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48 S. OPp. Enthält Bibliographie.
6 S. Mit hübscher Titelabb. in Farbenlithographie.
In 8°, pp 361 con varie illustrazioni in nero. Brossura illustrata, con risvolti. Evoluzione artistica e percorso storico della musica afroamericana dalle origini ai giorni nostri e selezione di cento capolavori del jazz. Eccellente esemplare.
Bross. edit. in-8, copert. ill.ta, pp. XI-(1)-371-(1), coll. Supersound dir. da M. Luzzatto Fegiz, foto in nero f.t. Ottimo.
Un volume di 443 pagine, tela editoriale con sovracoperta illustrata. Dimensioni: 14x22,5 cm. Piccole fioriture nel testo, per il resto ottime condizioni. 111 illustrazioni fotografiche in b/n fuori testo. Traduzione di Marco Del Freo.
Bross. edit. in-16, copert. a colori, pp. 347-(5), coll. Livre de Poche, molte foto in nero n.t. Ottimo.
80 S. Bibliotehksexpl. mit Stempeln, Zetteltasche, plastiziert.
Mm 170x245 Volume cartonato rigido di pagine 235 cont tavole in bianco e nero fuori testo in chiusura. Sovraccoperta figurata con lacune ai margini e segni di polvere. Opera in buone condizioni. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
Pieghevole in 8° gr. a doppia apertura, con spartiti musicali. Bross. fig. in nero da Mad.
Un volume (23 cm) di 331 pagine, con 24pp di illustrazioni fuori testo. In lingua tedesca. Cartonato editoriale illustrato. Ottime condizioni.
3 p. 4°. Titel met afb. Teddy Scholten en Marcel Thielemans.
In-8°, pp. 502, sezioni di partiture nel testo, tela editoriale con titolo in oro al dorso e sovraccopertina. Usura diffusa con strappi senza mancanze alla sovraccopertina.
in 16° br. fig. pp.296, appunti all'antiporta ma ben tenuto
Paris, Correa, Buchet/Chastel, 1955, 8° (cm. 23 x 14,5) brossura con sovraccoperta illustrata a colori, pp. 414. Intonso.
Un volumetto (17 cm) di 125 pagine. Brossura editoriale disegnata da Crepax. Ottime condizioni.
Un volumetto (17 cm) di 151 pagine. Brossura editoriale disegnata da Crepax. Ottime condizioni.
ill., br. Questo prontuario contiene notizie e schede su tutti quegli artisti italiani interpreti, autori, arrangiatori, complessi - che in qualche misura hanno attinto al linguaggio del jazz ispirazioni e stilemi per la propria produzione canzonettistica. In Italia i primi tentativi datano all'inizio degli anni '30 (come "Quel motivetto che mi piace tanto", inciso dalla Blue Star di Pippo Barzizza nel 1933); a quell'epoca tre erano gli aggettivi per questo genere di canzoni: "ritmico", "moderno" o "sincopato". Ne consegue che la musica sincopata era il jazz, e la canzone sincopata lo swing vocale. Ma la via italiana allo swing è stata quanto mai scoscesa, tortuosa, e raramente ha ottenuto i giusti riconoscimenti, tranne nel caso di un outsider come Paolo Conte, mai in anni ben più recenti.
br. Bitches Brew, album doppio di Miles Davis, registrato nell'agosto del 1969 e pubblicato nel marzo del 1970, è un disco leggendario che da cinquant'anni disorienta e incanta gli appassionati di jazz e rock. George Grella, l'autore di questo libro-guida, lo ascoltò per la prima volta con un amico quando aveva quindici anni senza riuscire a capire cosa stesse succedendo. Grella e il suo compagno erano giovani ma non sprovveduti, suonavano già discretamente, conoscevano i meccanismi della musica jazz: «Sapevamo barcamenarci fra melodie e successioni di accordi e piazzare un assolo dove richiesto. Insomma, sapevamo strutturare la nostra musica. Ma la struttura di Bitches Brew ci sfuggiva completamente: non capivamo come ciascuna nota determinasse la successiva». L'album è un misterioso monolito sonico e conquista Grella con l'oscura bellezza e le infinite possibilità promesse dalla sua musica inaudita - letteralmente: mai ascoltata prima. In questo libro Grella sa trasmetterci tutto il suo entusiasmo giovanile, l'ebbrezza che si prova davanti a una rivoluzione musicale, ma soprattutto ci racconta la storia e svela i segreti di quell'oggetto magico che è Bitches Brew. Il disco è infatti il frutto della collaborazione tra due geniali sperimentatori, Miles e il produttore-compositore Teo Macero, e la loro visione viene sostanziata da un gruppo di musicisti fenomenali come Wayne Shorter, John McLaughlin, Joe Zawinul e Chick Corea che negli anni Settanta hanno poi tracciato nuovi percorsi del jazz.
in-12, 253 pp., 1 cahier d'entretien avec 12 photographies n/b, cartonnage vert decore de l'editeur. Bel exemplaire. [NV-4]
brossura Questo Manuale di Pianoforte Jazz è il primo di tre volumi e ha l'obbiettivo di creare un itinerario ideale per la formazione del pianista di jazz, suddividendo gli argomenti lungo i 3 anni che lo studente affronta nei corsi triennali dei Conservatori italiani, stabilendo così una serie di priorità tecniche, stilistiche e di repertorio. Ciascun volume è suddiviso in 4 sezioni. La prima è dedicata al ritmo (poliritmia, polimetria e strutture ritmiche fondamentali). La seconda parte si occupa dell'armonia (armonia tonale, cadenze II-V-I, voicings 4 way closed e drop 2, il blues). La terza si occupa del comping, offrendo spunti ed esempi su come accompagnare in vari contesti stilistici usando gli accordi e le figurazioni ritmiche appropriate. La quarta e ultima parte si occupa dell'improvvisazione (arpeggi, digital patterns, approcci cromatici, licks blues) mostrando per ciascuna argomento veri e propri fraseggi e chops creati dall'autore che lo studente potrà utilizzare come spunto per sviluppare le proprie improvvisazioni. Conclude il testo un'appendice destinata al repertorio da studiare nel corso dell'anno con suggerimenti sul metodo di memorizzazione da utilizzare.
brossura Questo manuale di pianoforte jazz è il secondo di tre volumi e ha l'obbiettivo di creare un itinerario ideale per la formazione del pianista di jazz, suddividendo gli argomenti lungo i 3 anni che lo studente affronta nei corsi triennali dei Conservatori italiani, stabilendo così una serie di priorità tecniche, stilistiche e di repertorio. Il volume è suddiviso in 4 sezioni. La prima è dedicata al ritmo (poliritmia, polimetria e strutture ritmiche fondamentali). La seconda parte si occupa dell'armonia (armonia tonale, cadenze II-V-I, voicings 4 way closed e drop 2, il blues). La terza si occupa delle introduzioni e dei finali. La quarta e ultima parte si occupa dell'improvvisazione (arpeggi, digital patterns, approcci cromatici, licks blues) mostrando per ciascuna argomento veri e propri fraseggi e chops creati dall'autore che lo studente potrà utilizzare come spunto per sviluppare le proprie improvvisazioni. Conclude il testo un'appendice destinata al repertorio da studiare nel corso dell'anno con suggerimenti sul metodo di memorizzazione da utilizzare.
brossura Questo Manuale di Pianoforte Jazz è il terzo e ultimo di tre volumi e ha l'obbiettivo di creare un itinerario ideale per la formazione del pianista di jazz, suddividendo gli argomenti lungo i 3 anni che lo studente affronta nei corsi triennali dei Conservatori italiani, stabilendo così una serie di priorità tecniche, stilistiche e di repertorio. Il volume è suddiviso in 4 sezioni. La prima parte è dedicata al ritmo (tempi dispari, raggruppamenti metrici per rendere agevole e vario il proprio modo di suonare su questi tempi fino ad arrivare alle polimetrie nascoste). La seconda parte si occupa dell'armonia (Armonia modale, So What voicings, voicings Quartali, Side slipping e Coltrane Changes). La terza parte si occupa del Comping in ambito modale e offre un esempio creto ad hoc in cui sono contemplate tutte le tecniche armoniche spiegate nella precedente sezione. La quarta e ultima parte si occupa dell'improvvisazione (fraseggio sui Coltrane Changes, playing outside) mostrando per ciascuna argomento veri e propri fraseggi e chops creati dall'autore che lo studente potrà utilizzare come spunto per sviluppare le proprie improvvisazioni. Conclude il testo un'appendice destinata al repertorio da studiare nel corso dell'anno.
ill., br. Murakami Haruki ha gestito un jazz club per molti anni prima di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura: ecco, leggendo "Ritratti in jazz" si ha l'impressione di essersi appena seduti a uno dei tavoli del locale a bere qualcosa mentre un vecchio amico, Murakami stesso, ti racconta quello che stai ascoltando. Il tono è confidenziale, caldo, privo di specialismi, eppure pieno di informazioni, curiosità, aneddoti, di cose che si scoprono. Quello, però, che più colpisce è la passione sincera e bruciante che ogni "ritratto" trasmette: Murakami riesce veramente a farti "sentire" il brano o il disco in questione. "Ritratti in jazz" regala al lettore un Murakami allo stesso tempo inedito e riconoscibile. Riconoscibile perché il jazz, ancora più della corsa, è una passione che forma l'ossatura stessa della sua opera creativa. I suoi romanzi sono pieni di jazz, allusioni a dischi e musicisti: in un'ipotetica ricetta della poetica murakaminiana l'ingrediente "jazz" è fondamentale e i suoi lettori lo sanno bene. Inedito perché mai come in questo libro si ha l'impressione di sentire la voce autentica e senza mediazioni narrative di Murakami, come se il lettore entrasse nel suo mondo più quotidiano e genuino. Il libro è composto da cinquantacinque schede che, a partire dal ritratto di un musicista dipinto dall'artista Wada Makoto, commentano un disco storico. Ogni scheda, nelle mani di Murakami, diventa un piccolo racconto, un frammento di memoria autobiografica o il fulmineo ritratto di un artista, di un'epoca.