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IN ENGLISH AND HEBREW. 21x13.5cm. 50+41 pages. Softcover. In good condition.
IN HEBREW WITH TRANSLITERATION IN LATIN SCRIPT. 280x225 mm. 335 pages. Hardcover. Spine edges slightly bumped. Pages slightly yellowing. In good condition.
br. Anche la più ineffabile delle arti si vena di risonanze politiche quando a parlarne sono un intellettuale di origine palestinese e un figlio della diaspora ebraica. In questo libro, Edward Said e Daniel Barenboim usano la metafora della musica per confrontarsi sul significato civile dell'arte, sul valore formativo dell'ascolto dei grandi compositori, sulle difficoltà dell'interpretazione, sui parallelismi tra arte del suono e arte della parola. Dall'intreccio delle riflessioni prende forma una visione complessa dell'universo sonoro. Luogo irreale ed effimero che si anima per la breve durata delle note, la musica vive sospesa tra due dimensioni: soggetta alle regole della fisica, costruita su precisi rapporti matematici, è al tempo stesso capace di esprimere sentimenti e ideali con un'intensità che l'immagine e la parola raramente raggiungono. Il tentativo di venire a capo di questo paradosso è l'occasione per riflettere sul significato politico dell'opera di Beethoven, sulla lezione di Furtwängler, sul magistero professionale e umano di Toscanini, sulle difficoltà morali di un direttore d'orchestra ebreo innamorato di Wagner. E proprio la scelta di Barenboim di dirigere le opere wagneriane a Bayreuth, che fu tempio della musica ariana, diventa l'esempio concreto di come l'arte ha il potere di superare odi e divisioni, indicando ai popoli un futuro di convivenza possibile. Con uno scritto di Claudio Abbado.
br. Senza eludere la complessità dell'esperienza musicale, senza al contempo fuggire le strettoie di un confronto critico, l'autore presenta una selezione di possibili approcci inerenti al tema delle interazioni tra musica e società. Ambiti e problematiche relativi a settori disciplinari contigui, convergenze e distinzioni, introducono a temi più tipicamente legati alla storia del pensiero sociologico, dal modello evolutivo di Comte alla scuola di Francoforte. Vengono quindi presentate e discusse le variabili sociali ed estetiche del linguaggio musicale e le sue trasformazioni nei differenti contesti storico culturali e politici: mecenatismo e committenza, il pubblico da concerto, produzione, distribuzione e fruizione, l'emergere di figure professionali, i processi di conservazione e reinterpretazione delle tradizioni musicali, la "media-morfosi", i luoghi e le modalità d'ascolto.
br. Questo sintetico profilo definisce dapprima ambiti e oggetti di indagine dell'estetica musicale; poi presenta una breve storia del pensiero musicale dall'antichità ai giorni nostri. Questa edizione aggiornata offre preziosi spunti per ulteriori approfondimenti, in particolare sui rapporti tra natura e cultura nella musica e sulla fruizione dei nuovi linguaggi del nostro tempo.
br. Compositore, direttore d'orchestra e didatta ammirato da alcune delle personalità più importanti dell'ambiente artistico e intellettuale della prima metà del Novecento - Appia, Stanislavskij, Max Reinhardt, Diaghilev, Nijinsky ira gli altri - Emile Jaques-Dalcroze (Vienna 1865 - Ginevra 195O) ha lasciato una traccia indelebile nella pedagogia moderna. Contro l'arido grammaticalismo e nozionismo della didattica ottocentesca, ha per primo rivendicato la centralità del corpo come fucina, laboratorio in cui la musica prende forma e senso, a cominciare dal ritmo. Nella ritmica, o euritmica (questo il nome che Dalcroze diede al suo sistema), il corpo è coinvolto per intero, nel ventaglio delle sue funzioni: respirazione, controllo della tensione muscolare, equilibrio, pratica di movimenti diversi compiuti con le diverse membra; acquisizioni che si rivelano preziose anche per l'insegnamento degli strumenti. L'interesse per queste idee non si limitò al mondo musicale, e Jaques-Dalcroze, oltre ad aver esercitato un influsso determinante sul teatro, è considerato uno dei principali innovatori della danza del XX secolo. Questo libro, pubblicato per la prima volta a Parigi nel 1919, raccoglie alcuni degli scritti fondamentali di Jaques-Dalcroze, e rappresenta la migliore via d'accesso a un pensiero e a un metodo che mantengono intatta la loro attualità.
br. Se si vuole utilizzare il computer per fare musica, non si può ignorare il supporto fondamentale della matematica, perché è grazie a questa, e alla geometria dei numeri, che si può capire meglio il suono, e dunque la musica. Il computer è uno strumento musicale in grado di eseguire e comporre musica. Di conseguenza, la cassetta degli attrezzi di un musicista contemporaneo deve racchiudere, oltre alle classiche competenze musicali, ferrate nozioni di matematica e informatica. A fronte di questo, il libro inizia con una brutale azione di forza: l'instillazione di concetti di matematica. Si tratta di un'esposizione lineare delle nozioni essenziali alla comprensione del seguito. Poi, a ruota, una seconda parte in cui è condensato il minimo indispensabile di acustica, atto a inquadrare il fenomeno musicale. Nella terza parte le strutture teoriche della musica, con il tocco magico della matematica, sono riproposte in una forma lineare, agile e ruspante, facilmente assimilabile dal computer. La trattazione, pur mantenendo il rigore scientifico, è sviluppata in tono brioso e scanzonato. Per la comprensione del testo non sono richieste conoscenze di musica.
br. Questo volume costituisce un'esauriente introduzione al pensiero estetico di Ferruccio Busoni, grande pianista e compositore, rimasto ingiustamente in secondo piano rispetto ad altre figure della scena musicale dell'inizio del XX secolo. Per la prima volta vengono prese in esame rappresentazioni e intuizioni rivelatrici del suo concetto di "forma", che mostrano come l'estetica sia lo strumento privilegiato per la comprensione dei principali nodi teorici a cui il compositore giunse. L'ideale estetico della "Nuova Classicità" (1920) in cui egli vedeva realizzate complessità e perfezione dell'opera musicale, si staglia centrale nel suo percorso teorico.
br. Questo libro nasce da un dialogo a più voci tra musicisti/musicologi dell'Istituto Superiore di Studi Musicali "Luigi Boccherini" di Lucca e studiosi (perlopiù filosofi) dell'Università di Pisa e della Higher School of Economics di Mosca. Gli autori hanno risposto all'invito a pensare l'esperienza musicale proponendo saggi che si dispongono lungo due linee tematiche principali: la musica come lavoro plastico sulla temporalità e gli aspetti performativi della musica come arte incarnata e realizzata nell'interazione sociale.
br. "Ritorna, nella persistente indifferenza della politica e della pedagogia, un nuovo fervore di conoscenza fra i giovani ricercatori per l'estetica e la filosofia della musica, intesa come forma di pensiero e di civiltà. Non sarà una via breve: ma la direzione è quella giusta. Lungo questa via si inoltra, con passione intelligente, questa bella monografia del maestro Gian Vito Tannoia. Il suo saggio introduce alla poetica musicale di Olivier Messiaen - e con ciò, alla teologia e alla filosofia che vi sono implicate - portando la sua analisi all'altezza della più ampia e delicata ricerca epocale di un nuovo Musikgeist, ossia di un nuovo orizzonte e di un nuovo futuro per l'umanesimo dello spirito. Una cosa è certa. Olivier Messiaen è cattolicamente ancora da scoprire." (dalla Prefazione di Pierangelo Sequeri)
br. Gli insegnanti di materie musicali e i direttori di coro sostengono con forza la necessità di un'educazione vocale accessibile a tutti. Sulla base di quale visione scientifica e pedagogica? Che cosa significa educare la voce e perché lo reputiamo così importante? Quali conoscenze e competenze deve avere un insegnante che guida i propri allievi in un'attività vocale? Per dare una risposta a questi e altri importanti interrogativi in questo libro si indaga la voce in tutte le sue angolature, restituendone una visione nella quale le varie dimensioni - fisiologica, neurologica, psichica, emotiva, culturale - si completano vicendevolmente. Accompagna la ricerca un approccio di tipo didattico-metodologico che pone al centro dell'attenzione i diversi ambiti di esperienza e di apprendimento: la dimensione corporea e motoria, quella percettiva, sensoriale e immaginativa, e la dimensione dell'ascolto, anche intersoggettivo. L'ultima parte è dedicata agli aspetti culturali della vocalità e al suo rapporto con la dimensione musicale/poetica, e quindi con il canto. Il libro è rivolto a tutti coloro che si occupano di didattica vocale; la ricchezza di informazioni e la varietà dell'argomentazione lo rendono tuttavia una lettura di grande interesse per chiunque si trovi a confrontarsi con il mondo della vocalità.
Estratto da "Luigi Cherubini nel II centenario della nascita". In 8°, pp. 70-92, 1 tav. in b/n f.t. Bross. edit. Ottime condizioni.
Estratto da "Chigiana", Rassegna annuale di studi musicologici. Voll. XXVI-XXVII, nuova serie 6-7. In 8°, pp. 77-103. Bross. edit. Ottime condizioni.
Estratto da "Rivista italiana di Musicologia", vol. VI, 1969. In 8°, pp. 3-31. Bross. edit. Ottime condizioni.
Estratto da "Studi Corelliani", Fusignano, 5-8- settembre 1968. In 8°, pp. 75-97, ill. in b/n n.t. Bross. edit. In ottime condizioni.
Estratto da "Rivista italiana di Musicologia". Anno II, N° 1. In 8°, pp. 111-129, ill. in b/n n.t. Bross. edit. Ottime condizioni.
Estratto da "Chigiana", rassegna annuale di studi musicologici. Vol. 26-27, nuova serie, 6-7. In 8°, pp. 35-52, ill. in b/n n.t. Bross. edit. In ottime condizioni.
Estratto da "Collectanea historiae musicae", vol. III. In 8°, pp. 132-170. Bross. edit. liev. brunita ai margini. Alcuni fogli attaccati. Ottime condizioni.
Estratto da "Collectanea Historiae Musicae". Vol. I. In 8°, pp. 175-210. Bross. edit. In ottime condizioni.
198534543Christian Bourgois / I.R.C.A.M. Couverture souple Paris 1985
br. Chiunque pensi che leggersi un libretto d'opera sia un fastidio inutile, un disturbo alla fruizione dello spettacolo, o chiunque al contrario si legga il testo di un Lied mentre lo ascolta durante un concerto; chiunque ignori il programma letterario di un poema sinfonico considerandolo una trascurabile appendice 'extramusicale' all'opera vera e propria; chi sia convinto che l'opera lirica sia una manifestazione spuria della vera musica, che sarebbe solo strumentale; chi non ammetta l'esecuzione, poniamo, del Clavicembalo ben temperato se non su 'strumenti d'epoca', o chi, al contrario, sia convinto che sia del tutto legittimo ignorare completamente, fino allo stravolgimento, le idee che l'autore poteva avere sull'esecuzione di una sua opera; chiunque prenda posizione su queste ed altre analoghe questioni relative al fenomeno della musica colta spesso non sa che sta attuando decisioni in materia di estetica musicale, che ciò che afferma sono idee maturate e radicate nell'ambito di ampie visioni dell'arte musicale, idee la cui portata non può essere realmente compresa ed eventualmente posta in questione senza collegarle alle ragioni profonde e al contesto di pensiero che le hanno generate. L'estetica musicale, per lo meno attualmente, non è più una disciplina normativa. Non prescrive come si deve pensare, bensì spiega come si è pensato nel corso dei secoli.