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4 reproductions montées sur carton fort, cachet de Maître Troquart, Notaire à Blaye Bon ensemble (cartons un peu salis). Français
Vintage 1920 New York State road map. 24" x 18.75". Somewhat tender with several openings at fold lines and junctures through use. Two faint contemporary ink stamps on back panel. Average wear. Back side provides city maps for New York City, Buffalo, Rochester, Utica, Syracuse, Brooklyn and Binghamton. A worthy copy of thiis wonderfully nostalgic item. Book
Mappa intagliata in legno, contenuta in una pagina di testo di una Bibbia stampata a Wittenberg. Si tratta di una rara edizione di questa mappa un po' curiosa dell'Europa, dell'Africa e dell'Asia si trova nella letteratura apocalittica proveniente da Wittenberg nel 1530 o addirittura nel 1529. La mappa fu utilizzata per la prima volta dallo stampatore Hans Luft per illustrare due opere: una un commento sul profeta Daniele di Martin Lutero (1530) e un'altra che collega la visione di Daniele con gli assalti dei turchi ai confini dell'Europa cristiana dell'epoca. La mappa raffigura le quattro bestie del sogno di Daniele. La “mappa del mondo di Wittenberg”, più comunemente nota con il termine inglese di Daniel's Dream Map, è probabilmente la mappa del mondo più mistica di tutti i tempi. All'epoca della sua prima pubblicazione come il sessantunesimo mappamondo che andò in stampa, era, da un lato, una rappresentazione del Vecchio Mondo, basata sulla visione tolemaica del mondo, ma comprendente una serie di recenti scoperte spagnole e portoghesi, ma dall'altro, una visualizzazione del sogno apocalittico del profeta Daniele dei quattro regni. Ci sono quattordici diverse versioni della mappa del sogno di Daniele, tutte realizzate con la tecnica della xilografia. Secondo Ernst Gallner questa è la prima versione della mappa: “La prima menzione della mappa del sogno di Daniele viene fatta in un commento al profeta Daniele da parte di Justus Jonas e Philipp Melantone nel dicembre 1529 e subito dopo nel gennaio 1530 in una interpretazione del libro del profeta Daniele di Martin Lutero, entrambi pubblicati da Hans Lufft a Wittenberg. Da questo momento in poi, la mappa appare in una serie di Bibbie luterane, tedesche o di influenza tedesca e in libri teologici del XVI secolo fino alla metà del XVIII secolo, e in un libro sulla storia degli ebrei di Flavio Giuseppe. Queste varianti successive riproducono in parte l'originale, per cui alcuni degli artisti, contrariamente al desiderio di precisione geografica dell'epoca, alterano sempre più i contorni dei continenti, con aspetti visionari che hanno la precedenza sulla corretta rappresentazione cartografica. L'unica variante che si presenta in una Bibbia latina è una mappa schematica e astratta di Tobias Stimmer. Silografia, finemente colorata a mano, in ottimo stato di conservazione. Rara. Woodcut map with fine colouring, set in a text page of a Bible printed in Wittenberg. A rare edition of this somewhat curious map of Europe, Africa, and Asia is to be found in apocalyptic literature originally emanating from Wittenberg in 1530 or even 1529. The map was first used by the printer Hans Luft to illustrate two works: one a commentary on the prophet Daniel by Martin Luther (1530) and another linking the vision of Daniel with the assaults of the Turks on the perimeters of Christian Europe at the time. The wood cut map is showing the four beasts of Daniel's Dream Map. The Wittenberg World Map, more commonly known in English as Daniel’s Dream Map, is probably the most mystical world map of all time. At the time of its first publication as the sixty-first world map to go into print, it was, on the one hand, a depiction of the Old World, based on the Ptolemaic world view but including a number of recent Spanish and Portuguese discoveries, but on the other, a visualization of the prophet Daniel’s apocalyptic dream of the four kingdoms. There are fourteen different versions of Daniel’s Dream Map, with twenty printing blocks. All the versions are produced in woodcut technique. According to Ernst Gallner this is the first version of the map “The first mention of Daniel’s Dream Map is made in a commentary on the prophet Daniel by Justus Jonas and Philipp Melanchthon in December 1529 and immediately afterwards in January 1530 in an interpretation of the book of the prophet Daniel by Martin Luther, both published by Hans Lufft in Wittenberg. This version is referred to in the following as the original version. From this time on, the map appears in a number of Lutheran, German or German-influenced bibles and theological books of the 16th up to the mid.18th century, and in a book on the history of the Jews by Flavius Josephus. These later variants partially copy the original, whereby some of the artists, contrary to the wish of the time for geographical accuracy, increasingly alter the outlines of the continents, with visionary aspects taking precedence over correct cartographic depiction. The only variant to occur in a Latin bible is a schematic, abstract map by Tobias Stimmer” (cfr. The Wittenberg World Map). R. W. Shirley, "The Mapping of the world", 65A; Kaarten in Bijbels, W.C. Poortman and J. Augusteijn, 1995; Eine Wittenberger Weltkarte aus dem Jahr 1529, W. Bonacker und H. Volz, 1956.
Foglio (cm 30X46) tratto dall'introduzione del Teatrum Orbis Terrarum di Ortelius, edizione italiana curata da Johannes Baptiste Vrients, con tre carte geografiche incise a dimostrazione dei diversi modi di rappresentare in piano la superficie terrestre. Il Vrients, alla morte di Abrham Ortelius (1598) acquisto dalla tipografia Plantijn le lastre del Theatrum, che ristampò ampliandolo con proprie mappe.Al centro della pagina, due diversi modi di rappresentare il planisfero (cm 11x11), secondo il sistema di Tolomeo, e secondo il sistema di Arzachele, nella traduzione di Gemma Friusius. In basso, una Tavola d'Europa (cm 16,5x11), a illustrare la descrizione in piano di una parte specifica del globo terrestre. Lievi ossidazioni, per il resto in ottime condizioni Foglio (cm 30X46) tratto dall'introduzione del Teatrum Orbis Terrarum di Ortelius, edizione italiana curata da Johannes Baptiste Vrients, con tre carte geografiche incise a dimostrazione dei diversi modi di rappresentare in piano la superficie terrestre. Il Vrients, alla morte di Abrham Ortelius (1598) acquisto dalla tipografia Plantijn le lastre del Theatrum, che ristampò ampliandolo con proprie mappe.Al centro della pagina, due diversi modi di rappresentare il planisfero (cm 11x11), secondo il sistema di Tolomeo, e secondo il sistema di Arzachele, nella traduzione di Gemma Friusius. In basso, una Tavola d'Europa (cm 16,5x11), a illustrare la descrizione in piano di una parte specifica del globo terrestre. Lievi ossidazioni, per il resto in ottime condizioni.
Foglio contenente sei fusi del Globo Terrestre, edito da Giuseppe de Rossi a Roma nel 1615.Il foglio costituisce la metà, raffigurante l'emisfero orientale, del celebre ed importante Globo Terrestre della tipografia De Rossi, replica italiana del più famoso globo di Jodocus Hondius, stampato ad Amsterdam nel 1601. La carta si estende dalle isole dell'Atlantico alle Indie Orientali, comprendendo le isole di Giappone (parzialmente tagliato) e Corea (qui appunto rappresentata come isola).Il solo set completo di gore di globo del de Rossi è oggi conservato alla Libray of Congress di Washington (https://www.loc.gov/item/2008627640/), mentre il solo foglio che contiene le gore qui mancanti, che coprono l'emisfero occidentale, è conservato al Marietim Museum di Rotterdam (WAE840).Sono invece noti alcuni esemplari del globo montati, tra cui quello della collezione Schmidt di Vienna, e quello del Maritime Museum di Greenwich.La peculiarità assoluta del nostro esemplare sta nel fatto che riporta in calce un imprint sconosciuto alla letteratura, Dominicus de Rubeis formis Romae ad Templum S. Marie de Pace. Domenico de Rossi, figlio o nipote di Giuseppe, è attivo a Roma nella seconda metà del XVII secolo. Fiorini (1899) descrive di Domenico de Rossi la sola ristampa del globo di Mattheus Greuter (1638) datata al 1695. Il globo terrestre di Giuseppe de Rossi – uno dei primi stampati in Italia – è una replica molto accurata dell’esemplare realizzato ad Amsterdam nel 1601 da Jodocus Hondius. Giuseppe de Rossi utilizzò le mappe di Hondius, apprezzate per la loro qualità, ma il globo è interamente realizzato in Italia e dedicato a un nobiluomo romano, come possiamo vedere dal cartiglio sul globo stesso: Ill.mo viro optimarumque artium amatori et Fautori D Paulo Mellino Romano Iosephus de Rubeis Mediolanensis devoti animi monumentum dat dicatque.Il cartiglio con dedica rivela anche la firma dell’artista e chiarifica le sue origini: Giuseppe infatti era conosciuto nella Roma dell’inizio del Seicento quale membro della nota famiglia de Rossi, già famosa a Milano per le sue stampe e mappe.Il globo presenta un secondo ampio cartiglio – nell’Oceano Pacifico – con le spiegazioni di Hondius e la data in cui è stato stampato in Italia: I[odocus] Hondius Lectori S[alutem]. In locorum longitudine hactenus mirifice peccatum esse omnibus hydrographiae peritis satis superque constat [...] Longitudinem incepimus non ab insulis fortunatis, ut Ptolemeus, sed ab ijs quae Açores vocantur, quod acus nautica ibi recte in Septentrionem vergat. Vale. Anno 1615.Un terzo cartiglio a sud dello Stretto di Magellano ci fa comprendere le conoscenze geografiche degli inizi del XVII secolo: TERRA AUSTRALIS NONDUM COGNITA (terra non ancora conosciuta).Foglio di estrema rarità.Bibliografia: Fiorini, Sfere Celesti e Terrestri di Autore Italiano, Roma 1899, pp. 271-272, 293, 369; E. L. Stevenson, Terrestrial and Celestial Globes, New Haven 1921, vol II, p. 13; P. van der Krogt, Globi Neerlandici, Utrecht 1993; The World In Your Hands. An Exhibition of Globes and Planetaria, exhibition’s catalogue of Christies Great Room in London and Museum Boerhaave in Leiden, 1995, p.42, n° 4.11; Sfere del cielo sfere della terra, exhibition’s catalogue edited by M. Milansei & R. Schmidt, Correr Museum, Venice 2007, pp. 50 and 59; Dekker, E. Globes at Greenwich (Oxford, 1999), pp. 357-9 & 482-4. Engraved plate showing 6 globe gores published by Giuseppe de Rossi in 1615, covering the Eastern Hemisphere, extended from Atlantic Ocena to the Far East. Including the Japan and Korea, here depicted as an insula (Corea ins.).This is the half set of the globe gores by Giuseppe de Rossi, known complete only for the example of the Library of Congress, while the sheet with the Western Hemisphere is preserved in the Maritiem Museum of Rotterdam. (WAE840).The peculiarity of our example is the imprint Dominicus de Rubeis formis Romae ad Templum S. Marie de Pace, not know in the literature. Domenico was the son or nephew of Giuseppe, active in Rome in the second half of 17th century.Fiorini (1899) listed by Domenico de Rossi only the late issue of the globe gores by Mattheus Greuter (1638).The terrestrial globe by Giuseppe de Rossi – one of the first printed in Italy – is a very accurate replica of the one made in Amsterdam in 1601 by Jodocus Hondius, who realized just few very detailed globes. Giuseppe de Rossi uses Hondius maps, appreciated for their quality, but the globe is entirely created in Italy and dedicated to a Roman nobleman, as we can see in the cartouche on the globe itself: Ill.mo viro optimarumque / artium amatori et Fau- / tori D Paulo Mellino Roma- / no Iosephus de Rubeis Mediolanensis devoti / animi monu- / mentum dat / dicatque. The cartouche with dedication includes also the artist’s signature and explains his origin: Giuseppe was renowned in Rome in early 17th century as a member of the well-known de Rossi family, already famous in Milan for its prints and maps.The globe bears a second large cartouche – in the Pacific Ocean – with the Hondius’ explanation and the date in which it has been printed in Italy: I[odocus] Hondius Lectori S[alutem]. / In locorum longitudine hactenus mirifice peccatum esse omnibus hydrographiae peritis satis / superque constat [...] Longitudinem / incepimus non ab insulis fortunatis, ut Ptolemeus, sed ab / ijs quae Açores vocantur, quod acus nautica ibi recte in Se- / ptentrionem vergat. Vale. / Anno 1615.A third cartouche under the Strait of Magellan let us understand the geographical knowledges of the early 17th century: TERRA AUSTRALIS NONDUM COGNITA.Very similar examples are housed at Correr Museum in Venice and in the Rudolf Schmidt’s Collection.Literature Fiorini, Sfere Celesti e Terrestri di Autore Italiano, Roma 1899, pp. 271-272, 293, 369; E. L. Stevenson, Terrestrial and Celestial Globes, New Haven 1921, vol II, p. 13; P. van der Krogt, Globi Neerlandici, Utrecht 1993; The World In Your Hands. An Exhibition of Globes and Planetaria, exhibition’s catalogue of Christies Great Room in London and Museum Boerhaave in Leiden, 1995, p.42, n° 4.11; Sfere del cielo sfere della terra, exhibition’s catalogue edited by M. Milansei & R. Schmidt, Correr Museum, Venice 2007, pp. 50 and 59; Dekker, E. Globes at Greenwich (Oxford, 1999), pp. 357-9 & 482-4.
(Potsdam, 1783-85). 4to. (36 x 29 cm.). 4 portfolios in hcalf with ties. Gilt titlelabels on upper boards. Containing maps to all 4 campaigns. 64 (of 70 ?) folded maps in folio, partly handcoloured. Occasionally faint scattered brownspots, but generally clean.
(Potsdam, 1783-85). 4to. (36 x 29 cm.). 4 portfolios in hcalf with ties. Gilt titlelabels on upper boards. Containing maps to all 4 campaigns. 64 (of 70 ?) folded maps in folio, partly handcoloured. Occasionally faint scattered brownspots, but generally clean.
35 pages including 34 maps. Oblong 14" x 18". "This collection of county maps presents in detail basic geographical features of the northern lower peninsula. Also, it includes all types of roads, federal and state-owned lands, state and local parks, camp grounds, fishing sites, and other public recreational facilities." - from title page. Includes the following counties: Emmet, Cheboygan, Presque Isle, Charlevoix, Antrim, Otsego, Montmorency, Alpena, Leelanau, Benzie, Grand Traverse, Kalkaska, Crawford, Oscoda, Alcona, Manistec, Wexford, Missaukee, Roscommon, Ogemaw, Iosco, Mason, Lake, Osceola, Clare, Gladwin, Arenac, Oceana, Newaygo, Muskegon, Mecosta, Isabella, Midland, Bay. Average wear. Unmarked. Maps clean and bright. A sound copy. Book
31 pages including 30 maps. Oblong 14" x 18". "This collection of county maps presents in detail basic geographical features of the upper peninsula. Also, it includes all types of roads, federal and state-owned lands, state and local parks, camp grounds, fishing sites, and other public recreational facilities." - from title page. Includes the following counties: Gogebic, Ontonagon, Houghton, Keweenaw, Baraga, Iron, Marquette, Dickinson, Menomnee, Delta, Alger, Schoolcraft, Luce, Mackinac, Chippewa. Moderate wear. Minor external soiling. Maps clean and bright. A quality copy. Book
Acquaforte, 1645/50 circa, firmata in lastra in basso a destra..Inusuale veduta panoramica della città, con vista su vari monumenti, descritti in basso in un legenda di 9 punti, riportata in basso in italiano e francese e che comprende: 1. Vestigij del Tempio della Pace . 2. Chiesa di S.ta Francesca Romana . 3. Vigna Fanesia . 4. Vestigij del Palazzo Maggiore. 5. Vestigij della Casa di Cicerone. 6. St. Maria liberatrice . 7. St. Pietro Montorio. 8. Frontespitio dell'Acqua Paula. 9. Colonne restate del Tempio di Giove Statore. La Basilica, in primo piano, è disegnata con grande dettaglio, come pure il panorama della città, dove sono riconoscibili numerose opere architettoniche. Come per il panorama generale di Roma, anche questa veduta generale venne probabilmente incisa "da un disegno eseguito ad vivum da L. de Lincher, un disegnatore francese poco noto che fu attivo in quegli anni a Roma e fornì i sui disegni a diversi incisori fra i quali anche il conterraneo Francois Collignon" (cfr. Barbara Jatta in "Roma Veduta" p. 164),Il Silvestre, incisore e disegnatore, nasce a Nancy nel 1621. Tra il 1638 e il 1641 viaggiò in Italia; si hanno notizie della sua presenza nella Penisola ancora nel 1643 e nel 1653. Il suo stile fu, all’inizio, piuttosto sciolto, ma dal 1643 in poi divenne più raffinato e delicato, acquisendo accuratezza e precisione senza essere asciutto, risultando a volte simile a quello di Jacques Callot o di Stefano della Bella, con i quali ebbe rapporti di amicizia. Accanto alle testimonianze per la Roma antica mostrò ben presto un grandissimo interesse per la città "moderna", divenendo uno dei precursori del vedutismo - non solo nel campo incisorio - anticipando artisti come Lievin Cruyl e Gaspar van Wittel. Bellissima prova, con ampli margini, pieghe verticali dovute alla conservazione - più volte ripiegata e conservata il album - in ottimo stato di conservazione. Rara. Etching, circa 1645/50, signed on the lower right-hand plate. Unusual panoramic view of the city, with a view of various monuments, described in a 9-point legend at the bottom in Italian and French, including: 1. Vestigij del Tempio della Pace . 2. Chiesa di S.ta Francesca Romana . 3. Vigna Fanesia . 4. Vestigij del Palazzo Maggiore. 5. Vestigij della Casa di Cicerone. 6. St. Maria liberatrice . 7. St. Pietro Montorio. 8. Frontespitio dell'Acqua Paula. 9. Colonne restate del Tempio di Giove Statore. The Basilica, in the foreground, is drawn in great detail, as is the panorama of the city, where numerous architectural works are recognisable. As with the general view of Rome, this panorama was probably engraved "from a drawing made ad vivum by L. de Lincher, a little-known French draughtsman who was active in Rome in those years and supplied his drawings to various engravers, including his fellow countryman Francois Collignon" (cf. Barbara Jatta in "Roma Veduta" p. 164). Silvestre, engraver and draughtsman, was born in Nancy in 1621. Between 1638 and 1641 he travelled in Italy; there are records of his presence in the Peninsula again in 1643 and 1653. His style was rather loose at first, but from 1643 onwards it became more refined and delicate, acquiring accuracy and precision without being dry, sometimes resembling that of Jacques Callot or Stefano della Bella, with whom he was friends. Alongside the evidence for ancient Rome, he soon showed great interest in the "modern" city, becoming one of the forerunners of vedutism - not only in the field of engraving - anticipating artists such as Lievin Cruyl and Gaspar van Wittel. Beautiful proof, with wide margins, vertical folds due to storage - folded several times and stored in the album - in excellent condition. Rare.
Pianta archeologica a proiezione verticale con elevazione dei soli monumenti antichi. Disegnata ed incisa da Etienne Duperac per l’editore Antonio Lafreri. Si tratta di un’elegante rappresentazione della pianta archeologica, che mostra in alzato prospettico i monumenti principali. La morfologia segue quella della pianta del Bufalini (1551), ma per l’orografia, molto ben delineata, anche quella del Paciotto (1557) edita sempre da Lafreri. La pianta è inserita in alcuni esemplari dello Speculum Romanae Magnificentiae dell’editore francese. La lastra è descritta nel catalogo del Lafreri (n. 113), come “Roma con tutti gli edificii che hoggi si vegono in piede et che se ne può veder vestigie”. Quindi è inclusa nell’inventario di Stefano Duchetti del 1581 (n. 31) come “Roma con li monti dif.o Imperaiale” ed infine compare nel catalogo di Pietro de Nobili (inv. 1585, n. 32, come “La Roma antiqua de Stefano imperiale”, che la ristampa invariata aggiungendo il proprio excudit. Figura anche nell’atto della divisione della tipografia de Nobili del 30 maggio 1589, dove la lastra, denominata “Roma in pianta imperiale”, passa al figlio Pietro Paolo. Il primo stato della lastra era stato congetturato da Destombes sulla base dell’evidente integrazione nella data MDLXXIII, dove l’ultimo numerale è addossato alla parola seguente, suggerendo che sia stato aggiunto successivamente. Durante lo studio per questa pubblicazione abbiamo riscontrato l’esistenza di una prova della pianta con la data 1572 nella collezione della Bibliothèque Nationale de France. Oltre alla differenza nella data, la prima stesura dell’opera si distingue per la dedica allo STVDIOSO LECTORI preceduta dal termine TIPOGRAPHUS – ovvero Antonio Lafreri – che, nella ristampa del 1573, verrà sostituito dalla firma STEPHANUS DU PERAC ARCHITET. Nel lato sinistro, al centro, si legge: STEPHANUS DU PERAC ARCHITET STVDIOSO LECTORI. En tibi lector nuc prodit specimen, seu perfecta urbis antquae imago ex piscis illis monumentis scriptorum veterum, et cunctis quae ad hunc usq[ue] diem superesse videntur reliquijs, et parietibus quam acuratissime delineata: quecumque oculis nostri subiecta esse possunt exigua tabella comprehendens; opus ut immensum sanè, sic nec minus antiquitatis omnigenae studiosis apprime necessarium, his recentibus formis aencis, typis exaratum impensa Antonij lafrerij Anno MDLXXIII Hoc fruere libens et Vale. Nell’angolo inferiore destro, in un cartiglio, è incisa una legenda numerica di 89 rimandi a luoghi notabili, distribuita su tre colonne. Segue l’iscrizione: DE VESTIGITS URBIS ANTIQUAE EPIGRAMA: Quam brevis haec presens oculis sit carta requiris Urbem dum modico continet in spatio Desine mirari: vestigia maxima claudit Quae modo ROMA potens subijcit his oculis. Antiquae monstrans Urbis signacula promptè Dum numeris certis cuncta notata signat Discuta mira solers: novanu sint prima vetustis: Anue vetusta novis nunc manifesta patent. Nella tavola sono fornite ulteriori indicazioni toponomastiche. Orientazione nei quattro lati al centro con il nome dei punti cardinali: SEPTENTRIO, MERIDIES, ORIENS, OCIDENS, il nord è a sinistra.Acquaforte e bulino in ottime condizioni di conservazione. Esemplare nel secondo stato di tre, con la dedica che inizia con "STEPHANUS DU PERAC ARCHITET STVDIOSO LECTORI" (cfr. Bifolco-Ronca p. 2354).Altra Bibliografia:Alberti (2009): p. 153, n. 33; Frutaz (1962): n. XXI e tav. 36; Hülsen (1915): X, pp. 58-59, nn. 51-52; Hülsen (1921): p. 142, n. 1a-b; Hülsen (1933): p. 107, X; Lincoln (2000): p. 185; Marigliani (2016): n. XI.6; Pagani (2008): pp. 15, 374; Pagani (2011): p. 133; Rubach (2016): n. 259; Scaccia Scarafoni (1939: n. 17. Alberti (2009): p. 153, n. 33; Frutaz (1962): n. XXI e tav. 36; Hülsen (1915): X, pp. 58-59, nn. 51-52; Hülsen (1921): p. 142, n. 1a-b; Hülsen (1933): p. 107, X; Lincoln (2000): p. 185; Marigliani (2016): n. XI.6; Pagani (2008): pp. 15, 374; Pagani ... Pianta archeologica a proiezione verticale con elevazione dei soli monumenti antichi. Disegnata ed incisa da Etienne Duperac per l’editore Antonio Lafreri. Si tratta di un’elegante rappresentazione della pianta archeologica, che mostra in alzato prospettico i monumenti principali. La morfologia segue quella della pianta del Bufalini (1551), ma per l’orografia, molto ben delineata, anche quella del Paciotto (1557) edita sempre da Lafreri. La pianta è inserita in alcuni esemplari dello Speculum Romanae Magnificentiae dell’editore francese. La lastra è descritta nel catalogo del Lafreri (n. 113), come “Roma con tutti gli edificii che hoggi si vegono in piede et che se ne può veder vestigie”. Quindi è inclusa nell’inventario di Stefano Duchetti del 1581 (n. 31) come “Roma con li monti dif.o Imperaiale” ed infine compare nel catalogo di Pietro de Nobili (inv. 1585, n. 32, come “La Roma antiqua de Stefano imperiale”, che la ristampa invariata aggiungendo il proprio excudit. Figura anche nell’atto della divisione della tipografia de Nobili del 30 maggio 1589, dove la lastra, denominata “Roma in pianta imperiale”, passa al figlio Pietro Paolo. Il primo stato della lastra era stato congetturato da Destombes sulla base dell’evidente integrazione nella data MDLXXIII, dove l’ultimo numerale è addossato alla parola seguente, suggerendo che sia stato aggiunto successivamente. Durante lo studio per questa pubblicazione abbiamo riscontrato l’esistenza di una prova della pianta con la data 1572 nella collezione della Bibliothèque Nationale de France. Oltre alla differenza nella data, la prima stesura dell’opera si distingue per la dedica allo STVDIOSO LECTORI preceduta dal termine TIPOGRAPHUS – ovvero Antonio Lafreri – che, nella ristampa del 1573, verrà sostituito dalla firma STEPHANUS DU PERAC ARCHITET. Nel lato sinistro, al centro, si legge: STEPHANUS DU PERAC ARCHITET STVDIOSO LECTORI. En tibi lector nuc prodit specimen, seu perfecta urbis antquae imago ex piscis illis monumentis scriptorum veterum, et cunctis quae ad hunc usq[ue] diem superesse videntur reliquijs, et parietibus quam acuratissime delineata: quecumque oculis nostri subiecta esse possunt exigua tabella comprehendens; opus ut immensum sanè, sic nec minus antiquitatis omnigenae studiosis apprime necessarium, his recentibus formis aencis, typis exaratum impensa Antonij lafrerij Anno MDLXXIII Hoc fruere libens et Vale. Nell’angolo inferiore destro, in un cartiglio, è incisa una legenda numerica di 89 rimandi a luoghi notabili, distribuita su tre colonne. Segue l’iscrizione: DE VESTIGITS URBIS ANTIQUAE EPIGRAMA: Quam brevis haec presens oculis sit carta requiris Urbem dum modico continet in spatio Desine mirari: vestigia maxima claudit Quae modo ROMA potens subijcit his oculis. Antiquae monstrans Urbis signacula promptè Dum numeris certis cuncta notata signat Discuta mira solers: novanu sint prima vetustis: Anue vetusta novis nunc manifesta patent. Nella tavola sono fornite ulteriori indicazioni toponomastiche. Orientazione nei quattro lati al centro con il nome dei punti cardinali: SEPTENTRIO, MERIDIES, ORIENS, OCIDENS, il nord è a sinistra.Acquaforte e bulino in ottime condizioni di conservazione. Esemplare nel secondo stato di tre, con la dedica che inizia con "STEPHANUS DU PERAC ARCHITET STVDIOSO LECTORI" (cfr. Bifolco-Ronca p. 2354).LiteratureAlberti (2009): p. 153, n. 33; Frutaz (1962): n. XXI e tav. 36; Hülsen (1915): X, pp. 58-59, nn. 51-52; Hülsen (1921): p. 142, n. 1a-b; Hülsen (1933): p. 107, X; Lincoln (2000): p. 185; Marigliani (2016): n. XI.6; Pagani (2008): pp. 15, 374; Pagani (2011): p. 133; Rubach (2016): n. 259; Scaccia Scarafoni (1939: n. 17. Alberti (2009): p. 153, n. 33; Frutaz (1962): n. XXI e tav. 36; Hülsen (1915): X, pp. 58-59, nn. 51-52; Hülsen (1921): p. 142, n. 1a-b; Hülsen (1933): p. 107, X; Lincoln (2000): p. 185; Marigliani (2016): n. XI.6; Pagani (2008): pp. 15, 374; Pagani (2011): p... Bifolco Ronca (2018): tav. 1212, II/III
Tavola tratta dalla Cosmographiae Universalis, edizione in tedesco, Basilea, seconda metà del XVI secolo.La Cosmographiae Universalis di Sebastian Münster (1488-1552), stampata per la prima volta Basilea nel 1544 dall’editore Heinrich Petri, venne più volte aggiornata e aumentata di nuove carte geografiche e rappresentazioni urbane nelle sue numerose edizioni che arrivano all’inizio del secolo successivo. Münster aveva lavorato a raccogliere informazioni al fine di ottenere un'opera che non deludesse le aspettative e, dopo un'ulteriore pubblicazione in tedesco abbellita da 910 stampe su legno, giunse nel 1550 all'edizione definitiva in latino, illustrata da 970 silografie. Vi furono poi numerose edizioni in diverse lingue, fra cui latino, francese, italiano, inglese e ceco. Dopo la sua morte di Münster (1552), Heinrich Petri prima, e il figlio Sebastian poi, continuarono la pubblicazione dell’opera. La Cosmographia universalis fu uno dei libri più popolari e di successo del XVI secolo, e vide ben 24 edizioni in 100 anni: l'ultima edizione tedesca venne pubblicata nel 1628, molto tempo dopo la morte dell'autore. La Cosmographia conteneva non solo le ultime mappe e vedute di tutte le città più famose, ma anche una serie di notizie enciclopediche di dettagli relative al mondo conosciuto, e sconosciuto. Il particolare successo anche commerciale di quest'opera fu dovuto in parte alle belle incisioni (tra i cui autori si possono citate Hans Holbein il Giovane, Urs Graf, Hans Rudolph Manuel Deutsch, David Kandel). Silografia, bella coloritura a mano, in buone condizioni. Plate taken from the Cosmographiae Universalis, German edition, Basel, second half of the 16th Century. The Cosmographiae Universalis of Sebastian Münster (1488-1552), printed for the first time in Basel in 1544 by the publisher Heinrich Petri, was updated several times and increased with new maps and urban representations in its many editions until the beginning of the next century. Münster had worked to collect information in order to obtain a work that did not disappoint expectations and, after a further publication in German embellished with 910 woodblock prints, arrived in 1550 to the final edition in Latin, illustrated by 970 woodcuts. There were then numerous editions in different languages, including Latin, French, Italian, English and Czech. After his death in Münster (1552), Heinrich Petri first, and then his son Sebastian, continued the publication of the work. The Cosmographia universalis was one of the most popular and successful books of the 16th century, and saw as many as 24 editions in 100 years: the last German edition was published in 1628, long after the author's death. The Cosmographia contained not only the latest maps and views of all the most famous cities, but also a series of encyclopedic details related to the known, and unknown, world. The particular commercial success of this work was due in part to the beautiful engravings (among whose authors can be mentioned Hans Holbein the Younger, Urs Graf, Hans Rudolph Manuel Deutsch, David Kandel). Woodcut, beautiful hand-coloring, in good condition.
82 p., 13 pl. coul. + ill. n/b. Catalogue d'exposition, Ville d'Issy-les-Moulineaux, 17 nov. 1989-12 févr. 1990. Inv. 41382
160 p., 139 fig. n/b. Catalogue d'exposition, Turnhout , Museum van de Speelkaart et Malmedy, Musée National du Papier. Inv. 41375
TIRAGEBROMURE G. PIPRON, Boulogne-sur-Seine - Paris E.M. 98. NON DATE. In-16 Carré. En feuillets. Bon état. Couv. convenable. Dos satisfaisant. Intérieur frais. 1 CARTE POSTALE EN COULEUR "LA FOI PRECEDE LA VICTOIRE" - N° E.M. 98. avec au dos une note manuscrite de Fernande Delteil à "Robert". (pas de timbre).
Hardcover petit in-4 de 203 pages, nombreuses photos in-t, cartonnage illustre, jaquette rhodoide. Bel exemplaire. [P-28]
No marks or inscriptions. Crease to lower corner of front cover. none to rear or to spine. A very clean very tight copy with bright unmarked boards and no bumping to corners. Unpaginated pp As featured on BBC TV's Holiday '83 programme.
Outer dimensions: 10.75" x 14.5". A fascinating and informative graphical presentation of the vital economic statistics of the world's nations in 1889. Offers a stunning contrast to the economic power displayed today by the nations of Asia. Suitable for mounting on the wall of any far-sighted investment professional. Clean and unmarked with light wear. A quality vintage copy. Book
Outer dimensions: 21.75" x 14.5". Ocean currents indicated. Clean and unmarked with light wear. A quality vintage copy. Book
Outer dimensions: 10.75" x 14.5". Includes many street names. Principal buildings, steam roads and horse roads indicated. Clean and unmarked with light wear. An attractive vintage copy. Book
Outer dimensions: 10.75" x 14.5". Includes many street names. Clean and unmarked with light wear. An attractive vintage copy. Book
Outer dimensions: 10.75" x 14.5". Includes many street names. Steam roads indicated. Clean and unmarked with light wear. An attractive vintage copy. Book
Outer dimensions: 21.75" x 14.5". Includes many street names and locations of interest. Clean and unmarked with light wear. An attractive vintage copy. Book
Outside dimensions 14.5" x 21.75". Unmarked with light wear and soiling. An attractive vintage copy. Book