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104 S. 8°. OBrosch.
in-8°, 337 pages, rel. cartonnage ed., jaq. ill. plast. Tres bel exemplaire. [HI-7]
11 S. 8°. OKart.
7 S. 4°. Geheftet. OU. Stempel auf Schulssblatt.
159 S. 4°. Okart. Viele Ill.
Mm 135x190 Collana "La Cultura" - Brossura editoriale con sovraccoperta, 364 pagine con esempi musicali e 24 tavole in nero e a colori fuori testo. Copia in ottime condizioni. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
308 S. Ill. Vorblatt mit rechteckiges Ausschnitt.
v, 428 S. 4°. HLn. Vorsatz mit gr. eigenh. Widmung des Verfassers.
247 S. Kl. 8°. Abb. auf Tafeln.
359 S. Kl. 8 . Abb. Faks.
306 S. Kl. 8 . Abb. Faks.
234 S. Kl. 8 . Abb. Faks.
xi, 292 S 8°. OLn. Schutzumschlag. Einige Blaustift-Unterstreichungen.
Guter Zustand. -- In seinem letzten Lebensjahr schrieb Schubert zwei größere Gesänge, an denen neben Singstimme und Klavier noch ein obligat geführtes Soloinstrument beteiligt ist, die Klarinette in Der Hirt auf dem Felsen (D 965, entstanden im Oktober 1828) und das Horn in Auf dem Strom (D 943). Dieses Lied wurde am 26. März 1828 in Schuberts einzigem von ihm selbst veranstalteten Konzert zum ersten Mal aufgeführt; damals sang es der mit Schubert befreundete Tenor Ludwig Tietze, es spielte der berühmte Hornist Josef Rudolf Lewy (vermutlich auf einem Instrument mit zwei Ventilen), begleitet vom Komponisten. Offenbar hat Schubert das im selben Monat entstandene Lied auch eigens für das Konzert - und zwar mit besonderem Blick auf den Hornisten - geschrieben. Es fand dabei solchen Anklang, dass es bereits einen Monat später in derselben Besetzung wiederholt und anschließend wohl noch von Schubert selbst zum Stich vorbereitet wurde. Es erschien dann allerdings erst elf Monate nach Schuberts Tod, im Oktober 1829, als op. 119, und zwar mit einer zusätzlichen Violoncello-Stimme. -- Es ist nicht völlig auszuschließen, dass diese Stimme noch von Schubert selbst im Manuskript zumindest durchgesehen worden ist, doch deuten die Varianten gegenüber der Hornstimme eher darauf hin, dass die Violoncello-Stimme eine Bearbeitung darstellt, die möglicherweise vom Verleger herrührt, wahrscheinlicher noch von dem Cellisten Josef Linke, einem Mitglied des berühmten Schuppanzigh-Quartetts. Linke hatte die Hornpartie nämlich bereits am 30. Januar 1829 gespielt (in einem Benefizkonzert zur Errichtung eines Denkmals für den Komponisten, ausgerichtet von der mit Schubert befreundeten Sängerin Anna Fröhlich) und vermutlich für sich selbst eingerichtet. -- Reilstabs Dichtung hat Schubert möglicherweise - wie die Rellstab-Lieder aus dem sogenannten Schwanengesang - aus Beethovens Nachlass erhalten; der Dichter selbst hatte Beethoven eine Anzahl Gedichte in der Hoffnung kopieren lassen, „daß Sie sich zur Composition entschließen". Anton Schindler, Beethovens Vertrauter und auch mit Schubert befreundet, hat diese Gedichte dann weitergegeben; ob sich darunter auch Auf dem Strom befand, lässt sich freilich nicht mit Sicherheit sagen. (Vorwort)
vi, 233 S. 8°. OKart. Abb. auf Tafeln.
ill., br. Questo libro è come un diario, ora per ora, di un'esplorazione di nuovi territori incogniti, in cui il viaggio comporta un metter da parte, in quanto inutilizzabile, ogni conoscenza o aspettativa già acquisita, per forgiarsi via via gli strumenti inediti che meglio consentono di avanzare e prender dimestichezza col terreno, con tutta la sua peculiare novità, con le sue qualità finora ignorate. In quest'azione di scandaglio del corpus schubertiano, in primo luogo quello liederistico, ma anche di quello strumentale, in cui ogni intento sistematico, ogni velleità totalizzante è lasciata subito dietro le spalle in favore di una pratica puramente esplorativa, tutte le prospettive storiografiche consolidate, le concezioni teoriche e critiche già elaborate restano per forza tagliate fuori (beninteso, non ignorate!) di fronte all'urgenza di registrare, esaminare, capire il materiale, testare ipotesi, farsi guidare da ciò che via via viene alla luce. Tutto questo comporta una radicale messa in questione di categorie fondamentali dello sviluppo umano (filosofia, lingua, teatro, poesia, l'essere stesso dell'uomo, e ovviamente la musica), delle loro interazioni, dei nessi che le legano, della loro evoluzione storica in reciproco rapporto. Schubert si ritrova, allora, al centro di uno snodo epocale dell'evoluzione dello spirito nel mondo Occidentale, dai Greci al Novecento.
23 S. : 1 Portr ; 30 cm Broschur mit mont. Titelschild auf dem VDeckel. Eines von 75 num. Exemplaren (GA 225) mit einem zusätzlichen Abzug der Radierung; die Radierungen jeweils num. und sign. - Zustand tadellos. - The indicated shipping costs refer to books weighing up to one kilogram. - Bücher, die schwerer als ein Kilogramm oder größer als 35 x 25 cm sind, werden als Paket verschickt und kosten innerhalb Deutschlands bis zu zwei Kilogramm 6 Euro, darüber hinaus 7 Euro Porto. -
243 S. 8°. Schutzumschlag. Faksim. Abb. auf Tafeln.
In 8°; pp. 310 con 26 illustrazioni in b/n fuori testo; brossura editoriale; cucito.<BR>I Grandi Musicisti Italiani e Stranieri, collezione diretta da Carlo Gatti.<BR>Terza edizione riveduta.<BR>Intonso. Condizioni assai buone.
Milano, F.lli Bocca, 1946, in-16, br. editoriale con elegante cornice tipografica abitata, pp. 227, (5). Con illustrazioni in b.n. f.t. e bibliografia. "Storia della musica" - Serie I, n. 10.
In-16°, leg. in bross. edit., pp. 266. Con 19 tavv. f.t. Brossura fiorita, strappetti al dorso senza mancanze ed altre marginali tracce d'uso.
br. «Era il 1814 quando un giorno, mano nella mano con un amico, Schubert entrò nella stanza che cinque anni più tardi avremmo occupato insieme. Si trovava nella Wipplingerstrasse. Casa e stanza avevano accusato il peso del tempo: il soffitto era quasi crollato, la luce oscurata da un grande edificio che sorgeva di fronte, c'era un pianoforte troppo suonato e una biblioteca striminzita; l'ambiente era quello e il ricordo del luogo insieme con quello delle ore che vi ho trascorso non mi abbandonerà mai». Chi parla è il poeta Johann Mayrhofer, fraterno amico di Schubert, suo compagno nell'arte e poeta di molti suoi Lieder. La sua testimonianza è una delle moltissime raccolte da Otto Erich Deutsch in un lavoro iniziato nel 1912 e terminato nel 1957. Si tratta dei ricordi degli amici di Schubert, i compagni di vita e di arte, l'anima di quelle serate definite "schubertiadi". La viva voce dei protagonisti ci restituisce la storia del grande musicista rendendoci partecipi non solo di un'esistenza, ma della Vienna dei primi anni dell'Ottocento nonché di un modo di concepire l'arte e la vita.
89 S. Kl.-8°. OU. Unaufgeschnittes Exemplar.