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Madrid-Valladolid, Ediciones Ibéricas-Miñón, s.a. (hacia 1943). 4to.; 60 pp., con 35 ilustraciones entre el texto. Cubiertas originales.
Pordenone, Biblioteca dell'Immagine, 2002, 8vo brossura editoriale con copertina illustrata a colori, pp. 151 completamente illustrato da fumetti (Chaos, 30) .
Book is in excellent condition. Binding is solid and square, covers have sharp corners, exterior shows no blemishes, text/interior is clean and free of marking of any kind. Dust jacket shows the slightest signs of shelf wear only, no tears, now wrapped in protective clear cover.
No marks or inscriptions. A very clean very tight copy with unmarked black cloth boards, slight tanning to page edges and no bumping to corners. Dust jacket not price clipped or marked or torn or creased. 280pp. Barry McGuigan's story of his life in boxing and his attempts at sectarian unity in Northern Ireland at the height of the Troubles.
In 16, punto di metallo, pp. 41 con ill. in n. n.t.Strappetti e pieghe alla cop., leggere gore all'esterno e all'interno dei piatti , piccole fior. al taglio sup. e a quello vert., buone condizioni.Luogo di pubblicazione RomaEditore NovissimaAnno pubblicazione N.D.Materia/Argomento Sport, Boxe
Book is in excellent condition. Binding is solid and square, covers have sharp corners, exterior shows Very light wear only, text/interior is clean and free of marking of any kind. 317 pages. B&W photos and illustrations throughout. Contents include: Professors of pugilism, Yankee Sullivan, Match between Sullivan and Hyer, John Morrissey, Working class culture in antebellum cities, End of the bare knuckle era, etc.
br. «Agli uomini che nella vita cercano se stessi, per tutta la vita. A coloro che credono dì aver trovato la "strada", ma che per il solito imprevisto la perdono». A questo tipo di esistenze sconnesse come la sua, Tiberio Mitri, «l'angelo biondo del ring», «il più bel pugile dell'Italia del dopoguerra», dedicò cinquanta anni fa la sua autobiografia romanzesca e romanzata. Fu pugile, attore, playboy delle ribollenti notti anni Cinquanta, tentato scrittore; e finì male. In ognuna delle sue diverse vite sfiorò l'apice per poi cadere. Sempre. Questo memoriale di vita vissuta è un romanzo verità che parte dalla sua infanzia triestina, segnata prima dalla nera miseria, dalla piccola delinquenza e dall'orfanotrofio, e poi dalla guerra, e arriva alla sua uscita da quel mondo del pugilato che lo aveva proiettato, per un certo periodo, tra i simboli del successo e della dolce vita. È pieno di avventure, ma è anche un quadro di cosa chiedevano e prendevano dalla vita ragazzi e ragazze desiderosi di raggiungere una ribalta. E mostra ironia spontanea, gaudente sete di vita, disincanto e romanticismo, arie da duro e innocenza. Qualità queste che fecero di Tiberio Mitri un amico di importanti figure dello spettacolo e un personaggio affascinante per scrittori come Gian Carlo Fusco, che amavano le mitologie degli «eroi che non si danno arie da eroi» e le ordinarie storie di dissipazione. Una vicinanza dello scrittore con il pugile attore e una ammirazione che spingono a concludere che «molti passaggi tradiscono la mano di Fusco: certi stilemi e tic recano il suo inconfondibile marchio di fabbrica», come scrive Dario Biagi nella Nota al volume.
br. La vita, in fondo, non è che un succedersi di round: alcuni li perdiamo, altri li vinciamo. Altre volte finiamo al tappeto. È per questo che i pugili più amati non sono soltanto i campioni invincibili, i trionfatori, ma coloro che alternano momenti di gloria e di sconfitta, che lungo la strada lastricata di sacrifici cercano un riscatto da una vita di ingiustizie. I pugili sono i veri protagonisti dell'epopea della boxe, e le loro storie rivivono tra queste pagine. I pionieri degli albori che combattevano per fuggire dalla fame, i grandiosi pugili neri e le loro storie di rivalsa, gli immensi campioni e le loro esistenze al limite. Storie d'altri tempi e storie recentissime, le terribili sconfitte e i grandi trionfi di uomini e donne contagiati dalla febbre del ring.
Solar 1969, In-8 broché, couverture illustrée. 318 pages. Bon état.
brossura 100 informazioni utili per tutti coloro che amano la boxe.
La Tribuna Illustrata, 1932 (4 dicembre), fasc. di 20 pag. con num. ill. e due tav. a colori
In-8 (cm. 28), brossura illustrata, pp. 127, (1), con illustrazioni in bianco e nero e a colori nel testo. Catalogo della Mostra: Musei Provinciali di Gorizia, Borgo Castello, 12 Novembre 1999 - 16 Gennaio 2000. In ottimo stato (nice copy).
Album in-4° de 48 pages, illustrations en couleurs, cartonnage editeur illustré.- Edition originale. Etat proche du NEUF. [BD-E3]
Album in-4° de 48 pages, illustrations en couleurs, cartonnage editeur illustré.- Edition originale. Nom du précédent propriétaire en page de titre sinon état proche du NEUF. [BD-E3]
Segunda edición, 35 ilustraciones.
ill., br. Il padre, che fin da bambino gli raccontava le imprese del grande Rocky Marciano; un'amica di famiglia che un giorno gli regala un paio di guantoni rossi. Nasce così la passione per la boxe di Mario Bambini, maestro di pugilato, direttore tecnico de "La Nobile Arte", team che sta forgiando il talento di tanti giovani. Per tutti loro, la figura del maestro è fondamentale sia come guida tecnica, sia come prezioso riferimento nella vita di tutti i giorni. Perché salire sul ring vuol dire metterci la faccia, accettare la vittoria e la sconfitta con la stessa determinazione a migliorarsi. Tra le dodici corde come nella vita. Gli autori di questo libro riescono a dare "un assaggio di quello che può essere il groviglio di emozioni, sensazioni, energia e sentimenti che l'angolo di qualsiasi ring riesce a sprigionare: tutto questo ho ritrovato sfogliando A bordo ring, rivivendo nel racconto dell'amico Mario la sua e la mia passione per la Nobile Arte". (Maurizio Stecca) "Mario fa parte di quella generazione di maestri che hanno saputo interpretare al meglio il pugilato, attualizzandolo per le nuove generazione di atleti ma senza mai perdere di vista quei princìpi che lo caratterizzano". (Vittorio Lai). Introduzione di Maurizio Stecca. Prefazione di Vittorio Lai. Note personali a margine di Massimo Scioti.
br. Leggenda del pugilato, ma non solo. Nino Benvenuti è entrato di diritto nella storia dello sport italiano. Il ricordo di tutti è al 17 aprile del 1967 quando, in una calda notte di primavera, diciotto milioni d'italiani, con le orecchie incollate alla radio ad ascoltare la cronaca di Paolo Valenti, hanno sofferto, pianto e gioito assieme a lui per la conquista del titolo mondiale dei pesi medi a New York, contro Griffith. Una grande impresa, che è diventata il simbolo dell'Italia che stava crescendo attorno al boom economico, quella della dolce vita felliniana, quella che ci invidiavano tutti. Ma al Benvenuti campione - oltre 200 incontri tra dilettanti e professionisti, oro e miglior pugile nelle Olimpiadi del i960, cinque titoli italiani e due europei tra i dilettanti, un titolo europeo tra i professionisti, due titoli mondiali in due categorie diverse, super welter e medi - si contrappone il Benvenuti uomo. Un aspetto meno conosciuto che, in occasione dei suoi ottant'anni, Nino ha voluto raccontare in prima persona, senza usare alcun paracadute. Parla della sua famiglia, esule istriana, e del legame con la sua terra mai dimenticata; del matrimonio infelice con Giuliana da cui ha avuto cinque figli; del grande amore per Nadia sposata nel 1998, quasi trent'anni dopo averla conosciuta; del rapporto recuperato con la figlia Nathalie. Un fiume di parole, di sensazioni, di sentimenti. Un viaggio a ritroso nel tempo, la fotografia di un'esistenza vissuta al massimo, dove l'uomo, al di là degli straordinari successi, si scopre fragile, vulnerabile. Dove il confronto con la quotidianità, una volta spente le luci del ring, si dimostra difficile. Dove gli errori, le delusioni lo segnano fino a portarlo a riscoprire l'essenza della vita in un lebbrosario di Madras, in India. Questo, e molto altro, in questa chiacchierata tra amici, fatta di ricordi, di sentimenti, di grande spontaneità.
br. Il ladro che nel 1954 rubò a un ragazzino nero di dieci anni la sua bicicletta alla fiera per afroamericani di Louisville non poteva sapere che proprio grazie al suo gesto vile sarebbe cominciato l'epos del più grande pugile di tutti i tempi. Perché quel ragazzino si chiamava Cassius Clay ed è per vendicare quel furto che si avvicinò alla boxe. Nell'arco di oltre ventisei anni Cassius Clay, che mutò scandalosamente il proprio nome in Muhammad Ali nel 1964, dopo la conversione all'Islam, combatterà, allenamenti compresi, in oltre quindicimila round a tutte le latitudini: dal Rumble in the Jungle contro George Foreman a Kinshasa al terzo, drammatico atto contro Joe Frazier a Manila. Ali avrà gli occhi da artista sfrontato di suo padre, ma vedrà il mondo con la dolcezza e la generosità di quelli di sua madre. Si rifiuterà sino all'ultimo giorno di avere paura delle conseguenze delle sue azioni, insegnando a generazioni di afroamericani l'orgoglio di esserlo. Sarà il primo atleta a parlare di diritti dell'uomo e non avrà mai timore di farlo, neppure quando per affermare il proprio rifiuto alla guerra in Vietnam dovrà combattere contro il governo americano e sfiorare il carcere. Uscirà di scena, quando arriverà il momento, come nessuno era uscito mai: accettando di farsi vedere nello stato in cui era ridotto dal Parkinson, in quella notte di Atlanta del 1996, ci ha costretto a meditare sulla caducità delle nostre esistenze. Tutto questo, e molto altro, è e rimarrà Muhammad Ali. A un anno esatto dalla sua scomparsa, in questo libro scritto a quattro mani con Elena Catozzi e impreziosito da tantissimi aneddoti inediti, da una prefazione di Federico Ferri e da un'ideale playlist della vita di Ali a cura di Massimo Oldani, Federico Buffa ci regala non solo la cronaca sportiva di un campione irripetibile: ne tratteggia la straordinaria umanità, ne tesse un ritratto ora commovente ora spassoso e racconta l'anima di farfalla propria di Ali.
br. Qualcuno la chiama Black Kojac per la sua pelle nera e la testa rasata. Ma, come racconta Silvia Cruz Lapeña in un libro appassionante come solo le storie vere sanno essere, Marian Trimiar non ha nessuna intenzione di accettare che siano altri a stabilire ciò che va bene per lei, che si tratti della sua vita o, più semplicemente, del suo nome. Per questo, sul ring, ri?uta di essere considerata «la ?glia del minatore» o «la ?glia del predicatore». Perché le sue scelte non hanno nulla a che vedere con il mestiere o la religione di suo padre. I suoi pugni, se è per questo, non hanno nulla a che vedere neppure con ciò che è stato concesso a legioni di donne prima che lei stessa scegliesse di intraprendere una carriera da pugile professionista e di essere chiamata con un nome destinato a restare nella storia della boxe: «Lady Tyger». Un'epopea straordinaria come può esserlo una lotta in grado, colpo dopo colpo, di mettere KO i pregiudizi razzisti e sessisti che hanno osato s?dare il suo percorso. Portato avanti a dispetto di tutto. Fino alla vittoria di un memorabile campionato del mondo nel 1979.
1st edition. Hardback in dustjacket. Fine/Fine. ISBN 0241897351. 12952. eng
ill., br. Il pugile più grande di tutti i tempi è nato il giorno in cui un dodicenne in lacrime è entrato in una palestra per imparare a tirare pugni e farla pagare allo sconosciuto che gli aveva rubato la bicicletta. In pochi anni, quel ragazzino venuto al mondo col nome di Cassius Clay è diventato una leggenda immensa, fuori e dentro il ring, l'unico a cui la gente rivolgeva domande come a un filosofo. Da quando, giovanissimo, ha fatto irruzione sulla scena mondiale alle Olimpiadi di Roma, conquistando l'oro, la storia della boxe è cambiata, e non solo quella. Tre volte campione mondiale dei pesi massimi, non ha solo portato grazia e bellezza sul quadrato, ma si è imposto come leader per le sue affermazioni lapidarie, le sue scelte coraggiose, le sue battaglie civili. "Nessun vietcong mi ha mai chiamato negro" dichiara quando rifiuta di andare a combattere in Vietnam, decisione che gli costa la revoca del titolo mondiale e della licenza sportiva, e una condanna a cinque anni di carcere. Pochi anni prima aveva ripudiato il suo "nome da schiavo" per prendere quello di Muhammad Ali, aveva stretto amicizia con Malcolm X e Martin Luther King ed era diventato il campione della lotta alla segregazione razziale nel suo paese e nel mondo. Fedele alla sua massima - chi a 50 anni vede il mondo come a 20 ha sprecato 30 anni di vita - Ali da campione irruente e spaccone si è fatto un uomo saggio, ascoltato dai grandi della Terra, promotore di pace e solidarietà.
Copertina illustrata a colori in fascicolo originale completo de "La Domenica del Corriere" del 10/10/1967