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In 8°, br. edit. ill., pp. 173, (3), prima ed., ottimo es.
128 S. + 68 Falttafeln. 4°. Bibliotheksstempel auf Titel. Notenbeisp.
192 S. + CD. Gr.-8°. OBrosch. In Serbisch (Kyrillisch).
Joachim-Ernst Berendt FOTOSTORIA DEL JAZZ.. , Garzanti 1979, Copertina rigida illustrata, frontespizio con dedica a penna, volume in ottimo stato con fotografie in b\n Molto buono (Very Good) . <br> <br> Copertina rigida <br> 355<br>
ca. 26cm x 25cm. 75, (4) p. Original boards (softcover) with title to spine and to cover. Boards with rubbing, inside in good condition. With numerous illustrations of the photographs on plates. Text in Polish with some translations to English, German and French.
Bross. edit. in-4, copert. a colori, pp. 128 non numer. Phor-parade de Pierre Lapijover con oltre 100 foto in nero e a colori di jazzisti con autografo. Berllissimo.
Bross. edit. in-8, copert. a colori, pp. XI-(5)-543-(1), foto in nero n.t. Ottimo.
1 34 x 26,5 cm., pagg. 70 su cartoncino, numerose illustrazioni in nero e a colori, legatura cartonata, titoli in italiano, inglese, francese e tedesco, testo in italiano, prima edizione, manca un pezzettino sul dorso ma complessivamente ? in buone condizioni.
Corréa 1943, In-12 broché, 173 pages. Couverture un peu manipulée, corps de l'ouvrage en bon état. Edition originale peu courante. Bon exemplaire
8° mz. tela edit. sovrac. pp. 245, con 32 foto in b/nero. Ediz. originale. Ottimo es.
157 S. 8°. OBrosch. Mit Faksimiles. Selten.
In-8° (23 x 14,5 cm). 414 (2) pp. Brossura editoriale. Traduzione francese della celebre storia del Jazz pubblicata dal critico muiscale americano (1918-2000) nel 1955.
In 8°, tutta tela editoriale con sovracoperta illustrata, pp. X. (2), 355, (7), illustrato, collana "Saggi" N°367, buon esemplare. (KG3) (KG3)
103 S. 4°. OBrosch.
In-8, 236p. Traduit de l'américain par Madeleine Gautier.
In-8, 50p. Nom de possesseur en page de garde, sinon en parfaite condition.
Gr. In-8, 264p. Avec un cahoier photographique central. A l'état de neuf.
In-8, 125p.
br. Il jazz è musica di rottura. Rottura delle convenzioni sociali, rottura degli stilemi di genere. Il jazz è la musica del cambiamento. Inafferrabile e chimerico, il jazz continua a mutare, a evolversi: è argento vivo che solo il più sopraffino dei critici musicali può sperare di catturare. Nate Chinen si prova nell'impresa di distillare il jazz del nuovo millennio: il risultato, "La musica del cambiamento", è la testimonianza di un'arte che non ha mai temuto di andare controcorrente, e che anche oggi, dopo più di un secolo di storia, continua a rivoluzionare i paradigmi della creazione musicale. In queste pagine animate dai più importanti musicisti contemporanei - dai sassofonisti Steve Coleman e Kamasi Washington alla cantante e bassista Esperanza Spalding, passando per i pianisti Jason Moran e Vijay Iyer - Chinen svela le nascoste sinergie fra il jazz contemporaneo e l'hip hop, da un lato, e l'R'n'B, dall'altro, mostrando come la nuova, proteiforme generazione di «grandi vecchi», Wayne Shorter e Henry Threadgill, abbia contribuito a riplasmare l'estetica del jazz e a ripensarne le fondamenta ideologiche, tecnologiche e teoriche. Di nome in nome, da innovazione a innovazione, Chinen improvvisa come i migliori jazzisti, e costruisce un testo ironico e affilato nei suoi giudizi critici. Chi ama il jazz ritroverà in questo libro molti dei nomi che già conosce, apprezza, segue, ma le sorprese - a maggior ragione per chi vi si accosta per la prima volta - sono molte: occorre avere a fianco un blocco note, cartaceo o digitale che sia, per prendere appunti, perché - come avvisa Dwight Garner dalle pagine del New York Times - non si può resistere alla tentazione di compilare una playlist. E ascoltare, lasciandosi guidare dalle parole di Nate Chinen. Prefazione di Ashley Kahn.
ill., br. Agosto 1969. Nei giorni in cui i prati di Woodstock vengono ripuliti dai rifiuti lasciati da mezzo milione di giovani accorsi a seguire un festival già leggendario, Miles Davis porta in studio un'orchestra come non si era mai sentita: tre fiati, chitarra, due bassi, tre tastiere elettriche, quattro set di percussioni. Con qualche appunto schizzato su carta e dopo una sola serata di prove, in tre mattine si registra il materiale di "Bitches Brew": un disco che cambierà la storia della musica, influenzando intere generazioni di musicisti e di ascoltatori. «È ancora jazz?» Quando esce il disco, nella primavera del 1970, si parla della nascita di un nuovo genere musicale, che fonde le sottigliezze improvvisative del jazz con l'energia del rock. Ma la vera novità sta nelle proporzioni, nel respiro sinfonico di brani estesi per venti e più minuti, frutto di un sapiente lavoro di postproduzione che sconfina nella vera e propria composizione. Profetico, psichedelico, progettato come un'opera d'avanguardia e allo stesso tempo pianificato come un grande successo commerciale, "Bitches Brew" è il risultato di una serie di esperimenti durati alcuni anni, durante i quali la visione artistica di Miles entra in una fruttuosa tensione con gli interessi della sua casa discografica, grazie alla sottile mediazione di un geniale produttore, Teo Macero. Enrico Merlin e Veniero Rizzardi, consultando per la prima volta un corposo materiale d'archivio, compresi i nastri originali delle sedute, ricostruiscono la genesi dell'album in un racconto che abbraccia i tre anni in cui Miles conobbe forse l'evoluzione più interessante della sua intera carriera, e ci restituiscono una cronaca accurata delle fasi di preparazione, registrazione e postproduzione, arricchita di foto e documenti, cronologie e discografie. A mezzo secolo dall'uscita di "Bitches Brew" il Saggiatore porta in libreria la nuova edizione, completamente riveduta e aggiornata, di un libro candidato a classico della storiografia jazz.
svc con leggere tracce di usura