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br. Il 13 febbraio 1945, in una Roma liberata da poco più di sei mesi, in una cappella della basilica di Santa Maria degli Angeli, Israel-Italo Zolli, rabbino capo della Città Eterna, riceve il battesimo. La moglie e la figlia lo seguiranno poco dopo. Come nuovo nome cristiano, Zolli sceglie quello di Eugenio, in segno di riconoscenza verso Eugenio Pacelli, papa con il nome di Pio XII, per ciò che la Chiesa ha fatto in favore degli ebrei durante la persecuzione. Una vicenda sconvolgente, che ha messo sottosopra gli ambienti ebraici come quelli cristiani ma sulla quale è calato il silenzio, rotto oggi finalmente da un'ebrea di New York che ha rivissuto l'esperienza del rabbino capo di Roma, diventando una cattolica convinta.
br. Nel racconto della sua vita, sant'Ignazio ignora gli avvenimenti anteriori al 1521, anno della sua conversione. Come in altre grandi autobiografie religiose, ci viene così presentata l'immagine di una esistenza spezzata in un prima e in un dopo incommensurabili e discontinui, e il percorso fra questi due termini si compie attraverso una storia tortuosa e virulenta che ci rivela progressivamente l'eccezionale complessità della figura di sant'Ignazio. In lui sono congiunte in un nodo strettissimo personalità apparentemente incompatibili: il visionario e il tattico, il politico e l'estatico. Egli è il "contemplativo nell'azione" secondo la perfetta definizione del suo compagno Jerónimo Nadal. Ma sant'Ignazio, nella sua autobiografia, sceglierà per sé un altro nome, il Pellegrino: vorrà cioè apparire, innanzitutto, come un essere votato a seguire fino in fondo un percorso già tracciato. Non si fa differenza tra fatti e introspezione: i casi e gli incidenti, le visioni, le grazie e le disgrazie vi assumono l'identica natura di segni coinvolti nello scambio continuo che c'è fra il Pellegrino e Dio: ogni dato è una mossa, in un gioco nell'assoluto fra due parti infinitamente sbilanciate.
bross. edit. con sovrac. ill., rotture e mancanze in sovrac.
br. "Viene raccontata la lotta sostenuta da Veronica Giuliani contro gli spiriti infernali. Una vicenda unica nella storia del cristianesimo che si è protratta per 63 anni. Tutte le persecuzioni diaboliche sofferte da questa donna del 1700 non hanno prodotto una pazza nevrastenica, bensì una grande santa che per lodare il Signore saliva anche sugli alberi del monastero. Molte volte Veronica scrive che Dio è pazzo, e altrettante volte dichiara che il demonio è pazzo, però sono due tipi di pazzia talmente diverse, che una conduce all'eterno gaudio e l'altra all'eterna disperazione. Che storia! Una monaca semianalfabeta che lotta contro il Diavolo per scrivere, 'controvoglia', migliaia di fogli rimasti sconosciuti per decine di anni... sono convinto che difficilmente un'altra donna possa rivendicare, più di lei, il diritto a essere invocata come patrona delle scrittrici." (L'autore)
ill., br. Il romanzo del più grande è una biografia della vita polacca di Karol Wojtyla, scritta anche con la forma di un romanzo, così da evidenziare quanto la vita del futuro Giovanni Paolo II lo sia stata davvero. Descrivendo gli eventi della straordinaria esistenza di Karol Wojtyla, in rigoroso ordine cronologico, dalla nascita all'elezione al soglio di Pietro, l'autore intende mettere in luce come il filo sottile della divina Provvidenza entri nella storia di una semplice persona nata in un villaggio del sud della Polonia e la conduca verso un grande destino, quello di diventare papa e di cambiare poi la storia del mondo. Ogni tappa dell'ascesa di Karol Wojtyla nella gerarchia della chiesa cattolica si realizzò contro ogni logica: i suoi avanzamenti di carriera furono sempre degli improbabili strappi a regole consolidate, dal primo all'ultimo passo. E sullo sfondo di questa vita narrata c'è la costante presenza di Dio. In Karol Wojtyla la vita e il romanzo coincidono. Tanto che, se un lettore non sapesse trattarsi di fatti realmente accaduti, potrebbe ben credere di leggere una storia uscita dalla penna di un fantasioso scrittore.
br. La vita di Galgano Guidotti di Chiusdino come paradigma di quell'ideale di 'cavalleria spirituale' che ritroviamo nelle epopee più note tra occidente e oriente. Partendo dall'analisi delle agiografie e delle testimonianze esistenti sulla vita di san Galgano, l'autore propone una visione d'insieme della sua iniziazione e del compito che gli era stato affidato: fondare un centro spirituale di natura guerriera e cavalleresca, rivolto al combattimento non esteriore ma interiore. Un'interpretazione del tutto nuova di Galgano, del suo sogno, del luogo che custodisce la spada e della sua missione. Una lettura che ripercorre la ricostruzione cattolica ortodossa, quella esoterica, quella che vede in lui addirittura il precursore della "Materia di Bretagna" e dell'epopea cavalleresca di Artù. Un testo in cui personaggi ed eventi dei romanzi della Tavola Rotonda sono posti a confronto con la vita di un cavaliere realmente vissuto nella stessa epoca in cui venivano scritti i racconti del Graal.
brossura L'autore racconta la vita di san Padre Pio da Pietrelcina attraverso lo sviscerato amore e la profonda devozione di Emanuele Brunatto, suo primo figlio spirituale. Il futuro grande difensore del frate stigmatizzato va ad incontrare la figura di quel gigante spirituale per pura curiosità, con la sua giovane e avvenente amante del momento, e da quell'incontro in poi la sua vita non sarà più la stessa di prima. Fulminato da qualcosa di indescrivibile, Emanuele diviene consapevole della sua sciagurata esistenza e di come - nel profondo - la sua anima si fosse sempre ribellata ad essa. Un quadro semplice ma toccante di due vite eccezionali nella loro indiscutibile diversità (l'uno un santo, l'altro un peccatore), ma legate insieme dallo stesso amore e dalla medesima immensa fede.
br. Questo libro si propone di raccontare la storia di Antonio Rosmini, il prete di Rovereto vissuto nella prima metà dell'Ottocento, noto soprattutto come filosofo e fondatore di una congregazione religiosa. La Chiesa cattolica ne riconosce oggi la grandezza, ma sulla sua vita e su quella dei suoi discepoli pesarono a lungo le proibizioni e le condanne ecclesiastiche che coinvolsero alcuni aspetti del suo pensiero. La sua stessa persona attirò, accanto ai più solenni attestati di stima, anche giudizi malevoli e perfino atteggiamenti ostili e minacciosi. Sulla sua morte pesa ancora oggi il sospetto di avvelenamento. Chi era quest'uomo ammirato per la sua intelligenza straordinaria e per la sua semplicità di vita altrettanto fuori dal comune? Che cosa pensava e che cosa aveva scritto di tanto pericoloso? E come mai oggi è considerato un beato da quella stessa Chiesa che a lungo lo ha messo al bando? Prefazione di Piero Coda.
brossura Tra i monasteri russi il cui ricordo era rimasto molto vivo tra la popolazione anche dopo la sua forzata chiusura negli anni venti del secolo scorso, un posto particolare aveva Optina Pustyn', un monastero maschile a circa 200 Km da Mosca, in località desertica (pustyn', in russo vuol dire deserto). Il monastero era noto per i suoi starcy e per quasi un secolo, dal 1828 al 1921, Optina poté gloriarsi di possedere una "scuola" di starcy. Amvrosij è lo starec di cui abbiamo le notizie meglio documentate e la cui tomba è meta di pellegrinaggi. Il desiderio di comunicare col cuore, personalmente, si sente da tutte le parti. Allora gli uomini che ce lo insegnano sono da considerarsi come veri profeti del nostro tempo.
ill., br. Simone Cristicchi racconta l'incredibile storia di David Lazzaretti, il mistico ed eretico cristiano che all'alba delle prime pulsioni repubblicane in Europa fondò la Chiesa giurisdavidica. Dopo aver narrato la fantasia dei matti, la tragedia dei soldati italiani in Russia e il genocidio degli italiani d'Istria, il cant-attore romano riporta alla luce una vicenda meravigliosa e coinvolgente, intrisa di utopia e spiritualità, sporca di sangue e misteri ancora da chiarire, infilandosi nei panni di Antonio Pellegrini, il militare che sparò al Cristo dell'Amiata. David Lazzaretti nacque nel 1834 ad Arcidosso, in una Toscana matrigna e madre, terra di indigenza e sfruttamento, più vicina al Medioevo che al Rinascimento. Barrocciaio per necessità, fin da ragazzo venne assalito da febbri e visioni mistiche che lo portarono a elaborare un personalissimo percorso spirituale nel seno della Chiesa cattolica. Il simbolo della sua missione era formato da due C contrapposte con la croce nel mezzo, l'annuncio di un nuovo Cristo in arrivo. La sua predicazione richiamò migliaia di persone tra la Toscana e la Sabina, in una convivenza armoniosa che si rifaceva alle prime comunità cristiane in cui solidarietà, uguaglianza e istruzione erano le fondamenta, e il lavoro in comune un mezzo per elevare lo spirito. Se da una parte fu perseguitato dalla Legge e considerato un pazzo sovversivo, dall'altra l'"uomo del mistero" conquistò seguaci e protettori tra nobili, intellettuali e alti prelati - anche in Francia, dove vennero pubblicati i suoi libri - godendo del sostegno sia di don Bosco sia di Pio IX. Ma il suo messianesimo mise in allerta sia la Chiesa di Roma che il neonato Stato Italiano. Il 18 agosto del 1878 la pallottola di un carabiniere pose fine alla sua esistenza.
brossura Barbiana è ancora oggi com'era nel 1954 quando don Milani fu nominato parroco: una chiesa, una casa colonica, la canonica, il cimitero e poi a distanza e isolate nei boschi le ventitré case delle famiglie contadine. Da quel luogo sperduto tra i boschi e le montagne del Mugello la sua fama e il suo modo di essere sacerdote e maestro raggiunse molti angoli della terra e incuriosì i più raffinati intellettuali. Eppure la sua "Ditta" (cosi don Lorenzo chiamava la Chiesa come gerarchla e come comunità) non seppe capirlo e fece di tutto per isolarlo e mantenerlo nel più stretto esilio. Come nacque e si sviluppò nel giovane Lorenzo la vocazione per il sacerdozio? E come arrivò il giovane parroco, destinato alla chiesa di San Donato di Calenzano a privilegiare la scuola serale popolare come mezzo per evangelizzare il suo popolo di operai e contadini? Questo libro vuole essere di aiuto a superare i molti ostacoli che si frappongono ancora oggi tra il sacerdozio di don Milani, la sua testimonianza e la sua pratica di vita.
br. La straordinaria vicenda umana e spirituale di un Santo, tanto amato dal popolo cristiano, si presenta in questa biografia con tutta la freschezza e la semplicità di una vita ordinaria. San Nicola da Tolentino porge con la sua testimonianza una grande lezione di amore, umiltà e profonda fede. Seppur vissuto otto secoli fa, resta attuale per il suo messaggio, la sua intercessione, l'esemplarità di vita come uomo e come religioso agostiniano; l'immagine di san Nicola si presenta come quella del sorriso di Dio, un sorriso pieno di bontà e umiltà. Nella sezione dedicata all'analisi della spiritualità si può comprendere sia la profonda essenza agostiniana di Nicola, che lo ha reso emblema del nascente Ordine e oggi lo presenta come preziosa pietra della famiglia del grande sant'Agostino, ma anche la profonda attualità della sua figura di patrono delle anime del Purgatorio.
SALVATORE DI GIACOMO IL TEATRO E LE CRONACHE VOL. II. , MONDADORI EDITORE 1946, Copertina rigida telata blu con titoli e fregi in oro; sovraccoperta con alette con margini con segni d'usura e il cui dorso è tagliato per il lungo con i due angoli riattaccati con nastro adesivo trasparente. Gli interni sono privi di scritte o sottolineature e si presentano ombrati. Nella tasca della guardia posteriore è presente facsimile in A4 di manoscritto dell'autore con illustrazioni ben conservato. "I Classici contemporanei italiani". A cura di Francesco Flora e Mario Vinciguerra. Buono (Good) . <br> <br> <br> 933<br>
br. La Ballata alla Madonna di Czestochowa, il gioiello di don Giuseppe De Luca (1898-1962), sprigiona una così gran quantità di colpi ad effetto da far ipotizzare che nell'articolo si nasconda, ad arte, il testamento spirituale del "prete romano della Lucania antica", fondatore delle Edizioni di Storia e Letteratura, "cercatore di anime e di intelligenze". È quanto l'autore ipotizza, con buoni appigli e larga messe documentale, in questo libro, nel quale ci accompagna dapprima tra i luoghi dell'infanzia di De Luca e poi lungo le sue ultime settimane di vita, con sullo sfondo l'amicizia con papa Giovanni XXIII e la singolare difesa per il suo segretario particolare, mons. Loris Capovilla, dotta ed elegante nell'ufficialità, irruenta e affettuosa nell'intimo di una corrispondenza. Prefazione di Marco Roncalli.
br. Antonio Maria Sicari, carmelitano, dopo studi di esegesi biblica, è divenuto il più letto biografo dei santi. Dieci brevi vite di santi (come nei dodici volumi precedenti) attraversano Paesi diversi, dalle origini del Cristianesimo ai giorni nostri. Qui si parte da san Pietro. Si passa al Medioevo con la grande figura di Tommaso Becket in Inghilterra, vero baluardo contro la violenza del potere, si incontra Matteo Ricci, l'uomo ponte tra Europa e Cina, e si arriva a tante figure della contemporaneità di un mondo, quello dell'Ottocento e del Novecento, dove la Chiesa, perdendo lo Stato pontificio e molta influenza politica, ha ritrovato una straordinaria iniziativa dal basso. Sono santi sociali, educatori e mistici le figure che hanno riportato l'annuncio di Cristo tra la gente e che si sono fatte carico dei grandi problemi dell'uomo e della società.
ril. Con la commovente prefazione di papa Francesco - che riporta inediti e toccanti ricordi di infanzia - si racconta in questo libro l'avventura umana, spirituale e pastorale di padre Stefano Pernet, prete dei poveri, appartenente all'ordine religioso degli Agostiniani dell'Assunzione e fondatore della congregazione delle Piccole Suore dell'Assunzione. Nella Francia post rivoluzionaria di metà Ottocento, padre Pernet dedicò la vita a sostenere le famiglie più disagiate dei quartieri più degradati di Parigi. Un modello moderno di carità, che rifuggiva il proselitismo, ponendosi come unico obiettivo la condivisione del bisogno per testimoniare Cristo. La grande intuizione fu comprendere che la figura maschile del religioso non era adatta a portare conforto ai malati e ai moribondi delle famiglie operaie, i cui padri erano sovente mangiapreti lontani da Dio: «In questa situazione il prete, anche quando vuole portare sollievo spirituale a chi è ammalato, è visto come uno spauracchio, un messaggero di morte. D'altronde, che può fare se non confortare con le parole? Ma loro non vogliono sentire. Invece, delle Piccole Suore non hanno paura. Con il loro modo garbato di agire sono guardate con riconoscenza, si fidano di loro. Attraverso semplici gesti di pulizia, di medicazione, le suore predicano Gesù Cristo meglio di qualsiasi sermone». «Grazie a questo libro - scrive papa Bergoglio nella prefazione - agile, ma denso di racconti di vita, si può conoscere l'opera di padre Pernet, dichiarato venerabile dal mio predecessore san Giovanni Paolo II nel 1983. È una storia fatta di volti, dedizione, gesti di carità, di pura gratuità. Una storia che non ha perso la sua freschezza e la sua attualità.».
ill., br. Viaggio nella mente spietata e visionaria di Hasan-i Sabbah, "Il vecchio della montagna" narra la leggenda nera del fondatore e primo gran maestro dell'Ordine degli Assassini (alla lettera «consumatori di hashish» secondo una controversa ma fortunata etimologia). Sullo sfondo delle dispute politiche e religiose tra Persia e Siria dell'XI secolo, un giovane indecifrabile, mosso da un'ambizione sfrenata e da una fede cieca nell'alto destino che lo attende, conquista l'inaccessibile fortezza di Alamut, fonda la setta dei Nizariti e la volge in uno strumento di morte al servizio dei propri scopi misteriosi. Sotto i pugnali dei suoi sicari - antesignani della figura oggi tristemente nota dell'assassino-suicida - cadranno visir e sultani da un capo all'altro dell'Impero selgiuchide, nonché il re crociato di Gerusalemme. Ma qual era il segreto del Vecchio della Montagna? Come giunse a disporre delle innumerevoli vite di uomini a lui devoti fino alla morte? Con il fascino di una predicazione che assicurava agli accoliti i piaceri eterni del paradiso. Con l'uso sapiente dell'hashish, grazie al quale si diceva che inducesse nei suoi Assassini l'euforia necessaria per compiere gli omicidi da lui ordinati? Con il carisma che emanava dalla sua personalità ascetica e dall'efferatezza dei suoi piani? Con la ferrea gerarchia iniziatica della società segreta cui diede vita, imitata in seguito da molte altre, a cominciare dai Templari? Forse, come intuì Nietzsche, la cifra del suo potere consisteva nella promessa di una illimitata libertà dello spirito, una promessa racchiusa nelle ultime parole di Hasan morente: «Nulla è vero, tutto è permesso».
ril. Quando, nel marzo 1946, Clemens August conte von Galen tornò da Roma, dove papa Pio XII lo aveva da pochi giorni creato cardinale, la popolazione lo accolse trionfalmente davanti alle rovine del duomo di Münster, quasi completamente distrutto dai bombardamenti. Nell'ora più buia della storia tedesca egli aveva osato tenere testa apertamente e senza protezioni al criminale regime di Hitler e la nomina a cardinale era il ringraziamento del pontefice per la sua tenacia. Fu la forza della sua coscienza che gli consentì di diventare un eroe dell'opposizione cattolica alla dittatura nazista. Negli anni del suo servizio da parroco non si era segnalato per particolari iniziative o per innovative proposte pastorali, ma di fronte alla barbarie nazista seppe assumersi le sue responsabilità di vescovo e di testimone del Vangelo. Le tre celeberrime prediche del 1941, riportate in appendice insieme ad altri suoi interventi e a una vibrante lettera di protesta indirizzata al Führer, hanno conservato fino a oggi tutta la loro intensità e attualità. Esse rivelano in maniera impressionante con quale coerenza e coraggio von Galen si schierò contro l'arbitrio dello Stato e si impegnò per il diritto alla vita di ogni essere umano.
br. Il presente volume è il risultato di un'esperienza significativa di ricerca sul tema del metodo in Teologia Spirituale, ricerca condotta da un gruppo di dottori e dottorandi dell'Istituto di Spiritualità della Pontificia Università Gregoriana sotto la guida del prof. Rossano Zas Friz De Col s.j. Si tratta di un nuovo approccio metodologico per la teologia spirituale, il cui fondamento si trova nell'atto umano di decidere: la vita cristiana è, infatti, un processo continuo di trasformazione attraverso le decisioni prese in risposta alla Grazia, il che implica un cambiamento cognitivo, affettivo e comportamentale. Il metodo è perciò denominato teologico-decisionale (MTD) e lo si presenta qui applicato al vissuto di Teresa di Lisieux, focalizzando i suoi manoscritti autobiografici. Si offre, così, una nuova prospettiva allo studio della giovane santa carmelitana, dottore della Chiesa e patrona delle missioni.
Mm 150x210 Collana"Saggi" - Brossura editoriale, 185 pagine. Copia ottima, spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
br. Assumere l'identità di Ildegarda, viaggiare attraverso di lei, essere lei è un'esperienza che non lascia immutati. Ildegarda cambia chi le si accosta: ma, se una persona è in grado di cambiare gli altri a distanza di quasi un millennio, significa che ha vissuto la sua vita in modo da immettersi nel «vento» dell'eternità. Questa donna, nata nel 1098, entra nel monastero benedettino di Disibodenberg nel 1106, a soli otto anni: non significa che fosse destinata a diventare monaca, ma solo che vi compiva i suoi studi, com'era in uso fra le ragazze di buona famiglia del tempo. Sceglie liberamente di prendere i voti, e trascorre in monastero tutta la sua esistenza, con l'eccezione dei viaggi di predicazione che compirà in età matura. Dal 1148, anno in cui viene resa pubblica per la prima volta una parte della sua opera, inizia una carriera straordinaria anche per un leader religioso dei nostri tempi. È mistica visionaria, grande scrittrice, profetessa, predicatrice, musicista, medico e alchimista, studiosa enciclopedica, capo spirituale di una comunità religiosa che è nello stesso tempo centro d'arte e di cultura. Fonda due monasteri, percorre predicando tutta la Germania, è in contatto con re, imperatori, papi, abati e badesse. Scrive poesie, composizioni musicali e un vastissimo epistolario. È anche un imprenditore che amministra terreni e beni immobili e dà lavoro a intere famiglie di contadini e artigiani. Ildegarda, che si definiva «creatura umana di forma femminile» è stata ogni cosa possa essere una creatura umana.