Kadaré, al-Kharrat, Dahmash, Consolo, Rossetti, Maalouf, Matalon, Larej, Laabi, Matvejevic.<BR> 1360
In 8° (mm 150x100). Pagg. (8), 188, (16). Elegante frontespizio con titolo entro cartiglio e grottesche, in basso medaglione raffigurante il cielo con sole, luna e stelle e motto ”Gloria factis acquiritur”. Capilettera istoriati incisi in legno, 3 tavole, a doppia pagina, raffiguranti formazioni per le battaglie, a pag. 44 tavola della sfera armillare, seguono 28 mappe a piena pagina raffiguranti le isole del Mediterraneo, il tutto inciso in rame da Michelangelo Marelli. Pergamena floscia coeva con titolo manoscritto al dorso a inchiostro bruno. Bell’esemplare, che presenta lieve alone al marg. superiore. Ricercato portolano. “L’anconetano Francesco Ferretti, cavaliere dell’Ordine di Santo Stefano, fu un irrequieto uomo d’armi; dapprima al servizio della Francia, negli anni ’40 faceva parte delle fanterie italiane, partecipò a numerosi fatti d’arme; poi nel 1547 passò al servizio della Germania ed infine rientrato in Italia fu attivo nelle milizie del Duca di Urbino. Oltre che autore di testi di arte militare egli realizzò anche un Isolario intitolato “I Diporti notturni”…Le due edizioni anconetane vanno in qualche modo messe in relazione alla cartografia nautica manoscritta che vide Ancona emergere nel corso del Rinascimento, come attivo centro di produzione…” (Vladimiro Valerio, Atlantes Veneti in “Cartografi veneti” a cura di V. Valerio, pag. 83). Buon esemplare, al verso del frontespizio manoscritta una “lettera” all’autore dell’opera firmata da Luigi Zanobi. Presenti lievi aloni all’inizio del tomo all’angolo sup., rinforzo all’angolo di pag. 148, carte N1 e Ne con margine laterale più corto; traccia di tarletto all’ang. interno per circa 25 pagg. Brunet II, 1235; Mortimer I, 184; Valerio, Cartografi veneti, pag. 83; Cockle 548
br. Con una punta di orgoglio, gli antichi Romani lo chiamavano mare nostrum. Orgoglio giustificato, soprattutto dopo la sconfitta e la distruzione di Cartagine, pericolosa dirimpettaia sulla costa africana del Mediterraneo. In realtà, più che mare nostrum in senso esclusivo, il Mediterraneo è stato, storicamente, il "mare fra le terre". Ancora prima di Roma, congiunge l'antico Egitto e il "miracolo greco", che in una criptica osservazione di Platone nella sua "lettera settima", essenzialmente autobiografica, non sarebbe comprensibile senza l'apporto egiziano. Ancor più precisamente, il Mediterraneo è il ponte per l'impressionante abbraccio da Samarcanda a Cordova e Siviglia e per il fecondo incontro, in Sicilia, fra i Normanni e la cultura araba. Oggi, questo mare può far pensare a un cimitero a cielo aperto. Spetta all'Europa ritrovare i termini, economico-culturali e storici, per una immigrazione che non sia caotica estraneità, ma ancora una volta, occasione di arricchimento interculturale e progresso civile. Le difficoltà sono evidenti.
All'interno dei processi di integrazione globale oggi in corso - anche in considerazione dei risvolti di ordine e disordine ad essi collegati - le radici mediterranee della cultura europea sono di vitale importanza. In questo volume vengono pensate come il possibile fondamento di una identità civile e politica dell'Europa unita, che ne faccia un attore centrale nel quadro degli equilibri e delle strategie globali. Il dialogo fra le due sponde potrebbe offrire la chiave per un'alternativa all'universalismo "oceanico", e quindi per un riscatto sia dell'Europa che del mondo islamico dall'attuale soggezione all'egemonia culturale, politica e militare dell'impero atlantico. Ciò potrebbe avere effetti di pacificazione ben oltre le sponde mediterranee. Autori: Ferhat Horciani, Danilo Zolo.
ill., ril. Che cos'è il Mediterraneo? Un 'mare tra le terre'. Un mare interno, come altri nel mondo. Eppure questo spazio, compreso tra lo stretto di Gibilterra e le coste del Medio Oriente, tra Venezia e Alessandria d'Egitto, ha qualcosa di speciale. Non soltanto perché è il 'nostro' mare. Le acque del Mediterraneo sono una barriera tra i tre continenti che vi si affacciano, l'Europa, l'Asia e l'Africa, ma sono soprattutto un luogo di incontro e di passaggio. Quante civiltà, quanta gente, religioni, vite, amori, terrori, passioni e paure si sono incontrati su questo mare. Per secoli. Per millenni. Oggi proviamo a ripercorrerne la storia. E lo facciamo sulle tracce di semplici oggetti, quotidiani e strani, ordinari o curiosi. Che ci parlano. Forte, tanto. Venti oggetti, venti storie che, come una stella polare, ci fanno da guida nella navigazione attraverso fatti, episodi, avvenimenti. E si intrecciano, si mescolano fino a creare una grande trama che ci racconta cosa è stato questo mare, lungo i secoli.
ill., ril. Che cos'è il Mediterraneo? Un 'mare tra le terre'. Un mare interno, come altri nel mondo. Eppure questo spazio, compreso tra lo stretto di Gibilterra e le coste del Medio Oriente, tra Venezia e Alessandria d'Egitto, ha qualcosa di speciale. Non soltanto perché è il 'nostro' mare. Le acque del Mediterraneo sono una barriera tra i tre continenti che vi si affacciano, l'Europa, l'Asia e l'Africa, ma sono soprattutto un luogo di incontro e di passaggio. Quante civiltà, quanta gente, religioni, vite, amori, terrori, passioni e paure si sono incontrati su questo mare. Per secoli. Per millenni. Oggi proviamo a ripercorrerne la storia. E lo facciamo sulle tracce di semplici oggetti, quotidiani e strani, ordinari o curiosi. Che ci parlano. Forte, tanto. Venti oggetti, venti storie che, come una stella polare, ci fanno da guida nella navigazione attraverso fatti, episodi, avvenimenti. E si intrecciano, si mescolano fino a creare una grande trama che ci racconta cosa è stato questo mare, lungo i secoli.
Monaco, 1976, 8vo stralcio con copertina posticcia muta, pp. 51/54 con 2 illustrazioni. - !! ATTENZIONE !!: Con il termine estratto (o stralcio) intendiamo riferirci ad un fascicolo contenente un articolo di rivista, sia che esso sia stato stampato a parte utilizzando la stessa composizione sia che provenga direttamente da una rivista. Le pagine sono indicate come "da/a", ad esempio: 229/231 significa che il testo è composto da tre pagine. Quando la rivista di provenienza non viene indicata é perchè ci è sconosciuta. - !! ATTENTION !!: : NOT A BOOK : “estratto” or “stralcio” means simply a few pages, original nonetheless, printed in a magazine. Pages are indicated as in "from” “to", for example: 229/231 means the text comprises three pages (229, 230 and 231). If the magazine that contained the pages is not mentioned, it is because it is unknown to us.
Mm 240x285 Catalogo della mostra di Genova, 5 novembre - 12 dicembre 2004. Brossura editoriale con bandelle, XXVI-292 pagine, numerose illustrazioni in bianco e nero e a colori. Libro in condizioni di nuovo. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
(Codice AK/0003) In 8° (20,7 cm) 264 pp., 97 foto, 33 disegni e 2 carte. Prima edizione. Cartone editoriale, sovraccoperta. Ottimo stato. ~~~ SPEDIZIONE IN ITALIA SEMPRE TRACCIATA
Un volume (19 cm) di 301 pagine. Firma di possesso alla pagina bianca. Brossura editoriale con xilografia e titolo al piatto. Ottime condizioni.
Fine English Denizde II. Dünya Harbi Akdeniz harekati, Erdogan Dumen, Deniz basimevi, Ist.,1990. Paperback. Pbo. Fine. Large 8vo. (24 x 17 cm). [viii], 285 p. The Mediterranean naval attack in the World War II. In Turkish.
COME NUOVO, MAI SFOGLIATO. PICCOLE PIEGHETTE TRA I TAGLI. La civiltà cartaginese, maturata sulla base dei contatti a lungo raggio con i popoli dell'occidente e dei legami mai disciolti con la madrepatria fenicia, è qui esaminata alla luce della straordinaria capacità che rivelò nell'operare una sintesi di elementi culturali eterogenei, che recentissime scoperte svelano in piena luce. Informazioni bibliografiche Titolo: Cartagine: un impero sul Mediterraneo Autore: Enrico Acquaro Editore: La Spezia: Club del libro f.lli Melita, 1978 Collana: Archeologia Lunghezza: 214 p., [16] c. di tav. : ill. ; 22 cm Soggetti: STORIA DELL'ANTICO NORD-AFRICA, FINO AL 640 CA., Cartagine, Storia antica, Archeologia, Religione, Istituzioni, Africa, Artigianato, Cultura, Sicilia, Sardegna, Insediamenti, Colonie, Fenici, Espansione mediterranea, Spagna , Scavi archeologici, Reperti, Antiche civiltà, Mediterraneo, HISTORY OF THE ANCIENT NORTH AFRICA, UP TO 640 CA., Carthage, Ancient History, Archeology, Religion, Institutions, Africa, Craft, Culture, Sicily, Sardinia, Settlements, Colonies, Phoenicians, Mediterranean expansion, Spain, Archaeological excavations, Finds , Ancient Civilizations, Mediterranean, Lebanon, Libano Parole e frasi comuni Africa africana antica archeologica artigianale assira Astarte attestazione autonomia Baal Hammon barcide Biblo bronzo Cadice Cartagine cartaginese centro ceramica città fenicie civiltà colonie commerciale controllo cronologia culto cultura culturale d'importazione databili dati decorazione isola diretta divinità documentazione economica egittizzanti egiziani elementi ellenistica epoca Eshmun Etruschi fase fenicia fenicia punica fenicio-punica fondazione Foto CNR funerari greca Guraya iberiche Ibiza iconografie indigene insediamento interesse ipogeiche iv secolo a.C. Kerkouane Lixus locale Magonidi materiale Mediterraneo Melqart Monte Sinai Mozia necropoli notevole occidentale Occidente orientale politica popolo presenza punica produzione regione reperti rinvenimento romana ruolo santuario sarcofago Sardegna scarabei scavi secolo a.C. Selinunte siceliota Sicilia Sidone Solunto soluzioni stele storica strati strutture sufeti Sulcis tale Tanit terracotta territorio testimonianze tharrense Tharros tipologia Tiro tofet tombe Toscanos tradizione Ugarit uova di struzzo
New English Paperback. Pbo. Roy. 8vo. (24 x 17 cm). In Spanish. 64 p. B/w ills. La fama de Khayr-Ed-Din Barbarroja en el renacimiento: Retratos literarios Y artísticos. OTTOMANIA Barbaros Hayreddin Naval history Military history Navigation Mediterranean Aegean Cibraltar Pirate Literature History of art.
A Monsieur E. Devot, enseigne de vaisseau - Nelle tavole vedute di Oran, Marsiglia, Genova, Aiaccio, Cagliari, Palermo, Atene, Rodesia, Smirne, Alessandria, Trpoli, Tunisi, Algeria, Tangeri, Algesira e Gibilterra, Bacellona - Le tavole a colori illustrano i costumi di: Adana, Tunisia, Marocco, Majorca 1 25,5x16 cm., legatura in mezza pelle, piatti in tela, 4 nervi, ricchi fregi e titoli in oro al dorso, tagli in oro, 20 stupende tavole di diverse localit?, fuori testo, di cui 4 a colori di costumi, solo la prima, in antiporta, ? protetta da velina, piccola incisione in frontespizio, prima edizione, in lingua francese, lievi fioriture ma bell'esemplare
Sperling & Kupfer 1950. 8°:pp.804n. bross.origin. con sopracopertina sciupata.
(24X17 cm); 32, pp. Brossura editoriale con titoli al piatto anteriore. Ottimo stato di conservazione. Numerose illustrazioni a colori dell'artista. Aligi Sassu (Milano, 17 luglio 1912 - Pollença, 17 luglio 2000) un pittore e scultore italiano. Aligi Sassu nacque a Milano, in Lombardia, da Lina Pedretti, originaria di Parma, e Antonio Sassu, sardo, che nel 1894 era stato uno dei fondatori del Partito Socialista Italiano a Sassari e che nel 1896 si era trasferito a Milano. Il padre, legato da una forte amicizia a Carlo Carrà, lo condusse nel 1919, a soli sette anni, all'Esposizione Nazionale Futurista presso la Galleria Moretti di Palazzo Cova, che vedeva riuniti i più grandi futuristi e le giovani leve. All'inizio del 1921 la famiglia Sassu si ritrasferì in Sardegna, a Thiesi in provincia di Sassari, dove Antonio aprì un negozio. Lì Aligi frequentò la scuola elementare e conobbe per la prima volta i cavalli, che diventeranno poi il suo marchio, ed i colori accesi della Sardegna che permeeranno la sua pittura. Dopo una permanenza di tre anni, la famiglia ritornò a Milano e qui Aligi mostrò ancor più il suo interesse per la lettura e l'arte futurista. Nel 1925, con la famiglia ormai in ristrettezze economiche, fu costretto a lasciare la scuola. In un primo tempo svolse il lavoro di apprendista presso la Pressa, un'officina litografica; l'anno successivo quello di aiutante di un decoratore murale; al contempo, frequentando i corsi serali, riuscì poi a concludere gli studi. Insieme all'amico e designer futurista Bruno Munari, si presentò a Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del Futurismo. Questo incontro fu proficuo: nel 1928 fu invitato da Marinetti a partecipare con le sue opere alla Biennale di Venezia. Poco tempo dopo, insieme a Bruno Munari, definì il Manifesto della Pittura "Dinamismo e riforma muscolare" (che rimarrà inedito fino al 1977), assumendo come presupposto di base la rappresentazione di forme dinamiche anti-naturalistiche. In quegli anni, grazie alle amicizie del padre, poté conoscere bene le opere di Boccioni e Carlo Carrà, di Gaetano Previati, Giandante X (così era noto Dante Persico) e Giuseppe Gorgerino, e a loro si ispirò talvolta nei suoi dipinti.<BR>Studiò Picasso, Diego Velázquez ed il nudo plastico. Di questo periodo è L'Ultima cena, il dipinto che sintetizza l'arte di Aligi Sassu e, negli abiti moderni dei personaggi e l'ambientazione urbana, preannuncia quello che sarà il suo stile futuro. Negli anni fra il 1927 e il 1929 dipinse in maggioranza quadri di piccole dimensioni, aventi spesso come soggetto lo sport, le industrie e le macchine; nascono così i Ciclisti, I minatori, L'operaio, Pugilatori e gli Uomini rossi. Con Giacomo Manzù, Nino Strada, Candido Grassi, Giuseppe Occhetti, Gino Pancheri, nel 1930 riuscì ad allestire a Milano la sua prima mostra importante, recensita anche da Carlo Carrà. Nel 1934 soggiornò per un periodo di tre mesi a Parigi[2] (in rue Elisée des Beaux Artes) studiando a fondo le opere di Matisse, Théodore Géricault, Delacroix, Cezanne ed i dipinti dei pittori dell'Ottocento esposti al Louvre. In particolare, l'influenza di Delacroix e delle sue battaglie è chiaramente riscontrabile nei dipinti di Sassu. Ritornerà a Parigi l'anno successivo e poi agli inizi del 1936. Nel 1935 formò il Gruppo Rosso con Nino Franchina, Vittorio Della Porta ed altri. Del 1936 è Il Caffè, uno dei suoi quadri più celebri che rappresenta la Coupole di Parigi, così pure I Concilii, visione satirica del clero di Roma. Nel frattempo il suo impegno politico aumentò e, quando in Spagna scoppiò la Guerra civile, diventò un attivo antifascista. Antifranchista e simpatizzante dei partigiani spagnoli, dipinse la Fucilazione nelle Asturie. Accusato di complotto, rinchiuso nel carcere di Regina Coeli a Roma, attraversò un periodo piuttosto problematico alla fine del quale riprese la pittura. Sono di questo periodo i disegni con soggetti mitologici e i ritratti dei carcerati. Fu graziato nel luglio del 1938, rimanendo però un sorvegliato speciale. Solo nel 1941 poté esporre nuovamente: per la prima volta compaiono in pubblico gli Uomini rossi. L'esposizione avvenne nella "Bottega di Corrente". Pur partecipando da tempo in modo attivo a Corrente[3], il periodico di opposizione culturale al regime, Sassu preferì optare per una "personale", non aderendo alle mostre collettive degli artisti del tempo. Nel 1943 illustrò i "Promessi sposi" del Manzoni con cinquantotto acquerelli[4]. Presenterà queste tavole successivamente, nel 1983, nella casa Manzoni a Milano. Nel 1947, trasferitosi in provincia di Varese, lavorò alacremente dipingendo in particolare Caffè, reminiscenze di Parigi, e soggetti sacri. Poco tempo dopo si dedicò alla ceramica producendo circa un centinaio di pezzi. Ritornato in Sardegna nel 1950, trasse ispirazione dai paesaggi che lo circondavano e dipinse scene della vita contadina e marinaresca, quali le Tonnare; studiò i murales e i muralisti Diego Rivera e José Clemente Orozco, e poi Vincent Van Gogh e Piero della Francesca. Notevole è di quel periodo La miniera, l'affresco nella foresteria delle miniere di Monteponi (Iglesias) e non solo per le dimensioni, m 3.50 per 12. Con Mazzotti e Fabbri, nel 1954, a Vallauris incontrò per la prima volta Picasso. Due anni dopo, in un nuovo incontro a La Californie, Picasso gli mostrerà le sculture che esporrà successivamente al Museo di Antibes. Lo stesso anno espose alla Biennale di Venezia fra le altre opere I martiri di Piazzale Loreto, che Giulio Carlo Argan acquistò per la Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea. Ad Albissola Capo dipinse il ciclo delle Cronache di Albisola, ben rappresentando la vita artistica della cittadina che vedeva allora riuniti ceramisti, poeti, scrittori, critici, e di cui Aligi Sassu era protagonista insieme a Lucio Fontana, a Salvatore Fancello e altri artisti. L'opera, eseguita su commissione del proprietario nella Trattoria Pescetto, occupava un'intera parete di trentacinque metri e, quando 14 anni dopo il locale fu chiuso, venne completamente smembrata. Oggi ne restano solo poche immagini fotografiche. Dieci anni dopo iniziò il suo periodo spagnolo (nel 1963 alle isole Baleari), con le Tauromachie, presentate dal poeta spagnolo Rafael Alberti, i personaggi mitologici, le sue sperimentazioni sugli acrilici e sui colori sempre più accesi (il rosso sarà ancora più presente nella sua pittura). Nel 1965 suoi disegni e sculture vengono esposti alla Galleria Civica di Monza; sarà poi la volta di una mostra antologica a Bucarest e, successivamente, alla Galleria d'Arte Moderna di Cagliari (dove, nel 1967, era presente anche Foiso Fois). È dello stesso anno il suo trasferimento a Monticello Brianza, durante il quale eseguirà soprattutto murales. Al 1968 appartengono vari dipinti di grandi dimensioni, fra i quali il Che Guevara, donato al Museo de L'Avana. Nel 1969, alla Biennale, gli viene attribuito il 1º premio del muro dipinto. Viaggiando fra Maiorca e l'Italia collaborò nel 1973 ai Vespri siciliani per la riapertura del Teatro Regio di Torino. Al Vaticano gli venne dedicata una sala nella Galleria dell'Arte moderna.Tre anni dopo realizzò due mosaici per la parrocchia di Sant'Andrea a Pescara e l'anno successivo espose le sue opere nelle città di Rotterdam, Toronto e Maiorca.<BR>È del 1984 una prima mostra antologica a Ferrara, al Palazzo dei Diamanti, e poi a Roma a Castel Sant'Angelo, a cui seguì quella di Milano, al Palazzo Reale. Successivamente vennero allestite mostre a Siviglia, in Germania, a Madrid, a Toronto, Montreal e Ottawa. Nel 1986 espone a Palma di Maiorca, alla XI Quadriennale di Roma, alla Triennale di Milano e alla Casa del Mantegna a Mantova e Monaco di Baviera, nello stesso anno completa le centotredici tavole sulla Divina Commedia. Nel 1992 partecipa in Sud America al progetto espositivo Arte Italiana nel mondo esponendo a San Paolo, Bogotà e Buenos Aires. A Bruxelles, nella nuova sede del Parlamento europeo, nel 1993 completò il murale in ceramica I Miti del Mediterraneo, che occupa 150 metri quadrati. Sono invece del 1994 le incisioni Manuscriptum per la mostra itinerante in Svezia "I ponti di Leonardo". È dell'anno successivo l'esposizione alla Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo e del 1999 la mostra antologica a Palazzo Strozzi a Firenze. Nel 1996 donò 356 opere, realizzate a partire dal 1927, alla città di Lugano: si ha così la nascita della Fondazione Aligi Sassu e Helenita Olivares che da allora ha allestito mostre tematiche con i suoi lavori. Il 25 giugno 1999 nasce la Fondazione Aligi Sassu e Helenita Olivares a Maiorca per volontà dei coniugi Sassu. Il 31 marzo del 2000 viene costituita a Besana in Brianza l'Associazione Culturale onlus Amici dell'Arte di Aligi Sassu. Morì a Pollença il 17 luglio 2000, all'età di 88 anni, proprio il giorno del suo compleanno. Esemplare in ottime condizioni di conservazione.<BR>
New English Paperback. Large roy. 8vo. (25 x 17 cm). In English. 75 p., color and b/w ills. The Mediterranean Cystoseira (with photographs).
cm. 17 x 24, 2 tomi di xxviii-712 pp. con 11 tavv. f.t. di cui 1 b.n., tabelle e figg. n.t. Omaggio alla carriera e all?opera di Anthony Molho, questi due volumi offrono nuove prospettive su un ampio spettro di dibatti riguardanti la storia di Firenze, della Toscana, dell?Europa e del Mediterraneo. Toccano temi che vanno da Machiavelli alla storia dello stato, alla diaspora ebraica, ai condottieri rinascimentali e al mondo dei mercanti. I saggi sono firmati da Carlo Ginzburg, Christiane Klapisch-Zuber, Giovanni Levi, Lauro Martines e numerosi altri studiosi. Honoring the career and scholarship of Anthony Molho, these two volumes shed new light on a wide spectrum of debates on the history of Florence, Tuscany, Europe, and the Mediterranean, ranging from Machiavelli to the history of the state, the Jewish diaspora, Renaissance condottieri, and the world of merchants. Contributors include Carlo Ginzburg, Christiane Klapisch-Zuber, Giovanni Levi, Lauro Martines, and many other noted and younger scholars. Inglese 1366 gr. xxviii-712 p.
N°3, de mai-juin 2003, 58è année, de la revue bimestrielle fondée par Marc Bloch et Lucien Febvre. Au sommaire: article sur le parcours méthodologique d'Andrew Abbott par Jean-Louis FABIANI, et 2 dossiers sur les réseaux marchands à l'époque moderne (échanges indo-portugais, Anglais et Grecs en Méditerranée vénitienne, marchands portugais dans le commerce atlantique) et "Hauts revenus et inégalités (France, XXè siècle)" (discussion François BOURGUIGNON, Gilles POSTEL-VINAY, et Thomas PIKETTY); comptes-rendus d'ouvrages sur le commerce et les banques. Français
Tre volumi in ottime condizioni segni del tempo impercettibili
Manoscritto cartaceo (cm. 35x24,5), 20ccnn, in chiara grafia francese. "Pour guidre ... adressè V.E. Generale Clarke (Henri-Jacques-Guillaume Clarke) Ministre de la Guerre pour le G.al Dutruy". Contiene: Précis historique - Etablissements & Appercu sur le Militaire - Notice sur Livourne - Etablissements de Livourne - Etats de Situation Sommaire de Forces Touscanes Employée sur le cotes désignées sons le nom de milices et Vétérans (si parla delle forze impiegate nei litorali da Pietrasenta a Nord di Livorno; da Volterra a Sud di Livorno; da Grosseto a sud di Livorno; da Orbetello all'estremità sud delle coste toscane. Sono inoltre inserite le situazioni delle forze dei veterani e della milizia ). Il manoscritto termina con "Tableau de l'armament du Littoral de Toscane et des Isles qui èn dependent". Interessante documento steso nei primi anni dell'800. Durante il granducato di Ferdinando III, l'economia livornese fu notevolmente danneggiata dalle occupazioni francesi (con Napoleone Bonaparte, nel 1796), spagnole e inglesi. Dal punto di vista amministrativo, nel 1808 Livourne divenne capoluogo del "Dipartimento del Mediterraneo", da cui, fino al 1814, dipesero Pisa e la Maremma settentrionale.